Sesto San Giovanni

Monza - Al processo Penati la consulenza svela la finta caparra

di Sandro De Riccardis da la Repubblica

QUANTO valeva l’immobile oggetto della compravendita del 2008 tra il grande accusatore di Filippo Penati, Piero Di Caterina e Bruno Binasco, il manager del gruppo Gavio? Quell’edificio in viale Italia era davvero utile ai progetti immobiliari del gruppo di Tortona o serviva solo — come sostiene l’accusa — a far incassare i due milioni di caparra a Di Caterina, come «restituzione dei soldi» che l’imprenditore avrebbe «prestato a Penati»? Due mesi fa i pm Franca Macchia e Walter Mapelli, titolari dell’accusa nel processo sul “Sistema Sesto”, in cui Filippo Penati è imputato per corruzione e finanziamento illecito insieme ad altri dieci imputati, hanno chiesto a un consulente, l’architetto Giacinto Maurizio Rimoldi, di studiare la storia urbanistica dell’immobile per capire se il prezzo di quella compravendita — che doveva concludersi a un prezzo di sette milioni — era congruo. E anche se su quell’area era possibile immaginare qualche progetto di valore, anche «un grattacielo », come aveva sostenuto in aula lo stesso Binasco. Per l’accusa, sulla base della consulenza, la versione di Binasco non ha alcun riscontro. Anzi, sarebbe in contrasto con lo stesso piano regolatore di Sesto San Giovanni.

Nel dicembre 2007, quattro mesi prima che Di Caterina acquisti l’edificio da Cascina Rubina, l’immobiliare «inoltra una “Proposta di intervento — scrive il consulente — con un Master Plan dello studio Renzo Piano che comprende anche l’area di viale Italia 466/468». Un progetto imponente, con «una costruzione alta tra i 72 e gli 84 metri ». Una proposta, scrive Rimoldi, «in evidente contrasto con il Piano regolatore, sia rispetto all’indice di edificabilità, sia per lo sviluppo verticale dell’edificio», per la presenza dell’aeroporto di Bresso che limita l’altezza degli edifici in zona a un massimo di 45 metri. Perché allora, si chiede la procura, undici mesi dopo, nel novembre 2008, i Gavio firmano il contratto con Di Caterina? La consulenza cerca anche di far luce sul reale valore della palazzina. Di Caterina la compra nell’aprile 2008 a un milione. Sette mesi dopo «promette in vendita al signor Bruno Binasco l’immobile di viale Italia 466/468 per sette milioni».

Di Caterina dovrà però accontentarsi dei due milioni di caparra, che per l’accusa devono arrivare a lui, tramite Binasco, per conto di Penati. Per il consulente, il prezzo è del tutto fuori mercato, perché il valore del palazzo è di due milioni. Perché Binasco fissa — senza dar corso al contratto — un prezzo di vendita così sproporzionato? La consulenza è stata prodotta in udienza insieme al file “Penati”, trovato nell’hardisk dell’architetto Renato Sarno, per i pm «collettore di tangenti per Penati », contenente una lista delle «principali attività svolte» dall’architetto. Un hardisk (su cui il tribunale si è riservato di decidere l’ammissibilità, su richiesta dell’avvocato Marcello Elia) che il Nucleo di polizia Tributaria della Gdf ha sequestrato nel 2011 ma che ha tenuto “congelato” fino a pochi mesi fa, perché l’architetto ha opposto la classificazione Confidential, in quanto «pregiudizievole per la sicurezza del Palazzo Onu». Ma le prove di questa classificazione non sarebbero mai arrivate. Così i pm hanno analizzato il pc, trovando il file intestato all’ex presidente della Provincia.

Mm Sesto-Monza, l’impresa inadempiente perde il contratto

di Ferdinado Baron da il Corriere della sera

Il prolungamento della linea «rossa» del metrò è di nuovo su un binario morto. Tutto da rifare, per completare quel chilometro e 900 metri di galleria tra Sesto e Monza (in realtà, Cinisello Balsamo) con due stazioni. Serve una nuova azienda che prenda il posto di quella subentrata a quella finita in liquidazione. Sembra una cantilena, è una drammatica realtà, con operai senza paga, ruspe ferme, un viale — il Gramsci a Sesto — che per metà è un cratere da ormai troppo tempo. In sostanza, qualcuno deve finire i lavori. E quel qualcuno MM lo cercherà tra le aziende arrivate dal secondo al quinto posto nel 2011. Se nessuna accetterà, bisognerà ricominciare con una nuova gara.

Saltato l’appuntamento con Expo 2015, anche vedere il collegamento funzionante entro la seconda metà del 2016 rischia di essere utopia. Ieri mattina, MM spa, stazione appaltante dell’infrastruttura, durante la riunione con gli enti finanziatori dell’opera (Regione, Provincia di Milano, Comuni di Milano, Sesto San Giovanni e Monza) ha comunicato l’intenzione di risolvere il contratto con Acmar, visto il mancato rispetto delle ingiunzioni dello scorso 25 febbraio. Del resto Acmar, la cooperativa di Ravenna con 450 dipendenti che aveva vinto l’appalto in associazione temporanea di impresa con Coestra e Bonciani ed era subentrata proprio a Coestra finita in liquidazione, è in difficoltà. A fine febbraio ha presentato al tribunale di Ravenna la richiesta di «concordato in bianco»: una procedura della durata di 120 giorni con cui congelano i debiti e si avvia un piano di ristrutturazione. Domani si riunirà il cda di MM sia per procedere contro Acmar sia per avviare la ricerca della nuova azienda.

