Brugherio

Fiaccolata a Brugherio per salvare la Candy

Comunicato stampa

Giovedì 12, a Brugherio, qualche centinaio di lavoratori e lavoratrici della Candy hanno dato vita ad una fiaccolata spettacolare per le vie del paese: dall’ingresso degli stabilimenti della famiglia Fumagalli fino alla sala consiliare del municipio.
E’ stata promossa dalle organizzazioni sindacali – presenti Fiom e Fim territoriali e regionali, CGIL CISL di Monza e Brianza, le segreterie della Lombardia di CGIL e CISL, le segreterie nazionali della FIOM – e dall’Amministrazione Comunale di Brugherio, da tempo impegnata nella persona del Sindaco Marco Troiano a coordinare la sensibilità di numerosi altri comuni e della provincia di Monza e Brianza, rappresentata da Domenico Guerriero.
Tra i partecipanti alla fiaccolata c’erano parecchi cittadini, pensionati della Candy e Sindaci con fascia tricolore (Caponago, Arcore in prima fila) a partire da quello di Monza, Roberto Scanagatti. Ha fatto capolino anche il capogruppo in regione Lombardia del PD Enrico Brambilla.
 
“La riuscita dell’iniziativa non era scontata – afferma a margine della manifestazione Maurizio Laini, segretario Generale della CGIL di Monza e Brianza -; tra i lavoratori serpeggia la paura per i possibili 370 licenziamenti annunciati dalla Candy e il colpo è pesante, capace di ammutolire i 580 che a Brugherio rappresentano l’ultimo insediamento di Candy in Italia. Eppure erano in tanti: si fa strada tra di loro la convinzione che la strategia di dismissione del sito da parte dell’azienda può essere battuta e gli esuberi recuperati con un piano industriale degno di questo nome. Occorre però convincere Candy che la storia italiana di questo brend brianzolo non può finire con ulteriori delocalizzazioni in Cina, piuttosto che in Russia o in Turchia. Si può continuare a produrre a Brugherio: lo dimostra il recente accordo sulla Whirpool. C’è mercato e ci sono le condizioni per recuperare produttività. Soprattutto, a Brugherio ci sono i lavoratori più professionalizzati, più disponibili, i migliori per un prodotto di qualità. Anche la Candy dev’essere condotta a crederci investendo sulle potenzialità di un’azienda ancora assolutamente viva”.
 
“Certo – conclude Laini – serve che l’azienda venga allo scoperto dichiarando le proprie strategie, pressata dalle sue responsabilità nei confronti del territorio; dalle amministrazioni locali; dal Governo, chiamato più volte in causa dagli slogan che si sono levati nel corteo”.
 
Negli interventi svolti a conclusione nella sala consiliare del Comune di Brugherio a gran voce è stato chiesto infatti un impegno del Ministero delle Attività Produttive per la rapida convocazione di un tavolo a Roma sul piano industriale per il sito di Brugherio.
 
“C’è mercato e spazio produttivo in Italia per gli elettrodomestici bianchi – ha concluso il Sindaco Troiano -. Lo dimostrano recenti investimenti di multinazionali nel nostro paese. E se la famiglia Fumagalli, come ha più volte ribadito, crede che a Brugherio debba rimanere il cuore del gruppo, qui a Brugherio devono rimanere tutti i lavoratori oggi occupati. Se non verrà fuori in fretta il piano industriale dell’azienda, ne costruiremo uno alternativo dal basso: amministrazioni, sindacati, lavoratori metteranno nero su bianco le loro proposte per il futuro dello stabilimento”.
 
Obiettivo di tutti –ha detto Pietro Occhiuto segretario della FIOM CGIL Brianza – è “lavoro, lavoro, lavoro. Vogliamo solo salvare il destino occupazionale del sito e il futuro di centinaia di famiglie brianzole”.
 
Monza, 13 novembre 2015
 

Brugherio - Fiaccolata della Fiom a sostegno del rilancio della Candy e per l'occupazione

Comunicato stampa

La Fiaccolata del 12 novembre è per il rilancio della Candy di Brugherio e per
la difesa dell'occupazione
"L'obiettivo è quello di avere da parte dell'azienda un piano industriale che rilanci la produzione del
sito di Brugherio ed abbatta gli esuberi". Con queste parole Pietro Occhiuto Segretario della Fiom
Cgil di Monza e Brianza presenta la fiaccolata organizzata dalle Rsu della Candy, unitamente a
Fim e Fiom, per il 12 novembre alle ore 17 con partenza davanti la palazzina degli uffici
Candy di via Eden Fumagalli a Brugherio ed arrivo nella Sala Consiliare del Comune brianzolo.
La fiaccolata rappresenta una tappa della mobilitazione partita dopo che la Candy aveva
preannunciato in estate 373 esuberi.
Da quel momento è partita la mobilitazione che ha coinvolto, in un tavolo di discussione a livello
locale, tutte le istituzioni, dal Sindaco di Brugherio, ai sindaci del comprensorio, fino ad arrivare al
Presidente della Provincia.
"Oltre alla naturale presenza dei lavoratori Candy, alla Fiaccolata hanno assicurato la
partecipazione diverse associazioni della società civile Brianzola ed anche semplici cittadini -
afferma Occhiuto, che prosegue - questa è la dimostrazione che Candy e la Brianza devono
continuare ad essere un connubio che dovrà continuare a vivere anche nel futuro".
 

