Brianzacque

Costruzion.e e Idra Patrrimonio: dopo le indagini interne BrianzAcque sporge denuncia alla Procura

12/05/2017

Comunicato Stampa
 
Appalti tra  Idra Patrimonio  e Costruzion.e: conclusi gli accertamenti, BrianzAcque sporge denuncia all’Autorità Giudiziaria
Monza, 12  maggio 2017 - Si sono concluse le verifiche contabili ed amministrative svolte dai consulenti incaricati da Brianzacque S.r.l. nell’ambito dell’attività di controllo e supervisione dell’operato delle società da essa acquisite.


Gli accertamenti hanno avuto per oggetto la gestione degli appalti tra Idra Patrimonio S.p.a. e Costruzion.e S.r.l. per l’esecuzione, negli anni 2009 e 2010, delle opere fognarie nei comuni di Agrate Brianza e Ornago. 
La presenza di numerose anomalie, incongruità ed irregolarità nella contabilità  in relazione agli appalti  ha portato Brianzaque S.r.l. a presentare denuncia – querela alla competente Autorità Giudiziaria per l’accertamento delle eventuali ipotesi di reato configurabili e delle conseguenti  responsabilità penali dei soggetti coinvolti. 
Sono attualmente in corso da parte della Procura della Repubblica le necessarie indagini preliminari, all’esito delle quali la Società si riserva ogni più opportuna azione a tutela dell’immagine e del patrimonio aziendale.
Idra Patrimonio e Costruzion.e oggi non esistono più. La ex  Costruzion.e  è   società confluita in Brianzacque nel 2015  attraverso Idra Patrimonio, nell’ambito del vasto processo di aggregazione,  che ha dato vita al primo gestore unico del servizio idrico integrato su base provinciale della Lombardia. 
Nel  luglio del 2016, a seguito di un accertamento notificato a BrianzAcque da parte dell’Agenzia delle Entrate, il Presidente della public company dell’acqua brianzola, Enrico Boerci, di pieno accordo con il Comitato di Controllo Analogo dell’azienda,  aveva  dapprima fatto scattare un’indagine interna e quindi, nominato una speciale commissione composta da due esperti: la dott.sa Giovanna Ceribelli, commercialista e revisore dei conti e Pier Carlo Beretta, ingegnere civile ed esperto di collaudi e di contabilità di cantiere, che di recente hanno concluso il proprio lavoro, a seguito del quale  è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica.  

 

FRANCESCO MAGNANO, CONDANNATO PER FALSO IN ATTO PUBBLICO, È STATO ELETTO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI BRIANZACQUE. COME È POSSIBILE?

Il reato di falso in atto pubblico può incidere sulla valutazione della moralità professionale di chi lo ha commesso. Per questo l’art. 38 del Codice dei Contratti Pubblici, in alcuni casi, preclude alle imprese che abbiano nella compagine sociale rappresentanti a carico dei quali risulti tale reato, la possibilità di partecipare a gare di appalto. Il Consiglio di Amministrazione di Brianzacque, invece, con un membro condannato per falso in atto pubblico, potrà assumere decisioni che determineranno la sorte di procedure di appalto alle quali, per molte imprese che hanno rappresentanti risultanti aver commesso lo stesso identico reato, viene impedita la partecipazione dal Codice dei Contratti. Come è possibile? Tutto ciò può avvenire perché, in Italia, il livello minimo di moralità che viene imposto dalla normativa per sottoscrivere contratti pubblici è più elevato di quello richiesto agli esponenti politici. Certo, in un paese civile non dovrebbe essere necessaria una norma che impone alla politica di estromettere personaggi condannati per reati di questo tipo. Ma in Italia questa semplice regola di civile convivenza non vale e qualsiasi vuoto normativo viene sfruttato dai partiti per piazzare sempre e comunque i propri rappresentanti in posti chiave. La vicenda avvenuta per le nomine in Brianzacque appare in questo senso emblematica e sconcertante. Nel silenzio assordante del Partito Democratico, di altre formazioni politiche che si definiscono di sinistra e delle organizzazioni sindacali che Francesco Magnano è stato eletto. Eppure i Comuni amministrati da Sindaci del PD, o di liste collegate, possiedono la stragrande maggioranza del capitale sociale di Brianzacque e avrebbero potuto sicuramente opporsi. Gli strilli della Lega, poi, non traggano in inganno. Questi piagnistei sono un insulto all’intelligenza dei Cittadini perché la Lega aveva i numeri sufficienti per avanzare una propria candidatura in contrapposizione a quella di Forza Italia. Visto che non lo ha fatto vi è da chiedersi se non sia intervenuto un accordo tra le parti. Cos’altro potrebbe essere rientrato in questo accordo? Forse la scelta del Direttore Generale? La verità è che siamo di fronte a una classe politica che governa in modo compatto al solo fine di salvaguardare le proprie posizioni di vantaggio. Se, come ci auguriamo, queste valutazioni sono errate dobbiamo aspettarci che PD e Lega intervengano per evitare che si dia corso all’elezione di Francesco Magnano. Come Comitato Beni Comuni, intanto, non possiamo che esprimere la più grande preoccupazione per questa vicenda che indica come un’attenta gestione dell’Acqua non sia certo la priorità di chi ci governa. In relazione a quanto su espresso, auspichiamo quindi che tale decisione venga azzerata e sia dia luogo a una operazione di grande trasparenza, etica ed amministrativa, ponendo in essere una selezione pubblica, con l’obbiettivo di scegliere persone che abbiano curricula limpidi e grande esperienza nella gestione del Bene Comune Acqua. Invitiamo quindi le associazioni politiche estranee a queste logiche di potere, le associazioni sindacali, tutte le associazioni della società civile a prendere posizione per esprimere forte indignazione nei confronti di questo ennesimo fatto accaduto nella martoriata Brianza.

Comitato Beni Comuni di MB “Placido Rizzotto”
Monza 10 dicembre 2015

Maxi-polo per l'acqua lombarda. Sette società pubbliche per la creazione di una joint venture

di Sara Monaci da il sole24ore del 24/04

Sul piatto 800 milioni di investimenti per adeguare la depurazione alle norme Ue Prove generali di aggregazione nel settore idrico della Lombardia. Non ancora una fusione - e per ora nessuno usa questo termine ma l'inizio di una sinergia industriale che coinvolge le aziende a partecipazione pubblica di sette province: quella di Milano, di Monza e Brianza, di Bergamo, di Cremona, di Lodi, di Paviae di Lecco. Le partecipate che aderiscono al progetto "Water alliance" sono, rispettivamente, Cap holding(che fa da capo fila),Bianzacque, Uniacque, Padania acque, Sal, Pavia Acque, Gruppo Lario Reti. Le 7 società stanno creando una "joint venture" su alcune attività, puntando a collaborare e a risparmiare. Verranno messi in comune, tra le varie cose, i laboratori di analisi, le interconnessioni delle dor sali fino ai supporti informatici.

Potenzialmente, se le sette società si fondessero anche dal punto di vista finanziario, nascerebbe un gruppo che copre 5,3 milioni di abitanti lombardi, più della metà della popolazione regionale, e si tratterebbe del gruppo idrico più grande d'Italia, interamente pubblico. La somma dei ricavi è di 633 milioni, con un potenziale di investimento pari a 800 milioni da qui al 2019 (la più grande azienda è Cap holding, con circa 300 milioni di ricavi all'anno). Il convitato di pietra, anche guardando la cartina geografica, è il Comune di Milano e la sua controllata Metropolitana milanese, che sta in mezzo a questo teorico maxi polo ma che non viene coinvolta dalla sinergia Sarebbe stata "invitata" ad aderire al progetto, ma per ora non c'è. Il territorio milanese rappresenta un'anomalia in tutta Italia, con due Ato all'interno della stessa provincia (e quindi due diversi operatori, Cap holding per laprovincia e Mm per la sola città di Milano).

«Per ora stiamo creando un'alleanza su alcune attività, non parliamo di fusione. Ma è chiaro che nel prossimo futuro ci sono investimenti da fare che hanno bisogno, in tutto il paese, di società abbastanza grandi e consolidate da riuscire a risolvere il problema dell'arretratezza della depurazione dice il presidente di Cap holding Alessandro Russo- il problema, almeno in Lombardia, non è infatti come far arrivare l'acqua nelle case, ma come recuperare le lacune della depurazione».

Oggi i nodi stanno venendo al pettine. Entro fine anno moltissimi territori italiani dovranno pianificare gli investimenti per evitare le sanzioni europee. proprio sulla depurazione. Cap holding ha messo sul piatto 40,7 milioni di investimenti per 34 interventi entro fine 2015, così da evitare la multa dell'Ue (tra il 2013 e il 2015 gli investimenti complessivi ammontano a 134 milioni, tra misure prioritarie e quelle meno urgenti). In base ai dati forniti dall'Unità di dissesto idrogeologico della Presidenza del consiglio, in ltalia le sanzioni europee raggiungono i 480 milioni, di cui 74 solo in Lombardia.

Maglia nera alla Sicilia, con i 85milioni di euro di sanzioni. I Comuni italiani nel mirino sono 2.500 (su 8.017). Questo quadro già poco edificante è addirittura peggiorato dal fatto che circa 8 milioni di utenti non hanno accesso all'acqua potabile. Gli investimenti messi in campo sono 1,6 miliardi all'anno dal 2012 ad oggi, ma servirebbe un miliardo in più all'anno. A fronte di questi problemi, la Commissione europea continua a mettere in mora l'Italia. Nel confronto con gli altri paesi l'Italia è molto indietro: in Europa mediamente un cittadino spende 120 euro all'anno per gli investimenti (su una bolletta media di circa 5-600 euro); in Italia 34 euro (su una bolletta media di circa 150 euro). Motivo per cui in Italia le bollette sono tra le più basse. Ma é anche il motivo per cui i fiumi sono tra i più inquinati.

Villasanta - Il disastro ambientale del Lambro. C’è un solo colpevole: il custode

di Federico Berni da il Corriere della sera

MONZA Il disastro della Lombarda Petroli di Villasanta resta senza mandanti: la sentenza pronunciata ieri a Palazzo di giustizia (collegio presieduto dal giudice Anna Letizia Brambilla) non contribuisce certo a risolvere il giallo una volta per tutte. Il Tribunale ha condannato a 5 anni di reclusione per disastro doloso il solo Giorgio Crespi: il custode dell’ex deposito di carburanti alle porte di Monza dal quale, nel febbraio 2010, dopo che mani ignote aprirono i rubinetti di sei cisterne, fuoriuscirono tonnellate di combustibili («gasolio e oli minerali») che raggiunsero il Lambro, formando una gigantesca onda nera sul corso del fiume. Dall’accusa di disastro ambientale sono stati invece assolti con formula piena gli imputati principali: i cugini Giuseppe e Rinaldo Tagliabue (il primo è stato condannato ad un anno con pena sospesa solo per reati fiscali), proprietari di Lombarda Petroli, e l’ex direttore di stabilimento Vincenzo Castagnoli. Il custode Crespi, 41 anni, è stato condannato in contumacia.

Non si è mai visto: l’anello mancante di una vicenda che resta un mistero. «Incredulo» si è detto il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Fabio Fontanesi: «Non sono emersi elementi in grado di sostenere un’ipotesi dolosa: leggeremo le motivazioni, ma ci sembra chiaro che si tratta di un provvedimento da appellare».

La Procura aveva indicato il movente del disastro nell’esigenza della proprietà di coprire ammanchi di carburante la cui movimentazione non era stata registrata né comunicata all’agenzia delle Dogane: a breve era infatti prevista una verifica fiscale. La tesi, formulata dopo la scoperta di una «contabilità parallela» (che in fase preliminare ha portato alla condanna di due ex dipendenti per reati fiscali), non ha retto e la sentenza di primo grado, di fatto, ha trasformato Crespi da complice dei Tagliabue in un sabotatore che ha agito, assieme a terzi e per motivi sconosciuti, contro i propri datori di lavoro, i quali diventano così vittime da imputati che erano. Il custode era stato tra i primi ad essere interrogato dai carabinieri. Quella notte piovosa di febbraio, avrebbe dovuto compiere il solito giro di controllo, ma non lo fece perché «non aveva voglia».

Una telecamera lo filmò alle 3 del mattino: uscì per otto minuti dalla guardiola, il tempo di fumare una sigaretta. Ora è davvero difficile credere che le sue disponibilità economiche possano far fronte ai risarcimenti stabiliti a favore di una dozzina di parti lese, tra cui una provvisionale di 5 milioni al ministero dell’Ambiente. Amareggiati gli avvocati di parte civile (tra cui Brianzacque, le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, Comuni di Monza e Villasanta). Raggianti i difensori Giuseppe Bana, Giacomo Gualtieri, Franco Rossi Galante e Attilio Villa: «I veri colpevoli avrebbero dovuto cercarli prima, il dispositivo della sentenza parla per noi». «La sentenza desta grande stupore — ha invece commentato il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti (Pd) —: auspichiamo un ricorso in appello. Ancora una volta i danni sono pagati da tutti i cittadini». 

Monza - Clean City. «Tre anni e mezzo di condanna per il geometra del Comune»

di Stefania Totaro da il Giorno

TREANNI e mezzo di reclusione per il geometra del Comune Antonio Esena e un anno per Francesco Rizzuto, funzionario di Brianzacque, società che non si è costituita parte civile. Queste le richieste di condanna presentate dai pm della Procura di Monza Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo nei processi con il rito abbreviato per l’inchiesta «Clean City» sugli appalti dei rifiuti in odore di mazzette alla ditta Sangalli. Antonio Esena e Francesco Rizzuto fanno parte dei 28 su 44 imputati che hanno chiesto riti alternativi e gli unici due del filone monzese tra questi a chiedere il processo con il rito abbreviato. Antonio Esena è accusato di corruzione per la manutenzione del cimitero comunale di Monza (assegnato nel 2010 alla Sangalli, valore di 3,5 milioni) perchè, incaricato di controllare la regolarita dell’appalto, non avrebbe segnalato inadempienze contrattuali in cambio di denaro. Il geometra nega una delle vicende a lui contestate ma l’arringa difensiva è stata rinviata dal giudice monzese Rosaria Pastore a ottobre, quando presenterà le sue conclusioni anche il Comune di Monza, che si è costituito parte civile.

Francesco Rizzuto (di professione funzionario di Brianzacque ma anche comico per passione apparso anche a Zelig) è invece accusato di turbativa d’asta per avere fatto sapere ai Sangalli l’entità delle offerte presentate dai concorrenti per aggiudicarsi l’appalto per lo smaltimento dei fanghi di depurazione delle acque in modo da fare loro presentare l’offerta più bassa. Su questa vicenda Brianzacque non ha inteso costituirsi parte civile. Per entrambi la sentenza è prevista per il 17 novembre, quando il giudice scioglierà anche il nodo della raffica dei patteggiamenti.

LA PENA maggiore, intorno ai 4 anni e mezzo di reclusione, andrebbe a Giancarlo Sangalli, l’ottantenne titolare dell’omonina storica impresa monzese specializzata nel trattamento dei rifiuti. Qualche mese di pena in meno (perchè ha meno capi di imputazione) per il figlio Giorgio e invece patteggiamenti intorno ai 3 anni per le altre figlie Patrizia e Daniela. Così come per l’ex assessore monzese Pdl all’Ambiente e al Patrimonio Giovanni Antonicelli, che è reo confesso per l’accusa di corruzione ma non per quella di voto di scambio dell’inchiesta «Briantenopea», per cui sta affrontando il dibattimento. Tre anni anche per la ex dirigente del settore Ambiente del Comune, Gabriella Di Giuseppe, mentre per il collega funzionario monzese Antonio Gabetta patteggiamento con la pena sospesa dopo il risarcimento al Comune di Monza.

