Cavenago

Operaio colpito alla testa da argano. Gravissimo un 27enne di Cavenago

da il Giorno del 18/06

L’ARGANO lo ha colpito in testa, arrivandogli alle spalle, senza che se ne accorgesse. Si è staccato dal terzo piano, mentre il giovane operaio era in giardino a raccogliere macerie. L’uomo è ora in fin di vita, ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Sant’Anna di Como. Erik Galli, 27 anni, muratore di Cavenago, nel primo pomeriggio di ieri stava lavorando con un collega in un cantiere di via Battista Tettamanti, al civico 25, nel quartiere comasco di Breccia.

ERANO in corso lavori di ristrutturazione in un appartamento del terzo piano, dove poco prima delle 16, si trovava il collega di Galli. Lui era invece sceso in giardino, a recuperare le macerie di risulta dei lavori che stavano svolgendo.
Stava guardando verso terra, non si è accorto che l’argano fissato sul balcone, si è improvvisamente sganciato, è caduto nel vuoto e lo ha colpito in testa. Un blocco di ferro che ha preso velocità e peso durante quei metri percorsi in caduta libera, e che lo ha colpito in pieno alla testa. Una ferita gravissima: il medico e i soccorritori del 118, che lo hanno dapprima minimamente stabilizzato, quanto bastava per poterlo muovere, e poi portato in pronto soccorso, lo hanno trovato in condizioni già drammatiche. Con una ferita importante in uno dei punti più critici.

AL SANT’ANNA il ventisettenne è stato sottoposto fin dai primi istanti a cure intensive, poi ricoverato nel reparto di Rianimazione, dove è in stretta osservazione. Rimane da capire come sia potuto accadere che quel pesante argano, la carrucola in ferro utilizzata per issare e far scendere a terra secchielli, materiali e altri pesi utilizzati nell’edilizia, fissata al balcone con tutte le cure necessarie ad agganciarlo al meglio, si sia potuto sganciare. Era stato già utilizzato quel giorno, senza che nessuno si rendesse conto di criticità o di un’uscita dalle guide, che sarebbe stata immediatamente sistemata. Spetterà ora alla Asl, intervenuta con i suoi ispettori addetti alla prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, nel cantiere di via Tettamanti in cui è avvenuto il grave incidente, capire cosa sia accaduto, e cosa non ha funzionato nell’adozione delle misure di che dovrebbero garantire la tranquillità di chi è al lavoro. Sopralluogo svolto assieme alla polizia. Rimane però prioritario, capire come evolveranno le condizioni cliniche del muratore, e come riuscirà a superare le prossime, delicatissime, ore di ricovero.
Pa.Pi.

Cavenago - Con caldaia a biomassa bolletta meno caro per 1.500 abitanti

di Marco Dozio da il Giorno del 26/04

PER 1.500 cavenaghesi la bolletta costa meno, ha subito un taglio del 10%. Ed è così anche per il municipio, per le quattro scuole o per il centro sportivo, insomma per tutte le 700 utenze collegate alla centrale di teleriscaldamento a biomasse, l’unica in funzione sul territorio brianzolo. Una grande stufa che brucia legna e olii vegetali, garantendo aria calda d’inverno e aria fresca d’estate.
Inaugurato nel 2008, l’impianto di via De Coubertin è una sorta di mega caldaia ecologica perché utilizza alberi, foglie e sfalci di erba al posto degli olii minerali. Con il risultato di abbassare drasticamente l’inquinamento atmosferico: le polveri sottili diminuiscono in media del 70% e le emissioni di anidride carbonica del 40%.

IL PROGETTO parte una decina di anni fa su iniziativa del sindaco Sem Galbiati, con l’obiettivo di imprimere una svolta ambientalista ai consumi energetici. «L’esperimento sta funzionando, il bilancio è decisamente positivo. Sempre più residenti scelgono di allacciarsi al teleriscaldamento a biomasse, che genera diverse ricadute positive: una ambientale, un’altra economica e un’altra ancora relativa alla sicurezza, con le abitazioni che non devono più essere dotate di una caldaia domestica perché vengono raggiunte dalle tubazioni che trasportano acqua calda». L’operazione è gestita da un’azienda specializzata, la Energon di Modena, che ha investito 5 milioni di euro ricavando gli utili dal pagamento delle bollette. «L’Amministrazione comunale guadagna mediante la tassa di attraversamento del sottosuolo pubblico. Ma più in generale si tratta di una scelta politica che consente ai cittadini di risparmiare riducendo sensibilmente gli agenti inquinanti, in sostanza si guadagna un’aria più pulita spendendo meno quattrini. Siamo all’avanguardia da questo punto di vista, tant’è che per l’anno prossimo è in via di valutazione la nostra presenza in un padiglione di Expo per raccontare come si è sviluppato questo percorso virtuoso». spiega il sindaco.
Partito nella zona centro sportivo fornendo energia a una settantina famiglie, per poi estendersi progressivamente a tutti i rioni del paese che conta 7mila abitanti. Galbiati rassicura gli eventuali dubbiosi: «I costi per l’utenza resteranno competitivi, non ci saranno sorprese in questo senso».

RESTA il nodo dell’approvvigionamento delle biomasse, attualmente recuperate in giro per l’Italia. Quando l’intento iniziale era di stipulare una convenzione con gli agricoltori locali per innescare un circuito a chilometro zero: «L’azienda non è riuscita a trovare un accordo con i coltivatori della zona, ma è auspicabile che ciò avvenga in un prossimo futuro».
marco.dozio@ilgiorno.net

Cavenago, il Comune regala soldi ma nessuna impresa ne approfitta

di Marco Dozio da il Giorno 

SUCCEDE che i Comuni regalino soldi alle imprese, contributi a fondo perduto, dunque regali veri e propri. Eppure nessuno ne approfitta. Come se la crisi non esistesse. Come se queste somme, pur minime, non fossero utili a pagare una parte dell’affitto, una manutenzione, un imprevisto. L’ultimo caso a Cavenago, dove l’Amministrazione ha cercato di donare 500 euro in contanti a negozi, aziende o partite Iva che certificassero un calo del fatturato di almeno il 13% negli ultimi due anni. Bastava compilare un semplice modulo, allegare la dichiarazione Iva, avere una fedina penale intonsa, essere in regola con le tasse comunali, non aver violato leggi sul lavoro e non essere invischiati in procedure di fallimento.

