casa

La Brianza torna a comprare case

di Diego Colombo e Rossella Redaelli da il Corriere della sera del 13/05

MONZA Eppur si muove. Non si può ancora dire che la crisi è alle spalle la crisi, ma il mercato immobiliare in provincia di Monza e Brianza ha ripreso a crescere. Un piccolo passo avanti che comunque lascia ben sperare, dopo anni contrassegnati dal blocco delle vendite di ville e appartamenti. «Una brezza primaverile — commenta Mauro Danielli, presidente dell’Osservatorio sugli immobili di Camera di Commercio Monza e Brianza — di cui non conosciamo la durata, ma che è certamente una boccata d’ossigeno dopo un periodo secco».

Secondo i dati dell’Osservatorio, tra Monza e la Brianza ci sono stati 23.264 scambi, in crescita del 2% rispetto al 2013. Anche l’erogazione dei mutui è in forte crescita: dei 34 mila erogati in Lombardia nel 2014, il 56% , per un totale di 390 milioni di euro, si localizzano nell’area di Milano e Monza con una crescita del 20% rispetto al 2013 e un capitale medio per singola abitazione di 120 mila euro in Lombardia e 130 mila euro tra Milano e Monza. Secondo un’analisi condotta dal centro studi di Tecnocasa dal titolo «Prove di ripartenza », presentato in Camera di Commercio, le compravendite nella sola città di Monza sono cresciute del 10,7%, grazie anche ad acquirenti europei (il 10,3% dei richiedenti un mutuo) che hanno cominciato ad affacciarsi sul mercato cittadino, convinti che si possano fare affari nel settore immobiliare. Anche fuori dai confini di Monza i segnali sono positivi. Nel quarto trimestre del 2014 in Brianza sono stati erogati mutui per 143,4 milioni di euro, con un incremento del 53,8%, il miglior risultato tra tutte le province lombarde. Un dato confermato anche dal raffronto con gli ultimi sei mesi del 2014, con i mutui che in Brianza sono cresciuti del 24%.

Seguono Lecco con un incremento del 19,4% in più e da Varese con l’11,8%. Lo studio fa anche un identikit dei nuovi acquirenti. Sono persone con un’età media di 39 anni, con una preponderanza degli under 45 che sono più del 70% del totale. La maggioranza stipula un mutuo fino a 119 mila euro per l’acquisto generalmente di un appartamento di tre locali (50,6%), seguito da chi preferisce invece impegnarsi per un più economico bilocale (32,9%). La quasi totalità di chi si è affacciato sul mercato immobiliare negli ultimi sei mesi dello scorso anno era alla ricerca della prima casa o di un’abitazione migliore di quella che già possedeva (95,7%), mentre gli investitori sono stati appena il 4%. Il Comune in cui sì è avuto l’aumento maggiore di compr a vendi te è Vime r c a te (+61,6%), mentre nell’Alta Brianza spiccano Cesano Maderno (+30,3%) e Desio (27,6%). La maglia nera se l’è invece aggiudicata Bernareggio che ha fatto registrare il 10,6% in meno di vendite. A dare la scossa al mercato immobiliare è stata la contrazione delle quotazioni degli immobili: «Rispetto ai prezzi del 2008 — conclude Danielli — a Monza il prezzo delle case è diminuito in media del 25%. I brianzoli si sono dimostrati attenti a cogliere le opportunità che il mercato in questo momento offre».

Lombardia - Dieci milioni di perdite Aler chiude la società che investiva in Libia

da il Corriere della sera

Dopo 10 anni di vita, oltre 10 milioni di perdite secche, un’«avventura» in Libia e un «portafoglio » di oltre 80 milioni di mutui accumulati per operazioni «fallimentari» (come vengono definite dalla commissione d’inchiesta regionale), la società Asset Srl viene liquidata. L’atto è stato firmato ieri dall’Aler, proprietaria al 100 per cento della società che era stata fondata come una sorta di braccio immobiliare dell’azienda delle case popolari. Il mastodontico indebitamento è relativo all’acquisto di interi palazzi (ex proprietà dell’Enpam) tra Pieve Emanuele e Garbagnate, che avrebbero dovuto essere ristrutturati e rivenduti, cosa che è avvenuta solo in minima parte. E così quella società è diventata una macchina «trita-soldi» che per anni ha scavato una parte significativa del debito nella pancia dell’Aler . E visto che era stata proprio l’Aler a garantire per tutte le operazioni Asset, oggi sarà la stessa azienda a ereditare patrimonio e perdite. In una nota, ieri l’azienda guidata da Gian Valerio Lombardi ha comunicato «con soddisfazione il completamento della dismissione di tutte le società controllate. Uno step fondamentale per il risanamento».

Si tratta comunque di un passaggio molto significativo, perché la nuova dirigenza chiude formalmente una stagione (tra 2005 e 2012) nella quale i vertici della Regione (assessori e dirigenti del settore Casa) hanno «accompagnato» l’Aler, i cui vertici hanno condiviso le scelte, verso operazioni completamente estranee alla missione primaria di assicurare una casa dignitosa ai cittadini in difficoltà economiche. Da oggi Asset avrà un commissario liquidatore che continuerà a perseguire un obiettivo primario: la vendita degli appartamenti e dei palazzi per tamponare le perdite. Una trattativa è già in corso, ma l’Aler ha preferito liquidare Asset in questo momento per poter accedere ad alcuni benefici fiscali, secondo il principio base di minimizzare i costi. «Asset e le altre società non si sono create da sole e i responsabili devono ancora pagare», commenta Lucia Castellano, capogruppo regionale del Patto Civico.

G. San.

Lombardia - «Manager e consulenti super pagati». Così è nata la voragine nei conti Aler

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

Dirigenti super-pagati, consulenze esterne per le pratiche legali lievitate nel corso degli anni, assunzioni «politiche», e persino un fondo di previdenza integrativo per i dipendenti mai effettivamente attivato (nonostante i costi). «Come si origina una voragine da 350 milioni di euro», potrebbe essere il titolo di questo faldone da mille pagine che raccoglie le 32 sedute della commissione regionale d’inchiesta Aler. La morosità degli inquilini, la fiscalità «matrigna », gli investimenti sbagliati. Fattori ormai noti, le cui responsabilità politiche sono confermate da tutti i manager Aler ascoltati dalla Commissione. Ma tra le righe dei verbali si nascondono tanti piccoli casi di sprechi e inefficienze.