La cooperativa ravennate aveva anche ricevuto 5 milioni di euro dagli enti finanziatori e a ottobre del 2014 erano ripartiti i lavori. Soldi che però non sono bastati. E su quest’ultimo punto, il deputato del Movimento Cinque Stelle, Claudio Cominardi, ha presentato un esposto alla Procura di Milano. Il sindaco di Sesto, Monica Chittò (Pd) ha, invece, chiesto a MM che una volta ripartiti i lavori e terminata la galleria, sia riaperto al traffico il tratto di viale Gramsci bloccato da tre anni.

Sesto san Giovanni - Città della salute, ruspe tra due anni. Ennesimo rinvio per il maxi ospedale

di Alessandra Corica da la Repubblica

LO SLITTAMENTO è di un anno e dieci mesi. Dal 27 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016. Si allungano i tempi per la Città della salute: la Regione ha posticipato la data entro la quale dovrà essere completata la cessione delle ex aree Falck dove dovrebbe sorgere il polo sanitario, ideato per riunire due strutture centrali a Milano. Ovvero, l’Istituto nazionale dei tumori, da settimane nella bufera dopo le dimissioni del dg Gerolamo Corno, e il neurologico Carlo Besta. L’accordo di programma tra Sesto San Giovanni, Regione, ministero e ospedali risale al luglio 2013. Prevedeva che il Comune cedesse al Pirellone le aree, già bonificate, entro venerdì scorso. La scorsa settimana, però, il termine è stato spostato in avanti di quasi due anni, dato che la bonifica — a carico del gruppo Bizzi, che possiede le aree Falck e a sua volta ha ceduto a Sesto i 180mila metri quadri dove sorgerà l’ospedale — è ancora lontana dall’essere completa. Se infatti le operazioni di pulitura e preparazione del sito sono iniziate da un anno, la bonifica vera e propria è partita da poche settimane. Anche a causa di ritardi amministrativi: l’ok all’utilizzo di alcuni macchinari, che doveva arrivare dall’ex Provincia nel frattempo diventata Città metropolitana, è stato incassato solo nei giorni scorsi. Di qui, i tempi lunghi.

E la scelta della Regione di spostare di oltre un anno la certificazione di avvenuta bonifica (ora prevista per il 30 maggio 2016). E di posticipare entro la fine del 2016 la cessione dei terreni, necessaria per mettere al lavoro le ruspe. Non solo: nel documento approvato dalla giunta, la Regione si riserva la possibilità di annullare tutto. La cessione, infatti, potrà anche saltare «qualora entro il suddetto termine non fosse ancora avvenuta la certificazione di avvenuta bonifica delle aree». Il provvedimento segue quanto stabilito il 10 febbraio dal Collegio di vigilanza, l’organo composto da Comune, Regione, ospedali e ministero per controllare la realizzazione dell’opera. Che ha deciso di “ritoccare” il cronoprogramma dei lavori. Risultato: la cittadella sanitaria, che Formigoni voleva inaugurare per Expo e Maroni entro il termine del suo mandato, non sarà pronta perlomeno fino al 2020. Se non dopo. Finora la strada della Città della salute è stata tutta in salita: già un anno fa ad allungare i tempi fu lo scoppio dell’inchiesta su Infrastrutture Lombarde che portò agli arresti, tra gli altri, del dg Antonio Rognoni. Di qui, il blocco della commissione di gara (a buste già arrivate) e i conseguenti ritardi.

Alimentati anche dal coinvolgimento della gara nelle carte sulla Cupola di Gianstefano Frigerio, che secondo i magistrati avrebbe mirato all’appalto da 450 milioni della cittadella sanitaria. La partita ora è di nuovo in mano a Infrastrutture Lombarde, che ha ideato una procedura all’insegna della trasparenza, con server blindati e sorteggio di una nuova commissione. Che a metà febbraio ha valutato le offerte tecniche, dando l’ok a tutte, e ad aprile dovrebbe esaminare quelle economiche, e procedere con l’aggiudicazione preliminare. In corsa ci sono sette concorrenti, tra cui la Maltauro, al centro delle indagini sulla Cupola degli appalti, e la Mantovani di Mestre-Venezia. Coinvolta nell’inchiesta sul Mose, e aggiudicataria dei lavori per la piastra di Expo.

Monza - «Sistema Sesto» Sarno a giudizio per concussione sulla Falck-Vulcano

di Federico Berni da il Corriere della sera del 26/02

Per i pm di Monza è un «uomo di sistema», un «collettore di tangenti per il centrosinistra». Lui nega, sostenendo di essere un «professionista stimato», che ha fatto carriera per le sue «capacità». Ma da Palazzo di giustizia arrivano nuovi guai per l’architetto Renato Sarno, già imputato di corruzione assieme all’ex presidente della Provincia, Filippo Penati, nel processo per la gestione della Milano Serravalle (la Procura della Corte dei conti ha anche chiesto a lui e agli ex assessori un risarcimento di 119 milioni di euro), e ora rinviato a giudizio per induzione alla concussione assieme all’ex dirigente del comune di Sesto San Giovanni, Marco Bertoli. Secondo l’accusa, i due avrebbero indotto il costruttore romano Edoardo Caltagirone, a versare una tangente di 360 mila euro, mascherata da «consulenza» in favore dell’architetto, per il via libera al recupero delle aree industriali ex Falck-Vulcano, tra Sesto e Monza. Vicenda che nasce nell’ambito della maxi inchiesta sul cosiddetto Sistema Sesto, e che nell’ottobre 2012 ha portato Sarno in carcere fino all’interrogatorio del 4 febbraio 2013 (in cui ha accusato Penati), clamorosamente ritrattato in aula.

