Processo Vivacqua - La difesa: “Paolo è stato ucciso perché non ha più risposto a chi l'aveva incoronato imperatore dei rottami”

di Pier Attilio Trivulzio

Quel lunedì di novembre di quattro anni fa il killer di Paolo Vivacqua era sulla Bmw del rotamat di Ravanusa, con lui è entrato nell'ufficietto di Desio e appena dentro gli ha scaricato in corpo sette colpi di pistola calibro 7,65. E se n'è andato portandosi via una sedia. Forse perchè un ottavo proiettile era rimbalzato indietro e lo aveva colpito finendo conficcato nella sedia che s'era macchiata di sangue.
Dunque Vivacqua conosceva il suo assassino, di lui si fidava. Tanto da farlo salire in auto e farlo entrare dentro quell'ufficio minuscolo nel quale erano ammessi soltanto poche persone e dove trattava i suoi affari più riservati.
I colpi sparati furono otto e non sette? Giallo nel giallo.

All'ultima udienza l'avvocato Salvatore Manganello che con il collega Alessandro Frigerio difende La Rocca inizia la sua arringa dando una inedita ricostruzione dell'omicidio.

“Quella mattina Paolo non è solo. Sulla Bmw, con lui, c'è una persona. Lo si intuisce dall'ultima telefonata intercettata alle 10.49. E' questa persona che gli spara alle spalle. C'è un bossolo che non si trova e dall'ufficio manca anche la sedia che era dietro la scrivania dove è stato trovato il corpo. Chi l'ha ucciso si è portato via la sedia. Forse perchè il bossolo s'era conficcato nella sedia o forse perchè era stata macchiata da schizzi di sangue. E se il killer si porta via la sedia, certamente non se ne è andato via in scooter”.

Il legale agrigentino tiene subito a dire che “molti atti di questa inchiesta sono inutilizzabili. C'è nullità relativamente a quanto dice Gino Guttuso che ha commesso reati gravi e ostativi, un passato degno di lode ed in quanto tossicodipendente doveva essere sentito come confidente. Parla di una riunione a casa di Giarrana per organizzare una rapina non un omicidio. Nel corso dell'incidente probatorio dice di non ricordarsi se ha consegnato lo scooter a Giarrana prima o dopo il 14 novembre né quando gli è stato riconsegnato. Non ha rapporti col mio assistito La Rocca: non esistono telefonate tra loro. La pubblica accusa ha utilizzato Guttuso come Caronte per traghettare l'inchiesta...Le dichiarazioni di Guttuso e di Luigi Miniemi provengono dalla stessa fonte. E voi giudici, in camera di Consiglio dovrete valutare bene questa circostanza”.

Salvatore Manganello descrive poi la storia economica di Paolo Vivacqua.

“Chi era Paolo? Vent'anni fa era un umile operaio che non riusciva a vivere nemmeno alla giornata. Poi diventa imperatore del settore dei rottami. Alla moglie intesta società che sono scatole vuote e servono soltanto a riciclare soldi che non sono stati trovati e qualcuno che di certo sapeva non è nemmeno venuto qui in aula a testimoniare”.

“L'avvocato Loreno Magni (curava gli interessi di Vivacqua – ndr) parlando con la segretaria dopo l'uccisione di Paolo dice: “Chi non ha capito deve capire”. Paolo doveva dimostrare d'essere un benefattore. Aveva donato motorini ai ragazzi di Edea, in Camerun, un organo alla chiesa di Santa Croce e la vetrata della chiesa di San Giuseppe, contribuito a rimettere in sesto il cimitero e pagato 3 chilometri di pali sulla strada dello Stadio affinché la strada fosse illuminata. Non ha invece più risposto a chi l'aveva incoronato imperatore dei rottami”.

