icmesa

A Meda approvata in CC la mozione di Sinistra e Ambiente per una memoria del disastro diossina dell'ICMESA

Il 27-7-016, nell'ultimo Consiglio Comunale prima della pausa estiva, è stata discussa e approvata all'unanimità dei presenti (Sinistra e Ambiente, Pd, Meda per Tutti, Lega Nord e PdL/Ncd) la mozione di Sinistra e Ambiente sulla Memoria del disastro causato dall'ICMESA (azienda del gruppo Hoffmann- La Roche) con la fuoriuscita della diossina TCDD il 10 luglio 1976.
La mozione chiedeva la collocazione di un pannello illustrativo presso il muro della fabbrica all'entrata del Centro Sportivo di Meda.
Un pannello in continuità e a completare IL PERCORSO DELLA MEMORIA AL BOSCO DELLE QUERCE già presente nella porzione sevesina del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce e l'acquisizione della mostra prodotta dallo stesso Parco sul disastro del 1976.
La proposta di Sinistra e Ambiente era anche quella di una collocazione permanente di questa mostra presso i locali della Biblioteca di Meda -Medateca-  affinchè la sua visibilità stimolasse la volontà d'approfondimento sull'argomento.
Quest'idea sembra al momento non applicabile a causa della situazione logistica dei locali della Medateca.
Nella discussione, Sinistra e Ambiente ha pertanto accettato alcuni emendamenti presentati dal Pd tenendo conto di questo fattore.
La mostra  “Scatti di Memoria per raccontare una Storia. Seveso. Dall’incidente del 1976 al Bosco delle Querce” verrà dunque acquisita dal Comune di Meda e utilizzata in occasione di eventi pubblici sull'argomento.
Positivo anche l'emendamento concordato che impegna l'amministrazione a implementare le pubblicazioni sul disastro diossina dell'ICMESA presenti in Medateca.
Seguiremo con attenzione l'elaborazione di testo e immagini per il pannello da collocare presso il muro della fabbrica ICMESA all'entrata del centro sportivo di Meda.
L'intervento del Consigliere Comunale di sinistra e ambiente e il testo finale della mozione approvata su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/07/a-meda-approvata-in-cc-la-mozione-di.html

40 anni dal disastro diossina dell'ICMESA e la Memoria ....... corta

A Seveso sono in corso una serie di iniziative ideate dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la FLA, l’Agenzia Innova 21, Legambiente Lombardia e con il supporto della Fondazione Cariplo.
Seveso +40 è il titolo generale di questi incontri pensati per la “celebrazione” del quarantennale del disastro diossina TCDD dell'ICMESA di Meda.
All'incontro di sabato 28-05-016, "40 anni di Storia, storie di 40 anni" realizzato nella sede sevesina del Parco Regionale del Bosco delle Querce sono state chiamate singole donne e uomini a raccontare la loro storia e i loro ricordi di ciò che allora accadde.
Critico il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda su questo momento che ha evidenziato un impostazione sbilanciata e poco attenta ad una Memoria nella sua completezza. Eppure serve non dimenticare anche per i rinnovati rischi derivanti dalla Pedemontana, il cui tracciato passerebbe nelle zone A, b, R ancora contaminate - secondo le analisi chgimiche del 2008 - dalla diossina TCDD.
L'articolo di Sinistra e Ambiente su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/05/seveso-40-la-memoria-corta.html

Pedemontana: pubblicato il decreto Regionale per il Piano di Caratterizzazione per la Diossina TCDD

La Regione Lombardia il giorno 8-10-015, a mezzo della Direzione Generale Energia e Sviluppo Sostenibile con l'emissione e pubblicazione del Decreto n° 8202 ha chiuso la parte formale relativa all'approvazione del Piano di Caratterizzazione dei suoli delle ex zone A-B-R del disastro ICMESA che verranno attraversati dall'autostrada pedemontana nella tratta B2 e C.
Tutta la documentazione e le valutazioni di Insieme in Rete su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/10/pedemontana-pubblicato-il-decreto.html

10 luglio: per non dimenticare, per continuare ad informare su Pedemontana e rischio Diossina

Il 10 luglio 2015 sono trascorsi 39 anni dal disastro ICMESA con fuoriuscita di diossina TCDD e conseguente contaminazione di molte aree nei comuni limitrofi e prossimi.

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE , anche quest'anno organizza un evento per continuare ad informare e a discutere della criticità DIOSSINA laddove è ancora previsto il passaggio dell'autostrada Pedemontana.
Programma e dettagli dell'iniziativa che parte al Bosco delle Querce  a Seveso dalle ore 16.30 e prosegue sempre a Seveso a Villa Dho li trovate su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/07/10-luglio-per-non-dimenticare-per.html

Coordinamento ambientalista
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Seveso - Diossina e Pedemontana al premio Ilaria Alpi

di k.ts.

La vicenda della costruzione della Pedemontana sui terreni di Seveso inquinati da diossina approda al Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi.
Merito del regista brianzolo  Marco Tagliabue che ha realizzato per la RSI il documentario Pedemontana, uscita Seveso.

