Giacimenti di metano nel Parco Sud. Scontro sul via libera alle trivellazioni

di Olivia Manola da il Corriere della sera

È una corsa contro il tempo quella ingaggiata a Zibido San Giacomo contro il gigante che fa paura, il pozzo esplorativo per la ricerca di gas metano progettato dalla Apennine Energy Spa. Mancano soltanto 10 giorni alla seconda conferenza dei servizi in cui al Pirellone saranno ascoltati i pareri di Provincia, Parco Sud e Comune. A quel punto, la Regione Lombardia avrà tutti gli elementi per esprimersi sulla valutazione di impatto ambientale dell’esplorazione del sottosuolo, attività per la quale la società ha già l’autorizzazione del ministero per lo Sviluppo economico dal 2010. Che fossero seduti su un tesoro nascosto, un giacimento di metano «probabilmente tra i più vasti a livello di Europa continentale, in questo momento» come sottolinea Luca Madeddu, amministratore delegato di Apennine, a Zibido non era cosa nota. Chi venisse in questo paesino di 6.500 anime a Sud di Milano, ora, troverebbe soltanto cascine, marcite e risaie. Invece, se in Regione filerà tutto liscio, nell’area industriale ex Elnagh acquisita a settembre dalla società, sarà scavato un pozzo profondo 4 chilometri. La fase di ricerca del gas durerà complessivamente 11 mesi, di cui 4 di perforazione.

A quel punto, se fosse confermata la presenza della riserva, partirà un altro iter autorizzativo per l’attività vera e propria di «coltivazione» del gas. In caso negativo, il cantiere verrà smantellato e l’area ripristinata come in origine. «Intanto, per perforare il terreno sarà costruita una torre alta 65 metri, a 200 metri dal quartiere Rinascita e dalle scuole. E poi, che garanzie abbiamo sulle possibili contaminazioni della falda? E sui rischi sismici se si facesse fracking ( fratturazione idraulica, Ndr)? Senza parlare dei mezzi pesanti che attraverseranno il nostro paese », denuncia Matteo Macchiarulo, portavoce dell’associazione «Cittadini di Zibido San Giacomo », che ha incontrato i responsabili dell’azienda e l’amministrazione comunale in un animato incontro pubblico. Ad Apennine, società italiana controllata dalla Sound Oil Plc, quotata alla Borsa di Londra, ribadiscono che il fracking non è in discussione. «Non soltanto perché la nostra società non lo ha mai praticato ma anche perché il decreto Sblocca Italia lo vieta definitivamente. Per la tutela della falda, invece — spiega l’ad Madeddu —, il cantiere sarà completamente impermeabilizzato e isolato dal sottosuolo. I fluidi di perforazione durante l’attraversamento di tutte le falde sono gli stessi che si usano per perforare i pozzi ad acqua. Inoltre, a completamento del pozzo in corrispondenza delle falde ci saranno 5 tubi di acciaio e cementati».

È previsto anche il monitoraggio della falda concordato con Arpa. Madeddu ha invitato gli abitanti di Zibido a visitare il pozzo analogo realizzato in Veneto. «I nostri sono cantieri aperti, trasparenti», rassicura. Il primo cittadino di Zibido, Piero Garbelli, butta acqua sul fuoco. «Abbiamo chiesto precise garanzie: che non si faccia fracking, che ci sia un monitoraggio del rischio sismico e di quello ambientale e che si valutino gli effetti sulla viabilità locale e provinciale. L’intervento di Apennine può essere un’opportunità sotto molti punti di vista anche per la nostra comunità, ma solo se sussisteranno tutte le garanzie che abbiamo chiesto». Gli interessi sul tavolo sono diversi. L’ipotesi sull’area di Zibido, in una seconda fase di «oltivazione», è di un’estrazione di 500 mila standard metri cubi al giorno di gas metano per uno sfruttamento di circa 12-15 anni del giacimento: le royalty che spetterebbero agli enti pubblici in questo caso non sarebbero indifferenti.

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