Salvini e l'orso russo. L’amico D’Amico, dalla Russia con furore

di Roberta Zunini da il Fatto quotidiano

Quando Matteo Salvini nel dicembre 2013 fu eletto segretario della Lega, la crisi ucraina era appena scoppiata, ma sembrava ancora un fatto locale e controllabile. I rapporti commerciali tra Europa, Italia e Russia andavano a gonfie vele e nessuno avrebbe nemmeno lontanamente potuto immaginare che i nostri produttori sarebbero stati colpiti dal controembargo, conseguenza delle sanzioni economiche tanto vituperate dalla Lega. L’annessione della Crimea, supportata con enfasi da Salvini&C, era ancora fantascienza. I motivi per i quali la Lega aveva inizialmente asserito di essersi schierata al fianco dello “zar”, dunque non erano ancora all’orizzonte. Eppure nel parterre torinese, ad assistere all’incoronazione dell’altro Matteo c’erano già due influenti esponenti del partito di Putin, Russia Unita.

In un’intervista a Conflitti e strategie, Salvini lo ha confermato: “...a quel congresso federale, tra gli ospiti stranieri, c’erano due funzionari di Russia Unita, conosciuti dal mio portavoce Gianluca Savoini che, assieme al nostro ex parlamentare Claudio D’Amico, ha organizzato la nostra missione in Russia”. D’Amico, assieme a Lorenzo Fontana, è il responsabile dei rapporti del Carroccio con i partiti esteri ma la sua funzione sembrerebbe più operativa, per sua stessa ammissione: “Sono stato tante volte in Russia e sono stato anche osservatore del referendum in Crimea”. Pur “non avendo nulla da nascondere”, D’Amico però non ha potuto spiegare in cosa consistesse e in cosa consista la sua attività perché “da oggi di rapporti con la Russia è autorizzato a parlarne solo Salvini”. Resta il fatto che l’ex sindaco di Cassina de’ Pecchi, esperto di ufologia ed extraterrestri, è da tempo un volto noto della tv di Stato russa e della piattaforma mediatica filo Cremlino Russia Today.

LA SUA FREQUENTAZIONE degli studi televisivi moscoviti è stata quasi certamente propiziata dalla sua amicizia con Aleksej Puskov, deputato di Russia Unita, a capo del comitato parlamentare per i rapporti con l’estero e autore dal ‘98 del programma televisivo di informazione e analisi politica Postscriptum . Il percorso del leghista dal municipio lombardo verso il Cremlino, ha fatto tappa nell’Osce - l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa - come capogruppo per l’Italia. Anche Puskov ne aveva fatto parte. Secondo numerose fonti, durante le riunioni dell’organizzazione, si era più volte dichiarato contrario all’idea di un’Europa multi- etnica, trovandosi d’accordo per l’appunto con l’amico russo. Con lui e tutto l’entourage putiniano condivide la battaglia contro l’aborto e contro le coppie omosessuali.

L’unica differenza con l’establishment putiniano è la fede: D’Amico si professa un cattolico militante mentre i suoi amici si considerano ferventi cristiani ortodossi. A ottobre D’Amico ha guidato Salvini in Russia dove hanno incontrato anche il politologo- filosofo Dugin, consigliere del presidente russo, inventore della teoria dell’impero euroasiatico e fondatore del partito nazional-bolscevico in cui propugnava la fusione tra precetti nazisti e comunisti. La fotografia che ha scelto per il suo profilo Facebook, lo ritrae mentre stringe fiero e sorridente la mano a Putin. Nel commento lo ha definito “un momento storico”.

Durante l’inaugurazione a marzo, presso la sede della Lega Nord di Varese, della sezione provinciale dell’associazione culturale (che però fa politica) Lombardia Russia, il cui presidente è Gianluca Savoini, D’Amico ha detto che il deposto presidente ucraino Yanukovich non è scappato ma “ha voluto lasciare per evitare ripercussioni sulla popolazione”. Peccato che poi dalla Russia Yanukovich sostenga la lotta armata dei filorussi del Donbass. Se fosse stato eletto al Parlamento europeo, D’Amico avrebbe chiesto la desecretazione dei dossier sugli extraterrestri, ma non essendo andata così, continuerà a lottare per la realizzazione del dossier eurasiatico.

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