Monza - Autodromo. I conti non tornano, il Gran Premio non frena l'emorragia di ricavi

di Pier Attilio Trivulzio

Tessere dell'ACI acquistate per scalare Sias - società di gestione dell'Autodromo di Monza il cui capitale di 1,1milioni di euro al 70 per cento dell'Automobile Club di Milano e il restate 30 per cento dell'Immobiliare ACM - che dopo oltre un anno di gestione Dell'Orto-Ferri è fortemente a rischio svalutazione anche per il peso finanziario di decine di consulenze pagate al “cerchio magico” di Confindustria Monza e Brianza.
A tutto questo si aggiunge il bando di gara – impugnato e quindi ritirato in autotutela – contenente la clausola del possesso di una o più attestazioni rilasciate da ente certificante con esclusione delle Federazioni sportive. Perché?

Quando dentro il Consiglio di Sias c'è chi ammette che “la situazione è poco chiara anche per noi. E molto più complessa di quanto pensavamo”; e che il Gran premio di Formula1, gara portante del bilancio, ha mancato l'obiettivo previsto per 2milioni di euro e che il fondo di riserva di 2.860.765 euro è stato prosciugato c'è davvero di che preoccuparsi.
E allora viene da chiedersi cosa davvero abbia spinto a fine marzo 2014 Andrea Dell'Orto, presidente di Confindustria Monza e Brianza, dopo aver lungamente tentennato e risposto negativamente alle pressanti richieste di Enrico Radaelli - presidente degli Amici dell'Autodromo, e da quattro anni nel Consiglio in scadenza dell'Automobile Club di Milano - a sostenere la lista “Sport e Rinnovamento” che, con Ivan Capelli leader, era stata preparata in vista del rinnovo del Consiglio del club degli automobilisti milanesi in contrapposizione a quella di Valli-Nappi-Ronzoni-Longoni.

Enrico Radaelli aveva preso contatto con il presidente di Confindustria Monza e Brianza chiedendo un intervento per salvare l'Autodromo Nazionale in grave crisi finanziaria dopo la malagestione di Enrico Ferrari e le inchieste della Procura. In un primo tempo Radaelli pensava, che eletto il nuovo Consiglio di ACM, sarebbe stato semplice far convergere la scelta unanime dei consiglieri sul nome di Alberto Dossi – che aveva dato la sua disponibilità - alla presidenza di Sias, sarebbe stato il presidente ideale.
Grande appassionato di motori, Dossi, titolare della monzese Sapio, nel novembre 2006 aveva affittato la pista e per una settimana un veicolo leggero a idrogeno gassoso aveva compiuto test in Autodromo. L'idea di Sapio era di installare entro l'aprile 2007 un piccolo distributore di idrogeno gassoso a 850 bar (di pressione) per rifornire veicoli commerciali sottoposti a prove dinamiche in circuìto. Il progetto – che a chi scrive era stato illustrato da Sergio De Sanctis – non si concretizzò perchè il responsabile tecnico Giorgio Beghella Bartoli ne parlò con Massimo Ponzoni, allora assessore all'ecologia della Regione Lombardia, che promise corposi finanziamenti, poi per la verità mai deliberati, e quindi pensò bene di girare le spalle alla Sapio invitando la concorrente Sol al convegno di “Aria Nuova” del 2009.
Alberto Dossi non prese bene lo sgarbo di Sias ed ancor meno gradì, lo scorso anno, vedere il suo nome “bruciato” quando, sui giornali con l'annunciata rottamazione della Provincia, cominciò a circolare il nome di Dario Allevi candidato alla presidenza dell'Autodromo Nazionale.

Fino ad allora poco disposto ad occuparsi dei problemi di Sias dal momento che l'azienda di famiglia, di cui è vice presidente, era impegnata con lo Studio Pedersoli e Associati alla ristrutturazione dei debiti, Andrea Dell'Orto cambiò improvvisamente idea. Incurante del fatto che Radaelli pensava ad Allevi presidente e per sé alla carica di amministratore delegato, decise – dopo aver parlato con Ivan Capelli e coinvolto Francesco Ferri della Innext - che sarebbe stato lui presidente e amministratore delegato della società di gestione del Tempio della velocità.

