Omicidio di Paolo Vivacqua. Lunedì la requisitoria del pubblico ministero Donata Costa


di Pier Attilio Trivulzio

Siamo alle battute finali del processo Vivacqua – anche se la sentenza non si avrà prima di settembre-ottobre.

Lunedì 29 giugno (dopodomani ndr) Donata Costa, che rappresenta la pubblica accusa, inizierà la sua requisitoria ed ancora si disquisisce sul testo di alcune telefonate in siciliano. Tant'è che in aula sarà sentito il perito – specialista nel dialetto siciliano - relativamente a tre intercettazioni in carcere di Antonino Giarrana di cui i legali degli imputati contestano la trascrizione dopo aver ascoltato l'audio. Così anticipate in aula dalla teste Nava che per il Tribunale esegue le trascrizioni: “Io mi dovessi andare in culo alla vita mai più omicidio. Unico desiderio la famiglia” dice Giarrana il 9 luglio; il 19 la parola contestata è cutter, in realtà è scooter”; ed infine il 24: nella trascrizione consegnata ai legali è scritto Barba, in realtà è bamba, cocaina. “Brucia la bamba”.

Sentiremo il perito e in ogni caso voi (legali -ndr) fate un memoriale che verrà preso in considerazione in camera di Consiglio, noi qui dobbiamo andare avanti”, sollecita il presidente Giuseppe Airò. “Quando il 29 giugno verrà in aula – dice il legale di Giarrana - porremo direttamente a lui la domanda”.

Pubblico ministero: “Ho produzioni documentali, produco ora? Se poi...”.
Presidente: “Se spostiamo al 2 luglio che è un giovedì?”.
Pubblico ministero Donata Costa: “Io dovrei concludere il 29 giugno”.

In aula arriva il teste Pietro Provenzano, convocato dall'avvocato Manuela Cacciuttolo difensore di Germania Biondo che ha lasciato il carcere di Monza e dopo un intervento chirurgico all'Ospedale San Gerardo ha ottenuto gli arresti domiciliari. Sevesi e Orlando, difensori di Barba hanno anche loro presentato istanza per l'arresto ai domiciliari.
Di professione sono investigatore privato, vice presidente di Federpol”.

L'avvocato Cacciuttolo chiede se conosce Germania Biondo. “Conoscerla è una parola grossa – risponde -. Ho fatto una ricerca nei miei archivi ed ho trovato documentazione risalente al 2008: un mandato conferitomi per comportamenti infedeli. Poi però il lavoro non è stato svolto, il mandato è stato infatti revocato, credo perché chiedevo la tariffa di 35 euro l'ora ed il lavoro sarebbe stato svolto da due persona e dunque 70 euro all'ora”. Legale: “Conosce Diego Barba?”. “Sì, ci siamo conosciuti. Venne da me quattro anni fa dicendomi che era socio di un'agenzia privata che aveva chiuso. Lui era in possesso della licenza per detenere l'arma, un mio collega cercava un socio e io lo misi in contatto. Ricordo solo il nome del collega, Marcello. Non il cognome. Aiutai Barba nella pratica autorizzativa con la polizia. Nel frattempo però la legge cambiò essendo richiesta la laurea ad indirizzo giuridico e Diego Barba la laurea non l'aveva”.
Pubblico ministero: “Conosce l'investigatore privato Cascardo?”. “No, me ne parlò Diego, non ricordo”.
Su domanda dell'avvocato Franco Gandolfi di parte civile il teste risponde: “Non ricordo a quanto ammontava il preventivo fatto alla signora Germania Biondo. Preparai il mandato poi revocato e mai firmato. Chi c'era con la Biondo quando venne nel mio studio? Penso che con lei ci fosse una donna”.
Secondo teste della giornata il maresciallo Giovanni Azzaro della compagnia carabinieri di Desio. Presidente Airò: “Risentiamo il maresciallo come testimone. Attraverso di lui cercheremo di individuare gli interlocutori di alcune telefonate. Vediamo se ci può dare riferimenti a dati oggettivi”.
Il maresciallo dell'Arma identifica in Vincenzo Battistelli (all'epoca della telefonata in servizio alla polizia giudiziaria di Monza – ndr) tale Enzo interlocutore di Diego Barba; in Salvatore Longo che chiama Salvo, Salvino La Rocca; Nino in Antonino, figlio di Gino Guttuso chiamato da Barba mentre è in auto. Chiamata di Barba: “Riesco a farti (un bonifico) e quindi un sms col testo “Bonifico che ho fatto a Tonino”. E' il 2 aprile 2013. Quella stessa giornata altra chiamata di Barba al figlio di Guttuso e così l'8 aprile.
Altra conversazione che inizia con “Salve, Michele. Ciao Diego”. Il chiamato è Michele Esposito all'epoca in servizio presso il Commissariato della Polizia di Stato di Monza. Il 9 maggio la conversazione è con Mario Ottello della Guardia di finanza.