L’inchiesta giornalistica è stata scelta come finalista nella sezione Coop ambiente, dedicata alle tematiche ambientali, e dovrà vedersela con due documentari della Rai: Lavoro sporco di Boschin, Guerrizio e Pusceddu per Presa Diretta, RaiTre e La terra dei fuochi di Cambi Iannacone per I Dieci comandamenti, RaiTre per aggiudicarsi il premio che verrà assegnato nella serata di gala di sabato 7 settembre.

Il presitigioso premio Ilaria Alpi, giunto alla XIX° edizione, è stato istituito nel 1995 in memoria della giornalista di RaiTre uccisa con l’operatore Miran Hrovatin nel 1994 a Mogadiscio.

La vicenda dell’omicidio della giornalista che stava indagando su un traffico di armi e rifiuti tra l’Italia e la Somalia e che vedeva coinvolti apparati dello stato, servizi segreti e signori della guerra somali è rimasto ancora insoluto e si aggiunto alla lunga lista dei misteri italiani.

Pedemontana uscita Seveso, il documentario di Marco Tagliabue è andato in onda l’11 ottobre 2012 sul primo canale della RSI all’interno del rotocalco di approfondimento giornalistico Falò.
In Brianza è stato riproposto in  incontri a Seveso, Meda e Desio da vari collettivi e associazioni che si sono organizzati contro la costruzione della Pedemontana.

Il documentario affronta le questioni della costruzione dell’autostrada  sui terreni dell’area B inquinati nel 1976 dal disastro dell’Icmesa e mai bonificati, delle possibili ricadute sulla salute della popolazione che il movimento di terreno inquinato da diossina potrebbe causare, degli effetti a lungo termine che il disastro dell’Icmesa ha avuto con l’aumento dei casi di tumore.
L’inchiesta ha inoltre squarciato il velo sui mancati interventi messi in atto per avvertire la popolazione del rischio a cui é esposta per la diossina ancora presente nell’area.

Nello svolgimento del servizio giornalistico la troupe della televisione svizzera ha fatto eseguire esami su campioni di uova e zucchine prelevati a Desio e Seveso, campioni poi analizzati da un noto laboratorio di Zurigo. Dagli esami è risultato che nelle uova delle galline allevate per uso domestico la presenza di diossina eccede i limiti di legge anche di dieci volte.

Alla sua uscita il documentario è stato accusato di creare ingiustificato allarmismo (vedi Nel terreno di Barrucana c’è diossina. La denuncia in un documentario), nel tempo è stato un elemento importante nella richiesta arrivata da più parte di avere la massima attenzione e trasparenza nelle gestione dei prelievi sui terreni attraversati da Pedemontana.

Il documentario si apre e si chiude sulle immagini della manifestazione No Pedemontana del 30 settembre dell’anno scorso a Desio. Per quest’anno la manifestazione è prevista per domenica 22 settembre.

Nota - Il documentario Pedemontana, uscita Seveso visionabile sul sito di Falò della RSI (Radio Televisione Svizzera Italiana)

Seveso - Gaetano Carro continua la sua battaglia. Chiede aiuto ai comuni per un'azione legale contro Icmesa

di Sonia Ronconi da il Giorno

NON MOLLA, Gaetano Carro, storico fondatore del Comitato 5D di Seveso (Difesa Diritti Danneggiati Dalla Diossina). La sua determinazione è incredibile, infatti, dopo la recente sentenza civile della cassazione di Roma che, per intervenuta prescrizione, non ha riconosciuto alcun risarcimento danni a circa un migliaio di vittime della diossina, ha continuato a lottare. Adesso chiama all’ordine i sindaci dei quattro comuni (Meda, Seveso, Cesano e Desio) che a suo tempo firmarono l’atto transattivo con la Givaudan, domandando loro prima di tutto solidarietà e poi ogni supporto possibile. «L’ideale sarebbe che ciascun comune nominasse un proprio delegato – spiega Carro - da mettere insieme per coordinare un’azione giudiziaria contro l’Icmesa. È un atto dovuto e non dobbiamo piegarci a queste forze superiori della magistratura». L’ultraottantenne ha continuato a interrogarsi sul perché sia stato respinto il ricorso del comitato e lo ha fatto anche nella lettera spedita a maggio al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Nel frattempo ha protestato un’intera mattina davanti al tribunale di Milano per denunciare l’ingiustizia processuale subìta, ha chiesto un incontro ai legali della Givaudan e ora si rivolge ai sindaci affinché gli diano una mano. Sono 10.174, gli associati al comitato 5D: ben 1.495 soltanto di Meda, la maggior parte dei quali residenti nel quartiere Polo e per due terzi ancora controllati presso l’ospedale di Desio. Ma la causa adesso interessa 1.132 cittadini che abitano nelle ex zone B di Cesano Maderno, Seveso e Desio, perché su costoro incombe un’altra minaccia che si aggiunge ai danni esistenziali subiti in conseguenza della fuoriuscita di diossina nel 1976. Givaudan infatti potrebbe pignorare loro la casa per recuperare le spese del processo, come fece una decina di anni fa con i familiari dei bambini cloracneici. Ecco perché ora si rivolge ai sindaci. Conclude Carro: «Avendo incassato con le transazioni del 1981 e del 1983 alcuni miliardi dalla Givaudan per i danni subiti dai loro cittadini, adesso, di fronte all’arroganza della multinazionale svizzera che si sottrae agli impegni sottoscritti, le amministrazioni comunali hanno il dovere-diritto di aiutare i veri danneggiati dal potente veleno, e non solo a parole».