Monza - “Sistema Sesto”, in aula la verità del braccio destro di Gavio

di Sandro De Riccardiis da la Repubblica

LA MAIL con cui Piero Di Caterina chiede la restituzione dei «prestiti » che avrebbe fatto all’allora presidente della Provincia Filippo Penati? «Inattendibile sotto tutti i punti di vista». La caparra da due milioni legata al contratto di compravendita che venne incassata dall’imprenditore quando quell’operazione saltò? «Una normale clausola contrattuale, senza la quale Di Caterina avrebbe potuto chiedere anche i danni. I due milioni rappresentavano un rischio ragionato». A parlare per la prima volta da quando è stato coinvolto nell’inchiesta sul “Sistema Sesto”, in cui è indagato per corruzione insieme a Penati e a una decina di altri indagati, Bruno Binasco. L’ex manager del gruppo Gavio, già coinvolto vent’anni fa in Tangentopoli per i presunti finanziamenti al Pci-Pds, ricostruisce davanti al pm Franca Macchia quei mesi convulsi in cui Di Caterina chiede in tutti i modi a Penati la restituzione dei soldi con cui, a suo dire, aveva finanziato il Pd locale. «Nei giorni precedenti alla mail, Di Caterina viene in sede per chiedermi un acconto per la sua società di autobus, la Caronte — ricorda Binasco — . Una richiesta a cui ho risposto con un deciso diniego. Di Caterina sosteneva che vi era un accordo con Marcellino Gavio, deceduto pochi mesi prima, ma io non ne sapevo nulla e gli dissi che non gli avrei dato nulla. Così lui iniziò a fare riferimento a conti esteri».

Poi Di Caterina inviò la mail. «Non sento il bisogno di chiamare Penati, perché era totalmente inattendibile. Pochi giorni dopo fu Di Caterina a chiamarmi per chiedermi se avevo intenzione di dare esecuzione alla compravendita». Ma di quel contratto non se ne fece nulla, l’operazione di vendita naufragò e Di Caternina incassò i due milioni. «Per la procura, quella clausola è la prova che eravamo d’accordo a fare incassare i soldi a Di Caterina, ma in realtà senza quella clausola, Caronte poteva chiedermi anche i danni per inadempimento. Io invece precisai che oltre i due milioni non avrei versato altro». La procura contesta che poco prima i Gavio avevano incassato i milioni di riserve sull’appalto della autostrada A7 e che proprio allora vengono versati i due milioni a Di Caterina. Per Binasco, il legame con quei soldi incassati dalla Provincia guidata da Penati non esiste. «Se si cerca un pretesto per spiegare il fallimento di quella operazione immobiliare, se ne trovano tanti. In realtà abbiamo deciso di rinunciare alla sottoscrizione di quel contratto e di mettere a bilancio la perdita della caparra».

Monza - Penati litiga col pm “Mai soldi all’estero mi volevate arrestare e non li avete trovati”

di Sandro De Riicardis da la Repubblica

Per la prima volta in aula a difendersi dalle accuse della procura e degli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina, l’ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, parla per quasi sei ore, in un’udienza carica di tensione tra imputato e pubblica accusa. Penati ripercorre la sua vita politica dagli anni ‘90, quand’era sindaco a Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, fino all’approdo sulla scena nazionale come braccio destro dell’ex segretario Pd Pierluigi Bersani.

Una scalata interrotta bruscamente all’alba del 20 luglio 2011, quando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria bussarono alla sua porta per le perquisizioni che resero pubblica l’inchiesta della procura di Monza sul “Sistema Sesto”. «Sono passati 1.223 giorni — dice in aula Penati — Finalmente è il momento di farmi sentire».

E in aula, rispondendo alle domande del pm Franca Macchia, rivendica la sua estraneità alle accuse di corruzione, finanziamento illecito e concussione (quest’ultime ormai prescritte). «Non ho mai preso tangenti né ricevuto prestiti. Non ci sono tracce di soldi all’estero. Nella richiesta di arresto — protesta con il pm Macchia — mi avete definito “un delinquente patentato”, ma dove sono le rogatorie? Si sono ipotizzati conti all’estero e adesso scopro che le rogatorie non sono state fatte? Mi state dicendo che volevate arrestarmi sulla base di accuse non provate?».

«Le rogatorie sono state fatte sui suoi prestanome — è la replica del pm — i soldi ci sono e pure tanti».

Il riferimento è agli accertamenti su Renato Sarno, l’architetto considerato dall’accusa il «collettore di tangenti» per conto del politico. Penati, difeso nel processo dagli avvocati Nerio Diodà e Matteo Calori, ricostruisce il suo rapporto con Piero Di Caterina, l’imprenditore degli autobus locali che ha parlato di «prestiti » all’ex sindaco. «Tre milioni e mezzo di euro — aveva ribadito in aula — mai casi di corruzione, però. Fino alla fine dell’era Penati, la corruzione a Sesto non era praticata, vigeva la consuetudine del “dacci una mano” e pagare era una prassi».

Per Penati sono accuse frutto dell’astio dell’imprenditore, dopo che la Provincia non gli diede la concessione della linea Segrate- Milano. Un atto, ricorda Penati, «fondamentale per Di Caterina, come mi disse, perché da quello dipendeva la vendita della sua società a un francese». Finché nel 2010 la Finanza perquisisce l’imprenditore e trova la ormai celebre mail che spedì a Penati e Binasco, manager dei Gavio, in cui parla di «dazioni di denaro » al politico.

Quella mail, ricorda Penati, «mi è sembrato il gesto di una persona disperata ». Sulle accuse di Pasini, che ha raccontato ai pm come l’ex sindaco avrebbe rallentato la riqualificazione delle aree di Sesto, di sua proprietà, per tenerlo sotto scacco in cambio di denaro e voti, Penati dice che «era lui a essere avido: chiedeva volumetrie edificabili per altri 600 miliardi di lire, minacciando il consiglio comunale che il piano non sarebbe stato approvato»

Monza - Tangenti a Sesto San Giovanni. Penati collabora (dopo la prescrizione)

di Luca Fazzo da il Giornale

«E lerogatorie? Dove sono le rogatorie, dottoressa Macchia?». Il Penati-show va in onda a favore di telecamere nell’aula dove lui, l’uomo che governava con piglio di ferro prima SestoSanGiovanni, e poi la Provincia di Milano, e sempre e comune il Pd meneghino, è sotto processo per corruzione. Altri, al suo posto, starebbero schisci. Ma Penati (grazie ai suoi avvocati) è già riuscito in un’impresa decisiva, lasciando che si prescrivessero le accuse più pesanti, quelle sulle aree Falck e Marelli, e a processo sono rimaste le briciole: e così nell’aula del tribunale monzese può permettersi il lusso di ribattere ai pm Franca Macchia e Walter Mapelli, litigare, alzare persino la voce.

E tutto per dire che lui di tangenti non sa nulla. Assolutamente nulla. Se qualcuno ha preso o dato a suo nome, la cosa non lo riguarda: «I soldi si sono fermati altrove». «Spiegherò anche le vicende per cui i reati sono prescritti», promette Penati ai giudici. E spiega che il costruttore Pasini sarebbe stato matto a versargli una tangente per oliare i suoi progetti sull’area Falck, visto che quei progetti vennero bocciati sia prima che dopo il giro di quattrini sui conti lussemburghesi di Pasini e dell’altro «pentito » dell’inchiesta, Piero Di Caterina.

Credibile o non credibile? Il problema è che Penati ha in mano una carta non da poco: le rogatorie che non sono mai state fatte, o che si sono perse nel nulla. Un dettaglio cruciale, visto che il suo grande accusatore Di Caterina ha parlato di conti pieni di soldi a Dubai, a Montecarlo, in Sudafrica.

«Non potevamo fare le rogatorie perché non avevamo le coordinate », dicono i pm. Ma nel corso di una udienza, qualche tempo fa, il maresciallo Lutri, uno degli investigatori, disse invece che le rogatorie erano partite. E allora? In questo caos, diventa importante capire cosa diranno alla prossima udienza i coimputati di Penati: come l’architetto Renato Sarno - che la procura indica negli atti come il «collettore di tangenti» del leader diessino,e ieri in aula addirittura come «il prestanome di Penati » - i cui conti esteri sono saltati fuori proprio grazie alle rogatorie.

Nel frattempo Penati ha buon gioco nel difendersi attaccando, e quando la dottoressa Macchia gli chiede«di che soldi parlava Di Caterina » lui sbotta, «doveva chiederglielo lei, non è che si può ribaltare l'onere della prova... Le devo dire io dove sono andati a finire i soldi che Di Caterina diceva che avevo portato all estero?».

Una sola volta, Penati rifiuta di rispondere: quando si tocca il tasto delicato della Serravalle, l’autostrada di cui, quando era presidente della Provincia, acquistò le azioni a un pezzo spropositato dal gruppo Gavio.

«Di questo non parlo perché c’è ancora in corso una indagine della procura di Milano ». Verissimo. Il problema è che l’indagine milanese da tempo non dà più segni di vita. E poiché l’affare Serravalle risale al 2005, anche qui la prescrizione si avvicina a grandi passi. Penati lo sa.

Monza - «Collettore di tangenti». I pm: Sarno, uomo di fiducia di Penati, a giudizio

di Federico Berni da il Corriere della sera

La procura di Monza vuole il processo per Renato Sarno, il «collettore di tangenti del centrosinistra », accusato di concussione per una presunta tangente da 367 mila euro relativa all’autorizzazione a costruire sull’area ex Falck Vulcano di Sesto San Giovanni. A due anni di distanza dall’arresto dell’architetto Sarno, considerato dai pm Franca Macchia e Walter Mapelli come un uomo di fiducia di Filippo Penati, l’ex politico al centro dell’inchiesta sul cosiddetto «sistema Sesto», la procura ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti, e nei confronti di Marco Bertoli, ex direttore generale del comune di Sesto. L’accusa è di aver indotto il costruttore romano Edoardo Caltagirone, interessato al recupero edilizio delle aree Falck- Vulcano, a pagare la tangente ai due imputati, mascherandola come una «consulenza» eseguita dallo stesso Sarno.

