Monza - Le guardie penitenziarie: «Costretti a pagare per l’alloggio nel carcere»

di Riccardo Rosa da la Repubblica

MONZA Quaranta euro la singola, ottanta la tripla. Sembrano tariffe di un hotel, ma in realtà è l’affitto mensile che gli agenti della polizia penitenziaria potrebbero essere costretti a pagare per dormire negli alloggi di servizio della caserma. La nuova disposizione diramata a livello regionale ha fatto perdere la pazienza agli agenti del carcere di Monza in via Sanquirico, che hanno preso carta e penna per scrivere ai capi Dipartimento della direzione amministrativa penitenziaria di Roma e al Provveditore regionale. Una lettera di fuoco in cui hanno messo nero su bianco tutta la loro frustrazione per una situazione definita «assurda ». «Siccome lo Stato non sa più dove trovare soldi — dichiara Domenico Benemia, segretario regionale Uil di polizia penitenziaria —, ha deciso che era arrivato il momento di farci pagare l’affitto della stanza».

Il carcere di Monza impiega 350 agenti: di questi, quelli interessati dal provvedimento sono un centinaio. Oggi in parte dormono in una caserma di tre piani all’interno del perimetro carcerario e in parte nella vecchia caserma Pastrengo di via Lecco. Tariffe ufficiali non ne sono state ancora comunicate, ma le prime informazioni in merito dicono appunto un affitto di 40 euro per la singola e di 80 per la tripla. Tuttavia, ciò che ha fatto veramente infuriare gli agenti monzesi non è stata tanto la richiesta economica, ma le condizioni degli alloggi. «Versano in condizioni disastrose — aggiunge il segretario —, soprattutto quelli interni al carcere, dove il riscaldamento non funziona e piove acqua e che senza interventi di ristrutturazione sono praticamente inutilizzabili ». All’orizzonte, però, non sembrano esserci stanziamenti in questo senso. Così come non sembrano essercene per tutte le altre richieste avanzate in questi mesi. Una su tutte una manutenzione puntuale dei mezzi, alcuni dei quali molto vecchi e in condizioni precarie. «Rischiamo di rimanere per strada, sarebbe imbarazzante. E poi ci sono gli straordinari non pagati e le scarpe dobbiamo comprarcele da soli».

La tenuta stradale dei furgoni è fra l’altro messa a dura prova dalle condizioni dell’asfalto del viale che conduce al carcere, ridotto a un percorso di guerra lungo il quale gelo e pioggia hanno scavato veri e propri crateri. Lo scorso gennaio il problema era stato segnalato all’amministrazione comunale, ma per ora non è successo nulla. «Abbiamo rischiato di spaccare le gomme di un blindato — aggiungono gli agenti —. Una sola costa ben 2 mila euro, non ci sembra il caso di sprecare soldi così». E il pericolo non vale solo per gli agenti, ma anche per avvocati e assistenti sociali che quotidianamente frequentano il carcere per motivi di lavoro. Agli alloggi fatiscenti e ai mezzi di trasporto mezzi rotti, si somma poi il cronico problema di sovraffollamento della casa circondariale. I livelli di qualche anno fa, quando una struttura progettata per accogliere circa 400 detenuti ne ospitava più di 700, sono passati, ma la situazione resta comunque critica. «Il problema si è parzialmente attenuato — conclude Benemia —, ma comunque contiamo sempre 600 detenuti».

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