UN’OCCASIONE per chiunque avesse un’attività in paese, a esclusione di banche, assicurazioni, studi professionali o di intermediazione finanziaria. Un bando aperto per due mesi e chiuso venerdì senza nemmeno una domanda protocollata. E pensare che il Comune aveva intenzione di aiutare 30 imprese attraverso uno stanziamento di 15mila euro. Il sindaco Sem Galbiati allarga le braccia: «Ci stiamo interrogando su come sia stato possibile che nessuno abbia presentato richiesta. Non credo si tratti di pudore. Anche dal punto di vista della comunicazione abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, pubblicizzando quest’opportunità con i canali a nostra disposizione. Chiaramente 500 euro non fanno miracoli, però possono servire per molte evenienze. Da parte nostra volevamo dare un segnale di vicinanza agli esercenti e alle partite Iva in difficoltà». Ma ora che questi 15mila sono stati accantonati come fondo di sostegno alle imprese, occorrerà fare un nuovo tentativo. Magari diverso nella forma, identico nella sostanza. Perché si tratterà sempre di regalare denaro, come spiega l’assessore al Commercio Francesco Seghi: «Stiamo pensando di riformulare il bando prevedendo contributi più sostanziosi ma destinati a un minor numero di imprenditori, possibilmente giovani. Ma è soltanto un’ipotesi».

UN PO’ quello che è successo il mese scorso a Usmate Velate, dove il Comune aveva messo sul piatto 10mila euro con l’obiettivo di donare 1000 euro a 10 ragazzi «under 35» intenzionati ad aprire un’attività in loco. Una qualunque: bar, uffici, ristoranti, società di servizi, rivendite all’ingrosso, agenzie di viaggio o immobiliari. Anche qui un finanziamento a fondo perduto, anche qui nessuna richiesta pervenuta. Anche qui un’Amministrazione che non ha saputo trovare spiegazioni al fenomeno.

INFINE Villasanta, con il Comune che sponsorizza una borsa di studio da 3mila euro finanziata dalla famiglia di Angelo Cazzaniga, assessore ai Servizi sociali scomparso nel 2011: era destinata alle matricole villasantesi delle facoltà di architettura o ingegneria civile. Altri soldi regalati e regolarmente ignorati.
marco.dozio@ilgiorno.net

Cavenago, il Comune regala soldi ma nessuna impresa ne approfitta

di Marco Dozio da il Giorno 

SUCCEDE che i Comuni regalino soldi alle imprese, contributi a fondo perduto, dunque regali veri e propri. Eppure nessuno ne approfitta. Come se la crisi non esistesse. Come se queste somme, pur minime, non fossero utili a pagare una parte dell’affitto, una manutenzione, un imprevisto. L’ultimo caso a Cavenago, dove l’Amministrazione ha cercato di donare 500 euro in contanti a negozi, aziende o partite Iva che certificassero un calo del fatturato di almeno il 13% negli ultimi due anni. Bastava compilare un semplice modulo, allegare la dichiarazione Iva, avere una fedina penale intonsa, essere in regola con le tasse comunali, non aver violato leggi sul lavoro e non essere invischiati in procedure di fallimento.

UN’OCCASIONE per chiunque avesse un’attività in paese, a esclusione di banche, assicurazioni, studi professionali o di intermediazione finanziaria. Un bando aperto per due mesi e chiuso venerdì senza nemmeno una domanda protocollata. E pensare che il Comune aveva intenzione di aiutare 30 imprese attraverso uno stanziamento di 15mila euro. Il sindaco Sem Galbiati allarga le braccia: «Ci stiamo interrogando su come sia stato possibile che nessuno abbia presentato richiesta. Non credo si tratti di pudore. Anche dal punto di vista della comunicazione abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, pubblicizzando quest’opportunità con i canali a nostra disposizione. Chiaramente 500 euro non fanno miracoli, però possono servire per molte evenienze. Da parte nostra volevamo dare un segnale di vicinanza agli esercenti e alle partite Iva in difficoltà». Ma ora che questi 15mila sono stati accantonati come fondo di sostegno alle imprese, occorrerà fare un nuovo tentativo. Magari diverso nella forma, identico nella sostanza. Perché si tratterà sempre di regalare denaro, come spiega l’assessore al Commercio Francesco Seghi: «Stiamo pensando di riformulare il bando prevedendo contributi più sostanziosi ma destinati a un minor numero di imprenditori, possibilmente giovani. Ma è soltanto un’ipotesi».

UN PO’ quello che è successo il mese scorso a Usmate Velate, dove il Comune aveva messo sul piatto 10mila euro con l’obiettivo di donare 1000 euro a 10 ragazzi «under 35» intenzionati ad aprire un’attività in loco. Una qualunque: bar, uffici, ristoranti, società di servizi, rivendite all’ingrosso, agenzie di viaggio o immobiliari. Anche qui un finanziamento a fondo perduto, anche qui nessuna richiesta pervenuta. Anche qui un’Amministrazione che non ha saputo trovare spiegazioni al fenomeno.

INFINE Villasanta, con il Comune che sponsorizza una borsa di studio da 3mila euro finanziata dalla famiglia di Angelo Cazzaniga, assessore ai Servizi sociali scomparso nel 2011: era destinata alle matricole villasantesi delle facoltà di architettura o ingegneria civile. Altri soldi regalati e regolarmente ignorati.
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Cavenago - Dai rifiuti sbocciano i fiori. Sulla grande discarica è nata un’oasi naturalistica

di Antonio Caccamo da il Giorno 

CAMMINANDO sulla collina coperta di alberi e arbusti si fa fatica a credere che sepolti sotto i tuoi piedi ci sono 3 milioni di tonnellate di rifiuti. Eppure dove oggi c’è la Collinetta di Cavenago, un’oasi naturalistica di 30 ettari nata sulla spazzatura, fino a 20 anni fa era aperta l’enorme bocca di una discarica gestita da Cem ambiente. Qui per 21 anni hanno buttato i propri rifiuti le città di Milano, Monza, Sesto San Giovanni e Cinisello oltre a 49 comuni dell’est milanese. Fossero stati accumulati su un campo da calcio ci troveremmo di fronte una montagna di pattume alta come la torre Eiffel. Grazie alla bonifica invece è fiorito un grande giardino da ieri aperto al pubblico.

L’INAUGURAZIONE è avvenuta con una grande festa e le prime passeggiate tra gli animali e la natura. L’oasi naturalistica si estende tra la cascina Sofia e l’autostrada A4 e fa parte del parco del rio Vallone. Sono cresciuti arbusti, salici, pioppi e robinie, ciliegi e meli, rovi di more. In un piccolo orto vengono coltivati, a seconda della stagione, pomodori, melanzane e zucchine. Non mancano le serre, la vigna e le api dal prelibato miele. Nei due laghetti nuotano la carpa «a specchio», la carpa ornamentale, il persico-trota e la tinca.
In giro tanti altri animali come gli scoiattoli e il picchio. Completano il paesaggio capre e asini di razza bergamasca nell’azienda agricola del Cem. Non mancano l’area pic nic e un osservatorio faunistico per il censimento degli animali che ripopolano la collina. E c’è pure l’energia alternativa: l’impianto fotovoltaico e il Turbo Cem, un grande macchinario che trasforma il gas in energia elettrica, garantendo aria calda d’inverno e fredda d’estate agli uffici del Cem di Cascina Sofia.

LA DISCARICA di Cavenago si propone come un modello di recupero ambientale. Cem ambiente e i Comuni che ne fanno parte hanno destinato alla gestione del «post-discarica» 30 milioni di euro. La cima della discarica è stata rimodellata con nuova terra e tre metri di argilla impermeabilizzante. La prima parte del progetto è terminata giusto in questi mesi. «Il vecchio deposito dei rifiuti e cora offrirà un servizio diverso, dando la possibilità alla gente di trascorrere ore di svago in un posto bello», dice Virginio Pedrazzi, amministratore unico di Cem Ambiente spa. «I cittadini potranno scoprire una nuova risorsa e meravigliarsi per la trasformazione avvenuta immergendosi in completo relax nella natura», aggiunge orgoglioso il sindaco di Cavenago di Brianza Sem Galbiati. Per scoprire il parco fino al 16 giugno si può approfittare della rassegna «Domeniche in collina» che propone sport, passeggiate in groppa agli asinelli e al cavallo, tiro con l’arco, pesca sportiva, giochi e pic-nic.

Cavenago - Il parco sulle ceneri della grande discarica. Domenica inaugurazione dell’area naturalistica

di Marco Dozio da il Giorno

LA GRANDE DISCARICA trasformata in parco. E ora restituita alla comunità con il primo programma di aperture al pubblico, a vent’anni esatti dalla dismissione. Il sindaco Sem Galbiati parla senza mezzi termini di evento storico. «Siamo a una svolta. I cittadini potranno scoprire una nuova oasi di svago a due passi da casa dov’è possibile immergersi nella natura in completo relax». Sulle ceneri della grande pattumiera che inghiottiva l’immondizia di Monza, di Milano e dell’hinterland, domenica sarà inaugurata un’area naturalistica di 30 ettari alle spalle di Cascina Sofia. Zone attrezzate per il pic nic, angolo animali, percorsi attraverso il lago e la collina, un’altura sedimentata su 3 milioni di tonnellate di rifiuti, per certi versi simile alla montagnetta milanese di San Siro. L’oasi resterà aperta per 5 domeniche primaverili dalle 9.30 alle 17.30 a partire dal 2 marzo, poi 23 marzo, 13 aprile, 18 maggio e 15 giugno. Con la possibilità di fare sport, partecipare a visite guidate, praticare il tiro con l’arco o la pesca sportiva, affollare gli stand delle associazioni, accompagnare i bambini al «battesimo della sella» con asini e cavalli. La collinetta definitivamente a disposizione di tutti, dopo un periodo di aperture sporadiche perlopiù limitate alle scolaresche: «E’ un’iniziativa di cui andiamo molto orgogliosi, perché ora quest’area torna a offrire un servizio alla collettività, diventando un punto di riferimento per le famiglie», spiega Virginio Pedrazzi, amministratore unico di Cem Ambiente, il consorzio che gestisce il ciclo dei rifiuti in 48 Comuni a cavallo tra il Vimercatese e la Martesana, dove la raccolta differenziata mediamente si attesta sul 72% con punte dell’80%.

A Cavenago la discarica entrò in funzione nel 1974 per chiudere i battenti nel 1994, all’alba della rivoluzione virtuosa introdotta con la differenziata. Ogni anno i Comuni soci di Cem pagano complessivamente 400mila euro per i costi di una bonifica non ancora conclusa. Il processo di risanamento, di mineralizzazione, terminerà solo nel 2024, quando i municipi verseranno un ultimo contributo di 200mila euro.

Burago - Niente concordato, l'Alcea Industries (che da marzo ha cambiato denominazione in B Industries) ora è fallita. In 60 senza stipendio e cassa integrazione

di Marco Dozio da il Giorno

ERANO in grande difficoltà, ora sono disperati. Senza più nemmeno la cassa integrazione. Svanita da un giorno all’altro, contestualmente al fallimento dell’azienda per cui lavoravano: il colosso delle vernici Alcea Industries (vedi Nota). I 60 dipendenti dello stabilimento di Burago, chiuso a febbraio, non possono più usufruire del sussidio, ora che il Tribunale ha rigettato la richiesta di concordato preventivo presentata dalla proprietà. «La legge Fornero prevede l’interruzione della cassa per i dipendenti delle imprese fallite. Non sappiamo come andare avanti. Oggi avrei dovuto pagare il mutuo. E come me tanti altri colleghi», spiega Davide Prinetti, delegato Rsu. Ieri i sindacati hanno organizzato un’assemblea in municipio per spiegare ai lavoratori gli ultimi, drammatici, sviluppi.

PER SPIEGARE, per esempio, che resteranno a lungo senza reddito. Almeno 6 mesi. Questione di tempi tecnici. Occorre nominare un curatore fallimentare, chiedere la riattivazione della cassa e aspettare l’effettiva erogazione da parte dell’Inps. E se andasse così, pur nella sfortuna, sarebbe già un risultato. Perché c’è il rischio che questa brutta storia finisca nel peggiore dei modi. «Il rinnovo dell’ammortizzatore sociale non è così scontato, tutt’altro: non sarà facile riattivarlo per il prossimo anno, siamo stati molto chiari con i lavoratori», aggiunge Eliana Schiadà, sindacalista della Filctem Cgil che segue la vertenza insieme a Davide Martorelli della Femca Cisl. Tra le maestranze c’è rabbia mista a incredulità: «Avremmo dovuto sopravvivere con gli introiti della cassa fino a marzo 2014, ora non c’è più niente e non sappiamo neanche se sarà riaperta. Come dovremmo sentirci», raccontano i lavoratori, che per 2 settimane, lo scorso inverno, occuparono giorno e notte la fabbrica di via Santa Maria per protestare contro una serrata improvvisa e definitiva.

COMPLESSIVAMENTE persero il posto 78 dipendenti: 18 sono entrati in mobilità volontaria, gli altri 60 attendono di sapere cosa ne sarà della loro vita, non solo lavorativa. Nel conto vanno messi anche i 34 impiegati della controllata Wip Coatings licenziati nell’ottobre 2012. »I colleghi che hanno trovato un’occupazione sono pochi e devono fare i conti con il precariato. C’è chi è stato assunto per qualche settimana, chi per un paio di mesi. Lo spettro della disoccupazione, purtroppo, riguarda tutti noi».
Mentre il grande sito sorto sulle sponde del Molgora rischia di diventare il nuovo emblema della crisi, l’ennesima area dismessa. «Alcuni imprenditori, anche stranieri, parevano interessati a rilevare l’azienda assorbendo una parte degli esuberi. Interessamenti che non sono approdati a nulla di concreto», conclude Prinetti. 

Nota - Alcea Industries, controllata al 100% da Alcea srl, è stata messa in liquidazione nel marzo del 2013 e contestualmente ha cambiato denominazione diventando B Industries.
L' 11/10/2013 è stato decretato il fallimento della società dal Tribunale di Milano.
Nell'articolo dove si legge Alcea Industries è da intendersi B Industries.
Questa puntualizzazione si è resa necessaria a seguito della richiesta dei legali di Alcea srl con sede in via Piemonte 18, Senago (Milano) paventando che nel lettore si potesse ingenerare confusione tra Alcea srl e la sua controllata, la B Industries, ex Alcea Industries.
Solo per quest'ultima è stato decretato il fallimento mentre Alcea srl non è fallita ma, a quanto ci scrivono i suoi legali, è stata ammessa al concordato preventivo.

Cavenago - La mensa? Ristorante per ricchi Chi non può pagare la retta va a pranzare a casa con i genitori

di Marco Dozio da il Giorno

IL SINDACO Sem Galbiati non la chiama nemmeno più emergenza. Perché ormai si tratta di consuetudine, di problema cronico, irrisolto. Che si è ripresentato puntuale, immutato, con l’inizio del nuovo anno scolastico. A Cavenago, dodici mesi dopo la deflagrazione del caso mensa, scoppiato sul pasto negato alle figlie di morosi, il quadro sostanzialmente non è cambiato: al suono della campanella di metà giornata, un esercito di bambini, un centinaio su settecento, esce dalla scuola di via San Giulio per rientrare solo alla fine della pausa pranzo.
Perché i genitori non hanno i soldi per pagare la retta, oppure perché non vogliono veder crescere il debito nei confronti della società di ristorazione. «La situazione resta preoccupante, i casi segnalati sono in aumento. Molte famiglie scelgono la soluzione più indolore, quella di pranzare con il bimbo a casa. Scelta assolutamente dignitosa, che deve essere rispettata da tutti» spiega Galbiati, che lo scorso anno provò a inventarsi un rimedio, ipotizzando una mensa separata per permettere ai figli dei morosi di consumare il pranzo al sacco. Per una dozzina di giorni fu sperimentata una convivenza provvisoria, avallata dall’Asl, con le maestre messe di guardia a scongiurare il passaggio di cibi vietato dalla legge. L’esperimento si chiuse con l’intervento di un benefattore che si offrì di pagare la retta a due bimbe figlie di genitori inadempienti. «Un anno dopo ci ritroviamo con le stesse problematiche, che nessuno ha risolto dal punto di vista strutturale, perché la politica nazionale si rifiuta di guardare in faccia la realtà. Io stesso sono stato massacrato per aver provato a mettere in campo un’alternativa concreta». Ed esattamente come un anno fa, la società che ha in appalto il servizio deve fare i conti con un buco in bilancio generato da chi mangia e non paga, o paga con ritardi consistenti. «Il debito si attesta sui 18mila euro» continua il sindaco, ricordando che per una piccola realtà come Cavenago si tratta di una vera e propria voragine, fino al 2011 puntualmente ripianata dalle casse comunali.
Poi dal 2012 il meccanismo è cambiato, con il Comune che ha deciso di affidare all’impresa privata, in questo caso Sodexo, non solo l’erogazione dei pasti ma anche la riscossione dei crediti, con l’obiettivo di stanare i furbetti. Da qui l’avvertimento «chi non paga, non mangia», concretizzatosi il 20 settembre 2012 nel rifiuto di servire il pranzo a due sorelline figlie di morosi, con annessa bufera mediatica. Qualche settimana dopo, nuove polemiche investirono la Sodexo che per errore aveva diffuso via internet l’elenco dei morosi cavenaghesi, con tanto di nome e cognome: vicenda conclusa in questi giorni con la donazione all’istituto Ada Negri di 6 lavagne multimediali, come gesto «riparatorio».
Sullo sfondo resta il ruolo dei benefattori: «Esistono ancora contributi di cittadini privati, che però rappresentano solo un intervento limitato e temporaneo». Anche perché il filantropo più generoso, che promise uno stanziamento di 8mila euro sufficiente a sfamare una quindicina di bambini, ha fatto perdere le proprie tracce nel mese di febbraio. Rivelandosi un impostore.

Cavenago - Comune contro Tem. "Ok l'esproprio ma al prezzo giusto"

di Marco Dozio da il Giorno

GUERRA TRA IL COMUNE di Cavenago e la società Tem sull’esproprio dei terreni. Di uno in particolare, che il Comune possiede nel territorio di Cambiago: un appezzamento che l’Amministrazione voleva vendere per rimpolpare le casse comunali stremate dai tagli, come fosse una sorta di «tesoretto» a cui attingere per un’entrata «extra». E invece ci sarà l’esproprio, perché quell’area è necessaria per il cantiere della futura tangenziale est esterna. Il nodo della discordia è il prezzo. Per il sindaco Sem Galbiati la valutazione effettuata dalla società Tem è inaccettabile. Tant’è che per difendere le proprie ragioni ha schierato gli avvocati del Comune: «Tem considera quel terreno come agricolo quando in realtà risulta edificabile da diverso tempo: è stato valutato due soldi quando vale almeno cento volte di più». L’indennizzo proposto si aggira sui 13mila euro per circa 2mila metri quadrati: «Non abbiamo intenzione di opporci all’esproprio in quanto tale, ma il prezzo deve essere congruo». E d’ora in avanti, con il cantiere della tangenziale in funzione, potrebbero ulteriormente complicarsi le trattative per la vendita della restante parte del terreno, circa 17mila metri quadri valutati all’incirca 2 milioni e mezzo di euro. Il sogno di «fare cass»” per investire nel sociale si allontana. Ma non è ancora detta l’ultima parola: la guerra di carte bollate potrebbe riservare qualche sorpresa.

Cavenago - Comune al verde. I benefattori ultima spiaggia, è emergenza sfratti

di Marco Dozio da il Giorno

FAMIGLIE SENZA SOLDI per pagare l’affitto, Comuni senza soldi per aiutarle. L’emergenza sfratti vicino all’esplosione, nei paesini come nelle città, con i drammi personali che a volte sfociano in proteste pubbliche, drammatiche, come quella del 45enne di origine giordana che venerdì in via Gramsci ha minacciato di darsi fuoco, accendino e tanica di benzina in mano, perchè non sa più come assicurare un tetto alla moglie e ai 3 figli piccoli. Il sindaco Sem Galbiati, che pure ha fatto il possibile per aiutarli, affidando al capofamiglia un lavoro temporaneo come spazzino, ora si appella ai benefattori, ai facoltosi dal cuore buono: «Grazie all’associazione “Mano nella mano” abbiamo trovato una soluzione per alcuni giorni, affittando una stanza in una locanda di Cambiago. Ma da oggi queste persone non sapranno più dove andare: mi preoccupa soprattutto il destino dei 3 bambini. Lancio un appello ai privati che hanno generosità, spirito solidale e risorse per intervenire: stiamo monitorando la situazione di altre 4 famiglie che saranno sfrattate nelle prossime settimane, in 2 casi si tratta di nuclei familiari con bambini di pochi mesi». I benefattori come ultima spiaggia per tamponare l’allarme sociale. Come è successo nei mesi scorsi per le due ragazzine figlie di morosi tornate a mangiare nella mensa scolastica, accanto ai compagni di classe, grazie al sostegno economico di un filantropo. «Se non si farà vivo un privato in grado di provvedere con una donazione, oppure fornendo gratuitamente una casa, per questa famiglia giordana non ci saranno alternative al rientro nel paese d’origine o alla segnalazione al tribunale per la tutela dei minori, occorre essere realistici», aggiunge Galbiati. Mariella Pollara è la responsabile del Sunia di Monza e Brianza, il sindacato inquilini della Cgil: «Faccio questo lavoro da 25 anni e non mi sono mai sentita così male, ogni giorno mi chiedo dove finirà tutta questa gente». I numeri impressionano: «Ogni settimana quanto riguarda il territorio di Monza e Brianza si tengono dalle 50 alle 70 udienze per sfratto. Solo nel mio sportello monzese, negli ultimi sette giorni, ho ricevuto 15 famiglie che devono affrontare uno sfratto imminente. I Comuni hanno poche abitazioni popolari a disposizione e i servizi sociali non riescono più a reggere il peso delle richieste».

Cavenago - Galbiati: "Cassa integrazione? Adesso non possono smentirla"

di Marco Dozio da il Giorno

NON HA SMENTITO, non ha blandito, non ha fatto retromarcia. Certo, ha dialogato: ora c’è un canale aperto con la controparte, con i sindacati che ieri l’hanno incontrato per la prima volta dopo la bufera sull’ipotesi di cassintegrare i dipendenti comunali. Ma Sem Galbiati, sindaco Pd che qualcuno ha definito «eretico», nella sostanza ha confermato tutto: ribadendo che se la situazione non cambierà, se i tagli agli enti locali continueranno con il tenore attuale, se i conti alla fine non torneranno, allora nessuno potrà più sentirsi al sicuro. Nemmeno i funzionari del Comune. Lo ha ripetuto ieri pomeriggio davanti a un’affollata assemblea dei dipendenti e davanti al segretario Cgil della Funzione pubblica Luisa Perego. «Mi hanno chiesto di smentire quelle dichiarazioni, ma non posso farlo. Semplicemente perché non posso dare rassicurazioni in merito: il prossimo anno il Comune potrebbe essere costretto ad aprire una procedura di cassa integrazione. Io sono sempre stato dalla parte dei lavoratori, ho ricoperto anche il ruolo di delegato sindacale della Cgil, capisco le preoccupazioni, ma non posso dire che va tutto bene», spiega il sindaco al termine di un confronto che si è protratto per due ore, durante il quale è stato incalzato dalla sindacalista Perego: «La questione relativa alla cassa non è stata smentita, ci aspettavamo un ripensamento che non è arrivato: abbiamo ribadito che quelle affermazioni sono inaccettabili, alimentano i pregiudizi verso il pubblico impiego, dire che i lavoratori del Comune vanno messi in cassa equivale a dire che non servono. E questa è la parte negativa. Di positivo c’è che al momento non sono previste dichiarazioni di esubero e che abbiamo iniziato un percorso di dialogo sulle problematiche che affliggono gli enti locali, dialogo che proseguirà con l’elezione dei rappresentanti sindacali interni».

Prove di pace dunque, con l’intenzione di ricomporre le spaccature e rasserenare il clima. Galbiati propone un fronte comune con dipendenti e sindacati, un tavolo per partorire idee su come arginare la deriva dei conti pubblici: idee da mettere nero su bianco in una lettera destinata al prossimo Governo. «Ho proposto di attuare un’iniziativa insieme, una missiva congiunta per lanciare l’allarme sui tagli e la privatizzazione dei servizi. Voglio che sia chiaro che io sono dalla loro parte: gran parte dei dipendenti del Comune di Cavenago lavora delle ore aggiuntive pur sapendo che non verranno retribuite perché non ci sono i soldi. Però bisogna avere il coraggio di impostare certi ragionamenti prima che sia troppo tardi».

