Le tasse delle multinazionali spariscono in Lussemburgo

di Camillo Conti da il Fatto quotidiano

Il buco nero fiscale nel cuore dell’Europa si chiama Lussemburgo. Ed è lì che confluisce una massa di fondi parcheggiati da multinazionali, banche, imprese familiari, grandi marchi della moda e altre migliaia di società e sottratti all’economia del resto dell’Unione. Nella piena legalità. Perché il rifugio all’ombra del fisco leggero del Granducato non è contro la legge. Anzi, il sistema è fiorito e mantenuto anche grazie al lungo governo di Jean-Claude Juncker, premier per 18 anni e ora alla guida della Commissione europea. Alfiere dell’ortodossia contabile in Europa, ma “pirata” in casa quando era premier del più piccolo – meno di 550mila abitanti – ma molto ricco, paese membro dell'Ue.

LO SCANDALO è al centro dell’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ) diffusa in contemporanea in 26 paesi. Nel mirino, gli accordi segreti tra le autorità del Lussemburgo e 300 aziende in tutto il mondo (tra cui colossi come Amazon, Ikea, Deutsche Bank Procter & Gamble, Pepsi a Gazprom) e 31 in Italia per spostare flussi finanziari enormi pagando tasse minime.

I RISULTATI dell’inchiesta sono subito diventati un caso internazionale già battezzato LuxLeaks . Il premier del Lussemburgo Xavier Bettel si è difeso ricordando che le pratiche fiscali dei “tax ruling” applicate dal Lussemburgo “sono conformi alle leggi internazionali”, tanto che queste “non sono proprie” solo del Granducato “ma le praticano anche altri paesi europei”. Mentre il ministro delle Finanze, Pierre Gramegna, si difende sottolineando che “le decisioni delle autorità su richiesta delle imprese del Lussemburgo sono perfettamente compatibili con tutte le convenzioni internazionali”, ma “possono portare a un pagamento irrisorio di tasse da parte delle imprese e crediamo che non sia soddisfacente”. Si tratta di una pratica che esiste anche in altri Paesi, dunque non illegale in sé, spiega il ministro. Ma anche il Lussemburgo, aggiunge Gramegna, non è soddisfatto del “ri - sultato dell'applicazione” che “può a volte portare a situazioni dove le compagnie possono arrivare a pagare poche o niente tasse”. Questa situazione che il Lussemburgo considera “non soddisfacente”, conclude il ministro, “non può essere cambiata in un solo Stato, ma deve essere affrontata a livello europeo o globale”.

IL GOVERNO lussemburghese è comunque disposto a “coo - perare pienamente con la Commissione”nell'indagine. Il caso “è un riflesso del passato. Noi guardiamo al futuro che stiamo creando. Abbiamo fatto grandi passi avanti nella lotta alla frode fiscale e all'ottimizzazione”, ha invece preso le distanze il ministro francese delle Finanze, Michel Sapin, aggiungendo che l'ottimizzazione fiscale “non è più accettabile e va combattuta globalmente. Il presidente del gruppo S&D Gianni Pittella parla di “credibi - lità in gioco”, mentre il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha sottolineato che le pratiche denunciate dall'inchiesta giornalistica erano manifestamente legalmente possibili in diversi Paesi”. Di certo, ora la Commissione guidata dallo stesso Juncker dovrà prendere provvedimenti: il portavoce Margaritis Schinas ieri ha detto che sono già quattro, e non solo in Lussemburgo, le inchieste aperte dalla Commissione Ue sui tax ruling applicati in modo non conforme alle norme sugli aiuti di Stato. E l’avvio di queste indagini “non ne pregiudica l'apertura di nuove né l'approfondimento di quelle già esistenti”. L’ex commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, nei mesi scorsi aveva infatti aperto due indagini sul Lussemburgo, una relativa ad Amazon e l’altra a Fiat Finance and Trade, una sull’Olanda per Starbucks, e una sull’Irlanda riguardante Apple. Al centro della questione non è infatti la pratica del tax ruling in sé, ma se questi sconti fiscali vengono usati in modo anticoncorrenziale dando un vantaggio a un’azienda rispetto alle altre. Il successore di Almunia, Margarethe Vestager ha chiesto informazioni al Lussemburgo e ad altri paesi e resterà “vigile per far applicare il controllo degli aiuti di Stato in modo equo e giustificato”.

IL NEO COMMISSARIO alla Concorrenza ha detto di non aver ancora visto tutte le informazioni pubblicate e quindi di non aver avuto modo di “formarsi ancora un'opinione” sugli accordi in questione e un “possibile seguito formale da parte della Commissione”. In ogni caso Bruxelles è in “stretta cooperazione con le autorità del Lussemburgo per procedere in modo costruttivo e cooperativo in quest'area”. Quanto a Juncker, “è determinato a far rispettare le regole a tutti ed è sereno”, ha spiegato il portavoce dell'esecutivo Ue. I contribuenti europei un po’ meno.

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