Processo Vivacqua - Almeno quattro volte la settimana Licata Caruso prenotava la provvista in Posta e prelevava 300-400mila euro

Dichiarazione spontanea di Diego Barba che smentisce Mignemi

di Pier Attilio Trivulzio

Non ce la fa a trattenere le lacrime e scoppia a piangere Diego Barba quando, alla fine della sua dichiarazione spontanea in Corte d'Assise dove si sta celebrando il processo per l'uccisione di Paolo Vivacqua dice: “Da oltre un anno sono stato privato della mia libertà”.
E' in carcere a Monza, accusato di essere assieme alla ex moglie di Vivacqua, Germania Biondo, il mandante dell’omicidio.

Nel processo indiziario l’accusa si avvale della testimonianza resa ai carabinieri di Desio dal pregiudicato Gino Guttuso e ritrattata durante l'incidente probatorio, ma soprattutto della testimonianza del 50enne Luigi Mignemi. L’enigmatico e ambiguo personaggio che é stato condannato a fine anni ‘90 a 6 anni e 4 mesi per traffico di sostanze stupefacenti nel processo “La notte dei fiori di San Vito” sulla presenza della 'ndrangheta nelle province di Como, Lecco e Varese.

Mignemi detenuto a Bergamo per stalking e circonvenzione d'incapace, viene trasferito, a ferragosto del 2013, a Monza e rinchiuso nella cella 2 del raggio 7, il raggio di massima sicurezza.
E' qui che incontra Antonio Giarrana, condannato per l’omicidio di Franca Lojacono - consuocera di Paolo Vivacqua - e a processo per l’omicidio dello stesso Vivacqua.

Secondo Mignemi, Giarrana, entrando in confidenza, si apre come un libro con arrivando a confidargli che a decidere l'uccisione del rotamat di Ravanusa sarebbe stato Diego Barba e che a sparare nel novembre 2011 con la calibro 7,65 fornita a Giarrana dal Barba sarebbe stato Antonino Radaelli.

Le dichiarazioni fatte sotto giuramento in quest'aula da Luigi Mignemi sono completamente false – esordisce Diego Barba -. Di tutte le falsità la prima è che io, Mignemi, non l'ho mai conosciuto. L'ho visto per la prima volta qui. ( a domanda specifica della Corte, Mignemi non era riuscito a riconoscere Barba in aula – ndr). Non ho mai avuto da questa persona il biglietto di Giarrana e a Giarrana non ho fornito alcuna arma.
Falso è il particolare che a casa mia le luci s'accendono battendo le mani. Si accendono con un normale impianto.
Falso è che la mia casa è arredata con mobili costosi: li ho acquistati per 10mila euro in un centro commerciale.
Come falsa è l'affermazione d'aver saputo in carcere due o tre giorni prima del mio arrivo che sarei stato incarcerato. Sono stato arrestato alle 4 del mattino e alle 10 ero all'ufficio matricola. Sono stanco di queste bugie. Da oltre un anno sono stato privato della libertà personale”.

I legali degli imputati si chiedono chi è davvero Luigi Mignemi. Chi lo ha spinto a inviare una lettera alla Procura di Monza dicendo di avere importanti rivelazioni sull'omicidio di Paolo Vivacqua e di volerle fare per fini di giustizia salvo poi, quando è stato interrogato dal sostituto procuratore Donata Costa, chiedere per la collaborazione uno sconto di pena.

In aula, chiamati dai difensori degli imputati per il contro interrogatorio, ci sono l'avvocato Loreno Magni e i tre figli di Paolo Vivacqua: Antonio, Gaetano e Davide. Antonio e Gaetano sono tuttora detenuti ad Opera ma durante il giorno escono per lavorare. Antonio come meccanico e Gaetano come impiegato in un ufficio di Agrate Brianza. Davide invece è ai domiciliari.