Brugherio - Addio a Fumagalli, il signor Candy. Fece scoprire la lavatrice agli italiani

di Rosella Redaelli e Riccardo Rosa da il Corriere della sera

MONZA È scomparso ieri a 86 anni Peppino Fumagalli, presidente onorario di Candy, la multinazionale degli elettrodomestici che aveva fondato nel 1945 insieme al padre Eden e ai fratelli Enzo e Niso, scomparso anche lui proprio il 9 marzo di venticinque anni fa. Per cinquant’anni è stato al vertice dell’azienda, passando poi le redini del gruppo, all’inizio degli anni ‘90, ai nipoti e ai figli Aldo e Beppe. Dell’azienda che ha portato la prima lavatrice in Italia e ha segnato la storia del dopoguerra nel nostro Paese, amava ricordare gli esordi quando si chiamava «Officine Meccaniche Eden Fumagalli» e occupava un piccolo spazio in via Agnesi a Monza. «Ci raccontava del laboratorio dove c’erano carte e progetti per terra — ricorda la figlia Elisa —: i disegni di mio zio Enzo che dal periodo di prigionia in America era tornato con l’idea di realizzare in Italia la prima lavabiancheria, il modello 50, nel 1945 e la musica di Sugar Candy a cui si ispirò per il marchio ».

In memoria del fratello Enzo, scomparso nel 1967, Peppino Fumagalli organizzava ogni anno una riunione di tutta la grande famiglia monzese nel giorno del Ringraziamento e non aveva mancato neppure l’ultimo appuntamento: «Più tacchino mangiate e più benedizioni ricevete», diceva ai figli Aldo, Beppe, Laura, Elisa, alla moglie Gianna e alla cinquantina di nipoti e pronipoti riuniti per festeggiare. «Negli ultimi anni — ricorda ancora la figlia Elisa — aveva assunto questo ruolo di grande nonno di tutti. La famiglia, del resto, è sempre stata in cima ai suoi pensieri: era un uomo generoso e creativo». In famiglia i nipoti non dimenticano la sua carica umana davvero fuori dal comune, lontana dal cliché del grande industriale. La riservatezza tutta brianzola era un’altra sua caratteristica: l’unico aneddoto privato che amava raccontare era legato al giorno in cui fu ricevuto sulla nave Britannia dalla regina Elisabetta, dopo l’acquisizione di Hoover da parte del gruppo Candy.

In quell’occasione gli fu conferito il titolo di Honorary Commander of British Empire. «Ne parlava con l’orgoglio di un industriale italiano ». Anche se negli ultimi anni aveva lasciato gli incarichi operativi, voleva essere sempre aggiornato su quella che è diventata una multinazionale con 5.300 addetti nel mondo, ma con la sede centrale a Brugherio. «Un modello di riferimento per tutti gli imprenditori — dice Carlo Edoardo Valli, a lungo presidente degli industriali di Monza e Brianza —. Lo ricordo presente e attivo in Confindustria. E trovava anche il tempo per impegnarsi nel sociale: fu lui a fondare l’associazione Amici della Fondazione che aiutava Fondazione Cariplo nella raccolta fondi». I funerali del «signor Candy» si svolgeranno domani (alle 10.45) nel Duomo di Monza.

Brugherio - Per l’ex vicesindaco e assessore non ci fu abuso d’ufficio

di Stefania Totaro da il Giorno

ARCHIVIATA l’inchiesta sul Piano Integrato di Intervento Baraggia di via Santa Margherita. Il gip del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo ha firmato l’archiviazione richiesta dallo stesso pm della Procura di Monza Walter Mapelli, titolare delle indagini che vedevano accusati di abuso d’ufficio gli allora vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Brugherio Daniele Liserani e Vincenzo Caggiano e il direttore generale comunale Claudio Sarimari. La vicenda urbanistica ritenuta sospetta, segnalata nel 2011 in un esposto alla Procura monzese, risale al 2009. Secondo l’ipotesi di accusa Claudio Sarimari, «quale professionista dell’operatore privato ma anche pubblico ufficiale» insieme a Vincenzo Caggiano e Daniele Liserani, «omettendo di astenersi in presenza di interessi di persone a loro vicine nonché omettendo di sottoporre alla Commissione urbanistica le variazioni apportate allo schema di convenzione, intenzionalmente procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società cooperativa Santa Margherita 2008 srl in relazione al Pianto Integrato di Intervento denominato Baraggia, subordinando il pagamento del corrispettivo dovuto al Comune pari a 1 milione 130 mila euro circa allo sgombero del terreno dagli occupanti con rimozione degli alloggi provvisori». Il pm Walter Mapelli (che nella primavera 2012 aveva mandato i carabinieri al Municipio di Brugherio a sequestrare la documentazione sul Piano Baraggia, comprese le registrazioni della seduta del consiglio comunale dove erano stati discussi i risultati, rimasti secretati, di una Commissione d’inchiesta bipartisan voluta dallo stesso allora sindaco Maurizio Ronchi) aveva prima notificato agli indagati la chiusura dell’inchiesta, decidendo però, dopo gli interrogatori e le memorie difensive, di chiedere per tutti l’archiviazione. Ora accolta dal gip. Soddisfatto per l’esito delle indagini l’ex assessore Vincenzo Caggiano, difeso dall’avvocato Gianpiero Fagnani, che ha sempre sostenuto come all’epoca dei fatti «insieme ad altri consiglieri fossimo in netto contrasto ed opposizione con certe condotte della Giunta e del direttore generale sul Piano Baraggia. Io non ero neanche presente alla variazione della convenzione di cui mi accusavano. La delibera sul Piano fu approvata in Consiglio ma nel 2011, un mese e mezzo prima delle elezioni, dove io dovevo essere candidato sindaco, la Commissione d’inchiesta decise di portare gli atti in Procura. Dopo quel marasma, la montagna ha partorito una naturale archiviazione».

