Gelsia e Acsm-Agam. Questo matrimonio s'ha da fare? Socializzare le perdite dei take-or-pay e ottimizzare il costo del lavoro

di k.ts.

Sono attesi in questi giorni i dati e le relazione degli advisor sulla preventivata fusione tra Gelsia e Acsm-Agam.

Qualche giorno di ritardo rispetto ai tempi prospettati dal presidente di AEB, Alessandro Boneschi, durante la relazione al consiglio comunale di Seregno il 14 ottobre.
Le due società avrebbero infatti richiesto ulteriori approfondimenti per limare le differenze che sarebbero emerse nel valutare le prospettive di alcune attività.
Lette le relazioni ed esaminati tutti i dati, i consigli di amministrazione si dovranno esprimere per approvare o respingere la fusione.

Poiché non ci sono ancora i numeri, non si sa quale sarà il concambio fissato dai vari advisor e quindi non si può ancora dire quale sarà il peso che i vari comuni avranno nella nuova società (newco) che nascerà dalla fusione.
Secondo indiscrezioni non confermate il peso di Gelsia nella newco potrebbe essere anche superiore a quel 60% che era stato inizialmente preventivato.

Visto che adesso il comune di Seregno detiene il 72% di Gelsia, se il peso di Gelsia nella newco venisse fissato attorno al 60%, il comune di Seregno avrebbe in partenza circa il 43% delle azioni della newco. Questo 43% si dovrà ridurre per la ricostituzione del flottante (le azioni liberamente scambiabili in Borsa) che per regolamento Consob non può scendere sotto il 25% - salvo deroghe -, pena la cancellazione dal listino di Borsa.

Sul tavolo rimane però la richiesta di riallineamento avanzata da A2A che vorrebbe salire al 20% della newco partendo da quel 9% che il concambio ipotizzato le assegnerebbe (adesso ha il 22% delle azioni di Acsm-Agam).

Chi scende, vendendo le sue quote, per far spazio ad A2A?

L’ipotesi più accreditata è il comune di Seregno.
Ipotesi respinta dal PD locale il quale vorrebbe che la fotografia attuale del controllo delle quote societarie venisse trasferita alla newco, fissati dagli advisor i valori delle due aziende di partenza: Gelsia e Acsm-Agam.

Diversa la visione prospettata, ad esempio, da Francesco Giordano, presidente di Gelsia, che vede piuttosto una newco con un partner industriale forte come A2A che controlla il 20% del pacchetto azionario. Presenza forte di A2A controbilanciata da una serie di soci pubblici a partire dal comune di Seregno e dagli altri già presenti in Gelsia a cui si aggiungerebbero i comuni di Monza e Como, adesso in Acsm-Agam.

Dalla fusione, secondo quanto riferito da Boneschi, nascerebbero una holding e tre società: una per la distribuzione dell’energia (gas ed elettricità), una per la vendita e una per l’ambiente ( sei membri per ogni consiglio di amministrazione secondo la richiesta avanzata da Seregno).

Sentenze sfavorevoli e utili dimezzati per per Acsm-Agam

In attesa delle relazioni degli advisor e del piano di governance sono cadute due tegole in testa ad Acsm-Agam.

La prima è la sentenza del Consiglio di Stato del 4 novembre che ha assegnato in maniera definitiva a 2i Rete Gas la gestione della distribuzione a Como e a San Fermo della Battaglia, storiche “roccaforti” per Acsm-Agam, mentre l’assegnazione definitiva della distribuzione del gas nel triangolo lariano, bando vinto da Acsm-Agam, è ancora sub judice.

La seconda é la decisione del TAR del Lazio che ha respinto il ricorso contro il diniego del Gestore dei Servizi Energetici di riconoscere buona parte dei certificati verdi all’impianto di cogenerazione Monza Nord, per gli anni 2010-2012. In previsione di questa decisione la società aveva già effettuato un accantonamento nel fondo rischi.

Due tegole che diventano tre, se si conta il resoconto di gestione al 30 settembre, approvato dal cda di Acsm-Agam in settimana, che ha visto una diminuzione dei ricavi passati dai 183,9 milioni di euro dell’anno scorso ai 151 milioni di euro di quest’anno, con gli utili che si sono dimezzati passando da 5,2 milioni del 2013 ai 2,7 del 2014 (il periodo di riferimento è sempre 1 gennaio 30 settembre). Mentre l’indebitamento si è ridotto di 13,5 milioni rispetto a quello di fine 2013, arrivando a quota 124,5 milioni.