Si torna a parlare del taccuino ritrovato con sette pagine strappate e delle annotazioni. Quelle del 2008 e 2009 relative all'affitto per 19.250 euro del capannone in Valtellina per la società “cartiera” oltre a stipendi vari. L'elenco dettagliato degli investimenti e dei prestiti personali fatti il 12 luglio 2008 a Louis Paul Nguini, defunto marito dell'avvocato seregnese Antonella Savarino, per la creazione di una società in Camerun compresi 37.500 euro della fidejussione e 12mila per la commissione oltre ai 15mila euro sborsati per pagare l'ospedale parigino alla sorella di Nguini e 3600 euro dati “per rimanenza terreno a Mimmo Savarino”.
Ed ancora il prestito di 36mila euro a tale Pirillo; 21mila a Giovanni Pellenera; 15mila a Lillo Casale, 500+500 a Candido e “L'uscita di 500 + 500 per terreno Carate a Felice”. Di sicuro Felice Tagliabue. Cifre, quelle di Felice, da leggersi con i tre zeri mancanti. E forse anche quelle del misterioso Candido.

L'avvocato Loreno Magni e i figli di Paolo hanno riconosciuta come sua la scrittura, fatta eccezione per due numeri di cellulare ed il codice d'avviamento postale di Carate.
Quasi sicuramente scritti dalla giovane donna che aveva appena avuto un figlio che faceva le pulizie nell'ufficietto di via Bramante d'Urbino.
Nessuno faceva le pulizie in quell'ufficio”, dice sotto giuramento l'avvocato Loreno Magni.
Peccato che a mentre fresca, all'indomani dell'omicidio al sostituto procuratore Donata Costa dichiarò: “Più di una volta ho visto negli uffici di Paolo una signorina giovane che si occupava del riordino della documentazione di Paolo. Non ricordo il nome ma ricordo che aveva un bambino di pochi mesi”.
In quell'occasione gli vennero esibite alcune cartelline trovate nell'ufficietto e lui dichiarò: “La scrittura sul frontispizio delle cartelline non è quella di Paolo e quindi presumo che sia della signorina di cui ho appena parlato. Ricordo che era una ragazza precisa”.

Di “amnesie” l'avvocato bolognese, ne ha avute parecchie nel frattempo. Così come i figli Vivacqua. E' vero che dal giorno dell'omicidio sono passati tre anni e quattro mesi, però molti “non ricordo” sono apparsi poco credibili.

Verbalizzato a Palazzo di Giustizia di Monza all'indomani dell'omicidio Magni dichiara “che Paolo Vivacqua gli è stato presentato nel 2009 nell'ufficio di Paolo Castoldi a Villasanta, persona che si occupa di intermediazioni finanziarie. Subito si è palesato a me come persona dalle notevoli capacità economiche essendo arrivato in Porsche ed avendomi parlato delle sue attività nel settore della compravendita di materiale ferroso”.

Durante il contro interrogatorio il difensore gli chiede:
Conosce la società svizzera Blackstone Merchant Investiment SA?Gianandrea Tavecchia? E Roberta Bombelli?”.
“No”.

Eppure Paolo Castoldi era nella Blackstone che ha ceduto a Tavecchia che dopo essere stata di Paolo Vivacqua torna alla sorella di Tavecchia, Pamela, che a sua volta cede il totale delle quote della società il 21 gennaio 2011 alla PT Saraceno AG.

L'ultimo anno di vita, Paolo Vivacqua lo ha speso per cercare di concretizzare l'operazione della svizzera PT Saraceno AG che attraverso la bresciana Jet Web e grazie ad un prestito infruttifero di 200mila euro ottenuto attraverso la Loviro srl (società che possedeva i terreni di Carate ceduti a Bricoman -ndr) aveva acquistato dalla Corti Immobiliare i terreni agricoli di Gessate confinanti con FV Metal.

Questa operazione aveva come obiettivo l'insediamento di un modernissimo macchinario da 70milioni di euro per il riciclo dei rifiuti realizzato dalla “Piromax” di Montichiari (BS) presieduta da Domenico Tanfoglio che in Romania possiede la “Italstore srl”.

Mentre il figlio di Paolo, Antonio Vivacqua, con la società bergamasca Lithos stava portando avanti le pratiche per ottenere i permessi presso l'amministrazione di Gessate. Come già avvenuto a Carate Brianza con l'operazione Bricoman, anche i terreni agricoli di Gessate avrebbero dovuto avere una diversa destinazione d'uso.

Perché l'avvocato Magni ha “rimosso” l'ultima incompiuta operazione di Paolo Vivacqua di cui era legale sì, ma anche confidente?
Uno dei pochi ad essere ammesso nell'ufficietto di via Bramante d'Urbino a Desio.