Brugherio - Beppe Fumagalli: «Candy non si vende». L’ultimo cavaliere italiano del bianco

di Roberta Scagliarini da il Corriere Economia

Alla fine sono rimasti solo loro, i Fumagalli della Candy, gli unici italiani nella top ten dei produttori europei di elettrodomestici. Dal quartier generale di Brugherio i nipoti di Eden Fumagalli, che lanciò nel 1945 la prima lavabiancheria tutta italiana, osservano la battaglia di acquisizioni transazionali che sta rivoluzionando il mercato mondiale di lavatrici e frigoriferi. E non palesano preoccupazione. «Escludo in maniera categorica che le acquisizioni riguardino noi — dice Beppe Fumagalli, 52 anni, amministratore delegato del gruppo brianzolo —. Non vogliamo essere oggetto d’acquisto. Stiamo facendo altro e non siamo preoccupati della concentrazione in atto».

La classifica mondiale
L’acquisizione di Indesit da parte di Whirlpool e la pronta risposta di Electrolux che ha rilevato Ge Appliances hanno dato vita a due giganti da oltre 22 miliardi di ricavi, che si contendono il primo posto della classifica mondiale davanti ai cinesi di Haier e ai coreani di Samsung e Lg. «Credo ci saranno altre operazioni internazionali — commenta Fumagalli —. È partito un processo di aggregazioni che non è finito, ci sono alcuni competitori importanti che vorranno reagire alle prime due iniziative. Si annuncia una lotta tra giganti globali in cerca di opportunità di crescita». La Candy, quinto gruppo europeo con quasi un miliardo di fatturato, non è abbastanza grande per competere con questi nuovi protagonisti globali, ma è solida a sufficienza per difendersi da sola, tanto che il capoazienda esclude «soci, quotazione e operazioni sul capitale». La dinastia lombarda, giunta alla terza generazione, è composta da due rami con diverse posizioni in azienda: a tenere le redini sono Beppe e il fratello Aldo, figli di Peppino, che pochi mesi fa si sono scambiati i ruoli di vertice. Ma in consiglio ci sono anche i cugini Silvano e Maurizio, figli dello zio Niso. «Ci hanno criticato per la eccessiva presenza della famiglia nella gestione, ma in fondo siamo solo due Fumagalli su 5.300 dipendenti ».

Beppe scherza, ma spiega anche che è stato «avviato un processo di managerializzazione dell’azienda» e che è stato creato «un advisory board composto da due membri della famiglia (Beppe e Aldo), due manager interni e due consulenti esterni, così da poter riunire più visioni». Cambiamenti necessari con un mercato europeo degli elettrodomestici che ha subìto un calo del 18% in cinque anni e una Candy che, a partire dal 2007, ha accusato un ridimensionamento dei ricavi del 12%. «Abbiamo passato un periodo complicato sia per il crollo del mercato continentale, che rappresenta l’80% del nostro giro d’affari, sia per l’ingresso di nuovi protagonisti, turchi, cinesi e coreani. Lo spazio disponibile è diventato più piccolo e la quota dei gruppi europei si è ridotta. Ci sono state famiglie che non ci hanno creduto e alcuni gruppi che sono scomparsi, come FagorBrandt che era nato dalla fusione di due marchi leader in Spagna e in Francia».

Per i Fumagalli si tratta di riuscire a riempire le caselle lasciate vuote dal consolidamento, prima che lo facciano altri. «La concentrazione genera nuovi spazi sul mercato — prosegue l’imprenditore —. La somma di due gruppi difficilmente porta nel medio termine a salvare tutte le posizioni. Ci sarà una razionalizzazione dei portafogli. Alcune marche minori, locali scompariranno a favore dei marchi più forti, liberando quote di mercato». La Candy, dopo tre anni di bilanci in rosso, ha affrontato una profonda ristrutturazione «per adattare la capacità produttiva alla domanda». È pronta per ripartire. «Il mercato europeo si è stabilizzato — precisa Fumagalli —. Non prevediamo un boom nei prossimi anni, ma la possibilità di fare meglio e con maggior efficienza quello che abbiamo sempre fatto». Entro sei mesi si prevede di concludere la riorganizzazione del gruppo: «Pensiamo di tornare positivi dal 2015». Lo scorso anno il fatturato si è fermato a 900 milioni, con 6,3 milioni di elettrodomestici venduti. Ma «quest’anno chiuderemo con una crescita dal 5%, il che dimostra che si può crescere anche rimanendo pesi medi e italiani».

