cristello

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Muggiò - Pena scontata, Saverio Lo Mastro torna libero. “Da buon calabrese sono stato zitto”

13/11/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Per un decennio Saverio Lo Mastro, calabrese di Vibo Valentia, è stato protagonista della cronaca giudiziaria brianzola. Il 26 ottobre è tornato libero. “Da buon calabrese mi sono fatto la galera e sono stato zitto– dice a Infonodo - Ho pagato il mio debito con la giustizia e ricomincio a vivere. Non resterò in Italia, mi trasferirò in Germania”. Il figlio ha chiesto di dare notizia del fine pena del padre. “Purtroppo solo noi familiari sappiamo cosa abbiamo attraversato in questi lunghi anni. Sarebbe bello se oggi mio padre potesse riacquistare la stima e la fiducia della gente, anche se chi lo ha conosciuto veramente non ha mai perso fiducia in lui”.
Socio di Rocco Cristello – ucciso nel marzo 2008 a Verano Brianza -, frequentatore del Giardino degli Ulivi a Carate, luogo dove la “locale” 'ndranghetista teneva i summit e dove furono rinvenute armi, a maggio 2006 era diventato amministratore della Tornado Gest che ha realizzato a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto il multiplex a 15 schermi con spazi commerciali affittati ai cinesi. La società é stata dichiarata fallita con un passivo di 53 milioni di euro e nessuno si è comperato l'immobile il cui valore da 30 milioni è sceso fino a 3,2. Lo “scatolone”, da anni in abbandono, depredato degli arredi e circondato da montagne di rifiuti, è un simbolo del degrado della Brianza selvaggiamente cementificata.

La giustizia aveva condannato Saverio Lo Mastro ad una pena di 12 anni e 8 mesi. Accusato di due bancarotte: quella della Lo Mastro Costruzioni, 4 anni e di Tornado Gest, 4 anni patteggiati; porto abusivo d'arma, estorsione e incendio doloso (Operazione Infinity): 2 anni e 6 mesi; truffa ai danni di società telefoniche: 1 anno e 9 mesi.
Ha avuto uno sconto di pena: 2 anni grazie all'articolo 81 del codice penale per la continuità delle bancarotte ed altri 5 mesi gli sono stati tolti. Durante il processo é caduta l'accusa di incendio doloso alla Beton Team di Nova Milanese, scagionato in aula dalla titolare Giovanna Laggia. E' stato invece assolto dall'accusa di riciclaggio per Tornado Gest.

Tradotto nel carcere di Monza il 23 aprile 2009 su mandato del Gip Giovanni Gerosa, assieme ad Aldina Stagnati, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano, a capodanno 2012, mentre si trovava ai domiciliari a Vibo Valentia, su ordinanza del Tribunale di Monza, torna in carcere con l'accusa di estorsione, truffa alla società telefonica Telecom e bancarotta. Deve scontare 5 anni e 6 mesi. Dalla casa circondariale di Vibo Valentia lo trasferiscono a Giarre e poi a Catania dove resta 2 anni. Quindi a Monza dal 2013, viene riarrestato nel 2015 per una lettera datata 13 agosto 2008 della società Hipponion con firma aprocrifa dell'amministratore Antonio Bartone fatta pervenire ai curatori di Tornado Gest assieme ad una cambiale da 10milioni con tre girate – entrambe di Saverio Lo Mastro - da Hipponion a Sef a Tornado Gest su cui erano state applicate marche da bollo da euro 15,49 false e un timbro postale (di Muggiò) falso.

I bolli li avevamo acquistati in una tabaccheria di Seregno. Con me c'era Giovanni Stagnati (genero di Zaccaria – ndr) – si giustifica – le cambiali sono state tutte compilate nell'ufficio di Felice Vittorio Zaccaria in via Sondrio a Muggiò”.

Quando con ritardo rispetto alla data fissata per l'ammissione al credito ricevemmo la lettera della Hipponion e fotocopia della cambiale da 10 milioni, accertato che non era stata assolta l'imposta, informammo subito la Procura che attraverso la Polizia scientifica stabilì che i bolli erano falsi”, dichiarò in udienza Emanuele Gentili, uno dei curatori di Tornado Gest.

Il funzionario della Polizia scientifica confermò che i bolli e uno dei timbri d'annullo (ufficio postale di Muggiò) erano falsi. Regolare invece il timbro dell'ufficio postale di Nova Milanese.
Su tutte le vicende che mi hanno visto coinvolto ci ho messo una pietra sopra – dice Lo Mastro -. Ho fatto il carcere e da calabrese sono stato zitto. In merito alla vicenda del Magic Movie dico solo che Zaccaria mi ha ceduto una società piena di debiti: 37 milioni per l'esattezza. E la cessione è avvenuta con un documento che non aveva valore in quanto non portava né data né luogo. Mi ha venduto fuffa...”.
Chiediamo a Lo Mastro di fare un passo indietro e ricordare i suoi contatti con Zaccaria. “Sono geometra, lavoravo con la ICI di Marco Impari, fu lui a presentarmi Stefano Firmano ed è così che iniziai a lavorare al Magic Movie e al condominio Delle Grazie che dovevano essere completati dal momento che Zaccaria aveva estromesso la società Coel. Sono stato io a periziare gli appartamenti del complesso Delle Grazie per ottenere il prestito da Mediocredito e completare così i lavori del Magic Movie”.

Ci racconta del suo rapporto con Rocco Cristello?
Aveva affittato lo spazio per l'apertura di un bar dentro il Magic Movie. Rocco conosceva Zaccaria e gli faceva da autista....”.

Lei però con Cristello dette vita alla Valedil, inserendo come socio anche il figlio di Zaccaria, Andrea Simone e sempre con Cristello e Firmano rilevò la società Residence Pusiano...Zaccaria in aula, su richiesta del presidente Giuseppe Airò, rese questa dichiarazione: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto furti, intimidazioni e schiaffi. Quando mio figlio Simone ricevette un sms con queste parole: 'Stai attento a tua figlia' mi ha detto, diamogli tutto altrimenti ci ammazzano. E' per questo che gli abbiamo ceduto per niente Tornado Gest”.

Non commento quanto detto da Zaccaria. In quanto a Tornado Gest ribadisco: Zaccaria ci ha venduto fuffa. Con Cristello eravamo amici, abbiamo dato vita alla squadra di calcio dilettanti che ha vinto un torneo serale nel comasco. La Residence Pusiano era di Stefano Firmano (condannato con patteggiamento a 3 anni per il fallimento di Tornado Gest - ndr), ci cedette delle quote ma è sempre stata inattiva”.

Dicembre 2008 aveva promesso: “Se fallisco, io Saverio Lo Mastro, giuro che trascinerò con me tutti quanti. Farò un tornado”.
Peccato che dopo aver patteggiato la pena di 4 anni ha sempre tenuto la bocca chiusa. Da buon calabrese.