Cavenago - Cassa integrazione in Municipio? Altolà dal Prefetto

di Marco Dozio da il Giorno

DIPENDENTI comunali in cassa integrazione? Arriva l’altolà del prefetto Giovanna Vilasi, che boccia senza mezzi termini l’ipotesi messa in campo dal sindaco Pd Sem Galbiati.

«NON POSSO essere d’accordo col licenziamento dei dipendenti del Comune. È possibile razionalizzare le spese e riformare la pubblica amministrazione, esistono i margini per farlo. Ma l’occupazione va salvaguardata, è già gravoso il lavoro da affrontare per scongiurare gli esuberi nelle aziende private. La situazione è certamente difficile, ne siamo consapevoli, ma mi sento di tranquillizzare i dipendenti del Comune: non devono preoccuparsi». Loro, i funzionari di Palazzo Rasini, erano lì ad ascoltare, riuniti nella sala consiliare per assistere alla visita del prefetto che ieri mattina ha fatto tappa a Cavenago, nell’ambito di un tour istituzionale che sta toccando tutti i paesi della Provincia.
Una domanda del consigliere Pdl Romano Stucchi ha aperto il fronte della discussione. E Vilasi, a cui i dipendenti si erano rivolti attraverso una lettera-appello per manifestare paure e inquietudini, non si è sottratta al confronto diretto. Ha spiegato il proprio dissenso guardando negli occhi il sindaco Galbiati, che a sua volta ha ribadito la propria posizione. Senza indietreggiare nella sostanza. «La risposta del Prefetto è comprensibile, ma mi ritengo comunque soddisfatto perché abbiamo concordato sulla necessità di riformare la pubblica amministrazione e di ottimizzare le risorse, per esempio attraverso l’accorpamento dei Comuni». Nel merito però non ci sono ripensamenti all’orizzonte. Se il Governo continuerà a tagliare i fondi, il Comune a partire dal 2014 potrebbe aprire una procedura di cassa per 10 dipendenti su 29, come annunciato dal sindaco due settimane fa nell’intervista al “Giorno” che ha provocato un vero e proprio terremoto a Palazzo, inducendo gli impiegati a nominare d’urgenza un sindacalista interno, Ermanno Lamperti della Cgil. Prima d’allora nessuno aveva avvertito la necessità di presentarsi alle elezioni per la Rsu, in altre parole in municipio non esisteva alcuna rappresentanza sindacale: «Quelle affermazioni ci hanno spaventato. Per questo abbiamo deciso di scriverle una lettera. Occorre fare ogni sforzo per capire dove è possibile ridurre le spese senza però lasciare a casa il personale», ha spiegato Lamperti rivolgendosi al prefetto. Oggi il secondo round. Galbiati incontrerà in Comune anche i sindacati territoriali, convocati dai lavoratori allarmati per una prospettiva del tutto inedita: quella di rischiare il posto, come succede per i colleghi delle aziende private alle prese con la crisi.

«AI SINDACATI farò un discorso molto franco: i soldi stanno per finire, di questo passo finiranno sicuramente molto presto se non verranno modificate le regole generali, dal Patto di Stabilità alla sburocratizzazione della macchina amministrativa. Non è più possibile alzare le tasse e gli sprechi in Comune come il nostro sono stati cancellati: non resta che incidere sulle spese del personale. Ho gettato un sasso nello stagno, mi sono esposto perché il politico ha il dovere di pronunciare parole scomode ma corrispondenti alla realtà». Nel dialogo con il prefetto, il sindaco ha ricordato che i tagli governativi provocheranno alcuni licenziamenti già quest’anno: rischiano il baratro 5 persone assunte dalle cooperative che lavorano per conto dell’Amministrazione comunale.

Cavenago - La rabbia di Sem Galbiati: “Io, sindaco con i conti in attivo zero debiti ma ho le mani legate”

di Sandro De Riccardis da la REpubblica

«ABBIAMO tagliato tutto quello che era possibile tagliare. Ora, dopo i servizi, ci toccherà intervenire sul personale».

Sem Galbiati è sindaco di Cavenago, comune brianzolo di 7mila abitanti. Ha 42 anni, da 15 — prima come assessore, poi come sindaco — è nell’amministrazione.
«Quello che mi allarma di più — dice — sono i tagli che saremo costretti a fare l’anno prossimo. Altri 300mila euro ».

Sindaco, a cosa avete rinunciato finora?
«Abbiamo tagliato i fondi per il diritto allo studio, per l’assistenza ai disabili, per il trasporto degli anziani, per il sostegno alle famiglie bisognose. Ormai siamo alla privatizzazione dei servizi pubblici. Se non ci sono risorse in Comune, i servizi dovranno pagarseli direttamente i cittadini».

Cosa succederà in futuro?
«Non avendo più margini di manovra sui servizi, toccherà al personale. Se saremo costretti a mandare in mobilità i vigili, gli abitanti di un quartiere dovranno rivolgersi alla vigilanza privata. Nelle scuole, le famiglie si autofinanziano da tempo per le fotocopie, ma adesso iniziano a farlo anche per il corso d’inglese o d’informatica, progetti che non possiamo più pagare».

Perché la situazione è peggiorata quest’anno?
«L’ultima manovra è stata una iattura. Con l’Imu c’è stato un nuovo calo di entrate: lo Stato ha incassato tutto sui capannoni industriali. Abbiamo perso 600mila euro».

In più, non avete alcuna possibilità di deroga al patto di stabilità.
«Siamo con le manette ai polsi. Eppure noi non abbiamo un bilancio in rosso né debiti verso le imprese. Dobbiamo recuperare 600mila euro di Imu, ma abbiamo altri 600mila in conto capitale che non possiamo toccare. È un’assurdità. Se lo faccio, io vengo commissariato, il Comune viene multato ».

Lei ha scritto anche al presidente dell’Anci, Graziano Del Rio.
«Gli ho detto che il problema è la burocrazia. In Germania, il regolamento edilizio è di 10 pagine, da noi di 150. In Inghilterra il sindaco dà il via ai lavori in una settimana, da noi una gara dura 90 giorni, se nessuno la impugna. Sto cercando di portare a Cavenago una azienda con 200 lavoratori, 50 nuovi. Il problema è l’iter delle autorizzazioni: l’imprenditore preferisce rinunciare. Sono posti di lavoro che si perdono».

