Brianza - Tasse. Le imprese fanno i conti e scelgono le città con imposte più leggere

di Fabio Lombardi da il Giorno

NON SOLO i cittadini. Anche le imprese devono fare sempre più i conti con la tassazione locale. Tanto che sempre più spesso anche gli industriali prima di acquistare, affittare o costruire un capannone buttano un occhio ai livelli delle imposte comunali. E anche le associazioni imprenditoriali effettuano, a beneficio dei propri iscritti, studi periodici sul livello delle tasse locali. A inizio anno, ad esempio, Confindustria ha condotto uno studio specifico sulla Tares (la tassa sui rifiuti).

NELL’INDAGINE erano state prese in esame due categorie di attività: quella industriale e quella svolta in uffici. Il campione di riferimento era formato da 49 comuni sui 55 complessivi della provincia di Monza e Brianza. Per quanto riguarda le attività industriali il comune di Roncello con l’aliquota totale dello 0,701 euro al metro quadrato era risultato il più virtuoso insieme al comune di Lesmo con 0,739. Di contro il più caro era Renate con 3,398 euro al metro quadrato seguito da Caponago con 2,76 euro al metro quadrato. Il Comune di Monza era al di sopra della media dei Comuni della provincia con 2,47 euro al metro quadrato.
Per la categoria Uffici, agenzie e studi professionali, che comprendono le imprese che offrono servizi (logistica, consulenza ecc) il Comune più virtuoso era risultato sempre quello di Roncello, mentre avevano tariffe elevate i comuni di Giussano, Sulbiate, Meda e Monza.
A metà 2013 sempre Confindustria aveva fatto un paio di conti anche sull’Imu. Un’indagine su un campione rappresentativo di 76 imprese associate per verificare l’incidenza della tassazione locale, Imu e tassa rifiuti, sul fatturato. Per quanto riguardava l’Imu, nel corso del 2012, le imprese interpellate a fronte di un fatturato di 1,9 miliardi avevano versato 4 milioni e 357mila euro di Imu: lo 0,23% del totale. «Sembra poco, ma se consideriamo che l’utile netto, quando si riesce a fare di questi tempi, è valutabile nell’ordine dell’1-2% del fatturato abbiamo che una quota di tali utili fra il 25% e il 12,5% se n’è andata per l’Imu», aveva spiegato Alessio Barbazza, allora presidente della piccola e media industria di Confindustria Brianza. Facendo una stima «solo» le oltre 800 imprese associate a Confindustria Brianza (aziende che generano un fatturato intorno ai 12 miliardi di euro) per l’Imu avevano versato nelle casse di Stato e Comuni qualcosa come 30 milioni di euro.

DISCORSO analogo per la tassa sui rifiuti (allora Tarsu ora diventata Tares). Le 76 imprese interpellate avevano versato 666mila euro. In 58 casi però avevano dovuto aprire il portafogli per un servizio aggiuntivo per 1,5 milioni di euro. Anche in questo caso si segnalava fra i vari Comuni una difformità fra i regolamenti applicativi che «spesso ha reso difficilissimo recuperare le spese per il servizio aggiuntivo pagato dalle aziende», avevano sottolineato da Confindustria.

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