Servizio Idrico Integrato. Il Governo da ragione al comitato Beni Comuni della Brianza

Comunicato stampa

 E’ ìnequivocabile la risposta fornita dal Governo all’interrogazione proposta dall’On. Massimo De Rosa del M5S in relazione ai noti fatti di Brianzacque: “nel merito il Ministero dell'ambiente ha dichiarato fondate le istanze del Comitato relativamente alla necessità del parere obbligatorio e vincolante della conferenza dei comuni, nonché in ordine alla mancanza, da parte della Brianzacque s.r.l., dei requisiti giuridici per essere affidataria diretta della gestione del servizio idrico integrato”. e ancora: “…è stata riconosciuta la legittimazione attiva ad agire in capo a soggetti, quali il Comitato in questione…Sarà cura, pertanto, del Ministero dell'ambiente valutare le opportune iniziative da intraprendere al fine di uniformarsi all'orientamento giurisprudenziale di garantire l'esperibilità di azioni volte alla tutela dell'acqua quale bene comune e pubblico.”

Quindi, non solo il Governo conferma l’illegittimità dell’affidamento avvenuto a favore di Brianzacque, ma oltre a dare piena legittimazione processuale al Comitato Beni Comuni, garantisce a tutti i Comitati come il nostro il libero accesso alle Corti per ottenere giustizia (salvo il proibitivo costo del contributo unificato che è un deterrente a chiedere giustizia per i meno abbienti, mentre le classi dominanti impunemente violano la legge). Cogliamo quindi l’occasione per invitare tutti i comitati a seguire la strada da noi faticosamente intrapresa, al fine di riportare la democrazia, la legalità e la trasaprenza nei nostri territori. Se a Roma otteniamo inevitabile consenso, sul territorio invece ci scontriamo con l’ottusità ormai divenuta malafede. Nella memoria istruttoria proposta dall’ATO e Brianzacque e,ad adiuvandum, dal Comune di Vimercate, la difesa ha richiesto l’inammissibilità della domanda, sostenendo,fra l’altro, che il Comitato e i Consiglieri Comunali non hanno la legittimazione processuale.

VERGOGNA: Questo è un atteggiamento antidemocratico degno del peggior fascismo. Invece di ampliare la partecipazione, il controllo democratico e introdurre la trasparenza amministrativa, si tenta di fermare brutalmente l’unica voce libera mediante gli avvocati. Sperperando i soldi dei cittadini si tenta di fermare il corso della Giustizia e renderla lenta e inefficace al fine di nascondere operazioni illegittime e opache. E’ incredibile come nessuno tra Sindaci, Segretari comunali e dirigenti, tutti profumatamente pagati, abbia colto il fondamento dell’illegittimità e tutti abbiano invece perseguito un percorso irregolare, tracciato da un gruppo dirigente nel quale sono presenti arrestati e inquisiti per gravissive violazioni di legge. E’ a questo punto impossibile invocare la buona fede.

E’ chiaro come la costante violazione di legge per salvare Brianzacque sia propedeutica a coprire e salvare un intero sistema di potere che vede coinvolte tutte le forze politche del Partito Unico.

Con le istituzioni asservite a questo disegno di costante violazione di legge per coprire lo spreco di denaro pubblico a vantaggio di pochi. Istituzioni cieche e sorde, piene di dirigenti incapaci e nullafacenti che hanno sempre assecondato la violazione di legge.

Siete pagati per applicare la legge e tutelare l’interese pubblico o per fare l’interesse privato? E’ evidente come l’interesse privato sia il principale obiettivo della Casta. Altrimenti perché pagare una penale da milioni di euro per la revoca del Master Plan? A proposito, saranno i cittadini a doverla pagare oppure chi ha commesso degli errori? Perché non si fa chiarezza su Costruzion.e srl? In forza di quale ignota norma Artifoni srl ha potuto trasformarsi da socio privato in appaltatore? Cosa è New-Lisi e chi è il proprietario? Quanto è costata ai sudditi brianzoli l’operazione Idra Fanghi? Chi paga per la cartella esattoriale di Alsi? E’ stata avviata l’azione di responsabilità contro l’Amministratore Unico di ALSI SPA? La Corte dei Conti è stata avvisata? E la Procura delle Repubblica per le evidenti omissioni?Con quali criteri è stato scelto il dott. Bratta? Ha sempre sostenuto l’esatto opposto di quello che il Governo ha dichiarato alla Camera dei Deputati. Non è forse ora di “dimissionarlo”? Saranno come al solito i suddito brianzoli a dover pagare i danni milionari ad ACS Dobfar Spa per la persecuzione alla quale è stata sottoposta? Nel Palazzo del Municipio c’è rimasta della dignità? Perché fate finta di nulla e non verificate tutto quello che denunciamo? Siete complici? Siete solo capaci di dire sì al potente di turno e piegarvi sempre all’interesse del Partito Unico?

L’Italia è in mano a tanti Schettino e farà la fine della Costa Concordia se non vi svegliate per tempo. A questo punto l’unica possibilità è che la Magistratura abbia il coraggio e la forza di indagare a fondo sull’intera vicenda, senza timori e condizionamenti. Un ringraziamento per la risposta data dal Governo va al Gruppo Parlamentare alla Camera e al Senato del M5S e al loro staff, in particolare a Vito Crimi, Bruno Marton e Massimo De Rosa che sono sempre vicini alle istanze dei nostri cittadini. Altrettanto supporto è stato dato dal Gruppo Consiliare Regionale M5S e da Gianmarco Corbetta.

Grande merito va tributato ai consiglieri comunali del M5S che sono quotidianamente in lotta contro il malgoverno e il fascismo municipale. Ma soprattutto un grande ringraziamento a tutti i liberi cittadini che ci sostengono e non si rassegnano a vivere come servi della gleba in questo feudalesimo di inizio millennio. Di seguito la risposta del Governo all'interrogazione dell’onorevole Massimo De Rosa.

Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza Monza 03 agosto 2014

Atto Camera Risposta scritta pubblicata Giovedì 24 luglio 2014 nell'allegato al bollettino in Commissione VIII (Ambiente) 5-01906

Con riferimento all'interrogazione parlamentare n. 5-01906 presentata dall'On. De Rosa e altri, concernente le valutazioni espresse sul Ricorso Straordinario presentato dal Comitato Provinciale di Monza e Brianza, ora Comitato beni comuni di Monza e Brianza, si rappresenta quanto segue. Il ricorso straordinario al Capo dello Stato (R.G. n. 98/2013), richiamato nell'atto di sindacato ispettivo in parola, è stato proposto dal Sig. Biagio Catena Cardillo, in qualità di referente provinciale del Comitato Provinciale Monza e Brianza per l'acqua pubblica, contro l'Ufficio d'Ambito Territoriale Omogeneo per la Provincia di Monza e Brianza, contro e nei confronti di Brianzacque s.r.l. per l'annullamento, previa sospensione, del provvedimento con il quale il Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito Territoriale determinava lo schema di convenzione che le società patrimoniali devono sottoscrivere per il riconoscimento dei rimborsi tariffari per il servizio idrico integrato. In merito a tale ricorso, il Ministro dell'ambiente, con Relazione n. 46976 del 10 dicembre 2010, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato, esprimendo l'avviso che lo stesso dovesse essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione del ricorrente Comitato..
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In particolare, pur non riconoscendo la legittimazione ad agire da parte del ricorrente, nel merito il Ministero dell'ambiente ha dichiarato fondate le istanze del Comitato relativamente alla necessità del parere obbligatorio e vincolante della conferenza dei comuni, nonché in ordine alla mancanza, da parte della Brianzacque s.r.l., dei requisiti giuridici per essere affidataria diretta della gestione del servizio idrico integrato. In adempimento al parere interlocutorio n. 1177 del 12 marzo 2013 del Consiglio di Stato, il Ministero dell'ambiente ha trasmesso al ricorrente la relazione suindicata con gli allegati atti del procedimento, per l'eventuale deposito di controdeduzioni. Successivamente, con parere interlocutorio n. 98/2013 reso nell'Adunanza del 10 luglio 2013 e rispettivamente del 9 ottobre 2013, il Ministero ha inoltrato al ricorrente copia della memoria dell'A.T.O., depositata in data 5 luglio 2013, assegnando allo stesso il termine ultimo di 30 giorni per formulare eventuali osservazioni a riguardo.

Il Ministero ha trasmesso altresì copia del contenzioso all'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, al fine di acquisirne il parere in merito alla legittimità dell'affidamento a Briancacque s.r.l. In merito al ricorso in oggetto, si deve rilevare che ad oggi, il Consiglio di Stato non si è ancora espresso. Fermo restando quanto sostenuto dal Ministero dell'ambiente nella Relazione n. 46976, si deve tuttavia tener conto delle recenti pronunce del Consiglio di Stato in materia, con le quali diversamente è stata riconosciuta la legittimazione attiva ad agire in capo a soggetti, quali il Comitato in questione (Consiglio di Stato n. 5295/2012 e n. 2095/2013). Sarà cura, pertanto, del Ministero dell'ambiente valutare le opportune iniziative da intraprendere al fine di uniformarsi all'orientamento giurisprudenziale e di garantire l'esperibilità di azioni volte alla tutela dell'acqua quale bene comune e pubblico.

 

Trasparenza e nuovo corso in Brianzacque?

Comunicato stampa  

Dopo il comunicato del 12 luglio scorso, con la presente si intende portare alla Vostra attenzione altri  due fatti che, alla luce del nuovo corso che si sarebbe inaugurato in Brianzacque, dovrebbero essere chiariti al più presto. 
1) Nella seconda metà del 2011 pare che Brianzacque abbia affidato direttamente al dott. Bratta l’incarico di “direzione generale” per l’importo di 75.000 €. L’incarico sarebbe poi stato successivamente rinnovato per l’intero anno 2012 e poi per il 2013, per la cifra complessiva di 150.000 €  per anno. 

Occorre innanzitutto tenere presente che l’art. 3, comma 19, del codice dei contratti pubblici, ha fornito, su impulso comunitario, una definizione di imprenditore molto più ampia di quella tradizionale.  Tale definizione, infatti, ricomprende ogni operatore economico che offra sul mercato una prestazione di servizi, a prescindere dall’elemento dell’organizzazione; in tal modo non differenziandolo dai professionisti. Sarebbero quindi disciplinate dal codice dei contratti pubblici non solo le attività di progettazione, direzione dei lavori e collaudo, ma tutte le prestazioni di servizi qualificabili appalti, in quanto concluse con liberi professionisti. Tanto più che il dr. Bratta sembra proporsi sul mercato conun’offerta economica caratterizzata da una pluralità di “marchi”. Alcune attività vengono infatti proposte dallo stesso come BP Consulting srl, di cui il dr. Bratta appare socio al 75 %, (già fornitore di Brianzacque srl per la redazione del piano Industriale), altre come iscritto all’albo dei dottori commercialisti, e quindi titolare di partita IVA. Non vi è dubbio che una offerta marketing così ben ponderata non possa non essere ricompresa tra quelle soggette alla normativa sui contratti pubblici.  Pare quindi evidente che l’incarico di che trattasi è un incarico conferito a soggetto economico strutturato sia come imprenditore che come professionista. 

