Desio - Slot machine, niente restrizioni d’orario. Liberalizzazione applicata a tutte le attività

di Laura Ballabio da il Giorno

«ABBIAMO perso una battaglia in una guerra più ampia». È sereno il commento del sindaco Roberto Corti a poche ore dalla sentenza che il Consiglio di Stato ha emesso contro la restrizione d’orario contro slot machine e gioco d’azzardo. Il Consiglio di Stato, con la sentenza emessa nei giorni scorsi, ha annullato il provvedimento restrittivo del primo cittaddino di Desio, che aveva imposto ai bar di staccare la spina delle slot machines nelle fasce orarie pomeridiane.

UNA QUERELLE amministrativa che prosegue dall’aprile 2012 quando i tre soci titolari della «Playtech» hanno impugnato di fronte al Tar della Lombardia l’ordinanza comunale numero 15 entrata in vigore su tutto il territorio desiano dal 7 febbraio 2012, con la quale il sindaco stabiliva la fascia oraria massima di apertura (ricompresa tra le 13 e le 22.30) degli esercizi autorizzati, al funzionamento degli apparecchi da gioco. «Quando abbiamo portato quest’argomento in discussione al Consiglio comunale eravamo consci del fatto che era un tema molto dibattuto: sapevamo ancora prima dell’approvazione della Legge Regionale che ci sarebbe stati dei ricorsi al Tar su questo argomento – ha poi continuato il sindaco –. Siamo comunque soddisfatti perché si parla solo della limitazione agli orari e non riguarda altre parti del regolamento che abbiamo approvato: come i 500 metri di distanza dai luoghi sensibili, come le scuole.
Attendiamo fiduciosi che arrivi una legge nazionale. Tutti i giorni sono i Comuni che devono fare i conti con queste realtà. I giocatori sperperano stipendi, pensioni e interi patrimoni, poi vengono a bussare ai Servizi sociali». Il primo cittadino stanco di «bar affollati, auto in doppia fila e ragazzi che invece di andare a scuola spendevano le loro paghette alle slot machines» aveva imposto dei limiti al funzionamento delle macchinette nelle sale giochi e nei bar proprio perché «se non regolamentati, anche sotto il profilo degli orari di funzionamento in modo che siano coerenti e funzionali con la normale vita di relazione di ciascuno, possono creare allarme sociale».

IL CONSIGLIO di Stato ha stabilito che «il regime di liberalizzazione degli orari sia applicabile indistintamente agli esercizi commerciali e a quelli di somministrazione, non preclude all’amministrazione comunale la possibilità di esercitare il proprio potere di inibizione delle attività, per comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché del diritto dei terzi al rispetto della quiete pubblica; tuttavia, ciò è consentito dal legislatore solo in caso di accertata lesione di interessi pubblici tassativamente individuati. Interessi che non possono considerarsi violati aprioristicamente e senza dimostrazione alcuna». 

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