Monza – Per futili motivi con un calcio uccide un uomo. Il gruppo mente prima ai carabinieri e poi in Corte d'Assise

di Pier Attilio Trivulzio

Quello che accadde la notte del 14 ottobre dello scorso anno davanti al pub “Blue Ship” di Cusano Milanino lo racconta in Corte d'Assise a Monza (Collegio2 Airò, Rossato, Tarenghi) l'appuntato dei carabinieri Guido Ciello. “Ero in servizio a Cormano. Alle 2.15 avevamo ricevuto la chiamata per un intervento davanti al pub di via Ferrari. Nel corso di un'aggressione un uomo era rimasto ferito”.
Pubblico ministero Flaminio Forieri: “In che posizione era il corpo della vittima?”.

“Era supino. Disteso a pancia in giù. Vicino alla bicicletta. Nelle tasche aveva la carta d'identità e documenti non suoi: il codice fiscale di una cittadina marocchina, una tessera bancomat della Banca San Paolo. Nella tasca posteriore il portafogli con 24 euro e 15 centesimi, bigliettini con numeri telefonici; in quella laterale sinistra un coltellino con lama di 4 centimetri col manico in legno. Il coltellino era chiuso. Dalla banca dati è risultato che la vittima, il cittadino romeno Ioan Popa, 52 anni aveva avuto qualche problema non rilevante con la giustizia. (Cinque segnalazioni per furto - ndr) Viveva in una baracca a Cinisello”.

Mostra al presidente Giuseppe Airò il coltellino a doppia lama trovato chiuso nella tasca del morto.
“Non avete trovato anche un cappellino?”, chiede il presidente.
“No. Nessun capellino”.
Su domanda del difensore di Rocco Rendina il 23enne milanese arrestato dai carabinieri di Sesto San Giovanni tre mesi dopo l'omicidio e attualmente detenuto con l'accusa di “omicidio volontario aggravato da futili motivi”, l'appuntato Ciello spiega che sul bancomat trovato nel portafoglio del morto sono state fatte unicamente indagini per capire se era stato rubato. “Non so però dire se i colleghi di Sesto San Giovanni hanno fatto indagato anche sulla sim del cellulare”
Taglia corto la pubblica accusa: “Tutto è nel fascicolo. Elenco delle telefonate e intestatario della sim”.

L'appuntato Guido Ciello viene congedato. Entra in aula Giulia T. Capelli lunghi biondi, jeans e maglia blu. Viso acqua e sapone. Legge la formula di rito e declina le generalità.
“Conosco Rocco dal mese di settembre, non sono fidanzata con lui. Più o meno siamo amici. Ci siamo frequentati per qualche mese. E' stata poco più di un'amicizia. Quella sera ero a casa, mi è venuto a prendere Simone, il mio fidanzato attuale, dicendomi che ci saremmo incontrati con Damiano, Noemi e Nicolò in un pub in cui io non ero mai stata. Siamo arrivati al pub di Cusano Milanino attorno all'una e ci siamo trattenuti dentro un'ora. Dal momento che il locale ha chiuso alle 2 e il proprietario. abbassata la saracinesca, ci ha dato il permesso di restare fuori, seduti sulle panchine. A fumare. Abbiamo mandato un sms a Rocco e Vanessa per dire dove ci trovavamo”. “Saranno passati cinque minuti, Rocco e Vanessa sono arrivati, Rocco aveva anche il cane, un dogo argentino".

“Poco dopo, attratto dal cane, è arrivato quell'uomo. Era in bicicletta. E' sceso dalla bicicletta ed ha cominciato a istigare il cane. Agitava il cappellino che si toglieva e lo batteva per terra, si batteva anche il petto. Poi ha tolto dalla tasca il coltellino e volgendo la punta verso Rocco diceva: sono più forte del tuo cane. Una ragazza gli dice: “Guarda che ti conviene spostarti più in là”. Sembrava ubriaco. Aveva atteggiamenti strani. O forse aveva problemi mentali. Parlava male. Quando è arrivato non sembrava barcollare. Lo era invece quando s'è messo di fronte a Rocco e al cane...Io ero sul marciapiede, non ricordo se Rocco e l'uomo erano su o giù dal marciapiede. L'uomo continuava a tirar fuori dal taschino il coltellino. La lite? È durata una decina di minuti. Non ho visto Rocco quando gli ha dato il calcio. Dopo me lo hanno detto...”
Presidente Airò: Non deve inventare nulla. Lei deve dire soltanto la verità!”.

