scuola

Lombardia - Studenti in mezzo al guado. Uno su tre non si diploma

di Elena Gaiardoni da il Giornale

Chi sono i Neet? Neet è l’acronimo inglese di «Not(engaged) in education, employment or training », in italiano anche né- né, utilizzato in economia e in sociologia per indicare i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non hanno un lavoro.  In Lombardia un giovane su tre è un Neet. Oggi non falliscono solo gli imprenditori ma anche gli allievi della secondaria di secondo grado. Perché il dato allarma? Un giovane non butta via i libri per cercare un impiego, anzi va a alimentare un bacino di persone inattive che, se entrassero nel sistema produttivo nazionale, ci farebbero guadagnare più di 2 punti di Pil.
La percentuale lombarda della dispersione scolastica è inquietante ed è socialmente al disopra della median azionale, ma il dato fondamentale è che «inizia nelle scuole medie - dice Simone Poli, direttore della fondazione Sicomoro -. Nelle nostre due aule alla Barona e a Gratosoglio abbiamo ragazzini che ritornano a studiare con professori che vengono dagli stessi istituti da loro lasciati. E’ molto importante. Sono fragili perché vivono in condizioni di fragilità economica e sociale. Bisogna lavorare sul loro concetto di autostima e ce la fanno ».

Di questo si è parlato ieri a Palazzo Marino durante il convegno «Scuole della Seconda opportunità – radici e germogli a Milano», ideato e promosso dalla fondazione Sicomoro per l’istruzione onlus, l’ordine dei Padri Barnabiti e la Caritas Ambrosiana. La dispersione scolastica è un fenomeno agghiacciante. Nella graduatoria dei 27 paesi della Ue, l’Italia occupa il quart’ultimo posto.

Tra le regioni italiane è l’Umbria con un tasso d’abbandono del 18,2% ad avere la situazione migliore, seguita da Marche e Molise con il 21,1%.

Le performance peggiori si registrano in Sardegna (36,2%), Sicilia (35,2%) e Campania (31,6%). Le regioni del Nord Ovest sono tutte sopra la media nazionale, con la Lombardia che sfiora il 30%.
Il 45% di chi possiede solo la licenza media non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro. Secondo l’Istat i Neet sono 2,2 milioni, pari al 23,9% dei giovani che passano dall’adolescenza, ovvero 14 o 15 anni, all’età adulta, ovvero 30anni, senza avere il coraggio e la forza d’affrontare le leggi competitive dell’esistenza.
Per Confindustria rappresentano un costo sociale di 32,6 miliardi di euro. E’ qui che intervengono le scuole della Seconda opportunità ideate dalla Sicomoro, la cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana e l’ordine dei padri Barnabiti. Un’analisi su un campione di alunni milanesi mostra che il 90% di chi ha frequentato le scuole della Seconda opportunità è stato promosso alla fine dell’anno.

Il progetto, noto con il nome di scuola popolare «I Care», è una realtà che si batte per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica soprattutto nei quartieri delle Zone 5  e 6. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’ufficio scolastico Regionale in sinergia con sette scuole meneghine e altri otto istituiti scolastici nelle provincie di Milano, Monza e Lodi, ha coinvolto fino a oggi più di quattrocento ragazzi e ragazze, dati per persi ma invece recuperati.

Sgravi a chi sceglie le scuole paritarie. E' la breccia di CL

di Marco Palombi da il Fatto quotidiano

Suonano, metaforicamente, le campane delle mille chiese di Roma. Dai conventi dentro e fuori le mura salgono al cielo le grate preghiere dei religiosi. Nelle parrocchie d’Italia si benedice San Matteo. Non l’evangelista, ma Renzi, che oggi porta in Consiglio dei ministri - insieme alla titolare dell’Istruzione Stefania Giannini - il decreto che su “la buona scuola”. Perché tanto giubilo cattolico? È semplice. Nella bozza che entra in Consiglio dei ministri c’è un piccolo passaggio che prevede una sorta di nuovo “buono scuola” - sotto forma di detrazione fiscale del 22% fino a un massimo di quattromila euro per alunno - per chi iscrive i suoi figli a una scuola privata. Andasse così, sarebbe un’enorme defiscalizzazione – pagata dalla collettività –a favore delle scuole non statali, che poi sono in larga maggioranza cattoliche. Suonano le campane ma naturalmente non tutti sono d’ac - cordo, cresce la polemica da sinistre (anche Pd), sindacati e associazioni.

