Brianza - 'Ndrangheta. Cocaina e armi sgominata la rete dei trafficanti

di Simone Bianchin da la Reubblica

VENTINOVE ARRESTI per smantellare un’organizzazione di trafficanti di droga proveniente dalla Calabria, 51 persone indagate, criminali in contatto anche con calabresi vicini a cosche della ‘Ndrangheta e che trafficavano tra loro anche con armi da guerra che arrivavano dall’estero (sequestrati 2 kalashnikov, un fucile di precisione e una pistola). Principale base logistica al centro di incontri, trattative e scambi era la villa in via Canturina a Barlassina di Francesco Orazio Desiderato, “capo, promotore e organizzatore dell’associazione”, secondo il gip Luigi Gargiulo in riferimento al 40enne (nipote del boss Antonio Mancuso della cosca Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia). In attesa della sentenza di Cassazione (rischia di dover scontare più di 20 anni di carcere per traffico di stupefacenti) si trovava lì agli arresti domiciliari. Altro punto in cui avvenivano scambi illeciti era l’autolavaggio Car Wash di via XXV Aprile a Limbiate, di proprietà di un 26enne di Taurianova (Reggio Calabria) residente a Bovisio Masciago che si chiama Alfonso Cuturello.

Girava con la sua Mercedes classe B (documentato un incontro a Barlassina con Desiderato) ed è il genero di Pantaleone Lisotti, 53 anni (calabrese di Limbadi, altro “capo e promotore dell’associazione”, residente in corso Vercelli a Novara) oltre ad appartamenti e attività commerciali come un bar e un distributore di benzina proprio a Novara. I criminali, tutti italiani tranne due (un tedesco e un marocchino) «si erano divisi in tre gruppi», spiega il dirigente della Squadra mobile Alessandro Giuliano. I primi sono stati individuati tra Sesto e Cinisello, dove nella zona popolare di Sant’Eusebio operavano più spacciatori che in lotta tra di loro arrivarono quasi allo scontro armato. L’indagine era nata all’inizio del 2013 in seguito alla denuncia di un tossicodipendente 40enne, che disperato dopo le estorsioni subite dal suo pusher, indebitato fino al collo a causa della dipendenza da cocaina aveva deciso di querelarlo. Ai poliziotti del commissariato diretto da Marialuisa Pellegrino l’uomo aveva spiegato di essere ricattato da uno spacciatore di 70 anni di Cinisello Balsamo che era già stato in carcere, con il quale aveva un debito «di mille euro» che nel frattempo era cresciuto a dismisura: «Mi ricatta — raccontò alla polizia — chiede sempre più soldi, mi minaccia dicendo “guarda che io sono coperto da personaggi molto potenti calabresi, quindi stai attento perché corri grossi rischi” ». Per rafforzare il peso delle sue minacce, l’anziano glieli aveva anche presentati: si trattava di Michele Zanzarelli e Claudio Favorido, 42 e 50 anni, quest’ultimo da poco uscito dal carcere per spaccio. Erano i capi del terzo gruppo, dopo quelli di Desiderato e Lisotti. Loro si rifornivano della cocaina da un ex rapinatore che nonostante fosse affidato ai servizi sociali era diventato l’uomo di fiducia di Desiderato: Michele Di Dedda, 38enne di Cinisello. Nell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, e guidata da Andrea Olivadese della sezione antidroga della squadra mobile, è stata ricostruita tutta la rete. Sequestrati 26 chili di cocaina, 6 di hashish, 5 armi, un ordigno esplosivo, immobili, due bar e tre società.

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