Pubblico ministero Forieri: “Lei vede il coltellino, sente le frasi che l'uomo dice al cane e Rocco che dice all'uomo: è meglio che ti allontani e poi, nel momento culminante dice: non ho visto. Voglio sapere cosa ha visto, solo quello”.
Giulia: “Ero seduta sulla panchina, la persona è caduta dietro alle auto... Finchè ero in piedi... dalla mia prospettiva, se la persona è caduta dietro, non l'ho più vista. Ho visto Rocco. La persona no. Ho sentito un tonfo ma non ho visto cadere l'uomo. Spaventati siamo andati via”.
Pubblico ministero: “Siete scappati!”.
Giulia: “Con quello che succede...”.
Presidente Airò: “Lei scappa quando ancora non ha visto nulla?”.
Giulia: “Non posso inventarmi. Scappo perché per dieci minuti ho avevo davanti un ubriaco che minacciava col coltello...Ho pensato: Rocco gli avrà tirato un colpo... Siamo andati via. Siamo corsi via, eravamo spaventati”.
Pubblico ministero: “Le sue impressioni ci interessano poco!.
Giulia: “Ci siamo allontanati io, Simone e Sonia. Siamo andati al parcheggio. Al momento nessuno ha detto nulla, non ho parlato con nessuno”.
“Avrete parlato, presumo. E' questa la frase che ha appena detto?, chiede il pm.
Giulia: “Piuttosto che inventarmi...”.
Pm: “Voglio fatti. Le sue presunzioni non hanno ingresso”.
Giulia (piangendo): “Mi è stata raccontata dopo. Non abbiamo commentato la serata. Siamo andati in un parcheggio (a Cormano – ndr)”.
Pm: Sentita il 2 gennaio dai carabinieri lei dice: “Siamo andati a Novate presso la mia abitazione. E' a verbale”.
Presidente: “Perchè non l'ha detto allora che vi siete prima ritrovati in un parcheggio?”.
Pm: “Motivo di questo rendez vous?”.
Giulia: “In auto eravamo io Simone, Domina, Rocco e Vanessa. Io non sono scesa dall'auto”.
Presidente: “Il pubblico ministero l'ha detto garbatamente; guardate, se ci saranno discrasie su particolari importanti, che c'è anche il reato grave di falsa testimonianza. Non dica cose che possono essere contraddette da altri. E' falsa testimonianza. Quello che dovesse modificare le versioni viene fuori”.
Giulia: “Alcuni particolari non li ricordo”.
Pm, leggendo verbale: “Al parcheggio arriva con Domina e Simone che sono scesi dall'auto. Gli altri erano giù dall'auto, c'erano tante auto. Non ho visto il cane. Io non ho sentito. Non ho aperto bocca”.
Insiste il presidente: “E' successo qualche cosa e vi siete incontrati, con Rocco avete parlato di quello che era successo...Adesso che lei c'è con la testa, ci dica: vi siete raccontati i fatti?”.
Giulia, piangendo : “No! No!”.
Presidente: “Non ci crede nessuno! Lei vede, sente il tonfo, scappate, vi ritrovate. E lei non sente e non sa dire nulla?”.
Giulia: “Mi spiace. Abbiamo lasciato Rocco ai mezzi pubblici della Comasina, a casa di sua mamma”.
Presidente: “E l'auto di Rocco? E il cane?”.
Giulia fa scena muta. Il presidente Airò la invita a riflettere. “Ad un certo punto è accaduto qualcosa?”, domanda.
Giulia: “Cosa è successo l'ho intuito”.
Pubblico ministero Forieri: “Dica ciò che ha visto e sentito. La portano a casa Simone e Vanessa, che diceva Vanessa?”. Risposta: “Non so. Era in auto..”. Insiste il pm: “Portate a casa Rocco e poi lasciano lei. E l'auto di Rocco e il cane dove li avete abbandonati?”.
Scena muta di Giulia. Sempre più a disagio davanti al presidente che dice: “Il senso logico è raccontarvi l'accaduto.
Non è credibile che non vi siete detti nulla”. “Ero spaventata, stavo male. Sono stata minacciata col coltello”.
“Quanti giorni ci ha messo per farsi passare le spavento?, chiede l'accusa. “La scena non era piacevole”, è la risposta.
Presidente: “Il coltello? Tutto era finito da mezz'ora...vi parlate. Guardi – l'ammonisce – se lei tace qualcosa si mette nei guai”. E subito aggiunge: “Che vi siete incontrati con Rocco non lo avete neanche detto ai carabinieri. Oggi lo riferisce ma non lo riempie di contenuti. Vi siete detti qualcosa accompagnando Rocco? Vi siete incontrati in auto e il cane chissà dov'è. Lei oscura l'episodio, non lo ha detto ai carabinieri. Se non l'ha detto ai carabinieri è perché ciò la preoccupa. Dunque, ricominciamo: scappate e vi ritrovate tutti in un parcheggio...”.
Giulia: “Lui (Rocco – ndr) stava male”.
Pm: “Che male aveva? Lo stesso suo male?”. “Vomitava”.
Presidente: “Vomitava? Perchè non me lo ha detto prima? Smettiamola e cominciamo a mettere contenuti se no so sospendo”.