Quale persona di fiducia Loreno Magni suggeriva operazioni finanziarie e contabili illegali in modo da rappresentare un'operatività diversa da quella reale curando sia la gestione delle società che commerciavano metalli sia quelle immobiliari, suggerendo operazioni finalizzate al reimpiego di capitali illecitamente costituiti nonché gestendo l'attività di “prestito” che dal 2004 ad oggi Vivacqua Paolo faceva in maniera cospicua a oggetti terzi senza alcuna giustificazione”, ha scritto Raffaele Martorelli, presidente del riesame.

Magni ammette che l'ultima operazione che stava facendo Vivacqua riguardava un impianto di rifiuti ma che per avere particolari precisi su quell'operazione la persona più indicata è un legale di Bologna, l'avvocato Giovanni Roberti.

A Davide viene chiesto di spiegare la intercettazione del 29 luglio 2011 nella quale parlando col padre questi gli chiede: “Ti ricordi quanti quintali?” Risposta: “Quaranta quintali. Prima 20 e poi 20 e sono tutti i 40”. E poi però aggiunge che “i quintali sono 43,5”. “Li hai consegnati al fabbro?”. “Sì, per il ferro nuovo”. E quindi aggiunge che “i quintali sono 43 e 5 spicci”. Nel corso della conversazione uno dei due domanda: “Dove sono, nel frigorifero?”. Risposta:“No, dietro”.

Davide spiega: “Il fabbro si chiama Ferraro ed è di Lissone. Non si parla di soldi ma di quintali”.

Il sospetto è che la famiglia adottasse un codice cifrato quando parlava al telefono. Codice che Paolo Vivacqua – presumibilmente - usava anche con l'avvocato Loreno Magni e che rimanda a quella telefonata che programmava il viaggio nel Bresciano per vedere quell'impianto che riciclava i rifiuti nel quale si parla di una “operazione pesante 80 chili”, infatti il costo di quel macchinario era tra i 70 e gli 80milioni di euro.

Impianto che Paolo Vivacqua voleva sicuramente realizzare a Gessate e in Romania.

Aveva invece scartato la Sicilia – pur avendo dato vita alla società Ecoplasma amministrata da una insegnante - in quanto qualcosa non era andata per il verso giusto ed i finanziamenti non erano stati approvati. Salvo poi scoprire che un finanziamento di poco superiore al milione di euro è stato dato ad una società che ha iniziato ad operare a Ravanusa.

Anche i progetti di Antonio Vivacqua di ottenere fondi pubblici per le società nel settore delle energie rinnovabili Kore Energy (sede a Rogeno, in Lombardia) costituita con un capitale di 100mila euro all'80% della D&D di Agrigento, ed il restante 40% suddiviso tra lui e Giovanni Mogicato; e Kore Engineering con sede a Campobello di Licata sono abortiti.

Interrogati sul possibile movente del delitto, Magni e i tre figli hanno riferito di avere fatto tante ipotesi. Arrivando a censire chi, tra gli amici o frequentatori del padre non si era fatto vedere al funerale, oppure avendo ricevuto prestiti, non si era sentito in dovere di contattare i figli e accordarsi per la restituzione di quanto avuto.

Solo l'ex calciatore Francesco Figliuzzi - ha precisato Antonio - è andato a Gessate dicendo di voler rendere i soldi ricevuti, in effetti consegnò un assegno di 250mila euro emesso dall'Immobiliare Montello sequestrato a casa di Germania Biondo dalla Guardia di finanza.

Non abbiamo volutamente preso contatti con quanti sapevamo nostro padre avessero prestato denaro - dicono concordi -. L'avvocato Ignazio Valenza ci aveva detto che il debito di Zema era di circa un milione di euro. Gente della Sicilia chiedeva continuamente soldi a nostro padre, magari di importi piccoli, 1000 o anche 500 euro”.
Io mi arrabbiavo e lui mi rispondeva: pensa a quando io non avevo neppure soldi per il latte”, testimonia Antonio.