Numeri non confortanti che danno argomenti importanti a chi dal lato Gelsia ha sollevato dubbi sull’operazione.

Dubbi non condivisi dai vertici che stanno portando avanti la fusione: il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, il presidente di AEB, Alessandro Boneschi e il presidente di Gelsia, Francesco Giordano che il 14 ottobre, hanno illustrato in consiglio comunale a Seregno i motivi e i vantaggi della fusione con Acsm-Agam.

Le gare Atem e la prevista esposizione finanziaria

In particolare nella sua relazione Giordano ha toccato due aspetti importanti, le gare Atem che i vari territori sono per legge obbligati a indire e la questione dell’approvvigionamento di gas sul mercato nazionale e internazionale.

Giordano ha infatti sottolineato: “ Il legislatore ha individuato gli Atem (Ambiti territoriali minimi - ndr). Non più quindi gare comunali, ma gare di ambito. Solo l’ambito nostro, l’Atem Monza Brianza 2 , dove la nostra azienda, Gelsia Reti, è presente con circa l’80% del valore della concessione, la gara ha un valore di 200 milioni. Quindi per aggiudicarsi l’intero ambito si prevede un’esposizione finanziaria molto rilevante di 50 milioni. Ma non è sufficiente perché per una gestione ottimale è necessario raggiungere i 500mila PDR ( punti di riconsegna, clienti - ndr) e questo vuol dire un impegno finanziario fino a 250 milioni di euro. Se l’azienda, se la proprietà, cioè tutti voi, ritenete utile ancora presidiare questo territorio attraverso la distribuzione del gas occorre mettere in previsione un’esposizione finanziaria così importante. E questa è una delle ragioni che portano l’azienda alla ricerca di un partner per poter gestire con maggiore razionalità, gli interventi e le scelte su quali ambiti intervenire e con quali risorse”.

Argomento che però non risulta del tutto convincente se il partner è Acsm-Agam, visto che la municipalizzata di Monza-Como è primo operatore nell’Atem Monza Brianza 1 (122mila Pdr, punti di riconsegna) che copre Monza e la Brianza orientale con poco più del 40% della rete (vedi tabella), risultando l’Atem Monza e Brianza 1 uno degli ambiti più contendibili di quelli del primo lotto che dovrebbero andare a gara nel 2015.
Se Acsm-Agam vorrà aggiudicarsi la gara dovrà “comprare” più del 50% della rete, al momento in mano ad altri operatori.
Gelsia, invece, che copre l’80% dell’Atem Monza Brianza2 (227mila Pdr) per completare il controllo sull’ambito dovrà “acquistare” il rimanente 20% della rete del suo ambito.

La bassa contendibilità della gara sull’Atem Monza Brianza2, dove Gelsia è presente, l’ha spiegata l’ex presidente di AEB Maurizio Bottoni nel consiglio comunale del 4 marzo:
Gelsia Reti ha un patrimonio, oggi, stimabile in circa 130 milioni di euro, quindi vuol dire che sull' Atem di riferimento di Gelsia Reti, chiunque volesse un domani partecipare alla gara per l'assegnazione del nostro Atem di riferimento, dovrà evidentemente pagare un indennità stimabile in circa 130.000.000 €” (vedi verbale). 

Visto che le gare saranno combattute negli Atem più contendibili, e che per le gare del primo lotto, in media, il primo operatore controlla il 69% del rispettivo Atem; potrebbe essere gara vera in quegli Atem in cui la quota del primo operatore è attorno al 40%, cioè: Pavia 1, Perugia 2, Alessandria 1, Macerata 2 e appunto l’Atem Monza 1.
Acsm-Agam sarà, quindi, costretta a difendere con i denti l’ambito di Monza, pena vedere ridursi in modo drastico il suo ramo reti.

Su un’altro degli Atem ad alta contendibilità, Alessandria 1 (51mila Pdr), c’era stato l’interesse da parte di Gelsia che aveva sottoscritto un accordo per costituire un Ati (associazione temporanea di impresa - ndr) con la municipalizzate di Casale Monferrato (Amc) e partecipare alla gara.
Accordo preliminare - mai diventato definitivo - firmato nel febbraio dell’anno scorso (vedi Amc e Gelsia per vincere insieme il servizio del gas) dall’ex presidente di AEB, Maurizio Bottoni e da Francesco Giordano, al tempo presidente di Gelsia Reti.

