“Pedemontana, un’altra autostrada flop”

di Luca De Vito da la Repubblica del 14/03

POCHISSIME auto e l’ombra di un altro flop. Oltre all’incubo di una nuova autostrada che dopo aver mangiato terreni e foreste non raggiunge i numeri per cui era stata progettata. A certificare le cifre deludenti dei passaggi sulla Pedemontana è una rilevazione effettuata da Legambiente che ha monitorato il numero di vetture lungo i 15 km del primo tratto di autostrada inaugurato un mese e mezzo fa. Secondo l’indagine dell’associazione ambientalista, i passaggi sulla nuova arteria che al momento collega Lomazzo a Cassano Magnago non superano le 18mila vetture come dato di riferimento del giorno feriale medio.

Un dato molto inferiore rispetto ai 60 mila veicoli giornalieri che la società Pedemontana aveva dato come previsione a regime. «Un sogno che diventa realtà», diceva il governatore Roberto Maroni al momento della cerimonia del taglio del nastro, il 25 gennaio davanti a telecamere e fotografi. La realtà, però, nel caso della Pedemontana sembra molto dura da digerire. Nella fascia più critica, quella tra le otto e le nove del mattino, i volontari ambientalisti posizionati a check point di Cislago hanno contato poco meno di 2000 veicoli nei due sensi di marcia, un dato all’incirca pari al traffico sostenuto di una normale strada extraurbana e non certo un volume di passaggi da autostrada. Numeri al di sotto delle aspettative, quindi, che rischieranno di ridursi ancora quando sulla strada verrà inserito il pedaggio (il presidente della Regione Roberto Maroni ha promesso che non sarà a pagamento sicuramente fino alla fine di Expo). Gran parte degli utilizzatori della tratta A di Pedemontana, infatti, potrebbero tornare a utilizzare le strade alternative che già ci sono e che non costano niente, oppure il tracciato dell’Autolaghi, più lungo ma senza pedaggio. «I nostri dati confermano ciò che andiamo dicendo da anni — ha spiegato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia — con i soldi pubblici riversati nella gigantesca autostrada si sarebbe potuto realizzare integralmente l’infrastruttura di cui il territorio aveva bisogno: una viabilità ordinaria ed efficace, idonea a intercettare la domanda soprattutto di breve raggio, che oggi intasa i centri urbani e si imbottiglia nei nodi di traffico». Uno dei motivi per cui la Pedemontana è stata fortemente criticata è proprio il suo impatto ambientale.

Un investimento che costa oltre 40 milioni al chilometro, realizzato per il 30 per cento in gallerie naturali e artificiali e per il 41 per cento in trincea profonda. Sconvolgendo, secondo gli ambientalisti, l’idrologia della rete dei torrenti che dalla fascia prealpina convergono verso il capoluogo milanese e devastando numerosi boschi. La Pedemontana ha cancellato dalle carte geografiche foreste secolari, come il bosco della Moronera a Lomazzo, il Bosco del Battù a Lentate Sul Seveso, e grandi superfici dei boschi delle valli dell’Olona e del Lura. Danni pesantissimi che sono andati a colpire alcuni tra i boschi più preziosi della nostra Regione, ovvero quelli che sono più vicini all’area metropolitana. «È tempo di cambiare la modalità con cui si realizzano e si finanziano le infrastrutture di mobilità — ha aggiunto Di Simine — con enormi e ingiustificati investimenti di capitali che rispondono a chiamate elettorali e a interessi corporativi delle lobby dei costruttori e dei concessionari, invece che ai bisogni di riorganizzazione degli spostamenti. Per Pedemontana siamo ancora in tempo a limitare il danno, rivedendo l’intero progetto nel segno di una drastica cura dimagrante». Anche per la Pedemontana, quindi, si profila l’ombra di un flop. Proprio come per la “cugina” Brebemi, dove nei primi sette mesi di apertura i transiti sono stati 11mila al giorno. Le previsioni parlavano di 80mila passaggi stimati.

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