Processo Carate Nostra. Altobelli inguaia l'ex assessore Sandro Sisler e Massimo Pirovano

di Pier Attilio Trivulzio

Il presidente della Commissione Urbanistica di Carate Brianza, Maurizio Altobelli, attraverso la “Emmetre Immobiliare srl” e “3I srl” era stato socio del 25 per cento di Paolo Vivacqua nella “Loviro srl” che nel 2007 aveva acquistato parte dei terreni su cui tre anni fa è sorta, a ridosso della Valassina, la media struttura di vendita di Bricoman Italia.

Quando il 31 marzo 2009 iniziò la seduta del Consiglio per l’esame delle “osservazioni, controdeduzioni e approvazione definitiva del Piano di Governo de Territorio” l’assessore all’Urbanistica Sandro Sisler invitò i consiglieri “ad astenersi nel caso in cui dovesse sussistere una correlazione immediata e diretta tra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dei consiglieri e/o parenti o affini fino al 4° grado”.

Il consigliere Claudio Corti uscì dall’aula; Maurizio Altobelli restò al loro posto.

Alla luce di quanto dichiarato venerdì in Tribunale da Altobelli durante l'udienza del processo alla cricca di “Carate Nostra”, lo stesso assessore Sandro Sisler avrebbe dovuto lasciare l'aula. E sì perchè – secondo il teste – che alla domanda del pubblico ministero Donata Costa se “si riconosce nel politico a cui i fratelli Miceli e Pirovano pagarono 30mila euro per rendere edificabile il terreno di via Padova?” risponde: “Sì. Massimo Pirovano me li dette dicendomi “sono per l'assessore Sisler. Io però in parte me li sono tenuti”.

Come mai – gli viene chiesto - Pirovano non dette i 30mila euro direttamente a Sisler?”.
Non saprei... Pirovano era abbastanza spesso con Sisler”.

Chiede la presidente: “Secondo lei, Altobelli, Sisler si è accordato con Pirovano? Pirovano e Sisler non avevano rapporti?

Sì, li avevano ma Pirovano aveva il braccino corto”.“Il pm: “Era una tangente? E' stata l'unica volta che l'ha incassata? Fu lei a chiederla?”.
Era la prima volta...non fui io a chiederla”.

Viene domandato al teste del terreno di via Tagliamento su cui insisteva e ancora insistono i vincoli del Parco della Valle del Lambro e della Regione Lombardia.

Era Pirovano che in qualità di amministratore teneva i rapporti con i venditori. Attraverso la Bre srl avevamo fatto il preliminare d'acquisto. Ero socio con Walter Longoni, Giorgio Giussani e Massimo Pirovano. Prezzo del terreno edificabile 1,5milioni di euro. Sapevamo dei vincoli del Parco e della Regione”.

Ha pagato acconti all'atto del preliminare?”.

No – risponde AltobelliSolo i 150mila euro per la consulenza ad Antonino Brambilla, cifra divisa in quattro. Io non ero d'accordo sul pagamento a Brambilla così come non ero interessato ad acquistare il terreno...Era marzo o forse aprile 2009 – ricostruisce Altobellieravamo da Walter Longoni presenti oltre a me Giussani e Pirovano che disse: ci vuole una cifra per la consulenza, per vedere se il vincolo é ancora valido”.

Come mai una cifra così alta?”, domanda il pm.

Anch'io feci la domanda. Io e Walter Longoni eravamo in difficoltà e quindi pagammo la nostra quota a Pirovano in tre tranche. Pirovano ci disse di non parlare mai con Brambilla; Pirovano è un amico e io mi sono attenuto a questa sua richiesta”.

Lei era in difficoltà economiche e tira fuori 37,5mila euro. Ha chiesto a Pirovano cosa faceva Brambilla per quel terreno?”.

Sapevo che Brambilla era un esperto di urbanistica e che sarebbe stata una cosa lunga”.

Lei, Altobelli, dichiarò, le leggo il verbale: “Proposi di rivolgersi ad un altro professionista...era una tangente, dovevamo pagare in contanti”.
Interviene la presidente: “La tangente era obbligatoria?”.

Sì, obbligatoria – è la risposta dell'ex presidente della Commissione urbanistica -. Dovevamo darla in contanti”.

L'avvocato Ghezzi, difensore di Angelo Miceli, chiede formalmente un confronto tra Maurizio Altobelli e Massimo Pirovanodal momento che sul discorso dei 30mila euro pagati per l'edificazione di via Padova il teste coinvolge Sisler di cui Pirovano non ha parlato”.
Alla richiesta si associa l'avvocato D'Addea che difende Walter Longoni e le società Bre srl e 3I srl.

Sentito come teste prima di Altobelli, Massimo Pirovano aveva effettivamente raccontato cose diverse .
Relativamente al terreno di via Padova della società Quadratea di cui era socio, aveva dichiarato: “Altobelli era un amico ed è ancora un amico. Alla fine quando il terreno è diventato edificabile è venuto e mi ha detto: dammi qualcosa. Mi avesse chiesto 10mila euro glieli avrei prestati... Da me ha preso 10 mila euro”.

Donata Costa, riferendosi ad un documento del novembre 2011 in cui, relativamente al terreno d via Tagliamento è scritto: “Longoni, Altobelli, Giussani abbiamo ricevuto via Tagliamento. 150mila politici” chiede conto a Pirovano.
Che risponde: “Fu il geometra Giorgio Giussani nel novembre del 2008 e proporci l'acquisto. Forse l'entusiasmo per aver trovato un terreno da acquistare, non facile da trovare a quel tempo, ci portò a sottovalutare i vincoli di Regione e Parco Valle Lambro. Ne parlai con Brambilla ed affidammo a lui il compito di sistemare l'iter...Ottenemmo dai proprietari la modifica del preliminare d'acquisto: avremmo rogitato non solo dopo l'approvazione del Pgt ma anche dopo l'ok del Parco e della Regione. A Brambilla pagammo i 150mila euro in contanti in tre tranche. Avevamo molte pressioni, i proprietari potevano creare problemi anche perchè i venditori, i Giussani, non sapevano che Giorgio Giussani, era in società...”.

Nel documento sequestrato si dice: 150mila dati a un politico”.
Esiste una seconda versione di quel documento – obietta il teste -. Io Brambilla lo conosco come avvocato, politico e urbanista. Poi quando quello scritto ha dato adito...Quando c'è stata la perquisizione ad Altobelli ho cancellato tutto...Ho cancellato la parola politico. Quello a Brambilla era un incarico professionale”.

L'incarico l'avete dato a Brambilla nel 2009, nel 2012 ancora non avevate fatto fattura..”, lo incalza il pubblico ministero.
Avessimo venduto il terreno l'avremmo fatta”, è la lapadaria risposta.
C'era l'incompatibilità del vostro socio Altobelli che stava in Consiglio, con lui non ne avete parlato? Lei non sapeva che in quanto pubblico ufficiale Altobelli non poteva essere socio?”, chiede il sostituto procuratore.
Allora non mi sono posto il problema”, taglia corto Massimo Pirovano.

Massimo Pirovano torna in aula per il confronto e la presidente ricorda a lui e a Maurizio Altobelli che sono ancora sotto giuramento: “C'è disaccordo tra lei, Pirovano e Altobelli relativamente alla vicenda dei 30mila euro pagati per l'edificazione di via Padova. Altobelli dice che lei, nel suo ufficio, gli ha consegnato i 30mila euro per Sandro Sisler. Altobelli, conferma la circostanza?”.
Altobelli: “Confermo!”.
Pirovano: “Anch'io confermo. La mia posizione non cambia. Con Sisler non ho mai parlato in vita mia. Se lo incontro neppure lo saluto. Chiamate l'assessore Sisler!”.

Presidente, rivolta ad Altobelli: “Conferma che l'incontro è avvenuto nell'ufficio di Pirovano?”. Altobelli: “Si, mi consegnò la busta con 30mila euro”.
Pirovano: “Io ho dato 10mila euro. Se ne avessi dati 30mila lo direi, tanto ho patteggiato!”. Commenta la presidente: “La situazione non cambia”.