Seveso - Paura diossina 37 anni dopo per Pedemontana. Sindaci e ambientalisti temono gli scavi

di Sonia Ronconi da il Giorno

10 LUGLIO 1976: una data da non dimenticare per Seveso, Meda e i Comuni coinvolti nell’incidente della diossina. A ricordarla, 37esimo anniversario del disastro, ieri mattina al centro visite del Bosco delle Querce il coordinamento ambientalista Insieme In Rete Per Uno Sviluppo Sostenibile e i sindaci e vicesindaci della tratta B2 di Meda, Seveso, Barlassina, Lentate sul Seveso, Cesano Maderno. Mentre i relatori dell’associazione e i sindaci affrontavano temi importanti come Pedemontana e rischio diossina, il coinvolgimento dell’Arpa e l’ampliamento del Bosco delle Querce, le immagini di quei giorni venivano proiettate su uno schermo gigante. La mattina del 10 luglio 1976 una nube di diossina si sprigionò dopo una terribile esplosione al reattore chimico dell’Icmesa di Meda provocando conseguenze sulla salute e sull’ambiente ancora allo studio. Non solo. La ferita provocata dalla tragedia di Seveso torna a disturbare il sonno di cittadini e amministratori pubblici per i lavori di Pedemontana. Ha spiegato Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente: «È importante questa sinergia con le amministrazioni della tratta B2 e tratta C (i sindaci di Desio e Bovisio Masciago) per trovare le criticità di Pedemontana. Purtroppo non vi è mai stata bonifica e quindi la preoccupazione è tanta per la contaminazione di queste area e l’avvento del progetto esecutivo. In Consiglio Regionale è stata presentata una mozione da centrosinistra e Movimento 5 Stelle centrata sull’obbligo di ulteriori verifiche dell’Arpa. La mozione è stata respinta.

Gli ambientalisti hanno spiegato che dalla risposta all’interrogazione in Parlamento emerge che Arpa non è stata interessata ai sondaggi ambientali sul nostro territorio». Spiega il sindaco Rosella Rivolta di Lentate: «È assurdo che non siano stati fatti rilievi sulle zone in cui passerà l’autostrada mentre ai Comuni è arrivata comunicazione della zona interessata dall’incidente Icmesa prescrivendo analisi ambientali dei terreni della zona B prima di ogni altra edificazione. Per 36 anni si è potuto costruire, ora non più e perché allora scaveranno per Pedemontana?». Raimondo Leuratti, vicesindaco di Barlassina: «Abbiamo fatto incontri tra noi sindaci, abbiamo inviato lettere ma nessuno si degna di rispondere, come possiamo fare?». Tutti i sindaci si chiedono che rapporto intendono tenere con Arpa, chiederanno il suo intervento anche in assenza di una richiesta da parte di Regione Lombardia e di Pedemontana?

EDOARDO BAI, del comitato scientifico di Legambiente spiega: «Il Cipe ha detto di aver fatto i rilievi, fonti certe dicono che non è stato fatto alcun controllo. Se è stato detto il falso i sindaci hanno uno strumento legale da far valere. Perché i sindaci sono i tutori della salute dei cittadini. E i dati parlano chiaro, le morti di tumore sono raddoppiate. Nella zona B e Bovisio Masciago e Desio la diossina e lì sotto terra da 30 a 60 centimetri, non vi è stata alcuna bonifica. Quindi si deve trovare una forte azione di tutela». Paolo Butti, sindaco di Seveso aggiunge: «Sono assolutamente d’accordo sulla richiesta di ampliamento del Bosco delle Querce, proprio in via della Roggia, dove dovrebbe passare Pedemontana. Così nessuno può costruire e toccare la terra con scavi. Come è già avvenuto a Lentate, anche a Seveso e invito gli altri sindaci a modificare il piano del Territorio e togliere la possibilità di edificare o toccare la terra nelle zone a rischio». Gianni Caimi, sindaco di Meda è determinato: «Vedo problemi che devono essere risolti. Il primo è quello legato alla salute dei nostri cittadini e se tutti ci alleiamo non permetteremo a nessuno di nuocere al territorio. Questa è un emergenza sociale. Le opere di compensazione devono essere fatte sia che Pedemontana venga realizzata o meno». 

Seveso - Pedomontana e diossina. I Comuni chiedono più controlli sui terreni contaminati