Ne parla apertamente il 7 luglio Raffaele Tiscar, direttore generale di Aler per soli due mesi prima delle dimissioni e dell’incarico a Palazzo Chigi. «Ho notato, e a questo ho cercato di porre rimedio, che i dirigenti Aler erano mediamente pagati più dei dirigenti di Regione Lombardia, circa il 30 per cento in più, ed erano peraltro tutti dotati di macchina a proprio uso privato — racconta Tiscar ai commissari-consiglieri del Pirellone —. Ho chiesto loro se erano disponibili a rinunciare sia alla retribuzione variabile, quindi quella legata ai risultati, anche visti i dati non eccellenti di Aler, e alla rinuncia dei benefit, almeno quello derivante dall’auto, che era veramente poco giustificato ».

Per non dire dell’organigramma societario. Ancora Tiscar: «Spinte, interessi, necessità di inquadramenti sono andati a scapito di una semplicità organizzativa che invece sarebbe stata doveroso fare». Anche per questo, forse, il dg dopo pochi mesi ha pensato bene di salutare tutti e di chiudersi dietro le spalle la porta della società di viale Romagna. Altro tema, le consulenze. In particolare quelle affidate ad avvocati esterni per le cause legali. È la relazione di Eupolis a dipingere il quadro. Tra il 2009 e il 2013 «questo dato — spiegano gli analisti — è crescente nell’ultimo anno ed è stabile negli anni precedenti, mentre l’andamento delle altre quattro Aler lombarde è tendenzialmente in decrescita a partire dal 2009». «Nella società milanese — osserva allora uno dei consiglieri della Commissione — non esiste una procedura formalizzata per l’assegnazione degli incarichi, né un sistema di valutazione delle performance per i legali esterni rappresentati da ben 27 diversi studi».

Tra le varie testimonianze viene raccolta anche quella di Domenico Zambetti, l’ex assessore alla Casa finito in carcere con l’accusa di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta. Gli chiedono di eventuali assunzioni politiche, ed ecco la sua risposta: «Sono uno di quelli che ha sempre vissuto sul territorio e quando mi veniva fatta una richiesta, se sapevo che esistevano delle possibilità indicavo loro la strada per arrivare ad ottenere quella possibilità attraverso o concorsi, o selezioni, o quant’altro di regolare possa essere possibile».

Davanti alla commissione d’inchiesta viene convocato anche Domenico Ippolito, a lungo dg della società. Si scopre, dalla sua «deposizione», che Aler aveva previsto di creare un fondo pensione integrativo per i suoi dipendenti. Il problema — osserva in aula la consigliera Cinque Stelle, Jolanda Nanni — è che quel fondo non è mai stato attivato e che la perdita in interessi di Aler si aggirerebbe intorno al milione e mezzo di euro. «Ci domandiamo perché sia stata fatta quest’operazione, ci viene quasi il sospetto che sia stato un regalino a qualcuno ». «Assolutamente no — risponde Ippolito — . Ho preparato una memoria anche su questo argomento, con un’ampia articolazione rispetto alla questione, anche perché il fondo pensione integrativo nasce negli anni 80, non soltanto in Aler, ma in tutte le aziende e quindi ancor prima che arrivassi a Milano,ed era stato fatto in una logica di regime previdenziale Inps».

Sullo sfondo, le colpe della politica, delle giunte del Pirellone che, come racconta l’attuale presidente di Aler, Gian Valerio Lombardi, di entrate e spese della società e dei debiti e degli investimenti sbagliati, tutto sapevano. Luca Ferrazzi, consigliere della Lista Maroni, durante una delle ultime sedute della commissione sbotta: «La responsabilità politica sul fatto che ci sia un buco e che non si sia riusciti a gestire la cosa ce l’ha chi ha governato questa Regione per vent’anni: il presidente Roberto Formigoni ».

Lombardia - «Crisi Aler, la Regione sapeva». L’accusa dei manager nei verbali

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

«È impossibile che quello che faceva Aler non fosse noto alla Regione, la quale peraltro approva i preventivi e riceve i consuntivi. Quindi basta guardare i bilanci degli ultimi cinque anni per capire che questa azienda perdeva, tutti gli anni perdeva». A parlare, siamo nell’aprile dello scorso anno, è Gian Valerio Lombardi, il presidente di Aler. Davanti a lui sono seduti i consiglieri regionali della commissione d’inchiesta nata al Pirellone per accertare cause e responsabilità della voragine finanziaria da 400 milioni di euro dell’azienda che gestice le case popolari. Nelle carte delle audizioni le responsabilità del Pirellone sono confermate praticamente da tutte le testimonianze. Lombardi sul punto è esplicito: «Era tutto perfettamente riscontrabile e valutabile dalla Regione. Un contabile, anche di non eccelsa fama, bastava che guardasse fra le righe dei conti per capire che questa azienda non si poteva mantenere ».

La Regione conosceva insomma ogni singola entrata e ogni singola uscita di Aler e in qualche circostanza interferiva direttamente nelle scelte dell’azienda. Antonio Rognoni, l’ex dg di Infrastrutture Lombarde finito poi in carcere per un’inchiesta su presunte tangenti Expo, ha partecipato per esempio a un cda di Asset, la controllata di Aler con un rosso a sua volta da 80 milioni di euro. In una di queste riunioni il manager, secondo le testimonianze, avrebbe fatto pressioni (invano) perché la base d’asta per la vendita del complesso di Pieve Emanuele, altro flop finanziario, fosse ribassata rispetto alle stime di Asset. Le responsabilità della sfera politica ricorrono in tutti i resoconti dei vertici di Aler. Ecco quanto dichiara ai commissari-consiglieri Loris Zaffra, numero uno di viale Romagna dal 2008 al 2013: «Tanto perché sappiate, in Regione prima di ogni cda vogliono vedere l’ordine del giorno. Tutte le delibere singole e i verbali venivano trasmessi alla Regione». Il migliaio di pagine che raccoglie le deposizioni dei protagonisti racconta anche del sistema di consulenze esterne, una pratica di cui Aler faceva generoso ricorso.