I cittadini si accorgono delle difficoltà?
«Nelle scuole comunali su 700 bambini cento tornano a pranzo a casa perché non possono pagarsi il buono pasto. Io ricevo almeno una persona al giorno che mi chiede un lavoro: mi portano i curricula, ma io non so a chi darli».

Come se ne esce?
«O si riesce a capire che i Comuni sono in ginocchio e si imprime una svolta di politica economica, oppure siamo condannati al fallimento di un’intera nazione. L’altro giorno ho incontrato il proprietario di un negozio. Un medio borghese di 72 anni. Aveva letto su un muro la parola “rivoluzione” e mi ha confidato che per la prima volta nella sua vita era d’accordo a fare qualcosa di violento, che non ne può più dei partiti. “Non si può andare avanti così, sono sfinito”, mi ha detto. Era quasi terrorizzato. Nei miei concittadini vedo crescere un clima di paura».

Cavenago - Cassa integrazione? Dipendenti comunali pronti alla lotta

di Marco Dozio da il Giorno

NEGLI UFFICI di Palazzo Rasini si respira un’inquietudine del tutto nuova, un clima di incertezza che sembrava esclusivo appannaggio delle aziende private. Quelle in crisi, dove si rischia il posto di lavoro, dove lo spettro del licenziamento è una variabile reale e costante.
L’intervista rilasciata al «Giorno» dal sindaco Sem Galbiati, quella in cui annuncia la possibilità di mettere in cassa integrazione i dipendenti comunali se il Governo continuerà a tagliare i fondi, ha letteralmente sconvolto un mondo. In municipio fino a settimana scorsa non c’erano nemmeno rappresentanti sindacali, nessuno dei 29 impiegati aveva sentito la necessità di presentarsi come candidato per la Rsu.

POI d’improvviso è cambiato un mondo. Sono iniziate le proteste, le legittime rivendicazioni di chi teme per il proprio futuro, la richiesta di attivare tavoli di confronto. Esattamente come in un’azienda minacciata dalla crisi. Per esempio, dopo l’articolo, si è provveduto alla nomina d’urgenza di un sindacalista interno, Ermanno Lamperti della Cgil, che ieri ha chiesto ufficialmente al sindaco di convocare un incontro tra lavoratori e giunta, calendarizzato per la prossima settimana. Nel contempo i più alti dirigenti del Comune, i 5 responsabili di settore, hanno preso carta e penna per scrivere al prefetto di Monza Giovanna Vilasi: «Ci riserviamo ogni azione a tutela e garanzia della nostra attività e di quella dei nostri collaboratori, compresa l’eventuale possibilità di avviare un processo di revisione dell’attuale assetto organizzativo che tenga conto dell’ipotizzata drastica riduzione delle risorse umane e che potrebbe vedere fin da subito gravi ricadute anche sui servizi essenziali», si legge nella lettera, dove il riferimento al taglio dell’organico evoca proprio i 10 dipendenti che potrebbero finire in cassa a partire dal 2014.

«SIAMO già ampiamente sotto organico: se un terzo dei lavoratori sarà lasciato a casa, il Comune non potrà fare più nulla per i cittadini», spiega Lamperti, contestando alla radice l’ipotesi di applicare l’ammortizzatore sociale per i funzionari pubblici. «Per noi esiste e deve continuare a esistere il principio del trasferimento da un Ente all’altro in base alle necessità della pubblica amministrazione, mentre con la cassa si rischia di creare un precedente molto pericoloso». Lamperti, impiegato amministrativo in forza al Comando della Polizia locale, è anche assessore nel vicino Comune di Masate: «Sono un amministratore anch’io e capisco bene le difficoltà del sindaco, ma la proposta della cassa è inaccettabile oltre che sbagliata. L’unico rimedio a questa situazione è quello di cambiare le regole generali per premiare le Amministrazioni virtuose, quelle con i conti in ordine, com’è appunto il caso di Cavenago. Siamo pronti al confronto, ma pretendiamo chiarimenti immediati».
marco.dozio@ilgiorno.net


Se lo Stato taglia ancora, non c’è alternativa
di Marco Dozio da il Giorno

SEM Galbiati, sindaco Pd che qualcuno ha definito «eretico», non indietreggia di un millimetro. E spiega che cassa o non cassa, il prossimo anno almeno 5 persone rischiano di perdere il posto di lavoro per i tagli ai Comuni. Sono i dipendenti delle cooperative che lavorano per Palazzo Rasini. «Si tratta di persone assunte dalle rispettive aziende con il compito di svolgere mansioni per conto del Comune, dalla cura del verde alla gestione della comunicazione: non potendo rinnovare i contratti, questi lavoratori saranno lasciati a casa. Mi chiedo se hanno meno dignità rispetto ai dipendenti comunali, credo di no. La preoccupazione che serpeggia a Palazzo Rasini è comprensibile, ma se le cose non cambieranno, la riduzione del personale sarà una decisione obbligata, dolorosa ma obbligata. Se non lo farà un sindaco eletto, lo farà un commissario governativo».

PAROLE che il sindaco ripeterà nel faccia a faccia con i sindacati e l’assemblea dei lavoratori. «C’è chi guarda il dito e non la luna: occorre capire che non è più possibile alzare le tasse e che nei piccoli comuni virtuosi come quello di Cavenago è stata azzerata ogni forma di spreco. Dunque non resta che incidere sulle spese per il personale».
Tra i dipendenti circola l’esortazione a ridurre i costi della politica locale. «Per legge dal prossimo anno avremo un taglio degli assessori del 30%: assessori che non prendono rimborsi spese e che lavorano con un’indennità minima. La riduzione dei costi della politica per quanto ci riguarda è già una realtà». Galbiati non mostra alcun pentimento: «Il politico ha il dovere di dire le cose come stanno ponendo all’attenzione generale delle questioni scomode. Anni di sbagliate politiche governative stanno spingendo gli Enti locali a privatizzare i servizi. Le esternalizzazioni sono all’ordine del giorno, l’asilo nido di Vimercate è un esempio tra tanti. Chi potrà impedire in futuro di privatizzare il servizio di polizia locale o dell’ufficio tecnico? Ai sindacati chiederò se si sono posti questi problemi. Ridurre le spese è fondamentale per mantenere i servizi: la mia è esattamente una battaglia per difendere i servizi del pubblico impiego». 