La trattativa e la sua conclusione negativa si trova nella nota integrativa del bilancio di Amc (vedi Fatti di rilievo nel corso dell’esercizio) ma non nei bilanci di AEB e Gelsia.

Approvvigionamento gas

C’è poi la questione dell’approvvigionamento del gas.
Francesco Giordano, sempre nel consiglio comunale del 14 ottobre, l’ha spiegata in questo modo:
Ultimo aspetto importante la partecipazione nel capitale di Acsm-Agam di A2A. Aver la possibilità di aver un partner di dimensioni nazionali, la prima multiutility italiana per fatturato, come A2A sarà sicuramente importante nell’approvvigionamento dell’energia. Un mercato dell’energia sovvertito dallo shale gas nordamericano, la nuova tecnica di frantumazione idraulica delle rocce che ha creato quella che gli esperti chiamano una bolla energetica, cioè la previsione che nei prossimi anni il mercato sarà invaso da una grossa quantità di gas a basso prezzo creando una grossa instabilità del mercato. Ad esempio ha reso antieconomici tutti i contratti a lunga scadenza. L’insieme di questi elementi ha indebolito le piccole aziende che non hanno nessuna flessibilità sul mercato dell’approvvigionamento”.

Nei bilanci di AEB e Gelsia non è specificato come Gelsia si approvvigioni del gas che poi rivende ai suoi clienti finali.

Si sa che AEB ha partecipato all’avventura Sinergie Italiane che ha chiuso il bilancio 2011 con una perdita di circa 90 milioni di euro - di cui 6,5 milioni in capo ad AEB.

Sinergie, messa in liquidazione nei primi mesi del 2012 é stata costituita nel luglio del 2008 da un gruppo di società (Ascopiave, Iren e Blugas con il 27,6% ciascuna, AEB Seregno con il 7,18%, Aemme Distribuzione Legnano con il 6,9% ed Utilità progetti con il 3,1%) per importare il gas russo direttamente da Gazprom.
I contratti sottoscritti di tipo take-or-pay (compri o paghi una penale) prevedevano inizialmente l’importazione di 1 miliardo di metri cubi di gas per i primi tre anni a partire dal 2009 e poi di 500 milioni di mc di gas per i successivi 7 anni. In seguito il contratto è stato rivisto al rialzo nell’estate del 2010 con accordi per l’importazione di 1,5 miliardi di metri cubi all'anno per 11 anni a partire da ottobre 2010.

Negli anni sul mercato si è reso disponibile gas a un prezzo inferiore a quello fissato nei contratti take-or-pay a lunga scadenza. Questo a causa della caduta dei consumi dovuta alla crisi economica (iniziata nel 2008), alle nuove tecniche estrattive di fratturazione idraulica che permettono lo sfruttamento dello shale gas americano (la tecnica è in uso da più di 10 anni, infatti, già nel 2008 il giornalismo americano non di settore si occupava delle ricadute ambientali del fracking o fratturazione idraulica, vedi Propubblica) e mettiamoci pure gli ultimi inverni miti.
Il fallimento dell’operazione Sinergie è arrivato di conseguenza. Forse era evitabile, o almeno, si potevano limitare i volumi di gas importato.

Le quattro società che sono rimaste in Sinergie: AEB con il 7,18%, Ascopiave 30,94%, Iren Mercato 30,94% e Blugas 30,94% (questa quota è stato successivamente divisa tra i vari azionisti di Blugas: Lgh 14,92%, TEA Mantova 4,97%, Estra 11,05% ) ritirano, pro quota, il gas importato da Sinergie e lo faranno fino al 2021.

Sinergie Italiane in liquidazione ha dismesso la sua attività di trading dell’energia elettrica e,anche se rimane iscritta all’elenco degli operatori del mercato del gas alla borsa energetica italiana (Gme), non fa più trading sul gas e gestisce solo il contratto take-or-pay con Gazprom, sia in termini di rinegoziazione dello stesso sia nel ritiro e vendita ai soci del gas russo.

I contratti take-or-pay finiscono in bolletta

Sinergie Italiane ha anche aderito al meccanismo per la rinegoziazione dei contratti a lungo termine. Un meccanismo regolato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas che socializza le perdite degli operatori invischiati con contratti a lungo termine o take-or-pay (vedi anche ultima delibera del 7 novembre 549/2014/RGS) .

