Agrate Brianza

Agrate Brianza - Cassaintegrazione alla STAR. Comunicato dei sindacati sull'incontro presso il Ministero

FAI CISL -  FLAI CGIL -  UILA UIL su esito incontro STAR presso Ministero Sviluppo Economico svoltosi ieri 12/11/15.
 
COMUNICATO STAMPA
 
In data odierna (12/11/15) si é svolta la convocazione presso il MISE. I funzionari ministeriali hanno incontrato separatamente la delegazione aziendale è solo in un secondo momento la delegazione sindacale.
 
Purtroppo non c'ha stupito l'assenza del management spagnolo ed anche la continua  mancanza di un vero piano industriale. É l'ennesima arroganza e sottovalutazione di chi dice che non esiste un caso Star per poi sospendere in Cassintegrazione il 17%  della forza lavoro.
 
I funzionari ministeriali, preso atto della distanza espressa dalle due parti, ha comunicato che si attiveranno affinché il Governo Italiano chieda formalmente di incontrare la Direzione Spagnola ritenendo non più utile l'incertezza sulle prospettive.
 
Le OO.SS. ha ritenuto inutile incontrarsi, davanti ai funzionari ministeriali, con i rappresentanti aziendali. Siamo stanchi delle litanie.
 
Le OO.SS. ritengono necessario che l'incontro con la Direzione Aziendale spagnola avvenga entro la fine del 2015. Tale incontro dovrà avvenire discutendo un Piano Industriale è solo a quel punto saremo disponibile ad un confronto su Ammortizzatori Sociali.
 
É evidente che a fronte di questo atteggiamento aziendale non si pensi sopisca la conflittualità sindacale né tantomeno si dismettano tranquillamente linee produttive o produzioni.
 
 

Lombardia - Giungla d’erba sulle strade. Allarme per il rischio incidenti

di Paolo Marelli da il Corriere della sera del 13/05

MILANO È allarme sicurezza sulle strade della Lombardia trasformate in una giungla dalla crescita selvaggia di erba, cespugli e alberi che restringono le carreggiate e riducono la visuale nelle rotatorie, aumentando il pericolo di incidenti. Com’è accaduto lunedì scorso nel Lodigiano, fra Casalpusterlengo e Codogno, dove un 81enne è morto dopo che con la sua auto si è scontrato frontalmente con un Tir. L’anziano forse, a causa anche dell’erba molto alta ai lati della strada, non si è accorto che dall’altra parte sopraggiungeva il mezzo pesante. Una tragedia che è la punta dell’iceberg dell’abbandono e dell’incuria del verde sia lungo le strade provinciali che comunali. Dopotutto le 12 province della nostra regione, così come buona parte dei 1.531 Comuni lombardi, non hanno più i soldi, complice la spending review e la legge di stabilità, per la manutenzione. Anche se nei Comuni alcune rotonde sono curate dai florovivaisti che le hanno «adottate».

Arterie viarie, svincoli e incroci sono ormai assediati da una vegetazione che, per effetto di una primavera calda e umida, in queste settimane è cresciuta in maniera abnorme. « Ma con un verde malgestito, il rischio di incidenti è in agguato », osserva Giordano Biserni, presidente di Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale) che dal 1991 è impegnata sul fronte della sicurezza del traffico. Nel mirino delle proteste degli automobilisti ci sono soprattutto i 7.800 chilometri di strade provinciali della Lombardia. Infatti all’emergenza buche esplosa nei mesi scorsi, adesso si aggiunge il caso dell’erba alta e dell’impossibilità delle Province di tagliarla. «Le nostre casse sono vuote. Non ci sono i soldi per la manutenzione né ordinaria né straordinaria — spiega Daniele Bosone, presidente della provincia di Pavia e dell’Upl (Unione province lombarde) —. Purtroppo i nostri enti sono in condizioni economiche disperate. Per la legge di stabilità, le province lombarde nel 2015 devono versare nelle casse statali 205 milioni di euro di gettito fiscale. Invece per evitare il dissesto delle nostre strade occorrerebbe che i soldi delle tasse dei lombardi rimanessero in Lombardia ».

Caso emblematico proprio la provincia Pavia. Spiega il presidente Bosone: «Da 1,5 milioni di euro per la manutenzione del verde degli anni passati si è scesi a zero euro». Con i disagi maggiori registrati sulle strade della Lomellina. Budget in caduta libera anche a Como, Lecco e Sondrio. Crollo a Lodi: da 280 mila euro a 80 mila. A Cremona invece stanziati 130 mila euro. Appalto ancora da assegnare a Mantova. A Monza in soccorso della provincia arrivano i Comuni, come Agrate Brianza. Spiega il vicesindaco Simone Sironi: «Abbiamo proposto di effettuare a nostre spese 3 sfalci in punti critici di provinciali molto trafficate». Il costo? In media non si spendono oltre i 10 centesimi al metro quadro. Mentre prosegue la raccolta firme della campagna #stradesicure per mobilitare il governo a intervenire, le province lanciano un appello alle associazioni di volontariato: «Ci diano una mano per fronteggiare l’emergenza erba alta». Anche perché in primavera ed estate dovrebbe essere tagliata una volta al mese per garantire decoro e sicurezza. Invece, per ora, continua solo a crescere.

Agrate Brianza - Camere separate per Star e Jealsa

di Carlo Turchetti da il Corriere Economia del 16/03

Il divorzio è stato ratificato nei giorni scorsi, in modo consensuale, per un prezzo vicino a 7 milioni. E arriva a 15 anni di distanza dalla nascita della joint venture nel tonno sott’olio tra la Star, all’epoca saldamente nelle mani della famiglia Fossati, e il gruppo spagnolo Jealsa Rianxeira, numero due in Europa nelle conserve ittiche, che avevano dato vita al brand Mare Aperto-Star, 52 milioni di ricavi e una quota di mercato in Italia del 4% che lo colloca al quarto posto. Adesso i due partner hanno deciso di separare le proprie strade e la Star ha ricomprato il 50% della joint venture dalla società galiziana presieduta da Jesùs Alonso (il nome Jealsa nasce proprio dalle iniziali del fondatore) che ha deciso di puntare decisamente verso il Sudamerica con investimenti in Brasile e Guatemala.

A ben vedere la separazione è stata decisa da due patron spagnoli, visto che la Star, circa 300 milioni di ricavi nei dadi da brodo, condimenti e piatti pronti, è ormai da tempo la filiale italiana della Preparados alimenticios (marchio Gallina Blanca) posseduta dalla famiglia Carulla Font. Ossia la dinastia di Barcellona che pagò oltre 700 milioni ai Fossati per insediarsi nella società del «doppio Brodo» di Agrate Brianza. Con il riacquisto del 100% di Mare Aperto, cambierà anche l’assetto produttivo visto che fin qui la Jealsa curava l’inscatolamento e la Star la distribuzione nei supermercati.

Agrate Brianza - Comunicato dei sindacati su trattative con l'azienda

Comunicato stampa unitario delle RSU della STAR di Agrate Brianza.

IL 6 MARZO 2015 SI E' SVOLTO IN CONFINDUSTRIA MONZA BRIANZA L'INCONTRO TRA DIREZIONE AZIENDALE, ORGANIZZAZIONI SINDACALI E RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI.

IL CONFRONTO PROSEGUIRA' IL 19 MARZO, NONOSTANTE LA GRANDE DISTANZA EMERSA TRA LE PARTI SUI TRE PUNTI SUCCESSIVI :

PIATTAFORMA ACCORDO INTEGRATIVO
A FRONTE DELLA 'BOZZA' RICEVUTA DALL' AZIENDA ABBIAMO CHIESTO DI RITIRARLA RITENENDOLA NON RISPETTOSA DEL MANDATO RICEVUTO DA PARTE DEI LAVORATORI PERTANTO ABBIAMO CHIESTO DI RIAPRIRE UN CONFRONTO SERIO SULLE TEMATICHE DA NOI POSTE

ISTITUTI SINDACALI
ABBIAMO COMUNICATO LA DISPONIBILITA' AD UN ACCORDO CHE RIDIMENSIONI IL MONTE ORE RSU, A FRONTE DELLA RIDOTTA OCCUPAZIONE, CON IL FINE DI IMPEDIRE AZIONI AZIENDALI UNILATERALI.

CASSINTEGRAZIONE (CIGO)
L'AZIENDA HA AVVIATO RICHIESTA DAL 30/03/2015 AL 26/06/2015 PER MASSIMO 180 UNITA'.

IL 24 MARZO IN SEDE DI CONFINDUSTRIA INCONTREREMO LA DIREZIONE SPAGNOLA ED IN QUEL SENSO SI PONE LA NECESSITA' DI UN RINNOVATO IMPEGNO ANCHE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI LOCALI AFFINCHE' SIA DATA PROSPETTIVA INDUSTRIALE AL SITO PRODUTTIVO DI AGRATE BRIANZA.

OO.SS/RSU  STAR AGRATE B.ZA 9/3/2015

Agrate Brianza - Maggiore produttività e meno costi. Arriva la banda ultra larga in 430 ditte

di Lella Codecasa da il Corriere della sera

AGRATE BRIANZA Il sindaco, Ezio Colombo, lo ha annunciato così: «Camera di Commercio e Confindustria lo hanno giudicato tecnicamente ottimo». Si tratta del progetto, presentato l’altra sera in Municipio, per portare la banda ultra larga nella aree industriali di Agrate, Brugherio e Concorezzo. Si chiama «Airfiber», è stato sottoscritto dal Comune di Agrate Brianza, da Confindustria Monza, Camera di Commercio Monza, e dal Distretto Green & High Tech Monza e Brianza. Le imprese che potrebbero utilizzarla sono in totale 430, di cui 350, medie e piccole, ad Agrate. Bastano 35 aziende per partire, una ventina ha già aderito nell’incontro dell’’altra sera. «È un progetto — ha spiegato Colombo — che permetterà alle imprese di migliorare la produttività, di potenziare e velocizzare la trasmissione di dati, i contatti con i clienti, ottimizzando e riducendo i costi di gestione». Il Distretto per parte sua ha già individuato l’azienda che si occuperà della posa della fibra ottica. «A breve si potrà partire con la fase operativa», ha detto Giacomo Piccini, Direttore generale del Distretto Green & High Tech.

Agrate Brianza - Il sindaco: troppo disservizi alle Poste

di Lella Codecasa da il Corriere della sera del 26/10

AGRATE BRIANZA Dal suo ufficio la vede. «Una fila di decine e decine di persone, inaccettabile». L’ufficio è quello del sindaco, Ezio Colombo, al primo piano del Municipio. La fila è quella delle persone in attesa agli sportelli della sede centrale delle Poste della città. Così Colombo denuncia: «In pochi mesi abbiamo assistito ad un crescendo inaccettabile di disservizi da parte della Poste».

E li elenca: «Prima di tutto nel quartiere terziario Colleoni che ospita decine e decine di attività economiche è stato chiuso lo sportello. In secondo luogo negli uffici della frazione di Omate il personale è stato dimezzato. Conseguenza: chi lavora al Colleoni ora deve salire in auto, inquinare e perdere tempo per arrivare fino allo sportello del centro. Con code chilometriche. Io stesso preferisco andare in un paese vicino». Colombo si è informato presso la direzione delle Poste: «Ci sono problemi connessi allo smistamento della corrispondenza e alla gestione del personale. Ma non sono problemi che devono ricadere sulle spalle dei cittadini. Alcune persone sono venute personalmente a lamentarsi perché non hanno ricevuto per tempo corrispondenza importante». Il sindaco ha deciso di protestare formalmente con Poste Italiane. Ma ironizza: «Spero non mi rispondano per posta».

Chiuso lo stabilimento di Limbiate, Intercos tenta la quotazione in Borsa ma non trova acquirenti

di k.ts.

Niente quotazione in Borsa per Intercos, la società che nel maggio dell’anno scorso ha chiuso lo stabilmento di Limbiate dove lavoravano 146 dipendenti.

L’avventura borsistica per la multinazionale milanese della cosmesi, è terminata alle 15,30 di ieri. In serata la società guidata da Dario Ferrari ha diramato una nota in cui spiega il ritiro dell’offerta pubblica di acquisto (Ipo), apertasi il 29 settembre e conclusasi il 9 ottobre e che in caso di successo avrebbe visto la società quotata al mercato Star della Borsa di Milano dal 14 ottobre.

Si legge nella nota : "Nonostante l'ampio interesse e l'apprezzamento manifestato dagli investitori istituzionali italiani ed esteri nel corso del roadshow e pur considerando la qualita' ed il numero delle adesioni ricevute (corrispondenti ad una richiesta di azioni di poco inferiore al quantitativo massimo offerto), la societa' ha ritenuto che le condizioni dei mercati finanziari, deterioratesi repentinamente nel corso degli ultimi giorni, non consentano di ottenere una valutazione che rifletta fedelmente il reale valore intrinseco e le potenzialita' della societa”.

Che la società non ce l’avrebbe fatta a trovare gli investitori istituzionali per collocare il 44,18% del suo capitale sociale lo si era capito intorno a mezzogiorno di ieri, quando la Reuters ha battuto un’agenzia in cui spiegava che, a poche ore dalla chiusura dell'Ipo, solo tre quarti delle azioni erano state prenotate e al valore più basso della forchetta di prezzo ipotizzata. Forchetta fissata tra i 3,5 e i 4,5 euro (vedi Intercos, book coperto oltre tre quarti, atteso prezzo a minimo ).

La quotazione in Borsa, Intercos l’aveva tentata già nel luglio 2006, ma anche allora la società aveva ritirato l’Ipo e rinunciato al progetto di quotazione “ a causa delle condizioni dei mercati finanziari”.
In quel frangente advisor dell’operazione erano state Caboto e Jp Morgan.

Nel maggio dello stesso anno era stata quotata in Borsa la Saras della famiglia Moratti con il coinvolgimento sempre di Jp Morgan.
La quotazione di Saras era stata al centro di un’inchiesta giudiziaria, conclusasi nel 2011 con l’archiviazione, perché si sospettava che la società, coperta da debiti, fosse stata quotata a un prezzo molto superiore per consentire alle banche creditrici di rientrare dalla forte esposizione (vedi Il tracollo in Borsa di Saras). Durante l’inchiesta era emersa una mail in cui Federico Imbert, allora numero uno di JP Morgan Italia, scriveva: “Parlato a lungo con Miccichè di Intesa. È contento del lavoro fatto insieme su SARAS e Intercos. È personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su SARAS. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l'esposizione sua e di Passera con i Moratti. È stato da lui Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley consigliando di non esagerare sul prezzo” (vedi Italian bankster a culo scoperto!”.

In questi giorni del 2014 è stata invece Rothshild l’advisor della quotazione di Intercos, mentre coordinatori dell’offerta: Banca Imi, Merryl Linch e UBS.

Banca Imi è esposta per 38 milioni di euro con Intercos, mentre BNP Paribas, che ha giocato anch’essa un ruolo nella tentata quotazione di Intercos, è esposta per 18 milioni di euro.
Complessivamente Intercos aveva al 30 giugno 2014 debiti finanziari per circa 225 milioni di euro (vedi tabella sotto).

Il debito con le banche in scadenza 2015-2016 è stato in parte rimborsato a fine luglio e poi rinegoziato con scadenze più lunghe. Al momento Intercos ha debiti finanziari per 208milioni di euro.

L’indebitamento è frutto del finanziamento da 250milioni di euro concesso a partire dal 2007 a Intercos dal pool di banche costituito da: Banca Imi (Intesa San Paolo), BNP Paribas, Credit Agricole, Nataxis, Banca Popolare Emilia Romagna, Banco Popolare Lodi, BNL, UBI e Unicredit.
A pegno del finanziamento, le banche detengono tutte le quote azionarie di Intercos oltre alle ipoteche sugli immobili e sui macchinari della società, e negli accordi sono previste diverse limitazioni alla libertà d’azione del management.
I proventi della quotazione sarebbero serviti alla proprietà a pagare i debiti con le banche.

Secondo il prospetto informativo depositato e approvato dalla Consob, unico impianto libero da ipoteche e gravami è quello di Limbiate, chiuso a seguito dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo comunicato dall’azienda ai lavoratori nel marzo del 2013.

La vicenda dei 146 lavoratori dello stabilimento di Limbiate (in maggioranza donne), aveva raccolto, lo scorso anno, la solidarietà e l’interesse di diversi esponenti politici (in una foto al presidio al di fuori dell’azienda era comparsa anche la biassonese Alessia Mosca, al tempo onorevole vicina a Enrico Letta, poi diventata europarlamentare del PD, vedi il comunicato stampa: Crisi Interfila, le azioni messe in campo dal PD) e lo stesso PD di Limbiate aveva concesso l’area, dove era solito organizzare la festa del partito, ai dipendenti Interfila che avevano gestito una festa, per l’occasione denominata: La fabbrica della speranza, raccogliendo 20mila euro (vedi sito: Interfila, la fabbrica della speranza). 

Speranza di breve durata perché il 10 luglio 2013, le rappresentanze sindacali della fabbrica, assistite dalle organizzazioni sindacali territoriali firmavano il licenziamento collettivo per i 146 dipendenti dello stabilimento di Limbiate, con il ricorso per due anni alla cassa integrazione guadagni straordinaria, prima della mobilità.
Al momento dei 146 dipendenti: 38 sono stati ricollocati all’interno del gruppo, 14 sono stati licenziati, 93 sono in cassa integrazione e uno risulta dimesso, secondo quanto si legge nelle due pagine che il prospetto informativo di Intercos dedica alla chiusura dello stabilimento di Limbiate e che riportiamo sotto.

Al 30 giugno 2014, il gruppo milanese Intercos, contava 2.834 dipendenti di cui 841 in Italia ( tra i quali i 93 in cassa integrazione di Limbiate) e 1.993 all’estero, in gran parte nei tre stabilimenti cinesi: i due di Suzhou e  quello di Shangai. Un altro stabilimento sempre a Suzhou è in costruzione e diventerà operativo dal febbraio 2015.

 

Intercos_Limbiate

Agrate Brianza - Incubo Tem, i sindaci in Regione

di Marco Dozio da il Giorno del 20/09

SULLA TEM che rischia di paralizzare la viabilità, in assenza di uno svincolo per collegare la Milano-Venezia alle tangenziali, lanciano l’allarme da anni. Sempre e comunque inascoltati. Ora i sindaci della zona, in testa Ezio Colombo per Agrate, poi Riccardo Borgonovo per Concorezzo, Marco Troiano per Brugherio, Monica Buzzini per Caponago e Giordano Mazzurana per Pessano con Bornago, scrivono una lettera alla Regione che ha al sapore di ultima spiaggia. Chiedono di essere ricevuti dall’assessore regionale alle Infrastrutture Alberto Cavalli, perché il tempo stringe, il cantiere avanza e non s’intravedono soluzioni al rebus viabilistico. Stando così le cose il carico di traffico di portato in dote dalla Tem, un flusso giornaliero di 70mila veicoli, sfocerà sulla Sp13 con effetti devastanti per tutta la circolazione a est del capoluogo. «Sappiamo che durante una riunione della segreteria tecnica in Regione è stato sinceramente affermato che la Strada provinciale 13 collasserà. A nostro parere collasserà tutto il sistema viabilistico ordinario, in un territorio dove hanno sede centri direzionali e numerose aziende di livello nazionale e internazionale. I danni sarebbero enormi», scrivono i sindaci, ricordando che ogni funesto scenario parte dalla mancata realizzazione dello svincolo tra autostrada A4 e tangenziale est A51, invocato, progettato e mai finanziato. Servirebbero 87 milioni di euro. Colombo allarga le braccia. «Lo Stato è riuscito a reperire 330 milioni di euro per finanziare a fondo perduto la società privata Tem, senza nemmeno diventarne socio, quindi senza beneficiare degli utili derivanti dal pedaggio. Però non trova i denari per un’infrastruttura fondamentale come lo svincolo. Siamo molto preoccupati per quello che potrà accadere».
Secondo le previsioni la tangenziale est esterna (Tem) aprirà i battenti nel maggio del prossimo anno, in tempo per Expo. Per salvaguardare gli agratesi, per scongiurare l’invasione delle auto, Colombo aveva ipotizzato la parziale chiusura di via Matteotti inserendo una sorta di clausola nel piano urbano del traffico.

«Farò il possibile per tutelare i miei concittadini, ma il problema deve essere affrontato e risolto prima che sia troppo tardi. E’ interesse della stessa Tem evitare che si generi il caos all’uscita dall’autostrada. Va detto che attendiamo anche la riqualificazione della stessa Sp13». La tangenziale esterna correrà per 32 chilometri tra Melegnano e Agrate per un investimento di 2 miliardi di euro.

Agrate Brianza - La Corte dei Conti chiede spiegazioni sui 600mila euro passati dal Comune ad ASSAB

di Antonio Caccamo da il Giorno

LA CORTE DEI CONTI «indaga» sui rapporti tra il Comune e l’Assab, l’Azienda speciale servizi Agrate Brianza. I giudici contabili ha chiesto spiegazioni sul passaggio di 600mila euro, avvenuto nel 2012, dalle casse del Comune a quelle della municipalizzata che gestisce due farmacie e servizi socio-assistenziali nel medical center di via Lecco, di cui è proprietaria. «Abbiamo ricevuto una richiesta formale di informazioni a luglio — conferma il sindaco Ezio Colombo — Ma spiegheremo tutto. Quei soldi sono stati dati all’Assab per il polo sanitario di via Lecco, costruito dalla nostra azienda speciale nel 2009. E’ nata una struttura unica nel suo genere. Che offre centro prelievi e radiologia convenzionata, studi dei medici di base e pediatrici, ambulatorio dentistico, sede di 118, Avis e Aido, farmacia comunale e da quest’anno anche l’emodialisi. Tanti e utili servizi, molti dei quali peserebbero sul bilancio comunale». Tra i rilievi fatti dalla Corte dei Conti a sindaco e assessori, c’è proprio quello di valutare se non sia il caso di passare le funzioni sociali della municipalizzata al Comune. «Faremo le dovute analisi — dice Colombo — Tenendo conto che i servizi sanitari e sociali offerti attraverso l’azienda speciale sono tanti e tutti di alta qualità. Sono soldi spesi bene perché servono a migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini. Parliamo di un’azienda modello nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti della maggioranza e della minoranza consiliare. Il valore è di almeno 13 milioni: 7 milioni per il centro sanitario, 4 per la farmacia di Agrate e 2 per quella di Omate». L’ultimo servizio aperto è la dialisi, a disposizione di tutti i pazienti dell’azienda ospedaliera Desio Vimercate. Previsti anche tre ambulatori privati di psicologia, psicomotricità e logopedia.

Agrate Brianza - La StMicroelectronics torna in attivo dopo un secondo semestre con il turbo

di Antonio Caccamo da il Giorno del 18/08

LA STMICROELECTRONICS, multinazionale italo-francese dei semiconduttori, aumenta i ricavi e torna in attivo. A luglio ha rafforzato la struttura del capitale con la raccolta 1 miliardo di dollari di obbligazioni convertibili.
Una bella estate per il gigante mondiale dei microchip che solo ad Agrate, in via Olivetti, dà lavoro a 4400 persone. Il giro d’affari del secondo trimestre è stato di 1,86 miliardi di dollari e il margine lordo, cioè la redditività del fatturato, del 34%. L’utile netto ammonta 38 milioni di dollari e comprende il finanziamento del programma di ricerca Nano2017 per lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore della nanoelettronica: ST guiderà un consorzio di 174 partner provenienti da 19 paesi di tutta Europa. Il 25 giugno, la Commissione Europea ha approvato 400 milioni di euro d’aiuti per il programma concessi dalla Francia.
Carlo Bozotti, Presidente e amministratore delegato di ST, commentato i dati di bilancio relativi ai primi sei mesi del 2014, ha sottolineato che: «Nel secondo trimestre abbiamo fatto buoni passi avanti dal punto di vista del business e finanziario in alcune importanti aree: dalla crescita dei ricavi e del margine lordo, frutto delle nostre iniziative di prodotto, di marketing e di produzione, all’ulteriore rafforzamento della struttura del capitale». Le buone performance sono state favorite «da un lato le dinamiche favorevoli del contesto macroeconomico e del mercato, in particolare nell’Industriale e nell’Automotive». Dall’altro: «dai successi raccolti dal nostro portafoglio innovativo e dalle nostre iniziative per il mass market (grandi volumi di vendita, ndr)». Per quanto riguarda le prospettive future, Bozotti ha dichiarato: «Le nostre attese per il terzo trimestre vedono una crescita sequenziale dei ricavi in tutte le aree del nostro portafoglio prodotti».
Risultati e previsioni che rafforzano l’opposizione dei sindacati alla cessione (per ora ipotizzata) delle quote pubbliche detenute dallo stato italiano attraverso il ministero dell’Economia. Si tratta del 13,5% del capitale (valore 700milioni di euro) che, secondo il piano di privatizzazioni varato dal governo Letta passerà al Fondo strategico italiano (Fsi), una holding di partecipazione controllata da Cassa depositi e prestiti (80 per cento) e Banca d’Italia (20), ma aperta a investitori privati italiani ed esteri. Fim Fiom e Uilm a giugno hanno chiesto conferma delle voci dell’ingresso del Fondo Strategico Italiano. Quello che preoccupa sono le «voci di possibili investimenti stranieri che rischierebbero di far perdere il controllo da parte del governo italiano». Mentre «l’azienda - sostengono i sindacati - ha bisogno di essere rilanciata attraverso maggiori investimenti».

Agrate Brianza - Il sindaco anti Tem «Stufi di smistare tutto il traffico»

di Antonio Caccamo da il Giorno del 14/08

«LA TEM rischia di diventare una bretella stradale con cui soffocare Agrate», dice il sindaco di Agrate, Ezio Colombo, evocando un’immagine volutamente forte. È preoccupato e non lo nasconde. Il fatto è che la prossima primavera, con l’Expo, entrerà in esercizio la Tangenziale est esterna milanese, la Tem per l’appunto: 32 chilometri d’asfalto per collegare Agrate a Melegnano, l’A4 alla A1 e alla Brebremi. «Per quel giorno, però, non avremo lo svincolo per mettere in comunicazione l’autostrada Milano-Venezia e le due tangenziali milanesi dentro le quali è chiuso Agrate. E non avremo neppure la fermata della metropolitana». Il primo cittadino di Agrate non discute l’utilità della Tem: «mi preoccupo, com’è giusto che io faccia, della salute dei miei concittadini».

RICORDA che il metrò della Brianza e il raccordo stradale «salva-Agrate» erano le due opere «risarcitorie» promesse dallo Stato nel 2007 per convincere i sindaci ad accettare la Tem. «Erano state inserite nell’Accordo di programma. Sono rimaste lettera morta. Per noi suona come una beffa, una presa in giro», si sfoga Colombo. Il problema è che non si sono trovati i soldi per prolungare la linea verde della metropolitana milanese da Cologno Nord a Vimercate (costo 500 milioni). Mentre nel progetto della Tem non c’è stato posto per lo svincolo da 87 milioni di euro. «Non mi arrendo», manda a dire il sindaco che già pensa a un piano di riserva per proteggere il paese: chiudere la via Matteotti alle auto dei non residenti. Una decisione clamorosa da prendere all’indomani dell’apertura della Tem. L’idea è di istituire una sorta di Area C con tanto di telecamere per punire i trasgressori: «è un provvedimento che ho intenzione di firmare coinvolgendo il consiglio comunale», dice il primo cittadino di Agrate, rieletto a maggio con il 55 per cento dei voti da una lista di Centrosinistra. Lo preoccupano le stime contenute in uno studio commissionato anni fa dal Comune: la Tangenziale est esterna Agrate sarebbe attraversata da 90 mila veicoli, tra auto e camion, con tutto il loro carico di inquinamento. «Leggendo le 700 pagine della ricerca c’è di che preoccuparsi. Il paese sarà chiuso da tra tre grandi vie di comunicazione, con quali conseguenze c’è da immaginarlo. Questo benedetto svincolo impedirebbe l’attraversamento del centro abitato di Agrate e l’uso o l’abuso della viabilità ordinaria locale. Agrate è stanca di essere il grande “smistatore” di flussi autostradali. Un by-pass del traffico nazionale».

IL SINDACO le ha tentate tutte, compreso un ricorso al Tar contro il progetto del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che non prevedeva il raccordo tra l’autostrada Milano-Venezia e le tangenziali vecchie nuove. «So che sono state presentate interrogazioni in Consiglio regionale. Ma di atti certi che risolvano il nostro problema i, non ne ho ricevuti». 