“Il 5 ottobre 2008 alle 7,15 aveva inviato questa email ad Anna Maria Audino che si occupava di violenza contro le donne. “Cara Anna, è un po' di tempo che seguo la tua campagna contro la violenza psicologica. Il mio nome è Paolo Vivacqua, sono un imprenditore, anche io vorrei sostenerti”.
Aveva finanziato la Audino e però poco dopo, separatosi da Germania Biondo aveva di fatto esercitato “violenza psicologica” nei suoi confronti togliendole soldi, controllo delle società e lasciandole i debiti col fisco”.

“Le società servivano a veicolare i soldi del riciclaggio sui rottami, soldi che venivano prelevati da poste e banche – ricorda il legale -. La direttrice dell'ufficio postale di Lissone è venuta a testimoniare: “Segnalavo i rilevanti prelievi di denaro ma nessuno ha indagato”. Quei soldi accumulati non li abbiamo ancora trovati. I beni di Paolo erano denaro liquido ancora nascosto che ha fatto gola a qualcuno”.

Per l'avvocato Manganello “la relazione tra la Bondo e Barba non è provata, abbiamo invece il riscontro di alcune telefonate del 2011 che legano la Biondo a un cittadino orientale al quale dice di non avere i soldi per fare la spesa e di non poter uscire di casa” .

Analizzando i rapporti tra il suo assistito e Diego Barba il legale spiega che sono unicamente “per ragioni di lavoro e familiari. Compatibili con le telefonate intercettate. La prova che La Rocca così come tutti gli altri non hanno alcuna responsabilità nell'omicidio viene dalla intercettazione in carcere di Giarrana (per l'uccisione di Franca Lojacono consuocera di Paolo Vivacqua - ndr) che, dopo essere stato interrogato dal pubblico ministero dice al compagno di cella: “Io per l'omicidio Vivacqua non potevo accusare nessuno perché non sono stato”. Il pm Donata Costa gli aveva chiesto di collaborare confessando anche l'omicidio Vivacqua promettendogli uno sconto di pena. Da tutto il materiale introdotto in questo processo non c'è alcun elemento che provi il ruolo di intermediario di Salvino La Rocca. Nell'ordinanza di custodia cautelare si parla di concorso nell'omicidio. Non c'è un solo elemento che lo provi. Non solo il mio assistito La Rocca è innocente, ma anche tutti gli altri lo sono”.

“Il pubblico ministero non ci ha detto come gli indagati avrebbero fatto a sapere che quel giorno Paolo Vivacqua era nell'ufficio di Desio – esordisce Alessandro Frigerio co-difensore di Salvino La Rocca -. Ci è stato detto che Vivacqua era stato pedinato per tre mesi e che il killer avrebbe deciso di ucciderlo quel lunedì perché il bar e il parrucchiere vicini erano chiusi. Quattro testi : l'avvocato Magni, il barista, Davide Vivacqua e Lavinia Mihalache ci hanno detto che Paolo in quell'ufficio non si vedeva da molti giorni. Da settimane. Passava anche un mese senza andarci. Il 30 marzo dello scorso anno Davide testimonia e dice: L'ufficio era sempre chiuso. Apriva solo se aveva appuntamenti. Tutti gli appuntamenti Paolo li dava al mattino o al pomeriggio. Non aveva regole” Allora mi chiedo come facevano gli imputati a sapere che quel mattino Paolo parte da casa alle 10.30 e va in quell'ufficio. I tabulati controllati col servizio Sfera ci dicono che nessun cellulare degli indagati aggancia le cellule di Carate, Seregno e Desio. Anzi, alle 10.42 è il cellulare di Gino Guttuso ad agganciare la cella di Desio…

“La compagna di Paolo, Lavinia Mihalache, è l'unica a dirci che Paolo frequentava quell'ufficio un paio di volte la settimana. Qualcuno degli imputati lo pedinava? Di sicuro non Salvino La Rocca che faceva il camionista e guidava un camion a quattro assi. Ve lo immaginate La Rocca che segue Vivacqua con un simile mezzo? (mostra la fotografia – ndr). C'è stata assenza di riscontro critico dei carabinieri operanti che neppure hanno verificato con il metodo Sfera le abitazioni degli imputati. “Non ci interessava vedere i luoghi” ha risposto a una mia domanda il maresciallo Fornaro. Giarrana abita a Desio vicino all'ufficio di Paolo e il suo cellulare agganciava la cella di via San Genesio. Sfera è stata una bolla di sapone tanto è vero che la pubblica accusa nella sua requisitoria neppure l'ha citato. E poi c'è il dato curioso di uno dei telefoni di Paolo Vivacqua che dalle 11 alle 15 di quel mattino aggancia non una ma cinque celle diverse. Eppure sappiamo che Paolo è stato ucciso poco dopo le 10.51…”.

