CL

Il crac del Nerviano Medical Sciences. L’ultima illusione dell’eccellenza formigoniana

di Alessandra Corica da la Repubblica

IL PECCATO originale di Nerviano risale al 2011. Quando l’allora governatore Formigoni salvò il centro dal crac con un’operazione, sulla carta, «a costo zero». Che invece finora è costata alla Regione un centinaio di milioni. Almeno. Con il futuro che, oggi, è più che mai un punto interrogativo. Sono due le ipotesi che, in queste ore, si rincorrono per il futuro di Nerviano. Da un lato c’è lo scenario del Tribunale e del fallimento. Scenario che in tanti al Centro, soprattutto i più vicini all’attuale management, danno ormai per inevitabile. Dall’altro lato c’è l’ipotesi del mercato. E di una possibile alienazione: un’opzione, questa, che vedrebbe la Regione pronta a sfilarsi dalla partita, mantenendo solo una partecipazione minima nella compagine azionaria.

Una matassa difficile da sbrogliare. E impossibile da portare a termine senza l’appoggio delle banche. Che, nei fatti, sono ormai l’azionista di riferimento di Nerviano, con i loro oltre 190 milioni di crediti. In teoria, da restituire entro il 2023. Ma sul cui ripiano i dubbi sono tanti: l’ultima rata di fine dicembre — 13,2 milioni — non è stata pagata per mancanza di liquidità, e da allora i vertici di Nerviano e le banche sono in trattativa per ristrutturare, di nuovo, l’esposizione. Certo è che lo spettro dei libri in Tribunale è solo l’ultimo, grande, smacco che i 575 ricercatori di Nerviano devono subire. Dopo gli anni in cui, a mesi alterni, hanno dovuto rinunciare a stipendi o tredicesima. E il taglio del 22 per cento delle buste paga a cui hanno dovuto dire sì nel 2012, per evitare che si arrivasse al punto di non ritorno. Tanti sacrifici, nonostante i quali però il loro lavoro è andato avanti: il Centro in questi anni ha firmato accordi internazionali e lavorato in prima fila nella ricerca farmaceutica in campo oncologico. Una struttura all’avanguardia che, al tempo stesso, si è rivelata un pozzo senza fondo: secondo i calcoli fatti nei mesi scorsi dalla commissione dei Saggi (che hanno denunciato le troppe risorse bruciate) alla struttura sarebbero andati in questi anni un centinaio di milioni. Di provenienza regionale, ma difficili da ricostruire, tra anticipazioni finanziarie date tramite Finlombarda, finanziamenti in arrivo per il mezzo della Fondazione, soldi per progetti da sviluppare ad hoc per gli ospedali lombardi.

Una situazione economica, quella del Centro, più che mai complessa. E accompagnata da una configurazione giuridica a dir poco audace, visto che si tratta di un’azienda privata che però è finanziata con fondi pubblici al 100 per cento. Passati dal 2011 a oggi dalle casse di Palazzo Lombardia a quelle della Fondazione, fino a quelle del Centro. L’anomalia risale a quattro anni fa. Quando Roberto Formigoni, in nome dell’eccellenza lombarda, salva il centro sull’orlo del crac. Per evitare che la Regione ne sia l’azionista principale viene creata la Fondazione regionale per la ricerca biomedica. Sulla carta, un ente promotore della sperimentazione in Lombardia. Nei fatti, una fondazione di diritto privato partecipata al 100 per cento da un ente pubblico (la Regione, appunto). E, al tempo stesso, una scatola vuota, con in capo un solo dipendente, zero computer e solo uffici di rappresentanza. Sempre vuoti, poiché l’ente è nei fatti tutt’uno con l’azienda privata (Nerviano) di cui è socio unico.

Un intrico di cariche, soldi e potere difficile da districare. E legato a doppio filo al mondo di Comunione e Liberazione di cui Formigoni e il numero uno designato per l’accoppiata Fondazione- Nerviano, l’ormai dimissionario Alberto Sciumè, sono campioni in Lombardia. Il cambio delle carte in tavola risale all’anno scorso. Quando, dopo l’avvicendamento Formigoni-Maroni, la Regione sostituisce i vertici della Fondazione e li sdoppia rispetto a quelli di Nerviano, nominando due scienziati — Alberto Lanzavecchia e Aldo Tagliabue — a presidente e direttore generale di Frrb. Una decisione che, in parte, ha cambiato lo status economico della Fondazione — prima con costi irrisori per le casse regionali, adesso con una previsione di spesa per il 2015 di circa 700mila euro — ma che soprattutto ha cambiato i rapporti tra il Centro e il suo azionista. Dando inizio a una guerra prima sotterranea, ora esplicita e senza quartiere, tra i vertici di Nerviano e i neo nominati leader della Fondazione. Una lotta rinfocolata negli ultimi mesi sul piano politico, con Forza Italia (e in primis l’assessore alla Salute Mario Mantovani, che ieri ne avrebbe discusso al telefono anche con Maroni) che a tutti i costi vorrebbe un cambio di marcia. E i ciellini di Ncd (in prima linea l’assessore alla Ricerca Mario Melazzini) che tanto propensi al cambiamento invece non sono, visto che dal 2011 a oggi quello di Nerviano è stato un vero e proprio fortino di Cl.

La Lega per settimane è stata alla finestra. Fino a ieri, quando è arrivata la presa di posizione netta contro gli attuali vertici del centro di Fabio Rizzi, numero uno della commissione Sanità: un sonoro «fuori dalla balle» rivolto a Sciumè e Baielli. Due le strade possibili: azzerare solo i vertici di Nerviano (come vorrebbero i forzisti) e nominarne di nuovi in accordo con le banche, salvaguardando quelli, neo nominati, della Fondazione. Oppure fare un repulisti generale in entrambi gli enti: un’ipotesi per la quale potrebbero battersi i ciellini. Della serie: muoia Sansone con tutti i filistei.

Inchiesta Grandi Opere - Interessi e risate «Quelli di Cl sono roba Doc»

di Andrea Galli da il Corriere della sera del 19/03

A parlare al telefono, intercettato, è Giulio Burchi, indagato e già presidente di Metropolitana milanese: «C’ho una notizia che se la vuoi dare al tuo presidente forse gli interessa… hanno arrestato Rognoni, quello di Infrastrutture lombarde... sicuramente freddo ai piedi... freddo ai piedi l’avrà il ministro perché era un uomo di stretta osservanza di Lupi... è Comunione e liberazione... proprio Doc». Sanno in tempo reale le novità (delle altre indagini, come quella su Rognoni); si conoscono perché si frequentano loro, le loro mogli, i loro figli; e tutti sono figure di peso di Cl, movimento al quale l’inchiesta di Firenze dedica grande spazio, delineando una rete di legami e agevolazioni.

Ciellino è Francesco Cavallo, arrestato, 54 anni, consigliere di Metropolitana milanese sotto la giunta Moratti e per anni amministratore delegato della società editrice del settimanale «Tempi», di Comunione e liberazione. Ciellino è il ministro Maurizio Lupi, legato da antica, profonda amicizia col clan Perotti, affondato dalle indagini: in manette il capofamiglia Stefano, ai vertici del colosso Spm consulting (attivo nelle infrastrutture) e indagati sia la moglie 56enne Christine Mor che il figlio Philippe detto Philo, 26 anni. Ciellino è Giacomo Beretta, 52 anni, ex assessore comunale al Bilancio (sempre con la Moratti). Il primo cui Stefano Perotti telefona per comunicare novità sulla gara d’appalto pilotata del Padiglione Italia di Expo è proprio Beretta. Che risponde incantato: «Lo so che avete vinto... lo so... lo so che avete vinto...». I carabinieri all’ascolto annotano un atteggiamento di Beretta: «Ride».

Lombardia - Pagate da Ferrovie Nord multe per 120mila euro ai familiari dei dirigenti

di Emilio Randacio da la Repubblica

UN PARCO macchine sconfinato. Solo quattro, di rappresentanza — si dice tutte berline tedesche ottenute con un contratto di leasing da una società finita nei mesi scorsi in un’altra inchiesta della procura, e legata a Comunione e liberazione — , nella esclusiva disponibilità dell’ufficio di presidenza di Ferrovie Nord Milano (Fnm). Ma anche autisti, svariate segretarie a disposizione di alcuni rappresentanti del consiglio dei sindaci e del consiglio di amministrazione. Più ci si addentra tra le uscite della società che gestisce il sistema ferroviario lombardo e più i dubbi su sprechi e scarsa trasparenza si materializzano.

Da un primo screening sulle carte raccolte dal Nucleo investigativo dei carabinieri, su ordine del pm Giovanni Polizzi, è emerso che solo per le multe stradali degli ultimi anni Fnm avrebbe speso 120mila euro. Il sospetto, circostanziato, è che le contravvenzioni siano state prese anche da familiari dei manager e che nulla abbiano a che fare con gli impegni istituzionali. L’ipotesi d’accusa su cui si sta lavorando è quella di peculato, al momento contro ignoti. La magistratura è stata coinvolta ai primi di febbraio, con un esposto che proviene dall’interno delle stesse Ferrovie nord. E amplia il raggio delle presunte irregolarità anche a tutti i benefit garantiti al management, per finire alle consulenze esterne, e all’uso troppo disinvolto e, apparentemente senza controlli, delle spese di «cassa».