Agrate Brianza - Star, la fabbrica funziona al 60%. Il sindacato chiede più garanzie

di Marco Dozio da il Giorno

I SINDACATI restano preoccupati per il futuro agratese della Star, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Quindi chiedono di aumentare i volumi produttivi di uno stabilimento ora largamente sottoutilizzato: «Ad Agrate si lavora al 60% delle possibilità. I lavoratori non vogliono rassegnarsi a una prospettiva di declino industriale», spiegano Matteo Casiraghi, Vincenzo Nisi e Paolo Castiglioni, segretari rispettivamente di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, che nei giorni scorsi hanno partecipato alle assemblee delle maestranze convocate all’indomani del vertice con l’azienda, ovvero il faccia a faccia che settimana scorsa ha visto confrontarsi l’amministratore delegato del gruppo iberico di Gallina Blanca (proprietario della Star), Josep Maria Vila, con la delegazione della Commissione Attività produttive della Regione Lombardia.
In quella sede, secondo quanto riferito dai consiglieri regionali, Star ha ribadito la volontà di mantenere la produzione in Brianza investendo 4 milioni di euro all’anno. Senza però fugare le paure su nuovi tagli o ricorsi agli ammortizzatori sociali nel 2015. Che sarà l’anno di Expo, appuntamento cruciale per i colossi dell’agroalimentare. «Vogliamo che Star continui a essere sinonimo di qualità alimentare anche dopo la conclusione di Expo. Cosa succederà al termine dell’esposizione universale? Noi siamo convinti che occorra portare ad Agrate nuovi prodotti, mettere in campo investimenti commerciali in grado di incrementare i volumi e di conseguenza l’occupazione, altrimenti il rischio è che il sito produttivo possa spegnersi lentamente», aggiunge Casiraghi.

IN VIA Matteotti attualmente lavorano 200 persone, di cui 170 operai. Mentre 100 impiegati sono stati recentemente trasferiti nella nuova palazzina direzionale di piazzale Maciachini a Milano. «Una scelta che non abbiamo condiviso. Spostare il centro decisionale ha impoverito e in qualche modo marginalizzato lo stabilimento».
Sono lontani i tempi in cui nei 220mila metri quadri affacciati sull’autostrada si muovevano 3.800 dipendenti, linfa di un’industria simbolo della ricostruzione nel dopoguerra e icona del boom economico negli anni ’60 grazie al mitico dado. Per decenni, fin dalla fondazione nel 1948 ad opera dell’imprenditore muggiorese Regolo Fossati e del figlio Danilo, Star è rimasta una grande impresa a conduzione familiare fino all’avvento degli spagnoli di Gallina Blanca nel 2006, multinazionale presente in quattro continenti. Il confronto tra le parti riprenderà il 3 settembre con un vertice in Confindustria: «Qualunque discussione su nuovi ammortizzatori sociali non deve essere svincolata da impegni concreti sul piano industriale – avvertono i sindacati nella nota congiunta firmata da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – continueremo a portare avanti il mandato ricevuto dai lavoratori in assemblea anche attraverso opportune iniziative sindacali, qualora lo ritenessimo necessario».
marco.dozio@ilgiorno.net

Agrate Brianza - Da Gallina Blanca investimenti e tagli. Troppe incognite nel futuro della Star

di Marco Dozio da il Giorno

C’È LA PROMESSA di corposi investimenti sul sito di Agrate, nell’ordine di 4 milioni di euro all’anno per modernizzare i macchinari. Ci sono le rassicurazioni sulla volontà di mantenere la produzione in Brianza, pronunciate ieri da Josep Maria Vila, amministratore delegato del Gruppo iberico Gallina Blanca, impegnato in un faccia a faccia con una delegazione di consiglieri regionali in visita allo stabilimento di via Matteotti.

EPPURE il cielo sopra la Star resta cupo e gonfio di incognite. Soprattutto occupazionali. Da questo punto di vista la situazione resta critica. Il 2015 potrebbe essere l’ennesimo anno di tagli al personale o ricorsi agli ammortizzatori sociali, come conferma il consigliere Pd Enrico Brambilla: «Sono intenzionati a chiedere la cassa integrazione anche per il prossimo anno, pur garantendo di voler puntare sull’ammodernamento della fabbrica agratese». Da marzo la cassa ha coinvolto 35 lavoratori sui 200 rimasti ad Agrate, dopo il recente trasferimento di 100 impiegati nella nuova sede direzionale di Milano, zona Maciachini. La Regione ha ricordato che esiste lo strumento dei contratti di solidarietà, il «lavorare meno per lavorare tutti» che potrebbe scongiurare una nuova infornata di esuberi. «Abbiamo ribadito la disponibilità a mettere in campo risorse, in cambio però vogliamo garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro», ha spiegato Angelo Ciocca (Lega Nord) presidente della Commissione regionale Attività produttive. Con lui c’erano Mario Barboni (Pd), Carlo Malvezzi (Ncd), Donatella Martinazzoli (Ln), Stefano Buffagni (M5S) e Dario Violi (M5S).

«IL NOSTRO è un impegno trasversale alle forze politiche e lontano dalla campagna elettorale. Vogliamo contribuire a salvare aziende come la Star, intervenire prima che sia troppo tardi». I consiglieri regionali hanno messo sul piatto due possibilità di sostegno: da un lato i contratti di solidarietà, dall’altro la legge sulla competitività approvata dal Pirellone a febbraio che include una serie di incentivi, tra cui la riduzione del carico fiscale e dei costi per l’energia. La delegazione non ha visionato un vero e proprio piano industriale, ma la dirigenza spagnola ha comunque sciorinato alcuni numeri significativi: «L’amministratore delegato ha detto di voler restare in Italia utilizzando al cento per cento prodotti italiani. Hanno un utile di 50milioni di euro e sostengono che un terzo del fatturato complessivo provenga dal mercato italiano, che per loro rimane strategico», aggiunge Barboni.

AL VERTICE ha partecipato anche il sindaco Ezio Colombo: «Ho ribadito che l’area in questione resterà a vocazione industriale. Certo fa impressione vederla così vuota, soprattutto dopo il trasloco della parte amministrativa. I proprietari non hanno mai detto di volersene andare, purtroppo la diminuzione delle maestranze continua a essere un dato incontrovertibile e preoccupante». 

Il sindacato convoca i lavoratori: passaggio cruciale
di Marco Dozio da il Giorno
— AGRATE —
I SINDACATI sospendono il giudizio sul vertice di ieri. All’incontro con i capi spagnoli erano presenti anche i referenti provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, rispettivamente Matteo Casiraghi, Vincenzo Nisi e Paolo Castiglioni. Nei prossimi giorni sarà convocata un’assemblea con i lavoratori: «Dobbiamo ragionare attentamente su quanto emerso dal faccia a faccia, settimana prossima comunicheremo la nostra posizione ufficiale».
In serata arriva la dichiarazione di Matteo Melchiorri, direttore risorse umane: «Siamo grati alla Commissione per averci portato la disponibilità di Regione Lombardia a sostenere i piani per il rafforzamento della nostra presenza sui mercati. Da parte nostra abbiamo ribadito la centralità dello stabilimento di Agrate nel sistema produttivo del Gruppo Gallina Blanca Star, confermando l’impegno al suo ammodernamento con investimenti che ne assicurino l’efficienza nel lungo periodo». Resta il nodo sull’utilizzo di una struttura ora sovradimensionata: in un’area di 220mila metri quadri alle porte dell’autostrada lavorano circa 200 persone di cui 170 operai. Quando negli anni d’oro via Matteotti era un formicaio con 3.800 dipendenti. Per la precisione nel 1948, l’anno in cui l’imprenditore muggiorese Regolo Fossati e il figlio Danilo fondarono questa realtà rimasta a conduzione familiare fino al 2006. Da lì in poi la storia è cambiata con l’ingresso dei catalani di Gallina Blanca, multinazionale dell’agroalimentare presente in quattro continenti. Nel frattempo parte della produzione è finita all’estero, in Polonia o in Spagna, dove si preparano per esempio le minestre in busta. Agrate sforna ancora ragù, pesto, brodi, paste, risotti pronti, infusi e il mitico dado che ha fatto la fortuna dell’azienda negli anni del boom economico. Fanno parte del gruppo anche i marchi Pummarò, Sogni d’oro, Mare Aperto, Olita e Gran Ragù. Mentre per alcuni mercati esteri, come per esempio quello olandese, molti prodotti vengono commercializzati con il brand Grand’Italia. 

Agrate Brianza - Stm non accetta il cambio di 17 lavoratori ex Micron

di Marco Dozio da il Giorno del 24/07

PRIMI intoppi per l’attuazione dell’accordo sugli esuberi di Micron, la multinazionale americana che nel 2010 ha rilevato il settore delle memorie da StMicroelectronics. L’intesa siglata in aprile al Ministero prevedeva il passaggio di 170 lavoratori da Micron alla vecchia casa madre StM, unica strada per attenuare l’ondata di licenziamenti che si stava profilando. Il punto è che 17 dipendenti hanno rifiutato l’offerta, trovando nuove soluzioni occupazionali.
Dunque il sindacato ha chiesto al colosso franco-italiano di avviare la procedura per assorbire altre 17 persone tra le 47 rimaste in esubero a Micron. Richiesta rispedita al mittente. «StM sostiene che non ci sia corrispondenza tra i profili professionali, ma è inaccettabile una lettura formalistica degli impegni assunti quando è in gioco il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Oltretutto riteniamo che questo sia un falso problema, pensiamo al contrario che esista una corrispondenza professionale tra le 17 nuove offerte e le 47 posizioni ancora in esubero», spiega Nicola Alberta, segretario generale della Fim Cisl Lombardia, lanciando un appello al Ministero dello Sviluppo Economico: «Deve intervenire nei confronti di StM, nella quale tra l’altro il Ministero delle Finanze ha una partecipazione di controllo, affinchè si proceda con tutte le assunzioni previste». Mentre Michele Solimando, delegato Rsu della Fiom Cgil, ricorda come nella sede agratese di StM abbiamo ricominciato a lavorare solo una ventina di ex dipendenti Micron: «L’azienda non vuole integrare altre 17 persone nonostante l’accordo sui numeri complessivi fosse chiaro e parlasse di 170 posizioni da salvaguardare».

LA MEDIAZIONE, frutto di una lunga trattativa conclusa in primavera, prevedeva la drastica riduzione dei licenziamenti in Micron (da 419 a 47) attraverso alcune ricollocazioni interne e la cessione di personale alla StM.

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