Il maresciallo Azzaro identifica altre persone chiamate da Barba: Luisa Aronica; Ignazio Valenza; Giuseppe Asero (“E' il mio commercialista”, fa presente dal gabbio il Barba); chiamata di Salvino La Rocca con Massimiliani Danesi. “La telefonata è del 29 maggio 2013, Danesi nato a Cuggiono e residente a Robecchetto di Induno è stato scarcerato da Monza il 2 maggio. Era in carcere con Giarrana”, precisa il maresciallo Azzaro. Non viene invece identificata la persona che da un telefono pubblico dell'area di Stoccarda in Germania chiama La Rocca e così tale Paolo che è in auto, sulla Toyota Rav 4 della Biondo il 16 giugno 2013. “Sono intercettazioni mancanti fatte su ordine della Procura di Milano”, tiene a precisare Donata Costa.

E' maretta tra la Costa e l'avvocato Cacciuttolo per alcune conversazioni con l'individuazione della mamma della Biondo. “Ha fatto attività di Pg?”, chiede la Cacciuttolo al pm; “E' attività di Pg – conferma la Costa – per capire chi c'era in auto con la Biondo. Chi è Maura? Chiedo al maresciallo se lo sa”.
Entra in aula anche quella conversazione “piccante” tra la Biondo e Barba. “...non quello che sai, cos’hai da fare tu, amore? O, non so, si può fare anche il contrario”. (parlano del viagra – ndr). “Era il 19 giugno, Barba, sotto intercettazione da giorni è in auto”, spiega Azzaro.

Ancora scintille tra il difensore della Biondo e la pubblica accusa che domanda al teste se sa dire dov'era l'auto del Barba che aveva il Gps. “Era attività di Ocp e quindi eravamo in grado di monitorare la vettura. Si trovava nella zona tra Cinisello e Sesto. Altra opposizione della Cacciuttolo che si oppone a che il teste riferisca in merito alla localizzazione di una telefonata dall'auto in movimento del 13 luglio tra Barba e la sua cliente. “...Io la vorrei chiudere...scendete tra cinque minuti e portate il collare”.

Teste: “E' vicino al negozio di cartoleria dove lavora la figlia di Barba”.

Nelle conversazioni si parla anche di uno scooter Vespa di colore nero. Ed a proposito di scooter il finanziere che vendette il suo scooter Kymko a Gino Guttuso, lo scooter che - secondo l'accusa - sarebbe stato usato da Antonino Giarrana e Antonio Radaelli per andare a Desio il 14 novembre 2011 ad uccidere Paolo Vivacqua era di colore blu e non nero.

Il maresciallo dei carabinieri riferisce anche sui compagni di cella di Giarrana e Radaelli a Monza. “Il 27 giugno 2013 nella cella 818 con Radaelli c'era Borgo Paolo e Ledonne; nella 806 con Giarrana fino al 2 maggio c'è Stefano Danesi e Stefano Arienti”. Altri detenuti sono stati ospiti di quella cella: Poletto Tiziano, Vincenzo Trommino detto Enzo e per un certo periodo Musciacchio Sergio. “Per un certo periodo anche Nicola Rulli e, identificato nel limite del possibile con la Polizia penitenziaria Musciacchio Cosimo Raffaele detto Mimmo”, dice Azzaro.

L'avvocato Frigerio, legale di Salvino La Rocca, riferisce della difficoltà a far venire in aula Antonio Lomaggio per riferire sui rapporti tra La Rocca e Giarrana inerenti l'interessamento di Salvino presso l'industriale Lomaggio che avrebbe potuto dare lavoro a Giarrana. E chiede che sia convocato il figlio del Lomaggio. Pubblico ministero: “Diamo per ammesso l'interessamento del Lomaggio per dare lavoro a Giarrana. La testimonianza non è però rilevante”.

Presidente: “Dobbiamo decidere se sui rapporti tra La Rocca e Giarrana potranno riferire direttamente i Lomaggio?”.
Pubblico ministero: “Ci può riferire l'imputato durante l'esame...”. Giarrana: “Per il momento no”.

L'avvocato Cacciuttolo fa presente di non voler rinunciare a sentire Vincenzo Infantino e ne chiede, per l'ennesima volta, l'accompagnamento da Ravanusa con i carabinieri.

Quindi Donata Costa prende la parola per dire che produce le comunicazioni pervenute dal carcere di Pavia relativamente a Luigi Miniemi. “Il 16 settembre 2013 Miniemi chiede di parlare con la sottoscritta. Dalle intercettazioni in carcere si desumono elementi delittuosi, faccio delega ai carabinieri dando atto di reati in riferimento a tre episodi”.

Presidente rivolgendosi ai legali: “Oggi non chiudiamo. Voi fate tutte le vostre richieste, non chiudiamo, ci portiamo avanti e la Corte apre col 507 e 509. e ne discutiamo nell'udienza del 29 giugno”.

