Vivacqua pagava per essere protetto. Aveva detto ai figli: “Dovessi morire rinunciate all'eredità”

di Pier Attilio Trivulzio

Paolo Vivacqua pagava per avere protezione. Negli ultimi mesi, sempre più spesso, sentiva che la sua vita era in pericolo. Diceva ai figli che nel caso gli fosse accaduto qualcosa avrebbero dovuto rinunciare all'eredità. Si preoccupava per Nicolas, il figlio nato dall'unione con la compagna Lavinia Mihalache. E intanto, lasciato ai figli Antonio e Gaetano le attività di rottamazione che servivano per garantire il giro milionario delle false fatturazioni, aveva trasferito i suoi affari in Svizzera dirottando i suoi interessi su società estere e su grandi e costosi impianti di riciclaggio di rifiuti.
Legandosi a dubbi personaggi che avevano ottenuto importanti finanziamenti pubblici e che, inseguiti dalla giustizia, erano riparati all'estero aprendo conti e società nei paradisi fiscali.

Dalle vostre indagini risulta che la mano che ha ucciso Paolo Vivacqua sarebbe venuta da giù?”.
Confermo – è la risposta del tenente Daniele Brasi in servizio nel 2011 presso il comando carabinieri di Monza, dall'agosto dello scorso anno comandante a Seregno. – Le informazioni della stazione carabinieri di Campobello e del nucleo investigativo della Sicilia portavano a Milano. Grazie anche a confidenti italiani e svizzeri avevamo una lista di circa trenta soggetti che dalla Sicilia erano saliti al Nord. Una fonte confidenziale ci disse che Vivacqua pagava per avere protezione”.
Aggiunge che non furono fatte segnalazioni relative all'atto intimidatorio avvenuto nell'agosto 2010 in Sicilia quando contro la sua Bmw furono sparati colpi d'arma da fuoco; mentre conferma che nel maggio-giugno 2009 presso la stazione di Desio sia Paolo che l'allora consorte Germania Biondo presentarono denuncia per quella testa di capretto lasciata davanti alla loro abitazione assieme ad una lettera con la richiesta di un milione di euro.

Il tenente Brasi si occupò delle prime indagini nell'ufficio di via Bramante d'Urbino Desio. “Dentro il locale era in ordine. Ricordo che fu l'appuntato Scandurra ad eseguire i rilievi tecnici fotografando tutto quanto c'era nell'ufficio ma non l'interno della Bmw. Il Ris di Parma non trovò tracce chimiche. Ed in quanto ai cellulari trovati Paolo ne aveva uno sulla persona e uno nell'auto. Utilizzava soltanto due cellulari come risulta dalle conversazioni intercettate dalla Guardia di finanza di Gorgonzola presso il cui comando mi recai il 15 novembre per valutare anche piste investigative. Non aveva in agenda appuntamenti per quella giornata, la cosa strana è che quel giorno era solo. Non erano con lui né Calogero Licata Caruso né Enzo Infantino”.

Su domanda della pubblica accusa che chiede quali indagini sono state fatte, il teste riferisce: “Nell'immediatezza sentimmo parenti e amici e le indicazioni su cui lavorammo riguardarono Domenico Zema che da Vivacqua aveva ricevuto somme di denaro ed era parente dei Moscato, quindi poteva essere plausibile che avesse commissionato l'omicidio di Paolo. L'inchiesta della polizia giudiziaria lo ha però escluso. Così come ha escluso altri soggetti siciliani ed in quanto alla pista legata ad interessi imprenditoriali e immobiliari emerse il nome di Felice Tagliabue che reclamava una certa somma e sollecitava un incontro. Negativi furono anche i riscontri con i Cannarozzo con cui Paolo non aveva più rapporti societari mentre continuavano ad averne i figli”.

E in quanto a Giovanni Turco e Giuseppe Smiraglia?” chiede Donata Costa. “Turco veniva indicato come referente dei siciliani, era intestatario della Jet Metal ed invece Smiraglia che era legato a Cannarozzo e a Gerardo Iannuzzo lasciò Cannarozzo per mettersi con Vivacqua salvo poi tornare a lavorare con Massimiliano Cannarozzo. Fu poi tratto in arresto per ricettazione”.