“Diamo un senso logico alle telefonate fatte quel giorno dagli imputati che si sono chiamati tra di loro e chiedo alla pubblica accusa: come spiega la telefonata delle 18.13 tra Guttuso e Giarrana? Guttuso c'entra oppure no con l'omicidio? Se non c'entra, non c'entrano neppure gli imputati...
Dobbiamo riflettere sulla responsabilità di Gino Guttuso, soggetto non confidente e soggetto direttamente coinvolto nella fase organizzativa dell'omicidio. A differenza degli imputati Guttuso è messo in modo peggiore. Ha cinque contatti antecedenti l'omicidio e quel 14 novembre è l'unico che aggancia la cella di Desio prima del fatto. Attendeva Paolo davanti all'ufficio? Avvisa che Paolo sta arrivando in ufficio? Guttuso è soggetto che sentito il 14 gennaio 2014 avrebbe dovuto essere verbalizzato con tutte le garanzie (assistenza del legale – ndr) Quindi la sua testimonianza non può essere utilizzata. Elemento peggiore per Guttuso, che ha sulle spalle processi per furto, rapina, possesso di armi e insulto a pubblico ufficiale - è che dice d'aver prestato lo scooter...Il pestaggio di cui è stato vittima alla vigilia dell'incidente probatorio? Giustificato dalla sua attività criminale”.

“É errato sostenere che, indirettamente, avrebbe ricevuto minacce da Salvino La Rocca. Quel giorno in Tribunale la madre di Salvino era venuta a Monza con il cugino sperando di vedere il figlio L'accusa sostiene che la presenza di Gammino e dei Guttuso era per minacciare Gino Guttuso che doveva sottoporsi all'incidente probatorio. In realtà tutti i dati forniti in relazione a quel giorno non sono reali: le telecamere del palazzo funzionavano ancora con l'ora legale. Non si poteva dire che Guttuso era stato minacciato dai parenti del La Rocca perché Guttuso era già davanti al Gip”.

“Più che dire che non ci sono prove – continua il legale al suo primo processo in Appello – è che non sono state cercate. Avrebbe dovuto darle la pubblica accusa, non è stato così”.

“Mai una persona che ha parenti condannati per la Stidda avrebbe assoldato due balordi per commettere l'omicidio. Oltretutto neppure conosce Antonio Radaelli e Giarrana è suo cugino. E ancora, relativamente alla riunione preparatoria a casa di Giarrana parlarono di rapina. Poi è stata cambiata la versione.
Il viaggio in Germania di Salvino La Rocca e Diego Barba? La pubblica accusa ha ipotizzato che andarono a chiedere l'autorizzazione alla Stidda per uccidere Paolo Vivacqua. Ma la Stidda non esiste più, lo dicono due sentenze della DDA alla Procura di Palermo. E poi l'omicidio, sempre secondo l'accusa, era già stato preparato e allora perchè andare in Germania e chiedere autorizzazione a chi? Il sistema Sfera ci dice che il 10 novembre, tre giorni prima dell'omicidio, alle 15.10 sul cellulare del La Rocca che in quel momento si trova in Svizzera, riceve la chiamata di Salvatore Cordiano. Quindi Diego Barba si è sbagliato dicendo al magistrato che alle 10.30 stavano tornando in Italia ed erano alla dogana di confine tra la Svizzera e la Francia”.

