Milano

La Compagnia Anfiteatro di Seregno debutta all'Out Off con lo spettacolo ARIA

07/02/2017

ARIA, una fiaba sulla libertà
Debutto domenica 19 febbraio ore 16 – Teatro OUT OFF , Via Mac Mahon, Milano.
Per prenotazioni teatrooutoff.it  tel. 02 3453 2140

È al debutto il nuovo spettacolo della compagnia ANFITEATRO con Naya Dedemailan, scritto da Francesco Niccolini, diretto da Roberto Aldorasi, con le scenografie di Antonio Panzuto, premio “Maschere del Teatro 2016”.

“ARIA” è una fiaba moderna sulla libertà di espressione, sulla fuga dall’oppressione, dalla dittatura, dai divieti, sul rapporto padre e figlia. Un’opera intensa, dura ma ironica al tempo stesso in cui la penna di Niccolini ha saputo affrescare personaggi profondi e lacerati dal proprio bisogno di realizzazione. La metafora della mancanza di “ARIA” , che è anche il nome della protagonista adolescente, è un monito a tutti noi di guardare oltre il mare che ci divide da un mondo dove la libertà è una conquista o da dove si fugge per cercarla, mettendo a rischio la propria vita.


In scena Naya Dedemailan che con intensità e rigore restituisce la vivida realtà di un’umanità in cerca della propria identità, alternando i personaggi con estrema naturalezza e facendoci emozionare, sorridere, sognare e condividere con loro il percorso difficile della fuga per la libertà
“Non è affatto scontato per chi vive alle nostre latitudini saper apprezzare il sapore della libertà. Io stessa sulla mia pelle ho sperimentato cosa significa vivere in un paese dove la libertà è una parola vuota perché la libertà non esiste.– dice l’attrice Naya Dedemailan originaria di Cuba dove ha lavorato al Conjunto Dramatico de Camaguey per 10 anni – Una libertà che tutti sognano e allo stesso tempo ne hanno paura. E’ lacerante decidere di lasciare il proprio paese ed i propri affetti ma altrettanto difficile prendere consapevolezza che esiste un mondo diverso dove tu puoi essere te stessa senza paura”
“ARIA” è destinato un pubblico giovane, dal primo ciclo delle scuole medie alle superiori, ma la messa in scena e lo sviluppo lo rendono adatto ad una platea universale. 

SINOSSI
Una mattina apri la porta di casa e trovi un regalo inatteso. Un regalo enorme, bellissimo. Troppo bello per essere vero. Per essere capitato proprio a te. È quello  che accade a Liguor, il protagonista di questa storia: un piccolo uomo che vive su di un'isola triste, piena di divieti, compreso ridere e nuotare in mare. Chi sgarra fa una brutta fine. Ma oggi è il giorno fortunato di Liguor: dietro la porta di casa trova una bambina appena nata. Bella, sorridente, tranquilla e così leggera che deciderà di chiamarla Aria. È la prima cosa bella che accade nella vita di Liguor. Anzi, la seconda, ma la prima non ha avuto il coraggio di dirla a nessuno: al lavoro Liguor ha incontrato una donna di cui si è innamorato. Che lavoro sia, nessuno lo sa. Per questa donna Liguor farà una cosa grandissima e meravigliosa. Neanche questa cosa Liguor la vuole raccontare a nessuno. Gli anni passano, Aria diventa una ragazzina e finalmente un giorno Liguor prende una grande, difficile e importantissima decisione, che cambierà per sempre le loro vite...

NOTE DELL’AUTORE
«Ci sono delle parole che vanno pronunciate con cautela e rispetto. Perché sono compromettenti: da certe parole dette non si torna indietro. Una di queste è PROMESSA.  Altre parole invece ci ricordano l'imprevedibilità delle nostre vite e degli incontri. Parole come DESTINO, FORTUNA, ATTESA. Ci  poi sono parole che hanno un prezzo duro da pagare. Sono parole che hanno anche un valore immenso, e spesso dimenticato, la più bella e sorprendente di tutte è: LIBERTA’. Ecco, ora prendiamo tutti questi pensieri e le parole importanti di prima, mischiamoli, curiamoli e coltiviamoli: noi vorremmo costruirci una fiaba, un po' magica un po' comica un po' surreale. Una fiaba così non può che essere leggera come “ARIA”».

NAYA DEDEMAILAN, attrice www.anfiteatro.eu
Diplomata al Cojunto Dramatico de Camaguey , una delle più importanti compagnie teatrali di Cuba e vincitrice nel 2001 e 2003 del premio Arte Escenica, per le sue interpretazioni in Don Juan, La Mandragora e Un Shakespeare para Dos Ofelias. Ha lavorato con i registi Adriana Quesada, Lourdes Gomez e Mario Junquera (Odin Theater), svariando tra Moliere, Shakespeare, Garcia Lorca e Macchiavelli. Per ANFITEATRO che ha fondato nel 2014 ha interpretato  Gaya - Hip – Un dito contro i bulli – Family Story scritti e diretti da Giuseppe Di Bello.

FRANCESCO NICCOLINI, drammaturgo http://www.francesconiccolini.eu/
Nato ad Arezzo il primo giugno 1965, si è laureato in Storia dello Spettacolo all'Università di Firenze. Diplomato in Patafisica Involontaria al Collegium Pataphysicum Mediolanense.
Attraverso il suo lavoro di drammaturgo, vigila sul malessere dell'umanità. Ha vinto il Premio Flaiano 2016, il premio Persefone con I Duellanti e premio Teatro Nudo Teresa Pomodoro con Paladini di Francia. Nel 2015 con André e Dorine il festival Festebà, e con Corrispondenze e con Per Obbedienza il festival dei Teatri del Sacro. Con La Grande Foresta ha vinto il premio Eolo 2013 come migliore novità. Con Paladini di Francia ha vinto il Premio della Critica 2009, il Premio Eolo 2009; con Vita d'Adriano il premio Enriquez per la drammaturgia 2009; con Canto per Falluja il premio Enriquez per il teatro civile 2009; con Doctor Frankenstein il premio al miglior attore protagonista al festival internazionale Fadjr di Teheran.

