Monza - Autodromo. Dopo l'incontro con Bernie Ecclestone, Maroni da i numeri: "Accordo al 99,9%"

di Pier Attilio Trivulzio

Maroni si presenta a Ecclestone e il patron della Formula Uno gli vede al collo il pass che da accesso al paddock e gli chiede: “Chi glielo ha detto?”. Una battuta.
Maroni i libri, promessi, con le firme per tenere a Monza il Gran premio d'Italia, non li ha portati. “Li ha portati in Tribunale” è la battuta del sindaco di Monza, Roberto Scanagatti.

Sulla vicenda dell'Autodromo di Monza il Governatore della Lombardia apre la bocca e rifila ai giornalisti presenti frasi che dimostrano una certa confusione su quel che Ecclestone può fare per Sias e cosa vuole fare Sias.

Capiamoci. Oggi ha detto: “Mettiamo 35 milioni per cinque anni”. A Expo pochi giorni fa aveva detto “Metteremo 70 milioni per dieci anni”.
Sapete perché? A Expo pensava alla scadenza della convenzione tra Sias e i Comuni che ha data fine 2026. Oggi, davanti al motorhome di Bernie ha dimezzato gli anni cannando ancora una volta: l'eventuale contratto, ammesso che venga firmato, sarà di 4 anni e non 5 perché – come abbiamo già scritto – l'attuale Patto della Concordia tra squadre e FOM (di Bernie) ha scadenza 2020. Dice che al 99,9 per cento la firma ci sarà.

Le ultime novità sono quelle che Ecclestone ha dato ancora pochi mesi di tempo a Sias per decidere. Chiede 25milioni di dollari e l'Autodromo interamente a disposizione. Penserà lui a pubblicità, ospitalità e quant'altro. Sias avanza la proposta di trovare un accordo su alcuni punti della bozza di contratto di 40 pagine che come dice Ivan Capelli presidente dell'Automobile Club di Milano socio di Sias col 70 per cento delle azioni “fitte di paletti e scritto in avvocatese”.

In mattinata è arrivato anche Matteo Salvini con in braccio la figlia. Chissà se ha chiesto al procuratore Francesco Ferri un ticket a prezzo di saldo per la tribuna centrale (ancora con posti liberi!)  per la figlia, i famosi biglietti riservati a ragazzi e ragazze under 12 anni .

Domani arriva Matteo Renzi ed andrà a colloquio.
E' certo però che il Governo non metterà un euro. C'è l'idea che i 15milioni di dollari che mancano li metta una società partecipata che però non potrà farsi pubblicità col Gran premio vista la clausola dell'esclusiva di FOM.

Sicuro è che se davvero i soldi verranno trovati il management di Innext oggi insediato in Sias verrà azzerato.
Dentro ad una società piena di debiti Innext ha creato una struttura elefantiaca: 40 dipendenti e altrettanti consulenti. Che crescono come funghi giorno dopo giorno. L'ultimo arrivato è Mario Didato, trentenne genero del socio di Francesco Ferri nella Innext. Il suo ruolo: ricerca e sviluppo.

Sotto la gestione di Enrico Ferrari e Giorgio Beghella Bartoli l'unica ricerca è stata quella degli amici che intascavano consulenze facendo proposte irrealizzabili e davvero mai realizzate. Sviluppo? Questo sì: i debiti sono davvero lievitati.

 

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