di Sonia Ronconi da il Giorno

L’ODISSEA della Pedemontana e della bonifica del territorio colpito dalla diossina arriva al Senato. Un gruppo di parlamentari (Lucrezia Ricchiuti e Laura Puppato (Pd); Loredana De Petris di Sel e Bruno Marton del Movimento 5 Stelle) ha presentato una interrogazione sulle questioni Pedemontana, diossina, Prescrizioni Cipe e sondaggi ambientali supplementari. Sono state evidenziate le criticità anche in seguito all’opera di sensibilizzazione compiuta da «Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile». Viene richiesto se l’intenzione è di bonificare tutto il territorio, includendo anche il Comune di Desio, o se invece si preferisce modificare il tracciato dell’autostrada. I risultati delle indagini sono stati convalidati da Arpa e confermano la presenza di diossina: una concentrazione che in diversi casi ha superato il limite per le zone verdi o il limite industriale soprattutto in corrispondenza dello strato superficiale (0-15 centimetri). Con l’approvazione del progetto definitivo, pubblicata il 18 febbraio 2010, il Cipe ha impartito nuove prescrizioni da ottemperare durante la progettazione esecutiva e la fase di realizzazione; tale delibera prevede alcune prescrizioni che interessano diverse aree contaminate da diossina e il terreno del «Bosco delle Querce». In particolare la prescrizione numero 3 recita testualmente: «In corrispondenza dell’interferenza del tracciato con le aree influenzate dall’incidente Icmesa dei Comuni di Seveso, Meda, Cesano Moderno e Bovisio Masciago dovranno essere realizzate ulteriori indagini dettagliate sui terreni interessati da contaminazione da diossina, poiché nel corso delle indagini preliminari sono stati riscontrati superamenti dei valori limite». Ad oggi non si ha alcuna notizia in merito alle risultanze di tali studi e si registra una crescente difficoltà nelle relazioni tra gli enti e la concessionaria.

IL COMUNE di Desio, il cui suolo è interessato per larga parte dalla presenze di diossine, ha fatto ufficiale richiesta (con lettera al Cipe) di estensione delle indagini anche al proprio territorio. In pratica si chiede di verificare l’opportunità di una revisione del progetto dell’autostrada Pedemontana al fine di evitare il passaggio nelle aree in cui si concentra la presenza di diossina e provvedere prima che vengano aperti i cantieri nelle tratte B e C uno studio di analisi e valutazione dei rischi alla cui redazione partecipino gli enti coinvolti.

Seveso - No ai risarcimenti per la diossina. Carro scrive al ministro Cancellieri

di Sonia Ronconi da il Giorno

GAETANO Carro, fondatore e coordinatore del Comitato «5D» (Difesa Diritti Danneggiati Dalla Diossina), sorto nel 1983 durante il processo penale a Monza contro l’Icmesa per il disastro ambiantale di Seveso del 1976 ha scritto una lettera al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri dopo che il ricorso del comitato è stato respinto dalla sentenza di Cassazione civile a Roma. L’avvocato difensore dei danneggiati è Francesco Borasi di Milano. «Però mi chiedo: chi ha errato? Ha errato l’avvocato? Ha errato il tribunale? Ha errato la Corte d’Appello? Oppure c’è stata corruzione? E, se sì: a che livello? – Scrive Carro -. Mi rivolgo a lei, nel disperato tentativo di attenuare un grave, lungo e penoso disastro che alle 12,37 del 10 luglio 1976 ha toccato la collettività della nostra laboriosa Brianza».

CARRO spiega che «dal giorno della disgrazia, tutti i cittadini colpiti dall’evento hanno speso ogni energia per far risorgere la città. Per avere una vita normale, una vita sana e un futuro. Purtroppo, ormai, hanno la consapevolezza che il danno subito non si cancellerà mai: la popolazione è monitorata dalla Sanità Lombarda per studi».
«Perchè la Givaudan – si chiede Carro - si è sempre rifiutata di sedersi con noi intorno a un tavolo per trattare una transazione? Perché si è sempre comportata con grande arroganza padronale?Quando la Givaudan cesserà di considerarci suoi sudditi? Durante il processo a Monza, 1983, gli elvetici dissero che in Svizzera non c’erano luoghi adatti a produrre triclorofenolo senza far correre rischi alla popolazione. Era implicito che in Italia ci fossero, specialmente in Brianza».

«LA GENTE - aggiunge Carro - deve avere chiare e semplici risposte ai disastri subiti, alle conseguenze sulla salute e idonei risarcimenti in tempi “relativamente brevi”, anche perché gli accertamenti sono eloquenti, il danno certificato! Eppure  attendiamo ancora!».
sonia.ronconi@ilgiorno.net

Seveso - Il portavoce dei colpiti dalla diossina: ancora una volta ingiustizia è fatta

di Laura Ballabio da il Giorno del 24/04

«SONO DELUSO, amareggiato e sconcertato, perché ancora una volta, per i cittadini di Seveso sulla questione della diossina, ingiustizia è stata fatta». A 24 ore dalla pubblicazione della sentenza della corte di Cassazione che ha negato il risarcimento danni chiesto per la mancata bonifica sul territorio brianzolo colpito dalla nube tossica del 10 luglio 1976, non si è fatto attendere il commento di Gaetano Carro, uno storico combattente dei diritti dei cittadini sevesini.