ROBERTO ALDORASI , regista
Ha studiato e lavorato in Danimarca, all’Odin Teatret.
Con  “Questi Fantasmi & Sons” la compagnia fondata insieme a Mira Noltenius nel 2008, ha realizzato progetti in Danimarca, Svezia, Germania, Brasile, Regno Unito, Siria e Libano.  Ha lavorato con The Jasonites e il Laboratorio di Altamira agli spettacoli Don Giovanni e Il Giardino, all’interno dei corsi di teatro dell'Università di Ferrara. 
Con Giorgio Barberio Corsetti dal 2012 ha collaborato per Don Carlos al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, e per La Sonnambula al Teatro Petruzzelli di Bari.
E' stato suo assistente ne La Guerra di Kurukshetra ed insieme hanno diretto Pier Paolo! Nel 2013 ha lavorato a Educazione Siberiana di Nicolai Lilin, prodotto da Teatro Stabile di Torino e con Francesco Niccolini ha diretto Kater e Andrè e Dorine. Nel 2015 come coreografo, vince il premio I Teatri del Sacro con lo spettacolo Corrispondenze e ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto con I  Duellanti, con Alessio Boni e Marcello Prayer.

ANTONIO PANZUTO, scenografo http://www.antoniopanzuto.it/
Pittore, scenografo, scultore, Antonio Panzuto è un artista della scena che sfugge alle etichette con sorridente discrezione. Le sue macchine teatrali sono abitate da oggetti e figure azionate a vista tramite grovigli di fili: mescolando legni e metalli, corde e tessuti, produce visioni secondo i segreti dettami di una drammaturgia pittorica che procede per affinità e corrispondenze più che per nessi logici o narrativi. Inventa originali spettacoli teatrali con oggetti, macchine, sculture e pitture di assemblaggio con motori o oggetti di scarto, espulsi dalla nomenclatura del bello, con pezzi di ferro saldati, incollati, accostati apparentemente a caso, inchiodati con vecchie tavole, dipinte a pennellate larghe e incostanti. Nelle sue scenografie crea ambienti nei quali l’arte visiva scommette su come possa diventare scena, luogo di luce e di movimento creando particolari ambienti, set cinematografici sul palcoscenico e realizzando un particolare uso della video animazione.

INFO + 39 338 3722 657
micheleanfiteatro@gmail.com
anfiteatrosede@gmail.com
www.anfiteatro.eu

Fuori dai Maroni

Domenica 28 febbraio alle 14:30 in Piazza Duca d’Aosta, di fronte alPirellone, il MoVimento 5 Stelle ha organizzato lo sfiducia-day per mandare#FuoriDaiMaroni il governatore di una Regione infangata e travolta dallo scandalo della corruzione e delle tangenti nella sanità, una Regione che ha il suo ex-assessore alla sanità Mario Mantovani agli arresti domiciliari e il presidente della commissione sanità dietro le sbarre. 

Maroni non ha esercitato nessun tipo di controllo, e il risultato è stato il proliferare di un meccanismo perverso che gonfiava le liste di attesa e ingrassava il privato sulle spalle del pubblico, che indirizzava lauti appalti agli amici degli amici, con il leghista Fabio Rizzi, braccio destro e padre della recente riforma della sanità, che nascondeva i quattrini sporchi nel suo congelatore. Come facciamo a sapere che la riforma è stata fatta nell’interesse pubblico e non dei privati? Ora è necessario riportare nelle istituzioni quella cultura della legalità che politici attaccati da troppo tempo alle loro poltrone, abituati a gestire un giro d’affari enorme come quello della sanità lombarda, hanno smarrito. Solo così si potranno formare i veri anticorpi contro la corruzione. Anche la giunta Maroni, dopo quella di Formigoni, ha fallito. 

Le scope con cui aveva promesso di ripulire il sistema in campagna elettorale hanno fallito. I lombardi ora meritano di poter tornare al voto: per questo vi aspettiamo numerosi domenica pomeriggio per gridare insieme FUORI DAI MARONI!

Se 25 anni di guerra vi sembrano pochi

16/01/2016 - 15:00 to 18:00

SABATO 16 GENNAIO - MILANO

Piazza San Babila, ore 15

Corteo: 
Se 25 anni di guerra vi sembrano pochi

AllegatoDimensione
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Libri nuovi in Piazza Mostra-Mercato della piccola editoria

20/12/2015 - 09:00 to 18:00

Portici meridionali di piazza del Duomo
 
Libri nuovi in Piazza

Mostra-Mercato della piccola editoria
Meravigli edizioni, assieme a numerosi altri piccoli editori e librai indipendenti, dà appuntamento in piazza del Duomo con tanti libri e autori, aspettando il Natale.

Un omaggio a tutti i partecipanti

Cascine milanesi

22/12/2015 - 18:30 to 23:45

Cascina Cuccagna
Via Cuccagna, 2 (ang. via Muratori) 
tel. 02 83 42 10 07
 
Nell’ambito del Mercato Agricolo della Cuccagna – edizione natalizia 
Adriano Bernareggi presenta

Cascine milanesi 
Un suggestivo viaggio alla riscoperta di edifici imponenti e vetusti della Città Metropolitana, con l’intento di interrogare i luoghi in cui la vita contadina si è svolta o ancora si svolge, per capire qual è il suo apporto al presentee al futuro di tutti noi.
Con la partecipazione di Umberto Zandrini Presidente ass. Cascine Milano

 

Proiezione di immagini
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Un omaggio a tutti i partecipanti

Leonardo da Vinci: un artista poliedrico alla corte del Moro

19/12/2015 - 15:00 to 17:30

– PUNTO DI RITROVO:
Biglietteria del Museo d'Arte Antica
del Castello Sforzesco
Si prega di munirsi autonomamente
del biglietto d’ingresso
 

– DURATA:
90 minuti circa
Si consiglia di arrivare 15 min prima
 

Percorso interno ai Musei

– LIBRO IN OMAGGIO:
Leonardo e Milano

(144 pagine a colori)
INFO su
COSTI e PRENOTAZIONI
rispondendo alla presente mail
oppure inviando SMS al numero
333 63 77 831
www.visiteguidatepertutti.it

