Grecia

Crisi in Grecia - Retata di giornalisti ad Atene, dalla crisi alla censura. Quattro arresti in quattro giorni

di Roberta Zunini da il Fatto quotidiano

La sentenza del processo, celebrato ieri, a carico del famoso giornalista investigativo Costas Vaxevanis è arrivata dopo poche ore: l'Assange greco è stato assolto. Ma non è l'unico reporter a essere stato ammanettato la settimana scorsa . Erano andati a fargli compagnia altri 3 colleghi, anche loro per aver osato fare il proprio mestiere pubblicando la lista Lagarde, cioè un elenco di 2mila nomi di politici, imprenditori e vippume vario, che hanno messo il loro denaro in banche svizzere. La violazione della privacy sembra l'unico reato da perseguire in un Paese che sta vivendo giornate drammatiche.

UN ENNESIMO sciopero generale, questa volta di 48 ore, è proclamato per martedì e ieri la Corte dei Conti ha bocciato le misure di austerity relative alle pensioni, pretese dalla trojka, definendole inconstituzionali. Una decisione, questa dei giudici amministrativi che contribuisce a rendere l'imminente (mercoledì) voto parlamentare per l'approvazione delle misure, sempre più difficile. Tutto questo mentre i ministri delle finanze dei Paesi europei minacciano di non dare il consenso, il 12 novembre prossimo, all'erogazione dell'ultima tranche di aiuti se non verranno inseriti nel pacchetto di misure ulteriori tagli e riforme. Per i governi, l'autunno è sempre caldo. Per quello greco – formatosi dopo le elezioni del 17 giugno scorso, sull'onda della minaccia di uscita dall'euro - però rischia di diventare incandescente. Anzi, lo è già. E potrebbe concludersi addirittura la settimana prossima con un'autocombustione. Della stessa colizione di governo.

Il motivo, che molti analisti avevano già previsto fin dalla sua formazione, è l'impossibilità di una linea comune. Il doloroso pacchetto di tagli e di riforme del mercato del lavoro già preparato dal partito di maggioranza - il conservatore Nea Democratia – su pressante richiesta della trojka, non potrà essere votato, il prossimo mercoledì, in Parlamento dagli altri componenti della coalizione, il socialista Pasok e Dimar (sinistra democratica). Pena una catastrofica uscita di scena dal panorama politico: nelle indicazioni di voto il Pasok è crollato dal terzo al sesto posto e Dimar, neonata, rischia di scomparire. Da dieci giorni il leader del Pasok, Evangelos Venizelos, sta tentando di bloccare con le buone e con le cattive le dimissioni di alcuni suoi deputati che non vogliono votare le misure già previste, figuriamoci quelle addizionali che vorrebbe soprattutto il ministro delle finanze tedesco, Schauble. Ieri sono usciti altri due più alcuni importanti dirigenti, tra i quali l'ex ministro della sanità.

Ma l'emorragia ormai è iniziata e non sarà facile per Venizelos fermarla, anche perché lui stesso ha perso ulteriore credibilità a causa dell'insabbiamento della lista Lagarde. Anche Dimar è crollata nelle previsioni di voto e il leader Fotis Kouvelis ha già fatto sapere che le norme sulla privatizzazioni, come la vendita dei porti, e sulla riforma del mercato del lavoro, compresa la demolizione degli ammortizzatori sociali, non verranno accolte dai suoi parlamentari. Il governo è dunque sempre più in bilico mentre i cittadini si preparano a votare la coalizione di Sinistra Syriza e Alba dorata. Dati come prossimi primo e terzo partito.

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