Come Felice Vittorio Zaccaria, Stefano Firmano, Rocco Cristello: raggiunto da 20 proiettili calibro 9.
Cristello era ai domiciliari. Sarebbe presto tornato libero.
Poche ore dopo l'uccisione dell'amico e socio Saverio Lo Mastro, era in banca. Lo chiamammo al cellulare.
Disse di non sapere dell'agguato e ipotizzò: “I killer hanno sbagliato persona. Rocco non era persona che poteva fare cattiverie o un torto da meritarsi una morte così. Io non ho paura. Nelle nostre società non c'é stato nulla d'illecito. Io e Rocco non abbiamo fatto cose illecite. Tenevamo e teniamo famiglia”.

'Ndrangheta a Seregno. I nomi degli arrestati e delle persone indagate nell'inchiesta della Procura di Milano

Pubblichiamo l'elenco delle persone, considerate o facenti parte o vicine al clan Cristello, per le quali la Procura di Milano ha richiesto l'arresto, concesso dal GIP per nove di questi. Fra parentesi i nomi dele persone effettivamente arrestate dai carabinieri questa mattina.
Fra questi spiccano i nomi di Domenica, Emanuele e Simone Cristello, di Valeriano Siragusa titolare di un bar in Corso del Popolo, davanti alla Basilica e cugino del boss Rocco Cristello, assassinato nel settembre del 2008 a Verano Brianza, del cugino dello stesso Siragusa, Zibra Matteo titolare di una sala giochi a San Carlo, frazione di Seregno.

1. Battipaglia Olga nata  a Maratea l’11/02/1971 residente a Desio

2. Berlingeri Roberto nato a Palmi il 09/10/1972 residente a Seregno

3. Berlingeri Dylan nato a Carate Brianza il 20/07/19995 residente a Desio (ARRESTATO)

4. Brambilla Sara nata a Giussano il 24/02/1995 residente a Seregno

5. Caldirola Igor nato a Giussano il 26/01/1995 residente a Seregno

6. Capasso Generoso detto Genny, nato a Milano il 25/02/1972 residente a Nova Milanese (ARRESTATO)

7. Carbone Andrea nato a Seregno il 03/04/1984 residente a Seregno

8. Cristello Domenica detta MImma, nata a milano il 18/12/1965 residente a Mariano Comense (ARRESTATA)

9. Cristello Emanuele detto Lele o Lello, nato a Giussano il 16/12/1995 residente a Seregno (ARRESTATO)

10. Cristello Simone nato a Giussano il 24/02/1994 residente a Seregno (ARRESTATO)

11. Grassi Marta Giulia, nata a Carate Brianza il 21/06/1991 residente a Mariano Comense

12. Gurnari Daniele Carmelo nato a Milano il 09/05/1978 residente a Cusano Milanino

13. La Vecchia Antonino detto Trivella nato a Mariano Comense  il 30/11/1976 residente a Seregno

14. Lo Maglio Giuseppe nato a Piazza Armerina il 30/09/1960 residente a Seregno

15. Lombardo Cristian nato a Seregno il 22/11/1995 residente a Seregno (ARRESTATO)

16. Nobili Jessica nata a Mariano Comense residente a Cesano Maderno

17. Potenza Maurizio nato a Seregno, residente a Seregno

18. Siragusa Valeriano detto Valerio nato a Seregno, residente a Seregno (cugino di Rocco Cristello assassinato a Verano Brianza il 27/09/2008) (ARRESTATO)

19. Spotti Marco nato a Segrate, residente a Seregno 

20. Touré nato in Senegal residente a Meda

21. Zibra Matteo nato a Seregno e residente a Mariano Comense (cugino di Siragusa Valeriano) (ARRESTATO)

22. Zibra Stefano nato a Giussano residente a Mariano Comense (ARRESTATO)

Muggiò - Fallimento del Magic Movie. Tornano in Tribunale Lo Mastro, Zaccaria e Firmano

di Pier Attilio Trivulzio

Esattamente dieci anni fa di questi tempo il multiplex pomposamente battezzato Magic Movie Park spegneva i 15 schermi e al piano -5 dello “scatolone” costruito dentro al parco del Grugnotorto arrivarono i commercianti cinesi. Portati da Song Zhicai e Patrizio Coppola che nello studio del notaio Luciano Quaggia avevano dato vita alla società “Cinamercato srl”. Song Zhicai possedeva un grande, fatiscente centro commerciale dietro la stazione ferroviaria di Napoli. Voleva affittare il Magic Movie; ma Felice Vittorio Zaccaria – procuratore di Tornado Gest - gli disse che no, l'immobile – inaugurato da soli sei mesi e che mai aveva acceso tutti gli schermi – era in vendita.

Il cinese versò 2,2milioni di euro e da quel momento fu costretto a fare i conti con Saverio Lo Mastro e Rocco Cristello che da un anno con la società Valedil (di Lo Mastro, Cristello e Andrea Simone Zaccaria), erano subentrati alla Coel per completare i lavori del multiplex. Dentro il Magic Movie Park aveva già messo radici la n'drangheta. Il padre di Cristello era andato anche lui dal notaio Quaggia per costituire “Cinamercato a Milano srl”, successivamente trasformata in “New Las Vegas srl”.

Felice Vittorio Zaccaria, padre di Andrea Simone, aveva fissato a 40milioni il prezzo dell'immobile. Prese un pacco di cambiali firmate da Rocco Cristello, girate ai fornitori che avevano lavorato per erigere il multiplex, finite tutte in protesto e per qualche mese gli affitti dei commercianti cinesi. Poi gli schiaffi. Le quote di Tornado Gest in mano alla Sef della famiglia Firmano passarono a Saverio Lo Mastro che nel maggio 2006 ne divenne amministratore.

Gennaio 2007 il Tribunale di Monza dichiara il fallimento di Tornado Gest.

Il processo con Italo Ghitti che legge la sua ultima sentenza prima di lasciare Monza per trasferirsi al Tribunale di Piacenza condanna Felice Vittorio Zaccaria 5 anni e la moglie, Aldina Stagnati, a 4 anni. Davanti al Gip Claudio Tranquillo Saverio Lo Mastro aveva patteggiato 4 anni, Stefano Firmano 3 anni.

Ora, sempre per il fallimento di Tornado Gest il Collegio 2 composto da Airò, Barbara e Sechi sta processando l'ex direttore di Banca Intesa di Cinisello Balsamo Giancarlo Garavaglia (difeso dall'avvocato Giuseppe Pezzotta) e Angelo Bartone, amministratore della società Hipponion (difensori avv.i Valaguzza e Maria Traverso).
Martedì 30 giugno a testimoniare il collegio ha chiamato Saverio Lo Mastro, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano.