Per non dimenticare Pino Pinelli

16/12/2015 - 20:30 to 23:30

Il 16 dicembre h 20.30 proiezione del documentario Pino Pinelli, mio marito di Alberto Roveri nell’Auditorium di Radio Popolare.
Sono passati 46 anni dalla Strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. E quarantasei ne sono passati dalla morte di Pino Pinelli, precipitando da una finestra della Questura di Milano, tra la notte del 15 e il 16 dicembre 1969. Ferroviere anarchico, arrestato come presunto complice della strage, evidentemente senza prove e che durante l’interrogatorio finì “misteriosamente” sul selciato.
Se a qualcuno fa ancora comodo avere dei dubbi su quella drammatica fine, non è così per la moglie Licia, per le figlie Claudia e Silvia e per moltissimi milanesi che non hanno mai creduto alla versione ufficiale fornita dalla Questura.
E nonostante la riappacificazione simbolica, di fronte all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tra la moglie di Giuseppe Pinelli e la moglie di Luigi Calabresi, l’allora commissario ritenuto responsabile di quella morte, dimenticare non si può e non si deve.
Vi aspettiamo mercoledì 16 dicembre alle 20.30 per guardare insieme il documentario Pino Pinelli, mio marito di Alberto Roveri. Con il regista saranno presenti Claudia e Silvia Pinelli, figlie di Pino e Licia. La serata sarà trasmessa anche in diretta con Barbara Sorrentini e Danilo De Biasio.
Ingresso libero con prenotazione 0239241409 Aggiornato martedì 15 dicembre 2015 ore 15:49 

Lo show di Formigoni al processo Maugeri: «Non sono Maradona»

di Giuseppe Guastella da il Corriere della sera

Il giorno in cui aveva rifiutato le domande per fare solo dichiarazioni spontanee Roberto Formigoni dribblò i giornalisti. Quando invece l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina accetta di rispondere ai pm, imputato con Formigoni e altri per associazione a delinquere e corruzione nel processo Maugeri, il senatore Ncd viene in aula e si fa sentire. «Se oltre a far funzionare quella che, secondo le classifiche, è la migliore sanità in Italia, avessi, come mi viene imputato, anche favorito la corruzione, allora sarei stato Maradona», dichiara l’ex governatore accusato di aver ricevuto benefit e vacanze di lusso per 8 milioni dal faccendiere coimputato Pierangelo Daccò dopo che Lucchina ha detto che lui non gli aveva fatto mai «alcuna richiesta per conto di Daccò, non mi ha mai fatto subire imposizioni o sollecitazioni su nulla».

Al pm Laura Pedio che gli contesta che l’ex dirigente Merlino ha detto che le richieste di Daccò venivano esaudite perché amico di Formigoni, Lucchina risponde che lui si limitava alle «proposte tecniche», ma poi non poteva «spostare i fondi» e che «Maugeri, che è l’ente che eroga più prestazioni sanitarie in Lombardia», e il San Raffaele «erano e sono componenti essenziali del sistema sanitario». «Sono l’unico governatore a processo, agli altri non è mai arrivato nemmeno un francobollo di garanzia », dichiara ancora Formigoni dimenticando, ad esempio, l’ex governatore pd dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, arrestato e ora in appello per corruzione, o quello campano, Vincenzo De Luca (Pd) a giudizio per concussione.

Poi esprime solidarietà a Daccò condannato in appello a 9 anni per la bancarotta del San Raffaele: «Fa effetto vederlo in carcere da 4 anni, senza condanna definitiva, questa carcerazione preventiva non è da Paese civile».

A2A, entro lunedì offerta vincolante su 51% Lgh, volontà di chiudere

di Giancarlo Navach da Reuters

MILANO, 4 novembre (Reuters) - E' attesa fra venerdì e lunedì l'offerta vincolante di A2A sul 51% del capitale di Linea Group holding, la multiutility di Cremona, Crema, Rovato, Lodi e Pavia. Inzierà quindi la fase di negoziazione vera e propria, con l'obiettivo di chiudere entro fine anno con una valorizzazione del gruppo attorno a 250 milioni di euro.
E' quanto riferisce a Reuters una fonte politica a conoscenza del dossier. "Rispetto alla scadenza di venerdì prossimo [dopodomani, n.d.r.] l'offerta potrebbe slittare a lunedì 9 per dare più tempo alle parti di trovare un'intesa. C'è la volontà di chiudere", dice la fonte.
L'offerta di A2A sul 51% di Lgh sarà mista in contanti e azioni. Sul valore da assegnare a Linea Group le posizioni si stanno avvicinando "e un buon punto di caduta potrebbe essere intorno a 250 milioni di euro", aggiunge.
Quanto alla governance, al centro della discussione la composizione del Cda che dovrebbe essere composto da 11 membri, sei di scelta A2A e cinque Linea Group, garantendo in questo modo la rappresentanza dei territori. E' in fase di negoziazione anche a chi spetterà la scelta del presidente e dell'AD.
Non sembrerebbero infine esserci problemi da parte di Cogeme, uno dei principali soci della holding che fa riferimento al comune di Rovato, l'unico a guida centrodestra mentre tutti gli altri sono di centrosinistra. "Sembra prevalere la volontà di chiudere", per la fonte.
Mediobanca è adviser per Lgh e Banca Imi per A2A.

Centemero, sindaco di Gelsia, entra in Cogeme. Lega Nord: multiutility, consulenze e poltrone

di k.ts.

Alla fine Giulio Centemero, membro del collegio sindacale di Gelsia Ambiente, non ce l’ha fatta a diventare presidente di Cogeme, ma é entrato comunque nel cda della municipalizzata di Rovato come consigliere con deleghe. 
Dopo un braccio di ferro durato tre mesi è stato rinnovato la scorsa settimana il consiglio di amministrazione di Cogeme (vedi Eletto il nuovo Cda di Cogeme), società del gruppo LGH che unisce le municipalizzate di Cremona, Crema, Pavia, Lodi e Rovato.

