Expo, in ferie tra luglio e agosto un terzo di medici e infermieri

di Mario Pappagallo da il Corriere della sera

Un’estate particolare quella di Milano. L’Expo 2015 metterà alla prova sia la sicurezza sia l’immagine nel mondo del nostro servizio sanitario. A parte il personale impegnato con l’Expo, la Milano di luglio e agosto non sarà certo quella estiva a cui siamo abituati: semideserta, con una prevalenza di «chiuso per ferie», irriconoscibile riguardo al traffico. Almeno sulla carta si preannuncia tutt’altra cosa: una città animata, multietnica, con locali e negozi aperti come nei mesi non estivi. Effetto Expo. Con una popolazione dilatata, anche perché la crisi economica ridurrà di certo i vacanzieri nostrani. Mentre i padiglioni dell’evento planetario attireranno curiosi anche da altre parti d’Italia, oltre che dal resto del mondo. Venti milioni i visitatori attesi tra il primo maggio e la fine di ottobre. Venti milioni in sei mesi che, a spanne, si traducono in oltre tre milioni al mese. E, proprio perché coincidenti con il periodo di vacanza, con picchi di presenze in luglio e agosto. Quindi, a parte le possibili emergenze, l’organizzazione sanitaria dovrà fare bella mostra di sé per qualità ed efficienza. Bene il potenziamento (con adeguati finanziamenti) di vari Pronto soccorso, piano feriti predisposto (in caso di eventi disastrosi, quali attentati che si spera non accadranno mai)... E poi? Immaginiamo il personale sanitario (medici, infermieri, tecnici e amministrativi fondamentali per le pratiche estere) tutto «precettato» per tutto il semestre Expo.

Quando tra milanesi e ospiti la popolazione toccherà in media i 5 milioni di abitanti, ben oltre il milione e 400 mila della norma. Invece non vi sono «precettazioni » nell’aria. A luglio e agosto in particolare. Motivo: le ferie, anche le arretrate da smaltire. Le disposizioni per le presenze estive cominciano ad arrivare e non sembrano tener conto dell’Expo. Ricalcano lo standard di un anno qualunque: un 25-30% del personale dovrà usufruire del previsto riposo, con in più l’ormai classico invito a godere dei giorni di ferie arretrati. Il piano sembra prevedere solo un particolare obbligo di reperibilità (ma dipende dove si va in vacanza!) per situazioni estreme. Eppure, al di là di emergenze particolari, sotto pressione sarà la gestione della domanda di assistenza non grave. Tante persone circolanti, più possibilità di eventuali piccoli incidenti, malesseri da caldo- freddo, disturbi respiratori da aria condizionata, il cuore che può sempre giocare brutti scherzi... A parte i Pronto soccorso, i reparti ospedalieri (traumatologie e chirurgie in particolare) rischiano di essere terminali di tanti di questi eventi, che si spera siano limitati. Gli esperti stimano un afflusso del 10% in più nelle strutture sanitarie. Ma un 10% in più rispetto ai picchi invernali o rispetto alle estati tranquille? La domanda è d’obbligo perché c’è il rischio che a luglio e ad agosto a Milano e in Lombardia potrebbe essere operativo un 25-30% in meno del personale sanitario. Almeno questo in base ai primi piani ferie che stanno arrivando ai dirigenti ospedalieri. E allora quel 10% di popolazione in più da affrontare con un 25-30% in meno di personale rischia di tradursi (speriamo di no) in brutta figura. O in disagi per quei soggetti fragili, vedi anziani, che in vacanza non vanno e che potrebbero attendere più del previsto per avere una risposta sanitaria in strutture già impegnate nel prestare attenzione, parlando lingue diverse, a eventuali ospiti Expo bisognosi di cure.

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