Quest’ultimo era stato definito dai giudici del Riesame come un «uomo di sistema», riprendendo la definizione del pm Macchia: «Pronto ad offrirsi come un vero faccendiere», attraverso una «collaborazione sistematica», rivolta «al ceto politico di riferimento, e non ai singoli uomini». Sarno, oggi a piede libero, è coimputato assieme a Penati per il reato di «corruzione di incaricato di pubblico servizio», nel processo pendente di fronte al tribunale monzese, relativamente alla gestione della società autostrade Milano Serravalle, acquisita dalla Provincia. In quell’ambito, secondo la procura, Sarno era l’uomo inserito dall’ex presidente provinciale Penati per permettere a quest’ultimo di gestire la società come se fosse un «amministratore di fatto» della stessa. Accuse sempre dai diretti interessati.

Sesto anticipa i fondi, Monza no: stop al prolungamento del Metrò 1

di Gianni Santucci da il Corriere della sera del 09/08

Tutto fermo a quota 37. Trentasette per cento. A questo punto del programma sono arrivati i lavori per il prolungamento della Linea 1 del metrò da Sesto a Monza. E lì sono bloccati, dallo scorso febbraio, per il fallimento di una delle aziende che aveva in mano i cantieri. L’opera, definita strategica, inserita sotto il grande cappello di Expo, è già in ritardo di un anno: la fine dei lavori è stata spostata da giugno 2015, a giugno 2016. Scadenza che potrà essere rispettata solo a patto che gli scavi riprendano dopo l’estate. E questo è il punto chiave, sul quale si sta consumando una schermaglia tra gli enti finanziatori, con toni che sono scivolati verso un’ironica (probabilmente inedita) comunicazione istituzionale. Servono 5 milioni da anticipare (non da spendere in più) per permettere il pagamento dei subappalti e riattivare le ruspe. Ogni ente dovrebbe versare la sua quota. Al Comune di Monza spetterebbero 660 mila euro.

Sesto ha già dato il suo via libera. Regione, Comune di Milano e Provincia faranno la propria parte (almeno questo è l’orientamento). Monza invece, per il momento, dice no. E su questo rifiuto rischia di impantanarsi del tutto il cantiere. E accumulare un nuovo mega ritardo. La storia è questa: i lavori per il prolungamento a Nord del metrò rosso (quasi 2 chilometri per 2 fermate, Sesto Restellone e Monza Bettola) partono ad aprile 2011. A fine 2013 un’azienda (Coestra) entra in crisi e poco dopo finisce in liquidazione. A febbraio scorso il cantiere si ferma. In quel momento, su un costo finale di poco sopra i 200 milioni, i finanziatori pubblici hanno già sborsato oltre la metà: 84 milioni lo Stato, 9 milioni il Comune di Milano, 4,7 la Regione, 11,3 la Provincia, quasi 3 il Comune di Sesto e 2,6 quello di Monza. Cosa accade, a quel punto, di fronte al rischio di una maxi opera incompiuta: l’impresa (Acmar) a capo del gruppo che ha vinto la gara, rileva i rami d’azienda delle altre e si presenta alla Metropolitana Milanese (che gestisce l’appalto) dicendo di poter andare avanti. Servono però 5 milioni di anticipo, per pagare i fornitori in attesa, riaprire le linee di credito e far ripartire il cantiere. Di questo s’è discusso per due mesi, in vari incontri organizzati a Palazzo Marino.

MM ha in mano alcune «riserve» per pagare le aziende, ma sono vincolate a lavori già fatti e quindi (lo stabilisce la legge) non possono essere usate come anticipo su opere da fare. La soluzione, allora, sarebbe questa: l’azienda incassa l’anticipo (che gli verrà scontato dai versamenti futuri), paga le imprese in subappalto, con le fatture si presenta a MM e a quel punto può ottenere anche i pagamenti «congelati». Da quel momento, la conclusione dell’opera dovrebbe essere garantita. Altrimenti l’azienda rimarrebbe strozzata, senza liquidità, e bisognerebbe strappare il contratto. In questo quadro, il Comune di Monza ha risposto (lettera inviata a tutti i soggetti coinvolti): «Perché per l’anticipazione non si utilizzano le somme già in cassa di MM, richiedendo i soldi al Comune solo dopo...». E ancora: «il bando autorizza forse anticipazioni?». Infine: «La stazione appaltante ha operato per prevenire e risolvere i problemi insorti?». Poco dopo Milano e gli altri enti coinvolti hanno ricevuto la ferma risposta di MM. Che spiega chiaramente: stando alla legge, se la soluzione dell’anticipo salta, bisogna rifare l’appalto da zero. Risultato: almeno un altro anno di ritardo.

Sistema Sesto, Di Caterina: «Penati è stato un Giuda»

di Federico Berni da il Corriere della sera

In un primo momento lo ha scagionato: «Penati? Non ha fatto concussioni o corruzioni a Sesto». Poi, però, non gli ha risparmiato la stoccata, definendolo «un Giuda Iscariota », colpevole, a suo dire, «di non aver mantenuto le promesse, e aver bloccato i progetti di Pasini sull’area Falck». La parola passa ad uno dei «grandi accusatori» del cosiddetto sistema Sesto: l’imprenditore Piero Di Caterina, imputato con l’ex sindaco di Sesto San Giovanni per i Democratici di Sinistra, ed ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati, e altre 8 persone, di corruzione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. «Sono imputato, ma mi sento vittima », ha detto durante l’esame.