Ai sensi dell’art. 29, comma 1, del D.Lgs. n. 163/2006, il calcolo del valore stimato degli appalti pubblici e delle concessioni di lavori o servizi pubblici è basato sull'importo totale pagabile al netto dell'IVA, valutato dalle stazioni appaltanti. Questo calcolo tiene conto dell'importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma di opzione o rinnovo del contratto. Il comma 4 del citato art. 29 stabilisce che nessun progetto di acquisto volto ad ottenere un certo quantitativo di servizi può essere frazionato al fine di escluderlo dall'osservanza delle norme che troverebbero applicazione se il frazionamento non vi fosse stato. In considerazione dell’importo complessivo dell’incarico del dott. Bratta (375.000 €), secondo il Codice dei contratti, l’affidamento avrebbe pertanto dovuto avvenire a seguito di espletamento di gara pubblica comunitaria. 

Dal mancato espletamento di una procedura di livello comunitario discende la violazione dei principi di cui all’art 2 del D.Lgs. n. 163/2006, secondo il quale “l'affidamento deve altresì rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità con le modalità indicate nel presente codice”.  Per il presente affidamento diretto, non varrebbe certo invocare i motivi di urgenza, dato che l’estrema urgenza può legittimare un affidamento diretto ai sensi dell’art. 57, comma 2, lett. c), quando risulta da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti e non da situazioni soggettive, contingibili, prevedibili e ad esse imputabili, anche per ritardo di attivazione dei procedimenti (ex multis, Cons. Stato, Sez. V, n. 8006 del10.11.2010). Se i motivi di urgenza non possono essere invocati per l’affidamento originario, avvenuto nel 2011, ancor meno possono valere quale giustificazione dei rinnovi dell’incarico del 2012 e del 2013.  Infine occorre considerare che, viste sia le ingenti somme di cui stiamo trattando, sia la natura dell’incarico, Brianzacque avrebbe dovuto indire pubblica selezione per la nomina di un Direttore Generale da assumere con contratto di lavoro dipendente a tempo determinato. 

A riguardo, l’art. 18 del D.L. n. 112/2008, stabilisce che “le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001. Le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi, nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità.” 

Ma se la situazione descritta fino a questo punto non apparisse abbastanza opaca per richiedere un intervento chiarificatore, si consideri che a fine anno 2013 Brianzacque avviò una procedura pubblica per la ricerca di un Direttore Generale.  Sembrò a quel punto che Brianzacque, per l’affidamento dell’incarico di Direttore, volesse rientrare nei canoni imposti dalla normativa vigente. Invece della pubblica selezione non si seppe più nulla. Forse nessuno era interessato a quel posto?  L’unica certezza è che il dott. Bratta fino a questo momento, e siamo a metà 2014, continua a ricoprire il ruolo di Direttore Generale mediante l’ennesima proroga di un affidamento avvenuto in spregio a ogni più elementare regola in materia, non solo di affidamenti o di reclutamento di personale, ma anche di trasparenza e di correttezza. 

 2) Proprio in questi giorni è arrivata una comunicazione (Allegato 1) dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ex Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, con la quale, ancora una volta, le nostre istanze vengono dichiarate fondate. La questione nasceva dalla palese violazione dei principi di libera concorrenza, non discriminazione e trasparenza che si sarebbe concretizzata qualora ALSI, dopo aver aggiudicato l’appalto concorso per i lavori del Master Plan 2-5 all’ATI con capogruppo Putignano, avesse sottoscritto un contratto con questa per la redazione di un progetto esecutivo da sviluppare suaree e con tecnologie diverse rispetto a quelle con le quali l’ATI si era aggiudicata la gara. 

Da qui l’esposto presentato dal Comitato Beni Comuni, oltre che dai Consiglieri Comunali del M5S Nicola Fuggetta ed Emanuele Sana, e le continue denunce che sembra abbiano contribuito a interrompere il diabolico piano. Come abbiamo sempre sostenuto la variante al progetto affidato, con utilizzo di metodologie nuove su aree diverse, non può essere fatta perché in contrasto  con la normativa vigente!!!  Ora ci auguriamo non solo che l’Autorità Nazionale Anticorruzione voglia far piena luce su questi fatti, ma che si attivi anche l’attuale gestore del servizio, Brianzacque. Certo molto dovrebbe essere fatto in questo senso. Sarebbe importantissimo, per esempio, che una volta per tutte venisse fatta luce sulla galassia Idra, ovvero sulle poco chiare manovre che hanno portato alla creazione di Costruzion.e e di Idra Fanghi.
E potrebbe essere interessante capire cosa ne penserebbe il dott. Raffaele Cantone anche di queste spregiudicate operazioni. 
Il Comitato Beni Comuni è stato oggetto di innumerevoli tentativi di delegittimazione e di intimidazione ma, come dimostra la vicenda relativa al Master Plan - dove anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione dà pieno riconoscimento alla attività svolta, riconoscendo il fondamento delle istanze avanzate - il Suo contributo per una corretta gestione del servizio è stato, negli anni, prezioso. 
Non è forse quindi arrivato il momento di dare ascolto ai nostri appelli e di dare una risposta almenoalle quattro eclatanti questioni che abbiamo sollevato negli ultimi Comunicati? Elenchiamole: 

a) la cartella esattoriale pagata da ALSI e costata ai cittadini 230 mila euro 
b) la questione Newlisi 
c) l’incarico del dott. Bratta 
d) la variante del Master Plan. 