La candidatura di Giulio Centemero alla presidenza è stata bocciata una prima volta a luglio dalla maggioranza dei comuni bresciani soci di Cogeme, perché vissuta come imposizione dei vertici milanesi della Lega Nord - Centemero fa parte del comitato amministrativo del partito - ed estranea alla realtà territoriale.

Sostenuta dal sindaco di Rovato Tiziano Belotti della Lega Nord, la candidatura di Centemero alla presidenza è stata bocciata una seconda volta a metà settembre, sempre per gli stessi motivi. Settimana scorsa i comuni soci di Cogeme sono riusciti alla fine a trovare l’accordo e Giulio Centemero entra in Cogeme come consigliere con deleghe tecniche. La presidenza va invece all’avvocato Giuseppe Mondini, vicino al mondo del volontariato bresciano.

La vicenda del faticoso rinnovo del cda di Cogeme si inserisce nel processo di aggregazione tra il gruppo LGH e A2A, la multiutility controllata dai comuni di Milano e Brescia ( Cogeme controlla il 30,915% delle azioni di LGH, mentre le altre quote sono ripartite tra AEM Cremona 30,915%, ASM Pavia 15,902%, ASTEM Lodi 13,221% e Società Cremasca Servizi di Crema 9.047%).

Sarà un caso, ma é abbastanza singolare il fatto che il sindaco di sinistra di Milano Giuliano Pisapia il 15 ottobre nomini Giulio Centemero, spesso definito dalla stampa come il portaborse di Salvini, nel collegio sindacale della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano (vedi Atto del comune di Milano). E sarà ancora un caso che, quattro giorni dopo, il 19 ottobre, il sindaco leghista di Rovato Tiziano Belotti, nell’assemblea dei soci di Cogeme, ritiri la candidatura di Centemero alla presidenza, “accontentandosi” di inserirlo nel cda come consigliere con deleghe (una specie di ammistratore delegato - ndr).

Il nuovo cda di Cogeme dovrà decidere sulla proposta di aggregazione che A2A avanzerà ai soci di LGH, proposta che dopo molti rinvii, a causa del mancato rinnovo del cda di Cogeme, verrà resa nota il 6 novembre (vedi A2A, altro rinvio per LGH).

Il portaborse di Salvini

Se non è molto conosciuto nel bresciano (eccetto che per il suo ruolo nella Lega Nord e per essere uno stretto collaboratore di Matteo Salvini al parlamento europeo), Giulio Centemero è più conosciuto in Brianza dove è stato per un anno capogruppo della Lega Nord ad Arcore.
E’ figlio di Alberto Centemero ex assessore per la Lega Nord ad Arcore e cugino di Elena Centemero, parlamentare ed ex coordinatrice provinciale in Brianza di Forza Italia/PDL.
Sempre ad Arcore, Giulio Centemero è stato membro del cda di Metano Arcore, la municipalizzata ceduta l’anno scorso dal comune brianzolo ad Italgas.
Tra il giugno 2012 e l’ottobre 2013 è stato amministratore di Geseco srl, la municipalizzata del comune di Dalmine creata nel 2009 e messa in liquidazione nel gennaio di quest’anno con un buco di diversi milioni di euro.

In Brianza è invece stato nominato nel collegio sindacale di Gelsia Reti (2010-giugno 2013), da lì è passato a Gelsia Ambiente di cui è tuttora sindaco effettivo, nonché membro dell’Organismo di Vigilanza di AEB, probabilmente con il doppio compenso per le due cariche ricoperte all’interno del gruppo AEB-Gelsia.

Per lungo tempo nel collegio sindacale del Consorzio Provinciale della Brianza Milanese per lo smaltimento dei rifiuti, almeno fino al 31 dicembre 2014 quando il consorzio con sede a Seregno (da sempre feudo leghista) viene messo in liquidazione. Giulio Centemero attualmente siede nel consiglio di amministrazione di Saronno Servizi, la municipalizzata del comune di Saronno.

Attivo anche nel mondo della Sanità lombarda, Centemero è stato nominato da Regione Lombardia nel 2012 nel collegio sindacale dell’Asl Milano 1 (ora in scadenza), quella diretta da Giorgio Scivoletto, altro brianzolo, ma di Forza Italia. Nell’ottobre di quest’anno ecco un’altra nomina nella Sanità alla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, nomina già ricordata.

La passione per il cinema

Al di fuori dei suoi incarichi nelle municipalizzate, nei consorzi pubblici e nelle aziende sanitarie, Giulio Centemero è presidente della MC srl di Bergamo, società interamente controllata dalla Pontida Fin srl, la finanziaria della Lega Nord dove il partito guidato da Salvini raccoglie gli asset immobiliari.
Amministratore della Pontida Fin Srl é Alberto Di Rubba, recentemente messo dal governatore Maroni a capo della Lombardia Film Commission, l’ente no profit di Regione Lombardia che promuove le produzioni audiovisive (vedi Lega Nord: cinema, mattoni e conti in rosso).

Proprio di produzione cinematografica, televisiva e radiofonica si occupa la MC srl di Bergamo.
Nel consiglio di amministrazione della società, oltre a Centemero, compaiono Alessandro Morelli, consigliere comunale della Lega Nord a Milano, e l’ingegnere marchigiano, ma residente a Macherio, Paolo Alessandroni, socio unico della società di consulenza Alice srl.

Oltre che in MC srl, i destini di Giulio Centemero e Paolo Alessandroni si incrociano anche a Dalmine, dove l’uno diventa amministratore unico di Geseco e nomina il secondo come institore (una specie di dirigente su procura, vedi definizione - ndr) della stessa Geseco; e a Seregno, dove Centemero viene nominato dal sindaco Giacinto Mariani nel collegio sindacale prima di Gelsia Reti e poi di Gelsia Ambiente, mentre il secondo si guadagna a partire dal novembre 2014 una consulenza da € 24.000 per il servizio farmacie da parte di AEB (vedi consulenze AEB).

