Monza - Un giro di pista per Jackie Stewart in ricordo della leggendaria vittoria all'ultima curva

di Pier Attilio Trivulzio

Cinquant'anni vissuti velocemente. Cinquant'anni da vincente. Cinquant'anni con il ricordo della prima vittoria. A Monza.
Vittoria conquista con uno straordinario sorpasso al compagno di squadra Graham Hill alla parabolica, l'ultima curva prima del traguardo. Primo con 3 secondi e 3 centesimi su Hill. 
Era il 12 settembre 1965. Jackie Stewart, scozzese classe 1939, arrivò per la prima volta all'Autodromo. Era stato ingaggiato dalla BRM per correre in Formula Uno dopo la brillante stagione 1964 con la Cooper-BMC della Ecurie Ecosse, il team di Ken Tyrrel.
“Ho vinto e a dire il vero non so neppure io come ho fatto a fare lo sgambetto a Graham all'ultima curva”. Fu questa la sua prima dichiarazione.

Sembrava sorpreso mentre saliva su quel podio con i tre gradini di legno che gli addetti alla pista avevano collocato davanti al cancello principale. Mentre gli mettevano al collo una enorme corona d'alloro e gli consegnavano la coppa minuscola.

Festeggiò a cena la sera con la moglie Helen e pochi altri nella modesta trattoria di “Nisciola” a Biassono.  Sopra la trattoria c'erano un paio di camere dove per anni passò le notti Bernie Ecclestone allora non ancora ricco. Cenammo con risotto e ossobuco. Pagò lui, scozzese, le 3000 lire del conto.

Alla vittoria all'Autodromo ne seguirono altre 26. Tre titoli mondiali conquistati con la Tyrrel nel 1969, 1971 e 1973, la sua ultima stagione.

Ha ottenuto 17 pole e per 42 volte è partito in prima fila; 11 volte è arrivato 2° e 5 volte terzo. Nel suo brullante palmares anche 15 volte il giro più veloce del Gran premio. Ritirato 8 volte per incidente.

“Ho provato cos'è la paura quando ebbi l'incidente a Spa-Francorchamps. Era il primo giro e sul circuito all'improvviso s'era scatenato un forte temporale. Ero dentro la Brm capovolta e sentivo la benzina inondare l'abitacolo. La tuta inzuppata. Pensai, una scintilla ed è il rogo. Non potevo uscire perché ero incastrato. Furono minuti di vera paura. Per questo mi sono poi battuto dando vita all'associazione dei piloti impegnati per la sicurezza”.

La vittoria più bella di Sir John Young “Jackie” Stewart?
Quel Gran premio di Germania sul circuito del Nuerburgring lungo 22 chilometri e 835 metri da percorrere 14 volte, con il volo della monoposto sulle quattro ruote.
“Jackie Ickx con la Ferrari ottenne la pole. Le Ferrari erano andate forte, Amon era dietro di lui. La mia partenza fu buona ma non eccezionale e però cercai subito di farmi largo perché pioveva forte, in qualche punto c'era nebbia e poi venne anche a nevicare. Rimasi concentrato e non commisi errori. Quando vidi il direttore di gara sventolare la bandiera dissi tra me: finalmente la gara è finita. Cominciai a respirare. A godermi il successo. Ero arrivato primo battendo come a Monza quattro anni prima Graham (Hill – ndr). Questa volta però lui arrivò dopo 4 minuti”.

“La prima vittoria è come il primo amore: davvero, non si dimentica. E io Monza non l'ho dimenticata. L'ho sempre nel cuore. Ecco perché dico: Monza non può sparire dal calendario del mondiale. Non deve sparire. Bernie Ecclestone deve trovare un accordo. E del resto dico che negli scorsi anni anche Silverstone ha rischiato di sparire. C'erano da fare investimenti del circuito. Bernie mise a disposizione 20mla sterline per i lavori...”.

Oggi, per ricordare quel suo primo successo Sir Jackie Stewart ha girato all'Autodromo con la BRM del 1965. Gli hanno regalato una coppa. Così come avvenne dieci anni fa. A consegnargliela nel 2005 fu Bernie Ecclestone. 

Stewart è stato il primo pilota a strappare un contratto milionario. La Rolex gli firmò il primo assegno da 100milioni di lire. E ancora oggi Jackie è testimonial Rolex.  La Ford lo ha ancora come consulente e gli ha dato il supporto finanziario per la monoposto Stewart di Formula 1 che ha corso tre stagioni ottenendo una vittoria e una pole. Poi la squadra diventò Jaguar.  

 

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