Perché, si chiedono per esempio i consiglieri regionali, la società affidava all’esterno i servizi legali per i contenziosi sulla morosità o le perizie sulle certificazioni degli alloggi? Sul punto risponde Mario Viviani, nominato dal Comune di Milano nell’ufficio commissariale della società: «Risorse (interne, ndr) del personale ce n’erano e si potevano gestire, ma non posso dire quanto si sarebbe potuto risparmiare non ricorrendo agli esterni. Certamente, come in tutte le organizzazioni, forse una migliore valorizzazione delle risorse in house avrebbe consentito risparmi, ma non credo risparmi in misura tale da non far trovare Aler nella situazione in cui siamo, ecco». Ieri intanto la commissione d’inchiesta ha dato il via libera alla relazione finale fimata dal presidente Roberto Bruni (Patto Civico).

Il sì è arrivato da tutti i gruppi consiliari. «Rivendichiamo con orgoglio la scelta giusta delle opposizioni di richiedere questa Commissione d’inchiesta», hanno sottolineato i pd Onorio Rosati e Mario Barboni. «Per noi il tema della casa è centrale — ha detto Fabio Altitonante (Fi) —. Siamo stati noi infatti a dare il via alla riforma della governance e a destinare investimenti straordinari in particolare per Milano ». A favore, nonostante l’accusa di una certa timidezza nella relazione finale, anche i grill ini : «I l grave squi l ibr io finanziario era noto da anni, eppure nessuno è intervenuto e nessuno si è dimesso», ha sottolineato Jolanda Nanni (M5S): «Resta però da capire chi ripianerà ora il debito e chi ripagherà i cittadini di questo enorme spreco di denaro pubblico ».

Lombardia - Accuse alla politica per il crac dell’Aler. Ma nessun colpevole

di Andrea Montanari da la Repubblica

ERRATI indirizzi della Regione, «criticità dei controlli», «carenze organizzative e gestionali», investimenti immobiliari «non felici», ma nessun nome dei responsabili del dissesto di dieci anni di gestione di Aler, che ha portato a un debito di quasi mezzo miliardo di euro. Questo il compromesso uscito ieri nel documento approvato all’unanimità dalla commissione d’inchiesta, che sarà discusso martedì 10 in Consiglio regionale. Anche se Iolanda Nanni del Movimento Cinque Stelle ha fatto mettere a verbale parole durissime: «C’era un sistema Aler Milano. Basato su un gioco d’azzardo compulsivo, su speculazioni immobiliari fallimentari già in partenza per fare cassa ». Il presidente della commissione d’inchiesta, Roberto Bruni del Patto civico, si giustifica: «Non facciamo processi e non siamo dei pubblici ministeri. Ci sono responsabilità politiche, ma nomi non ne faccio. Non spetta a noi».

Spetterà poi al presidente del Consiglio regionale, il ciellino Raffaele Cattaneo, decidere se rendere pubblici i verbali. Nelle pagine della relazione conclusiva che nel frattempo sono salite da trentuno a quaranta, infatti, si cita il ruolo «passivo» del cda di Aler rispetto alla Regione, si parla di «gigantismo» e di «carenze organizzative e gestionali », ma non si nominano mai né i manager, come l’ex dg Domenico Ippolito, né i vertici della società e nemmeno quelli della Regione nei dieci anni presi in esame. Dal 2004 al 2013. Come già trapelato nei giorni scorsi, si attribuisce il dissesto dell’Aler a cause esogene. Come la morosità, il carico fiscale e le risorse insufficienti. E a cause endogene come le carenze organizzative, l’accentramento dei poteri in capo al direttore generale e il ruolo passivo della Regione. Il presidente Bruni definisce gli investimenti di Asset, la società controllata di Aler, a Pieve Emanuele, via Adriano 60 e Garbagnate, che hanno bruciato negli anni decine di milioni di euro, operazioni «poco felici».

Forza Italia con Fabio Altitonante, lista Maroni con Luca Ferrazzi e Donatella Martinazzoli della Lega ammettono che «sono stati commessi errori» e che «il modello organizzativo di Aler era «sbagliato». Ma attribuiscono questi errori anche a «una legge sbagliata», la legge 27 del 2009. Dall’opposizione il Pd Mario Barboni fa notare che si tratta comunque di un «primo passo utile per accertare le responsabilità ». Molto più critica la grillina Iolanda Nanni: «Il testo alla fine è stato edulcorato. Ci sono gravi responsabilità della Regione. Negli organi apicali di Aler e delle controllate c’erano le stesse persone. Controllati e controllanti coincidevano. Le nomine venivano effettuate nella peggior tradizione della politica ».

Emergenza alloggi e affitti più equi. A Monza un’Agenzia anti sfratto

di Diego Colombo e Rosella Redaelli da il Corriere della sera

MONZA Aprirà la prossima settimana a Monza l’Agenzia per la casa. L’annuncio è dell’assessore ai servizi Sociali Cherubina Bertola ed è la risposta all’emergenza sfratti che, da qualche anno, colpisce sempre più famiglie in città. «L’agenzia è un servizio per aiutare le famiglie prima che si arrivi allo sfratto — spiega l’assessore —. Il Comune favorirà l’incontro tra proprietari e potenziali inquilini e si farà garante prendendo in affitto, a prezzi calmierati, degli appartamenti per quelle famiglie che non possono più sostenere gli attuali canoni di mercato». Perché, se è vero che in Brianza le famiglie che possiedono la casa dove abitano sono l’85,2% (contro l’81,1% della media nazionale) è anche vero che chi è in affitto fa sempre più fatica a pagare le rate.