Altra domanda della pubblica accusa. “Avete indagato sull'ipotesi che mandanti potessero essere i fratelli Mihalache?”.
Sì, fin dal primo momento”.

Presidente Airò: “Perchè escludeste da subìto un coinvolgimento dei fratelli di Lavinia? Perchè a meno che non avessero un elicottero o una Ferrari da 340 all'ora...”.
Teste: “Avevamo la telefonata di Lavinia con il fratello Laurenti che il giorno dell'omicidio si trovava a Portland, negli Stati Uniti a cui Lavinia dice che Paolo è morto e chiede il numero di cellulare di Carmi. Laurenti le dice che sta andando in Ucraina e le dà il numero del cellulare con scheda del gestore ucraino. (ne aveva altre quattro di operatori spagnoli, romeni, moldavi – ndr). E la telefonata della sorella a Carmi alle 4 e 05 del mattino. Il rumore che fa da sfondo alla conversazione ci dice che di sicuro è in auto. Sta andando in Ucraina... Se avesse preso un volo dall'Italia sarebbe arrivato a Kiev attorno alle 7 del mattino. Abbiamo fatto controlli negli aeroporti per capire se Carmi poteva aver preso a noleggio un auto. Elena Pricop ci aveva detto che il fratello era stato ospite di Paolo a Carate nei giorni precedenti e d'aver notato che il lunedì 14 novembre, quando al mattino aveva preso servizio, non aveva più visto la valigia ed aveva quindi ipotizzato che fosse partito”.

Mentre il teste depone l'avvocato di parte civile Franco Gandolfi consulta su Google la distanza che c'è tra Desio e il confine ucraino. “Non so se il tenente ha calcolato la distanza – chiede -. Io l'ho fatto in questo momento e i chilometri sono 2067 (distanza Desio-Kiev- ndr)...”.
Io abito a Taranto, ci metto due giorni”, chiosa il presidente.

Non voglio smentire il collega – interviene l'avvocato Frigerio -, anch'io ho interrogato Google, la distanza è di 1290 chilometri (distanza Desio confine Ucraina - ndr). In undici ore da Desio ci si arriva...”.

Su domanda del difensore di Antonino Giarrana che chiede al teste se è stato fatto un controllo per sapere se una delle utenze di Carmi Mihalache ha agganciato celle di operatori italiani nei giorni precedenti l'omicidio di Paolo Vivacqua la risposta è: “Abbiamo richiesto a Telecom i tabulati, le sue schede non agganciano utenze italiane”.

Depone Paola Taglia, moglie di Salvino La Rocca da cui è separata dal 14 febbraio 2012.
Caratterialmente non andavamo d'accordo e per questo ognuno ha preso la sua strada – esordisce -. Io da settembre-ottobre 2011 portavo avanti una nuova relazione. Sapevo che un paio di volte era andato a chiedere informazioni a una mia ex collega di lavoro”.

Non sono mai andato a trovarlo in carcere – aggiunge - mentre invece ci andavano e ci vanno le mie figlie. E' stata mia suocera a dirmi di lasciarle andare con Giovanna Gammino a trovare il padre”.
Conoscevo Paolo Vivacqua perché tempo fa uscivamo assieme con Salvino e altre persone – continua -. Vivacqua e Salvino si conoscevano, ci si incontrava in piazza a Carate”.
Conosce Antonino Giarrana?” chiede l'avvocato Pagliarello.
Lo conosco perchè mi è stato presentato come cugino di Salvino. Telefonate tra Salvino e Antonino? Mai sentite”.

Viene quindi chiamata a deporre Giovanna Licata Caruso moglie di Diego Barba.
Abitavamo a Campobello di Licata, Diego aveva 17 anni quando ci siamo conosciuti e sposati nell'88 a Canicatti e due anni dopo ci siamo trasferiti in Brianza. Per un paio di mesi ospiti a casa di Paolo Vivacqua – racconta -. Mio marito si occupa di impianti elettrici, abbiamo un tenore di vita normale e a me e alle nostre tre figlie non ha mai fatto mancare nulla. Neanche dal punto di vista morale. E' stato un buon marito”.