A sentire Di Caterina, i soldi versati in contanti al centrosinistra, non erano né tangenti, né finanziamenti illeciti, ma «prestiti alla politica ». In particolare ha detto di aver versato in tutto 3 milioni e mezzo di euro: «iniziai nel ’94 quando mi avvicinai a Penati, e conclusi nel 2000 perché non condividevo più il suo atteggiamento, anche se lui (Penati ndr) quando era sindaco (tra la seconda metà degli anni 90 e il 2001 ndr) non ha fatto concussioni». Quello, a detta di Di Caterina, «era un periodo di grande effervescenza per il futuro urbanistico di Sesto e dalla riqualificazione delle aree Falck e Marelli, si attendeva un fiume di denaro; ho finanziato il suo partito perché credevo che poteva portarmi come imprenditore a situazioni positive, ma legittime».

Ma così non è stato, e allora ha preteso la restituzione dei «prestiti », a parti re dai 2 miliardi di lire ricevuti in Lussemburgo dal costruttore Giuseppe Pasini, parte della famosa maxi tangente contestata dalla procura per il recupero dell’area Falck (accusa prescritta): «si era reso disponibile a finanziare Penati, per restituirmeli ». Altri soldi sarebbero stati promessi ancora da Penati, una volta diventato presidente della Provincia di Milano, «dall’operazione di acquisto delle azioni della Serravalle», mentre l’architetto Renato Sarno, per l’accusa un «collettore di tangenti di Penati», è stato definito un suo «sottoposto ». Per Penati, quelle di Di Caterina sono solo «bugie ». I suoi legali, in aula, hanno prodotto dei documenti che proverebbero come i progetti sull’area Falck sarebbero stati bloccati dallo stesso Pasini, che avrebbe preteso più superficie edificabile.

Sesto San Giovanni - M5S: Città della salute, rivediamo il PII

Il 29 ottobre 2012 la Procura di Monza emette una sentenza estremamente esplicita rispetto al PII che verrà realizzato sulle aree “ex-Falck”. Sulla sentenza si può leggere: “L'Immobiliare Cascina Rubina versa a vantaggio di Di Leva Pasqualino una somma complessiva non superiore a € 1.500.000,00 come corrispettivo per l'aumento della volumetria edificabile di superficie lorda di pavimentazione da 650.000 a 1.300.000 metri quadri sull'area denominata ex-Falck, in violazione dei doveri di imparzialità e correttezza dei Pubblici Uffici, somma destinata a coprire le perdite e a finanziare le iniziative editoriali dei giornali locali Diario e La Gazzetta di Sesto San Giovanni. In Sesto San Giovanni nell'autunno del 2006.”

Questo è il punto di partenza dal quale poi si svilupperà negli anni successivi il progetto faraonicamente inutile della Città della Salute. Il resto, gli arresti dei giorni scorsi e gli arresti che arriveranno nelle prossime settimane, è ormai cronaca quotidiana.

Adesso BASTA!

Adesso, tutto il PII deve essere rimesso in discussione. Nasce da una tangente e muore nel peggiore dei modi.

Il Movimento 5 Stelle di Sesto San Giovanni, che da sempre è stato contrario allo sperpero di denaro pubblico che stava dietro alla realizzazione dell'ultimo santuario della medicina moderna voluto da Formigoni chiede a gran voce di ritirare tutto e di ripartire da zero.

Che cosa è stato fatto finora se non spendere belle parole, ma vuote e inutili?

Bonifiche non effettuate e mancanza di progettualità.
Tangenti.
Appalti truccati e viziati.
Intercettazioni.
Mancanza di strategia.
Ritardi.
Irregolarità.
Arresti.
Promesse, collusioni, condizionamenti.

Ora basta, ci siamo stancati: chiediamo ufficialmente che sia rimesso in discussione tutto il Piano Integrato di Intervento che riguarda le aree ex-Falck.

Dobbiamo ripartire con un percorso pulito. E onesto. La nostra città se lo merita.

E la Città della Salute, se queste sono le condizioni, non s'ha da fa.

Sesto San Giovanni - Città della Salute progetto arenato dopo lo scandalo Infrastrutture

di Alessandra Corica da la Repubblica

DOPO l’Expo, la Città delle Salute. Lo scandalo che ha travolto Infrastrutture Lombarde rischia di scompaginare il disegno del maxi ospedale nelle ex aree Falck: mercoledì la Regione avrebbe ricevuto la comunicazione che la commissione giudicatrice che doveva decidere a chi assegnare il progetto esecutivo si è sospesa, a causa dei provvedimenti interdittivi che hanno colpito alcuni dei suoi membri. L’aggiudicazione, inizialmente prevista per luglio, ora sarebbe subordinata alla nomina di una nuova commissione, con il pericolo che il cronoprogramma si allunghi. E che la scadenza stabilita dalla Regione — fine lavori e consegna entro l’inizio del 2019 — sia difficile da rispettare.