A Monza, due anni fa, quando la giunta non si era ancora insediata, c’erano già tre famiglie sotto sfratto davanti alla porta del sindaco. «Non abbiamo mai lasciato nessuno per strada, ma è emergenza — prosegue Bertola —. Nel 2013 abbiamo aiutato 50 nuclei famigliari con sfratto, lo scorso anno altre 60. Riusciamo soltanto a dare un tetto alle famiglie più fragili, dove ci sono anziani non autosufficienti, disabili o figli minori. In alcuni casi il Comune offre per alcuni mesi un appartamento in residence e aiuta nella ricerca di un lavoro, in altri contratta con il proprietario di casa per un affitto meno oneroso o paga i mesi arretrati ». La speranza è un alloggio comunale, ma i 1.429 appartamenti che l’amministrazione possiede non riescono a soddisfare la domanda crescente: nell’ultimo bando ci sono state 689 richieste (413 nuove) per una sessantina di alloggi disponibili e ad oggi sono 590 in lista d’attesa.

Delle 50 famiglie sostenute nel 2013 a una ventina è stato assegnato un alloggio comunale, altre venti sono state aiutate con una forma «di accompagnamento» (il Comune ha versato al proprietario un caparra di due mensilità) a trovare un alloggio con un affitto più equo, le altre dieci famiglie sono ancora a carico del Comune che il 15 marzo apre un nuovo bando. «Per far fronte alle domande in aumento — spiega ancora Bertola — abbiamo ristrutturato una ventina di alloggi che non erano più assegnabili, altri 40 saranno disponibili quest’anno e la previsione è di recuperarne altri 40 nel 2016. In crescita sono anche i morosi negli alloggi comunali, quest’anno arrivati al 30%». I numeri pesano come macigni anche nel resto della Brianza.

La situazione più critica è a Lissone, dove nel 2014 sono stati 150 gli sfratti notificati mentre in lista per un appartamento popolare ci sono 233 persone. A Seregno si sono rivolte al Comune più di 250 famiglie per avere un alloggio a canone sociale. A Desio, invece, gli sfratti sono stati 174 e, delle 261 famiglie in lista d’attesa, sette hanno avuto un alloggio. Emergenza anche a Cesano Maderno, dove nel 2014 gli sfratti sono stati 24 e 199 le famiglie in attesa di una casa comunale. A Vimercate, infine, sono 158 le famiglie che chiedono un’abitazione al Comune.

Anarchici e disperati. La questione casa spaventa i milanesi

di Davide Milosa da il Fatto quotidiano

Per chi può convergere in via Tracia, sgombero di una donna in corso, compagni già presenti”. Il messaggio corre su Facebook . È l’11 novembre. “Mattinata di resistenza in largo Fatima, solidali impediscono lo sgombero di una famiglia. Non facciamoci intimidire, uniti si vince!”. È il 10 novembre. Voci dell’antagonismo milanese che da mesi si batte per le occupazioni. Battaglia che spesso sfocia in atti criminali come successo due giorni fa al quartiere Corvetto quando un gruppo di incappucciati ha fatto irruzione all’interno di un circolo del Pd gettando nel panico una ventina di anziani tutti residenti nelle case popolari di via Mompiani.

Gli 007: “Potenziali spinte ribellistiche degli antagonisti”

E così, se da un lato l’agenda della cronaca ogni giorno registra tensioni e violenze, dall’altro il problema della casa viene preso in grande considerazione dai Servizi segreti italiani. Tanto che in un’inedita nota del marzo scorso, gli 007 dell’Aisi sottolineano “il particolare rilievo mobilitativo” che “ha assunto la questione abitativa, ritenuta strategica e trainante per lo sviluppo del conflitto sociale”.
Un vero e proprio allarme quello lanciato dai servizi e che fotografa l’attuale situazione milanese. “La lotta per la casa –si legge – si è estesa a tutto il contesto nazionale, con occupazioni di edifici in disuso sia come alloggi per famiglie in difficoltà, immigrati e studenti, sia quali possibili sedi di attivismo politico”. E ancora: “La campagna di protesta costituisce, nell’ottica antagonista, un importante fattore di ricomposizione del dissenso, con potenziali spinte ribellistiche”.

L’immobiliare “rossa ” e i 200 sgomberi annunciati
A Milano l’area dell’autonomia, vicina al movimento No Tav, sempre più si lega (sotto sigle diverse e non sempre individuabili) alla lotta per la casa. Sulle mappe della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri, aumentano le bandierine dei comitati popolari per la casa dietro ai quali agiscono gli anarchici. Succede al Ticinese in via Gola, al Lorenteggio, in zona Calvairate e recentemente proprio al Corvetto dove in via Ravenna 40 si sono stabiliti gli anarchici della “Rosa Nera”. Secondo fonti investigative, inoltre, l’a ttuale movimento – messi in secondo piano i capi storici – registra un seguito preoccupante che potrebbe avere ricadute durante i cortei per lo sciopero generale di domani. L’obiettivo, infatti, è quello della “r icomposizione del dissenso” e della riconquista della piazza durante le manifestazioni. Tra la teoria e la pratica c’è, poi, la cronaca. Che, sul fronte dell’autonomia, ragionano gli investigatori, racconta di come spesso le occupazioni vengano favorite per ottenere in cambio persone da mandare in piazza durante le manifestazioni. In molti casi, poi, gli stessi anarchici coprendo l’ingresso abusivo, ad esempio di famiglie rom, ottengono in cambio mano d’opera per aprire nuovi appartamenti.

È “l’immobiliare rossa” per la quale il problema non sono le occupazioni ma le case vuote. Gli autonomi sui profili Facebook così fanno di conto e denunciano i costi esorbitanti dei duecento sgomberi annunciati dal prefetto per la prossima settimana. La moltiplicazione è semplice: se per ogni sgombero si spendono dai 5 mila ai 10 mila euro, il prezzo complessivo di questa operazione supera il milione di euro di denaro pubblico. Con un solo risultato: lasciare in strada decine di famiglie. E, del resto, gli appartamenti vuoti rappresentano un problema reale. Oggi a Milano sono venti i palazzi di edilizia popolare lasciati sfitti. Alcuni, come la residenza universitaria nel quartiere Stadera, è in stato di abbandono dal 2012 dopo essere stata ristrutturata. Mentre in via dei Panigarola, in zona Corvetto, un intero stabile, ultimato per il 90 per cento, è vuoto da due anni.

