Lombardia - «Una Cgil più vicina ai lavoratori e sportelli mobili sul territorio. Pronta al dialogo con Maroni»

di Alessandro Coppola da il Corriere della sera

Il sindacato che immagina il nuovo segretario generale della Cgil Lombardia, Elena Lattuada, è «diffuso sul territorio in modo capillare», spiega. Fisicamente, con una moltiplicazione di sedi oltre le 260 (tutte comprese) finora distribuite nella Regione. Con altri chilometri da percorrere a bordo degli «sportelli mobili», sull’esempio del camper dedicato ai lavoratori dell’artigianato, che in nove mesi ha toccato 130 località. E poi anche virtualmente, con un comparto online più accessibile, e soprattutto interattivo. Perché, ne è consapevole, «è necessario reinsediarsi».

Significa, soprattutto, trovare un modo per «intercettare lavoratori» (e istanze) che adesso, alla vecchia struttura confederale, sembrano sfuggire. «Di fronte a una crisi che dura da così tanto tempo — ammette — sarebbe stupefacente pensare che le organizzazioni sindacali possano uscirne indenni». Il primo dato da cui partire, allora, è «una difficoltà vera di rappresentanza », che riguarda anche la Lombardia.

Milanese, 56 anni, un marito economista e due figli universitari, Lattuada, appena insediata nella sede fresca di vernice di via Palmanova, eredita una stagione dura di crisi esterna e interna al sindacato. Questione che conosce bene, nel suo complesso, perché gli ultimi anni li ha trascorsi in segreteria nazionale, con una delega pesante all’industria e alla contrattazione. Si tratta ora di tornare a guardare il problema a una scala diversa: «Per me è una sfida». Il secondo punto, allora, nell’agenda del segretario è una valutazione dello stato delle cose, a livello locale. «Pur essendo stata colpita, come le altre, dalla crisi — osserva — questa Regione ha retto». Certo, il primato nel ricorso agli ammortizzatori sociali spetta alla Lombardia. «L’urto c’è stato, e si è avvertito prima che altrove. Allo stesso modo, però, è qui che potrà avvertirsi prima la ripresa ». Quando ci sarà.

Fa ben sperare la presenza che resiste sul territorio, spiega, di alcuni settori strategici dell’industria, parti di metalmeccanica e telecomunicazioni, pezzi di chimica e di farmaceutica. Che garantiscono una «qualità di produzione e una capacità di esportazione». Nell’analisi del sindacato, e non solo, la via della risalita è questa: qualità ed esportazioni. Ed su questa via si vede una luce in fondo. Il contesto nazionale, però, è ancora di stallo, «manca una ripresa dei consumi nel nostro Paese che permetta una ripresa generale ».

Allora, bisogna spingerla, attraverso l’occupazione, certo, ma anche cercando strategie diverse, continua Lattuada. Il settore delle costruzioni, per esempio, «che più di altri ha sofferto sia per il crollo del volume di affari sia per una crisi occupazionale» (e la Lombardia ne ha fortemente risentito). «In una Regione come questa — ragiona il segretario — il problema non è continuare a costruire, ma riqualificare il territorio». Entra qui in gioco la terza annotazione per il nuovo incarico: il rapporto con l’amministrazione locale, dal quale, soprattutto in temi come questi, non si può prescindere.

Ha già incontrato il governatore Roberto Maroni?
«Sì — è la risposta — in occasione della presentazione del libro bianco sulla sanità, e posso dire che la sua dichiarazione di principio è apprezzabile». «Tutto da verificare alla prova dei fatti», sottolinea Lattuada, ma il primo contatto con il presidente leghista è stato positivo: «Andremo al confronto, senza nessun pregiudizio». Il quarto elemento, in questo elenco provvisorio, con il quale il nuovo segretario dovrà fare i conti, anche lei, è l’Esposizione Universale del 2015. «È un’occasione imperdibile per rilanciare sul piano mondiale il Paese — osserva —; ed è un’occasione di lavoro, anche se ridimensionata rispetto alle cifre che ci avevano prospettato. Lo è soprattutto se non si limita ad essere un episodio, e diventa invece un progetto». Perché tutto questo si realizzi, però, a Expo bisogna arrivarci: «E i ritardi, sinceramente, mi preoccupano».

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