Fmi: il lavoro? 20 anni per tornare ai livelli precrisi

di Marco Valsanta da il Sole24ore

In uscita da tre anni di recessione, ma con la strada della ripresa ancora lunga e bisognosa di riforme, soprattutto per rilanciare il mercato del lavoro. Il Fondo Monetario Internazionale, nel rapporto annuale previsto dall’Articolo IV su un’Eurozona dall’outlook tuttora “debole”, vede i passi avanti compiuti dall’Italia. Ma lancia un nuovo monito sul futuro del Paese: senza accelerazioni della crescita potrebbero servire vent’anni - quasi una generazione - per tornare davvero a livelli occupazionali pre-crisi. Nelle previsioni del Fondo, il tasso naturale di disoccupazione - il Nairu, al quale l’inflazione rimane stabile - minaccia di restare in Italia «più alto di quanto visto durante la crisi». In Francia sarà invece nel medio termine ai livelli pari di crisi, mentre in Spagna «scenderà significativamente ma rimarrà sopra il 15% nel medio termine ». In serata la replica del ministero dell’Economia, secondo il quale la stima del Fondo «è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte».

Cinque, in sintesi, le raccomandazioni rivolte dall’Fmi a Roma per affrontare la sfida, dall’efficienza del settore pubblico al lavoro. C’è «l’adozione e realizzazione della pianificata riforma dell’amministrazione pubblica», che dovrebbe fare i conti anche con una gestione delle risorse umane che sblocchi la produttività. Ci sono «ulteriori misure per l’efficienza della giustizia civile», con la razionalizzazione dei casi diretti alla Cassazione, la specializzazione dei tribunali e indicatori di performance delle corti. Le ricette del Fondo prevedono inoltre il rafforzamento del Jobs act e «misure concrete per ridisegnare » un wage supplementation scheme, la cassa integrazione, creando «un sistema universale di sostegno» legato a ricerca di lavoro e training. Ancora: una «decentralizzazione della contrattazione salariale» per la «maggior flessibilità nei contratti nazionali » e un rapido varo e attuazione della legge sulla competizione in settori importanti quali retail e trasporti. «La piena realizzazione di riforme già legiferate a tutti i livelli del governo - precisa l’organizzazione - è necessaria a migliorare il contesto imprenditoriale».

Agli occhi del Fondo, l’intera Eurozona resta però vulnerabile e rischia di perdere continuo terreno al cospetto degli Stati Uniti. Nonostante i progressi sulla Grecia, incertezza, volatilità e contagio sono possibili. Il Pil dell’Eurozona dovrebbe crescere quest’anno e dell’1,7% nel 2016 - stime invariate dall’aggiornamento di luglio del World Economic Outlook - ma la crescita potenziale di medio termine è stimata all’1%, incapace di «ridurre la disoccupazione a livelli accettabili in numerosi Paesi ». Il Fondo auspica così «misure fiscali favorevoli alla crescita», con i paesi dotati di maggior spazio di manovra che dovrebbero fare «uso della flessibilità prevista dal Patto di stabilità e crescita per sostenere investimenti e riforme strutturali». E invoca azioni per ripulire i bilanci bancari dai prestiti in sofferenza. Quel che serve, continua, è «uno sforzo collettivo più robusto per consolidare la ripresa, alzare la crescita potenziale e rafforzare l’Unione»: maggior spesa, riduzioni delle tasse e rilanci del credito potrebbero alzare la crescita al 2,7% e al 3% nel 2015- 1016. La Bce, da parte sua, dovrà esser pronta a estendere il Qe oltre la scadenza di settembre 2016 e arginare ogni pericolo greco. «Crediamo che probabilmente sarà necessario», ha detto Mahmood Pradhan, vice direttore del dipartimento Europeo del Fondo.

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