Giulia: “Stava male. Vomita. Poi sale in auto davanti e lo portiamo a casa. Ci siamo trovati al parcheggio (a Cormano- ndr). Lui e Vanessa erano li”
Presidente: “Rocco diceva qualcosa?”
Giulia: “No”.
Presidente: “Lei ha un blocco. Sospendo l'udienza per qualche minuto”.
Quando l'udienza riprende Giuseppe Airò chiede alla teste: “Si è tranquillizzata? Deve dire la verità!. Vede qualcosa sul posto. Quel che è successo davanti al pub?”.
Giulia: “No”.
Perde la pazienza il presidente: “Lei fugge, fugge! Che fa nella vita? Lavora?.. Negli Stati Uniti il suo comportamento sarebbe spergiuro. Reato gravissimo”.
Giulia ripete la solita litania: “Siamo arrivati nel parcheggio, lui (Rocco - ndr) stava male, vomitava”.
Presidente: “Ha detto qualcosa?”.
Giulia. “Era agitato, non me l'ha detto”.
Presidente. “Voi chiudete gli occhi?”.
Giulia: “Quella sera no, non so gli altri. A me non ha raccontato niente. Non sto mentendo”.
Presidente: “La scena la conosce...”.
Giulia: “Per me quella sera finisce così”.
Pm: “Ha chiesto a Rocco perché vomitava?”. “No”. “Quando scopre il motivo del tonfo?”. “Non ricordo se il giorno dopo”. “Da quando si è ripresa dallo spavento?”.”Non so...”.
Perde davvero la pazienza il presidente. Sbotta: “Ce lo vuole dire?”.
Giulia: “All'uomo Rocco ha tirato un calcio”.
Pm: “Da chi l'ha saputo?”.
Giulia: “I ragazzi neppure li conosco”.
Pm: “Particolari? Eravate lì in sette”.
Giulia: “La cosa era tra loro due. Ci sono state le minacce e poi quello (sì, dice proprio quello non Rocco – ndr) gli ha tirato un calcio in faccia. Sul collo”.
Presidente: “Fino a pochi minuti prima d'entrare in quest'aula a testimoniare avete parlato, cosa ha saputo?”.
Giulia: “Che gli ha tirato un calcio e quello è caduto.. Ovvio che dopo ne abbiamo parlato. Mi è stato detto dell'ambulanza e che era stato chiamato dai carabinieri”.
Pm: “Quando ha saputo che Simone era stato chiamato dai carabinieri?”.
Giulia: “Ben dopo. Simone ha detto che era stato chiamato e che aveva sbagliato”.
Pm: “Sa che una persona è morta quella sera? Lei, chiamata dai carabinieri il 29 dicembre va in caserma il 2 gennaio alle 9.30. Perchè non è andata lo stesso giorno che era stata chiamata?”.
Giulia: “Sono stata un attimo sciocca. Volevo sentire gli altri ragazzi...Ero spaventata, a casa mia madre stava peggio di me”.
Pm: “In caserma ci va il 30 dicembre alle 13.34 accampando un altro impedimento”.
Giulia: “Era stata una cosa brutta, ho cercato di rinviare”.
Pm “Rinviare per poter festeggiare il Capodanno!. E poi era sconvolta ma non per incontrare Simone e Domina!”.
Giulia: “Sì, volevo parlare con loro e anche con Rocco. Non era una cosa da poco”. Racconta d'aver saputo che Rocco di cognome fa Rendina soltanto quando la notizia del suo arresto è finita sui giornali e quando il pubblico ministero le domanda: “Questo suo conoscente o fidanzato Rocco le risulta avesse qualche problema fisico?” ammette d'avere avuto con lui una relazione ma di non sapere avesse problemi fisici.
Pervicacemente Giulia T. insiste col dire che Rocco non ha parlato con lei di quel che era successo quella sera davanti al pub.
Perde la pazienza il dottor Giuseppe Airò: “Lei è stupefacente, i fatti di quella sera hanno sviluppi importanti per la sua vita e quando incontra Rocco, ex fidanzato e amico, non le dice come sono andate le cose? Lei ha troppe pause. Mi preme sapere cosa Rocco le ha raccontato nei minimi particolari altrimenti io non vado avanti, sospendo e la invito a cercarsi un avvocato”.
E' da oltre un'ora sotto interrogatorio e, finalmente, la giovanissima teste sembra sbloccarsi. “Ho detto a Rocco: sono venuti i carabinieri a dirmi che quella persona è morta. La cosa riguardava lui e allora io gli ho detto: quando devi andare andiamo insieme. Andiamo e raccontiamo quello che è successo. Non c'è niente di male”.
Presidente: “Rocco glielo spiega perché l'uomo è caduto?”.
Giulia: “So che gli ha tirato un colpo al viso. Rocco dice: ci ha minacciato. C'eravate anche voi. D'impulso mi è venuto da tirargli il calcio. La scena è ' stata un lampo”.
Presidente: “Un calcio in testa?”.
Giulia: “Un calcio sul viso mentre era a terra. Non ricordo se questa cosa è stata detta dagli altri”.
Presidente: “Ha sentito il tonfo e non ha visto. Che ha detto Rocco? Lei deve testimoniare, ha capito? Lei deve dire le cose esatte, altrimenti vada a casa”. E mentre fa il gesto con la mano ripete a Giulia :” Vada, vada a casa abbiamo finito”.