I Comitati contro gli abusivi

L’azione dell’a n t agonismo, giocata sulle occupazioni, coesiste con i comitati di cittadini residenti nei quartieri popolari, i quali, nel pieno rispetto della legge, si battono contro gli abusivi. Succede nel lotto di case tra via Segneri, piazza Tirana e via Odazio. Qui il comitato Drago (Dare risposte al Giambellino ora), composto per lo più da residenti della zona che denunciano il degrado, si scontra con il comitato “Base di solidarietà popolare”, molto più vicino al movimento autonomo.

Su questo fronte ecco il ragionamento di Mary. “Non siamo tutti criminali –dice –io non ho occupato la casa di nessuno, era vuota già da tre anni”. Succede al Giambellino. Si replica al quartiere San Siro, sedicimila abitanti nelle case popolari dell’Aler. “Una città nella città”, dice Lucia Guerri che qui in via Mar Ionio ci abita dal 1939. A luglio, dopo l’ennesima occupazione, ha radunato una ventina di donne. “Protestiamo e denunciamo”, dice. “Lo scorso ottobre due egiziani stavano sfondando la porta, noi donne siamo scese in cortile urlando, i due alla fine sono scappati”. Donne eroiche. “Ormai – prosegue Lucia – non sai più chi hai come vicino di casa, ogni giorno lottiamo con gli abusivi, sembra di essere tornati ai tempi della guerra”. Lucia, però, è ottimista. “La Regione deve affittare le case vuote. Noi andiamo avanti e da qualche tempo al nostro movimento si sono aggregati dei giovani”.

Linfa nuova come Gabriella Crippa, 26 anni. “Ci aiuta con le email e tiene i rapporti con l’a ssessore”. Ma anche qui, a San Siro, la lotta legale si scontra con il movimentismo anarchico che fa riferimento al centro sociale il Cantiere e allo spazio di via Micene, dove è stato aperto lo sportello “ilegale”. Insomma, il problema delle case popolari se da un lato alza l’allarme eversione, dall’altro fotografa il disastrato tessuto sociale di una città che corre dritta verso l’Expo 2015.

Lombardia - Nuove povertà. “Così io e la mia famiglia siamo precipitati nel ceto zero”

di Zita Dazzi da la Repubblica

LO DICE chiaro che ha pensato più volte di farla finita. Un gesto disperato per mettere fine a una situazione insostenibile. Tommaso Lascaro, 59 anni, moglie e due figli grandi, era sicuro di non reggere a lungo la vergogna di fare la coda assieme agli immigrati per il pacco viveri della Caritas.

Signor Francesco, com’è finito in quel vicolo cieco?
«Me lo chiedo anch’io: dall’ufficio alla strada, in poco tempo. Io ero un quadro, un piccolo dirigente, fino al 2010. Lavoravo ad Abbiategrasso, in un’azienda chimico farmaceutica, terziario di medie dimensioni, produzione di cosmetici e prodotti medicali».

Stipendio?
«Circa 1700 euro al mese, casa di proprietà e mutuo da pagare. La moglie lavorava anche lei, eravamo in quel ceto medio che si riteneva al sicuro. Ma siamo in fretta precipitati nel “ceto zero”, appena la crisi ha portato la mia azienda a mettere i dipendenti in mobilità».

Aveva già chiesto aiuto al volontariato?
«Mai nella vita. Frequentavo la parrocchia, sono cattolico praticante, ma dal punto di vista economico eravamo tranquilli, finché c’era il lavoro. È crollato tutto all’improvviso, quando è mancato il lavoro e grazie alla legge Fornero mi sono trovato “esodato”. Fuori dall’azienda e non ancora in pensione, nonostante 39 anni e sei mesi di contributi versati».

Ha chiesto aiuto ai figli?
«Come avrei potuto? Sono anche loro precari, lavorano tre giorni sì e sei no, poi stanno a casa altri venti. Mia moglie è stata licenziata un anno dopo di me, siamo finiti sul lastrico. Non potevamo più pagare il mutuo, la banca minacciava di prenderci la casa e metterla all’asta. Alla fine l’abbiamo venduta, siamo andati in affitto, abbiamo fatto fuori tutti i risparmi».

E a quel punto?
«Ho pensato seriamente a qualche gesto eclatante, il mondo mi era crollato addosso, è tremendo psicologicamente trovarsi alla mia età senza stipendio e senza prospettiva. Finché c’erano i mille euro della mobilità abbiamo retto, credendo che sarebbe stato possibile trovare un altro impiego. Ma nessuno dà lavoro a uno della mia età. Per fortuna in parrocchia ho trovato qualcuno che mi ha ascoltato e che mi ha aiutato a restare in piedi, a non fare pazzie».

Che cosa ha ricevuto dal centro ascolto della chiesa?
«Non mi vergogno a dire che ho accettato anche pacchi viveri e qualche contributo in soldi, il minimo per non finire in strada a chiedere l’elemosina. Poi ho chiesto aiuto anche al Comune di Arluno e poi a quello di Bareggio, dove mi sono trasferito per pagare un affitto ancora più basso. Insomma, ho battuto a molte porte per non restare sott’acqua, aspettando che la legge Fornero aiutasse quelli come me, i famosi esodati, dimenticati da tutti».

Adesso sta lentamente risalendo?
«Non certo per merito dello Stato, nonostante tutte le promesse che hanno fatto. Mi hanno estromesso dall’attività produttiva, non è mai arrivata la “salvaguardia” che io come quasi tutti gli esodati stiamo aspettando, per poter andare in pensione con le vecchie regole. L’unico vero conforto è stata la Caritas che è riuscita a farmi fare un tirocinio nella cooperativa sociale “Vesti solidale”. Ricicliamo abiti usati, arriva qualche soldo, non mi sento più un rifiuto della società. Mi sono aggrappato a questo e sto cercando di tornare a galla. Non amo piangermi addosso, sono cardiopatico e ho anche una disabilità, ma non ho mai voluto farmene scudo, anche quando lavoravo e pensavo di arrivare alla pensione senza scorciatoie».