L'unico dei figli che racconta dei litigi tra i due genitori é Davide, che ora si trova agli arresti domiciliari. “Da quando dopo l'arresto (deciso dalla Procura di Brescia) mio padre era stato messo ai domiciliari con mia madre non si sopportavano. Per una minima cosa discutevano. Quando sono stato messo io ai domiciliari obbligato ad alloggiare nella casa che condividevo con mia madre nel frattempo finita in carcere, mi sono ritrovato a dover pagare 4000 euro di mutuo oltre alle bollette. Non potendo dare i 4000 euro sto cercando un accordo con l'amministratore”.

Non è vero che mio padre mi diceva che prestava denaro perché altrimenti per invidia la gente poteva farci del male. Non ci aveva detto di guardarci alle spalle. É che da quando a giugno era nato Nicolas, il figlio di Lavinia Mihalache ci raccomandava che a lui non doveva mancare nulla”.

Sprizza poi veleno affermando, in riferimento alla uccisione del padre “in questo caso è stato un familiare”.
E' una sua valutazione”, gli ribatte il legale. Risposta: “Anche gli amici possono tradire”.

Una lunghissima telefonata tra Antonio Vivacqua e Davide tabaccaio di Ravanusa lascia spazio a molti interrogativi relativi ad una vincita a “10 e lotto” da 140mila euro pagati a Lavinia Mihalache e subito dopo posti sotto sequestro dalla Procura di Milano, assieme all'assegno che Paolo Vivacqua aveva lasciato per rogitare l'appartamento di Carate dove tutt'ora la Mihalache vive con i due figli.
I tagliandi per i concorsi del 30 ottobre e 2 novembre 2011 sono state presentate da Lavinia, accompagnata da Paolo, una settimana prima che Vivacqua venisse ucciso alla Banca Intesa di Biassono.

Quello stresso giorno il rotamat versa 30mila euro sul conto aperto quattro giorni prima presso la Banca Popolare di Sondrio di Chiasso.

Nell'intercettazione in cui Antonio Vivacqua più volte dice al tabaccaio di Ravanusa che della vicenda delle tagliandi della lotteria vincenti non vuole parlarne al telefono. “...io quando ti spiego quello che c'è sotto – dice - ...Posso salire e spiegare.... “ (in realtà scendere a Ravanusa ndr).

“I soldi (della vincita – ndr) erano conservati anche se salivo. Anche se non succedeva niente, erano soldi miei...Non ci posso fare niente se (gli scontrini – ndr) gli sono arrivati gratuiti....Se mi esce la signorina esce la caserma...Siccome siete della famiglia posso restare anche sei mesi senza salire perché i soldi erano conservati. Neanche sapevano, c'erano le ricevute”.

Quindi questa frase assai chiara: “...Mi vengono a pigliare e mi trovano dentro un alberello. Mi mettono appeso...Se non esce tutta la verità vado alla Guardia di finanza e tutto esce a galla...Certe risposte non me le aspettavo.”. Davide il tabaccaio: “...Ma quelli come me volevano regalarne una alla signorina, farla stare bene”.

“Dalla signorina – risponde Antonio – ci vado io.... Se c'è un conto aperto dovevano essere consegnati. Io salgo e ne parliamo, venerdì al massimo sabato ci vediamo e vediamo chi era la signorina”.

Antonio Vivacqua spiega in aula il senso della telefonata: “La signorina è Lavinia Mihalache. Mio padre a Davide il tabaccaio dava soldi contanti e in cambio aveva le schedine vincenti che portava in banca. Perché faceva questa operazione? Come faceva per le fatture false, forse per non pagare le tasse. Mio padre è andato a Palermo e mi ha portato le schede che poi Lavinia ha depositato in banca. Dopo quella telefonata Davide il tabaccaio, età circa 40 anni, voleva andare da Lavinia. Invece è venuto a Muggiò al bar “La Piazzetta” e ci siamo messi d'accordo. Avevo 20mila euro in tasca e glieli ho dati dicendogli che gli altri glieli avrei dati poco per volta. Dopo l'uccisione di mio padre sono andato a Palermo dal tabaccaio, poi però mi hanno arrestato”.

Nelle tasche di Paolo Vivacqua finivano montagne di soldi. Due giorni dopo che lui viene ucciso Licata Caruso ed Enzo Infantino fanno l'ultimo prelievo di 300mila euro. Dal 18 novembre più nessuna operazione viene fatta sul conto delle poste di Lissone intestato alla LV Rottami che a Lissone aveva la sede e che però – particolare non di poco conto - aveva cessato l'attività un anno e mezzo prima!