“Il 15 novembre – insiste l'avvocato Frigerio - la Procura di Monza aveva la certezza che un teste rendeva spontanee dichiarazioni su un fatto fondamentale, il ritrovamento del cadavere di Paolo Vivacqua nell'ufficio di Desio. Il teste è Lavinia Mihalache. Mi ha lasciato molto perplesso la presentazione edulcorata che Donata Costa ci ha dato della Mihalache. Era persona sospettabile avendo rinvenuto il cadavere. Voglio essere oggettivo e vagliare tutte le sue dichiarazioni. Dice che quella mattina Paolo era a casa e attorno alle 10 riceve una telefonata. Fatto riscontrabile perché ce lo dice Elena Pricop, la domestica di casa Vivacqua che riferisce di una chiamata di persona non siciliana. Sul cellulare di Paolo il numero del chiamante non compare. Alle 10.30 Paolo e Lavinia, dopo aver preso un caffè al bar sotto casa, si separano. Lavinia va a Muggiò al bar di Mario Infantino a trovare l'amica Mariana Rusnic. Attorno alle 11.30 chiama Paolo più volte che però non risponde. Si spaventa. E' in agitazione. Contatta Calogero Licata Caruso e Vincenzo Infantino e nessuno dice d'essere con Paolo. Ricordiamo che solo lei testimonia che “Paolo in quell'ufficio andava un paio di volte la settimana”. Ebbene, la prima chiamata che risulta fatta da Lavinia a Paolo quel giorno è delle 13.12. E' agitata, preoccupata e però aspetta che Mariana abbia finito il suo turno per recarsi con lei a Desio dove trova il cadavere. Perché non risulta la telefonata del mattino? Lavinia ha mentito? Magari sapeva che Paolo era già morto?
Durante il controesame le chiedono perchè è andata lì? “Me lo sentivo”.

“Dei fatti dell'agosto 2010 (pestaggio di Barba da parte dei figli – ndr) riferisce che erano in vacanza in Spagna e Paolo “aveva fatto un sogno” ed aveva interrotto la vacanza mandando lei in Romania e precipitandosi a Campobello di Licata. Chissà – chiosa il difensore – forse Lavinia ha doti paranormali. Anche durante la telefonata alle 4 del mattino del 15 novembre con il fratello Carmi suggerisce cose paranormali... Sull'omicidio di Paolo Vivacqua non sono state fatte le opportune verifiche , è un processo ragionato tutto su quanto dicono le fonti confidenziali che non hanno riscontri. Scartare, non considerare altri fatti è pericolo.
Per Salvino La Rocca chiedo l'assoluzione”.

Relativamente a quando detto dall'avvocato Alessandro Frigerio in merito alla inesistente chiamata alle 11.30 fatta dalla Mihalache a Vivacqua abbiamo chiesto un commento a Franco Gandolfo, avvocato di parte civile della compagnia di Paolo Vivacqua. “Le telefonate sono tutte agli atti e io non devo dare un giudizio. Il giudizio lo darà la Corte”.
Tocca quindi all'avvocato Paolo Sevesi concludere l'udienza continuando quell'arringa che aveva iniziato il 21 settembre.

“Dunque Giarrana e Radaelli vanno ad uccidere Vivacqua e poi, sullo scooter che ha la targa camuffata col nastro adesivo, tornano in centro Desio con il rischio di essere fermati da qualche pattuglia. I due sono stati dipinti come deficienti, come incapaci di intendere e volere. E Diego Barba si sarebbe messo con questi due? Barba non è colui che il maresciallo Azzaro ci ha detto essere “persona molto attenta ai trucchi degli investigatori”? Era elettricista e installatore di antifurti, non può non sapere che oggetti elettronici lasciano tracce. Nello studio Barba aveva oscilloscopi, frequenzimetri, rivelatori di cimici. Non si può definirlo ingenuo o stupido. E allora come mai il 14 novembre fa l'errore di chiamare Salvino La Rocca? L'11, appena tornato dalla Germania con La Rocca, gli viene consegnato dalla società Sanitrit un water particolare tipo quelli in uso sugli aerei che sono faticosi da montare. Abbiamo prodotto il Ddt di consegna da parte della Camsa nel pomeriggio di quel venerdì.
Salvino La Rocca è titolare di una ditta individuale che fa lavori di idraulica. Chiama Matteo Quitadamo che fa l'idraulico, la telefonata è delle 9.52. Si parlano per 51 secondi. Chiede se può prestargli alcuni attrezzi. Alle 11.38 chiama La Rocca per 31 secondi. Un'ora dopo, alle 12.16, Barba richiama La Rocca. Durata 34 secondi. La pubblica accusa avanza l'ipotesi che si siano detti “E' andato tutto bene” (in riferimento all'omicidio – ndr). Alle 12.23 Barba chiama Quitadamo e parla per 51 minuti, 258 secondi. Altra telefonata di Barba con La Rocca alle 14.12 e alle 16.13 Matteo Quitadamo chiama Barba per 58 secondi e subito dopo Barba ricontatta La Rocca, evidentemente per dirgli che il lavoro di posa in opera del water si può fare”.