Monza - Riscaldamento a consumo nelle case comunali

di Rossana Brambilla da il Giorno

ESULTANO ma con riserva, i membri del Coordinamento Comitati Inquilini Alloggi Comunali. La loro battaglia per la realizzazione di un sistema capace di conteggiare gli effettivi consumi relativi al riscaldamento di ciascun residente, ha visto raggiungere un primo traguardo. Ma la strada per una soluzione ottimale «sembra essere fin troppo lunga».

PROPRIO come dichiara Michele Quitadamo, portavoce. «Sono finalmente iniziati i lavori di monitoraggio in via Stelvio - commenta - Il prossimo passo sarà quello di studiare anche i condomìni di via Pisacane. Oggi in queste strutture, un lavoratore impegnato in ufficio tutto il giorno, paga quanto un anziano freddoloso, seduto dalla mattina alla sera sulla poltrona. Non è accettabile». Il controllo dei consumi permetterà di creare un grafico dell’utilizzo durante differenti periodi dell’anno.

UN PROVVEDIMENTO utile, ma che non riesce ad accontentare tutti. «Le strutture che necessitano di interventi di controllo sono molte - prosegue Quitadamo - Gli appartamenti posti in via Vespucci, via Libertà e via Cattaneo sono solo alcune delle prossime case che dovranno essere visitate dai tecnici del Municipio. L’installazione di strumenti wireless sarebbe stata una soluzione più pratica e veloce per compiere il monitoraggio. All’estero viene eseguito in questo modo già da decine di anni. Basta applicare dei sensori ai tubi principali. Essi sono in grado di registrare il passaggio dell’acqua, e di calcolarne il consumo totale. Siamo felici che ci sia un interessamento da parte dell’Amministrazione, ma lavori pensati in questo modo avranno fine tra diversi anni». Un fattore che ha portato molti a stortare il naso.

«IL DUBBIO che ci rimane è relativo al budget - conclude Quitadamo -. Ci saranno fondi necessari per la conclusione del progetto? E soprattutto quando gli inquilini potranno effettivamente iniziare a pagare per ciò che utilizzano realmente?»

Bernareggio, l’unico paese brianzolo dove la Tasi non esiste

di Antonio Caccamo da il Giorno

TASI? No, grazie. A Bernareggio per il 2014 non se ne parla. «Il Tributo è stato azzerato su prima casa e pertinenze», annuncia il giovane sindaco del centrosinistra, Andrea Esposito, 27 anni, che di mestiere fa il contabile nella Confartigianato di Monza. «È una misura – spiega - introdotta a fine mandato dalla precedente amministrazione comunale. Noi, allora all’opposizione, eravamo preoccupati. In effetti, per potere concretizzare il provvedimento in pochi mesi abbiamo dovuto sistemare i conti del Comune per una cifra importante: mezzo milione di euro». Per cancellare l’odiosa Tassa sui servizi indivisibili in municipio hanno fatto come le formichine e risparmiato dove hanno potuto, eliminando il superfluo «sono state rinviate all’anno prossimo 2 assunzioni e fatta da metà luglio e fine agosto la nostra revisione della spesa. Insieme agli uffici comunali abbiamo passato al setaccio ogni voce del bilancio: togliendo 1000 euro sulla cancelleria e anche 500 dove si è potuto».

ALTRI soldi sono stati racimolati dagli accertamenti su Ici e Imu «sono stati così recuperati più di 100mila euro di tributi mai pagati e multe mai riscosse. In questo modo si è potuta azzerare la Tasi assicurando un buon risparmio alle famiglie in un momento di grande difficoltà economica. Siamo soddisfatti di essere riusciti a recuperare risorse senza chiedere altri sacrifici ai cittadini». Il prossimo anno, cosa succederà? «Dovremo vedere come evolve la finanza pubblica», risponde il primo cittadino che ha mantenuto la progressività (assai più equa rispetto all’aliquota unica) dell’addizionale Irpef comunale, modulandola su 4 scaglioni di reddito e rallegrata da un’esenzione, la più alta in Brianza, fino 15mila euro.
antonio.caccamo@ilgiorno.net 

Vimercate - Aumentano le tasse comunali Tasi fissata al 2,95 per mille

di Marco Dozio da il Giorno

L’ALIQUOTA Tasi deliberata in Consiglio, pur ammorbidita dalle detrazioni, sarà del 2,95 per mille quando il minimo fissato dal Governo è del 2,5 per mille. E poi c’è il ritocco verso l’alto dell’Imu che per alcune categorie, esclusi per esempio i negozi, sale dal 10,4 per mille al 10,6 per mille. E aumenta anche la tassa sulle affissioni. Il bilancio di previsione approvato in aula martedì sera riflette il contesto di difficoltà finanziaria in cui sono costretti a muoversi i Comuni, compreso quello di Vimercate. «Abbiamo dovuto applicare queste aliquote perché diversamente sarebbero venute a mancare le risorse sufficienti a garantire l’attuale livello dei servizi. E questo nonostante avessimo portato a termine una corposa spending review che ci ha consentito di risparmiare circa un milione di euro», spiega l’assessore al Bilancio, Giancarlo Malacrida, ricordando che per la Tasi, il balzello che ha sostituito la tassazione sulla prima casa, è comunque prevista una detrazione secca di 60 euro applicabile a tutti: «Ma agevolerà maggiormente coloro che hanno case piccole o con rendite catastali basse», puntualizza l’assessore, che ha dovuto fare i conti con l’ennesimo taglio dei trasferimenti statali e l’opprimente vincolo del Patto di Stabilità. «Se non ci fosse il Patto avremmo la possibilità di spendere 2 milioni e mezzo di euro per mettere a posto strade o marciapiedi».
Ma la polemica sulle tasse si è scatenata anche sui social network. Francesco Sartini, consigliere d’opposizione del Movimento 5 Stelle: «Il mio giudizio è lapidario: la verità è che il Comune applica il massimo della tassazione senza proporre alternative e ripetendo il mantra di avere le mani legate. I vimercatesi devono sapere che si può fare di meglio. Esistono Comuni che offrono ottimi servizi senza imporre tasse così alte».

