Milano - 'Ndrangheta. Il condannato è anche vittima. Risarcito dai complici-usurai

di Luigi Ferrarella da il Corriere della sera

Condannato per un verso come imprenditore concorrente nell’associazione di ‘ndrangheta dopo l’estate del 2013, ma per altro verso beneficiato dal diritto di essere risarcito da quegli stessi ‘ndranghetisti per le estorsioni e l’usura da essi subìte. Parte civile, dunque, eppure nel contempo anche imputato condannato, sebbene senza l’aggravante dell’aver agevolato il clan criminale e anzi con l’attenuante prevalente dell’aver poi collaborato con gli inquirenti. La fotografia perfetta di certa imprenditoria lombarda alle prese con la ‘ndrangheta, mezza vittima e mezza complice, è nell’ircocervo giudiziario di Cristiano Sala (4 anni e 4 mesi di condanna, ma anche 20.00 euro di anticipo sul futuro risarcimento dovutogli dagli ‘ndranghetisti) nella sentenza della giudice Chiara Valori: che ieri complessivamente infligge tre secoli di carcere (già «scontati » dalle automatiche riduzioni di pena connesse ai 39 abbreviati e 12 patteggiamenti) nel processo di primo grado istruito dai pm Paola Biondolillo e Marcello Tatangelo al versante milanese della cosca Libri- Tegano.

Fino al 2007 Cristiano Sala, oggi difeso dagli avvocati Rosario e Gabriele Minniti, è un importante imprenditore milanese del catering con 35 milioni l’anno di fatturato nell’organizzazione di mense aziendali, matrimoni, e punti di ristoro in alcuni stadi come un bar a San Siro. Nel 2008 anch’egli è morso dalla crisi, nel 2009 peggiora, a fine 2010 va in bancarotta, ma ricomincia a lavorare ufficialmente come «consulente». Solo che, quando brutti clienti lo intimidiscono per riavere 300.000 euro, né i bruschi creditori né l’atterrito debitore vanno in Tribunale a disputarsi ragioni, ma entrambi corrono a farsi «proteggere» da altrettanti clan di ‘ndrangheta: quello, nel caso del debitore, che ieri (per associazione mafiosa, estorsioni, usura o traffico di 268 kg. di coca sequestrati a Genova nel 2013) incassa appunto 300 anni di carcere, a partire dai 20 a Giulio Martino. Dalla mediazione l’imprenditore guadagna il fatto di dover pagare «solo» 100.000 euro di debito invece di 300.000, ma da «vittima» diventa «complice »: in cambio dei vantaggi mette a disposizione degli ‘ndranghetisti le proprie conoscenze e relazioni, che il clan vampirizza per attività imprenditoriali nelle quali investire i proventi di droga e usura. Il clan apre società che distribuiscono un tipo di caffè in bar milanesi ed anche allo stadio, commercializza vini in Bulgaria, pensa a come acquisire la gestione del bar dell’ospedale Niguarda, s’interessa alle mense degli agenti nelle carceri di Bollate e Opera, manca di poco l’acquisto di un locale per aprire in via Solferino un ristorante calabrese. Il tipo di sentenza su Sala, invece, sembra propendere per un interesse proprio, e non della cosca, a scalzare la società che per i campionati 2013 e 2014 aveva vinto il servizio catering del Milan allo stadio Meazza: usando un carabiniere nel posto giusto per fare ciò che in quel momento serviva, e cioè una relazione che falsamente accusasse la concorrenza di impiegare extracomunitari clandestini.

lferrarella@corriere.it

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