“Quando viene sentito dal Pm e poi dal Gip, Barba non ricorda subito la fattura per quel water e riferisce che probabilmente si è sentito con La Rocca per una questione relativa ai figli da andare a prendere o per qualche lavoro che assieme dovevano fare. Ecco il valore della genuinità dell'alibi di Diego Barba”.

“L'accusa dà come movente il pestaggio a Campobello di Licata. In realtà Paolo Vivacqua ha portato la pace. Ha detto ai figli che avevano picchiato Barba: “Sono fatti che non vi riguardano”. Forse Paolo era connivente, forse sapeva della relazione tra Paolo e Germania Biondo. Barba aveva dato ai Vivacqua tre assegni per 40mila euro che i figli vogliono subito mettere all'incasso, Paolo li dissuade: “Lasciate perdere, me la vedo io con Diego”.

“Valentina Commaudo, moglie di Antonio Vivacqua, è venuta a dirci che nel 2008-2009 Barba, che stava facendo lavori nella casa di Desio, era stato sostituito. I rapporti tra Paolo e Diego erano tesi. Non era proprio una rottura però... Tanto che Barba, che ascoltava le conversazioni delle forze dell'ordine, quando sente che Paolo è stato fermato con una ragazza rumena (la Mihalache – ndr) riferisce il fatto a Germania”.

“Diego Barba non dice parolacce, sulla schiena si è fatto tatuare il motto dei carabinieri: “Nei secoli fedeli” (ride il presidente Giuseppe Airò che lancia la battuta: “Vogliamo vedere la schiena”). Con quel tatuaggio va al mare a Campbello. In quegli ambienti, con quel motto, non vai con i mafiosi o non vai col maresciallo Longo..”.

“E' credibile che Diego Barba per fare contenta Germania avesse deciso di aiutarla ad uccidere l'ex marito? Posso pensare ad un impeto, ma nemmeno la pubblica accusa ha ipotizzato una cosa del genere”.

“Uccidere Vivacqua in un momento di impeto? E poi? Paolo era l'ostacolo ma sarebbe sopravvissuto perchè c'erano i tre figli. Scappare dove, in Brasile con i soldi? Né la pubblica accusa, né la parte civile hanno ipotizzato che Barba si sia intascato i 5 milioni di Bricoman o i 450mila visti due giorni prima dell'omicidio dall'amico di Paolo, Salvatore Grasta e da altri nella casetta-box di Carate. Chi può saperlo con certezza? – si chiede il legale – Forse i figli che sanno quanti soldi Paolo aveva spedito in Cina o in Svizzera, interrati nei giardini di casa... Daria Pesce, avvocato di parte civile dei figli Vivacqua nel corso della sua arringa ci ha ricordato con un certo imbarazzo che “mancano ancora i 5milioni di Bricoman”. Che interesse poteva avere la parte civile a ricordarcelo? Ragionevolmente a lei i figli hanno raccontato qualcosa. Viene da dire: segui i soldi e troverai il killer. La Pesce ci ha lanciato un messaggio. A Desio quei soldi sono in tanti a cercarli. Nei prati della Brianza...
“Il rapporto tra Germania Biondo e Diego Barba? Sospettabile ma non dimostrabile. Almeno non dimostrabile fino al 2013. A maggio del 2010, il colonello Selmi dà indicazione di due conti correnti su banche di Seregno intestati a Barba. Uno di questi, aperto nel 2005, è servito al mio cliente per pagare fatture, ricariche telefoniche e altro. Non per conti al ristorante né acquisto di pellicce e gioielli. Sull'altro conto, di cui la Biondo aveva la delega, risultano depositi di soldi contanti che Vivacqua dava a Germania per i lavori che Barba stava eseguendo nella casa di Desio”.