Due terzi all’estero
L’export copre l’85% dei ricavi, grazie al percorso di acquisizioni realizzato nei Paesi in crescita come Cina, Russia e Turchia. «Siamo in tutto il mondo eccetto che negli Usa, perchè li gli elettrodomestici sono diversi dai modelli Europei », dice la famiglia. E i Fumagalli preferiscono puntare su ciò che sanno far bene nei tre settori chiave in cui sono presenti. Nelle lavatrici, che rappresentano il 40% del fatturato, Candy è il numero cinque in Europa con una quota del 6%. «È un segmento nel quale siamo sempre stati capaci di spostare il mercato avviando nuove tendenze, per esempio le lavatrici di piccole dimensioni o quelle a grande capacità». Gli elettrodomestici da incasso sono ritenuti «un settore fondamentale dove stiamo crescendo del 15%». E nel cosiddetto «floor-care» (la pulizia dei pavimenti) il marchio Hoover, rilevato nel 1995, «combatte per la leadership con Electrolux, Miele e Dyson ». Tradizione e innovazione insieme fino all’ultima frontiera degli elettrodomestici intelligenti, connessi con smartphone, tablet o computer.

Strade da riasfaltare e marciapiedi da rifare: Brugherio investe due milioni di euro in lavori

di Laura Marinaro da il Giorno

TEMPO di restyling per le strade della città. Parte ad agosto il piano delle opere stradali deliberato dalla Giunta Troiano. Un investimento da 2 milioni di euro soltanto per le strade (dei 6 milioni totali di lavori pubblici per il 2014) e che parte dalla riasfaltatura, alla creazione di nuovi percorsi, fino alla risistemazione dei marciapiedi ammalorati. La riasfaltatura delle strade parte ad agosto e in particolare da viale Lombardia, da Sant’Albino fino a via Vittorio Veneto; succesivamente si va avanti con via De Gasperi in centro, via Corridoni (a San Damiano), via Virgilio, via Turati, via Comolli. «Abbiamo scelto agosto per non creare disagi ai cittadini – ha spiegato l’assessore Mauro Bertoni –. Da settembre partiranno lavori ancora più importanti: dal superamento delle barriere architettoniche su diversi marciapiedi e percorsi pedonali ad attraversamenti pedonali sopraelevati con funzione anche di rallentamento del traffico veicolare e un programma coordinato di acquisizione di diversi tratti di strade interne per completarne l’urbanizzazione con asfaltature e pubblica illuminazione». A settembre i brugheresi possono aspettarsi la realizzazione di un parcheggio in via Bernina, la risistemazione dei marciapiedi in via Maestri del Lavoro e poi in altre zone centrali. Infine è prevista la realizzazione di collegamenti ciclabili con il Parco Increa attraverso l’acquisizione di aree private che si trovano sul percorso. A settembre partiranno anche i lavori di sistemazione e rifacimento dei campi di calcio del centro comunale. E se per la piscina è stato appena emesso il bando e si può sperare in una riapertura in autunno, sui campi la certezza che dal prossimo anno si ripartirà al meglio l’ha data il sindaco Marco Troiano. Grazie al sistema del leasing in costruendo (in cui il privato anticipa e il Comune paga a opera finita) si rifarà la pista di atletica, un campo verrà trasformato in sintetico e verranno ricostruiti due campi da calcetto.

Brugherio - Qvc. La Tv fa miracoli e raddoppia i dipendenti

di Fabio Lombardi da il Giorno del 21/06

LA TELEVISIUN la g’ha na forsa de leun (la televisione ha una forza da leoni) cantava Enzo Jannacci negli anni ’70. E Qvc (canale televisivo di vendite fra i più grandi al mondo) non ha smentito il cantautore milanese. Sbarcata in Italia (negli studi di Brugherio) nell’ottobre del 2010, in meno di 4 anni, nel pieno della grande crisi, ha raddoppiato i propri dipendenti portandoli dagli inziali 333 agli attuali 623 (con un’età media 32,7 anni, di cui 80 residenti a Brugherio e per il 61% donne).

QUATTRO anni che Qvc vuole festeggiare aprendo le porte dei suoi studios e del suo outlet ai cittadini (solo a loro) di Brugherio. «Nessuno - spiega una nota diffusa dall’azienda - ha avuto ancora la possibilità di oltrepassarne i cancelli di via Guzzina 18. Ebbene, sabato 28 giugno, dalle 14.30 alle 19, e solo se residente a Brugherio, sarà possibile sperimentare il piacere di fare acquisti direttamente nell’outlet di Qvc Italia e scoprirne gli studios. In vendita i prodotti che fanno parte delle categorie merceologiche vendute da Qvc: gioielli, moda e accessori, bellezza, cucina, casa ed elettronica».
Qvc è leader mondiale per lo shopping televisivo. La società, fondata nel 1986 da Joseph Segel, oggi ha superato i confini americani e opera anche in Inghilterra, in Germania, in Giappone, in Cina e dal 2010 in Italia, con studi a Brugherio. «Da allora il canale - spiegano da Qvc - ha rafforzato ulteriormente il proprio business». E i numeri valgono più di molte parole. Con circa 11,8 milioni di clienti nel 2013 e oltre 17.500 dipendenti nel mondo, il fatturato globale di Qvc è stato di circa 8,6 miliardi di dollari (al cambio attuale 6,3 miliardi di euro). «Qvc si può affermare oggi come vero proprio retailer multimediale e multicanale, grazie all’introduzione, nel 2012, del servizio e-commerce. Sebbene ogni Paese operi in modo indipendente per garantire la massima qualità in ogni singolo mercato, Qvc resta un’unica grande famiglia che si basa da sempre sugli stessi valori: Quality, Value, Convenience (inteso come comodità)», spiegano dall’azienda.