Viene chiamata a testimoniare Rita Angela Faieta dal 1. settembre 2005 al 30 giugno 2012 direttrice di quell'ufficio postale e testimonia che “il conto della LV Rottami acceso a fine novembre 2009 era molto attivo. Per almeno quattro volte la settimana Licata Caruso che era amministratore della società prenotava la provvista di contanti. Nel 2009 le cifre quotidianamente prelevate erano inferiori, nell'ultimo periodo il prelievo era di 300-400mila euro al giorno”.

Su quel conto la provvista era sempre molto alta – aggiunge -. Sempre Licata Caruso e sempre con Enzo Infantino venivano due o tre giorni prima a compilare la lista di prelievo. Paolo Vivacqua? Sì, è venuto qualche volta ma per altri motivi (accensione di una polizza vita – ndr). Su questa provvista di contanti, che sistematicamente ritiravano personalmente, ho fatto diverse segnalazioni alla direzione compartimentale di Monza. La prima il 10 dicembre 2009, un mese dopo che LV Rottami aveva aperto il conto”.

La teste non ricorda il prelievo del 15 novembre 2011, all'indomani dell'uccisione di Vivacqua, di cui però risulta la documentazione agli atti. Ricorda però che su quel conto il saldo attivo al 16 novembre era di 398mila euro.

Dalla verifica della Guardia di finanza di Gorgonzola risulta che sul conto della LV Rottani il giorno dell'uccisione di Vivacqua furono accreditato un assegno di 247.300 euro e tre bonifici di 74.022, 40.278 e 43.103 euro tutti della Terzi Metal. Nella sua relazione Andrea Perini, consulente della Procura di Milano scrive che in tre anni, dal 2009 al 2011, la società ha avuto un giro d'affari di 94milioni304mila373 euro di cui 50milioni soltanto nel 2011. Con soli 754.582 euro giustificati dall'acquisto di rottami di ferro.

E LV Rottami non era che una delle numerose società “cartiere” di Paolo Vivacqua.

Dalla Giada srl, sul conto bancario presso l'agenzia 141 nel 2006 – con 219 prelievi - è stata fatta una movimentazione di 20milioni566mila557 euro. E nel 2007 in 235 volte, Enzo Infantino e Calogero Licata Caruso hanno prelevato 35milioni431mila554 euro. Mentre sul conto della stessa società, ma acceso su una banca di Ravanusa, il figlio di Paolo, Antonio, ha prelevato allo sportello 12milioni836mila euro.
Lo stesso consulente ha quantificato in 103milioni822mila434 euro i soldi incassati con le false fatturazioni della LV Rottami, Fer&Inox, Ferrinoxx e D&G Trasporti.
Quale sia stata la destinazione finale di tanto denaro né la Procura di Brescia né quella di Milano che hanno indagato Paolo Vivacqua per le false fatturazioni non hanno saputo dirlo. Mentre quella di Monza ha fatto indagini soltanto sulla sua uccisione.

E' certo – lo dicono gli atti della Procura di Milano – che molti soldi sono finiti su conti all'estero.

Di sicuro oltre 3milioni su uno dei due conti accesi all'Agricultural Bank of Cina di Beijing., trasferiti attraverso la Deutsche Bank AG di Francoforte. E proprio il giorno dell'uccisione di Vivacqua alle 10.30 – più o meno nell'ora in cui a Desio il killer spara a Paolo - la Ful Metal del figlio Gaetano trasferisce in Cina i 250.518 euro del bonifico della Happy Team Trading Ing Ltd.
Altre operazioni d'accredito sui conti dell'Agricultur Bank of Cina, e sempre attraverso la Deutsche Bnk AG di Francoforte, con bonifici della Happy Team Trading Ing Ltd vengono fatte nel 2012: 300mila il 9 gennaio ; 170mila il 16 gennaio; 300mila il 20 gennaio. Mentre il 7 marzo 2012 è il bonifico come sempre “acconto fattura” dei 187.170 euro di un'altra società, la Fortune Rich Trading Ltd a finire sul conto della banca cinese.

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