CRITICO anche Alessandro Cagliani, consigliere indipendente: «Si mettono le mani nelle tasche dei cittadini quando al contrario, in un momento così delicato, bisognerebbe abbassare le tariffe. Abbiamo politici che si vantano di investire in cultura mentre molti vimercatesi non arrivano a fine mese». L’assessore Malacrida replica così: «Il punto non è se la tassazione sia in astratto troppo alta o troppo bassa, ma cosa viene erogato in cambio delle tasse versate. Non voglio dire che a Vimercate vada tutto bene, ma questa era l’unica strada percorribile. Altrimenti bisognerebbe pensare all’abolizione di alcuni servizi fondamentali, dal sociale all’assistenza degli anziani. Cancellarli significherebbe imporre tasse occulte ai cittadini, che poi queste prestazioni finirebbero col doversele pagare di tasca propria». 

Lissone - La vecchia «stecca» delle case Aler sarà abbattuta fra un mese

di Fabio Luongo da il Giorno

LE RUSPE si fanno più vicine. La parziale demolizione della vecchia «stecca» delle case Aler di via Di Vittorio si avvicina a grandi passi. Nei giorni scorsi l’area interessata dalle opere che porteranno alla cancellazione del grande caseggiato di edilizia popolare così come conosciuto fino a ora è stata consegnata alla ditta Pessina Costruzioni, che nelle prossime settimane dovrà occuparsi dell’abbattimento di parte dell’edificio, in modo da lasciare in piedi solo palazzine staccate e divise tra loro. I lavori dovrebbero partire tra un mese, assicurano dal Comune. L’avvio del cantiere vero e proprio avverrà a breve. A rallentare di qualche giorno - una settimana circa - la procedura è stata la scoperta del fatto che molte cantine, contrariamente a quanto stabilito con gli ex inquilini, fossero ancora stracolme di masserizie di ogni genere, mobili, gomme di automobili e altro materiale ammassato in quantità. È stato quindi necessario sgomberare e pulire gli scantinati dando incarico a una ditta di svuotare i locali e a un’altra impresa di smaltire i rifiuti. «Sono stati portati via diversi camion di materiale - racconta il sindaco Concetta Monguzzi -. Ora, consegnata l’area alla ditta Pessina, tempo un mese, un mese e mezzo per i controlli e i rilievi che l’Asl deve effettuare per legge e la demolizione comincerà». Intanto, sotto gli occhi attenti di carabinieri e polizia locale, sono stati riaperti i varchi d’accesso in precedenza sigillati per impedire l’ingresso di occupanti abusivi dopo il trasferimento dei residenti nelle nuove palazzine lì accanto.

A FISSARE la tempistica definitiva per la demolizione della vecchia «stecca» - dopo mesi di incertezza - è stato, in agosto, l’accordo bonario con cui Aler, Comune e l’impresa privata incaricata di gran parte delle opere previste dal maxi-progetto di riqualificazione del quartiere LS1 hanno deciso di sciogliere il contratto che li legava reciprocamente, stabilendo quali interventi portare a compimento e a quali invece rinunciare, evitando contenziosi legali. In base a tale «accordo solutorio transattivo» la ditta privata provvederà ancora all’abbattimento delle 7 ex scale A, B, C, D, E, I e L, mentre per la nuova palestra polifunzionale prevista nel rione l’azienda passerà la mano, col Comune che potrà così affidare a un’altra impresa la realizzazione dell’impianto sportivo. 

Sovico - Affitti agevolati, firmato l’accordo. Trovare una casa sarà più semplice

di Laura Ballabio da il Giorno del 05/09

«UN TENTATIVO di superare l’equo canone in maniera moderna». È stata questa la definizione che il sindaco di Sovico, Alfredo Colombo, ha usato per delineare i tratti dell’accordo che ieri è stato firmato in Comune con i rappresentanti di categoria. Il progetto permetterà ai cittadini di Sovico di beneficiare di contratti di locazione integrati, con un canone d’affitto più basso rispetto a quello di mercato. Le agevolazioni saranno palesi sia per gli inquilini, che potranno affittare un appartamento a prezzi più bassi, sia per i proprietari delle case attualmente sfitte. Oltre ai benefici nazionali, a livello comunale i proprietari di seconde case che sceglieranno di affittare l’immobile applicando le condizioni dell’accordo avranno benefici fiscali: l’Imu sull’immobile affittato potrà godere di una detrazione che passerà dal 10,6 per mille al 4,6 per mille, pari quasi all’aliquota comunale sulla prima casa fissata al 4,5 per mille.

I BENEFICI per i proprietari delle abitazioni saranno anche in termini temporali: il contratto sarà di 3 anni più due, per un totale di cinque anni. «Questo progetto risponde a un bisogno di case che non trova poi nella realtà una risposta numerica: per fare un esempio a Monza ci sono 700-800 domande e una disponibilità di case a edilizia convenzionata che si aggira tra le 15-20 unità», hanno spiegato le associazioni di categoria rappresentate da Dino Pavesi della Sicet Cisl, Aldo Piazza della Uniat Uil e Marco Peretti della Uppi. Il Comune di Sovico, secondo le associazioni di categoria, rimane comunque un territorio che offre dei valori di mercato molto interessanti. «Il valore al metro quadro varia dai 30 ai 67 euro, a questi va aggiunto un 15 per cento in più in caso di immobile arredato» ha spiegato Vittorio Viganò della Aspi di Monza e Brianza. Un’abitazione di 60 metri ha un valore in termine di canone d’affitto di 4mila euro all’anno (340 euro al mese, una casa di 80 metri invece arriva ad un affitto di 450 euro al mese.