Non è un mistero che per accomodarsi nella stanza dei bottoni di corso Venezia 43 a Milano dove dal 1903 ha sede il partito degli automobilisti, vale a dire l'Automobile Club di Milano, occorre investire per l'acquisto di tessere sociali.
Alla data del 14 aprile 2014 (doc1) i soci ACI ufficialmente iscritti a Milano erano 45.629 così ripartiti: 33.392 ordinari (tessere da 75 o 99 euro), 12.237 speciali (tessere da 35 euro).
Tre giorni dopo Carlo Edoardo Valli è costretto a firmare una nuova delibera (doc2) nella quale è detto che “secondo quanto comunicato dall'Automobile Club d'Italia alla data del 16 aprile i soci risultano 46.437 di cui 33.918 soci ordinari e 12.519 soci speciali”.
Dunque, in tre giorni si è scatenata la caccia all'acquisto di 808 nuove tessere ACI: 526 di socio ordinario, 282 di socio speciale?
Chi aveva interesse ad acquistarle?
Semplice: chi voleva garantirsi la vittoria alle elezioni del 22 luglio.
Le tessere potrebbero essere state acquistate per essere regalate a persone che garantivano il voto. Insomma, un vero e proprio voto di scambio.

Impensabile che 800 persone si siano presentate fisicamente agli sportelli delle delegazioni ACI della Brianza anche perché la tessera può essere acquistata on line. A titolo di cronaca ricordiamo che nell'aprile 2014 erano operative a Monza due delegazioni dell'ACI: in via Arosio e via Ugo Foscolo. Quest'ultima, la Monzacar School srl, nella sede della concessionaria multimarche “Monzacar” che poco dopo - in grosse difficoltà economiche tanto da chiedere al Tribunale d'essere ammessa al concordato preventivo - chiudeva lasciando a casa 57 dipendenti. Il titolare, Edoardo Di Seri, grande amico di Andrea Dell'Orto, ha subito ottenuto un contratto di consulenza presso l'ufficio marketing di Sias, che ha lasciato mesi dopo quando Ford gli ha offerto un impiego da direttore.

Chi ha investito 45mila euro per acquistare le oltre 800 tessere?
L'acquisizione dei tabulati renderebbe possibile risalire a chi ha commissionato le tessere e da quali computer è stata fatta la richiesta. Importante sarebbe anche conoscere i nomi dei presentatori della lista “Sport e Rinnovamento” e verificare chi sono i 339 soci che l'hanno sottoscritta. Abbiamo cercato di averli, trovando muri di gomma. Perché?

Certo è che una volta ottenuta dal Consiglio dell'Automobile Club di Milano la carica di presidente della Società Incremento Automobilismo e Sport, Andrea Dell'Orto ha subito piazzato in via Parco 5 il suo uomo, Francesco Ferri il quale ha dato vita a riunioni con i dipendenti di Sias qualificandosi “direttore generale”. Cosa avvenuta anche nel gennaio di quest'anno in occasione della conferenza stampa di presentazione degli eventi Anci legati a Expo 2015. E successivamente, a fine marzo, quando è stato presentato un nebuloso piano industriale.

Piano industriale partito con un un prestito di 2milioni della banca e la previsione di chiudere la stagione 2015 con utili per mezzo milione di euro. Doccia fredda la scorsa settimana quando il direttore amministrativo Francesco Ippolito (un curriculum in Parmalat, AC Parma Calcio, Viaggi del Ventaglio, Aedes SpA) ha presentato al Consiglio i dati della semestrale. E i consiglieri hanno dovuto prendere atto che, rispetto all'obiettivo fissato dal piano industriale elaborato da Ferri, ai conti del Gran premio d'Italia mancano 2milioni di euro. E che le troppe consulenze, una quarantina, incideranno pesantemente in modo negativo sul bilancio.
Sono stati firmati contratti di consulenza a: Riccardo Tagliabue, responsabile Federazione Motociclistica Italiana per le supermoto, Federico Pella project manager di Sering, Chiara Cazzaniga, Mario Di Dato genero del socio di Francesco Ferri alla Innext.