Lo Mastro che ha patteggiato 4 anni per Tornado Gest, nell'aprile 2009 ha accumulato un'altra condanna a 4 anni per bancarotta fraudolenta per distrazione della “Lo Mastro Costruzioni” fallita nel 2003, deve rispondere di truffa a società telefoniche ed era stato arrestato nel gennaio 2012 a Vibo Valentia su ordine della Procura di Monza, adessso si trova – incredibile ma vero - ai domiciliari a Nova Milanese presso l'abitazione del fratello e potrà raggiungere il Tribunale di Monza senza l'accompagnamento dei carabinieri!

Nel corso dell'ultima udienza il maresciallo Antonio Carotenuto della Guardia di finanza di Monza, su domande del pubblico ministero Donata Costa ha ricostruito la genesi dell'indagine partita da una ipotesi di bancarotta e sviluppatasi poi nella triangolazione Tornado Gest-Sef-Coel per recuperare quel finanziamento soci, rivelatosi fittizio, che Mediocredito aveva richiesto per erogare 18 milioni di euro (17,5 versati) necessari per la costruzione del multiplex di Muggiò sul terreno acquistato da Zaccaria per 1,6 miliardi di lire.

L'arrivo della Valedil di Lo Mastro Cristello è stata la chiave di volta per gestire il riciclaggio di soldi della n'drangheta”, ha spiegato il teste ricordando il lavoro di monitoraggio effettuato al “Giardino degli Ulivi” di Carate.

Il Giardino era di fatto il centro della n'drina che Rocco Cristello si era creato. E' qui che avvenivano i summit, da noi seguiti grazie all'installazione di telecamere e cimici per captare le conversazioni. Dopo l'arresto l'8 luglio 2006 e alcuni mesi di carcere a Monza, Cristello era stato dimesso in regime di semilibertà e affidato durante il giorno al Giardino degli Ulivi”.

E' al “Giardino degli Ulivi”, gestito da Tommaso Calello, che Lo Mastro, Antonio Stagno, Antonino Belnome, Salvatore Strangio e Andrea Pavone s'incontravano; all'indomani dell'uccisione di Rocco Cristello (27 marzo 2008) davanti alla sua villetta di Verano Brianza la perquisizione del “Giardino” porta a scoprire, sotterrato, un vero e proprio arsenale d'armi.

Riferisce anche dell'attività tecnica svolta nel novembre 2007 nei confronti di Giancarlo Garavaglia . “L'attività è durata poco. Garavaglia non era più dipendente di Banca Intesa, si occupava di tre società, che operavano nel settore immobiliare. Unici elementi di rilievo le conversazioni con Marika Vassalli (vice direttrice ex collega, anch'essa poi dimessasi dalla banca – ndr) durante le quali parlano di Tornado Gest, di Coel e della società Delle Grazie. Garavaglia cercava la documentazione. Che è sta stata da noi trovata ed acquisita presso la sua abitazione e le società che fanno riferimento a lui”.

Donata Costa, che sostiene la pubblica accusa, chiede al maresciallo Carotenuto di spiegare il ruolo di Angelo Bartone. “Era titolare di una società che si occupava di movimento terra, nel 2006 era stato nominato amministratore unico della Hipponion srl, carica passata l'anno dopo a Saverio Lo Mastro nato a Vibo Valentia”. “Hipponion è l'antico nome della località che dal 1932 ha avuto la denominazione latina di Vibo Valentia”, chiosa il presidente Giuseppe Airò.

Tornado Gest ha accumulato un passivo di 52milioni di euro”, esordisce Emanuele Gentili, uno dei curatori nominati dal Tribunale che hanno fatto un lavoro certosino di controllo dei conti, spesso ritrovandosi con documenti mancanti. “Sull'immobile c'è un credito ipotecario di 18 milioni generato da un contratto del 2003 che prevedeva un'ipoteca sul terreno. Il Comune di Muggiò è tra i creditori privilegiati. La Cassazione è stata chiara in merito. Finanziamento soci? Tornado Gest aveva un socio unico: la Sef che non aveva nulla e non era in grado finanziare. Mediocredito però aveva posto una precisa clausola: aveva chiesto ai soci il finanziamento di 10milioni. Dalle verifiche è risultato che esisteva una vera e propria triangolazione: c'era interrelazione tra Tornado Gest, Sef e il fornitore Coel. In più occasioni Tornado Gest faceva affluire risorse proprie come pagamento fatture pagate con Riba e bonifico. Abbiamo scoperto estratti conti non veritieri di Banca Intesa filiale di Cinisello dove direttore era Garavaglia e Tornado Gest, Sef e Coel avevano i loro conti”.

Il pm chiede a quanto ammonti il passivo della Hipponion. La risposta è: “Stranamente Hipponinon non è fallita”, risponde Ester Palermo che con Emanuele Gentili e Maurizio Oggioni ha avuto l'incarico dal Tribunale. E racconta di quell'incredibile falso ordito da Saverio Lo Mastro per entrare nel fallimento con una falsa cambiale da 10milioni di euro.
Avremmo ammesso la Sef al chirografaro per 9.936.535 euro e però non essendoci il documento originale e la fideiussione bancaria l'avevamo ammessa al chirografo postergato per 7.800.000 euro. Il 5 maggio 2008 Hipponion s'insinua nel fallimento vantando un credito di 10 milioni. Abbiamo chiesto la cambiale originale e l'abbiamo chiusa in cassaforte. Emerge che il 18 maggio 2006 Lo Mastro acquista il 100% delle quote Sef e amministra Tornado Gest. Ci siamo rivolti alla Guardia di finanza per capire quale rapporto causale c'era tra Hipponion e Sef. Ci arriva una lettera firmata da Angelo Bartone, non sottoscritta da Saverio Lo Mastro, nella quale si dice “che il titolo cambiario è a totale ristoro delle cifre elargite”e che “Hipponion riceve il titolo cambiario di 10 milioni da Tornado Gest che era presso Sef”.

Ad un attento esame della Gdf la lettera firmata da Bartone presenta il timbro della posta di Muggiò contraffatto. “Per quale motivo Hipponion attende oltre i termini per insinuarsi nel fallimento? Ci siamo posti la domanda ben sapendo che Hipponion non aveva rapporti di lavoro con Tornado Gest e quindi abbiamo interessato il giudice delegato affinché venisse verificato il titolo che, stranamente, non aveva assolta l'imposta di bollo. Il risultato: la cambiale era una fotocopia! In seguito è saltato fuori l'originale che comunque non era titolo esecutivo non essendo stata pagata l'imposta di bollo. Nè Sef né Hipponion sono state poi ammesse al passivo” testimonia Emanuele Gentili.
Guido Zambetti si è occupato del fallimento della società Coel. Depone in aula.
Coel è fallita il 9 novembre 2006, un anno prima di Tornado Gest lasciando un passivo di 38milioni. L'amministratrice Paola Baitieri e Giovanni Bono hanno patteggiato mentre Carlo Alberto Longo ha avuto la pena di 3 anni e 6 mesi (a cui si è aggiunta quella per la vicenda Blu Call -ndr) che la Corte di Cassazione ha confermato. Di fatto Coel grazie al gioco delle doppie Riba ha finanziato il socio Sef Tornado Gest per 10.129.000 euro che in realtà erano 5.022.000. E non ha pagato 2milioni di euro di lavori fatti nel multiplex e con altre società di Felice Vittorio Zaccaria. Acquario Gest, Palazzo dei Conti Taccona e Delle Grazie”.

Chiede Donata Costa se c'erano anomalie nei pagamenti anche in altre società di Zaccaria. Risposta: “Sì, in Acquario Gest. Che aveva un consulente mai identificato”. Il legale di Garavaglia chiede: “Questo consulente poteva essere Gerosa?”. “No. Il soggetto che io ho incontrato appena insediato nel fallimento presente Giuseppe Bono non era Gerosa. Era persona che aveva forti aderenze con le banche ed aveva costruito un complesso immobiliare a San Govanni Bianco mai completato e da anni abbandonato”.

Si scopre poi che questo factotum è Maurizio Cerea, già chiamato a deporre nel fallimento con Tornado Gest dal pubblico ministero Giordano Baggio.

Concordi i curatori e il consulente della Procura col presidente Giuseppe Airò che chiede: “A vostro giudizio questa operazione del multiplex di Muggiò non doveva proprio partire perchè non c'era nulla di imprenditoriale in questa operazione”. “” è la lapidaria risposta.

Tornado Gest non aveva mai costruito prima, non aveva soldi. Zaccaria non aveva ancora firmato la convenzione con il Comune, non c'era la strada per raggiungere l'immobile. Una costruzione nel nulla”.

Nella foto Saverio Lo Mastro

Processo Ulisse - Condannato il terzetto della droga. I Cristello ed Elia

di Stefania Totaro da il Giorno

DOPO GLI ERGASTOLI confermati in appello per gli omicidi di ’ndrangheta, condanne ancora più pesanti di quelle richieste dalla pubblica accusa per droga. Il Tribunale di Monza ha inflitto 27 anni e mezzo di reclusione a Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo della Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola nel novembre del 2008 a Verano Brianza), 19 anni e mezzo a Francesco Elia e 17 anni di reclusione a Francesco Cristello. Il terzetto, detenuto in carcere dopo le condanne all’ergastolo appena confermate anche in appello per gli omicidi di alcuni personaggi di ’ndrangheta in Lombardia, era imputato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e accusato a vario titolo di vari episodi di cessione di cocaina e di una partita di droga da 10 chilogrammi di cui però si parla soltanto in alcune intercettazioni telefoniche. Per loro aveva chiesto condanne da 25 anni a 12 anni e 9 mesi di reclusione il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Cecilia Vassena, lo stesso che ha coordinato l’inchiesta «Ulisse» per associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, reati aggravati dalle finalità mafiose, per cui nel settembre 2012 vennero eseguiti 37 arresti e i cui processi si stanno invece svolgendo al Tribunale di Milano. Le accuse relative alla droga che vedono imputati i due Cristello ed Elia sono state invece ritenute non connesse a quel procedimento e per questo il processo è celebrato al Tribunale di Monza.

NELL’OPERAZIONE «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta «Infinito» sulla ’ndrangheta in Brianza e Lombardia e scaturita anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno addirittura anche scoperto un bunker come quelli usati in Calabria e che veniva utilizzato dalle cosche che operano in Lombardia per nascondere latitanti, armi e droga. Accuse negate dagli imputati e dai rispettivi difensori, che ne avevano chiesto l’assoluzione e ricorreranno in appello.
stefania.totaro@ilgiorno.net

Brianza - Processo Infinito. Spietati e capaci di tutto i sicari della 'ndrangheta

di Dario Crippa da il Giorno

IN 13 SI SON VISTI riconfermare la condanna all’ergastolo ricevuta in primo grado. Avevano preso parte, a detta degli inquirenti (e di due super pentiti), a tre omicidi che avevano insanguinato la Brianza fra il 2008 e il 2009.
Carmelo Novella, il boss dei boss della ’ndrangheta in Lombardia, era stato «licenziato» - diceva un mafioso in un’intercettazione - il 14 luglio 2008 in un bar di Vittore Olona, nel Legnanese. Voleva fare la secessione, affrancando l’organizzazione criminale più potente d’Italia dalla casa madre calabrese. Lo punirono con un commando armato composto da Antonino Belnome, «enfant prodige» della ’ndrangheta brianzola, e Michael Panajia.
Antonio Tedesco detto l’Americano, punito per questioni di donne, era stato trovato sepolto sotto la calce in una maneggio di Bregnano, nel Comasco. Per ucciderlo, il 27 aprile 2009, avevano inscenato una finta cerimonia di affiliazione.
Rocco Stagno invece, ex capo della locale di Seregno, era stato ammazzato come ritorsione per l’esecuzione, avvenuta due anni prima a Verano Brianza, del rivale Rocco Cristello. Il 29 marzo 2010 lo avevano portato in una porcilaia di Bernate Ticino e lo avevano fatto fuori, dandolo poi in pasto ai maiali. I suoi resti non sono mai stati trovati.

NON A TUTTI è andata malissimo al processo celebrato davanti alla prima Corte d’Assise d’appello di Milano. I giudici hanno infatti ridotto alcune condanne. Domenico Tedesco e Maurizio Napoli si sono visti ridurre la condanna dall’ergastolo a 30 anni. Pena ridotta - e non è dettaglio da poco - anche per Michael Panajia. Era stato lui, dopo il suo ex capo Antonino Belnome, a squarciare il velo su «18 anni di ’ndrangheta», come aveva scritto ai magistrati. E aveva confessato non solo la propria partecipazione all’uccisione di Novella, ma anche quella ad altri due delitti in Calabria. I giudici di primo grado avevano però ritenuto «insincera la sua confessione». L’avvocato Francesco Provenzano si era battuto perché fosse riconosciuta la sua volontà collaborativa, che aveva consentito di aprire altri processi in Calabria. Lo stesso pm milanese Cecilia Vassena aveva chiesto che gli fosse riconosciuta l’attenuante della collaborazione: e così è andata, visto che la condanna per lui è scesa da 23 a 19 anni. I giudici hanno confermato anche il risarcimento complessivo di 200mila euro a favore dei Comuni di Giussano e Seregno, parti civili.

Brianza - 'Ndrangheta, Operazione Ulisse. Traffico di droga, chieste pene fino a 25 anni

di Stefania Totaro da il Giorno del 08/03

RICHIESTE di condanna pesanti per gli imputati dell’operazione «Ulisse», un altro filone nato dall’inchiesta «Infinito».