LA COSA CURIOSA è che nelle bozze non è indicata la copertura e non si tratta di un particolare: le paritarie –secondo dati del ministero – nel 2013/2014 hanno avuto 993.554 iscritti. Quasi un milione, insomma, e tutti avrebbero diritto allo sconto: al momento non è stato inserito infatti alcun limite di reddito, anche se non tutti avranno diritto all’intera detrazione. Per le spese di iscrizione all’asilo ad esempio –due terzi dei bimbi delle private (621.919) –lo sgravio esiste già e ha un tetto di spesa a 650 euro. Per questo stime governative – se il testo resterà questo –parlano di un costo per l’erario poco sotto il miliardo di euro. Un’enormità di cui – no - nostante le pressioni del mondo cattolico organizzato – al Tesoro non vogliono sentir parlare: “Non ci sono i soldi. Punto”. Sul tema deciderà Renzi, dicono tutti, ma la soglia dei 4 mila euro è solo uno specchietto per le allodole. Gli stessi promotori dell’iniziativa si accontenterebbero di molto meno: pochi soldi magari, ma facendo passare il principio che si lavora su una forma di “buono scuola”. Gabriele Toccafondi, sottosegretario in quota Comunione e Liberazione, ha dichiarato che “scri - vere 4 mila euro è un esercizio di stile: mettiamo che si metta a disposizione un fondo da 20 o 30 milioni. In base a quello verrà ritarato il massimale, che alla fine potrebbe non discostarsi da quello dei nidi”. Insomma, uno sconto fiscale effettivo di circa 120-130 euro a bambino per cui servono poco meno di cinquanta milioni: “In questo caso i soldi potrebbero saltare fuori”, dicono al Tesoro. E il gioco è fatto: alla chetichella si lascia passare il principio che non solo per gli asili –dove i privati suppliscono a una effettiva carenza dello Stato – ma anche per elementari, medie e licei la “libera scelta”confessionale della famiglia deve pagarla la collettività (e senza limiti di reddito). Risultato: decine di milioni che andranno ad aggiungersi ai circa 700 l’anno che già lo Stato spende per le paritarie tra sgravi e finanziamenti diretti. E tanti saluti al “senza oneri per lo Stato” scritto in Costituzione.

LE ASSUNZIONI sono l’altro elemento rilevante del decreto Renzi/Giannini: si tratta della stabilizzazione dei precari della scuola, vale a dire i vincitori e gli idonei del concorso bandito nel 2012 (circa12mila sono senza cattedra) e i nomi presenti nelle Graduatorie provinciali (Gae) chiuse nel lontano 2007. Questi ultimi sono il grosso della truppa: circa 140mila, ventimila dei quali però, secondo un recente censimento del governo, non insegnano da anni. È per queste due categorie, comunque, che viene varato il “piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato” per l’anno scolastico 2015/2016: circa 120 mila cattedre che purtroppo lasceranno senza un posto – oltre ai 20mila ex insegnanti –anche oltre 10 mila docenti in attività. I ricorsi, ovviamente, pioveranno, ma nell’intento del governo il “piano straordinario” chiude un ciclo. D’ora in poi nella scuola si entra per concorso: il bando 2016-2018, per dire, riguarderà 60 mila unità. Altri 15 mila invece – soprattutto tra gli insegnanti di materie scientifiche (che scarseggiano) – saranno presi dalle graduatorie di istituto e “premiati” con un contratto ponte e una corsia preferenziale per il concorso. Il costo di 120 mila assunzioni (tre miliardi a regime) nel 2015 sarà inferiore al miliardo stanziato: 650 milioni secondo la bozza, il resto sarà usato per altri programmi come la formazione obbligatoria o il piano digitale.

I corsi in inglese del Politecnico di Milano diventano caso «costituzionale»

di Federica Cavadini e Gianni Santucci da il Corriere della sera

MILANO Sarà la Corte costituzionale a stabilire se sia legittima la scelta del Politecnico di Milano, che ha deciso di passare all’inglese come lingua esclusiva per i corsi e gli esami delle lauree magistrali e dei dottorati. Il passaggio (nelle intenzioni dell’Università) a un’istruzione internazionale e all’avanguardia è stato bocciato da una sentenza del Tar del 2013. Nei mesi successivi, con un contro-ricorso del Politecnico e del ministero dell’Istruzione, la questione è arrivata al Consiglio di Stato. Che ora, con un’ordinanza pubblicata ieri, sospende il giudizio e trasferisce tutto alla Consulta.

Affermando però alcuni punti: il Politecnico ha fatto una scelta del tutto legittima con la legge di riforma dell’università del 2010, ma allo stesso tempo quella legge presenta profili potenzialmente contrari alla Costituzione, che devono essere quindi approfonditi. Per mettere ordine in questa contesa che riguarda il futuro del mondo universitario italiano bisogna riannodare i fili dall’inizio. Una delibera del senato accademico del Politecnico (21 maggio 2013) stabilisce che l’inglese diventi lingua obbligatoria per lauree superiori e dottorati, attuando «l’obiettivo di internazionalizzazione degli atenei» fissato nel 2010. Un corposo numero di professori presenta un ricorso al Tribunale amministrativo della Lombardia. E il Tar boccia il Politecnico: l’ateneo avrebbe «marginalizzato in maniera indiscriminata l’uso della lingua italiana, che il sistema normativo vuole, invece, preminente e che è funzionale alla diffusione dei valori che ispirano lo Stato italiano».

Non solo. Il Politecnico, secondo i giudici amministrativi, «avrebbe dovuto consentire la scelta tra l’apprendimento in italiano e quello in lingua straniera». Dopo questa decisione, il progetto del Politecnico va avanti, ma non si completa: circa un quarto dei corsi, oggi, è ancora in italiano. Con la decisione pubblicata ieri, il Consiglio di Stato ribalta in parte le conclusioni del Tar lombardo. E afferma: se si considera la legge del 2010, la decisione del Politecnico, «che appartiene alla libera scelta dell’autonomia universitaria», è stata pienamente legittima. Il dubbio però non scompare, e anzi si sposta alla radice: il quadro legislativo entro il quale si è correttamente mosso il Politecnico rispetta la Costituzione? Cambiando il piano di giudizio, il Consiglio di Stato manifesta notevoli perplessità. E lo fa su tre punti.