Desio - Il Comune: gaffe e dietrofront. Via le sanzioni su Tasi e Imu

di Alessandro Crisafulli da il Giorno 

CI MANCHEREBBE, potrebbe obiettare qualcuno. Non era comunque scontato. Il Comune di Desio, dopo il «papocchio» scatenato con la valanga di F24 errati sulla Tasi spediti a casa dei cittadini, ha deciso di scusarsi, tra virgolette, applicando la linea morbida per lo stesso tributo e anche per l’Imu. Come? Niente sanzioni, né interessi di mora per i contribuenti che pagheranno in maniera errata o fuori dai termini previsti. Un sospiro di sollievo, dunque, per i cittadini che avranno tutto il tempo di verificare per bene la propria posizione, capire la cifra esatta da pagare e assolvere al loro obbligo, senza ulteriori rischi o pressioni. Ci sono comunque, inevitabilmente, alcuni paletti: per quanto attiene la Tasi non saranno applicate sanzioni e interessi sui versamenti della prima rata in acconto effettuati dopo la scadenza del 16 luglio 2014 purché l’importo complessivamente dovuto per l’anno d’imposta 2014 venga effettuato entro il 16 dicembre dello stesso anno, quando è prevista la seconda rata a saldo.

SUL FRONTE dell’Imu, invece, la tempistica è un po’ più stretta: nessuna «punizione» applicata sui versamenti della prima rata in acconto effettuati dopo la scadenza del 16 giugno 2014 purché realizzati entro la data del 16 luglio 2014. Quindi, un mese di tempo per non correre guai. «Un mese ci è sembrato un tempo ragionevole - spiega la giunta nel documento in cui approva la linea morbida - mentre abbiamo previsto un tempo più lungo per la Tasi in quanto si tratta di un nuovo tributo». La stessa giunta evidenzia, «la situazione di incertezza normativa che ha caratterizzato il meccanismo del versamento della prima rata della Tasi, soprattutto in ragione delle novità normative intervenute a stretto ridosso della scadenza del 16 giugno 2014».

LA DECISIONE del Comune di inviare a casa dei cittadini gli F24, seppur teoricamente meritoria, ha scatenato in realtà un putiferio nei mesi scorsi, con almeno il 30 per cento delle cartelle errate perché basate su informazioni vecchie o sbagliate. Da qui, il caos delle code in Comune, presso l’ufficio tributi e la necessità della giunta di fornire spiegazioni e chiarimenti. «Essendo la tassa in autoliquidazione – aveva spiegato l’assessore Jennifer Moro - è compito dei contribuenti verificare la correttezza dei dati catastali utilizzati per il calcolo nell’F24 inviato dal Comune perché, se nel frattempo fossero intervenute variazioni nella quota di possesso, nel valore della rendita o relative all’intestatario, il calcolo che ne è derivato potrebbe essere errato». Ma la grossa gaffe del Comune non è certo passata inosservata nemmeno nell’arena politica, con il caso che è arrivato in consiglio comunale e ha scatenato le polemiche dell’opposizione di centrodestra. Qualcuno ha anche chiesto le dimissioni dell’assessore, che comunque è rimasta salda al suo posto

Monza, aumentano le tasse. Salgono le aliquote Irpef. Niente detrazioni per la Tasi

di Martino Agostoni da il Giorno del 23/07

RIALZO delle tasse confermato, ma quest’anno non si poteva fare altrimenti per far quadrare i conti della città senza sacrificare i servizi. È la linea con cui la scorsa settimana il Consiglio comunale, con 18 voti a favore della maggioranza di centrosinistra, 8 contrari e un astenuto, ha approvato il bilancio di previsione 2014, il documento economico più importante dell’anno con cui il Comune indirizza spese e investimenti dell’anno in corso. E quindi ne definisce le coperture, a partire dalle entrate tributarie. Dopo tanti anni in cui a Monza era rimasta ferma l’aliquota Irpef allo 0,5%, ora invece si è mossa verso l’alto per tutti con però gradi diversi a seconda delle fasce di reddito. Se sotto i 15mila euro lordi è confermata la fascia di esenzione, subito sopra l’aliquota parte dallo 0,6% che diventa 0,65% tra 15 e 28mila euro, dello 0,7% tra i 28 e i 55mila, dello 0,75% tra 55 e 75mila mentre l’aliquota massima dello 0,8% sarà applicata a tutti i redditi superiori a 75mila euro.

È POI stata confermata dal Consiglio comunale l’aliquota Tasi definita dalla Giunta: a Monza sarà al 2,5 per mille, quindi sotto il massimo consentito 3,3 per mille, ed è prevista una detrazione di 60 euro per gli immobili la cui rendita catastale non superi i 300 euro. Rispetto alla vecchia Imu per la prima casa, però, la Tasi programmata dal governo non prevede detrazioni per i figli. L’aumento delle tasse locali è stato necessario per compensare il continuo taglio dei trasferimenti dello Stato subito dalla città, 5 milioni di euro nell’ultimo anno da aggiungere ai 20 milioni ridotti dal 2011, oltre a un minor gettito per il Comune di 1,6 milioni dato dalla Tasi rispetto alla vecchia Imu del 2013. Per il resto la manovra del 2014 mantiene la spesa corrente del municipio in linea con i valori storici della città, intorno ai 127 milioni di euro, senza che vengano toccati tutti i principali servizi erogati dal Comune, a partire dal settore sociale finanziato con 26,2 milioni e il settore istruzione a cui sono destinati 11,2 milioni. Per viabilità e trasporti sono previste coperture per 11,3 milioni, per la polizia locale ci sono 6,3 milioni, la spesa per la cultura è di 3,8 milioni e 1,8 milioni per le attività sportive e ricreative. Per quanto riguarda le opere pubbliche è stato approvato un piano che programma interventi nell’anno in corso per 69 milioni di euro di cui 16 milioni hanno già copertura, mentre sul fronte della spending review il municipio segnala che negli ultimi due anni la spesa corrente è stata ridotta di 11 milioni grazie alla revisione dei costi di telefonia, la riduzione delle sedi prese in affitto, la cancellazione di alcune commissioni e la riduzione del personale, passato da 980 persone a tempo indeterminato e 76 a tempo determinato alle, rispettivamente, 936 e 46 attuali.

«IL NOSTRO bilancio, come quello di tutti i comuni d’Italia, risente dei pesanti tagli ai trasferimenti dello Stato – commenta dopo il voto dell’aula il sindaco Roberto Scanagatti -. Purtroppo per Monza la situazione è ancora più difficile perché dobbiamo fare i conti con una pesante eredità. Una situazione che per fare fronte ai debiti accumulati ci ha costretto a modificare alcune imposte». 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »