Villasanta - Carrier chiude per sempre a dicembre. Per ora l’area industriale resta deserta

di Antonio Caccamo da il Giorno

«FINO al 15 novembre ci saranno poche decine di persone a lavorare, poi solo due per spostare le ultime cose rimaste. A dicembre la fabbrica chiude». Un riassunto amaro quello che fa Mirko Stucchi, sindacalista della Fiom Cgil, al termine dell’incontro in Confindustria Monza e Brianza. Fine della storia. E addio alla più che centenaria azienda di condizionatori. La «Fiat di Villasanta», l’avevano ribattezzata quando ancora si chiamava Delchi. Poi è passata in mano alla Carrier, il colosso americano della climatizzazione che quest’anno ha portato tutto nella Repubblica Ceca.

RISULTATO: 200 persone rimaste senza lavoro, lo stabilimento vuoto e silenzioso in attesa di riaccendere i motori. Della reindustrializzazione si è parlato ieri in un incontro tra sindacati e azienda nella sede di Confindustria Brianza. Fuori, a protestare sul viale Petrarca, 30 ex dipendenti della Carrier alla ricerca di risposte sul loro domani. L’accordo sindacati-azienda ha garantito due anni di cassa integrazione e mobilità. Ma dopo nessuno sa dire cosa succederà. La speranza è che qualcosa si muova sulla via stretta e ripida della reindustrializzazione. «L’agenzia Vertus, a cui è stato affidato il piano di rilancio, ha spiegato di avere presentato il progetto a circa 500 aziende lombarde – ha detto Stucchi a fine riunione -. Per adesso non ha avuto riscontri positivi. Solo tre contatti». Nulla di fatto, dunque. E tutto in stand-by. «Finora l’attenzione è stata rivolta alle aziende medio-grandi. Nelle prossime settimane verso realtà più piccole, comunque con più di 25 dipendenti», racconta il sindacalista.
La Carrier, prima di andarsene, ha messo sul piatto un milione per incentivare altre aziende a insediarsi a Villasanta e a rioccupare i lavoratori. «Si potrà usare anche parte degli incentivi alla mobilità: altri 2 milioni». In tutto 3 milioni di euro. Una cifra importante che potrebbe invogliare altre imprese a venire in via Sanzio. In quella stessa fabbrica che fino a vent’anni fa occupava 1200 persone, diventate 800 nel 2007, 590 nel 2009 e 350 nel 2011, 260 nel 2012. Un declino che le lotte sindacali hanno cercato di ostacolare fino alla battaglia finale durata mesi.

LA FUGA dell’azienda nella repubblica Ceca ha sconvolto la vita di 200 persone: 90 hanno accettato la mobilità e un consistente incentivo all’esodo, 12 sono ricollocate in Italia e all’estero, due alti dirigenti in Francia e Spagna. Per gli altri l’accordo sindacale prevede riqualificazione professionale e ricollocamento in aziende lombarde e soprattutto le reindustrializzazione. «Parliamo di persone tra i 40 e i 50 anni d’età. Che non potranno andate in pensione», ricorda Stucchi, che lamenta l’assenza al Tavolo del rilancio di Regione e Governo: «Non bastano le leggi sulla competitività se rimangono sulla carta e non vengono applicate», dice il sindacalista. A metà gennaio un nuovo incontro. Sperando che i cancelli dell’ex Delchi tornino a riaprirsi.
antonio.caccamo@ilgiorno.net

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