In un periodo di discesa dei prezzi del gas, agli operatori che rispettano determinate caratteristiche verrà restituita, in tre tranche da erogarsi entro dicembre degli anni 2014, 2015 e 2016 , una percentuale pari al 40% del differenziale fra prezzi take-or-pay e prezzi spot, su volumi pari a quelli effettivamente forniti ai clienti in regime di tutela.

Chi paga questi rimborsi?
I clienti in regime di tutela. Cioè i clienti domestici, le cui bollette vengono gravate di una componente di costo aggiuntivo Cpr dell’1,04% (vedi bolletta trasparente).

Francesco Giordano se ne dovrebbe ricordare quando, come ha fatto nel consiglio comunale di martedì 14 ottobre, si è lamentato degli interventi dell’Autorità che ha “ridotto i margini di almeno il 25%, sia relativamente alla distribuzione del gas sia per quanto riguarda la vendita, sul mercato tutelato che incide per circa la metà sui ricavi dell’azienda, e coinvolge i ⅔ dei clienti”.

Sono, infatti, proprio i clienti domestici del mercato tutelato che stanno pagando in bolletta gli errori di valutazione dei manager italiani delle società di gas.
Uno di questi manager é Maurizio Bottoni - presidente di AEB fino al giugno 2014 - che ha voluto l’avventura Sinergie Italiane e che siedeva nel suo consiglio di amministrazione fino alla messa in liquidazione nel 2012.

Di vera e propria valutazione sbagliata si deve parlare se vale quello che riporta l’ultimo bilancio di Ascopiave: “ Anche per l’anno 2013, come per i tre anni precedenti, le società detentrici di contratti Take or Pay (TOP) sono state penalizzate in quanto i livelli di prezzo di questi ultimi hanno registrato prezzi più alti di quelli determinatesi presso gli hub europei per le forniture spot ”.

Il contratto take-or-pay di Gazprom resta in vigore fino al 2021 ed è stato rinegoziato con la società russa a condizioni più favorevoli l’anno scorso per il biennio 2013-2015, dopo si vedrà.
Nell’ultimo bilancio di Iren si legge: “Le attuali quantità massime acquistabili da Iren Mercato tramite il contratto con Sinergie Italiane sono circa 370 Mmc gas”.
Fatte le debite proporzioni la quota in carico ad AEB è approssimativamente di 80-100 milioni di metri cubi di gas all’anno.

Il trading nel mercati energetici

Sempre sul fronte approvvigionamento e sui vantaggi di una fusione con Acsm-Agam partecipata dal colosso A2A, il presidente di Gelsia, Francesco Giordano ha dichiarato al consiglio comunale di Seregno: “Trattare grosse quantità non necessariamente ti consente di ottenere i prezzi migliori ma ti consente di poter differenziare l’approvvigionamento, acquistare in momenti diversi, aspettare che la borse del gas offra prezzi più convenienti, utilizzando ad esempio professionalità che ci sono in A2A ma che l’azienda di vendita del nostro gruppo non ha. Solo pochissime aziende hanno le professionalità adeguate per poter operare sui mercati internazionali, sul TTF olandese o sul Gas Hub Baumgarten austriaco”.

Chiusa l’avventura di Sinergie Italiane che faceva trading e operava sul mercato internazionale del gas, Gelsia si però mossa e ha acquisito, l’anno scorso, una partecipazione in En.Tra di Bologna attraverso Commerciale gas di Gallarate (nel consiglio di amministrazione di quest’ultima siede dal settembre di quest’anno lo stesso Francesco Giordano).

Commerciale gas, partecipata da Gelsia, Acel (gruppo Lario Reti), Agesp di Busto Arsizio e Canarbino (tutte al 25%) controlla, infatti, il 21,29 % di En.Tra, società che opera nell’acquisto e vendita di gas naturale sul GME (la borsa energetica nazionale) e sul CEGH austriaco, il Baumgarten citato da Giordano.

En.Tra, guidata da Massimo Michelini (membro della direzione del PD di Modena, un passato politico nel consiglio comunale di Carpi e in quello provinciale di Modena prima con il PCI e poi con i DS) ha chiuso l’ultimo bilancio con ricavi per 180milioni di euro, erano stati 240milioni nel 2012, scambiando 446milioni di mc di gas.