In merito agli articoli 507 e 509 il codice di procedura penale dice: “Terminata l'acquisizione delle prove il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova”.
Franco Gandolfi di parte civile consegna documentazione bancaria di Lavinia Mihalache presso la Banca Popolare di Bergamo sede di Desio da cui risolta che sul conto dopo il deposito dei 14 tagliandi vincenti da 10mila euro cadauno con riferimento ad una telefonata col tabaccaio siciliano (totale 140mila euro) giocati in una tabaccheria di Ravanusa alla data del 28 aprile 2012 quando venne sequestrati dalla Procura di Milano il conto presentava un saldo di 131.089 euro.

Angelo Pagliarello difensore di Giarrana produce relazione Ris di Parma e le “tre paginette” di Miniemi sentito in merito all'uccisione di Franca Lojacono e la nota d'accompagnamento presente nel fascicolo del passaggio dal pm Costa alla Massenz.

Monica Sala, difensore di Radaelli produce documentazione in riferimento ai tabulati del 14 novembre 2011 tra Radaelli e Gino Guttuso oltre ad elenco riassuntivo dei tabulati telefonici dall'11 al 20 ottobre relativi all'ipotetico incontro – riferito dal maresciallo Azzaro - di cui parla Miniemi nonché altri immediatamente successivi all'ordinanza di custodia e precedenti le dichiarazioni di Miniemi.

Paolo Sevesi, difensore con Gianluca Orlando di Diego Barba, produce 5 documenti: sentenza Tribunale di Milano “Fiori di San Vito”, sentenza Isola Felice 2 procura di Varese in entrambe si parla del ruolo e della pena inflitta a Luigi Miniemi; email di Francesco Samani della Guardia di finanza, primo possessore dello scooter Kymko venduto a Guttuso. Lo scooter era blu, c'è il riscontro con una foto. La pubblica accusa dice di non opporsi all'acquisizione.
Manuela Cacciuttolo, difesa Germania Biondo. Deposita incarico dato dalla Biondo all'investigatore Provenzano.

Ancora l'avvocato Sevesi. “Produco lettera del 16 dicembre 2013 dell'ufficio matricola del carcere di Pavia relativa a Luigi Miniemi. Viene prodotta oggi come riscontro positivo. Ed in quanto al provvedimento del 28 aprile 2015 mi oppongo alla acquisizione. Trovo sia correttezza procedurale depositare oggi la lettera assieme a quella manoscritta da Miniemi del 4 aprile 2014. Il pubblico ministero dice che la lettera non è pertinente al processo Vivacqua; la lettera dice che Miniemi riferisce alla Costa. La domanda è: Miniemi cosa deve dire alla Costa?”.

Nasce un vivace “scambio d'idee” tra l'avvocato Sevesi e Donata Costa. Presentiamo la lettera come attinente a questo processo. In quanto alla pertinenza deciderà la Corte”.

Il pm si oppone all'acquisizione. Sevesi rivolto alla dottoressa Costa: “Non ce l'ho con lei. Lei il 4 aprile 2014 riceve da Miniemi documento manoscritto che iscrive a modello 45 nel fascicolo 947/14. Documento certo che io identifico!!”.

Monica Sala: “La difesa di Radaelli s'associa. Quella missiva oggi prodotta, rimandata al mittente, è pevenuta alla Procura di Monza il 16 aprile e il documento che la difesa di Barba ha presentato potrebbe essere la risposta della Procura. E' un dubbio che abbiamo. Per serenità di giudizio ritengo debba che essere acquisita col 507 cercando di capire se esiste anche una iscrizione al registro modello 45. Mi oppongo all'acquisizione di verbali, foto e quant'altro se non c'è modello 45”.

Ho dato procura ai carabinieri di Desio perchè dalle intercettazioni in carcere si parla di una rapina e furti di rame – risponde il pm -. La ricerca a modello 44 è stata archiviata per non identificazione di chi ha commesso i reati”.

Alessandro Frigerio difensore di Salvino La Rocca: “Mi associo a quanto ha detto la Sala attinente il primo documento Miniemi del dicembre 2013. Mi oppongono ai colloqui di Miniemi associandomi al collega Pagliarello”.

Avvocato Cacciuttolo: “La lettera del dicembre 2013, allegato 56, è un documento generico perchè Miniemi dice solo d'essere sentito. Per quale motivo, dopo quattro mesi di vuoto, Donata Costa scrive? In questi termini generici decida la Corte per l'acquisizione. I fatti sono che Luigi Miniemi scrive il 4 aprile, quindi dopo gli arresti degli odierni imputati. Se si acquisisce è sul 501. Se le persone hanno commesso delitto, rapina o altro non rilevanti e non si tratta di fatti nuovi mi oppongo alla produzione”.

Donata Costa: “Ribadisco la mia oppongo alla produzione dei documenti del difensore Sevesi. Mi interessa soltanto per il fatto storico: valutare quel che dicono gli imputati in cella”.

 

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