Interrogatorio stressante quello della diciottenne Giulia T. il cui verbale verrà sicuramente passato al pubblico ministero Forieri che deciderà se procedere per falsa testimonianza.
Viene chiamata testimoniare Domina F. Pubblico ministero e presidente le ricordano che le dichiarazioni che avranno valore saranno quelle fatte in aula.

Racconta: “Rocco e Valentina ci raggiungono al pub. Rocco tiene Ramon, il dogo argentino, al guinzaglio. Quell'uomo lasciata la bicicletta attacca bottone e guardando il cane tira fuori il coltellino, dice che anche lui aveva quei cani e poi, rivolto a Rocco, come lo vuoi il cane, cotto o crudo? Rocco dice: vattene. Vattene. E quello: no, io ammazzo il cane. Toglieva dalla tasca il coltellino lo apriva e poi lo richiudeva. L'uomo era a un paio di metri da Rocco che teneva il cane, che infastidito, abbaiava. L'uomo si toglieva anche il cappellino e lo agitava davanti al dogo. Dopo un paio di volte che l'uomo aveva fatto quel gesto Rocco, mentre l'uomo era chinato gli ha tirato un calcione. Ho visto il lancio del cappello e il calcio di Rocco. L'uomo è caduto all'indietro: era steso a terra e si lamentava”.

Pubblico ministero: “Quando l'uomo ha preso il calcio in faccia, dove aveva il cappellino?”.
Domina: “E' caduto all'indietro. Avevo visto il coltello; il sangue? Non ci ho fatto caso. L'uomo era ubriaco, biascicava e l'alito emanava un forte odore d'alcool. Io e Rocco eravamo davanti all'uomo, tutti gli altri dietro, seduti sulla seconda panchina. C'erano Simone, Giulia, Nicolò e Damiano. Noemi era già andata via”.
“Dopo aver lasciato via Ferrari (senza aver prestato soccorso al romeno -ndr) in auto con Rocco e Vanessa ci siamo ritrovati con gli altri in un parcheggio. In auto parliamo: l'uomo si è fatto male. Rocco era leggermente agitato, fuori dall'auto ha vomitato. Non ha dato spiegazioni del suo gesto. Rocco lo abbiamo accompagnato a casa di sua madre. Avevamo saputo che sul posto era arrivata l'ambulanza ed aveva portato via l'uomo. Che quell'uomo era morto l'abbiamo saputo dopo la seconda convocazione dei carabinieri. Rocco era spaventato, voleva parlare con l' avvocato”.
“Siete ancora fidanzati?”, chiede il presidente. “Prima no, adesso sì”. A udienza conclusa Infonodo fa la conoscenza dell'attuale fidanzata di Rocco, che accudisce Ramon, il dogo argentino. Non è Domina F. e neppure Vanessa S. - indagata per favoreggiamento - che la Corte chiama a testimoniare.

