Desio - La discarica delle 'ndrangheta avrà un piano di caratterizzazione. Impegno di Regione Lombardia in vista della bonifica

di k.ts.

Il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato l’Ordine del Giorno che impegna Regione Lombardia a pagare il costo - stimato in circa 150mila euro - del piano di caratterizzazione per la bonifica dei terreni di via Molinara a Desio, adibiti illegalmente a cava e a discarica di rifiuti industriali pericolosi.

L’OdG é stato presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Gianmarco Corbetta (vedi video), ed è stato votato all’unanimità dall’assemblea nella seduta di ieri.

La “cava” illegale di via Molinara era stata sequestrata nel settembre del 2008 dalla Polizia Provinciale di Milano nell’ambito dell’inchiesta Star Wars che aveva portato alla luce un traffico illegale di rifiuti.
I rifiuti venivano interrati a Desio in via Molinara e a Seregno in un terreno di proprietà della moglie di Fortunato Stellitano.

Proprio Stellitano, con precedenti per associazione mafiosa, era a capo della banda che gestiva il traffico.
I mezzi, utilizzati per il trasporto e per smaltire i rifiuti, erano rubati e venivano poi rivenduti in Romania dalla banda. Come deposito dei mezzi, Stellitano utilizzava un’area a Briosco posta anch’essa sotto sequestro (vedi documento).

Negli otto mesi dell’inchiesta, gli uomini della Polizia provinciale di Milano, guidati da Flavio Zanardo (dal 2009 comandante della Polizia provinciale di Monza e Brianza), avevano eseguito intercettazioni sulle utenze usate da Stellitano e dai suoi complici.
Era emerso un quadro preoccupante sulle protezioni offerte da alcuni noti politici desiani alle attività di Stellitano - ritenuto legato ai Moscato di Desio e alla cosca della ‘ndrangheta Iamonte di Melito Porto Salvo.

Nell’inchiesta erano comparsi i nomi di Rosario Perri, ai tempi dirigente dell’Ufficio Tecnico di Desio e Massimo Ponzoni, assessore regionale all’Ambiente (vedi La Brianza trema per l’inchiesta sulla ‘ndrangheta). Durante gli appostamenti la polizia provinciale identificò anche l’auto di quest’ultimo presente sui terreni utilizzati dagli ‘ndranghetisti per seppellire i rifiuti industriali.

Coinvolti e condannati per altri procedimenti giudiziari, né Rosario PerriMassimo Ponzoni sono stati, però, chiamati a rispondere davanti all’autorità giudiziaria sui presunti rapporti intrattenuti con personaggi legati alla ‘ndrangheta.

Il legame tra Massimo Ponzoni e la ‘ndrangheta è tornato d’attualità, nel maggio di quest’anno, durante l’audizione di Fernando Dalla Chiesa (direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano) alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, quando il senatore Salvatore Titto Maggio (Scelta Civica) ha chiesto: “Intervengo semplicemente per una considerazione che mi era risultata lampante rispetto alle considerazioni sull'incapacità [della ‘ndrangheta NdR ] di raggiungere livelli istituzionali quali quello regionale o comunale semplicemente per segnalarvi un fatto (pag. 29 del report dell’Osservatorio sulla criminalità dell’Università di Milano). Un consigliere regionale della Lombardia, Massimo Ponzoni, è notoriamente esponente di ambienti ’ndranghetisti della provincia di Monza e Brianza, quindi mi chiedevo come mai questo dato non vi risulti”.

La risposta articolata di Dalla Chiesa si può sintetizzare in due frasi: “Nel caso del consigliere Ponzoni, dichiarato dal giudice Gennari «capitale sociale della ’ndrangheta», la condanna che ha recentemente subìto non chiama però ancora in causa la criminalità mafiosa, ma è una condanna per corruzione. [...] Quello di Ponzoni è sicuramente uno dei casi di intermediazione tra pubblica amministrazione locale e pubblica amministrazione regionale, dove corruzione e criminalità organizzata si intrecciano, quindi sicuramente un caso paradigmatico” (vedi resoconto stenografico).

Il costo complessivo per la bonifica dei terreni contaminati da amianto, idrocarburi e dai residui di lavorazione industriale contenenti anche metalli pesanti quali piombo e cromo sono stati stimati in 2,5 milioni di euro.
Soldi che con tutta probabilità verrano pagati dalla collettività visto che i condannati sono risultati nullatenenti (vedi Desio - Il Comune pagherà la bonifica della discarica della ’ndrangheta).

Nonostante la condanna in sede penale con sentenza che ha previsto un risarcimento di 50mila euro per il comune di Desio e di 30mila per quello di Seregno - parti civili al processo (vedi Discarica della ‘ndragheta: rimborsate Desio e Seregno) - e nonostante le richieste avanzate in sede civile dai due comuni per i risarcimenti, molto difficilmente le due amministrazioni otterranno i soldi per le bonifiche.

Per il momento, oltre a non ricevere un euro dai condannati, hanno dovuto sostenere i costi legali dei processi. Seregno ha già anticipato più di 20mila euro per le spese legali (vedi determine 2009 e determine 2012-2014 ) in attesa un giorno di rifarsi sui condannati.

Aspettando che la discarica a Seregno come promesso diventi un parco (vedi Seregno, diventerà un parco la discarica abusiva della 'ndrangheta), sui giornali l'amministrazione informa che l'opera di bonifica costerà 350mila e partirà nel 2015 ( vedi articolo) anche se sul bilancio del comune di Seregno i soldi per la bonifica non sembra siano stati nemmeno stanziati.

Dopo gli arresti di Stellitano e dei suoi complici, dalle colonne del Corriere della sera, Andrea Galli scriveva: “Cento camion che attraversavano Briosco, Desio e Seregno. Un frastuono e un traffico che possibile non s' accorgesse nessuno? E possibile che nei Comuni, gli uffici tecnici fossero all' oscuro di quanto accadesse sui propri prati? E i sindaci Giampiero Mariani (Desio) e Giacinto Mariani (Seregno)[...]? E i vigili? Ispezionavano? “.

Qualche giorno dopo, in consiglio comunale, Giacinto Mariani si era difeso sostenendo che l’inchiesta era partita da un segnalazione dell’amminstrazione di Seregno (vedi Discariche della ‘ndrangheta e consiglio comunale).

Circostanza, di fatto, smentita dagli inquirenti che fanno risalire l’origine dell’inchiesta alla segnalazione di una Guardia Ecologica Volontaria fatta alla Polizia Provinciale.
Il comune di Seregno ci mise invece quasi tre anni per richiedere l'abbattimento di costruzioni abusive sui terreni degli Stellitano, abusi edilizi segnalati alla Polizia Locale di Seregno nel 2005. I primi sopralluoghi del comune di Seregno, datano 9 e 31 marzo 2006.  
Emise l'ordinanza di abbattimento dei manufatti solo nel maggio 2008 quando l'inchiesta della Polizia Provinciale era già in corso da alcuni mesi.

 

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