Litigi?”, domanda l'avvocato Sevesi.
Come tutte le coppie Mai però un litigio brutto. Mi chiede se sono gelosa? Sì, Gelosissima. Lo sono sempre stata, anche quando eravamo fidanzati”.
Ha il primo momento di commozione, piange.

Mai avuto sospetti di una relazione extra coniugale?”.
No, non ho mai avuto motivo. Sono gelosa perché lo amo. Non ho mai letto sms sul suo cellulare e neppure la sua posta. Litigammo perché voleva prendersi una segretaria. E io dissi: falla fare a nostra figlia”.

Mai avuto sospetti su Germania Biondo?”, insiste l'avvocato Sevesi.
Era come una sorella. Ci conoscevamo da tempo e spesso la sentivamo. Un po' meno dopo la morte di Paolo Vivacqua. Dopo l'arresto di Diego dai giornali ho saputo degli sms che Diego avrebbe mandato a Gemma. Mi sono arrabbiata molto, non ho creduto. E' impossibile pensare che avessero iniziato una relazione. Non è vero!”.

Un altro momento di commozione e qualche lacrima.
Presidente Airò: “Lei non è convinta che la Biondo sia l'amante di suo marito. Non ha avuto la curiosità di chiederglielo?”.
Sì, mi ha risposto che stava dandole una mano”.
Presidente “L'aiutava?”.
Sì, quando lei aveva bisogno le dava un consiglio. Economicamente non l'ha aiutata”.

Sono agli atti intercettazioni della primavera del 2013. Conversazioni tra suo marito e la Biondo..,” domanda il legale del marito.
Non lo sapevo, poi l'ho saputo, erano conversazioni anche un pochino compromettenti. Però, vede presidente, dice a Gemma, amore, tesoro. Da noi giù no ma a Milano si dicono queste parole. Per come conosco io Gemma erano piccole confidenze”.

Avvocato Sevesi: “Parlano di viagra...”.

S'irrigidisce il presidente Airò.
Chiudiamo qui se no, con tutto il rispetto è tutta una sceneggiata”, commenta. Moglie di Barba: “Amore, usiamo il viagra dice Diego a Gemma..”. Presidente: “Si è confrontata con Diego? Che spiegazioni le ha dato?”. Risposta: “Non ho voluto sapere cosa intendeva dire a Gemma”.

Le viene chiesto del perché è residente a Campobello mentre il marito è a Desio.
Per pagare meno tasse ci ha detto”, interviene la pubblica accusa.
A Campobello la casa è di mia suocera che l'ha lasciata a mio marito. Non ci siamo mai separati. In Sicilia vado a Natale e un mese in estate. Sono casalinga”.

Sapeva che suo marito ha aiutato Germania ad aprire un cartoleria e dalle indagini è emerso che suo marito aveva un ufficio nella cartoleria?”, chiede Donata Costa.

Presidente: “Che significa aprire una cartoleria?”.
Viviamo in modo normale. Umile. Sono stanca di tutta questa situazione. Mi state facendo troppe domande...”.

Non si agiti” la invita il presidente. “Mio marito non lavorava nella cartoleria – grida la donna -. No, no. Non mi ricordo..Non sono mai andata là...”.

Donata Costa: “E' emerso dalle indagini dei carabinieri che Barba aveva aperto un conto alla Biondo su cui lei operava abitualmente”.

L'avvocato Sevesi annuncia la produzione di un atto pertinente e si sente dire “non lo può produrre”.

Termina l'udienza con la testimonianza di una delle tre figlie di Diego Barba. Il presidente Airò chiede alla teste: “Per Germania Biondo suo padre era un amico alla siciliana?”.
Sì, un po' è così”.

Spiega di conoscere La Rocca “perché mia sorella era in classe con i figli di Salvino, mio padre conosce Salvino da quando erano in Sicilia e d'essere più informata della madre sulle attività del padre “avendolo qualche volta aiutato nel suo lavoro di investigatore”.

Processo aggiornato al 18 maggio.

 

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