IN QUESTI primi anni di attività in Italia, Qvc ha presentato più di 19.593 prodotti di oltre 540 marchi. Oggi Qvc presenta più di 12 nuovi marchi e più di 610 nuovi prodotti al mese. Nel secondo trimestre 2013 ha venduto 190 brand in più rispetto al quarto trimestre del 2010 (primo trimestre di Qvc in Italia). Al momento, i marchi disponibili sono per il 47% provenienti da aziende italiane. I clienti di Qvc Italia sono principalmente donne (86%). L’età media è di 49,7 anni e si sta abbassando costantemente. Il 70% dei clienti è compreso nella fascia d’età che va dai 35 ai 64 anni. Quanto al tipo di acquisti che vengono effettuati dagli Italiani, il 35% preferisce i prodotti per la casa, il 25% fashion e accessori moda, il 25% prodotti di bellezza e il 15% gioielli.
fabio.lombardi@ilgiorno.net

Brugherio - Nazirock, i tatuaggi e le proteste

di Luciana Grosso da il Giorno del 15/06

SONO LE 17 E 32 quando dal pub discoteca Lost Town, nella zona industriale di Brugherio, partono le prime note di musica nazirock. A suonarle è una tra le band ospiti al centro del concerto organizzato da Hammerskin gruppo di ispirazione nazista nato da una costola della destra razzista americana del Ku Klux Klan.
Per la giornata hanno affittato un locale nel cuore della zona industriale di Brugherio e convocato qui, in questo angolo di pianura industrializzata, tutti quelli che, da tutta Europa, si riconoscono nella comunità. Mentre le prime note si diffondono per il piazzale antistante la discoteca, anche il pubblico inizia a farsi vivo: ci sono famiglie intere, qualche ragazza, poche in verità, qualche camerata azzimato e moltissimi giovani uomini: hanno il fisico curato, i capelli corti, ma solo di rado rasati, un abbigliamento spesso, ma non necessariamente, scuro, qualche maglietta nera del gruppo Lealtà e Azione e la pelle istoriata di tatuaggi fittissimi e dall’inequivocabile significato. Il più frequente, sui bicipiti che spuntano dalle magliette è quello dei due martelli in marcia, simbolo del movimento e che, nella simbologia neo nazi indicherebbero i martelli che serviranno nel prossimo futuro ad abbattere le minoranze etniche e religiose che, oggi, minano la tradizione e la supremazia della Nazione Bianca.
Sarà. Eppure qui, nel sabato pomeriggio appiccicoso della zona industriale di Brugherio, di minacce, di martelli, di violenza e persino di supremazia se ne vede poca: gli hammerskin sono chiusi nel locale che li ospita. Fuori, nel caso le cose si mettessero male, un fitto cordone di polizia in tenuta antisommossa.
Così, quando il concerto inizia, tutto sembra tranquillo, non fosse che per le parole, dall’esplicito sapore razzista, che si intercettano nelle canzoni. Fuori dal locale, a fare la guardia alla porta due Hammerskin di poco più di vent’anni, che sono gentili ma fermi nel trincerarsi dietro un fitto ‘no comment’: non rivelano nulla sulla serata, né quanti sono i partecipanti attesi, nè su quali gruppi suoneranno, né su cosa faranno dei proventi della loro serata, né sulla loro vicinanza al gruppo neonazista greco Alba Dorata. Niente.

SOLO SU UN TEMA si sbottonano un po’: il presidio democratico che manifesta contro di loro e che proprio non gli va giù: «Non so perché manifestino contro di noi, — dice uno di loro — ormai non ci facciamo caso, succede sempre, ogni volta che andiamo in un posto, ma ogni volta non ne capisco il motivo: abbiamo preso un locale, abbiamo pagato l’affitto, abbiamo invitato i nostri amici e ci facciamo una festa dentro, fine della storia».
Una lettura lineare, forse, che però non convince il centinaio di manifestanti che, a piedi e in bicicletta, hanno attraversato il centro di Brugherio scandendo slogan antifascisti e appellandosi alla Costituzione e chiedendo, chiaramente, che la loro città non ospiti mai più manifestazioni di stampo nazista, feste private incluse. 

Brugherio - Beppe Fumagalli (Candy): «La crisi sta finendo. Continueremo a fare il bucato a tutti»

di Dario Crippa da il Giorno del 15/06

LA RIVOLUZIONE comincia alla fine dell’ultima guerra mondiale. Enzo Fumagalli si trova a combattere in Libia. Gli Americani lo fanno prigioniero e lo portano negli Usa. E là Enzo si imbatte in qualcosa di mai visto prima: uno strano aggeggio che pulisce i vestiti sporchi. Si chiama lavatrice. Enzo scrive subito una lettera a casa a Monza, inviando disegni e schizzi sul nuovo elettrodomestico, ancora sconosciuto in Europa. Sa che papà Eden è un tipo geniale e lungimirante, capace con le sue “Officine Meccaniche Eden Fumagalli” di inventarsele tutte, addirittura una macchina per «lavare» le uvette prima di infilarle nei panettoni. Eden annuncia alla moglie: “Faremo lavatrici anche a noi”. Toccherà a lei fare la prova: infila il bucato nel primo prototipo di lavatrice, costruito con l’aiuto del secondo figlio Niso e, alla fine del ciclo di lavaggio, proclama: «Lava proprio bene!». Le “Officine Meccaniche Eden Fumagalli” cominciano a fare le prime lavatrici della storia italiana: è il 1945 quando nasce la Modello 50. Manca solo un nome per l’azienda e a fornirlo, mentre sono tutti a tavola a rimuginarci sopra, è la radio, che spara l’ultimo successo del grande Nat King Cole: «Candy». Ecco, ora c’è anche il marchio che - fra l’altro - evoca il «candore» di un bucato fatto per bene. La Candy può partire sotto l’occhio attento di Peppino, che ne gestisce la parte amministrativa.