Se veramente è iniziata una nuova stagione nella gestione del servizio idrico brianzolo, si proceda finalmente a fare piena luce su queste vicende e a rimuovere le situazioni che ledono l’immagine di una  società che, proponendosi come gestore del servizio idrico, ha in mano le sorti di questo Bene Comune.
Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza Monza

20 luglio 2014 

Nella foto l'ex presidente di Brianzacque, Oronzo Raho, arrestato nel dicembre 2013 e indagato per corruzione e truffa

Allegato 1 Risposta Autorita Nazionale Anticorruzione 2014 07 14

Monza - Brianzacque chiude il bilancio con 1,5 milioni di utili

di Martino Agostoni da il Giorno dle 17/07

È STATO approvato all’unanimità il bilancio di Brianzacque con utili per quasi 1,5 milioni nella prima assemblea dei soci che ha visto riuniti i sindaci dei Comuni brianzoli e, non più come in passato, i presidenti delle varie ex municipalizzate dell’acqua sparse sul territorio. Un segno che il corso del nuovo ente gestore unico e pubblico del servizio idrico integrato della Brianza è formalmente iniziato, dopo che negli ultimi anni tutti i Comuni targati Mb hanno fatto conferire in Brianzacque le rispettive quote delle proprie vecchie società dell’acqua. All’assemblea che si è tenuta al Serrone della Villa Reale all’inizio del mese hanno preso parte 18 enti locali a cui si aggiunge la Provincia di Monza e Brianza, con una partecipazione complessiva del 70,76% circa. Brianzacque srl, un’azienda che conta 263 dipendenti, ha un patrimonio di circa 127 milioni di euro e fa ricavi per 70 milioni, ha chiuso l’ultimo esercizio contabile con un utile  di 1 milione e 491 mila euro che costituisce un netto incremento rispetto al 2012. Un risultato da ascrivere sia agli adeguamenti tariffari, sia a interventi sulla gestione aziendale. «I dati positivi di bilancio  sono ancora più significativi – commenta il vice presidente, Enrico Boerci - se si tiene conto che Brianzacque, nel 2013, ha aumentato gli investimenti e completato l’acquisizione delle gestioni in economia».

Ornago - Inquinamento, il Rio Cava liberato dallo scarico fognario

di Marco Dozio da il Giorno

STOP all’inquinamento del Rio Cava, il torrente di Ornago sfregiato da uno scarico fognario fuori norma. La società Brianzacque ha sanato la situazione, costruendo un nuovo sfioratore in grado di convogliare le acque reflue direttamente nel collettore intercomunale. I lavori si sono svolti tra via Volta e via delle Industrie per una spesa complessiva di circa 220mila euro. Soddisfatto Gianfranco Mariani, presidente di Brianzacque. «Abbiamo migliorato considerevolmente lo stato di salute del Rio Cava, ponendo fine a una vicenda che attendeva da tempo una risposta concreta», ha detto.

SECONDO i tecnici l’intervento è terminato con due mesi d’anticipo rispetto al cronoprogramma, riconvertendo la vecchia fognatura mista in una rete di acque bianche. La nuova struttura intercetta gli scarichi provenienti dal bacino delle zone di via Galilei, via Fermi e via Leonardo Da Vinci. «Era previsto dal Piano d’ambito della Provincia di Monza approvato dalla conferenza dei sindaci a fine aprile, con l’obiettivo di adeguarsi alla normativa sulla disciplina degli scarichi delle reti fognarie e delle acque reflue domestiche», ha concluso Mariani. Il Rio Cava è infatti uno dei principali corsi d’acqua che attraversa il territorio del Parco Rio Vallone insieme al Rio Pissanegra e al canale Villoresi.

Varedo, sgorga l’acqua a chilometro zero

di Veronica Todaro da il Giorno

COSTA meno della minerale e fa bene all’ambiente perché consente di evitare l’utilizzo delle bottiglie di plastica e permette di ridurre il trasporto sulle quattro ruote. È l’acqua a chilometro zero distribuita dalla «Fonte del Comune», inaugurata ieri mattina dal sindaco Diego Marzorati e dal presidente di Brianzacque Gianfranco Mariani.
Il chiosco self service è posizionato nel parcheggio del mercato in viale Rebuzzini, distribuisce acqua al costo di 5 centesimi al litro nelle versioni naturale e gasata, fresca e a temperatura ambiente. Per il momento, l’apparecchiatura funziona con l’introduzione delle monete. «La casa dell’acqua – ha dichiarato il primo cittadino - rappresenta un servizio utile e importante per i varedesi. Aiuta a risparmiare e induce a comportamenti ecologicamente corretti. Faremo il possibile per sensibilizzare i cittadini e per promuoverne il più ampio consumo anche con azioni mirate nelle scuole». «Rispetto a quella che esce dai rubinetti di casa, la risorsa idrica della Fonte del Comune è diversa - ha specificato il presidente di Brianzacque - in quanto subisce un ulteriore trattamento di doppia sterilizzazione con lampade UV e di filtrazione con carboni attivi che non va ad intaccare i componenti organolettici, ma ne migliora il gusto e il sapore».