Gli altri soci di En.Tra sono Aimag (municipalizza di Mirandola e di altri comuni del modenese) con il 36,05% delle azioni detenute attraverso le controllate Sinergas, Agesp e Comiepa, HB Trade (10%), le già citate Acel ( 21,29%) e Canarbino (10%).

Tutti soci pubblici tranne Canarbino la holding di partecipazione controllata al 100% da Ilaria Michelozzi che detiene anche il 51% di HB Trade.
Il restante 49% di HB Trade è invece in mano all’Unogas di Walter Lagorio e Fabio De Martini, indagato nell’inchiesta sulle tangenti pagate a Gianluigi Fornero, sindaco di Arese, attraverso una maggiorazione sulle bollette del gas (vedi Tangenti arrestato il sindaco di Arese).
Fabio De Martini è stato poi assolto da ogni accusa mentre hanno patteggiato l’ex sindaco Fornero e Paolo Costa dirigente di Unogas.

Attraverso Canarbino e HB Trading, l’ingegner Michelozzi detiene partecipazioni in alcune società con partner pubblici come Estra Elettricità del gruppo toscano Estra (presente in Sinergie Italiane), la lucchese Gesam e la già citata Commerciale gas.
Ilaria Michelozzi è anche presente in Spigas clienti, tra i soci di questa società oltre a VNG ( controllata dal gruppo di municipalizzate tedesche EWE AG con una partecipazione del 10% di Gazprom Germania), compare con il 25% anche Aldo Sammartano, ai vertici e socio di Termomeccanica, azienda di La Spezia in orbita Finmeccanica poi privatizzata negli anni ‘90 e attiva anche nell’incenerimento e nella depurazione della acque.
Una sua controllata la Hydrogest è stata protagonista dello scandalo sulla gestione dei depuratori di Napoli che vede coinvolto anche Antonio Bassolino (vedi Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino).

Nel cda di Termomecanica anche Luigi Grillo, ex senatore del PDL arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla cupola che gestiva gli appalti di Expo (vedi Cupola degli appalti, Luigi Grillo chiede di patteggiare).

Gli operai non servono

HB Trading, società che opera nella compra-vendita di gas e in parte dell’energia elettrica, controllata ad Ilaria Michelozzi tramite Canarbino, nel 2013 ha avuto ricavi per 891milioni di euro contro i 984milioni del 2012 e ha trattato 2,3 miliardi di metri cubi di gas generando utili per 5,2 milioni di euro ( 6,7 milioni sono gli utili del gruppo Canarbino), impiegando 13 dipendenti, tutti impiegati o dirigenti.

Ilaria Michelozzi, Walter Lagorio, Gianni Pilo (l’ex sondaggista di Marcello Dell’Utri), Antonio Gozzi e la sua DuferEnergy Trading SA (svizzera ma di proprietà di italiani) sono i nuovi signori dell’energia (vedi La nuova mappa dei signori del gas), quelli che appaiono come i vincitori della liberalizzazione dei mercati energetici avviata nel 2000 per l’elettricità e nel 2003 per il gas. Aziende che si collocano tutte nel segmento grossisti dei mercati dell’energia.

Un esempio clamoroso é la Gala dell’ingegner Tortoriello che si è aggiudicata quest’anno tutti i dieci lotti Consip (vedi Ecco la regina degli appalti. A Gala 10 lotti su 10) per la fornitura annuale di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni italiane. Queste gare per un valore di circa 915,5 milioni di euro totali e una domanda complessiva della Pubblica Amministrazione stimata in 3.400 miliardi di euro annui, Gala le ha vinte offrendo un ribasso sul prezzo d’asta tra il 32,5% e il 21,8% (vedi comunicato Consip)  e battendo colossi come Enel, Edison, A2A.

Il gruppo Gala, 81 dipendenti con solo 1 operaio, l’anno scorso ha avuto ricavi per 1,33 miliardi di euro e nel rendiconto intermedio al 30 settembre 2014 ha registrato un utile prima delle imposte di 73,4 milioni di euro (+74% rispetto al 2013).

I dipendenti di Acsm-Agam

Diverso è invece il discorso per le municipalizzate che occupano quasi tutta la filiera dell’energia: dalla produzione (energia elettrica e calore), alla gestione delle reti gas, alla vendita ai clienti finali, oltre naturalmente ad approvigionarsi sui mercati all’ingrosso.