NONOSTANTE LA PESANTE sconfitta giudiziaria, la forte tempra del pensionato che tra un mese compirà 84 anni, non sembra essere stata scalfita. Nei prossimi giorni saranno messe in campo le contromosse che permetteranno di stabilire se preparare su questo fronte, nuove azioni giudiziarie. «Sicuramente è stato commesso uno sbaglio. Ma è ancora presto per dire cosa faremo. Studieremo con attenzione la sentenza, sarà il primo passo da compiere per capire cosa potremo fare. Un giudizio di questo tipo lascia aperti molti spiragli: voglio fugare alcuni dubbi e trovare la conferma ad alcune mie convinzioni», ha spiegato il portavoce del comitato di cittadini brianzoli. L’ultima stoccata arriva anche per la magistratura italiana che non ha accolto, nei tre gradi di giudizio, le istanze dei cittadini di Seveso nei confronti della «condotta omissiva» fatta registrare dalla società Icmesa. «Sicuramente c’è stata poco sensibilità e con una giustizia italiana lumaca, è normale che si arrivi solo ora ad un giudizio - ha poi sottolineato Carro -. In Italia c’è una giustizia altalenante: nei diversi processi aperti abbiamo avuto sentenza a favore, poi ribaltate nel grado successivo o sentenze contrarie che sono diventate poi a nostro favore». Nessun commento è invece arrivato dai vertici di Fla, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente che ha sede a Seveso e che è nata proprio in seguito al disastro del 1976.
La sentenza che ha negato i risarcimenti è stata pubblicata lunedì dalla terza sezione civile della Cassazione. I giudici romani hanno rigettato il ricorso dei sevesini dichiarando corretta la decisione dei giudici dei due precedenti gradi di giudizio.

IL PROCESSO aveva preso il via nell’aprile 2005, quando oltre mille abitanti di Seveso avevano portato davanti al Tribunale di Monza, la società Icmesa, per non aver eseguito le bonifiche previste. Il giudice di primo grado aveva respinto la domanda di risarcimento per «intervenuta prescrizione del diritto fatto valere», escludendo che quello inerente la mancata bonifica fosse «autonomo e diverso» rispetto a quello già risarcito relativo al disastro del 1976. Dello stesso parere, poi, fu la Corte d’Appello di Milano, che ritenne infondata la tesi dei cittadini secondo cui la prescrizione del diritto andava calcolata tenendo conto del fatto che solo nel 2003, con la pubblicazione di un’«analisi di rischio» si era, a loro parere, acquisita la conoscenza degli effetti dannosi dell’inerzia della società per la bonifica.

Seveso - Diossina. Mancata bonifica, no ai risarcimenti. La Cassazione rigetta il ricorso dei cittadini: danni già riconosciuti

di Laura Ballabio da il Giorno

NESSUN risarcimento per i cittadini di Seveso che oltre ad aver subito i danni della Diossina, hanno dovuto fare i conti con la beffa della mancata bonifica del territorio di cui doveva occuparsi l’Icmesa.

A 37 ANNI di distanza dal disastro, la Cassazione ha rigettato il ricorso di numerosi cittadini di Seveso contro la sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano aveva già respinto le loro istanze risarcitorie. La terza sezione civile della Cassazione ha infatti dichiarato corretta la decisione dei giudici del merito. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno, si legge nella sentenza depositata ieri, «non poteva che iniziare a decorrere dal momento del fatto» e le «lamentate lesioni dell’integrità psichica di un danno morale da patema d’animo non costituivano, pertanto, manifestazione di una lesione nuova ed autonoma rispetto a quella manifestatasi con l’esaurimento dell’azione del responsabile, bensì un mero sviluppo e un aggravamento del danno già insorto».
Il processo aveva preso il via nell’aprile 2005, quando oltre mille abitanti di Seveso avevano portato in giudizio, davanti al Tribunale di Monza, la società Icmesa, la cui «condotta omissiva», secondo i cittadini in merito alla bonifica della zona, «coniugata con il carattere permanente del danno conseguente al disastro del 1976 aveva senz’altro perpetuato una situazione lesiva delle loro posizioni soggettive, cagionandogli un indiscutibile danno morale conseguente ai continui controlli sanitari cui erano obbligati a sottoporsi».

IL GIUDICE di primo grado, aveva respinto la domanda di risarcimento per «intervenuta prescrizione del diritto fatto valere», escludendo che quello inerente la mancata bonifica fosse «autonomo e diverso» rispetto a quello già risarcito relativo al disastro del 1976. Dello stesso parere, poi, fu la Corte d’Appello di Milano, che ritenne infondata la tesi dei cittadini secondo cui la prescrizione del diritto andava calcolata tenendo conto del fatto che solo nel 2003, con la pubblicazione di un’«analisi di rischio» si era, a loro parere, acquisita la conoscenza degli effetti dannosi dell’inerzia della società per la bonifica. 

I segreti di Seveso e il «finanziere della diossina»

di Gigi Baj da il Giorno del 03/02

SI DEVE ad un bravo e solerte maresciallo della Guardia di Finanza se la magistratura ha potuto veder chiaro sull’attività produttiva della Icmesa, l’azienda di Meda tristemente nota per la fuga della nube tossica di diossina. Quel 10 luglio 1976, il giorno della tragedia di Seveso, Angelo Sammartino, allora comandante della Brigata Volante di Seregno della Guardia di Finanza, non può certo dimenticarlo. Come gli appartenenti alle altre forze dell’ordine presenti sul territorio fu tra i primi a raggiungere la fabbrica subito dopo la fuoriuscita del tricloroetano. Un intervento che gli provocò anche un eritema alla pelle del viso.