Alessandroni, il consulente delle farmacie di AEB

Fa un po’ sorridere leggere, nel roboante curriculum vitae di Paolo Alessandroni presentato ad AEB, queste due righe:
Dal 2012 ad oggi ha svolto attività di turnaround per le Farmacie Comunali di Dalmine, dove ha raddoppiato il fatturato e ha riportato la bottom line (linea del bilancio dove sono inscritti i profitti o le perdite - ndr) in ordine” (vedi CV Paolo Alessandroni depositato in AEB).

In realtà le farmacie comunali di Dalmine per cui Alessandroni ha svolto “l’attività di turnaround” é solo una (Geseco aveva due farmacie ma una é stata ceduta con asta pubblica nel luglio 2012).
Nell’anno 2013 con la coppia Centemero-Alessandroni alla guida, Geseco ha realizzato perdite per € 723.252,00, tanto che la società venne messa in liquidazione il 15/10/2013 e al posto di Centemero venne chiamato come liquidatore un altro leghista, Andrea Manzoni (nominato da Regione Lombardia a settembre di quest’anno nel collegio sindacale dell’Asl Valle Camonica e Sebino).

Se ne va Centemero, ma Paolo Alessandroni resta in carico a Geseco.

Nel maggio 2014 il centrosinistra vince le elezioni a Dalmine, nel febbraio di quest’anno Andrea Manzoni viene sostituito come liquidatore da Maurizio Locatelli.

Il neo sindaco di Dalmine del Pd, Lorella Alessio, spiega in consiglio comunale la situazione di Geseco:

“La questione è delicata. Abbiamo cercato di arrivare con qualche dato prima di darvi comunicazione. Il liquidatore precedente ha disatteso il codice civile, non ha fornito le informazioni richieste impedendo al Comune di controllare i conti ed è così venuto meno il rapporto di fiducia. Vogliamo che i servizi tornino ad essere comunali, nel 2014 sono stati poco efficienti, i dipendenti non venivano pagati a data prestabilita, da mesi non ricevono il rimborso del buono pasto. Fra le spese che ci sono giunte da poco abbiamo trovato 200mila euro per consulenze e sono sprechi. Approverò il bilancio 2013 ma tenendo ben conto di preservare il creditore e di tutelare i dipendenti" (vedi Dalmine, ancora Geseco Il sindaco: "Preserveremo creditori e dipendenti").

Nel verbale di assemblea che ha approvato il 10 settembre di quest’anno il bilancio 2014 di Geseco si legge: “ Il Socio (il sindaco di Dalmine, Lorella Alessio - ndr) chiede di conoscere il dettaglio della voce consulenze € 86.750,00.
Il Liquidatore (Maurizio Locatelli - ndr) elenca le consulenze che si riferiscono ai contratti sottoscritti principalmente con Spinelli e Alessandroni.
Il Socio rileva che i contratti sottoscritti, oltre ad essere concordati per lungo periodo, non portano alcun vantaggio alla società, non sono necessari e incidono negativamente sul risultato economico della stessa.
Il Liquidatore riferisce di aver esaminato la questione dei contratti che, se revocati, comporterebbero penalità a carico della società e di aver tentato di raggiungere un accordo con Spinelli volto alla risoluzione anticipata del contratto, ma la stessa ha minacciato di intraprendere azioni legali, mentre nei confronti di Alessandroni comunica di aver proposto una riduzione del compenso a € 500,00 mensili in considerazione della riduzione della sua attività in seguito alla reinternalizzazione delle attività dalla Società al Comune. La proposta però non è stata accettata. Riferisce infine di aver sospeso i pagamenti ad entrambi i professionisti da febbraio (da quando cioè ad Andrea Manzoni subentra come liquidatore Maurizio Locatelli - ndr)”.

Insomma, Alessandroni ha continuato a prendere consulenze da una azienda comunale di fatto fallita che faceva fatica a pagare i suoi dipendenti e anche il liquidatore trova difficoltà a mandarlo via, a causa di un contratto di consulenza “blindato”.

Come l’esperienza disastrosa in Geseco - proprietaria di un’unica farmacia - abbia potuto costituire per Alessandroni un’esperienza sufficiente per fargli ottenere la consulenza in AEB sulle farmacie si fa fatica a capirlo.

Alessandroni è stato fino al giugno di quest’anno anche presidente di Ria spa (compenso annuo € 20.000), società idrica partecipata dalla Provincia di Bergamo e da vari comuni tra cui, con un importante quota societaria, Dalmine; nel collegio sindacale di Ria spa anche Andrea Manzoni.

Tornando a Giulio Centemero, il commercialista di Arcore è anche socio di Peach Tree srl, azienda costituita nel 2013 i cui soci con una quota di un terzo ciascuno sono oltre allo stesso Centemero, un pubblicitario milanese e il commercialista Gilberto Battistini del Movimento 5 Stelle bolognese. La Peach Tree ha come scopo sociale la produzione cinematografica, televisiva, radiofonica e di eventi culturali in genere.

Centemero, infine, è amministratore unico della Growth and Challange srl (stessa sede legale della Pontida Fin srl e della Mc srl) appena costituita nel gennaio di quest’anno e che per statuto ha un oggetto sociale molto ampio che va dalla consulenza aziendale a società, enti e consorzi, alla gestione di outlet e parchi commerciali, fino all’acquisto, ristrutturazione e costruzione di immobili e complessi immobiliari, in particolare commerciali.
Di chi siano le azioni della Growth and Challange non è dato sapere, visto che la proprietà è schermata da una fiduciaria, la Seven Fiduciaria di Bergamo.