Beppe Fumagalli, terza generazione della famiglia, ricorda fiero i racconti ascoltati a casa sin da piccino.
«Siamo stati i primi a fabbricare lavatrici in Italia. E questa responsabilità la sentiamo. Le innovazioni portate dalla Candy, dal ’45 a oggi, sono state veramente tante. Dicono che la lavatrice sia ormai un elettrodomestico maturo e forse è vero, ma senza non saremmo arrivati fino a oggi: ora lanciamo GrandÓ SimplyFi, una lavatrice connessa con lo smartphone, il tablet e il Pc».

Il mercato è cambiato?
«È stato arricchito da “competitor” extraeuropei, è diventato davvero globale e il mondo degli elettrodomestici del bianco è stato fortemente toccato da Coreani piuttosto che Turchi, ma questo ha anche dato grande spinta all’innovazione».

E voi per restare sul mercato producete anche all’estero.
«Vero, ma la testa è brugherese: uffici di ricerca e sviluppo, operazioni industriali e direzione affari sono qui. Inoltre, facendo acquisizioni in mercati esteri, Cina e Turchia su tutti, abbiamo imparato che ci sono competenze fuori del tessuto europeo che ci arricchiscono: non puoi vendere una lavatrice a un cinese o a un turco senza averla pensata per le sue esigenze, devi avere uffici di ricerca e sviluppo anche lì».

Dove vendete di più?
«In Italia abbiamo ormai solo il 15% del nostro fatturato, il grosso è in Inghilterra, Francia, Spagna, Cina, Russia, Turchia. Siamo un’azienda particolare: a differenza di gruppi più grandi, noi, pur essendo un “player” di medie dimensioni, grazie alle nostre numerose filiali siamo estremamente agili e possiamo permetterci ambizioni davvero globali».

All’estero però è dura, specie di questi tempi.
«La Russia per noi è un mercato importante e lo è anche quello ucraino: chi poteva prevedere cosa sarebbe successo? Lo stesso vale anche per quanto accaduto ultimamente in Turchia. Ogni volta dobbiamo saper dirottare le nostre attenzioni e risorse ad altri mercati. È possibile, se però diversifichiamo geograficamente: consente in momenti di crisi di dirigersi da altre parti, perché i mercati sono volatili e imprevedibili».

E l’Italia?
«È prevedibile, nonostante l’incertezza politica, che però fortunatamente non incide sul mercato come le turbolenze in atto in altri Paesi».

Diceva un vostro spot: “Candy sa come si fa”. È ancora vero?
«La ricetta è essere molto agili e costanti: abbiamo imparato che le strategie di fondo devono esserci, ma soprattutto bisogna essere veloci ad adattarsi. E anche la proposta di prodotti deve essere in continua evoluzione».

Con la crisi, anche voi siete stati costretti a contratti di solidarietà, cassaintegrazione, delocalizzazioni...
«Abbiamo passato anni di grande crisi dei consumi in Europa, ma vediamo segnali moderatamente positivi: dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza. Il primo trimestre dell’anno, in un momento di crisi, ha visto crescere il nostro fatturato del 9%. Insomma, ci difendiamo: e anche se prima della crisi fatturavamo un miliardo di euro, oggi siamo a 900 milioni. I primi a risollevare il naso sono stati gli inglesi, poi a ruota gli altri. Ci sono ancora molti freni a liberare risorse economiche, ma l’aspettativa del consumatore si sta modificando».

In Italia è più dura?
«Operare qui è complicato per la lentezza con cui i sistemi si adattano ai mutamenti nelle condizioni di mercato. Anche in politica ci vuole più velocità per trasformare momenti di crisi in opportunità per cambiare il sistema. Il problema principale? Le tasse, qui sono molto pesanti: dall’Imu in avanti, in un momento di difficoltà l’Italia ha saputo esprimere solo un inasprimento fiscale, manca una visione a medio termine... ma c’è di buono che gli Italiani sono abituati a vivere in condizioni di grande difficoltà: se non avessimo una grandissima reattività staremmo molto peggio».

Siete grandi, e pure brianzoli: perché non avete mai investito nel calcio Monza?
«(ride)... ma nel tempo abbiamo sponsorizzato basket, Formula Uno, addirittura l’hockey. È però una storia d’altri tempi: la verità è che essendo oggi una realtà multinazionale, non conviene investire su realtà locali».

Però in Villa Reale avete un Roseto, il “Niso Fumagalli”, invidiato in tutto il mondo.
«E la città deve riconoscerci di aver trasformato un hobby in qualcosa di cui beneficia tutta la comunità: come il Concorso Internazionale per Rose Nuove...».

Siete un’azienda familiare: limite o risorsa?
«Dà garanzia di continuità, ma l’importante è non chiudersi mai in se stessi. Non a caso abbiamo da poco dato vita a un “advisory board”, un comitato di consulenza composto da sei persone: due della famiglia, due del management e due consulenti esterni. Questo ci consente di vedere la realtà anche con occhi esterni, proprio per evitare il rischio di chiuderci».

