In un mese il capomafia, Francesco Giampà, ha la pensione sociale

di Lucio Muslino da il Fatto quotidiano

Se il boss di Lamezia Terme chiede la pensione sociale, la ottiene in meno di un mese. E non importa se è detenuto da 22 anni al 41-bis. L’Inps avvia subito le procedure e in 25 giorni al carcere di Opera a Milano è arrivato il primo assegno sociale di 460 euro a favore di Francesco Giampà, per tutti “il Professore”. Giampà non è uno qualunque. Sta scontando l’ergastolo per diversi delitti tra i quali anche il duplice omicidio del sovrintendente della polizia di Stato Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, uccisi il 4 gennaio 1992. Questo non gli ha impedito di richiedere la pensione sociale.

La domanda è stata inoltrata alla sede dell’Inps di Milano Fiori il 20 dicembre 2013. Il 15 gennaio 2004 sono stati liquidati i primi soldi a Francesco Giampà. E questo avviene da quasi un anno e mezzo. La storia della pensione concessa al “professore” è stata raccontata martedì sera su Rai3 da Claudio Pappaianni, inviato di Ballarò, il quale ha intervistato anche il direttore dell’I nps Calabria, Giuseppe Greco. Al giornalista che chiedeva spiegazioni sulla procedura che ha consentito al boss di godere dell’assegno sociale, il funzionario dell’Inps ha sottolineato la regolarità dell’operazione da parte dell’ente: “Noi incrociamo le banche dati e ci colleghiamo con il fisco per verificare i redditi del soggetto richiedente. Capisco che è un po’ i mbarazzante, ma noi agiamo secondo le norme. E le norme questo ci dicono”.

IL PROBLEMA lo aveva posto per primo il pm di Catanzaro Elio Romano che nel luglio scorso aveva segnalato il caso ai ministeri dell’In - terno e della Giustizia. In particolare il sostituto della Dda aveva auspicato “eventuali iniziative di tipo legislativo” per impedire “l’elargizione dell’assegno sociale per lo meno a coloro che si sono resi responsabili di gravi delitti di sangue nei confronti di soggetti appartenenti alle istituzioni della Repubblica accertati con sentenza definitiva”. Un concetto ribadito anche dal procuratore Lombardo secondo cui: “È il legislatore che deve dire quali sono le condizioni per poter fruire di un beneficio. Se non c’è un obbligo, noi o l’Inps come facciamo a dire: ‘Ora ti tolgo questa pensione’? È il legislatore italiano che si deve porre il problema. Se l’Inps togliesse la pensione, il boss potrebbe far ricorso al giudice del lavoro”. Secondo il capo della Procura di Catanzaro, in sostanza, occorrerebbe modificare la norma come è stato per il gratuito patrocinio “che non è più automatico per gli indagati per reati di mafia”. “Uno come Francesco Giampà – ag - giunge Lombardo – non dovrebbe risultare come un morto di fame. Il ridicolo non è tanto che prende la pensione sociale, quanto che lo Stato non riesce a dimostrare che Giampà non ha i requisiti per usufruirne. È un’anomalia perché il Professore era un capo cosca, non un poveraccio”.

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