Un maxi ospedale da 700 posti letto nelle ex aree Falck, per unificare il neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori: è questa la Città della Salute. Il progetto vale 450 milioni: 330 messi dalla Regione, 40 dal ministero e 80 dal concessionario privato, la Sesto immobiliare di Davide Bizzi, che ha comprato i terreni da Risanamento nel 2010 e ha ceduto al Comune l’area dove dovrebbe sorgere l’ospedale. Come stazione appaltante, per sovrintendere l’operazione e assegnare i lavori, il Pirellone nel luglio 2012 ha nominato Infrastrutture Lombarde. Di qui, il bando per aggiudicare il compito di stilare il progetto esecutivo (sulla base del preliminare di Renzo Piano), che si è chiuso a metà marzo con sette offerte presentate: prima della valutazione, però, la commissione avrebbe fatto un passo indietro.

La decisione sarebbe arrivata dopo lo scandalo che ha travolto il colosso regionale degli appalti, con gli arresti, tra gli altri, del dg dimissionario Antonio Giulio Rognoni e del capo dell’ufficio gare e appalti Pierpaolo Perez. Uno scandalo che ha fatto subito scattare l’allarme sul destino della cittadella sanitaria: oggi pomeriggio il sindaco di Sesto, Monica Chittò, incontrerà il governatore Roberto Maroni per avere certezze sull’operazione. Il cui percorso sin dall’inizio è stato accidentato: se di una nuova “casa” per Istituto dei Tumori e Besta si è iniziato a parlare nel 2000, è solo nel 2012 che si è arrivati — dopo un derby tra Milano e Sesto San Giovanni — alla scelta delle aree Falck, in mano alla cordata di Bizzi, incaricata della bonifica.

Un fronte, le bonifiche, pure complicato: a gennaio Maroni aveva lamentato la mancanza di un protocollo del ministero dell’Ambiente, necessario per far partire i lavori. Il documento è presentato il progetto di bonifica ed è in attesa dell’ok. Gli interventi dovranno essere completati entro febbraio 2015, quando i terreni verranno ceduti al Pirellone: al momento, però, sono in corso solo le “pre-bonfiche”. Il problema? Di nuovo, la gara: pur essendo un concessionario privato, Sesto Immobiliare ha voluto fare una selezione pubblica per assegnare i lavori, arrivando a una rosa di quattro candidature. Tutto è stato sospeso a gennaio, dopo lo scoppio dell’inchiesta sulla bonifica dell’ex Sisas di Pioltello, in cui sono coinvolte alcune delle imprese candidate per bonificare le ex Falck.

Sesto San Giovanni - M5S: sul consiglio comunale del primo Aprile

Ieri sera nel Consiglio che prevedeva l'approvazione del bilancio consuntivo del 2012 delle Farmacia è andata in scena un'altra giornata dell'orrore, orrore partitocratico.

Dopo ben una lunga serie di commissioni in cui la maggioranza ha costantemente evitato assunzioni di responsabilità e negato nei fatti (non a parole) la condivisione dei documenti necessari ad elaborare una valutazione reale dell'accaduto e dello stato di fatto, la sceneggiata ha avuto il suo più naturale epilogo: la maggioranza non solo non vuole riconoscere le gravi colpe che hanno portato una azienda a dilapidare circa 5 mln di euro dal 2008 al 2012, di cui ben 2 mln di euro accertati nel 2012, ma ritiene di non rilevare mancanze di alcun tipo.

Se non fosse reale, sarebbe una perfetta scena di un film dell'orrore.

Orrore e indignazione, espressa in differenti modi dalla minoranza tutta, perché l'azienda è di proprietà pubblica, ma, come accade anche a livello nazionale, viene considerata ancora di partito. E questo è il solo filo conduttore degli anni di mala gestione: i partiti che hanno sempre espresso fiducia ed approvazione nei confronti degli amministratori che tanto genialmente sono riusciti a distruggere in pochi anni una azienda che opera sul territorio da decenni.

Non basta sapere, cosa ormai accertata, che il bilancio del 2012 (e chissà quali prima approvati) è stato "falsato" con valori scorretti, non è sufficiente dover riconoscere che il danno creato andrà ripianato con soldi nostri (1 mln di euro solo per ripianare i debiti del 2012!) a scapito di servizi necessari alla collettività o di aumento di tasse, non basta avere la certezza che anche il 2013 sarà un anno con conti in sofferenza, ma dobbiamo anche sentirci dire che se non viene approvato quanto da lor signori prodotto l'azienda non può andare avanti.

L’unico vero risultato dell’approvazione del Bilancio 2012 delle Farmacie è il ripiano delle perdite prodotte dalle stesse, che si concretizza con € 1 milione di euro che i cittadini sestesi si vedranno sottrarre con la riduzione o cancellazione di altri servizi se non con un aumento delle imposte e tasse richieste dai nostri  Amministratori, gli stessi che già negli anni passati hanno sempre ripianato le perdite delle Farmacie per un totale ad oggi di 5 milioni di euro facendo passare in sordina le loro decisioni.

La maggioranza con l’approvazione della delibera ha voluto che non si colpissero troppo i Revisori che non hanno svolto al meglio il loro compito; in quanto Revisori dei conti per le nostre Farmacie ma soprattutto Assessori PD in altre Amministrazioni.

Il discorso della Consigliera 5 Stelle Franciosi ha colpito nel segno tanto da essere attaccata dalla maggioranza a titolo personale, come se potessero in questo modo mascherare le non risposte ai mille e più quesiti del M5S e trasformando il consiglio comunale in un mercato rionale.

