Tosi è per la secessione. Ma dalla Lega di Salvini

di Davide Vecchi da il Fatto quotidiano

Strano destino quello di Tosi. Il suo peggior nemico è la Lega. Da sempre. E ora è pronto a mollarla: “Non ne posso più”, ha confidato a un fedelissimo. E ieri è volato a Roma a incontrare Angelino Alfano, giusto per capire se un centrodestra vero, non l’ac - cozzaglia fascioteronpopulista salviniana, sia possibile. Si vedrà poi se sarà solo per le regionali. Il sindaco di Verona ha incassato il commissariamento di lunedì con un’alzata di spalle: dalla Lega, di torti, ne ha ricevuti di peggiori. Come nel 2012, quando ottenne la conferma alla guida del Comune col 57%. L’allora grande capo Umberto Bossi, su consiglio di Roberto Calderoli e insistenze di Giancarlo Gobbo, intimò a Tosi di non presentare la sua lista o sarebbe stato escluso dalla Liga. Minacce. Che rimasero tali. Perché lui non solo presentò la lista “Per Verona Tosi sindaco” ma con questa conquistò il 37% dei consensi, tre volte più della Lega ferma al 10%. Dopo appena un mese Tosi diventa anche segretario della Liga. E non erano i tempi del vento padano. Ma quelli dei diamanti di Belsito e delle lauree in Albania del Trota Renzo.

IL CARROCCIO era ai minimi storici, suicidato da cerchi magici veri o presunti, naufragato tra scandali che sembrano infiniti. Non ancora dimenticate le canotte del Senatùr spuntano pure le mutande verdi di Roberto Cota e nel 2014 Tar, Consiglio di Stato e infine la Cassazione annullano le elezioni del 2010 che avevano portato Cota a governare il Piemonte. Così nei mesi che precedono il voto di maggio 2014 per Europee e Regionali, della Lega si parla esclusivamente in relazione a qualche guaio o, al massimo, del balletto attorno ad Arcore inscenato da Roberto Maroni, segretario del Carroccio, candidato alla guida della Lombardia. L’ex ministro, dopo aver garantito in ogni modo che non si sarebbe alleato con Silvio Berlusconi, si ritrova costretto a subire una sorta di commissariamento alle sue liste pur di ottenere il sostegno dell’ex Cavaliere: senza non va da nessuna parte. È il periodo più nero per la Lega Nord. I vertici del partito chiedono a Tosi di presentarsi alle Europee per spirito di servizio. Lui lo fa. E, anche sta volta, fa il pieno di preferenze: è il secondo più votato in Veneto con 83 mila voti, superato solamente da Alessandra Moretti con 130 mila preferenze. Ma lady like arriva dal Parlamento, “benedetta” da Matteo Renzi, premier da appena due mesi e all’apice del consenso dopo la distribuzione degli 80 euro e la campagna elettorale condotta in prima persona per le Europee che ancora oggi sono il refrain preferito dei renziani: “Abbiamo preso il 40,8%”.

TOSI è l’uomo d’oro della Lega. Lo sa Maroni e lo sapeva pure Salvini tanto che nell’ottobre 2013 fu con loro, all’epoca segretario federale l’uno e lombardo l’altro, che stilò il piano per scalare il centrodestra con la fondazione Ricostruiamo l’Italia: obiettivo era trasformare Tosi in premier. La fondazione che lunedì proprio Salvini ha messo al bando votandone l’incompatibi - lità con la Lega. In quel 2013 Giorgia Meloni tubava via Twitter: “Caro Flavio, ci vediamo ad Atreju per aprire una nuova stagione politica e del centrodestra”. E insieme proposero le primarie per individuare un leader post Berlusconi. Poi è successo che il Matteo padano ha scoperto la tv. E nel talent show che è diventata la politica è stato “nominato” nei sondaggi, sempre più uguali al televoto; la Meloni ha ricambiato leader di riferimento e lui, Salvini, a un partito ormai privo di fondi ha tolto anche l’identità storica: basta secessione e Padania, i “terroni” diventano amici elettori e la destra di Casa- Pound una preziosa alleata. Pensare che appena due anni fa Bossi accusò Tosi di aver “riempito di fascisti la Lega”. Cose che capitano nel Carroccio. Ora però il sindaco non ne può più. L’ha confidato ai collaboratori più fidati e domani sera lo dirà ai suoi veneti, quelli della Liga, con cui deciderà come reagire alla “sfi - da lanciata da Salvini”.

PERCHÉ il problema è Matteo, non la candidatura di Luca Zaia alle Regionali. Questa non è mai stata in discussione. Lo scontro interno è nato perché Salvini non ha rispettato i patti, ha deciso di voler fare lui il candidato premier e invece di parlarne col partito ha messo in mezzo Zaia. In sintesi, come dicono i suoi nuovi amici romani, l’ha buttata in caciara. “Per questo Tosi è deluso e amareggiato”, confida uno dei suoi uomini più vicini. “Potevano parlarne, confrontarsi e invece hanno provato a fregarlo: due nutrie che si sentono volpi ma solo nutrie sono”. E ora “sta valutando bene cosa fare, andarsene, candidarsi, insomma sta riflettendo” e “gli spiace che le conseguenze le pagherà Zaia ma son problemi di Zaia”. Già, per Tosi il problema è un altro, sempre il solito: la Lega.

d.vecchi@ilfattoquotidiano.it

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »