Processo Autodromo. Si parla di usura. A risponderne è l'ex direttore Enrico Ferrari

di Pier Attilio Trivulzio

Giovedì scorso in Tribunale si è parlato di usura. Reato per il quale la Procura di Monza ha rinviato a giudizio l'ex direttore dell'Autodromo Nazionale, Enrico Ferrari.

Ad assistere all'udienza c'erano anche tre studenti dell'Istituto “Versari” di Cesano Maderno impegnati in Tribunale per uno stage di due settimane. “Abbiamo seguito diversi processi: l'omicidio di Paolo Vivacqua, processi per stupro, rapina e usura”, precisano Simone Pozzoli, Lorenzo Fresca e Simone Brignani.

L'imputato Enrico Ferrari non era in aula. A sostenere l'accusa il pubblico ministero Walter Mapelli. Sul banco dei testimoni Alessandra Bennati.
Signora Bennati, conosce Enrico Ferrari?”, chiede Mapelli. “Sì, da anni. Quando ne avevo 17 siamo stati fidanzatini, adesso ne ho 62...”.
Ha ricevuto soldi da Ferrari?”.
Erano per un'attività nuova, un'impresa commerciale da vendere. Si, mi ha dato soldi”.
Quando e quanti?”.
Nel 2006, non ricordo la cifra”.
Duecentomila euro? E come glieli ha dati? Contanti o assegno?”.
Contanti. Ho ricevuto contanti in due o tre tranche”.

La pubblica accusa presenta alla Bennati un documento da cui risulta il prestito di 200mila euro e la partecipazione di Enrico Ferrari con 70mila euro a Calciolotto.
Che data ha il documento?”, chiede il presidente Alessandro Rossato. “Maggio 2008”.
I documenti sono due, uno inviato per fax è in bianco senza firme”, s'affretta a precisare Raffaele Delle Valle, legale dell'ex direttore.
Presidente Rossato: “Signora, lei ha visto il documento del 30 maggio con le firme manoscritte di Enrico Ferrari e Massimo Ferranti in cui lei chiede a Ferrari un ulteriore credito? Il documento è dell'agosto 2009”.
Quanto ha ricevuto?”, domanda Mapelli.
Alessandra Bennati: “200mila per Calciolotto che non andava bene...”. Presidente: “Lei dunque ha ricevuto 200mila euro che non ha restituito?”. “No!”.
Pubblico ministero: “A maggio 2006 lei riceve 200mila euro, 195mila euro in biglietti da 500 euro e un assegno di 5000 euro?”.
Sì!”.
Pm: “Dove li ha messi?”.
Presidente: “Signora, che attività ha?”.
Teste: “Compero film e poi ho attività riguardante i giochi. Calciolotto era un nostro brevetto”.
Pm: “C'è un problema. A maggio 2006 chiede il prestito di 200mila euro, a ottobre altri 200mila euro...”.
Mai ricevuti”, è la risposta.
Li ha ricevuti per Calciolotto”, insiste la pubblica accusa.
Bennati: “Per Calciolotto ho restituito 70mila euro. Mai avuti gli altri 200mila euro. Mai avuto da Ferrari alcuna richiesta di usura. Cico era un po' disperato...”.
Presidente: “Qual'era l'accordo base?”.
Prestandomi 200mila euro con il Calciolotto Ferrari ne avrebbe guadagnati 70mila”.
Pm: “Il primo prestito era per Calciolotto, ma il secondo non è partito... Il prestito del 2006 dove sta? Lei prende i soldi per Calciolotto e me li impiega in altre società. Cosa c'entrano quei soldi per le altre società”.
Bennati: “Oltre a Calciolotto 250mila euro. Ma non li ho estorti!”.
Mai nessuno le ha contestato che è stata estorsione”, precisa Mapelli.
Bennati: “Stavo facendo il Calciolotto, una macchinetta dove tu metti la data di nascita ed escono alcuni numeri che puoi giocare. Sa quante persone mi hanno detto d'aver vinto?”
Presidente: “Bastava inserire soltanto la data di nascita per vincere? Era una specie di indovino meccanico!”.
Bennati: “Era una macchinetta pazzesca...”.
Presidente: “Qual'era lo sviluppo potenziale del gioco?”.
Bennati: “L'accordo era con una società tipo la Lottomatica”.
Pubblico ministero: “Enrico Ferrari non compra che la compartecipazione? C'è la telefonata del 10 maggio 2012 in cui lei dice: tu non sei mio socio. E Ferrari: ascolta, mi devi dare 200mila euro più gli interessi”.
Bennati, alterata: “Lei non può dire che è usura!”.
Walter Mapelli, alzando la voce: “Non tocca a lei stabilire se è usura”.
Bennati: “L'intenzione era: io ti coinvolgo e tu mi dai il prestito. Prima o dopo si parla di partecipazione...”.
Pm: “In questo affare Ferrari era un socio. Le conclusioni non spettano a lei ma a noi!”.

Mostra alla teste (che riconosce la grafia) il manoscritto dell'ex direttore dell'Autodromo Nazionale di Monza con il riepilogo alla data del 14 maggio 2009 dove “è scritta la cifra degli interessi che lei deve riconoscergli”.
Pm: “Il documento è un riepilogo. A seguito di finanziamenti per Calciolotto...Non c'è stata partecipazione ma finanziamenti come scrive lo stesso Ferrari”.
Avvocato Della Valle. “La signora ha dato la sua interpretazione, la Gdf parla di fattura...”.
Mapelli: “Nel secondo foglio è scritto ben chiaro: interessi. Prima di rispondere la signora legga bene”.
Bennati: “Mai dato interessi...”.
Insiste Mapelli: “C'è stato un dare e un avere?”.
Risposta: “E' stato un buco pazzesco. Quello di Ferrari è stato un aiuto, Non è interesse...”.

A parte i 200mila euro, Calciolotto ha avuto altri soldi: le risultano 75mila 226 euro dalla società Quintopiano? - chiede la pubblica accusa - A noi non risultano contestati ma incassati. Ci sono insoluti per 54mila euro. Quindi si tratta di prestiti fuori da Calciolotto...”.
Affondo di Mapelli: “Ha rilasciato una procura a vendere?”.
Sì', a Ferrari per garantirlo che primo a poi lo avrei pagato”.
Pm: “Capitale più interessi o soltanto capitale?”.
Solo capitale”.
Pm: “Il problema di fondo è solo il capitale. Perché avete sentito la necessità di dare garanzia?”.
Bennati: “Ci parlavamo spessissimo...”.
Mapelli: “Il 7 maggio 2012 Enrico Ferrari le dice io voglio i miei soldi. Me lo comprate. Io voglio essere liquidato dei miei 300mila euro”.
Bennati: “Era suo interesse...”.
Mapelli: “E' partita come partecipazione alla società, se poi cambia, cambia tutto. Lei scrive: Cico, per tutto quello che hai fatto per noi ti diamo una compartecipazione”.

Avvocato Della Valle: “Da marzo 2006 al 2012, Ferrari vuole 300mila euro. Tutto il resto (riferito alle telefonate intercettate – ndr) è pettegolezzo. Non inventiamoci reati”.
Risposta del pubblico ministero: “Ci sono i documenti”.
Presidente Rossato: “Occhio e croce sono 16mila euro d'interessi all'anno”.

Ad una frase incomprensibile della Bennati che appare evidente su di giri Walter Mapelli risponde: “Che usura non è reato non lo decide né lei né noi. E' il Tribunale. E' vero, signora, che dopo la perquisizione a casa Ferrari lei s'incontra con lui? Qual era il problema?”.
Bennati: “Non me lo ricordo”.
Affondo di Mapelli: “Cosa voleva dire a Ferrari dopo il vostro incontro dell'11 giugno 2012? Vi aspettavate un arrivo della Guardia di finanza?”.
Sì, ce l'aspettavamo”.

Tocca quindi a Massimo Ferranti, marito di Alessandra Bennati testimoniare.
Mapelli: “Conosce Enrico Ferrari? Sa di prestiti ricevuti? Siete stati in partecipazione d'affari?”.
Sì. Mia moglie. Io sono ingegnere, adesso mi occupo di software. So che ha avuto prestiti, un aiuto per fare affari”.
Pubblico ministero: “Un conto è la partecipazione di capitali...”.
Ferranti: “Lei si riferisce al prestito per il quale Ferrari ha chiesto una minima garanzia?”.
Presidente: “Perché richiede la garanzia?”.
Lui la voleva e io ho firmato. Se mia moglie non restituiva, l'avrei fatto io. So che ha restituito poco”.

Si meraviglia il teste quando la pubblica accusa dice quanto ha prestato Enrico Ferrari. “Non immaginavo minimamente cifre simili, credevo si trattasse di piccoli prestiti. Un milione...sì, di lire. Insomma, mille, duemila euro... Non certo quel prestitone...”.
A quando risale il prestitone?”, chiede il presidente Rossato.
Pm: “30 maggio 2008”.
Teste: “In precedenza avevo firmato un altro documento”.
Avvocato Della Valle: “Quello di 200mila euro?”.
Teste: “Un altro documento. Questo che mi viene mostrato è il piano di rientro. Io avevo firmato solo il documento che garantiva la restituzione”.

Vengono fatti vedere al teste altri documenti e lui conferma d'aver firmato un solo documento nel 2006. E ribadisce di non aver mai saputo nulla del cosidetto “prestitone”.

Una volta vicino a Monza Ferrari mi consegnò una busta contenente soldi contanti che ho dato a mia moglie. Che uso ne ha fatto lei? L'affare (Calciolotto – ndr) era sfumato perché la società non aveva firmato il contratto e allora mia moglie li ha investiti in un'altra maniera”.

Presidente: “Agli atti c'è un assegno del Banco di Brescia. Assegno in bianco: è assegno del suo conto?”.
Teste: “No. Ero amministratore unico di Quintopiano. La firma non ci deve essere”.

Gli viene chiesto se conosce la società Giocaonline. “E' di mio figlio Massimo che ha il 92 per cento del capitale, il 5 è di Enrco Ferrari e il restante 3 di altra persona”.

Pm: “E' la società di famiglia? Perchè c'è Enrico Ferrari?”.
Teste: “La società andava bene e però aveva il debito con Ferrari ed io ho trovato giusto che avesse una partecipazione. Però io sapevo soltanto di piccoli prestiti, non di 300mila euro... Sapevo che mia moglie chiedeva a Ferrari prestiti; e penso anche li abbia restituiti, Sempre però cifre piccole”.

L'avvocato Della Valle esibisce lettera del 17 maggio 2006 scritta da Alessandra Bennati a Enrico Ferrari in cui dice che il prestito sarebbe avvenuto ratealmente.

Ti sei reso disponibile ad un nuovo prestito di 200mila euro – è scritto nella lettera – di cui 24mila già in nostre mani per 200mila da consegnare. 163mila in tre tranche... E il 31 giugno 2006: per garanzia dell'impegno poiché abbiamo la certezza della restituzione...”.
Teste: “Io mi fermo al documento del 17 maggio 2006, non riesco ad inquadrare il piano di rientro”.
Presidente: “Quindi il cosidetto prestitone era dato a rate?”.

Avvocato Della Valle: “Nell'intercettazione dell'8 giugno 2012 sua moglie dice che l'accordo per il prestito di 200mila euro prevedeva il guadagno dalla vendita del Calciolotto.. C'è poi la lettera del 20 maggio 2010 a Cico dove lei dice “il tuo impegno è stato generoso e corretto, mi sembrerebbe giusto che Sandra ti cedesse la sua partecipazione”.
Teste: “Lui, Ferrari, non è mai stato pressante”.

Walter Mapelli: “Dal momento che l'avvocato Della Valle ha citato la email del maggio 2010 io aggiungo che Ferrari risponde dicendo. “Voi dovete restituire il prestito...”.
Teste: “Sì, la mia opinione è che Ferrari si è comportato generosamente”.
Pm: “... in realtà d'aver preteso interessi eccessivi...”.
Teste: “Però il prestito ci consentiva di fare l'affare. La sostanza è questa. L'usura a me sembra eccessiva”.

Pm: “Ci sono telefonate imbarazzanti, uno scambio di opinioni imbarazzanti. E poi, mi scusi, può spiegarmi perchè sua moglie non ricorreva al prestito normale delle banche?”.

La domanda resta senza risposta.
Viene quindi chiamato il figlio della Bennati, Tommaso Ferranti, il quale si limita a dire che “Enrico Ferrari è stato coinvolto essendo un amico di famiglia”.
Ha prestato soldi oppure ha finanziato la società Giocaonline?”, domanda la pubblica accusa.
E' stato un investimento di capitale e però non conosco i dettagli”.

A Mapelli che ripropone la domanda: “Perchè sua madre non si rivolgeva alle banche se aveva necessità di prestati?” è l'avvocato Della Valle a rispondere. “Cercava qualcuno che gli desse i soldi gratis”.

Nel corso dell'udienza per chiudere il capitolo relativo a Davide Galbiati, custode dell'ingresso principale dell'Autodromo a Vedano al Lambro sono stati sentiti Luigi Panzera e il figlio Roberto della Royal Service e Claudio D'Ambrosio della società OTS che si occupava di sicurezza.

La mia società che prima era una cooperativa ed ora è una srl, ha iniziato il rapporto con Sias nel 1953. Il nostro compito iniziale era la gestione della biglietteria con la vendita dei biglietti oltre ai servizi di controllo delle aree di ospitalità e del paddock – spiega Luigi Panzera che con un esposto ha dato l'avvio all'inchiesta della Procura -.Tutto è filato liscio fino a quando non ci siamo rivolti alla direzione segnalando la presenza di spettatori in possesso di pass per le manifestazioni senza averne titolo. Risultato? Al secondo reclamo Enrico Ferrari ha deciso di sospenderci dal servizio per qualche mese. Salvo poi richiamarci”.
In occasione della gara superbike del 2008 trovammo spettatori in possesso di biglietti fotocopiati - continua Roberto Panzera -. Spesso durante il controllo all'ingresso del paddock o delle tribune capitava di trovare spettatori in possesso di biglietto ridotto anziché intero, di un solo biglietto per due spettatori o pass di cui non sapevano dare giustificazione credibile. Episodi tutti segnalati a Ferrari o a Daniele Galbiati in direzione gara col risultato che nel 2008, dopo l'episodio della superbike, ci fu riconosciuto un minor introito rispetto alla cifra fatturata”.

Perché le lamentele?”, chiede Walter Mapelli.
Ci fu detto da Enrico Ferrari che eravamo troppo fiscali. Noi però compivamo un servizio di controllo e va ricordato che il biglietto acquistato ha anche il valore di assicurazione. E nel caso fossero sorti problemi, esempio un'auto che investe lo spettatore nel paddock, ne avremmo dovuto rispondere noi”.

Pubblico ministero: “Avete constatato molte anomale situazioni?”. “Praticamente ad ogni manifestazione. Quando c'erano problemi contattavamo Daniele Galbiati in direzione gara e la risposta era sempre la stessa: chiudete un occhio, fateli passare. Più pubblico faceva contenti gli sponsor, il gestore del bar e del ristorante, dei negozi...”.

Il legale di Davide Galbiati chiede a Roberto Panzera di spiegare come è nato l'esposto alla Procura. “Delle problematiche situazioni che c'erano in Autodromo abbiamo parlato col presidente Paolo Guaitamacchi esprimendo a lui le nostre perplessità. Anche quelle relative ai bagarini che stazionavano fuori dagli ingressi e addirittura in occasione di gare importanti come il Gran Premio e la Superbike arrivavano a chiedere il nostro intervento durante la vendita affinchè garantissimo che il biglietto da loro venduto era valido. Ovviamente rifiutandoci e sempre segnalando queste situazioni”.

Conferma la massiccia presenza dei bagarini Claudio D'Ambrosio della OTS che in occasione del Gran premio di Formula 1 metteva a disposizione per la sicurezza fino a 800 uomini. “Si, era nostro compito allontanarli segnalandoli alla Guardia di finanza. Venivano da Napoli, da Bergamo. C'erano molti pugliesi”.

Il processo è stato aggiornato al 21 maggio.
Deporranno come testi l'ex presidente Paolo Guaitamacchi e torneranno per il controinterrogatorio dei legali Pietro Mazzo ed Enrico Radaelli.

A margine dell'udienza l'informazione che l'apertura delle buste relative al bando per la sicurezza indetto da Sias al quale hanno partecipato 5 società avverrà il 7 aprile. Vale a dire tre giorni prima dell'inizio della stagione motoristica previsto il 10 aprile con la gara internazionale del Blancpain GT Endurance Series.
E che a calendario è stata inserita per il 2-3 maggio la seconda prova del Campionato italiano Supermoto, che utilizzerà un tracciato alternativo alla pista stradale che non ha l'omologazione della Federazione Internazionale (FIM) e di quella italiana (FMI).

 

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