Vimercate - Casette dell’acqua abbandonate. La manutenzione è troppo costosa

di Antonio Caccamo da il Giorno

COSTRUITE e abbandonate. Le case dell’acqua potrebbero scomparire, troppo costosa la gestione. E così i distributori di acqua e latte a prezzi popolari di via Carnia (piazza Marconi) e via Bice Cremagnani (che eroga anche detersivi) rischiano la chiusura. A sollevare il problema, raccogliendo le segnalazioni dei cittadini, è stato Francesco Sartini, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. Il Comune conferma «la situazione di abbandono». Ricorda che le due casette sono stare costruite con la collaborazione di privati. Nel caso di via Cremagnani il progetto vede insieme Comune, Cem Ambiente e Fondazione Idra. A decretare il fallimento dei distributori fai da te, negli ultimi anni installati a decine nei comuni della Brianza, hanno contribuito ragioni di natura economica e i numerosi atti di vandalismo di cui sono oggetto.

IL COMUNE si dice impossibilitato a subentrare nella gestione e sta cercando altri partner. Brianzacque, società partecipata, sarebbe d’accordo a riattivare la casa dell’acqua, ma solo una volta calcolati costi e sostenibiltà.

Monza - Processo Lombarda Petroli. La parte civile: «Gli imputati meritano delle condanne ancora più pesanti»

di Stefania Totaro da il Giorno

«IL DISASTRO doloso si è verificato, quindi sussiste contro gli imputati l’ipotesi aggravata». Punta ad ottenere una condanna degli imputati ancora più pesante di quella chiesta dalla pubblica accusa l’avvocato Luca Ricci, che rappresenta come parte civile al processo Brianzacque, la società idrica brianzola che a causa dello sversamento aveva subìto gravi danni al depuratore. Secondo il legale, che ha chiesto una provvisionale sul risarcimento di 1 milione di euro per i danni da emergenza durante e dopo lo sversamento, i danneggiamenti all’impianto e il blocco dei cantieri in corso al momento dello scempio ambientale, già nella norma del disastro doloso è insito che il reato si è consumato, quindi la pena da applicare agli imputati sarebbe quella fino a 12 anni di reclusione. Anche per il legale di parte civile del Ministero dell’Ambiente, che ha chiesto il risarcimento dei danni maggiore di 10 milioni di euro, «l’inquinamento non è finito ma sono ancora necessari una serie di interventi futuri». Il legale ha lamentato il fatto che in Italia non esista come prassi per le aziende a rischio la previsione di un fondo per i rischi ambientali e che anche Rinaldo Tagliabue abbia ammesso di non avere accumulato alcun fondo per questa evenienza. Ha chiesto invece un risarcimento dei danni di 300mila euro l’avvocato Gianpiero Fagnani, che rappresenta come parte civile al processo il Comune di Villasanta, che «ha subìto un grave pregiudizio patrimoniale per avere dovuto mettere a disposizione mezzi e forze per arginare l’emergenza e anche un danno all’immagine a causa dello scempio ambientale». Analoghi risarcimenti sono stati chiesti dalla Provincia e dal Comune di Monza.

Monza - Il depuratore passa a Brianzacque. In discussione il cambio del Master Plan

di Martino Agostoni da il Giorno

DOPO 87 ANNI, a inizio giugno, è finita l’attività di Alsi e la società di gestione del depuratore di San Rocco è stata fusa interamente in Brianzacque srl. È stato un passaggio decisivo nella composizione del nuovo gestore unico del servizio idrico integrato per l’intera area della provincia di Monza e Brianza che, acquisendo Alsi, riceve la parte più consistente del comparto relativo alle acque reflue del territorio al servizio di 700mila brianzoli, ed è il penultimo tassello prima dell’ultimazione del progetto partito 2 anni e mezzo fa di unire le 22 ex municipalizzate dell’acqua in un solo soggetto: ora all’appello manca solo la società del seregnese Gelsia, ma «c’è già il mandato da parte di tutti i Comuni soci perché le quote di Gelsia vengono conferite al più presto in Brianzacque», conferma Adriano Poletti, vicepresidente dell’Ato (Ambito territoriale ottimale). Con la fusione di Alsi in Brianzacque passano anche i 37 dipendenti, ampliando a 265 persone la forza lavoro della nuova società, le infrastrutture e quindi l’annosa questione del depuratore. Per l’impianto di San Rocco inizia una nuova stagione a partire dal fatto che Brianzacque eredita il problema non ancora risolto degli odori che soffocano il quartiere e tutte le questioni legate al maxiprogetto per riqualificarlo, ma libero dall’ultima difficoltà pendente su Alsi, quando lo scorso inverno era stata chiamata davanti al Tar dall’associazione di imprese che si era aggiudicata un paio d’anni fa la gara per eseguire il Master Plan di aggiornamento da 12 anni e 63 milioni di euro che intimava la sottoscrizione del contratto per avviare subito i lavori altrimenti avrebbero richiesto 10,3 milioni di danni.

L’AMMINISTRATORE unico uscente di Alsi, Filippo Carimati, ha potuto invece consegnare martedì al presidente di Brianzacque, Gianfranco Mariani, il pronunciamento del Tar che rigetta le richiesta delle imprese, di fatto lasciando Brianzacque libera di fare le scelte che vuole sul futuro del depuratore. A partire dalla realizzazione di un progetto meno costoso e più rapido del Master Plan e pure con imprese diverse: «Nell’arco di giugno – annuncia Mariani – ci sarà l’assemblea dei soci di Brianzacque dove si valuterà anche di fare una nuova gara d’appalto: l’obiettivo è avere un programma di intervento più rapido per eliminare gli odori e per cui i lavori possano partire all’inizio del 2015». 

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