 

Milano - Opere bloccate dall’Antimafia, stoccata di Rozza a dalla Chiesa: «Le white list non funzionano»

di Maurizio Giannattasio da il Corriere della sera

Un salto di qualità per i bandi del Comune. È quanto chiede il presidente del Comitato Antimafia, Nando dalla Chiesa a Palazzo Marino. Suggerimento accolto dall’assessore Rozza ma con una serie di precisazioni.«Ci piacerebbe molto — dice la Rozza — ma purtroppo siamo tenuti ad applicare le leggi vigenti. Solo con la nuova normativa, se seguirà i consigli di dalla Chiesa, potremo applicare premialità per le aziende. Altrimenti non esiste che ognuno segua le procedure a modo suo». E anche sul prestare maggiore attenzione alla composizione delle commissioni giudicanti, l’assessore mette i puntini sulle i: «Sono regolate dalla legge. Premesso questo ci tengo a dire che abbiamo una delle centrali appaltanti delle opere pubbliche più rigorose e riconosciute a livello nazionale e internazionale. La centrale unica dal 2013 al 2015 ha denunciato alla procura 16 imprese e 84 sono state segnalate all’Anac. Tra il 2014 e il 2015 abbiamo escluso 300 aziende sia per il sospetto di far cartello sia per motivi diversi».

La Rozza propone una soluzione: «La richiesta al Parlamento è che la normativa sia più cogente e salvaguardi la legalità insieme all’operatività dei lavori. Dal Comitato Antimafia mi aspetto che esprima preoccupazione per come il Tar annulla le interdittive, visto che già sono stati presentati 4 ricorsi e qualcuno ha già vinto il primo round e adesso attendiamo il Consiglio di Stato. Mi sono sempre battuta perché le interdittive siano giudicate dal Tribunale penale e non dal Tar.

Milano - 'Ndrangheta. Il condannato è anche vittima. Risarcito dai complici-usurai

di Luigi Ferrarella da il Corriere della sera

Condannato per un verso come imprenditore concorrente nell’associazione di ‘ndrangheta dopo l’estate del 2013, ma per altro verso beneficiato dal diritto di essere risarcito da quegli stessi ‘ndranghetisti per le estorsioni e l’usura da essi subìte. Parte civile, dunque, eppure nel contempo anche imputato condannato, sebbene senza l’aggravante dell’aver agevolato il clan criminale e anzi con l’attenuante prevalente dell’aver poi collaborato con gli inquirenti. La fotografia perfetta di certa imprenditoria lombarda alle prese con la ‘ndrangheta, mezza vittima e mezza complice, è nell’ircocervo giudiziario di Cristiano Sala (4 anni e 4 mesi di condanna, ma anche 20.00 euro di anticipo sul futuro risarcimento dovutogli dagli ‘ndranghetisti) nella sentenza della giudice Chiara Valori: che ieri complessivamente infligge tre secoli di carcere (già «scontati » dalle automatiche riduzioni di pena connesse ai 39 abbreviati e 12 patteggiamenti) nel processo di primo grado istruito dai pm Paola Biondolillo e Marcello Tatangelo al versante milanese della cosca Libri- Tegano.

Fino al 2007 Cristiano Sala, oggi difeso dagli avvocati Rosario e Gabriele Minniti, è un importante imprenditore milanese del catering con 35 milioni l’anno di fatturato nell’organizzazione di mense aziendali, matrimoni, e punti di ristoro in alcuni stadi come un bar a San Siro. Nel 2008 anch’egli è morso dalla crisi, nel 2009 peggiora, a fine 2010 va in bancarotta, ma ricomincia a lavorare ufficialmente come «consulente». Solo che, quando brutti clienti lo intimidiscono per riavere 300.000 euro, né i bruschi creditori né l’atterrito debitore vanno in Tribunale a disputarsi ragioni, ma entrambi corrono a farsi «proteggere» da altrettanti clan di ‘ndrangheta: quello, nel caso del debitore, che ieri (per associazione mafiosa, estorsioni, usura o traffico di 268 kg. di coca sequestrati a Genova nel 2013) incassa appunto 300 anni di carcere, a partire dai 20 a Giulio Martino. Dalla mediazione l’imprenditore guadagna il fatto di dover pagare «solo» 100.000 euro di debito invece di 300.000, ma da «vittima» diventa «complice »: in cambio dei vantaggi mette a disposizione degli ‘ndranghetisti le proprie conoscenze e relazioni, che il clan vampirizza per attività imprenditoriali nelle quali investire i proventi di droga e usura. Il clan apre società che distribuiscono un tipo di caffè in bar milanesi ed anche allo stadio, commercializza vini in Bulgaria, pensa a come acquisire la gestione del bar dell’ospedale Niguarda, s’interessa alle mense degli agenti nelle carceri di Bollate e Opera, manca di poco l’acquisto di un locale per aprire in via Solferino un ristorante calabrese. Il tipo di sentenza su Sala, invece, sembra propendere per un interesse proprio, e non della cosca, a scalzare la società che per i campionati 2013 e 2014 aveva vinto il servizio catering del Milan allo stadio Meazza: usando un carabiniere nel posto giusto per fare ciò che in quel momento serviva, e cioè una relazione che falsamente accusasse la concorrenza di impiegare extracomunitari clandestini.

lferrarella@corriere.it

Processo Miriadi - Per la Cassazione non era tentato sequestro. Le pene verranno ridotte

di Pier Attilio Trivulzio

Occorrerà attendere le motivazioni, ma per la Cassazione non fu tentato sequestro bensì condotta estorsiva violenta quella di Giovanni Miriadi e Mario Girasole che nell'ottobre di quattro anni fa cercarono di caricare sulla loro Mercedes il costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.

Per i giudici della 2/a sezione della Corte di Cassazione, l'azione di Miriadi e Girasole era finalizzata ad ottenere dal fratello di Carlo, Giuseppe Malaspina, con una condotta estorsiva violenta la proprietà del terreno di via Principato a Vimercate che rivendicavano quale proprietà del loro padre Assunto.

Per questo motivo, pur ritenendo valido il piano accusatorio, i giudici romani, hanno rinviato al Tribunale di Milano le sentenze di primo e secondo grado impugnate dai difensori degli imputati, vale a dire quella pronunciata il 25 novembre 2013 dal Tribunale di Monza (collegio giudicante Letizia Brambilla, Emanuela Corbetta, Pierangela Renda; pm Marcello Musso) e quella della Corte d'Appello di Milano del 17 giugno dello scorso (collegio giudicante Piero Gamacchio, Jole Milanesi, Alessandra Galli; pm Dello Russo) chiedendo che una diversa sezione di Corte d'Appello provveda a riformulare il conteggio delle pene e alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti civili.

Soprattutto i magistrati romani hanno bacchettato i colleghi milanesi “in ordine alla mancata concessione delle attenuanti generiche” a Isidoro Crea, tuttora agli arresti domiciliari.

L'avvocato Andrea Orabona, aveva presentato istanza per la revoca del provvedimento al suo assistito Isidoro Crea nel corso dell'udienza del 17 luglio 2014 davanti al Tribunale di Monza (dopo avere inizialmente chiesto il patteggiamento) che però non era stata accolta nonostante il fatto che Crea, incensurato, aveva un lavoro stabile ed il suo datore di lavoro aveva espresso giudizi lusinghieri su di lui suo definendolo “preciso, coscienzioso e sempre presente”.

Secondo i giudici d'Appello “I pregressi rapporti di Isodoro Crea con Giuseppe Malaspina non indeboliscono, anzi esaltano gli elementi di prova”.

Proprio perché – aggiungono – prima di apportare un decisivo contributo causale all'azione intimidatoria dei Miriadi, Crea si era prestato ad aiutare i Malaspina; i fratelli (Carlo, Giuseppe e Antonio Malaspina – ndr) tenevano indenne l'odierno appellante da ogni conseguenza dopo i fatti. Davvero improvvido, dunque, risulta l'insistere delle difese sui pregressi rapporti del Crea con le persone offese. Così come improvvido è risultato da parte di Crea tentare nelle dichiarazioni spontanee rese di prendere le distanze dai Miriadi”.

In merito alla vicenda dell'ottobre 2011 che ha visto protagonista Carlo Malaspina, in Appello Giovanni Miriadi aveva riferito “che altre ragioni inerenti i propri rapporti personali con la vittima lo avevano spinto, nel caso di un incontro casuale, ad aggredirlo fisicamente”. Dunque, è scritto nella sentenza di secondo grado “non tentativo di sequestro ma dolo d'impeto di lesioni”.
Argomentano i giudici: “Il fatto però è corroborato da un vero e proprio tentativo di sequestro con l'esclusione di una semplice aggressione fisica perchè non è stata l'impressione che la vittima ha avuto. D'altra parte non è verosimile che i due imputati possano avere usato violenza fisica semplicemente con la finalità di riscuotere un presunto credito tra l'altro assai risalente nel tempo in considerazione dei rapporti amicali pregressi e pacificamente provati in atti
I testi Deni, Filippelli e Zaza non avevano parlato di percosse; era stato quell' aiuto ad entrare nella vettura che aveva focalizzato le rispettive informazioni testimoniali”. E ancora: “Nel caso di specie non è stata raggiunta la prova che la liberazione della persona offesa sarebbe stata subordinata al trasferimento della proprietà del terreno di cui si discute. Dal punto di vista delle condotte appare incontestabile, alla luce delle risultanze probatorie, che la condotta posta in essere da Giovanni Miriadi e Mario Girasole fosse destinata a privare la vittima della sua libertà personale”.

In Appello l'avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole aveva detto: “La sentenza (di primo grado – ndr) aveva escluso le finalità estorsive delle condotte qualificate come tentato sequestro. La condotta di Mario Girasole restava in buona sostanza avulsa e non conferente con l'attività relativa all'acquisizione del noto terreno di Vimercate”.

Dichiarazione che non aveva però trovato d'accordo i giudici.
Per loro: “Scatta il movente di quello che non è due spintoni e via, ma un vero tentativo di sequestro che avrebbe caratterizzato quelli che si chiamano sequestri lampo. Di lì a poco perchè il rogito (del terreno di via Principato a Vimercate – ndr) doveva essere firmato il 31 ottobre, fine mese, ed avrebbe comportato l'incasso di una rilevante somma”.

Non si può che confermare la sentenza impugnata anche in riferimento al trattamento sanzionatorio, salvo per Miriadi Vincenzo la correzione di alcuni calcoli nei quali il primo giudice è incorso e per Giovanni Miriadi gli effetti del riconoscimento del vincolo della continuazione per tutti i reati. La pena da infliggere a Vincenzo Miriadi non è quella di 12 anni e 13.500 euro di multa ma di 11 anni e 6 mesi. Non vi è motivo alcuno per la concessione delle attenuanti generiche, si aggiunge che era proprio Vincenzo Miriadi ad intrattenere rapporti con Foti Giuseppe ed altri personaggi gravitanti nell'ambiente della criminalità organizzata”.

La pena comminata a Giovanni Miriadi è stata di 14anni 9 mesi, 15.200 euro di multa; a Mario Girasole 8 anni 11 mesi e 10.000 euro di multa; Isidoro Crea, 4anni 4 mesi e 5.000 euro multa.

Per Crea Isidoro – scrivono i giudici milanesi - si è tenuto conto delle circostanze attenuanti mentre non è stato giustamente valorizzato tale elemento per la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il Tribunale ha sottolineato il causale apporto rilevante del Crea e per questo motivo il trattamento sanzionatorio applicato al Crea merita dunque di ricevere conferma”.

Questo passaggio non ha trovato d'accordo i colleghi della Corte di Cassazione che hanno rinviato gli atti a Milano. Chiedendo altresì di rivedere la liquidazione alle parti civili che in Appello erano state fissate in 3.000 euro per Giuseppe Malaspina e 3.000 euro per le restanti parti civili. In primo grado il Tribunale aveva deciso la liquidazione di 25.000 euro a Giuseppe Malaspina e 20.000 a Carlo Malaspina.

 

Aste giudiziarie, stop di Cantone «Evidenti anomalie nell’appalto»

di Elisabetta Andreis da il Corriere della sera

L’Anac, Autorità Nazionale Anticorruzione, rileva in un bando lanciato nel 2012 da Camera di Commercio anomalie talmente grosse da richiedere con urgenza di indire una nuova gara. E trasmette il provvedimento alla Procura della Repubblica, affinché approfondisca le indagini. Si parla di un appalto da 825 mila euro biennali che l’ente di via Meravigli, nella veste di intermediario per il Tribunale e per conto della sua partecipata Digicamere, emise per assegnare la gestione della pubblicità legale e l’informatizzazione delle procedure esecutive e fallimentari. A quella gara partecipò (molto stranamente) una sola società, la Edicom Finance, aggiudicataria poi con un incredibile ribasso sul prezzo di base, del 72,5 per cento. L’ipotesi è che questa azienda abbia potuto partecipare perché faceva affidamento su un’altra fetta di appalto, quella per alcune attività collaterali — le uniche redditizie, e non inserite nel bando. Partirono approfondimenti dell’Autorità anticorruzione e, in parallelo, indagini affidate ad Alfredo Robledo, poi passate alla squadra di Edmondo Bruti Liberati, nella persona del pm Paolo Filippini. Ieri l’Anac si è finalmente pronunciata. «La Camera di Commercio ha calcolato in modo errato la base d’asta — si legge nel provvedimento — così determinando una lesione della concorrenza ». Ancora: «Avrebbe dovuto effettuare la verifica di congruità dell’offerta dell’unica partecipante alla gara stante la sua evidente anomalia».

Di più: non vale l’argomentazione della Camera di Commercio secondo la quale la bontà e affidabilità dell’offerta di Edicom Finance sarebbero dimostrate — al di là di qualunque errore procedurale — dallo svolgimento soddisfacente del servizio. Dice ancora l’Anac: «Tale ragionamento della Camera risulta contro la legge: le verifiche e i controlli sull’affidabilità dei concorrenti e delle loro offerte vanno effettuati prima dell’aggiudicazione e non valutati ex post». E poi, tranchant: «La Camera e il Tribunale sono tenuti a comunicare entro 30 giorni le iniziative (…) con particolare riferimento alla predisposizione di una nuova gara». Peccato che la nuova gara, a fine 2014, la Camera l’abbia già emessa: aumentando peraltro esponenzialmente la cifra dell’appalto in gioco. Questa volta si parla di 6,5 milioni triennali. E anche per questo, le cose potrebbero non andare lisce. Il bando, a gennaio, è stato sospeso d’urgenza dal Tar in via cautelativa dopo il ricorso di una piccola società veneta, Asteonline (si attende a giorni la sentenza dopo l’udienza di merito che si è svolta pochi giorni fa, il 21 maggio). Comprendeva (per 1,2 milioni circa) gli stessi servizi della prima gara, pubblicità delle aste e informatizzazione delle procedure. Aggiungeva poi — per una cifra che appare spropositata, poco meno di cinque milioni — il Geo Marketing: in sostanza la stampa di volantini di annuncio che una casa del quartiere è pignorata e in vendita, con relativo imbustamento e recapito. Cinque milioni.

Milano capitale europea del falso

di Paola D'Amico da il Corriere della sera

Il logo «Expo» è già un brand ricercato e sfruttato. Nella Chinatown meneghina la squadra anticontraffazione della polizia locale ha scoperto una vera e propria «centrale» di produzione di marchi Expo contraffatti e pronti per essere abbinati ad ogni genere di prodotto, dalle tazze alle magliette. Il capoluogo lombardo è al primo posto tra le città europee per consumo di prodotti contraffatti e al terzo per lo smercio. Tra Milano e la sua cintura metropolitana si concentrano soprattutto i depositi, maxi stoccaggi di merce. Ma, stando alle recenti indagini, non mancano i luoghi di produzione. Ieri, in commissione consiliare, il vicecommissario della PL Oriano Brianzoli, che coordina le attività di intelligence di ottanta agenti, ha spiegato che «l’attività di chi vende merce contraffatta s’è raffinata e c’è una specializzazione per etnie.

La nuova tendenza dei grossisti è di acquistare non il prodotto finito bensì le sue componenti da assemblare, che per una borsa griffata venduta a 50 euro in nero per strada costano appena 3-4 euro». La contraffazione, ha spiegato l’avvocato Daniela Mainini, presidente della commissione istituita ad hoc da Palazzo Marino nel 2012, è «un fenomeno sottostimato eppure in costante crescita». Pesa per lo 0,35 sul Pil (prodotto interno lordo) nazionale. «E sottrae l’equivalente di 100 mila posti di lavoro regolari alimentando il lavoro nero e lo sfruttamento». A Milano in un anno l’unità anticontraffazione ha sequestrato merce per 200 mila euro. Dal 2011 sono finite a processo 485 persone per attività illecite legate a questo commercio. Ogni giorno, ha aggiunto l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, «vengono sequestrati in media 23 mila pezzi contraffatti. Quattro anni fa abbiamo trovato la città invasa da mercatini che nel fine settimana smerciavano merce contraffatta e uno ad uno li abbiamo chiusi, da Bonola a San Donato ».

Ieri le Commissioni Commercio - Attività produttive - Turismo - Marketing territoriale e Antimafia si sono riunite in seduta congiunta per ascoltare la relazione della presidente Mainini che ha invitato a non abbassare la guardia. «Fino a dieci anni fa il fenomeno della contraffazione riguardava quasi esclusivamente la produzione e il commercio di prodotti e accessori — ha spiegato l’esperta —. Poi ha investito sempre più ambiti merceologici, dai farmaci ai giocattoli, dalla meccanica all’elettron i c a , d a i c o s m e t i c i all’agroalimentare, mettendo a rischio la salute dei consumatori ». Per questo il Comune ha avviato una serie di attività con l’obiettivo di informare la cittadinanza. «Il mercato del falso è un settore economico parallelo, un competitor con il quale le aziende devono confrontarsi, perché chi viola la proprietà intellettuale — ha aggiunto — non paga le tasse e alimenta una lunga catena di illegalità, con conseguenze che impattano sul lavoro oltre che sul piano economico, perché comporta sfruttamento del lavoro nero anche minorile». Le indagini del pool milanese sono andate ben oltre il confine della metropoli. Recente il sequestro di 10 tonnellate di merce a Prato, esito di un’indagine partita da una bancarella di un mercato rionale.

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