Desio - Il Pgt disegnato dai corrotti diventa un titolo accademico

di Gianni Barbacetto da il Fatto quotidiano del 28/11

Per ottenere una cattedra universitaria, contano più gli studi e i titoli accademici, o aver firmato piani urbanistici, magari citati (negativamente) in atti giudiziari antimafia? La domanda circola al Politecnico di Milano, dopo un concorso che ha bocciato gli uni e premiato gli altri, quelli che firmano piani (magari a rischio). E dopo che, proprio per questo, un professore si è dimesso, rendendo pubblico il suo disaccordo con scelte ritenute non rigorose. Per comprendere quella che parrebbe, a prima vista, solo una noiosa vicenda accademica, bisogna percorrere i 20 chilometri che separano il Politecnico dal municipio di Desio. Lì, negli anni scorsi, si era insediata una cricca che ha varato il Pgt (Piano di governo del territorio), strumento urbanistico che permetteva di costruire e cementificare, non senza regali a operatori ritenuti vicini alla ’ndrangheta. Le scelte di fondo erano, come sempre in questi casi, dei politici e degli amministratori.

Ma ogni strumento urbanistico ha bisogno anche del contributo dei tecnici. Ecco dunque, in calce al Pgt di Desio, le firme di due stimati docenti del Politecnico: la professoressa Maria Cristina Treu e il ricercatore Carlo Peraboni. Per quello del paese vicino, Giussano, ecco la firma di un altro urbanista del Politecnico, Pierluigi Paolillo. “Noi siamo tecnici”, reagiscono i docenti, “non abbiamo alcuna responsabilità delle scelte dell’amministrazione”. Hanno dialogato con i politici, non certo con i boss. Questo però non li salva da quattro righe di fuoco contenute nell’ordinanza del giudice di Monza che nel gennaio 2012 dispone gli arresti dell’ex assessore regionale Massimo Ponzoni , dell’ex direttore dell’ufficio tecnico del Comune di Desio Rosario Perri, dell’ex sindaco di Giussano Franco Riva, dell’ex assessore all’urbanistica di Desio Antonino Brambilla, oltre che dell’imprenditore Filippo Duzioni. Riferendosi a Treu e Peraboni, il giudice scrive che il loro “modus operandi, seppure non integri condotta penalmente rilevante, non fa certo onore alla professionalità dei tecnici, che si sono limitati a recepire le scelte degli amministratori coinvolti nel procedimento e predisporre il Pgt a misura di quelle”.

Un piano tecnico su misura, sottolinea dunque il magistrato: modellato secondo i desideri degli amministratori coinvolti in una brutta storia di corruzione, contigua per di più a una vicenda di mafia, visti i contatti di Ponzoni e Perri con esponenti della famiglia di ’ndrangheta insediata a Desio, il clan Moscato. La storia s’interrompe con la caduta della giunta di Desio, che naufraga nello scandalo del Pgt su misura e delle relazioni pericolose con i mafiosi. Arriva un nuovo sindaco, Roberto Corti, e un nuovo vicesindaco, Lucrezia Ricchiuti, che per prima cosa troncano i rapporti con i mafiosi e bloccano il Pgt. A questo punto succede una cosa inedita: un professore del Politecnico arriva a offrire la sua consulenza gratuita, sentendosi in dovere di dare il suo contributo tecnico per “riparare” in qualche modo all’intervento precedente dei suoi colleghi. È Arturo Lanzani , ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica, che collabora a riscrivere il piano, alleggerendolo di ben 1 milione e mezzo di metri quadri. È lo stesso professore che si è ora dimesso dalla commissione scientifica del Dipartimento di architettura e studi urbani (Dastu).

Perché, spenti gli echi della storiaccia di Desio, Peraboni è stato premiato: era ricercatore e ha vinto il concorso per diventare professore associato. Presidente della commissione che lo ha promosso: Paolillo, quello del piano di Giussano. Con le regole, oltretutto, cambiate a partita aperta: nei concorsi, è stato assegnato un peso minore alla produzione scientifica e maggiore alla produzione di piani. Sono stati così di fatto puniti coloro che (come la ricercatrice Elena Granata) avevano sottolineato sulla rivista del dipartimento di Urbanistica, Territorio , la necessità di considerare i piani non neutri strumenti tecnici, ma materia sensibile che inesorabilmente finisce per incrociare la politica, la corruzione, la mafia. Lanzani non ci sta e scrive: “Rassegno la mia dimissioni dalla commissione scientifica. Gli esiti dei concorsi smentiscono infatti i principi che avevamo delineato per la selezione dei docenti e non possono essere da me avallati. Tra chi ha vinto vi è chi appare francamente impresentabile e vi sono diverse esclusioni incomprensibili. È mancata in molti casi una corretta valutazione dei titoli, della rilevanza del profilo scientifico e della capacità di costruirsi con autonomia un originale e articolato percorso di riflessione. La responsabilità civile che deriva dal rigore scientifico e l’autonomia di pensiero e d’azione”, conclude Lanzani, “sono diventate una colpa, il basso professionismo e l’asservimento a qualunque forma di potere sono diventate un merito”.

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