Seregno - La 'ndrangheta, Giacinto Mariani e le famiglie come le altre

di k.ts.

Martedì, conferenza stampa del sindaco. L’occasione della sua convocazione é stata la sentenza di assoluzione nel processo milanese che ha visto Giacinto Mariani imputato con l'accusa di appropriazione indebita.

La notizia del processo era stata pubblicata da Infonodo.org ed era caduta nella settimana del voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, dove Mariani era candidato per la Lega Nord.
Nell’articolo, oltre al rinvio a giudizio, affrontavamo anche la questione della campagna elettorale di Giacinto Mariani e il video del suo spot elettorale girato nella panetteria Tripodi a Seregno (vedi Seregno - Il sindaco a processo per appropriazione indebita).

La conferenza stampa - alla quale non eravamo stati invitati - ci ha dato finalmente la possibilità di chiedere al sindaco sull’opportunità di girare lo spot elettorale proprio nella panetteria della famiglia Tripodi, coinvolta in inchieste di ‘ndrangheta.

Alla nostra domanda Giacinto Mariani ha risposto convinto: “E’ una panetteria come tutte le altre, è una famiglia come tutte le altre di Seregno, ha un’attività legale sul territorio. Lei ce l’ha un’attività sul territorio?” 

Nel processo Infinito, in cui il comune di Seregno si è costituito parte civile, Antonino Tripodi che fa il panettiere è stato accusato di associazione mafiosa e di far parte della locale di ‘ndrangheta di Desio. É stato condannato a cinque anni di reclusione in primo grado con sentenza confermata in appello per detenzione illegale di armi clandestine (alcune con matricola abrasa).

Nella sentenza si legge:

Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa.
E' coniugato con Pio Francesca, nipote di Pio Candeloro (condannato a 21 anni di reclusione e considerato capo della locale di Desio - ndr).
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
Sono state intercettate una serie di conversazioni telefoniche che documentano i rapporti del Tripodi con Pio Candeloro, con Sgrò Giuseppe (locale di Desio - ndr), con Sgrò Eduardo (locale di Desio - ndr), con Polimeni Candeloro (condannato a 11 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
I dialoghi captati sono neutri quanto alloro contenuto, perché attengono tutti a forniture di pane (che in particolare Pio Candeloro omette di pagare) all' organizzazione di partite di calcetto e ad incontri di carattere conviviale, ma la frequentazione da parte di Tripodi di più soggetti intranei al locale di Desio ha indubbiamente un valore indiziante rispetto alla sua partecipazione al delitto associativo”.

Antonino Tripodi viene assolto dall’accusa di far parte del locale di ‘ndrangheta di Desio perché scrivono i giudici:

Gli elementi indizianti a carico dell'imputato, costituiti dalla frequentazione di soggetti intranei al locale di Desio e dal concorso nella detenzione di armi ed esplosivi quali quelli descritti, pur essendo precisi e concordanti, non raggiungono la rilevanza della prova certa perché non sono tra loro correlati da quell'anello che li avrebbe dotati di univoca significatività, costituito dalla riferibilità delle armi al locale di Desio, i cui esponenti sono gli unici imputati con cui risulta che il Tripodi abbia avuto un rapporto.
Conseguentemente l'imputato deve essere assolto dal delitto ascritto al capo l) per non avere commesso il fatto”.

Ed è giusto che sia così. Siamo in uno stato di diritto e per togliere la libertà a una persona ci vogliono prove certe.

Qui però non stiamo parlando della situazione processuale di Antonino Tripodi, né stiamo parlando di qualcuno che va a comprarsi un chilo di pane in panetteria o a bersi un caffé, qui stiamo parlando del sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, che decide in campagna elettorale di legare la sua immagine a quella della famiglia Tripodi, legata a sua volta da vincoli parentali a una serie di soggetti di notevole spessore criminale.

In un nord Italia, visto che Mariani correva alle europee nella circoscrizione Nord Occidentale (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia), dove varie inchieste hanno dimostrato come il voto mafioso e ‘ndranghetista sia in grado di influenzare le elezioni.

In politica i simboli sono importanti, non soltanto quelli stampati sulle schede elettorali. Per la ‘ndrangheta i simboli sono importanti, basti pensare al valore che danno alle loro iniziazioni.
Un sindaco che fa campagna elettorale nel locale di un pregiudicato* coinvolto in un inchiesta di ‘ndrangheta, imparentato con un boss locale, è un simbolo che in Calabria leggono benissimo.

In una Brianza che ha una presenza ‘ndranghetista radicata sarebbe ora che si imparasse anche qui a leggere certi segnali.