Siete i leader della lavatrici: chi fa il bucato a casa sua?
«La colf, ma su precise indicazioni di mia moglie, con una lavatrice da 8 kg... ovviamente Candy».

La felicità?
«Vedere un’azienda che si sviluppa e ha una prospettiva per il futuro. Ripeto, il nostro fatturato è appena tornato a crescere...».

dario.crippa@ilgiorno.net

Brugherio - Commercianti furiosi per una tassa rifiuti carissima e senza equità

di Laura Marinaro da il Giorno

LE TASSE sulla proprietà a Brugherio sono tra le più alte e la protesta dei residenti e dei commercianti sale. Oltre alla Tasi, applicata con la massima aliquota del 3 per mille per la prima casa e che si pagherà al 50% entro il 16 giugno (la restante metà a metà dicembre) con le modalità di calcolo che devono ancora essere inserite on line nel sito del comune, a preoccupare soprattutto i titolari degli esercizi commerciali del centro e quelli dei cosiddetti negozi di vicinato, è la Tari. La nuova tassa sui rifiuti, infatti, è stata applicata dall’amministrazione Troiano con un’aliquota fissa e uguale per tutti dello 0,5 per mille. Una decisione che non è piaciuta ai commercianti più piccoli i quali stanno studiando una forma di protesta molto particolare, ovvero decidere di persona a chi destinare le proprie tasse. «Una volta ogni tipologia di commercio aveva la sua aliquota sui rifiuti che produceva – ha spiegato il referente dell’associazione commercianti di Brugherio Stefano Manzoni – in quel modo è ovvio che chi sporcava di più pagava di più e viceversa. Con questa nuova aliquota, recepita dall’amministrazione brugherese, pagheremo anche il 70 o 100 per cento in più rispetto a prima noi piccoli commercianti, in proporzione, rispetto ai supermercati, alle banche e soprattutto agli ambulanti del mercato che, in pratica, producono molto più rifiuto di noi e che costano molto di più alle casse comunali, se pensiamo alle risorse impiegate per la pulizia delle strade dopo il mercato».
I commercianti, che avevano incontrato il sindaco Marco Troiano e l’assessore al Bilancio Graziano Maino poco prima dell’approvazione del bilancio, avevano comunque rappresentato le proprie richieste e i propri dubbi su una Tari troppo alta. «Gli assessori hanno risposto che mancavano i soldi nel bilancio per i servizi sociali e che proprio da quella tassa sarebbero arrivati – ha proseguito Manzoni – ma a quel punto, se dobbiamo essere noi commercianti a finanziare le varie cooperative e associazioni sociali, chiediamo di decidere noi a chi dare i nostri soldi, così loro non li danno sempre agli stessi!».

Brugherio - Scuola fantasma. Il sindaco Troiano scrive a Renzi

di Laura Marinaro da il Giorno

ANCHE LUI come tanti sindaci ha deciso di scrivere al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ma Marco Troiano a differenza degli altri non ha chiesto solo aiuto a sbloccare il patto di stabilità per l’edilizia scolastica di sua competenza quanto aiuto per risolvere un problema fondamentale della sua città: la scuola superiore.
«È dagli anni ottanta che Brugherio aspetta una scuola superiore - spiega il sindaco -. La nostra città vede “disperdersi” i suoi adolescenti, costretti a uscire da Brugherio per andare a scuola, senza quindi poter offrire, magari negli stessi spazi scolastici, altre attività oltre il tempo di studio».
Troiano descrive poi una storia di malagestione della cosa pubblica all’italiana. Prima un protocollo d’intesa firmato nel 2007 con la Provincia di Milano, il passaggio di competenze nel 2009 alla nuova Provincia di Monza e Brianza, la gara d’appalto, l’apertura del cantiere, la posa delle prima pietra con tanto di presentazione alla stampa con il presidente della Provincia, Dario Allevi e poi dal 2009 più nulla. L’assessore provinciale Meroni continua a battere cassa a Milano che non avrebbe trasferito i fondi ma lo stallo, secondo Troiano, dipende anche dai vincoli del patto di stabilità che impedisce alla Provincia brianzola di proseguire nei lavori. Ora poi si dovrà affrontare anche la riorganizzazione delle Provincia.
Troiano conclude la sua lettera, inviata oltre che a Renzi anche al presidente della Regione, Roberto Maroni e a quello della Provincia, Dario Allevi, con un appello «dateci una mano e fate in modo che l’impegno per la scuola sia concreto e che il riordino delle Province non ostacoli ulteriormente l’avverarsi di un progetto che la mia città insegue da anni».

Brugherio - Diciotto milioni per risistemare la città

di Laura Marinaro da il Giorno

QUASI 6milioni di euro di opere pubbliche programmate solo per questo anno e circa 18 milioni in tre anni. Questi i numeri del piano triennale delle opere approvato dalla Giunta guidata da Marco Troiano e elaborato dagli uffici che fanno capo all’assessore Mauro Bertoni. In realtà il piano contiene le opere superiori ai 100mila euro, per un importo complessivo sul triennio di oltre 9 milioni di euro, «il resto sono quindi importi inferiori che si spera verranno realizzati». Una precisazione quest’ultima che il sindaco Marco Troiano ha fatto in seguito alle critiche arrivate, anche su facebook, dell’ex assessore ai lavori pubblici Massimo Pirola. Ma intanto l’amministrazione di centrosinistra vuole andare avanti e conferma che per il 2014 le risorse sono già stanziate. Quasi 2 milioni di euro in particolare sono destinati alla manutenzione straordinaria delle strade. Tra queste da segnalare viale Lombardia, via Comolli, via Corridoni, via Turati. «Inoltre metteremo in sicurezza e in linea con le normative relative sul superamento delle barriere architettoniche diversi marciapiedi e percorsi pedonali – ha aggiunto Bertoni - saranno realizzati anche attraversamenti pedonali» sopraelevati». A latere c’è la realizzazione di collegamenti ciclabili con il Parco Increa attraverso l’acquisizione di aree private appunto che si trovano sul percorso.
Alla manutenzione straordinaria sugli edifici scolastici andranno un milione 435mila euro destinati a nuovi spazi e alla riqualificazione energetica. Ad esempio gli alloggi dei custodi verranno destinati alle segreterie. È prevista la realizzazione del primo lotto di riqualificazione della Leonardo da Vinci ed a seguire anche il rifacimento di diversi pavimenti, in particolare alla Don Camagni, nonché al completamento delle lampade d’emergenza ed altre opere accessorie in diverse scuole ai fini di prevenire incendi.

PER I PARCHI sono previsti investimenti per 925mila euro da Villa Fiorita e alla riqualificazione del Parco di Le Puy en Velay e di Parco Increa dove verrà rifatto oltre un chilometro di sentieri pedonali, il ripristino della discesa al lago, l’ammodernando l’area giochi e ampliando dello spazio destinato ai cani. In 3 anni il piano prevede anche la sostituzione o la messa in servizio delle pensiline alle fermate dei bus. All’edilizia pubblica saranno destinati 628mila euro per la manutenzione straordinaria. Ritsrutturazioni in vista per la sede della Croce Rossa, l’Auditorium, la Biblioteca e la Sala Consiliare e 176mila euro per un nuovo campo al cimitero e 80mila euro alle palestre comunali.

Brugherio - Candy aumenta le vendite e rinnova le cariche al vertice ma gli operai non ridono

di Fabio Lombardi da il Giorno

IL GRUPPO Candy aumenta le vendite di elettrodomestici e compie alcuni assestamenti ai vertici. Con un comunicato diffuso ieri la multinazionale made in Brianza ha reso noto di aver chiuso «il 2013 registrando un incoraggiante incremento del volume di vendita (superata la quota di 6,3 milioni di elettrodomestici) e rafforzando il vertice aziendale. Il risultato delle vendite è tanto più apprezzabile perché ottenuto in un mercato di riferimento particolarmente difficile, volatile e competitivo, e in una situazione economica spesso stagnante in molti Paesi europei. Il 2013 fa inoltre segnare un miglioramento della redditività». Un anno nel quale, a novembre, il Gruppo ha rilevato il marchio Baumatic UK «leader nel settore dell’incasso e particolarmente attivo sul mercato britannico», spiegano dall’azienda. I dati di bilancio (fatturato e utili) saranno invece resi noti a febbraio-marzo.
Candy ha annunciato anche alcuni avvicendamenti ai vertici che riguardano la famiglia Fumagalli, proprietaria al 100%. Beppe Fumagalli prenderà il ruolo di amministratore delegato del Gruppo Candy al posto del fratello Aldo (entrambi figli di Peppino attuale presidente onorario). Uno scambio di ruoli visto che Aldo passerà a sua volta alla Direzione del Business Sector del Lavaggio (ruolo che era di Beppe) ma assumerà, contestualmente, anche la carica di presidente della Società capogruppo Candy SpA sino ad ora nelle mani di Silvano (cugino di Bepe ed Aldo) che conserverà un posto nel consiglio di amministrazione.

«I PROGRESSI raggiunti nella seconda metà del 2013 e il rafforzamento del vertice aziendale – la prima dichiarazione da Ad di Beppe Fumagalli – costituiscono una conferma di quanto già pianificato dal nostro Gruppo e una garanzia per il futuro. Le strategie pensate per i prossimi anni proseguiranno nella direzione tracciata per cogliere le nuove sfide nell’innovazione di prodotto e miglioramento della prestazione economica e finanziaria».
Comunicazioni apprese con malcelato disappunto dalle organizzazioni sindacali che, a ottobre, avevano siglato un accordo per l’entrata in vigore dei contratti di solidarietà (una riduzione dell’orario del 46% con compensi pari all’80%) per i 500 addetti (operai e impiegati) di Brugherio (ultima fabbrica italiana della Candy). Solidarietà ottenuta dopo una lunga trattativa cominciata con l’annuncio di 120 esuberi da parte della multinazionale. «Giovedì siamo stati convocati dall’azienda. Chiederemo conto dell’aumento delle vendite e di dove sia stato realizzato, certo è che vedere questi dati e pensare che i lavoratori devono rinunciare a parte dello stipendio non fa piacere», spiega Pietro Locatelli della Fiom Cgil.
Il Gruppo Candy controlla anche i marchi Hoover, Iberna, Jinling (Cina), Hoover-Otsein, Rosières, Süsler (Turchia), Vyatka (Russia), Zerowatt, Hoover-Helkama, Hoover-Grepa, Baumatic. Candy ha 5.300 addetti, 8 centri produttivi in Europa, Turchia e Cina, con 50 consociate nel mondo. La sede centrale, industriale e di ricerca e sviluppo è a Brugherio.
fabio.lombardi@ilgiorno.net

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