Pur con complicate forme linguistiche, i giudici sostengono che «l’attivazione generalizzata ed esclusiva di corsi in lingua straniera, non appare manifestamente congruente, innanzitutto, con l’articolo 3 della Costituzione».

Certo, la formula «non manifestamente congruente» non vuol dire contrario. Il tema è questo: un conto è insegnare in inglese «tecnica delle costruzioni », un altro è usare esclusivamente la lingua straniera per la storia dell’arte. In quest’ottica «appare ingiustificata — dicono i giudici — l’abolizione integrale della lingua italiana».

Altro nodo controverso è la tutela delle minoranze linguistiche assicurata dall’articolo 6 della Costituzione: siamo sicuri, sembrano chiedersi i giudici, che si possa passare all’inglese come lingua unica ed eliminare l’italiano, che si ritroverebbe così senza nemmeno la tutela riservata alle minoranze? Sotto esame sarà infine la conformità con il valore della libertà di insegnamento (articolo 33). L’obbligo dell’inglese «non appare rispettoso della libera espressione della comunicazione con gli studenti, dal momento che elimina qualsiasi diversa scelta, eventualmente ritenuta più proficua da parte dei professori, ai quali appartiene la libertà, e la responsabilità, dell’insegnamento».

Lombardia - Telecamere nascoste nelle aule Indagato direttore scolastico

di Roberto Rotondo da il Corriere della sera

VARESE Sarà stata l’ossessione di controllare i professori, o la volontà di fare le pulci a qualcuno? Qualunque sia lo molla che lo ha spinto, il direttore amministrativo di una scuola lombarda è indagato perché ha fatto installare un sistema di telecamere nascoste per sorvegliare (e forse punire) i docenti dell’Isis Keynes di Gazzada Schianno (Varese). Della vicenda, inedita per un ambiente scolastico, si stanno occupando il pm Sara Arduini della Procura di Varese e la digos: sabato scorso, seguendo una segnalazione arrivata in questura da una fonte confidenziale, gli agenti hanno effettuato una perquisizione, a sorpresa, nell’istituto scolastico (circa 600 alunni, alla periferia di Varese). I poliziotti hanno trovato quattro piccole telecamere occultate sui muri: la prima era in un ufficio, un’altra nella sala dei colloqui tra professori e genitori, una terza all’ingresso (con il cartellino della timbratura ben inquadrato), e l’ultima nella segretaria. Una di queste videocamere, posizionata proprio nell’ufficio del direttore amministrativo, era anche in grado di registrare l’audio e, dunque tutti i colloqui. Il sistema era collegato a un server scolastico e il quadro di controllo si trovava nella postazione video, sulla scrivania del direttore stesso.

Pietro Liati, 63 anni, è indagato per la violazione della normativa sul controllo dei lavoratori, legge 300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori), proprio quella entrata nel dibattito politico degli ultimi mesi perché il Jobs act la vorrebbe parzialmente riformare, anche rispetto al controllo audiovisivo dei lavoratori. Il punto è che erano proprio i professori il suo obiettivo, e non i ragazzi. Infatti non sono state trovate telecamere nei bagni o nelle aule, ma solo in zone frequentate dai docenti. L’Isis di Gazzada Schianno è una scuola tecnica, moderna e ben organizzata e, fino ad oggi, nessuno aveva mai avuto motivo di segnalare anomalie. Il dirigente indagato si è difeso, davanti alla polizia, spiegando che aveva fatto installare quel sistema di sorveglianza per il problema dei furti. Ma la preside, Fausta Zibetti, era all’oscuro di tutto. Il computer e il server sono stati sequestrati dagli investigatori per ulteriori approfondimenti. Le telecamere sarebbero costate 4 mila euro, pagate con i soldi della scuola. Sarebbero state istallate da una ditta della zona di Cassano Magnago, il paese dove Liati era un tempo assessore del Psi, quando nel 1991, allora funzionario della Provincia, venne arrestato per concussione, nella primissima tangentopoli, quella nata dalla scoperta di mazzette per la gestione delle case di riposo a Milano e Varese. Successivamente riabilitato, è tornato a lavorare come dirigente nella pubblica amministrazione.

Monza - "Non c'è traccia dei lavori al tetto della media Sabin. L’assessore Longoni racconta favole”

comunicato stampa 

E nelle scuole manca tutto, persino la carta igienica

Non c’è nessuna traccia, negli atti del Comune di Monza, di uno stanziamento specifico o dell’affidamento dei lavori per il rifacimento del tetto della scuola me- dia Sabin, che “fa acqua” ed ha bisogno di manutenzioni straordinarie urgenti.

Polemizzando con la nostra associazione, l’assessore alle politiche giovanili Egidio Longoni aveva dichiarato nei giorni scorsi “sono già stati deliberati dei lavori che presto partiranno”. Esiste in realtà una voce generica “rifacimento coperture scuole e realizzazione impianti fotovoltaici” nel piano triennale delle opere pubbliche 2015-2017, il che – in termini di iter amministrativo – è poco più di una buona intenzione.

Rilanciamo all’Amministrazione Comunale la domanda semplice e concreta che abbiamo posto la scorsa settimana, senza ottenere risposta: esiste un appalto assegnato per i lavori al tetto della media Sabin? Qual è la data di inizio del cantiere?

L’urgenza di questa manutenzione è nota da tempo e sul tetto dell’edificio sono necessari continui interventi-tampone, l’ultimo dei quali, deciso nel giugno scorso, è costato al Comune 30mila euro senza essere risolutivo.

Dice Isabella Tavazzi, portavoce del Comitato San Fruttuoso 2000: “Qualcuno spieghi all’assessore Longoni che il tempo delle favole raccontate ai cittadini è passato da un pezzo. La gente è molto attenta e bada ai fatti. Ad oggi sul rifacimento del tetto della Sabin di fatti non se ce ne sono”. Ma non c’è solo il caso della media Sabin. Anche le altre scuole di competenza comunale a San Fruttuoso hanno diversi problemi. E mentre mancano adeguate manutenzioni, i genitori dei bambini e dei ragazzi devono in continuazione sopperire alle forniture più elementari, persino la carta igienica, e rendersi disponibili per prestazioni extra come la tinteggiatura delle pareti, acquisto dei materiali incluso.
Sono richieste che mettono in imbarazzo alcuni e irritano altri cittadini, specialmente quelli a reddito più basso.

Associazione di cittadini per la qualità della vita nelle aree urbane
Via Tazzoli 37, 20052 Monza MB - hqmonza.info@gmail.com - www.hqmonza.it

Lombardia - Sul diritto allo studio pronti tagli del 40% gli studenti si mobilitano

di Luca De Vito da la Repubblica

MENO quaranta per cento dei fondi dedicati agli enti che erogano servizi agli studenti universitari in difficoltà economiche. Un taglio che se confermato rischierebbe di mettere in ginocchio il sistema del diritto allo studio (dsu) in Lombardia. La notizia è trapelata nelle commissioni del Consiglio regionale dove è in discussione l’avvicinamento al bilancio: secondo le tabelle presentate, tra i vari tagli che servirebbero a sostenere la riduzione dei fondi previsti dal patto di stabilità ci sarebbe anche una mega sforbiciata al dsu. Una cifra che si aggira intorno ai 6 milioni (il totale delle risorse che oggi arriva agli enti è di 15 milioni). Poca roba rispetto al bilancio regionale, un colpo da ko per il diritto allo studio. L’assessore all’istruzione Valentina Aprea ha spiegato che le cifre non sono ancora ufficiali perché il confronto con il governo è aperto.

A sperare in una revisione dei tagli è Marcello Fontanesi, ex rettore della Bicocca e presidente del Cidis, il consorzio universitario per il diritto allo studio che gestisce le borse di studio per Statale, Bicocca e Insubria. «Se queste cifre dovessero essere confermate — ha spiegato — il sistema entrerebbe in grossa difficoltà, anche perché le risorse già oggi sono scarse. Qui si tratta di fondi di funzionamento e non per le borse di studio che sono un’altra voce di bilancio. Si tratta di spese per la gestione delle residenze: dalle mense agli alloggi. E molte di queste spese non possono essere tagliate perché derivano da contratti firmati a seguito di bandi. Il dialogo con l’assessore Aprea è però continuo, sono fiducioso che una soluzione si possa trovare».

Meno fiduciosi sono invece gli studenti che da oggi hanno annunciato una mobilitazione per protestare contro l’ipotesi di riduzione di fondi. Alle ore 15.30 sotto il Palazzo della Regione, l’Unione degli studenti Lombardia e il Sindacato universitario milanese Link, saranno in presidio insieme agli insegnanti dellla Flc Cigl e l’associazione Nonunodimeno. «Si tratta di una scelta scellerata da parte della Regione — ha spiegato Davide Martucci, rappresentante nel cda del Cidis e Coordinatore di Link — se la misura venisse confermata nel prossimo anno gli enti per il diritto allo studio, come Cidis oltre al taglio di ogni servizio non avrebbero neppure i soldi per pagare gli stipendi. Tagliare del 40 per cento il fondo di funzionamento Cidis che ammonta a 5milioni e 800mila euro significa eliminare tutti i servizi, anche quelli destinati a tutti gli studenti quali mense, prestito libri e corsi di inglese». Andrea Torti, rappresentante nel cda della Bicocca e membro di Studenti Indipendenti Bicocca aggiunge: «Il taglio al fondo di funzionamento è gravissimo. E se anche venisse, in parte, rivisto con successive manovre di assestamento al bilancio, gli enti avranno già aggiornato gli appalti delle mense, operato riduzioni di organico e disdetto gli affitti degli alloggi. Questo bilancio preventivo porta al collasso definitivo del sistema di diritto allo studio in Lombardia ».

Sul tema promette battaglia anche il Pd in Regione. «Proporremo emendamenti per rendere il taglio meno pesante e non mettere in discussione il dsu — ha spiegato il vice capogruppo del Partito Democratico al Pirellone Fabio Pizzul — . L’impressione è che i tagli siano stati previsti dalla giunta proprio sui settori sensibili e di interesse sociale per creare allarme e gettare la colpa sul governo nazionale ».

Impianti elettrici fuori norma in metà delle scuole lombarde

di Isabella Fantingrossi da il Corriere della sera

MILANO Le scuole lombarde sono vecchie, il 73% costruite prima del 1974, l’anno di entrata in vigore della normativa antisismica, contro il 58% di media nazionale. E hanno una maggiore necessità di manutenzione urgente (ne ha bisogno il 49,7% contro il 32,5% del resto d’Italia). In parallelo, sono diminuiti gli interventi realizzati: negli ultimi cinque anni è stato sistemato il 51,6% delle scuole, mentre lo scorso anno la percentuale era del 58,5%. E poi, metà dei 1.047 edifici scolastici lombardi non hanno impianti elettrici a norma nè palestre. Pochissime scuole usufruiscono del servizio di scuolabus (il 10%) e stenta a decollare l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile (ne beneficiano solo il 4,5% degli edifici). Promosse soltanto Sondrio e Bergamo, settima e ottava nella top ten nazionale. Seguono Brescia (11°), Lecco (25°), Pavia (28°). Bocciate, invece, Cremona (32°), Milano (36°), Varese (37°), Como (45°), Lodi (48°) e Mantova (49°).

Sono questi i principali dati regionali che escono dal quindicesimo rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, l’indagine che il Cigno verde effettua ogni anno sulla qualità dell’edilizia, delle strutture e dei servizi delle scuole gestite dai Comuni capoluogo (asili, elementari e medie). Lo studio, di cui il Corriere anticipa i dati lombardi (tutti eccetto quelli di Monza, che non ha inviato abbastanza dati e non è entrata nel rapporto), sarà presentato oggi a Roma. «L’impegno preso dal Governo per la sistemazione delle scuole è positivo — dice Luca Petitto, responsabile per la scuola di Legambiente Lombardia —. Ma non basta. Serve una pianificazione a lungo termine e poi la tanto attesa pubblicazione dell’anagrafe scolastica. Solo così si potrà capire qual è la situazione dell’intero patrimonio e quali misure prendere. Noi, del resto, non siamo riusciti quest’anno a inserire alcun dato delle scuole superiori perché gestite dalle province, oggi nel caos».

Sistemare le scuole, secondo Legambiente, ha un costo, talvolta alto, ma è anche un investimento: «Le scuole vecchie sono energivore e sprecone — dice Petitto —. Non c’è solo un problema di sicurezza. Con le ristrutturazioni si risparmia. Basti pensare alla nuova scuola di Cepina Valdisotto, in provincia di Sondrio, che ha calcolato un risparmio di circa 60 mila litri di gasolio all’anno». Sul fronte certificazioni, metà delle scuole è priva di quelle per l’idoneità statica mentre solo il 53% ha quello di agibilità e il 25,8% di prevenzione incendi. Vanno meglio in Lombardia alcuni servizi per gli studenti, vere e proprie buone pratiche locali. Si beve acqua di rubinetto in quasi tutte le scuole (88% rispetto al 65% nazionale). E sono quasi la totalità le mense in cui si servono piatti biologici (l’88,6% contro il 75,4%) anche se non ne esiste ancora alcuna in grado di offrire solo pasti bio. Bene Bergamo, la città con il dato sul biologico più alto (80%) e Varese (75%). Male Pavia (20%) e Milano (15%). Infine, a Bergamo, Lecco, Milano e Sondrio tutte le scuole fanno la raccolta differenziata.

Lombardia - Tagliati 640 milioni al Pirellone. «A rischio la sanità e i treni dei pendolari»

di Guido Bondavalli da Libero

Il premier Renzi l’ha venduta come una manovra taglia-tasse. Invece, per i cittadini lombardi la Legge di stabilità approvata dall’ultimo Consiglio dei ministri rischia non solo di produrre un taglio dei sevizi sanitari,del trasporto pubblico locale e dei servizi sociali, ma anche un incremento automatico dell’addizionare regionale Irpef e dell’Irap. I 4miliardi di euro di spending review che l’esecutivo ha messo in conto alle Regioni, che nel caso niente affatto remoto di tagli lineari si tradurrà in una stangata da 640 milioni di euro per la Lombardia, hanno infatti reso ancor più drammatico lo scenario che si era andato definendo la scorsa settimana,quando ancora si ragionava su un taglio di 3miliardi ai trasferimenti alle Regioni.

Il risultato è stata una levata di scudi generalizzata nella quale è spiccata la voce del Pirellone, che con ogni probabilità dovrà confrontarsi con l’ammanco più consistente. «In realtà, se aggiungiamo a questa cifra anche quelle frutto dei tagli operati in precedenza dal governo Monti e dal governo Letta si arriva addirittura a 5,8miliardi in meno» alle Regioni nel 2015, avverte Massimo Garavaglia, assessore all’Economia di Regione Lombardia.

Una cifra «irragionevole e impossibile da assorbire», sottolinea Garavaglia. «Questa è una manovra eversiva e fascista perché fa saltare il principio della leale collaborazione ». E andrà rivista «per forza, perché è chiaro che imporre un taglio del genere quando il totale degli acquisti di beni e servizi vale 4miliardi significa lasciare a piedi i pendolari e tagliare i servizi sociali». Non solo. A rischio, infatti, ci sono anche i servizi sanitari. «Il governo ha disatteso un accordo preso con noi governatori in materia di sanità, il che costringerà molte Regioni ad alzare l’addizionale Irpef per garantire i livelli essenziali », protesta il governatore Roberto Maroni.

Nel caso di disavanzo nel comparto sanitario scatta infatti in automatico l’aumento di addizionale Irpefe Irap. «Se poi verrà confermato il taglio di 4miliardi, dovremo procedere a tagli nei servizi», prosegue Maroni. Dal testo della Legge di stabilità sarebbe infatti emerso che la metà dei 4 miliardi di tagli alle Regioni riguarderà «i nuovi fondi alla sanità datici a luglio di quest’anno con un accordo tra governo e Regioni e che adesso sarebbero inopinatamente tagliati», spiega Maroni.

«Renzi probabilmente non si rende neanche conto di quanto siano irragionevoli queste misure», prosegue Garavaglia. Oggi in Lombardia arrivano da Roma 800 milioni di euro di trasferimenti per il trasporto pubblico, che la Regione integra con altri 450milioni. «È evidente che se tagliano i trasferimenti, i contratti saltano e si tagliano le corse», avverte l’assessore all’Economia. Ma le voci a in pericolo sono molte di più. C’è la Scala diMilano, «che rischia seriamentedi fare la fine dell’Opera di Roma, perché dove troviamo i 5milioni da dargli?».

E ci sono le scuole paritarie, il Fondo per la non autosufficienza, le politiche di sostegno a idisabili. In pericolo anche lo sport e le attività ricreative: «Se non cambia la legge scordiamoci manifestazioni come i Mondiali di pallavolo e l’arrivo a Milano del Giro d’Italia», annuncia l’assessore regionale. Questa mattina, intanto, Maroni incontrerà i tecnici della Regione per capire nel dettaglio quali tagli si dovranno adottare in attuazione della Legge di stabilità.

«È giusto che i cittadini sappiano che con questa legge potremmo essere costretti a tagliare servizi, anche nella sanità», avverte il governatore.

In realtà, una via d’uscita ci sarebbe. Le Regioni hanno infatti proposto al Governo «delle ipotesi di copertura alternative che funzionano», spiega Garavaglia. «Vediamo se ci danno retta o se vogliono proseguire su questa strada. Se così fosse il disegno non è contenere la spesa, ma far saltare tutti i corpi democratici intermedi e aver un uomo solo al comando: un disegno fascista».

Lombardia - Il ministero sceglie il direttore scolastico, la Regione: sconcertati

di Tiziana De Giorgio da la Repubblica

UNA scelta «fatta in solitudine». Un metodo «che sconfessa il confronto istituzionale ». Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini nomina il nuovo direttore scolastico regionale dopo un’attesa durata più di un mese: sarà Delia Campanelli alla guida della scuole lombarde, ma è subito scontro fra Miur e Regione. Ad attaccare duramente il governo è l’assessore all’Istruzione, Valentina Aprea: «Apprendiamo con stupore e sconcerto la nomina », scrive in una nota, in cui parla di «profondo imbarazzo». Secondo il Pirellone la decisione del ministro «non ha considerato come avrebbe dovuto il dialogo costruttivo che era giunto a una condivisione di criteri per individuare il profilo del nuovo direttore».

L’incarico, su proposta della Giannini, dovrà essere ufficializzato da un decreto del Consiglio dei ministri. Classe 1954, avvocato, la Campanelli è attualmente dirigente negli uffici romani di viale Trastevere del ministero dell’Istruzione. Trentaquattro le candidature arrivate da tutta Italia per sostituire Francesco De Sanctis, in pensione dalla fine di agosto. Fra i nomi sui quali sembrava essere stato trovato un accordo, poco più di una settimana fa, c’era quello di Claudio Merletti, provveditore di Varese.

Bovisio Masciago - No alle rotatorie «inutili» Sì alla nuova elementare

di Veronica Todaro da il Giorno del 04/10

UN INVESTIMENTO certo: tre milioni e 400mila per la nuova scuola elementare che verranno stanziati nel bilancio 2015, insieme al completamento di via Fallaci, altri 160mila euro, per rendere più snello il traffico intorno all’area del futuro sottopasso di Ferrovie Nord.

INTANTO, se le idee sono chiare per il futuro bilancio, l’Amministrazione comunale ha presentato l’altra sera in Consiglio una variazione sul bilancio attuale, «per renderlo più trasparente», andando a eliminare opere pubbliche approvate dalla precedente Giunta di centrodestra e di «improbabile realizzazione». Il bilancio previsionale, approvato ad aprile, prevedeva infatti interventi come la rotatoria tra via Europa e via Bertacciola e quella tra corso Milano e la Strada Nazionale dei Giovi. «Entrambi gli interventi – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Paolo Bosisio – non sono realizzabili perché non sostenibili dal punto di vista finanziario. I fondi per le rotonde sono vincolati a un milione e 100mila euro derivanti dall’alienazione di alcune proprietà comunali che non si sono concretizzate».

ALTRI interventi erano legati agli introiti da oneri di urbanizzazione, la cui previsione ad aprile è stata eccedente di 200mila euro, e soprattutto dei fondi di compensazione ambientale legati a Pedemontana, che superano di poco il milione di euro. «Questi soldi – continua l’assessore – non arriveranno né nel 2014 né nel 2015. Quindi è inutile tenere in bilancio la greenway e le rotatorie tra Corso Italia e la tangenziale sud e tra via Bonaparte e la Nazionale dei Giovi. A livello di investimenti abbiamo pertanto deciso di puntare forte sulla nuova scuola, stanziando 3,4 milioni di euro nel 2015 e sul completamento di via Fallaci». 

Meda - Scuole, sorpresa nel piatto. Il conto della mensa lievita del 23 per cento

di Sonia Ronconi da il Giorno

LE SCUOLE sono iniziate. Il prezzo della mensa è aumentato del 23 per cento e i genitori sono sul piede di guerra: nessuno li ha avvisati. Il prezzo è salito da 3.50 euro a 4.30 per i residenti, per gli studenti che arrivano dai comuni limitrofi si è passati da un esborso di 4.50 a 5 euro. Un netto aumento del 23 per cento che ha lasciato tutti senza parole per il mancato preavviso. Il presidente del Comitato genitori Rolando Miotto, della scuola materna e dell’elementare del Polo (Meda sud) e parte dell’istituto comprensivo “Diaz” ha spiegato i motivi della sua contrarietà: «Questo è il risultato del nuovo contratto tra Comune e aziende di ristorazione — spiega Miotto —, L’aumento è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Sono molti i genitori che chiedono di procedere in modo graduale nel chiedere l’aumento, magari spalmando il costo della mensa scolastica su due anni. Sono periodi duri per tutti e tutto va a pesare sul già risicato bilancio famigliare».

IN REALTÀ le quattro fasce Isee non hanno subito varianti, ma sono stati cambiati i criteri per ottenere un’agevolazione, ad esempio se prima con la fascia Isee fino a 4.300 euro si aveva una riduzione del 40 per cento e ora si paga un euro, da 4.301 a 5.400 si passa dal 50 per cento a 2,50 euro a pasto: da 5.041 a 7.500 dal 25 per cento a 3,50 euro e oltre le 7.500 euro non ci sono sconti per nessuno.

«QUELLO CHE PIÙ ci ha lasciati con l’amaro in bocca – continua Rolando Miotto – è il fatto che nessuno si sia degnato di comunicare questa variante. Bastava un a email, una lettera. Ad esempio io l’ho scoperto per caso guardando sul sito comunale. Il problema è che ancora in tanti non si sono accorti di nulla, anche perché sulla pagina per ricaricare la tessera mensa l’adeguamento è stato aggiornato solo pochi giorni fa. Comunque le lamentele stanno lievitando e i vari comitati si stanno riunendo». E le polemiche si preannunciano durissime. «La mensa è stata aumentata a 4.30 euro in modo da essere in linea con gli Altri comuni della Brianza e resta comunque, una delle più basse. Dopo otto anni – ha spiegato l’assessore alla partita Marcello Procopio – era necessario . Chi ci ha preceduti ha lasciato le tariffe invariate per quasi un decennio. La gara è stata vinta dall’azienda “Giemme” e ha previsto dei minimi di tariffa. L’offerta era di 4.39 euro con il ribasso. Noi l’abbiamo ridotta a 4.30 e il Comune integra per tutte le famiglie: 9 centesimi». Inoltre evidenzia l’assessore che a fine anno era stata fatta girare una circolare dove era chiaramente scrittto che le cifre della mensa sarebbero state fissate a gara finita. Ovviamente più alte.

Lissone - Materne parrocchiali. Il Comune ci mette quasi mezzo milione

di Fabio Luongo da il Giorno

QUASI MEZZO milione di euro in un anno dal Comune alle scuole materne parrocchiali, con un ulteriore aumento di fondi rispetto all’ultimo triennio. Obiettivo dichiarato, permettere a tutte le famiglie lissonesi che lo vogliano di poter mandare i propri figli in quegli istituti, qualunque sia la loro condizione economica. È quanto ha appena stabilito l’amministrazione di centrosinistra, che ha deciso di accrescere i contributi erogati per quest’anno dal municipio alle 4 materne di Lissone collegate alle parrocchie cittadine: la convenzione che lo certifica - e che sarà valida solamente per l’anno scolastico in corso - è stata approvata l’altra sera in consiglio comunale, non senza polemiche da parte del Movimento 5 Stelle, che nelle settimane addietro aveva tacciato di «incostituzionalità» l’accordo ventilando ricorsi alla Corte dei Conti e al Consiglio di Stato. All’origine del maxi-contributo, una tradizione di sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie da parte del Comune che risale indietro negli anni, e soprattutto la considerazione del fatto che le materne parrocchiali svolgono da tempo in città un vero e proprio ruolo di supplenza rispetto alle strutture pubbliche, le quali hanno ormai un numero di posti nettamente insufficiente a fronte della quantità di bambini residenti, tanto che per il 2014-2015 i numeri degli alunni delle private e delle statali sono molto simili.

IL «PARLAMENTINO» locale ha così stabilito di versare per quest’anno scolastico alle scuole paritarie «Maria Bambina» di via Orelli, «Cuore Immacolato di Maria» di via Nobel, «Mater Divinae Providentiae» della frazione di Santa Margherita e «Maria Immacolata» della frazione di Bareggia 384.800 euro, quasi 50mila euro in più rispetto all’anno passato (quando i fondi ammontavano a 335.400 euro). Somma che per i primi 3 istituti potrebbe crescere ulteriormente di altri 71mila euro complessivi «nel caso in cui i bilanci di gestione delle scuole evidenziassero un deficit». In totale, 455.800 euro. Il contributo serve ad abbattere le rette a carico delle famiglie: nello specifico si tratta di 18.200 euro all’anno per ogni sezione attiva per le prime 3 scuole; 15.600 euro l’anno a sezione per la paritaria «Maria Immacolata». In cambio, le scuole parrocchiali - per «estendere l’accesso anche alle fasce più deboli» - applicheranno ai bimbi iscritti al primo anno rette differenziate in base al reddito Isee della famiglia. Questo tranne che alla «Maria Immacolata», che manterrà il vecchio contributo e le vecchie regole: l’istituto si trova infatti nella frazione di Bareggia, suddivisa tra 2 Comuni (Lissone e Macherio), e raccoglie alunni provenienti da entrambe le città.

Limbiate - Ci sono le aule ma mancano gli arredi. Agraria, nuova sede solo per tre classi

di Gabriele Bassani da il Giorno

PER IL MOMENTO sono solo tre le classi che hanno trovato posto nella nuova sede dell’Istituto agrario Castiglioni, realizzata dalla Provincia di Monza e Brianza all’interno del parco di Mombello. Tutte le altre 31 classi sono ancora all’interno della Villa Crivelli Pusterla, gioiello architettonico del Settecento ma sempre meno adatta ad ospitare una scuola superiore che però, anche a trasloco completato, manterrà comunque un presidio al piano terra. «Quest’anno abbiamo accolto due classi in più, sapendo di poter contare almeno sul primo edificio della nuova scuola - spiega il dirigente scolastico Maria Costanza Scarpini - Purtroppo al momento ci sono le aule, che sono belle e funzionali, ma non gli arredi e per questo motivo il trasloco deve essere fatto in maniera graduale». Ad essere ufficialmente consegnato alla scuola di agraria è stato il primo dei due plessi della nuova sede, il secondo è in fase di ultimazione e dovrebbe essere disponibile nel giro di qualche settimana. «Ci siamo dati l’obiettivo di completare tutto il trasloco prima dell’avvio del secondo quadrimestre - conferma la preside, evidenziando i vantaggi della nuova scuola - Finalmente un ambiente più idoneo ad ospitare attività didattica, spazi maggiori e più sicuri, non ci sono più i vecchi termosifoni in ghisa, ma un moderno impiano di climatizzazione, non ci sono più gli estintori appesi alle pareti ma un impianto antincendio, un sistema antintrusione, serramenti insonorizzati e con isolamento termico. Resta comunque il problemadell’ambiente circostante ormai terra di nessuno». Sul degrado a Mombello, il comitato Più Limbiate meno cemento bacchetta la Provincia: «La nuova scuola doveva essere pronta già due anni fa, i lavori dovevano durare 540 giorni e siamo a 1730 senza che l’opera sia terminata e non c’è ancora la strada di accesso».

Bovisio Masciago - Pasticcio sull’asilo di via Tiepolo. Comune in debito di 231mila euro

di Veronica Todaro da il Giorno

NON SOLO il danno non è stato provato ma oggi il Comune è ancora in debito con l’impresa che aveva eseguito i lavori, fallita per causa dei mancati pagamenti. È stata una sentenza della Corte d’Appello di Milano a riportare agli onori della cronaca la vicenda dell’asilo nido di via Tiepolo, la struttura al centro di accese contestazioni dal 2009 tanto da finire sui tavoli della Procura della Repubblica prima, poi in Tribunale. Nella sentenza del dicembre 2013 ma solo da pochi giorni sul tavolo del sindaco Giuliano Soldà, si legge che per quanto riguarda i lavori non si ravvisa né danno, né truffa, né frode allo Stato. Anzi, il presunto danno sopportato dal Comune «non è certo, non è liquido e neppure esigibile». Il procedimento si era aperto dopo i primi rilievi: l’edificio non era collaudabile, era inagibile e assolutamente insalubre, privo di opere di completamento e con una serie di gravi problematiche a carattere costruttivo. A processo erano finiti sei imputati con l’accusa di truffa e frode. Un socio dell’impresa era stato condannato con rito abbreviato e aveva fatto ricorso ed erastato assolto in Appello. Per gli altri era proseguito il processo. Il Comune, all’epoca guidato da sindaco Emanuele Galimberti, si era costituito parte civile per chiedere i danni.

Oggi, il neo sindaco Giuliano Soldà, che dal 2004 al 2009 faceva parte della Giunta che aveva ordinato i lavori, ha revocato il mandato all’avvocato. «La Corte d’Appello - spiega il primo cittadino - inserisce nella sentenza affermazioni che ci fanno ritenere inutile continuare a pagare gli avvocati in assenza di un risarcimento certo. Se all’ultimo grado di giudizio saranno condannati gli imputati che hanno scelto la via del rito ordinario, di sicuro faremo valere le nostre ragioni». Fino ad oggi il Comune ha speso 131mila euro per spese legali, più altri 100mila euro per spostare provvisoriamente i bambini del nido nella sede di via Isonzo. «In totale – prosegue Soldà - 231mila euro, a cui si aggiungono le parcelle non ancora pagate al collaudatore, per scoprire che l’impresa non ha diritto a circa 100mila euro dei 600mila che chiede, per lavori non eseguiti alla perfezione». La Corte d’Appello sottolinea anche che le motivazioni che stanno alla base della vicenda giudiziaria, sono irrilevanti dal punto di vista penale e basate soltanto su motivi politici: «A partire dalla denuncia del Sindaco di Bovisio Masciago Emanuele Galimberti - si legge nella sentenza - che è sì stata genesi del presente processo penale ma più che altro per deferire all’Autorità giudiziaria il comportamento dei Consiglieri comunali della precedente Amministrazione: costoro sono il vero bersaglio polemico ed oggetto di querela». 

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