NO.

Cari partiti della maggioranza.

Non volete assumervi le vostre responsabilità?

Non volete che gli amministratori e i responsabili colpevoli di quella gestione debbano rispondere delle loro azioni?

Non volete farci capire quali sono stati i reali motivi per cui sono stati scritti valori a bilancio non corrispondenti alla realtà?

Non volete darci spiegazioni su consulenze del tutto inappropriate ed inutili?

Non volete che la cittadinanza possa comprendere i frutti della politica che avete attuato?

Non volete che vengano messe in atto azioni cautelative nei confronti degli amministratori che hanno creato questo danno alla comunità sestese, azioni come la messa in mora o, ancor meglio, un esposto alla magistratura?

Vi limitate a dire, falsamente come la discussione tenuta in consiglio ha dimostrato il contrario, che l'opposizione non é in grado di fare proposte?

Avete costretto i dipendenti ad accettare condizioni lavorative peggiorative quando sono gli unici a non avere alcuna responsabilità?

Volete far credere che dobbiamo essere corresponsabili di un piano industriale di cui non si conoscono le linee evolutive?

Volete trasformare l'azienda in srl per poterla gestire senza rispondere al consiglio e alla cittadinanza?

Avete la sfrontatezza di chiedere a noi, che sempre siamo stati responsabili e attivi nella promozione dei cambiamenti necessari, di voler condividere tali scelte politiche, gravissime?

NO.

Noi a questo gioco non ci stiamo.

Non siamo dalla vostra parte, Noi siamo parte dei cittadini che saranno,  per colpa vostra, ancora una volta costretti a pagare le vostre mancanze.

NO signori.

Vi chiediamo ancora, e non ci stancheremo mai di farlo.

Fate ciò che é giusto, ciò che vi dice la testa e il cuore, non quello che vi dice il partito.

Un'altra politica é possibile.

Sesto San Giovanni si merita ben altro.

Fatelo per Sesto San Giovanni.

--

MoVimento 5 Stelle - Sesto San GioVanni

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Sesto San Giovanni - M5S: sullo sgombero della Ex Impregilo di Viale Marelli

Nella mattinata dell'11 marzo è avvenuto lo sgombero dell'ex edificio Impregilo di viale Marelli.

Noi del Movimento 5 Stelle, pur non essendo d’accordo con le modalità di questa protesta, avevamo chiesto ufficialmente, sin dai primi giorni di occupazione, al Sindaco Monica Chittò di interagire in maniera pacifica con gli occupanti cercando in tutti i modi di evitare di procedere con uno sgombero forzoso.
Così non è stato.

Martedì mattina c’è stato un dispiegamento ingiustificato e ingente di forze dell'ordine (i giornali parlano di circa 200 unità), il tutto a spese del contribuente.
E per far cosa?

Per far uscire da un edificio abbandonato da anni 10/15 occupanti, i quali pacificamente sono usciti, con calma, senza opporre resistenza.
Alla faccia di chi sostiene che nelle ultime settimane ci siano stati schiamazzi e fastidio da parte di queste persone.

Era chiaro a tutti che l’occupazione non era stata organizzata da gruppi di facinorosi, ma che si trattava di persone senza casa che avevano trovato un posto dove stare, poiché in questa occupazione sono infatti coinvolte 3 associazioni che si occupano di aiutare chi non ha casa, di cui una di queste collabora costantemente con l’amministrazione comunale.

Cosa si aspettavano: che ci fossero all'interno centinaia di persone dei centri sociali, pronte a portare scompiglio nella nostra città?
  
Ancora non è chiaro da chi sia partito l’ordine di sgombero e noi vorremmo sapere chi ha fatto pressioni affinché gli occupanti venissero sgomberati.

Perché il Sindaco, l'amministrazione comunale e buona parte della maggioranza (ad eccezione di Sel) non si sono mai occupati di questa vicenda e ha gestito la cosa con estremo imbarazzo?

Il Sindaco Chittò aveva dichiarato che non avrebbe avuto un dialogo con gli occupanti fin quando non fosse finita l'occupazione e ripristinato lo stato di legalità.

Bene Sindaco, adesso che l'occupazione è finita e che gli occupanti stanno dormendo nelle tende in viale Marelli, pranzano e cenano all'aria aperta, adesso può incontrare gli occupanti e prendersi cura di loro, oppure li dobbiamo lasciare in mezzo alla strada ancora per molto?

Nella serata di lunedì 10 marzo, in Consiglio Comunale, si sarebbe dovuto discutere dell'emergenza abitativa di questa città, ma questo non è avvenuto.
Poi, la mattina seguente scopri che è stato ordinato lo sgombero, senza che nessuno in Consiglio avesse accennato alla questione.

In questi mesi, il Sindaco e la sua maggioranza, hanno parlato solo di degrado menzionando le ex aree Falck dove sono stati impegnati a parlare del nulla della Città della Salute (che non c'è, non si vede e non ci sono neanche i soldi) e guai a toccare le case delle cooperative che stanno costruendo alla Bergamella.

E’ così che si affronta l'emergenza abitativa? Parlando di altro, distraendo la cittadinanza e avallando uno sgombero di questa portata?

UNA CITTÀ AMICA, FORTE E CORAGGIOSA: MA QUANDO? MA DOVE? E A CHE PREZZO?

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