Avvocato Ghezzi: “Presidente chieda ai testi se ricordano quando fu data la dazione. Pirovano dice dopo l'approvazione del Pgt, Altobelli non ricorda ma dice prima...
Altobelli: “Prima o dopo non cambia”.

A Pirovano la presidente chiede se c'è stata discussione tra i soci per i 150mila euro da dare ad Antonino Brambilla.
Sì. Avevo parlato con Brambilla in merito alle problematiche del terreno di via Tagliamento. Altobelli, effettivamente, aveva sollevato perplessità...”.

Altobelli: “Io non ero d'accordo. La cifra era troppo alta. Potevamo fare noi l'istanza...”.

Presidente: “Altobelli ha detto che il pagamento dei 150mila euro era obbligatorio”.

Pirovano: “Fare istanza in proprio? Dovevamo dare la consulenza. Oppure si diceva non ci interessava più l'acquisto del terreno”.

Presidente: “Dice Altobelli che non doveva parlarne con Brambilla di quei 150mila euro”. Pirovano: “Mah...”.
Presidente: “Altobelli, se lo è inventato?”.

Risposta di Altobelli: “Pirovano mi ha detto non parlarne con Brambilla e che nessun altro poteva parlargli”.

Anche prima dei vostri arresti?” chiede il pm.
Anche il giorno prima degli arresti – ricorda Altobelli - Pirovano mi disse: non fare nomi!..Non mi fu fatta esplicita richiesta relativa ai 150mila euro ma sul nome di Brambilla ”.

Il difensore di Pirovano, l'avvocato Minniti contesta il metodo del confronto: “Stiamo andando fuori dall'oggetto – dice – L'interrogatorio può danneggiare tutti e due i testi. Dico al mio assistito di astenersi”. E, rivolto alla presidente, Massimo Pirovano decide di rispondere.

Avvocato Daddea: “In merito alla domanda: conferma la circostanza che con Brambilla poteva parlare soltanto lui (Massimo Pirovano – ndr) chiedo che la domanda venga esclusa dal verbale”.

Presidente: “Il confronto è sulla circostanza”.

Pirovano: “Il giorno prima degli arresti dell'area di via Tagliamento non sapeva nulla nessuno. Si parlava soltanto di Vivacqua. E' solo quando la Guardia di finanza mi hanno esibito il mandato ho saputo. Fino al giorno del mio arresto si parlava soltanto della vicenda di Paolo Vivacqua, io quindi ero tutt'altro che preoccupato”.

Altri testi hanno deposto in aula.
L'avvocato civilista Loreno Magni ha parlato del suo rapporto con Paolo Vivacqua. “Conosciuto nel 2009 tramite un mio cliente, il ragionier Castoldi di Villasanta. Si presentò all'appuntamento in Porsche. Ho seguito una ventina di cause per Vivacqua: espropri, recupero crediti, la causa di separazione dalla moglie Germania Biondo. Il mio cliente aveva acquistato i terreni di Carate ed era indeciso su cosa farci. Aveva pensato di posizionare un aereo trasformandolo in ristorante; poi arrivò la trattativa con Bricoman che era interessata a prendere in affitto un capannone che doveva essere costruito. Fu in questa occasione che seppi delle indagini della Procura di Brescia relative a Vivacqua. Mi era stato presentato come imprenditore che con i figli si occupava della compra vendita di materiali ferrosi.
Un anno dopo la trattativa si era arenata, si è sbloccata soltanto quando Bricoman ha deciso l'acquisto del terreno firmando un contratto preliminare confirmatorio dando a Vivacqua 700mila euro garantiti da fidejussione.

Amministratore delle società proprietarie dei terreni di Carate, la Loviro srl e Edil VLB srl era Calogero Licata Caruso, uomo di fiducia di Paolo Vivacqua. Questi partecipò a tutte le riunioni con Bricoman. C'era anche una terza persona, Mario Infantino. Felice Tagliabue mi fu presentato come socio dei terreni. Diceva d'aver messo denaro. Poco. Io nel 2007 non c'ero... Alla fine Vivacqua voleva riconoscere a Tagliabue soltanto parte del terreno. Non gli voleva dare soldi. Una riunione in ufficio da Vivacqua per trovare un accordo era prevista per il 15 novembre 2011. Ebbi dei tabulati con i conteggi qualche giorno prima di quel 14 novembre (giorno in cui è stato ucciso nell'ufficio di Desio con sette colpi calibro 7,65 – ndr) , penso me li abbia inviati Tagliabue... Fu Tagliabue a parlarmi di 250mila euro pagati da Vivacqua a professionisti”.

Antonino Brambilla? Lo vidi una sola volta nell'ufficio di Giorgio Aldeghi, presentato come persona esperta. In quanto all'iter per la cessione a Bricoman posso dire che ci furono molte modifiche di progetto. Mi fu detto che dal punto di vista professionale era Brambilla che lo seguiva. Ad un certo punto, preso dallo sconforto, dissi che non avevo più voglia di andare avanti tanto che mandai una email al legale di Bricoman e al direttore sviluppo, Tullio Strata dicendo che molto si era riusciti ad ottenere ma che tutti i giorni non potevano chiedere”.

Gli viene domandato di quella email “riservata” scrittagli da Giorgio Aldeghi il 22 novembre 2010 nella quale si fa riferimento “alla possibilità di ottenere maggiore superficie edificabile secondo le indicazioni di Antonino Brambilla” con allegata la lista dei partecipanti ad una riunione convocata in tutta fretta il giorno prima in Comune per trattare appositamente la vicenda Bricoman.

Email che dà origine ad una risposta dell'avvocato Magni al legale di Bricoman Luigi Corrias nel quale di parla di “Santi in paradiso”.

A quel “consiglio straordinario” erano presenti l'assessore Sandro Sisler, Maurizio Altobelli, il presidente della Commissione urbanistica Carlo Camesasca, gli assessori al commercio e ai lavori pubblici Silvio Citterio e Paolo Bertacco, il geometra Giorgio Aldeghi e l'architetto Giancarlo Parma responsabile dell'ufficio urbanistica.

Argomento trattato? L'ultimo progetto redatto dall'architetto Aldeghi per Bricoman.

Per me – spiega Loreno Magni – quei 'santi in paradiso' stava a significare che Aldeghi aveva forza a livello comunale: aveva fatto convocare un Consiglio dalla mattina alla sera. Lavorava da 30 anni con il Comune di Carate”.

Curiosa la dichiarazione del teste Calogero Licata Caruso (ancora in carcere in quanto già condannato dal Tribunale di Milano), amministratore delle società di Vivacqua.
Io ero un prestanome. I terreni li acquistava Paolo Vivacqua; io aprivo a mio nome i conti correnti e firmavo gli assegni, prelevavo somme in contanti. Paolo neppure mi faceva entrare in ufficio”.
Aggiunge di non sapere nulla di tangenti né di politici.

Col teste Giampietro Gerosa si chiude l'udienza. Ammette d'aver avuto da Felice Tagliabue 5.000 euro per una consulenza; il pm domanda se l'importo è relativo ad un progetto poi presentato dall'architetto Aldeghi. “Sì, mi aveva dato aiuto. Fu lui a firmarlo perchè io come geometra non potevo. Su richiesta di Paolo Vivacqua mi occupai delle opere di urbanizzazione per il Pgt”.

Chi le diede l'incarico?”, viene chiesto.

Risposta: “Credo da Vivacqua ad Aldeghi per conto della Loviro. Vivacqua avrebbe dovuto pagare a me e ad Aldeghi la fattura che però in realtà non ci pagò. Vivacqua avrebbe dovuto darci 75mila euro. No, non emisi fattura né a Vivacqua né alla Loviro”.

Gli viene mostrato il documento relativo a tre assegni per 18mila euro girati da Tagliabue. “C'è ricevuta per Altobelli e la firma Davide – legge Donata Costa - .Riconosce la sua firma?

Il geometra comasco non la riconosce.
Afferma poi di non aver ricevuto quei 250mila euro di cui il pm gli chiede conto. Somma che sarebbe stata pagata a lui e Aldeghi.

Si torna in aula il 7 novembre. Testi convocati: Felice Tagliabue, l'architetto Emma Boldrin, Tullio Strada, Franco Nobili e il professor Paolucci
 

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