Nell’ordinanza dell’inchiesta Insubria, ultima operazione contro la ‘ndrangheta in Lombardia di qualche settimana fa, il Giudice per le Indagini Preliminari, Simone Luerti, scrive nel paragrafo Linee di tendenze dell'operatività del sodalizio criminale in Lombardia:

“La 'ndrangheta è radicata nel territorio lombardo, cioè ne costituisce una presenza stabile e costante. Ciò ovviamente ne determina una forma di visibilità e riconoscimento”.

“Si è pertanto superata la logica della infiltrazione, intesa come sporadico inserimento dei mafiosi in traffici illeciti e ad essa è subentrato il radicamento. Alla logica degli affari è stata affiancata la logica della appartenenza; al modello di azione tendente al profitto si è unita una modalità operativa finalizzata all'esercizio del potere; agli interessi individuali delle singole "locali" e dei singoli appartenenti si sono affiancati gli interessi collettivi dell' organizzazione criminosa”.

“Il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia determina la presenza di una condizione di assoggettamento e omertà diffusa, frutto della forza di intimidazione che promana dall'associazione mafiosa armata e radicata sul territorio lombardo”.

“L'associazione ha per scopo la commissione di reati (estorsioni, usure, delitti contro il patrimonio in generale, omicidi, altri delitti contro la persona, traffico di rifiuti, favoreggiamento di latitanti, incendi, recupero crediti con modalità intimidatorie), l'acquisizione di attività economiche, l'inserimento in competizioni elettorali al fine di procurare voti a soggetti poi disponibili ad esaudire i desiderata del sodalizio mafioso nonché il conseguimento di vantaggi ingiusti”.

“Tra le condizioni di contesto che hanno consentito il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia vi è la disponibilità del mondo imprenditoriale, politico e delle professioni (cioè il cosiddetto capitale sociale della 'ndrangheta) ad entrare in rapporti di reciproca convenienza con il sodalizio mafioso”.

In modo coinciso si può dire che la ‘ndrangheta in Lombardia si va ormai costituendo come vero centro di potere che attrae verso sé settori borghesi.
I centri di potere, anche se criminali, non si possono affrontare solo con le armi del codice penale. La Brianza ha bisogno di una classe politica che consideri la presenza della 'ndrangheta nel territorio come una vera e propria emergenza sociale ed economica, un nemico per la democrazia.

In Brianza di politici "capitale sociale della ‘ndrangheta" se ne sono visti troppi.

Quando Giacinto Mariani parla a sproposito di killer e di bombe relativamente ad articoli sul nostro sito, si dovrebbe ricordare che le armi e gli esplosivi - quelli veri - stavano nel box di Antonino Tripodi che per quelle armi e quell’esplosivo è stato condannato, vedi sotto.
 

Tripodi Antonino


 ** Nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Tibet di quest’anno che ha individuato in Giuseppe Pensabene il nuovo reggente della locale di Desio, i nomi della famiglia Tripodi, di Antonino Tripodi e della sorella Isabella compaiono in un passaggio significativo.

Scrivono gli inquirenti:
“Ulteriori elementi rivelatori dello “spessore” criminale di GIORDANO Fausto derivano dai suoi contatti con alcuni altri pregiudicati calabresi già emersi nell’ambito dell’indagine “Infinito”, e ritenuti vicini alle locali della ‘ndrangheta di Seveso e di Desio (MB), quali ALAMPI Giuseppe e TRIPODI Antonino .

Con riferimento a TRIPODI Antonino alias “Nino”, detenuto in forza del provvedimento restrittivo emesso nel procedimento penale “Infinito”, alle ore 15.45 del 22.07.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da TRIPODI Isabella alias “Isa”, sorella di TRIPODI Antonino, che utilizzava la scheda cellulare n. xxx, che gli faceva gli auguri di compleanno. GIORDANO manifestava il suo “rispetto” verso la famiglia TRIPODI, chiedendole informazioni sullo stato giudiziario del fratello TRIPODI Antonino”.

Isabella Tripodi (una delle danzatrice dello spot elettorale del sindaco di Seregno) compare anche nel consiglio di amministrazione dell’immobiliare Metro Quadro srl.
Secondo gli inquirenti la società era di fatto riconducibile a Fausto Giordano e da questi messa a disposizione di Giuseppe Pensabene.
Giuseppe Pensabene e Fausto Giordano sono stati arrestati a marzo di quest’anno. Sono imputati ai sensi dell’art. 416-bis di associazione mafiosa oltre ad altri reati tra cui usura e riciclaggio.

Commenti

infatti.... quale famiglia di seregno NON ha un po di tritolo e qualche arma in casa..??

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »