Omicidio Vivacqua. La condanna a morte arrivò dalla Stidda. L'accusa ha chiesto 4 ergastoli; 23 anni e 6 mesi per l'ex moglie


di Pier Attilio Trivulzio

Potete uccidere Paolo Vivacqua.
La decisione di dare il via libera all’eliminazione del rotamat di Ravanusa venne presa in Germania da elementi di spicco della “Stidda” e comunicata a Diego Barba e Salvino La Rocca, appositamente recatesi in terra tedesca, il 9 novembre 2011.

Ceduti i terreni di Carate Brianza a Bricoman per 5,1 milioni di euro, trasferita la residenza in Svizzera e in procinto di spostare i suoi affari in Romania, Vivacqua aveva deciso di tagliare i ponti col passato, tanto da non riconoscere neppure un euro di quanto ricavato con l'operazione di Carate al gruppo che fino ad allora lo aveva sostenuto. Bollato come “taccagno” arrivò l'autorizzazione alla sua eliminazione fisica.

Molto di più del “noir che assume le tinte fosche di un vero e proprio romanzo popolare nel cuore dell'operosa Brianza”, come spiegarono i carabinieri di Desio annunciando, dopo oltre due anni di indagini, gli arresti di Germania Biondo, Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonino Giarrana e Antonio Radaelli.
In realtà il viaggio-lampo in Germania di Diego Barba e Salvino La Rocca, cinque giorni prima dell'omicidio fu compiuto per avere il benestare all'operazione.

Quella di Donata Costa, sostituto procuratore a Monza, pubblica accusa al processo in Corte d'Assise per l'uccisione di Paolo Vivacqua è stata una vera maratona oratoria. Sei ore e mezza di requisitoria per spiegare con chiarezza alla Corte e, soprattutto ai sei giudici popolari, la sequenza degli atti che l'hanno portata a chiedere l'ergastolo per Diego Barba, Salvino La Rocca, Antonio Giarrana e Antonino Radaelli; e per tutti e quattro un anno di isolamento diurno. Per Germania Biondo – da maggio ai domiciliari per motivi di salute – la richiesta è stata di 23 anni e 6 mesi e la concessione delle attenuanti generiche. Come donna inserita in un certo contesto culturale, ha spiegato il Pubblico Ministero, si trovava in una situazione di libertà limitata. Se dopo la separazione, Paolo Vivacqua poteva rifarsi una famiglia con la giovane Lavinia, a lei non era concesso e poteva fare solo la nonna.

Per Donata Costa ad uccidere con 7 colpi di pistola calibro 7,65 sparati tutti da dietro, a distanza ravvicinata, il 14 novembre alle 10,43 appena il rotamat di Ravanusa è entrato nell'ufficio di Desio, “tanto è vero che aveva ancora la sciarpa e il cellulare in mano” è stato Antonino Radaelli, recatosi sul posto con lo scooter guidato da Giarrana avuto in prestito da Gino Guttuso.

Delitto eseguito su ordine di Diego Barba e Salvino La Rocca che cinque giorni prima, il 9 novembre, fanno un misterioso viaggio in Germania. A dire di Barba per acquistare una Mercedes, rientrano, però, il giorno dopo senza aver acquistato nulla.
Il 10 mattina – precisa Barba - siamo stati lungamente fermati per un controllo dalle autorità tedesche”.

Quel viaggio – dice la Costa – aveva un'altra motivazione: informare qualcuno della decisione presa di uccidere Paolo Vivacqua”.

All'indomani, l'11 novembre alle 11.04 Barba chiama il cognato Calogero Licata Caruso, inseparabile braccio destro di Vivacqua, fissando con lui un appuntamento. Interrogato in merito a quell'appuntamento che coinvolgeva il parente, Licata Caruso si avvale della facoltà di non rispondere. Indizio che Donata Costa aggiunge a molti altri già acquisiti in questo processo che – è lei stessa a ricordarlo ai giudici popolari - “è indiziario. Non abbiamo la pistola fumante e per questo arduo e difficile sarà il vostro compito”.

Ricorda l'intercettazione dell'ottobre 2011. Paolo Vivacqua accompagna l'amico Salvatore Grasta a vedere i terreni appena ceduti a Bricoman, che gli hanno fruttato 5,1 milioni di euro, e questi gli chiede se nell'operazione c'entra Diego Barba. “No – risponde Paolo – c'entra Lillo (Calogero Licata Caruso - ndr) che ha il cento per cento delle mie società”. Grasta lo avverte: “Guardati da Lillo, ne parlano male”. E Paolo, di rimando: “Se parlano male di Lillo è solo per invidia. E comunque se Lillo fa girare 100mila euro, io ne faccio 100 di milioni”.
Quella conversazione insospettisce il finanziere Martella della tenenza di Gorgonzola che, consultando l'archivio informatico risale alla quota posseduta nel 2004 da Barba nella società Vibi. E' lo stesso Barba, nel corso di una dichiarazione spontanea in udienza a dire “che quella quota fu un favore chiestomi da Paolo Vivacqua”.

Indizi, una montagna di indizi messi in fila per comporre il puzzle dell'omicidio. Quell' un cento della Loviro che senza avvertire l'ex moglie, Paolo Vivacqua fa trasferire a Mario Infantino alla vigilia dell'operazione Bricoman; ed in ordine di tempo, un paio di settimane prima dell'uccisione, la visita di possibili acquirenti – calabresi - del capannone di Sesto San Giovanni della Royal Aste che Vivacqua ha deciso di mettere in vendita senza dire niente a nessuno. E sollecita il figlio Davide affinchè chieda alla madre Germania Biondo i documenti della proprietà.

E poi le dichiarazioni del palermitano Gino Guttuso che dice d'aver prestato il suo scooter a Giarrana e quelle del supertestimonio Luigi Miniemiche ha voluto metterci la faccia – dice la pubblica accusa – ed è venuto qui a spiegarci con dovizia di particolari quanto gli aveva raccontato Giarrana in carcere”.

Ma c'è di più: le ambientali nel carcere di Monza tra Antonio Giarrana, arrestato per l’omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua, e il fratello Carmelo che appare indispettito per il comportamento reticente di Antonio. “Salvino che ti ha detto?”, chiede Antonio a Carmelo, e Carmelo “ma che c’entra Salvino?” e poiché il fratello tace aggiunge: “Papà ha intenzioni brutte con Salvino”. E insiste: “Se devi dirmi qualcosa...Dimmi tu che Salvino non dice nulla...”. Antonino al fratello Carmelo: “Vai dall'investigatore privato (Diego Barba - ndr) amico di Salvino, così se tu ci vai io so cos'hanno in mano perché l'investigatore conosce tutti alla Procura di Monza”.

E ancora le dichiarazioni di Lavinia Mihalache che trovato Paolo sotto la scrivania dell'ufficietto di Desio, si rende conto che – a differenza di tutti gli altri giorni, Licata Caruso, Enzo e Mario Infantino, i tre fedelissimi del rotamat, sono lontani. E lo dice con forza al magistrato e ai carabinieri.

Ma c'è di più: i numerosi depistaggi alle indagini che a detta di Donata Costa, sono stati messi in atto da Diego Barba servendosi dell'ex investigatore monzese Attilio Cascardo.

E' a lui che – su suggerimento dell'amante Diego Barba – alla fine del 2010, inizio 2011 Germania Biondo, umiliata in Sicilia nell'agosto dai figli Antonio e Davide che vanno a Campobello di Licata e picchiano Barba, si rivolge per raccogliere informazioni sugli affari del marito e raccontando quanto sa sui traffici del marito e dei figli con l'intenzione di farli arrestare.

E Cascardo- secondo il PM - gira l'informativa al Colonello della Guardia di finanza Marco Selmi comandante a Sondrio.

Le verifiche delle Fiamme Gialle sui traffici valtellinesi di Paolo Vivacqua e soci portano alla scoperta di una cassetta di sicurezza che contiene 75mila euro in contanti nonché auto col doppio fondo dove occultare il denaro. Lo riferisce in aula il colonello Selmi che però non fa il nome dell'informatore.

Ed è sempre Diego Barba, secondo la pubblica accusa, che depista le indagini. “Era informatore delle forze di polizia ed aveva numerosi contatti con l'appuntato Colombo dei carabinieri in Sicilia e dunque gli appunti di fonte confidenziale che pervengono ai carabinieri di Monza dai colleghi di Campobello di Licata nei quale si dice relativamente all'omicidio di indagare la pista mafiosa e si fanno i nomi di Giuseppe Smiraglia, Giovanni Turco e Massimiliano Cannarozzo potrebbero essere opera di Diego Barba”.

L’omicidio era maturato dal fatto che “Paolo Vivacqua era stato sostituito da Giuseppe Smiraglia come nuovo reggente dei siciliani in Brianza”, scrivono i carabinieri siciliani. E del resto è proprio Smiraglia che il 19 agosto 2010, dopo che i figli di Vivacqua hanno picchiato Barba, va da Paolo a dirgli “Barba non si tocca”.

L'informativa di Campobello di Licata ci sembrava meritevole di approfondimento – aggiunge Donata Costa – anche perchè Cannarozzo aveva ceduto un terreno di Desio a Turco per la società che si occupava di rottami ed era sorto un contenzioso con due dipendenti di Paolo Vivacqua che avevano lavorato per Turco sottraendolo a Vivacqua. Nel corso delle intercettazioni Smiraglia e Turco sono stati arrestati per false fatturazioni mentre Cannarozzo, sentito e poi invitato a comparire, ha chiarito e quindi anche questa falsa pista è stata abbandonata”.

La vera svolta alle indagini la da una nota del maresciallo Scalisi del 20 marzo 2012. In essa si dice che Germania Biondo ha ingaggiato l'investigatore Cascardo pagato 60mila euro per indagare sul suo ex marito. Si scopre che Diego Barba è socio di Cascardo ed allora torna alla mente l'intercettazione del 16 novembre sul cellulare di Grasta.

Dalle intercettazioni di Cascardo apprendiamo elementi utili per inquadrare il soggetto che ha conoscenze tra le forze dell'ordine e collegamenti con il carabiniere Sossio Moccia che faceva favori all'ex politico Massimo Ponzoni e a Vivacqua, con Vincenzo Battistello che lavorava nel mio ufficio ed avevo appena allontanato poiché forniva notizie relative ad indagini che avevo in corso. Il 3 maggio 2012 sento Cascardo e a me dà false risposte come false sono state le sue dichiarazioni sotto giuramento in quest'aula. Cascardo è teste reticente e falso. Dalle intercettazioni sappiamo per certo che Germania Biondo era in stato di libertà limitata. Paolo Vivacqua ben poteva stare con la rumena e avere da lei un figlio; la Biondo doveva soltanto piegarsi al ruolo di nonna. E ben possibile quindi che il ruolo di Cascardo era quello di portare all'incarcerazione di Paolo Vivaqua. La conferma viene da quanto raccontato da Battistello, in servizio di Polizia giudiziaria presso il mio ufficio e proveniente dalla polizia municipale di Desio che dice di essere stato avvicinato da Cascardo in merito alla possibilità di avere informazioni da una signora. Informazioni in grado di mandare in carcere il marito e i figli”.

Quelle informazioni poi sarebbero state passate, secondo il PM Donata Costa, al colonello Selmi.

Le note confidenziali del colonello – continua la pubblica accusa - finirono a Monza, a Milano e alla dottoressa Albertini che aveva in carico l'istruttoria sulle false fatturazioni delle società che commerciavano rifiuti metallici ed ebbero riscontri positivi. Vivacqua era indicato come persona legata a gruppi siciliani e in particolare alla Stidda”.

Molti siciliani legati alla Stidda si sono trasferiti in Germania. E proprio da una cabina pubblica tedesca non individuata, nel giugno 2013, arriva sul cellulare di Salvino La Rocca, cugino di Antonio Giarrana, la seguente telefonata. “Ciao, pezzo di carabiniere a cavallo. Infame di merda. Vi state divertendo tu e l'amico tuo?”. Il riferimento secondo Donata Costa sarebbe relativo al fatto che mentre Antonio Giarrana marciva in carcere per l’omicidio di Franca Lojacono, La Rocca e Barba ne erano usciti puliti (ma potrebbe esserci dell’altro - ndr).

E' un altro tassello che aggiungiamo all'indagine - spiega Donata Costa sui contatti mafiosi tenuti dagli accusati –. Mai avrei pensato che Salvino avesse un fratello condannato per omicidio con sentenza definitiva al 416 bis che è in carcere a Spoleto”.

Sulla doppia strada tenuta dagli accusati per contrastare Paolo Vivacqua, Donata Costa aggiunge.

Com'è avvenuto nell'agosto 2010 dopo il pestaggio da parte dei figli prima Diego Barba si rivolge ai carabinieri di Campobello di Licata e sporge denuncia, poi, quando viene avvertito che Vivacqua sta rientrando appositamente dalle vacanze in Spagna e sta arrivando in Sicilia e che potrebbe essere armato, chiede l'intervento della mafia, e tre personaggi tra cui Giuseppe Smiraglia incontrano Paolo Vivacqua intimandogli di lasciare stare Barba.
Allo stesso modo, prima si serve di Cascardo per far arrivare informazioni al colonnello Selmi e fare arrestare Paolo Vivacqua, poi persegue la strada mafiosa, e attraverso La Rocca, si rivolge alla Stidda per poterlo eliminare”.
Ecco perchè quel viaggio lampo in Germania il 9 novembre i compagnia di Salvino La Rocca. Chi incontrano non si sa. Di certo hanno avuto il benestare all'uccisione di Paolo Vivacqua.

Il 21 settembre parola alle parti civili a cui faranno seguito il 5, 12 e 19 ottobre gli avvocati degli imputati.

 

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