Villasanta - Il disastro ambientale del Lambro. C’è un solo colpevole: il custode

di Federico Berni da il Corriere della sera

MONZA Il disastro della Lombarda Petroli di Villasanta resta senza mandanti: la sentenza pronunciata ieri a Palazzo di giustizia (collegio presieduto dal giudice Anna Letizia Brambilla) non contribuisce certo a risolvere il giallo una volta per tutte. Il Tribunale ha condannato a 5 anni di reclusione per disastro doloso il solo Giorgio Crespi: il custode dell’ex deposito di carburanti alle porte di Monza dal quale, nel febbraio 2010, dopo che mani ignote aprirono i rubinetti di sei cisterne, fuoriuscirono tonnellate di combustibili («gasolio e oli minerali») che raggiunsero il Lambro, formando una gigantesca onda nera sul corso del fiume. Dall’accusa di disastro ambientale sono stati invece assolti con formula piena gli imputati principali: i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue (il primo è stato condannato ad un anno con pena sospesa solo per reati fiscali), proprietari di Lombarda Petroli, e l’ex direttore di stabilimento Vincenzo Castagnoli. Il custode Crespi, 41 anni, è stato condannato in contumacia.

Non si è mai visto: l’anello mancante di una vicenda che resta un mistero. «Incredulo» si è detto il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Fabio Fontanesi: «Non sono emersi elementi in grado di sostenere un’ipotesi dolosa: leggeremo le motivazioni, ma ci sembra chiaro che si tratta di un provvedimento da appellare».

La Procura aveva indicato il movente del disastro nell’esigenza della proprietà di coprire ammanchi di carburante la cui movimentazione non era stata registrata né comunicata all’agenzia delle Dogane: a breve era infatti prevista una verifica fiscale. La tesi, formulata dopo la scoperta di una «contabilità parallela» (che in fase preliminare ha portato alla condanna di due ex dipendenti per reati fiscali), non ha retto e la sentenza di primo grado, di fatto, ha trasformato Crespi da complice dei Tagliabue in un sabotatore che ha agito, assieme a terzi e per motivi sconosciuti, contro i propri datori di lavoro, i quali diventano così vittime da imputati che erano. Il custode era stato tra i primi ad essere interrogato dai carabinieri. Quella notte piovosa di febbraio, avrebbe dovuto compiere il solito giro di controllo, ma non lo fece perché «non aveva voglia».

Una telecamera lo filmò alle 3 del mattino: uscì per otto minuti dalla guardiola, il tempo di fumare una sigaretta. Ora è davvero difficile credere che le sue disponibilità economiche possano far fronte ai risarcimenti stabiliti a favore di una dozzina di parti lese, tra cui una provvisionale di 5 milioni al ministero dell’Ambiente. Amareggiati gli avvocati di parte civile (tra cui Brianzacque, le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, Comuni di Monza e Villasanta). Raggianti i difensori Giuseppe Bana, Giacomo Gualtieri, Franco Rossi Galante e Attilio Villa: «I veri colpevoli avrebbero dovuto cercarli prima, il dispositivo della sentenza parla per noi». «La sentenza desta grande stupore — ha invece commentato il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti (Pd) —: auspichiamo un ricorso in appello. Ancora una volta i danni sono pagati da tutti i cittadini». 

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