Pedemontana, incubo diossina. Il tracciato tra Lentate e Cesano prevede il passaggio su terreni ancora inquinati

di Diego Colombo e Marco Mologni da il Corriere della sera

SEVESO A 38 anni di distanza, la diossina fa ancora paura in Brianza. Questa volta per colpa della Pedemontana, l’autostrada che collegherà Varese a Bergamo e che attraverserà l’area inquinata dalla nube tossica fuoriuscita il 10 luglio 1976 dall’Icmesa, la fabbrica chimica del gruppo Givaudan responsabile del più grande disastro industriale d’Italia. Tra i sindaci e le associazioni ambientaliste di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Desio, Bovisio Masciago e Lentate sul Seveso cresce la paura per il rischio diossina. Quella zona, a ridosso della superstrada Milano-Meda, è stata bonificata soltanto in parte (i 4,5 ettari del Bosco delle querce, dove si trovano le due vasche col materiale e il terreno contaminato dalla sostanza tossica), mentre le aree adiacenti non sono mai state risanate. E lì, di diossina, ce n’è ancora. E tanta, se è vero che le ultime analisi effettuate hanno rilevato a distanza di oltre 30 anni lo sforamento dei limiti di legge in 56 terreni agricoli e in 10 aree industriali.

Un pericolo per le 100 mila persone che vivono a pochi passi da una bomba ecologica che gli scavi delle ruspe rischiano di riportare in superficie. Di qui la richiesta di sindaci e ambientalisti di effettuare nuovi carotaggi per rilevare le aree più a rischio. E di stanziare i fondi per la bonifica, prima di realizzare i sei chilometri d’asfalto tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. «Tra Lomazzo e Lentate — afferma il sindaco di Seveso Paolo Butti -— non sono state fatte tutte le bonifiche previste da Pedemontana. Se i risanamenti non saranno effettuati neppure tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno ci sarà un problema ulteriore. Da noi infatti c’è il pericolo incombente di riportare alla luce la diossina». La possibilità è che saltino le bonifiche. Il problema infatti è la mancanza di soldi. «Sulla tratta tra Lentate e Cesano Maderno — spiega il geologo Gianni del Pero — sono necessari almeno 40 milioni di euro per il solo smaltimento dei terreni contaminati. Un costo enorme per Pedemontana che ha già seri problemi di bilancio. Ecco perché abbiamo forti preoccupazioni che si ripeta quanto è accaduto tra Lomazzo e Lentate, dove le bonifiche non sono mai state fatte. Per questo chiediamo che prima del via ai lavori si proceda ai controlli, al piano di caratterizzazione e alla bonifica».

Il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, lo ha ripetuto nei giorni scorsi: «Le bonifiche saranno effettuate, ogni traccia di diossina verrà cancellata ». Ma le promesse di Maroni non sono rassicuranti per gli amministratori brianzoli. «Apprezziamo che anche Arpa Lombardia abbia capito la pericolosità della diossina e stia redigendo un piano di bonifica — replica Alberto Colombo, capogruppo di Sinistra e Ambiente di Meda —. Intanto però la commissione del ministero dell’Ambiente ha riscontrato il mancato rispetto di alcune prescrizioni in materia ambientale richieste dal Cipe». C’è poi il problema del traffico. «Durante i lavori, ma anche una volta ultimati — sostiene il sindaco di Bovisio Masciago Giuliano Soldà — è previsto il passaggio di decine di migliaia di automobilisti vicino ai terreni ancora contaminati dalla diossina. I rischi ci sono, eccome. E sono inaccettabili. Se le bonifiche non verranno realizzate, chiameremo i responsabili a rispondere davanti a un giudice».

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