Processo Miriadi - Per la Cassazione non era tentato sequestro. Le pene verranno ridotte

di Pier Attilio Trivulzio

Occorrerà attendere le motivazioni, ma per la Cassazione non fu tentato sequestro bensì condotta estorsiva violenta quella di Giovanni Miriadi e Mario Girasole che nell'ottobre di quattro anni fa cercarono di caricare sulla loro Mercedes il costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.

Per i giudici della 2/a sezione della Corte di Cassazione, l'azione di Miriadi e Girasole era finalizzata ad ottenere dal fratello di Carlo, Giuseppe Malaspina, con una condotta estorsiva violenta la proprietà del terreno di via Principato a Vimercate che rivendicavano quale proprietà del loro padre Assunto.

Per questo motivo, pur ritenendo valido il piano accusatorio, i giudici romani, hanno rinviato al Tribunale di Milano le sentenze di primo e secondo grado impugnate dai difensori degli imputati, vale a dire quella pronunciata il 25 novembre 2013 dal Tribunale di Monza (collegio giudicante Letizia Brambilla, Emanuela Corbetta, Pierangela Renda; pm Marcello Musso) e quella della Corte d'Appello di Milano del 17 giugno dello scorso (collegio giudicante Piero Gamacchio, Jole Milanesi, Alessandra Galli; pm Dello Russo) chiedendo che una diversa sezione di Corte d'Appello provveda a riformulare il conteggio delle pene e alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti civili.

Soprattutto i magistrati romani hanno bacchettato i colleghi milanesi “in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche” a Isidoro Crea, tuttora agli arresti domiciliari.

L'avvocato Andrea Orabona, aveva presentato istanza per la revoca del provvedimento al suo assistito Isidoro Crea nel corso dell'udienza del 17 luglio 2014 davanti al Tribunale di Monza (dopo avere inizialmente chiesto il patteggiamento) che però non era stata accolta nonostante il fatto che Crea, incensurato, aveva un lavoro stabile ed il suo datore di lavoro aveva espresso giudizi lusinghieri su di lui suo definendolo “preciso, coscienzioso e sempre presente”.

Secondo i giudici d'Appello “I pregressi rapporti di Isodoro Crea con Giuseppe Malaspina non indeboliscono, anzi esaltano gli elementi di prova”.

Proprio perché – aggiungono – prima di apportare un decisivo contributo causale all'azione intimidatoria dei Miriadi, Crea si era prestato ad aiutare i Malaspina; i fratelli (Carlo, Giuseppe e Antonio Malaspina – ndr) tenevano indenne l'odierno appellante da ogni conseguenza dopo i fatti. Davvero improvvido, dunque, risulta l'insistere delle difese sui pregressi rapporti del Crea con le persone offese. Così come improvvido è risultato da parte di Crea tentare nelle dichiarazioni spontanee rese di prendere le distanze dai Miriadi”.

In merito alla vicenda dell'ottobre 2011 che ha visto protagonista Carlo Malaspina, in Appello Giovanni Miriadi aveva riferito “che altre ragioni inerenti i propri rapporti personali con la vittima lo avevano spinto, nel caso di un incontro casuale, ad aggredirlo fisicamente”. Dunque, è scritto nella sentenza di secondo grado “non tentativo di sequestro ma dolo d'impeto di lesioni”.
Argomentano i giudici: “Il fatto però è corroborato da un vero e proprio tentativo di sequestro con l'esclusione di una semplice aggressione fisica perchè non è stata l'impressione che la vittima ha avuto. D'altra parte non è verosimile che i due imputati possano avere usato violenza fisica semplicemente con la finalità di riscuotere un presunto credito tra l'altro assai risalente nel tempo in considerazione dei rapporti amicali pregressi e pacificamente provati in atti
I testi Deni, Filippelli e Zaza non avevano parlato di percosse; era stato quell' aiuto ad entrare nella vettura che aveva focalizzato le rispettive informazioni testimoniali”. E ancora: “Nel caso di specie non è stata raggiunta la prova che la liberazione della persona offesa sarebbe stata subordinata al trasferimento della proprietà del terreno di cui si discute. Dal punto di vista delle condotte appare incontestabile, alla luce delle risultanze probatorie, che la condotta posta in essere da Giovanni Miriadi e Mario Girasole fosse destinata a privare la vittima della sua libertà personale”.

In Appello l'avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole aveva detto: “La sentenza (di primo grado – ndr) aveva escluso le finalità estorsive delle condotte qualificate come tentato sequestro. La condotta di Mario Girasole restava in buona sostanza avulsa e non conferente con l'attività relativa all'acquisizione del noto terreno di Vimercate”.

Dichiarazione che non aveva però trovato d'accordo i giudici.
Per loro: “Scatta il movente di quello che non è due spintoni e via, ma un vero tentativo di sequestro che avrebbe caratterizzato quelli che si chiamano sequestri lampo. Di lì a poco perchè il rogito (del terreno di via Principato a Vimercate – ndr) doveva essere firmato il 31 ottobre, fine mese, ed avrebbe comportato l'incasso di una rilevante somma”.

Non si può che confermare la sentenza impugnata anche in riferimento al trattamento sanzionatorio, salvo per Miriadi Vincenzo la correzione di alcuni calcoli nei quali il primo giudice è incorso e per Giovanni Miriadi gli effetti del riconoscimento del vincolo della continuazione per tutti i reati. La pena da infliggere a Vincenzo Miriadi non è quella di 12 anni e 13.500 euro di multa ma di 11 anni e 6 mesi. Non vi è motivo alcuno per la concessione delle attenuanti generiche, si aggiunge che era proprio Vincenzo Miriadi ad intrattenere rapporti con Foti Giuseppe ed altri personaggi gravitanti nell'ambiente della criminalità organizzata”.

La pena comminata a Giovanni Miriadi è stata di 14anni 9 mesi, 15.200 euro di multa; a Mario Girasole 8 anni 11 mesi e 10.000 euro di multa; Isidoro Crea, 4anni 4 mesi e 5.000 euro multa.

Per Crea Isidoro – scrivono i giudici milanesi - si è tenuto conto delle circostanze attenuanti mentre non è stato giustamente valorizzato tale elemento per la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il Tribunale ha sottolineato il causale apporto rilevante del Crea e per questo motivo il trattamento sanzionatorio applicato al Crea merita dunque di ricevere conferma”.

Questo passaggio non ha trovato d'accordo i colleghi della Corte di Cassazione che hanno rinviato gli atti a Milano. Chiedendo altresì di rivedere la liquidazione alle parti civili che in Appello erano state fissate in 3.000 euro per Giuseppe Malaspina e 3.000 euro per le restanti parti civili. In primo grado il Tribunale aveva deciso la liquidazione di 25.000 euro a Giuseppe Malaspina e 20.000 a Carlo Malaspina.

 

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