Il gruppo AEB-Gelsia occupa 566 dipendenti di cui 322 operai (247 in Gelsia Ambiente, dati al 31 dicembre 2013), Acsm-Agam ha invece 463 dipendenti di cui 172 operai.

Sono proprio questi ultimi che hanno espresso i maggiori timori in vista della fusione quando abbiamo incontrato una loro delegazione guidata da Fabrizio Rigoldi, segretario regionale dell’Ugl-Chimici Lombardia.

Ex lavoratori di Agam Monza, hanno visto nel 2009 la loro azienda che produceva utili e aveva un basso indebitamento (4 milioni nel 2008) aggregarsi con Acsm Como che invece aveva chiuso il bilancio 2008 con una perdita d’esercizio di 1,1 milioni di euro e un indebitamento finanziario di 63milioni di euro.

Dopo cinque anni questo indebitamento finanziario di partenza è raddoppiato.

Secondo i lavoratori, Acsm-Agam non investe in formazione e appalta all’esterno diversi lavori, ad esempio, la posa delle condutture o l’installazione dei contatori, non utilizzando e disperdendo quel patrimonio di conoscenze e di saper fare che all’interno dell’azienda c’erano e ci sono ancora.
Persa la distribuzione del gas e il calore a Como, Acsm-Agam ha in parte compensato con la distribuzione del gas nel Triangolo Lariano, però meno redditizia perché la rete é più estesa e, quindi, é gravata da costi maggiori.
La società gestisce anche la rete idrica a Monza a Como, rete idrica che su Monza dovrà cedere a Brianzacque individuato dall’Ato provinciale come gestore unico del ciclo dell’acqua.

In attesa che questo avvenga, a quanto ci hanno raccontato i lavoratori, Acsm-Agam investe sempre meno in manutenzione e ci sarebbero diversi pozzi con i desabbiatori in cattivo stato di funzionamento.

Ottimizzare i costi

Nel consiglio comunale del 14 ottobre, il sindaco di Seregno ha garantito che dalla fusione di Gelsia e Acsm-Agam non si perderà un solo posto di lavoro.

Il problema è che queste fusioni tra municipalizzate su cui spingono governo e operatori finanziari, sembrano incentrate sull’ottimizzazione dei costi. E i costi su cui poi i manager potranno intervenire sono di due tipi: costi gestionali e costo del lavoro.

Si legge su il Sole24ore del 07/10: “ la razionalizzazione del settore, infatti, non potrà lasciare intatti gli attuali (ampi) bacini occupazionali” (vedi Utility, piano da un miliardo per favorire le aggregazioni).

Per partecipare a una gara per aggiudicarsi un Atem si può costituire un’associazione temporanea di impresa, per approvvigionarsi sul mercato del gas si possono costituire società di scopo come Sinergie Italiane o partecipare a società già presenti nel trading come En.Tra, ma se si vogliono ottimizzare i costi del lavoro la strada delle fusioni è obbligata.
Inoltre diluendo il controllo si diluisce anche la responsabilità politica dei soci pubblci in vista di eventuali esuberi.

L’altro giorno su Quotidiano Energia è apparso un articolo Standard&Poor’s: "Utility, per combattere crisi servono fusioni" , all’interno si poteva leggere: “il report dell’agenzia di rating vede prospettive piuttosto fosche per il settore [...] In particolare per quanta riguarda i produttori termoelettrici, la cui profittabilità “toccherà il livello più basso nei 2015/2016", dicono gli analisti. Come reagire? Partendo dai presupposto che il capacity payment potrà dare una ''compensazione molto limitata", la vera chiave è il consolidamento, soprattutto in un settore delle utility ''molto frammentato" come quello italiano. S&P's vede però un grosso ostacolo in questa direzione: la volontà dei soci pubblici locali di mantenere il controllo sulle rispettive società dei servizi pubblici”.

Soci pubblici locali che però strangolati dalla Spending Review e allettati dagli incentivi governativi potrebbero facilmente essere convinti a cedere il controllo delle loro municipalizzate: quelle sane, perché quelle gravate di debiti e in perdita naturalmente nessuno le vorrà.

A qualche amministratore locale, per vendere, potrebbe bastare anche meno: una poltrona nella newco con relativo ricco stipendio.

 

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