“Altra questione: Barba nello studio di Daria Pesce assieme all'avvocato Ignazio Valenza. E' possibile che se ha dato una mano a far partire le indagini della Procura di Milano sulle società di Paolo Vivacqua, era animato dal sapere come procedevano le indagini del pm Albertini”.

“Agli atti del processo ci sono tre ambientali in carcere tra Giarrana e il fratello Carmelo. Cosa dice Giarrana? “Vai da Salvino La Rocca e digli di andare dall'avvocato e di pagarlo bene. Poi che vada da Diego Barba a dire che avendo lui molte conoscenze, può darsi da fare per farmi uscire”. Dice anche: “Se parlo io ci sono tre persone che vanno dentro”.

In una intercettazione del 19 settembre Giarrana dice al fratello di rivolgersi a Salvino e questi risponde che l'investigatore è in Sicilia e non è ancora tornato; il 24 ottobre Carmelo dice ad Antonino che “l'investigatore non può fare niente”. Giarrana risponde: “Eh, non può fare niente? Eh, allora lasciamo stare”.

Ci sono giornate di “sfida” tra Antonino Giarrana e il pubblico ministero Donata Costa che durante l'interrogatorio gli fa credere che Antonio Radaelli sarebbe crollato ammettendo due omicidi (Franca Lojacono e Paolo Vivacqua) per ottenere i benefici di legge. “Io non mi trovavo in quel posto” (Desio ufficio Vivacqua – ndr) registra l'ambientale che capta il colloquio di Giarrana con il compagno di cella. Che poi aggiunge: “Ho dato dell'infame a Radaelli perchè i carabinieri lo hanno spaventato e lui ha confessato l'omicidio Lojacono facendo il mio nome, questa volta invece è stato un uomo, non mi ha infamato!”.
“Sì, forse Giarrana conosce Salvino La Rocca e Cannarozzo, era più inserito di me”, afferma Radaelli ad un compagno di cella il quale poi riferisce a Giarrana: “Stai tranquillo perché non ha detto nulla”.

“C'è una spiegazione logica del perché Giarrana e Radaelli non si parlano, Radaelli temeva che Giarrana si vendicasse avendo fatto il suo nome ai carabinieri dopo l'uccisione della Lojacono.

Conclude l'avvocato Paolo Sevesi smontando l'ipotesi di depistaggio delle indagini. “Barba aveva detto a Battistello (che lavorava in Procura nell'ufficio del pm Donata Costa – ndr) che Cascardo aveva avuto soldi da Germania Biondo senza che lei ottenesse la carcerazione dell'ex marito”.

Attilio Cascardo aveva passato documenti e notizie sulle società di Paolo Vivacqua, avuti dalla Biondo, al colonello Marco Selmi della Guardia di finanza che a sua volta li aveva consegnati assieme ad una dettagliata relazione al pm Albertini che stava indagando sulle false fatturazioni nel settore dei rottami.
Relativamente al viaggio in Germania del 9-10 novembre Barba e La Rocca il legale spiega che erano davvero andati a trattare l'acquisto di una Mercedes classe “A” poi acquistato venti giorni dopo.

Ultime arringhe il 9 novembre. Parola a Manuela Cacciuttolo, legale di Germania Biondo e Manuela Sala per Antonio Radaelli.
Il 16 novembre eventuali repliche e camera di Consiglio.

 

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