E a Guido Locati che per cinque mesi, fino a giugno, ha dato il suo contributo per la realizzazione del progetto Museo, Infopoint e spazio giovani alla parabolica non ancora realizzato. Già, il Museo. Immobile chiuso da quando, morto l'ex autista di Mussolini che ne garantiva l'apertura, la Scuderia Madunina liberò la struttura ad ali di gabbiano regalata dall'editore di Quattroruote a Sias negli Anni Sessanta. Dell'Orto-Ferri, approfittando del contratto con Pirelli per l'hospitality in occasione del Gran premio hanno pensato bene di riempire il locale con un paio di showcar Ferrari e Mercedes, la Maserati Eldordo (Museo Panini, questo sì davvero un grande museo) che prese parte con Stirling Moss alla 500 Miglia di Monza nel 1958 e la MV Agusta di Giacomo Agostini. Sparite subito dopo l'inaugurazione. Amici sportivi hanno temporaneamente prestato qualche tuta. Tutta questa miseria è stata contrabbandata per Museo con ingresso a 10 euro. A settembre il trasferimento nell'ex veranda del ristorante Anzani. Una vergogna che pesa sul bilancio per circa 500mila euro! Compreso il compenso a Koan Multimedia che ha realizzato il progetto editoriale del pieghevole “Il Tempio della Velocità” e a Puzzle Comunication Srl da sempre molto legata a Beta Utensili dei fratelli Ciceri.
Consigliere di Sias, Massimo Ciceri non era presente mercoledì scorso in Consiglio. Ha verbalmente fatto sapere che si sarebbe dimesso, ma di fatto le dimissioni non le ha finora formalizzate. Beta Utensili ha votato contro il passaggio di Confindustria MB in Assolombarda. E per questo motivo che Ciceri ha deciso di mancare gli appuntamenti?
Relativamente all'ultimo Consiglio – alla luce dei dati negativi della semestrale - sembra che il Collegio sindacale sia intenzionato a chiedere la convocazione dell'Assemblea. In questi caso il Consiglio direttivo dell'Automobile Club di Milano sarebbe chiamato a rispondere di omesso controllo non avendo Sias raggiunto gli obiettivi previsti.

Da ultimo c'è da dire del pasticcio relativo alla gara per il progetto della pista per auto e moto. I problemi finanziari di Sias rischiano di mettere in forse la firma del contratto con Bernie Eccestone per tenere a Monza la Formula1 oltre il 2016. Per questo il piano industriale preparato dal procuratore Francesco Ferri è previsto un “piano B”. Affinchè resti valida la convenzione con i Comuni. Il “piano B” prevede il ritorno del Mondiale Superbike che l'Autodromo ha perso dopo la vicenda delle bolle in pista. Se la Fim, Federazione Motociclistica Internazionale, tornerà a dare il nulla osta. Ma, per riottenerlo, avendo Dorna che organizza il campionato superbike giudicato pericoloso il tracciato monzese risultano necessari lavori. Ecco allora che Andrea Dell'Orto ha chiesto l'intervento di Jarno Zaffelli di Studio Dromo di Reggio Emilia. Visto il tracciato Zaffelli ha schizzato un disegno eliminando la prima variante e spostando il tracciato a destra, dentro la bosco, fino a ricongiungersi con la vecchia pista Pirelli. Verrebbe così eliminato il curvone di Biassono. Col nuovo layout la pista si ricongiunge all'attuale tracciato dalla “variante della Roggia” fino all'uscita della “variante Ascari” per piegare quindi con una “esse” a sinistra nel bosco e quindi sul rettilineo che porta alla parabolica.
In definitiva l'Autodromo verrebbe ad avere due distinte piste: per auto e moto. Per realizzare il progetto della Dromo è però necessario ottenere l'autorizzazione della Soprindendenza, del Parco Valle Lambro e del Comune di Monza per l'abbattimento delle piante. L'iter richiede tempi lunghi. La previsione di Dell'Orto era riportare la Superbike a Monza il prossimo anno. Ad ottobre. I lavori avrebbero dovuto essere completati entro il 25 settembre scorso.
Il bando di gara (doc3) è stato però impugnato dalla Tilke GmbH&Co – società di Hermann Tilke che per Bernie Ecclestone ha realizzato i circuiti della Formula 1 - che lamenta “requisiti di capacità tecnica e professionali non proporzionati ed eccessivamente restrittivi” nonché “l'eccessiva ristrettezza dei termini fissati”.
Una ulteriore grana non da poco per Sias, a cui le voci di corridoio aggiungono un alone di mistero cioè che a Jarno Zaffelli, titolare dello Studio Dromo, società che ha partecipato al bando, sarebbe stata pagata una consulenza da parte dell’Autodromo.

 

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