Su domanda di uno dei legali di Rendina, Vanessa ricorda che il romeno prima rivolse le sue attenzioni al cane dicendo: “Quando voglio mi avvicino a lui. E poi ha rivolto minacce a Rocco e a me”.
“E vero che l'uomo, rivolto a lei, disse: “Ti faccio vedere cosa combino a te e al cane?”, domanda l'avvocato Cotroneo “Sì. Per una decina di minuti parolacce e minacce”. “Dalle sue dichiarazioni a verbale – insiste il legale – leggo. “È caduto all'indietro non l'ho visto. Ho detto, andiamocene. Ho visto il calcio e sentito il tonfo. L'uomo non l'ho più visto. Ci siamo allontanati perché il personaggio era su di giri, aveva il coltello e diceva: tu vedi cosa ti combino. Come te lo faccio cotto e crudo”.

Vanessa: “Il cappellino non ricordo se gli era caduto e nel gesto si è chinato ed è allora che Rocco gli ha sferrato il calcio”.
“Dice di conoscere Rocco da 12 anni. “Siamo stati fidanzati poi ci siamo persi di vista. Non so come definirmi: amica? So che Giulia T. aveva una relazione con Rocco”.
“Quella sera l'uomo non si reggeva in piedi, parlava italiano ma non lo era. Sceso dalla bicicletta aveva detto a Rocco: il tuo cane è stupido. Poi aveva tirato fuori il coltello e io ho detto a Rocco: andiamocene. Sono indietreggiata, Rocco gli ha tirato il calcio, ha messo il cane nel bagagliaio e siamo andati via. Non ricordo se l'uomo aveva il cappellino. Ricordo che batteva le mani per terra ed apriva e chiudeva in continuazione il coltellino. Quando si è avvicinato di più a Rocco è partito il calcio. Rocco dava le spalle alla strada, l'uomo al pub. Il calcio lo ha colpito in faccia. L'ho visto cadere all'indietro. Tutti erano seduti sulla panchina, io mi sono alzata, non ho visto l'uomo sanguinare. Rocco mi ha detto: “L'ho ammazzato”.

A domanda del presidente Vanessa riferisce – smentendo quindi la testimonianza di Giulia T. - che “in auto Rocco, spaventato, un paio di volte ha detto d'avergli dato il calcio come per dire all'uomo, levati”.
“I miei amici mi hanno detto d'essere stati chiamati dai carabinieri – conclude - io pochi giorni dopo quella sera mi sono fidanzata e non sono più uscita con loro. Della morte dell'uomo l'ho saputo dopo un paio di settimane. Obiettivamente non mi capacito: è stato solo un calcio. Non siamo scappati. Siamo andati via per paura che si rialzasse”.

Simone Caprio è l'ultimo test convocato. Indagato per vicenda collegata ed è quindi assistito dall'avvocato d'ufficio Marzia Barberis.
Ricorda i particolari di quella tragica serata dicendo che “l'uomo aveva detto a Rocco: fai finire d'abbaiare il tuo cane se no te lo scuoio. Ripeteva quella frase. Diceva che in Romania suo padre aveva dei cani dogo argentini. Ha buttato a terra il cappellino e quando si è chinato Rocco lo ha colpito, non per cattiveria. In modo normale”.

“L'uomo stava raccogliendo il cappello quando Rocco gli ha dato il calcio?”, chiede il pubblico ministero. “Sì – è la risposta -. E' rimasto all'indietro quando l'ha colpito ancora. Diceva parole nella sua lingua. Dietro la nuca perdeva sangue”.

“In faccia sanguinava?” domanda il pm Forieri. Sentito da me il 26 gennaio ha dichiarato che l'uomo era a terra di schiena e perdeva sangue dal naso e da dietro la testa”. “Sì – conferma Simone – gli usciva sangue dal naso. Nicolò e Damiano ci hanno avvisato dicendoci che l'ambulanza aveva caricato l'uomo”.

Pubblico ministero: “Con Nicolò e Damiano vi siete sentiti?”. “Sì”. “E accordati per raccontare il falso ai carabinieri?, aggiunge Forieri.
“L'uomo non è morto per un fulmine. Qualcuno gli ha spaccato la testa”, interviene il presidente Airò.
Saputo che l'uomo era morto Simone C. aveva chiesto consiglio ad un poliziotto della Questura di Milano. “Non sapevo che era deceduto. Al poliziotto, amico di famiglia, ho raccontato i fatti e lui mi ha consigliato: vai e di la verità”.
“Però, ti hanno chiamato a testimoniare e non hai ascoltato il consiglio”, obietta il presidente.

Il 6 dicembre dello scorso anno fuori dalla caserma di Sesto San Giovanni un carabiniere sente Simone C. e gli altri che sono in attesa d'essere interrogati dire: “Dobbiamo raccontare tutto”. Fino a quando è arrivato Rocco ed allora hanno aggiunto “Rocco non deve uscire”.

 

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