«DI QUEL PERIODO - racconta Sammartino che, novantenne, vive a Seregno - ricordo tutto nitidamente anche perché nelle settimane successive mi fu affidato un incarico molto delicato che portai a termine dopo parecchi mesi di lavoro. Per ben due anni fui sottoposto periodicamente a controlli medici molto accurati. Conservo ancora il libretto sanitario». Un lavoro certosino quello compiuto dal maresciallo Sammartino: «Abbiamo spulciato i documenti sull’attività dell’Icmesa dalla fine degli anni Sessanta sino a quel 10 luglio 1976, controllando la produzione che inizialmente riguardava profumi e successivamente prodotti chimici altamente pericolosi, scoprendo anche dove andavano a finire questi prodotti. Abbiamo rilevato migliaia e migliaia di dati che giornalmente trasmettavamo al comando. Un dossier di cui conservo gelosamente la copia». L’autorità giudiziaria ha potuto successivamente deliberare proprio sulla scorta dell’accurato lavoro svolto dal maresciallo, che nel 1979 fu insignito di un encomio solenne da parte dei vertici della Guardia di Finanza per «avere coadiuvato in modo brillante l’autorità giudiziaria in delicate indagini, rivelatesi fondamentali per l’attribuzione delle responsabilità, con ripetuti interventi condotti con grave pericolo per la salute».

ANGELO Sammartino, classe 1923, calabrese di Rizziconi, è stato un finanziere veramente speciale visti anche gli altri numerosissimi encomi ricevuti nell’arco di ben 47 anni trascorsi con la divisa della Guardia di Finanza. La prima divisa la indossò a 18 anni quando, aggregato al 13° Battaglione Finanza, fu inviato sul fronte greco albanese. Fatto prigioniero, fu internato in Germania e poi liberato dagli Americani: «Sono stati periodi veramente brutti - ha ricordato l’ex Maresciallo Maggiore Aiutante che in tutti quegli anni ha scritto un diario segretamente e gelosamente custodito nella fodera del pastrano - soprattutto per le condizioni di vita cui eravamo sottoposti».

RIENTRATO in Italia fu assegnato alla sperduta tendenza di Vaccarizzo in Sicilia dove partecipò alla lotta contro il bandito Salvatore Giuliano. Trasferito a Milano presso il comando regionale guidato dal generale Alfredo Malgeri, Angelo Sammartino si è fatto apprezzare dai suoi superiori per le varie inchieste portate avanti: «Mi sono occupato di molte inchieste che mi hanno portato a conoscere personaggi famosissimi tra cui i ballerini Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev che ebbero problemi con i loro contratti internazionali».

NEL FRATTEMPO Angelo Sammartino si era sposato con Chiara Ferro dalla quale ha avuto i figli Francesco, Angelica e Isabella che a loro volta gli hanno dato i nipotini Chiara, Stefano, Gabriele e Elena: «Mia moglie ha dovuto sopportare decine e decine di traslochi. Sono stato a Vigevano, Stradella, Pavia, Cannobio, Omegna, Cuneo, Monza, Avellino prima di arrivare a Seregno dove ho comandato la Brigata Volante che si è occupata della vicenda diossina». Insignito della Croce d’Oro sormontata da stellette per i 47 anni di servizio prestato nel Corpo, nel 1987 Angelo Sammartino ha ricevuto anche la Medaglia d’Oro XXV Aprile dall’amministrazione comunale di Seregno.

Seveso città dell’ambiente Il disastro dell’Icmesa diventa progetto nazionale. Apre il Centro ricerche e formazione della Fla

di Sonia Ronconi da il Giorno

IERI MATTINA è stato inaugurato ‘Il Centro Ricerche e Formazione Ambientali’, nuova sede della Fla (Fondazione lombarda per l’ambiente), che costituirà un polo innovativo di studio e sperimentazione sui temi ambientali e una risorsa per i cittadini di Seveso, della Brianza e di tutta la Lombardia. L’area è quella della ex Piazza XXV Aprile, diventata Largo 10 luglio 1976. La Fla è nata dieci anni dopo il disastro dell’Icmesa con la fuoriuscita della diossina e ha segnato una tappa fondamentale per la coscienza civile: valorizzare il bagaglio di conoscenze e le competenze tecniche acquisite in seguito a quell’evento è diventato un obiettivo prioritario per le politiche ambientali regionali, nazionali ed europee. Tanti gli ospiti e relatori della mattinata d’inaugurazione, dal Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni al Ministro ai beni culturali, Lorenzo Ornaghi. C’erano ovviamente presidente e direttore della Fla e tutto il direttivo, sindaci e personalità. Fabrizio Sala, assessore all’Ambiente della Provincia di Monza e Brianza ha evidenziato l’importanza di avere un centro dedicato all’ambiente in Brianza. Moderatore della presentazione è stato il direttore della Fla, Fabrizio Piccarolo, che prima di dar voce ai numerosi ospiti ha spiegato la missione dell’ente.

«È UNA GRANDE avventura che riparte da Seveso e si appresta a diventare un innovativo e avveniristico Centro per eventi, ricerca e formazione nell’ambito ambientale e dello sviluppo sostenibile - ha detto Piccarolo -. Abbiamo tanti progetti per Seveso e tutta la Brianza. Non solo: anche a livello regionale e internazionale. Il centro diventerà un polo d’interscambio ambientale di divulgazione scientifica, un punto di riferimento per scuole e università».

