Infrastrutture Lombarde senza vertici e ingegneri. A rischio i nuovi ospedali. Al San Gerardo di Monza servono 50 milioni

di Simona Ravizza da il Corriere della sera

Era il 2008 quando il governatore Roberto Formigoni la faceva diventare il simbolo dell’efficienza lombarda: «I risultati di Infrastrutture Lombarde rappresentano il metodo con cui abbiamo voluto caratterizzare l’esperienza di governo regionale in questi anni». Altri tempi. Oggi Infrastrutture Lombarde appare in difficoltà. Dopo gli arresti che il 20 marzo hanno decapitato i vertici e la squadra operativa della holding, la macchina macina-appalti di Regione Lombardia arranca. Con una conseguenza su tutte: la costruzione e la ristrutturazione degli ospedali è in ritardo. I segnali dello stallo sono molteplici. Nel decreto Sblocca Italia, appena approvato dal Parlamento, è stato fatto inserire in extremis un emendamento per non perdere 340 milioni di euro di finanziamenti statali destinati all’edilizia sanitaria.

La nomina del direttore generale, annunciata per il 30 aprile, si è arenata: Infrastrutture è tutt’ora senza vertici. E la sua fusione con Arca, la centrale acquisti del Pirellone, per creare una regia unica negli appalti pubblici, sembra rinviata a data da definirsi: per studiare il progetto è stata creata una commissione guidata da Massimo Garavaglia (Lega), ma i risultati non si vedono ancora. Sono stati giorni difficili al Pirellone. Gli assessori al Bilancio e alla Sanità, Massimo Garavaglia e Mario Mantovani (Forza Italia), sono stati costretti a chiedere aiuto al Pd. La richiesta? Inserire nello Sblocca Italia una clausola per ottenere 12 mesi in più con l’obiettivo di far decollare i progetti di edilizia sanitaria. In gioco ci sono le opere di costruzione e ristrutturazione di ospedali già finanziate dallo Stato, ma che devono seguire un cronoprogramma preciso, pena la perdita dei soldi (per un totale di 340 milioni). Il problema è nato — assicurano ai piani alti del Pirellone — proprio per il timore di ritardi negli interventi seguiti da Infrastrutture.

La holding deve fare da cabina di regia per gli appalti superiori a 10 milioni di euro, come quelli per i Civili di Brescia (45 milioni di euro), il San Carlo Borromeo di Milano (38,5) e il San Matteo di Pavia (31 milioni). L’emendamento, inserito nello Sblocca Italia dalla deputata pd Elena Carnevali, è stato accolto. Ma i problemi si trascinano. Già lo scorso luglio i vertici dell’assessorato alla Sanità avevano sollevato l’allarme. Era stata inviata una lettera in cui venivano paventati ritardi e sollecitata un’accelerazione nella stesura dei progetti e nei bandi di gara. Un rimprovero che già allora non era andato giù a Paolo Besozzi, presidente di Infrastrutture, che in più occasioni ha difeso l’operato della holding: «Nessun ritardo — è la sua posizione —. Vista la complessità degli interventi da realizzare, sono stati definiti tempi troppo stretti fin dall’inizio». Altro fronte aperto, quello del direttore generale, da nominare dopo l’arresto di Antonio Rognoni. Il 26 marzo è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale un bando per la sua ricerca .

Le candidature andavano presentate entro il 10 aprile. E la questione — dopo la valutazione di una commissione tecnica — doveva essere esaminata nella seduta di giunta del 30 aprile. Niente di fatto. Infrastrutture è ancora senza manager. Non risultano sostituiti neppure gli altri otto ingegneri e architetti finiti nell’inchiesta sugli appalti pilotati e, dunque, licenziati o sospesi. In più occasioni il governatore Roberto Maroni ha manifestato l’intenzione di rivoluzionare la macchina degli appalti. Gare truccate, consulenze illecite, falsificazione di documenti. I reati contestati per il periodo 2008-2012 (associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa e falso) hanno fatto sorgere l’esigenza di rivedere ruolo e governance di Infrastrutture. La holding ha iniziato a collaborare con Arca, ma nulla di più. E adesso il tempo stringe. I problemi si rincorrono: se Infrastrutture, per dire, non sarà in grado di vendere il vecchio ospedale di Monza, potrebbero mancare 50 milioni di finanziamenti per il nuovo San Gerardo.

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