Carabiniere si spara davanti alla chiesa. È giallo nell’Arma. Tre morti e nessun perché: due anni di misteri

di Gabriele Moroni e Umberto Zanichelli da il Giorno

HA SCELTO di morire poco lontano da casa. Un suicidio inspiegabile. Di un uomo tranquillo, carabiniere modello, che fino all’ultimo ha mantenuto un comportamento di assoluta normalità. Così al dramma umano si mescola il giallo. Romeo Braj, 37 anni, maresciallo, dal marzo del 2011 comandante del Nucleo radiomobile della Compagnia di Vigevano, si è ucciso ieri mattina sparandosi alla tempia con la sua pistola d’ordinanza. Il sottufficiale non avrebbe lasciato messaggi o quanto meno non ne sono stati ancora trovati. Sulle cause del suo gesto sono in corso accertamenti.

BRAJ che viveva a Cassolnovo, piccolo centro alle porte di Vigevano, era sposato e padre di due bambine di 4 e 7 anni. Nulla faceva presagire un gesto del genere: il maresciallo avrebbe dovuto rientrare in servizio ieri pomeriggio dopo alcuni giorni di licenza. In mattinata era uscito di casa e si era messo alla guida della sua Renault Clio. La moglie, non vedendolo rientrare, lo ha ripetutamente chiamato sul telefonino senza ottenere risposta. A questo punto la donna si è rivolta ai carabinieri di Vigevano per avere notizie del marito: i colleghi le hanno riferito di una telefonata ricevuta poco prima con la quale Braj si informava se ci fossero novità in ufficio. Un atteggiamento inspiegabile per chi sta meditando di porre fine alla sua vita. Erano iniziati i controlli per verificare se il sottufficiale fosse rimasto vittima di un incidente. Contemporaneamente i colleghi hanno iniziato a perlustrare la zona attorno a Cassolnovo: ed è stato proprio uno di loro che attorno alle 11.30 ha fatto la drammatica scoperta. Insospettito dalla presenza dell’auto di Braj, che ha subito riconosciuto, si è avvicinato pensando a un’avaria del mezzo.

L’AUTO era chiusa e il corpo di Romeo Braj giaceva a terra a poche decine di metri sul retro della chiesa di San Cristoforo, in fase di ristrutturazione. Per attuare il suo proposito, il maresciallo ha percorso via del Porto, una strada ancora asfaltata, che prosegue poi con un strada in terra battuta che si addentra nelle campagne verso il fiume. La chiesetta, un canaletto, un allevamento di storioni. Poi si entra nel Parco del Ticino.

ROMEO Braj era nato nel 1975, si era arruolato nei carabinieri nei 2000. Dopo avere prestato servizio a Milano era approdato a Vigevano nel 2003. Nel marzo di due anni fa aveva assunto il comando del Radiomobile. Un uomo mite, schivo, riservato. «A volte – dice un collega – per prenderlo in giro lo invitavo a usare qualche termine un po’ ruvido, un po’ militaresco. Niente. Romeo era quello di sempre: tranquillo, pacato, correttissimo anche nel linguaggio. Era il comandante che tutti vorrebbero avere». Il corpo del maresciallo Braj si trova ora all’obitorio dell’ospedale di Vigevano a disposizione della Procura della Repubblica in attesa dell’autopsia.
La moglie, una volta informata dell’accaduto, raggiunta la caserma ha accusato un malore.
gabriele.moroni@ilgiorno.net
umberto.zanichelli@ilgiorno.net


Tre morti e nessun perché: due anni di misteri
di Tiziano Troianiello da il Giorno

IL PRIMO giallo è datato 3 luglio 2010. Un pomeriggio afoso, nel quale viene trovato morto, nella sua Alfa 147, il carabiniere Fabrizio Iezzi, 29 anni. Era sotto un cavalcavia dell’autostrada del Sole a poche centinaia di metri dal casello Piacenza Nord, nel Lodigiano, tra Guardamiglio e San Rocco al Porto. Gli agenti della Polstrada, i primi a intervenire, vedono il corpo di Fabrizio riverso sul sedile, la camicia imbrattata di sangue e un buco vicino al cuore. L’uomo impugna la pistola. Ma qualcosa non quadra: un altro colpo è partito dalla pistola d’ordinanza, ma è fuoriuscito dal lunotto posteriore dell’auto. Suicidio o omicidio? Il giallo, da allora, è rimasto tale. L’inchiesta è in mano alla Procura di Lodi. Secondo indiscrezioni, Fabrizio stava indagando su un giro grosso, su gente piena di soldi che voleva acquistare terreni in Brianza pagando contanti migliaia di euro. Pochi mesi prima, gli era stata rubata una ricetrasmittente. Negli ultimi tempi, aveva i nervi a fior di pelle.
Il secondo giallo – a differenza del primo – è salito alla ribalta delle cronache per giorni. Un carabiniere di quartiere ucciso, in un vicolo nella città bassa di Lodi, nel piovoso pomeriggio del 3 novembre 2012. Due automobilisti di passaggio sentono tre spari e si fermano. Imboccano via del Tempio e si trovano di fronte a una scena agghiacciante: Giovanni Sali, 48 anni, carabiniere di quartiere con due figlie, è a terra. Sta spirando. I soccorsi arrivano, ma non c’è nulla da fare. Scattano le indagini. Lodi diventa una città blindata, per una settimana: posti di blocco dappertutto; carabinieri, guardia di finanza e polizia passano al setaccio locali e alberghi. Nulla. Anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza sembrano essere inutili, per un caso che sembra un rompicapo perfetto. Tre colpi sparati: due a segno, un terzo proiettile conficcato nel muro. Da allora, ogni tanto la Procura di Lodi rassicura: «Stiamo seguendo piste precise», «i familiari possono star tranquilli, stiamo indagando». Ma finora non sono scattati né arresti né denunce e il giallo sembra fitto. Un mese dopo quel delitto, un’altra tragedia investe l’Arma: nel suo ufficio, a notte fonda, si ammazza con la pistola d’ordinanza Pasquale Lomuscio, 43 anni, comandante della stazione di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi. Era amico di Giovanni Sali, e collega - anni prima - nella stazione dei carabinieri di Cavenago d’Adda. Lascia due lettere nelle quali spiega i motivi del suo gesto. «Ragioni strettamente personali», fanno filtrare gli investigatori.

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