«LA CONTINUITÀ del legame con Seveso da oggi non è più soltanto simbolico ma concreto e operativo - ha commentato Paolo Colombani, presidente di Fondazione Lombardia per l’Ambiente -. La Fla ha investito molto nel Centro Ricerche e Formazione di Seveso e intende continuare a farlo. Un polo di comunicazione, educazione e formazione su tutti i temi ambientali, in particolare quelli prioritari per il territorio della Lombardia, per dare un forte contributo, non solo in termini di proposta scientifica formativa, ma anche di crescita e sviluppo in senso generale». Anche la biblioteca multimediale, ora racchiusa in scatoloni all’interno di una stanza anti-incendio è ricchissima di materiale ambientale di tutto il mondo. Seveso è diventata “la città dell’ambiente”».
Una trentina di persone, all’esterno dell’edificio, ha manifestato contro la Pedemontana che passerà dal Bosco delle Querce col pericolo che riemerga terreno contaminato dalla diossina.


Spazi per eventi a disposizione di enti e istituzioni
di Sonia Ronconi da il Giorno

LA NUOVA SEDE sevesina è già attiva ed è stata realizzata dall’architetto Giuseppe Marinoni, che ha vinto il concorso internazionale indetto nel 2005 dalla Fla per realizzare il Centro Studi. Vi sono otto impiegati e poi, a seconda del progetto, l’ente collabora con agenzie o farà contratti a progetto. Il costo dell’imponente opera è stato di 3 milioni e mezzo di euro. L’edificio ha una superficie di 2000 metri quadri su tre livelli destinati a diversi usi. L’effetto colori e luminosità è davvero notevole. Al piano terra ci sono spazi per eventi, conferenze, esposizioni e mostre, mentre al primo piano si trovano gli uffici della Fondazione. «Il grande salone può essere allestito come spazio espositivo per mostre interattive o a pannelli tradizionali - ha raccontato il presidente Paolo Colombani - Si possono inoltre ricavare due sale da 60 posti ciascuna, indipendenti e dotate entrambe di sistemi audio e video anche per sessioni di lavoro parallele; oppure potrà essere allestito un Auditorium unico con una capienza fino a 200 posti. Le sale sono a disposizione di enti, istituzioni ed altre organizzazioni che, come la Fondazione, lavorano per la divulgazione scientifica e culturale, per ospitare eventi, convegni e workshop». «Il Centro Studi è concepito secondo un’architettura bioclimatica ibrida di sistemi passivi e sistemi attivi - ha spiegato l’architetto Giuseppe Marinoni - I sistemi passivi sono legati alla forma e alla disposizione dell’edificio, mentre quelli attivi sono appositamente predisposti. Si tratta di meccanismi come pompe di calore, che fruiscono della temperatura dell’acqua di falda per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo». La Fla ha coinvolto 600 scuole e 86.000 alunni in progetti e iniziative di educazione ambientale in Lombardia, per circa 500.000 euro di investimento e nel corso degli anni ha assegnato 37 borse di studio. Dal 2000 è accreditata come Ente non Governativo alle Nazioni Unite.

La fabbrica dei veleni. Il reportage da Seveso mai pubblicato

Era il luglio del 1976 quando lo scrittore siciliano propose questo articolo a «Paese Sera». L’allora direttore Arrigo Benedetti lo rifiutò

di Vincenzo Consolo da l'Unità

«Di ville, di ville; di villette otto locali doppi servissi, di principesche ville locali quaranta ampio terrazzo sui laghi...». Così Gadda, nel descrivere la sua Brianza, «arrondimiento del serruchòna, nella regione keltiké (lombardia) della nazione maradagal (italia), in una amara e beffarda parodia sudamericana, in quel capolavoro che è La cognizione del dolore.
«Di ville! di villule!, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce...di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po’ tutti i vaghissimi e placidi colli..».

Verrebbe voglia ancora di continuare con questi passi gaddiani almeno fino alla descrizione degli stili che gli architetti milanesi avevano saputo inserire nel verde di quella campagna, un’antologia completa del cattivo gusto più squillante. Ma questa Brianza di Gadda-Don Gonzalo Pirobutirro d’Eltino è degli anni intorno al 1920. Che Gadda già vede profanata e irrimediabilmente perduta. Rispetto a prima, forse alla Brianza letterariamente visitata dal Parini, Foscolo, Nievo, Stendhal, Fogazzaro. Un eden oggi per noi quella campagna di Gadda, quella borghesia, della professione e della rendita, con gli anni si è aggiunta o sotituita un’altra, piccola e piccolissima, di ex contadini e artigiani trasformatisi in imprenditori, industriali, dei mobili, dei tessuti, del cemento.
La brianza diviene così il paradiso degli affari, la provincia serena e opulenta. I brianzoli sono famosi per la loro intraprendenza commerciale, per la loro capacità di fare i dané. Desio, Seveso, Meda, Cantù hanno riempito le case medie d’Italia prima con i loro mobili in “stile” e oggi con quelli in serie creati dai cosiddetti designers. E man mano che gli opifici, le fabbriche aumentavano, e aumentavano le case e le ville, decresceva il verde, spariva. I giornali milanesi di tanto in tanto pubblicavano anonimi trafiletti con inviti come questo, del 1968: «affrettatevi a visitare la Brianza finché ne resta ancora un po’ ».

E l’ultimo grido è quello di Leonardo Borgese che veniva dalle colonne di un settimanale, nel 1970, si proclamava la fine della Brianza: i laghi divenuti ecologicamente defunti, le colline tagliate a fette dai cementifici e, per non far vedere gli squarci, verniciate di verde ma è ancora tutto casereccio, brianzolo, paleocapitalistico, ancora tuttavia vivibile e quasi umano: eden ancora, e doppiamente, se si pensa al lavoro che vi hanno trovato gli operai immigrati, e le “cattedre” i maestri e i professori qui venuti sù dal sud.

Un Eden fino a venerdì 9 luglio 1976. Il giorno dopo, sabato 10 luglio, questo Eden si rivela improvvisamente un inferno metafisico. Da una di queste fabbriche del lavoro e del benessere, di questo amaro e fittizio benessere per i lavoratori, vantato sempre come miracolo e da sempre sfacciatamente esibito come alibi alle incapacità, agli errori e alle malefatte di una classe politica da troppi anni al potere, da una fabbrica di Seveso, nella bassa Brianza, si sprigiona quella nuvola bianca che porta la morte, impalpabile, incontrollabile, imprevedibile.

Il micidiale TCDD, la diossina dalla nuvola distrugge colture e animali, colpisce bambini e adulti. La fabbrica è l’Icmesa, controllata dalla multinazionale Hoffman-La Roche, che produce tricloro fenolo per la casa madre di Ginevra e per la Givaudon Corporation degli Usa. Da sabato 10 luglio, l’allarme scatta una settimana dopo, il sabato 17 luglio, quando gli operai della Icmesa si rifiutano di lavorare. Ma lo sgombero della zona contaminata si decide dopo 14 giorni, sabato 24 luglio, dopo due settimane di dichiarazioni e controdichiarazioni, di rassicurazioni recitate «con faccia di tolla», dicono a Milano, dagli schermi della tv da tecnici e autorità.

In questi 14 giorni, e ancora fino a oggi, in cui sempre più si constata che la pericolosità è grave e investe sempre zone più ampie, in cui altra gente viene fatta sgomberare da altri paesi e bambini e adulti vengono ricoverati d’urgenza in ospedale, in questi giorni abbiamo potuto provare quanto la parodia di Gadda, di cui si diceva all’inizio, della Brianza, della Lombardia e dell’Italia tutta (maradagàl) come un paese del sud america, non è più tanto una parodia, una finzione letteraria, ma una realtà.
Il nostro si rivela sempre più un paese dell’America latina, nel sud della depressione e del colera, nel Friuli del terremoto e nella Lombardia industrializzata e ricca del veleno.

Paese latino americano per la disorganizzazione, l’incompetenza e l’incoscienza che dimostrano ogni volta le autorità e i burocrati che dovrebbero essere responsabili. Paese latino americano soprattutto per il cacicchismo dei nostri governanti che consegnano la salute e la vita nostra e dei nostri bambini nelle mani di queste società multinazionali, la cui unica morale è il profitto, i cui metodi sono brutali e disumani: che permettono a fabbriche come la Icmesa, che produce elementi base per i defolianti come quelli impiegati dagli americani nel Vietnam, che in ogni momento, per un incidente, possono spandere veleni i cui effetti si protraggono non si sa quanto nello spazio e nel tempo, permettono a queste fabbriche di installarsi nel nostro territorio.

E c’è da chiedersi quante Icmesa ci sono oggi in italia, e dove; quante altre fabbriche di aziende multinazionali e no spandono dentro le loro mura e fuori quanti altri veleni di cui non sappiamo, noi incompetenti e forse neanche i chimici e i tecnocrati che organizzano e ordinano la produzione. «Recentemente è stato accertato, dopo la scoperta, due anni fa, che gli operai addetti alla produzione di plastica a base di polivinilcloruro contraggono cancro al fegato, che tra gli abitanti di zone circostanti queste fabbriche si ha una più alta incidenza di tumori al cervello, di malformazioni congenite e di aborti spontanei», ha dichiarato il professor Maccacaro.

Il fatto è che viviamo oggi in mezzo a una nuova peste, portataci da questi veri e visibili untori, aiutati da allegri manutengoli nostrani. Ma a questi, al contrario dei due innocenti di piazza della Vetra, di Giacomo Mora e di Guglielmo Piazza, nessuna casa, nessuna “officina scellerata” verrà “adeguata” al suolo: nessuna Colonna Infame sarà issata.

Ecologia, inquinamento, polluzione: di queste parole si sono riempiti la bocca re in esilio e ameni principi consorti, uomini politici screditati e proprietarie di giornali, scappando subito in luoghi puliti di villeggiatura non appena un odore ripugnante ha sfiorato i loro nasi.

Gli hanno subito fatto eco scrittori angosciati e artisti d’avanguardia scrivendo romanzi ecologici e disegnando foglie e pampini. Altri, disperati per la cattiveria dei loro padri inquinatori sono fuggiti piangendo verso indie dipinte e nuovi paradisi artificiali. Come se il problema non fosse ancora economico, non fosse ancora politico.

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