Maxi-polo per l'acqua lombarda. Sette società pubbliche per la creazione di una joint venture

di Sara Monaci da il sole24ore del 24/04

Sul piatto 800 milioni di investimenti per adeguare la depurazione alle norme Ue Prove generali di aggregazione nel settore idrico della Lombardia. Non ancora una fusione - e per ora nessuno usa questo termine ma l'inizio di una sinergia industriale che coinvolge le aziende a partecipazione pubblica di sette province: quella di Milano, di Monza e Brianza, di Bergamo, di Cremona, di Lodi, di Paviae di Lecco. Le partecipate che aderiscono al progetto "Water alliance" sono, rispettivamente, Cap holding(che fa da capo fila),Bianzacque, Uniacque, Padania acque, Sal, Pavia Acque, Gruppo Lario Reti. Le 7 società stanno creando una "joint venture" su alcune attività, puntando a collaborare e a risparmiare. Verranno messi in comune, tra le varie cose, i laboratori di analisi, le interconnessioni delle dor sali fino ai supporti informatici.

Potenzialmente, se le sette società si fondessero anche dal punto di vista finanziario, nascerebbe un gruppo che copre 5,3 milioni di abitanti lombardi, più della metà della popolazione regionale, e si tratterebbe del gruppo idrico più grande d'Italia, interamente pubblico. La somma dei ricavi è di 633 milioni, con un potenziale di investimento pari a 800 milioni da qui al 2019 (la più grande azienda è Cap holding, con circa 300 milioni di ricavi all'anno). Il convitato di pietra, anche guardando la cartina geografica, è il Comune di Milano e la sua controllata Metropolitana milanese, che sta in mezzo a questo teorico maxi polo ma che non viene coinvolta dalla sinergia Sarebbe stata "invitata" ad aderire al progetto, ma per ora non c'è. Il territorio milanese rappresenta un'anomalia in tutta Italia, con due Ato all'interno della stessa provincia (e quindi due diversi operatori, Cap holding per laprovincia e Mm per la sola città di Milano).

«Per ora stiamo creando un'alleanza su alcune attività, non parliamo di fusione. Ma è chiaro che nel prossimo futuro ci sono investimenti da fare che hanno bisogno, in tutto il paese, di società abbastanza grandi e consolidate da riuscire a risolvere il problema dell'arretratezza della depurazione dice il presidente di Cap holding Alessandro Russo- il problema, almeno in Lombardia, non è infatti come far arrivare l'acqua nelle case, ma come recuperare le lacune della depurazione».

Oggi i nodi stanno venendo al pettine. Entro fine anno moltissimi territori italiani dovranno pianificare gli investimenti per evitare le sanzioni europee. proprio sulla depurazione. Cap holding ha messo sul piatto 40,7 milioni di investimenti per 34 interventi entro fine 2015, così da evitare la multa dell'Ue (tra il 2013 e il 2015 gli investimenti complessivi ammontano a 134 milioni, tra misure prioritarie e quelle meno urgenti). In base ai dati forniti dall'Unità di dissesto idrogeologico della Presidenza del consiglio, in ltalia le sanzioni europee raggiungono i 480 milioni, di cui 74 solo in Lombardia.

Maglia nera alla Sicilia, con i 85milioni di euro di sanzioni. I Comuni italiani nel mirino sono 2.500 (su 8.017). Questo quadro già poco edificante è addirittura peggiorato dal fatto che circa 8 milioni di utenti non hanno accesso all'acqua potabile. Gli investimenti messi in campo sono 1,6 miliardi all'anno dal 2012 ad oggi, ma servirebbe un miliardo in più all'anno. A fronte di questi problemi, la Commissione europea continua a mettere in mora l'Italia. Nel confronto con gli altri paesi l'Italia è molto indietro: in Europa mediamente un cittadino spende 120 euro all'anno per gli investimenti (su una bolletta media di circa 5-600 euro); in Italia 34 euro (su una bolletta media di circa 150 euro). Motivo per cui in Italia le bollette sono tra le più basse. Ma é anche il motivo per cui i fiumi sono tra i più inquinati.

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