Ieri nella sua requisitoria al processo al Tribunale di Monza il pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Cecilia Vassena ha chiesto la condanna a 25 anni di reclusione per Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo della Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola nel novembre del 2009 a Verano Brianza), la condanna a 13 anni e 9 mesi di reclusione per Francesco Cristello e la condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione per Francesco Elia. Il terzetto è imputato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e accusato a vario titolo di vari episodi di cessione di cocaina e di una partita di droga da 10 chilogrammi di cui però si parla soltanto in alcune intercettazioni telefoniche. Accuse negate dagli imputati, ancora detenuti in carcere, e dai rispettivi difensori, che ieri ne hanno chiesto l’assoluzione. La sentenza del collegio di giudici del Tribunale di Monza presieduto da Silvia Pansini è prevista per l’8 maggio prossimo. A rappresentare l’accusa al dibattimento è lo stesso pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha coordinato l’inchiesta «Ulisse» per associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, reati aggravati dalle finalità mafiose, per cui nel settembre 2012 vennero eseguiti 37 arresti e i cui processi si stanno invece svolgendo al Tribunale di Milano. Le accuse relative alla droga che vedono imputati i due Cristello ed Elia sono stati invece ritenuti non connessi a quel procedimento e per questo il processo è celebrato al Tribunale di Monza. Un processo che, proprio per la modifica del collegio giudicante a causa del cambio di mansioni di uno dei giudici, è dovuto ricominciare daccapo perché i difensori degli imputati si sono opposti a riassumere l’istruttoria già svolta.

Nell’operazione denominata «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta «Infinito» e scaturita anche dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno addirittura anche scoperto un bunker come quelli usati in Calabria e che veniva utilizzato dalle cosche che operano in Lombardia per nascondere latitanti, armi e droga.

Seregno - I rapporti del ragioniere gambizzato con Fabrizio Brusadelli, l'uomo dei Cristello nella Perego Strade

di k.ts.

Seregno - I colpi di pistola che hanno gambizzato lunedì mattina Fabio Premi, ragioniere erbese, sono risuonati in città e sono stati interpretati dall’opinione pubblica come il segnale di una criminalità organizzata che non smette di far sentire la sua voce a quasi due anni dall’omicidio rimasto ancora irrisolto di Paolo Vivacqua, il rottamaio di Ravanusa, freddato nella mattina del 14 novembre 2011 nel suo ufficio di Desio.

Le carte sequestrate nell’ufficio di Vivacqua portarono alle inchieste sull’urbanistica di Carate Brianza (la costruzione del Bricoman) e su quella di Seregno, ancora in corso, ma non riuscirono a dare un volto al suo assassino.

A Fabio Premi le cose sono andate meglio, lui ha ancora la possibilità di collaborare con le autorità e dare un volto al suo attentatore.

Indipendetemente da chi sia la persona che ha sparato a Premi e dal movente che lo ha mosso, indipendentemente dal fatto che abbia agito da solo o in associazione con altri, le analogie tra l’omicidio Vivacqua e il ferimento di Premi si possono trovare non solo nella coincidenza della sparatoria ai danni di entrambi in una fredda mattina di novembre.

Sia Fabio Premi sia Paolo Vivacqua hanno avuto, infatti, problemi con la giustizia in particolare per reati finanziari: false fatturazioni per operazioni inesistenti.
Il primo condannato in via definitiva, il secondo sotto processo nel momento in cui fu ucciso.

Paolo Vivacqua si occupava del recupero di materiali ferrosi.

Fabio Premi, oltre al suo studio di Giussano di consulenza amministrativa, fiscale e tributaria, al momento, ha una partecipazione azionaria nella BPS srl, società il cui business è la vendita di macchinari per l’industria alimentare.
La società venne acquista da Premi e da un altro socio, un elettricista di Caponago, nel maggio del 2008. La BPS risulta inattiva e negli ultimi due bilanci il valore della produzione è zero.

Le quote della BPS srl riferibili a Fabio Premi sono state sequestate dal Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, il 18 dicembre 2009, la richiesta del sequestro cautelativo era arrivata da Padova e riguardava lavori di termoidraulica non pagati dal Premi; per gli stessi lavori sempre il 18 dicembre 2009 erano state sequestrate le azioni della GAC Immobiliare riferibili a Antonio Cappellini. La Gac Immobiliare ha la sua sede legale in via Pace 6 a Meda e al momento è di proprietà di Giancarlo Nicolini e della MAM srl.

Ricordatevi questi due nomi: Antonio Cappellini e Giancarlo Nicolini, perché li rincontreremo.

Un’altra società in cui al momento compare il ragioniere gambizzato lunedì a Seregno è la Euganea Group srl, la cui attività è la raccolta, il trattamento e lo smaltimento di rifiuti.
La società venne costituita nel 2001 da Fabio Premi e da altri soci e il suo amministratore fu, almeno fino al momento in cui fu coinvolto da guai giudiziari, lo stesso Premi, sostituito nel 2007 nella carica di amministratore da un cittadino tunisino, probabilmente un prestanome che compare anche in una società di un socio termoidraulico di Premi.

Contemporaneamente alla costituzione della Euganea Group srl, Fabio Premi entrava nella Nuova Sipa srl, società ora messa in liquidazione.

La Nuova Sipa srl dal 2007 con sede legale a Bruzzano Zeffirio, provincia di Reggio Calabria, venne costituita a Milano da Giancarlo Nicolini e da Saverio Aloi, commercialista nato a Brancaleone (Reggio Calabria), ma con studio a Cantù.
La società inizia la sua attività nel 1994 nella raccolta e trasporto dei rifiuti tossici, nocivi, speciali e urbani.
Nel febbraio del 1996 Saverio Aloi viene arrestato perché accusato di usura, in un’inchiesta sui cravattari made in Brianza (vedi Usura, in manette un commercialista). Nel maggio del 1996 Aloi cede le sue quote in Nuova Sipa a Fabrizio Brusadelli e ad Antonio Cappellini.

Nel 2001 Fabio Premi rileva parte delle quote di Fabrizio Brusadelli che esce dalla società cedendo le restanti quote in suo possesso ad Antonio Cappellini.
Nel 2003 Fabio Premi esce dalla Nuova Sipa cedendo la sua quota a Giancarlo Nicolini.

Nel 2006 la Nuova Sipa srl viene messa in liquidazione, prima però cede il ramo d’azienda alla Nuova Lario srl.
Quest’ultima società viene costituita nel 2005 presso un notaio di Limbiate dallo studente 25enne, nato a Giussano, ma residente a Lurago D’Erba, Andrea Nicolini e dalla MAM srl con sede legale in via Pace 6 a Meda, la stessa che controlla con Giancarlo Nicolini la GAC Immobiliare di Meda.

La MAM srl (ora holding di partecipazione, ma in precedenza attiva nel settore costruzione impianti per il trattamento rifiuti), socia di maggioranza sia della Nuova Lario srl sia della Gac Immobiliare srl, è controllata per il 5% da il già citato Andrea Nicolini e per il restante 95% dalla svizzera Rubino Sa, costituita tramite la fiduciaria milanese Profida a sua volta controllata dal gruppo lussemburghese CO.MO.I. Group S.A.

La svizzera Rubino Sa acquista il 95% della MAM srl nel 2009 da una fiduciaria, la Brianza Fiduciaria srl, il cui amministratore delegato Federico Di Maio* (vedi sotto assoluzione Di Maio) viene arrestato nel 2007 dalla Procura Antimafia di Reggio Calabria per riciclaggio di valuta estera ( vedi articolo Riciclaggio di valuta estera, tra i 16 arrestati un teramano).
Lo sostiuirà alla guida di Brianza Fiduciaria srl il figlio Andrea Di Maio.

Brianza Fiduciaria vede tra i soci oltre all’ex sindaco di Cesano Maderno Annibale Sivelli e la figlia Cristina Sivelli, anche Franco Riva, l’ex sindaco di Giussano sotto processo per corruzione nell’inchiesta che vede coinvolto Massimo Ponzoni.
In precedenza era socio di Brianza Fiduciaria anche Sergio Cazzaniga, cognato di Franco Riva, commercialista e noto politico cesanese, questo prima di cedere le proprie quote alla società lussemburghese De Vlaminck Sa che controlla ora la maggioranza di Brianza Fiduciaria srl (Nota: la società è finita anche nel mirino di un’inchiesta de il Fatto quotidano vedi: Appalto pc alla Camera. Dietro alla società schermata un ex corruttore di Mani Pulite).

Saverio Aloi, il commercialista di Cantù non rientra più in Nuova Sipa srl , però compare ancora nel 2012 in alcuni documenti della Nuova Lario srl, la società di Albese con Cassano che è succeduta alla Nuova Sipa srl. Segno che i suoi rapporti con Antonio Capellini e con la società non sono terminati nel 1996.
Nel 2011 le cronache giudiziarie tornano a occuparsi di Aloi quando viene rinviato a giudizio per false fatturazioni (vedi Fatture false: sei a giudizio. C’è un commercialista di Cantù).

Riassumendo, abbiamo alcune persone: Fabio Premi, Antonio Cappellini, Giancarlo Nicolini e Saverio Aloi i cui rapporti di lavoro e di affari sembrano continuare per anni, almeno tra il 1994 e il il 2012. A questo gruppo di persone si può aggiungere Fabrizio Brusadelli che acquista le quote della Nuova Sipa srl da Saverio Aloi per poi cederle a Fabio Premi.

Più intensi sono invece i rapporti tra Fabrizio Brusadelli a Antonio Cappellini i cui destini si incrociano oltre che in Nuova Sipa Srl, anche in EcoBresso srl, Eco Idea srl e Global Eco srl.

Brusadelli è stato indagato dalla Dia nell’inchiesta Tenacia sulla Perego Strade, l’azienda di Lecco finita in mano a uomini della ‘ndrangheta calabrese.
Secondo gli inquirenti e come dimostrano le numerose intercettazioni, Brusadelli operava per conto del clan Cristello (locale di Mariano Comense-Seregno) nell’assetto societario del gruppo Perego con azioni detenute attraverso la fiduciaria Comitalia.
L’interesse dei Cristello per la Perego strade sarebbe ruotato anche attorno al trasporto dei rifiuti.

Fabrizio Brusadelli è accertato uomo dei Cristello nel 2008, quando entra per loro conto nella Perego, ha anche rapporti con il defunto Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza nel marzo del 2008.
Era uomo dei Cristello anche sei anni prima, nel dicembre del 2001, quando cedeva le sue quote della Nuova Sipa a Fabio Premi?

Non lo sappiamo, è certo che, se chi ha sparato a Fabio Premi non è un marito geloso o un cliente arrabbiato per una parcella troppo salata, prima di sparare a Seregno ha dovuto chiedere il permesso a chi controlla il territorio, cioè ai Cristello.
Perché la ‘ndrangheta vive di questo anche qui al Nord: di controllo del territorio, di rispetto, di sgarbi, di segnali da interpretare, di uno strano ragioniere non iscritto all’albo dei commercialisti che una mattina di novembre viene gambizzato in centro città.

Dispositivo Sentenza assoluzione Federico Di Maio by infonodo

Monza - Valzer di giudici, il processo «Ulisse» riparte da zero

di Stefania Totaro da il Giorno del 29/09

È RICOMINCIATO daccapo per la modifica del collegio giudicante il processo al Tribunale di Monza per un troncone dell’inchiesta denominata «Ulisse» sulla ’ndrangheta in Brianza che lo scorso settembre portò a 37 arresti.
I giudici avevano già fissato le udienze del processo che vede imputati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo del Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola a Verano Brianza), Francesco Cristello e Francesco Elia, ma il trasferimento di uno dei magistrati all’ufficio dei giudici per le indagini preliminari ha causato la modifica del collegio, un terzetto presieduto da Silvia Pansini. Il processo è ricominciato da zero e ieri i difensori degli imputati hanno presentato le eccezioni preliminari, su cui il Tribunale si pronuncerà il 18 ottobre. Nell’operazione «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta Infinito e scaturita dalle dichiarazioni dei pentiti Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno scoperto un bunker utilizzato dalle cosche attive in Lombardia per nascondere latitanti, armi e droga. Il terzetto è accusato di cessione di cocaina e di una partita di droga da 10 chili di cui però si parla solo in alcune intercettazioni telefoniche. 

Seregno - 'Ndrangheta. I Cristello e gli altri Prima mazzata

di Dario Crippa da il Giorno del 25/07

I NODI vengono al pettine. Il giudice per le indagini preliminari di Milano Simone Luerti, al termine del processo con rito abbreviato, ha inflitto ieri le condanne per dieci imputati. Si tratta soltanto della prima tranche di un’operazione anti-’ndrangheta più grossa, denominata «Ulisse, che era scattata l’11 settembre del 2012 e che aveva portato all’arresto di 37 persone - fra Giussano, Seregno e la Calabria a opera del Ros e della Dda di Milano - accusate a vario titolo di una serie impressionate di reati: associazione per delinquere di stampo mafioso, usura, estorsione, armi.

A portare agli arresti, le rivelazioni di due pentiti, l’ ex boss di Giussano Antonino Belnome e soprattutto il suo vice Michael Panajia, che avevano spiegato come a Giussano e Seregno due «locali» della ’ndrangheta avessero di fatto tentato di risorgere a nuova vita dopo la «strage» di arresti (300 in tutta Italia, una cinquantina solo in Brianza) andata sotto il nome di «Infinito» nel luglio 2010.
Molti dei condannati di ieri sono residenti in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, anche se parecchi dei loro affari si svolgevano in realtà proprio al Nord, in Brianza in particolare.
La pena più pesante - 14 anni di reclusione - è andata a colpire Nicola Nicolaci di Mileto. Subito a seguire Michele Cristello, di San Giovanni di Mileto, condannato a 10 anni: faceva parte dalla locale di Seregno, fratello del capo locale, si occupava secondo l’accusa di droga e di armi. Per lui il pm aveva chiesto 14 anni.

Umberto Cristello dovrà scontare invece 8 anni (11 anni e 4 mesi la richiesta dell’accusa): anche lui ascritto alla locale di Seregno, è il fratello del più noto Rocco Cristello, ex capo della locale, ucciso in un agguato la sera del 27 marzo del 2008 sotto la sua abitazione di Verano Brianza. Si occupava di affari di droga e armi.
Peppino Corigliano di Mileto è stato condannato a 9 anni (12 anni e 8 mesi la richiesta del pm): con la dote di «santa», è stato l’ultimo reggente della locale di Seregno prima dell’«operazione Ulisse». Sei anni e 8 mesi a Salvatore Corigliano di Mileto (sui 10 richiesti). Sei anni e 8 mesi ad Antonio Staropoli (10 la richiesta del pm): Tonino, soprannominato «mungi mungi» e «professore», era un ambulante molto attivo in Brianza. Originario di Mileto ma trapiantato a Cesano Maderno, aveva una piazzola lungo la Valassina dove di giorno vendeva frutta e dolci calabresi e di sera bevande e panini, ma dove soprattutto incontrava altri affiliati della locale di Seregno per smerciare droga o discutere di affari poco leciti. In particolare, Staropoli - in possesso della dote di «sgarro», il primo gradino della ’ndrangheta - era accusato di utilizzare la sua attività di ambulante per nascondere nei furgoni partite di armi destinate alla cosiddetta Faida dei Boschi, che in Calabria aveva portato alla morte di almeno una ventina di persone.

CONDANNATO a 6 anni (su 8 richiesti) Giuseppe Barba di Sorianello, secondo gli inquirenti tuttofare dalla famiglia degli Stagno (ex capi della locale di Seregno, in guerra con i Cristello) per cui custodiva auto rubate, armi e gestiva alcuni night club. Cinque anni e 4 mesi a Francescantonio Mondella di Francica (15 la richiesta), stessa pena a Michele Silvano Mazzeo di Comparni di Mileto (12 la richiesta). Quattro anni più la confisca di tutti i beni a Fortunato Galati di San Giovanni di Mileto (10 la richiesta), cognato del defunto Rocco Cristello e affiliato storico della locale di Seregno, indicato come colluso nel traffico di droga e armi.
Assolto infine Carmelo Cristello detto «U Curtu» di San Giovanni di Mileto, per cui la pubblica accusa aveva chiesto 10 anni di reclusione, fratello del capo locale di Seregno.
dario.crippa@ilgiorno.net

Giussano - Cambia un giudice. Il processo alla ’ndrina va a settembre

di Stefania Totaro da il Giorno

PROCESSO rinviato a settembre perchè forse cambierà il collegio giudicante.
E’ successo ieri al Tribunale di Monza al dibattimento per un troncone dell’inchiesta «Ulisse» sulla ’ndrangheta in Brianza che lo scorso settembre portò a 37 arresti. I giudici avevano già fissato diverse udienze del processo che vede imputati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga Rocco Cristello (cugino dell’omonimo capo del Locale di ’ndrangheta di Giussano trucidato a colpi di pistola a Verano Brianza), Francesco Cristello e Francesco Elia e ieri doveva entrare nel vivo, ma uno dei giudici dovrebbe diventare gip e allora se ne riparla il 27 settembre. Nell’operazione «Ulisse», uno dei filoni nati dopo la valanga di arresti per l’inchiesta «Infinito» e scaturita dalle dichiarazioni dei pentiti Antonino Belnome e Michael Panajia, in Brianza i carabinieri hanno anche scoperto un bunker come quelli usati in Calabria che veniva utilizzato per nascondere latitanti, armi e droga.

Seregno - Rocco Cristello fu ammazzato per contrasti con il cognato

di Stefania Totaro da il Giorno 

UN OMICIDIO tra parenti serpenti.
A svelare il presunto movente dell’esecuzione di Rocco Cristello, il capo del Locale di ’ndrangheta di Seregno trucidato a colpi di pistola la sera del 27 marzo del 2008 davanti alla sua abitazione di Verano Brianza, è il pentito Antonino Belnome, che venne arrestato nel luglio 2010 nell’ambito della maxi-inchiesta «Infinito» contro le infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese in Brianza e che ha deciso di collaborare con la Giustizia facendo luce su una serie di omicidi da ricondurre a contrasti interni tra le cosche Gallace e Novella (Carmelo Novella ucciso il 14 luglio del 2008 all’interno di un bar a San Vittore Olona, Rocco Stagno ammazzato il 29 marzo 2010 a Bernate Ticino dentro una cava e Antonio Tedesco, detto «l’americano», assassinato il 27 aprile 2009 a Bregnano in provincia di Como) che hanno portato a 15 condanne all’ergastolo al processo davanti alla Corte di Assise di Milano.

A FARE RIFERIMENTO anche all’omicidio di Rocco Cristello è proprio la motivazione della sentenza dei giudici milanesi, secondo cui le indagini dei carabinieri della Compagnia di Seregno, poi confermate dalla ricostruzione di Belnome, hanno accertato che dietro l’assassinio del capo del Locale di ’ndrangheta di Seregno c’è un dissidio tra Cristello e il cognato Antonio Stagno. «Gli inquirenti avevano osservato che nell’ultimo periodo prima della sua uccisione Rocco Cristello non operava più in accordo con il cognato Stagno, avendo preso al suo fianco Belnome», che proprio Rocco Cristello aveva voluto alla guida del Locale di Giussano. Circostanze confermate poi dallo stesso Belnome, secondo cui «c’era molta invidia e astio tra i cognati Antonio Stagno e Rocco Cristello».

QUEST’ULTIMO «aveva inizialmente allontanato Antonio Stagno e suo zio Rocco», il 53enne di Varedo zio di Antonio Stagno e a sua volta vittima di «lupara bianca» il 29 marzo del 2010 «e poi era arrivato addirittura ad atti di avvertimento-ritorsione» dopo che Antonio Stagno «aveva posto in essere, all’insaputa di Rocco Cristello, un’estorsione con un compenso di 400.000 euro senza riconoscere niente al cognato». Le dichiarazioni di Belnome sono state però ritenute inattendibili dal Tribunale del Riesame di Milano, che ha annullato l’arresto di Antonio Stagno, Giuseppe Daniele e Giovanni Castagnella per l’omicidio di Rocco Cristello.
stefania.totaro@ilgiorno.net

'Ndrangheta in Lombardia - Al via il dibattimento nato dall'operazione Ulisse

Spari alle saracinesche, droga ed estorsioni
Torna a processo la ’ndrangheta “comasca”. Al via il dibattimento nato dall’operazione “Ulisse”: sei lariani in aula

da il Corriere di Como

«In aula c’era tanta tensione. Del resto più di un detenuto, solo poche ore prima, si era sentito dare la pena dell’e r ga s t o lo » . A parlare è Simone Gatto, avvocato del foro di Como, uno dei tanti legali presenti ieri mattina al processo nato dall’opera - zione “Ulisse”, l’ennesimo colpo inferto dalla magistraturamilanese alle attività delle cosche calabresi in Lombardia. Udienza dove, tanto per cambiare (questa purtroppo non è più una novità), erano molti i comaschi a seguire quanto accadeva da dietro le sbarre. Perché se solo lunedì sera, poco prima delle 22, la Prima corte d’Assise di Milano aveva letto ben 15 condanne all’ergastolo - tra cui sei lariani - in merito all’operazione “Ba gliore” e agli omicidi di ’ndran - gheta perpetrati sul suolo della regione (uno anche a Bregnano in una masseria) ieri al centro della questione è stato posto ciò che la malavita non fa in modo eclatante (ovvero i delitti) ma più velatamente e lontano dai riflettori, ovvero le attività di tutti i giorni che mantengono ricca e rigogliosa l’asso - ciazione con estorsioni e spaccio di droga.

”Ulisse”, come del resto “Bagliore”, nacque dalle dichiarazioni di due pentiti di ’ndrangheta, il lariano Antonino Belnome e Michael Panajia. Le loro rivelazioni servirono non solo a far luce sui delitti che poi hanno portato agli ergastoli di cui abbiamo già parlato, ma anche sulle attività delle locali calabresi attive sul territorio lombardo, di cui tre anche nella nostra provincia a Erba, Canzo e Mariano Comense. Ieri, il processo è stato subito riaggiornato al 26 febbraio per l’incomp atibilità del presidente che già si era pronunciato sul Riesame di più detenuti. Dell’ordinanza di “Ulis - se”, che riportava i nomi di ben 37 persone colpite dalle custodie cautelari, sono solo in nove ad aver scelto di sfidare il giudizio dell’aula in un pubblico dibattimento, mentre tutti gli altri imputati hanno optato per il rito abbreviato e per il conseguente sconto di pena. Tra i primi, anche molti comaschi come Claudio Formica (Mariano Comense, condannato lunedì all’ergastolo), Francesco Elia (Cabiate, condannato all’ergastolo), ma anche Francesco e Rocco Cristello (di Cabiate, ergastolo per entrambi) e i fratelli di Mariano Comense Giovanni e Giuseppe Brenna di 45 e 41 anni. Questi ultimi due non sono ritenuti parte integrante dell’associazione malavitosa - e le precedenti ordinanze non li avevano sfiorati - ma devono rispondere di uno dei tanti episodi di estorsione di cui parlavamo prima, reati che però spiegano più di ogni altra cosa le modalità di azione della piovra e di chi ad essa si affianca. Perché per farsi restituire (senza saldare i debiti) ben 60mila euro di cambiali firmate dai fratelli Brenna, l’associazio - ne non lesinò nulla, neppure una spedizione di gruppo al ristorante del creditore, a Seregno, per poi prenderlo a schiaffi e minacciarlo con un coltello puntato al volto. Chiedendo in più 50mila euro - oltre alle cambiali restituite - per il “disturbo” arrecato.

Questa è la ’ndrangheta, anche in Lombardia e nella provincia di Como. E a processo, tra gli altri, finisce un altro episodio tutto lariano, quello che andò in scena a Inverigo tra il 5 e il 13 luglio 2010. A un imprenditore locale, titolare di diverse immobiliari e socio di un bar del paese, vennero estorti 80mila euro (da più componenti delle locali di Seregno e Giussano) come prima parte di una più ampia richiesta da 200mila euro. Il tutto con un corollario di violenze e minacce tipico delle mafie, dalle telefonate anonime con minacce ai figli agli spari contro la saracinesca del bar. Vicende che ora finiscono al centro del processo che si è aperto ieri mattina a Milano e che è stato riaggiornato alla fine di febbraio.
M. Pv.

'Ndrangheta in Lombardia - Enzo Ciconte: «Dal bar ai condomini, così i clan si infiltrano»

di Gabriele Moroni da il Giorno

ENZO CICONTE è docente di Storia delle organizzazioni criminali all’università di Roma Tre. Studioso e analista della ’ndrangheta, ha pubblicato, fra l’altro, «’Nndrangheta padana», sulle infiltrazioni delle ’ndrine al Nord.
Professor Ciconte, come avviene che la ’ndrangheta controlli, manovri, indirizzi, sposti, voti elettorali?
«C’è un primo reticolo, quello degli affiliati e dei loro familiari. Già questa è una base consistente. A questo si aggiungono i reticoli normali, i rapporti parentali, amicali, di conoscenza che gli uomini della ’ndrangheta hanno con persone che non sono necessariamente legate all’organizzazione. Tu chiedi il voto a me, parente o amico, e io te lo do».
Come si decide una operazione elettorale?
«Il capo del ‘locale’, la più importante struttura sul territorio, lo dice ai suoi. Attenzione a non confondere il ‘locale’ con le ’ndrine. Come è emerso due anni fa dall’operazione ‘Infinito’ in Lombardia, il ‘locale’ è costituto da più ’ndrine, anche venti o trenta. Una forza impressionante. Il capo del ‘locale’ riunisce i suoi, una bevuta al bar, una pizza e la comunicazione di chi si deve sostenere. La ’ndrangheta è l’unica organizzazione mafiosa rimasta al Nord mentre le altre si sono ritirate nelle loro regioni. Si è radicata. Ha fatto nascere qui i suoi figli. Ha voluto comandare. E non si comanda se non si hanno rapporti con la politica. Oggi la ’ndrangheta si muove come un vero partito politico».
Al punto da controllare «10-12 grossi condomini a Milano» come si dice in una telefonata intercettata?
«Usciamo dalla logica che tutti gli amici dei mafiosi siano altrettanti mafiosi. Faccio un esempio. Ai funerali di Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza nel marzo del 2008, c’erano 1.500 persone. Non siamo nel Sud dove tutti vanno ai funerali. Siamo in Brianza. Se uno porta ai suoi funerali tanta gente significa che in vita ha riscosso amicizia, stima, simpatia. Non credo proprio che tutti gli intervenuti al funerale di Cristello fossero ’ndrangheisti. Allora facciamo la pura ipotesi che a metà di questi 1.500 fosse stato chiesto il voto e moltiplichiamolo per tre, una famiglia con padre, madre, un figlio. Si arriva a duemila persone. E sto basso nella stima. Con duemila persone se ne riempiono di condomini e se ne ottengono di voti. L’intercettazione in questione si riferisce probabilmente a famiglie in grandi condomini, in quartieri sotto controllo, da contattare o già contattate».
La novità sono i voti pagati.
«Un passo falso per entrambi, per chi ha chiesto soldi e per il politico che ha pagato. Se non l’avesse fatto non sarebe finito in galera».

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