Carate, la città del parto naturale

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera del 24/10

CARATE BRIANZA È un’eccellenza. Ma non da oggi. Sono anni che il dipartimento di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Vittorio Emanuele di Carate Brianza è in vetta alle classifiche nazionali per la bassissima percentuale di parti con taglio cesareo: il 14,6% contro il 37,5% della media italiana. Prima con il primario Angelo Fiorilli, da un anno e mezzo con l’attuale direttore Anna Locatelli, la struttura sanitaria è al primo posto in Italia per i bambini nati senza ricorrere al bisturi. Un primato di cui vanno fieri i 13 ginecologi, le 24 ostetriche, le 10 infermiere e il neonatologo che hanno fatto del piccolo ospedale un punto di riferimento per migliaia di mamme, convinte che l’ospedale di Carate Brianza sia il posto migliore tra le province di Monza, Lecco e Como per mettere al mondo i loro figli. E i risultati si vedono, anche per il tasso di gradimento in fatto di assistenza che contraddistingue il Vittorio Emanuele.

«Da noi il parto naturale è considerato un valore da preservare — dice Anna Locatelli —. Su questa filosofia il dipartimento di Ostetricia e ginecologia ha sempre impostato il proprio impegno. Certo, c’è anche un’alta professionalità che arriva da una tradizione nata negli Anni 80 del secolo scorso e che continua oggi con buone pratiche ostetriche e con un’attenzione costante alla sicurezza della mamma e del nascituro ». Nel 1984 erano il 24% i nati con il cesareo. Una percentuale che è gradualmente scesa negli anni, tanto che nel 2000 su 1571 parti soltanto per l’11,3% è stato necessario l’intervento del chirurgo. Il numero più alto di nascite l’ospedale di Carate Brianza l’ha avuto nel 2010 con 2138 fiocchi rosa e azzurri e un picco di cesarei del 14,6%, mentre lo scorso anno è sceso al 14% dei 1923 parti effettuati (il dato fornito da Agenas, l’agenzia nazionale dei servizi sanitari, su un campione di donne al primo parto è del 5,16%). «Non sempre è possibile scegliere il parto naturale — afferma Locatelli —. A volte il bisturi è necessario, com’è a volte necessario ricorrere all’anestesia epidurale.

Nel 2013 una donna su tre ne ha avuto bisogno». Ma non c’è soltanto Carate Brianza a far da battistrada nella scelta del parto naturale. Monza è da sempre tra i centri di secondo livello con la percentuale più bassa di cesarei: il 21,8% nel 2013, il 20,2% nei primi nove mesi di quest’anno. L’epidurale è stata praticata nel 25% dei parti, ma per ridurre il dolore al San Gerardo di Monza si ricorre anche all’agopuntura. «Dobbiamo considerare — spiega Patrizia Vergani, responsabile dell’Ostetricia a Monza — che siamo un centro di secondo livello che segue non solo le gravidanze fisiologiche come Carate, ma anche quelle a rischio per la mamma o il bambino. In questi casi il ricorso al cesareo è più frequente ».

Nel 2013, su 2816 parti solo il 32,6% è stato classificato a basso rischio, mentre il 67,4% a rischio medio e alto. «Anche le altre nostre strutture aziendali — spiega il direttore sanitario Marco Bosio — sono al di sotto della media nazione : Vimercate con 366 cesarei effettuati (dato Agenas 13,96%) e Desio con 481 (dato Agenas 24,4 %) rappresentano il risultato di un lavoro comune finalizzato a garantire un’assistenza omogenea a livello territoriale ».

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