Cosa troveranno di penalmente rilevante gli inquirenti, sarà il tempo a dirlo. Per incrociare i dati, trovare conferme a quelli che oggi sono pesanti sospetti, serviranno ancora alcune settimane. Per adesso, a verbale, sono già state ascoltate come testimoni diverse dipendenti dei vertici della società. Dal canto suo, Fnm Spa conferma con una nota che «si sono svolte nei giorni scorsi presso i suoi uffici attività di indagine delegate dalla procura, allo stato a carico di ignoti. La Società è quotata in Borsa e soggetta perciò al regime privatistico dei controlli ». Fnm tiene anche a sottolineare come «i bilanci, siano in regola e validati secondo legge. Tutte le spese sostenute sono riportate nei documenti sociali secondo i criteri contabili internazionali ai quali la Società è tenuta».

L’azienda, infine, ricorda come «da molti anni i suoi bilanci siano in attivo, grazie a una gestione rigorosa dei conti e a una politica industriale di diversificazione che ha reso possibile sostenere in proprio cospicui investimenti in mezzi di trasporto di cui beneficia il trasporto pubblico locale lombardo. In questo modo Fnm ha preservato il suo patrimonio, tenuto fede alla sua mission, tutelato i suoi azionisti, ivi compreso l’azionista di controllo Regione Lombardia, garantendo negli ultimi due anni anche la remunerazione del capitale investito».

Una nota che, però, non spegne le polemiche. «L’ennesima inchiesta della magistratura — sostiene Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia — , ripropone con forza il tema dell’utilizzo privato delle consistenti risorse pubbliche, trasferite dalla Regione, per i treni pendolari e non per gli stipendi dei manager aziendali tutti dotati di auto personale ». Secondo Balotta, inoltre, «serve un’operazione di trasparenza e verità che il matrimonio consumato quasi tre anni fa con le Fs ha reso più difficile. È anche per questo motivo che Legambiente ha proposto ai pendolari l’acquisto di azioni delle Fnm per poter svolgere, dall’interno, i controlli che né l’azionista Regione Lombardia né le Fs stanno svolgendo».

Sgravi a chi sceglie le scuole paritarie. E' la breccia di CL

di Marco Palombi da il Fatto quotidiano

Suonano, metaforicamente, le campane delle mille chiese di Roma. Dai conventi dentro e fuori le mura salgono al cielo le grate preghiere dei religiosi. Nelle parrocchie d’Italia si benedice San Matteo. Non l’evangelista, ma Renzi, che oggi porta in Consiglio dei ministri - insieme alla titolare dell’Istruzione Stefania Giannini - il decreto che su “la buona scuola”. Perché tanto giubilo cattolico? È semplice. Nella bozza che entra in Consiglio dei ministri c’è un piccolo passaggio che prevede una sorta di nuovo “buono scuola” - sotto forma di detrazione fiscale del 22% fino a un massimo di quattromila euro per alunno - per chi iscrive i suoi figli a una scuola privata. Andasse così, sarebbe un’enorme defiscalizzazione – pagata dalla collettività –a favore delle scuole non statali, che poi sono in larga maggioranza cattoliche. Suonano le campane ma naturalmente non tutti sono d’ac - cordo, cresce la polemica da sinistre (anche Pd), sindacati e associazioni.

LA COSA CURIOSA è che nelle bozze non è indicata la copertura e non si tratta di un particolare: le paritarie –secondo dati del ministero – nel 2013/2014 hanno avuto 993.554 iscritti. Quasi un milione, insomma, e tutti avrebbero diritto allo sconto: al momento non è stato inserito infatti alcun limite di reddito, anche se non tutti avranno diritto all’intera detrazione. Per le spese di iscrizione all’asilo ad esempio –due terzi dei bimbi delle private (621.919) –lo sgravio esiste già e ha un tetto di spesa a 650 euro. Per questo stime governative – se il testo resterà questo –parlano di un costo per l’erario poco sotto il miliardo di euro. Un’enormità di cui – no - nostante le pressioni del mondo cattolico organizzato – al Tesoro non vogliono sentir parlare: “Non ci sono i soldi. Punto”. Sul tema deciderà Renzi, dicono tutti, ma la soglia dei 4 mila euro è solo uno specchietto per le allodole. Gli stessi promotori dell’iniziativa si accontenterebbero di molto meno: pochi soldi magari, ma facendo passare il principio che si lavora su una forma di “buono scuola”. Gabriele Toccafondi, sottosegretario in quota Comunione e Liberazione, ha dichiarato che “scri - vere 4 mila euro è un esercizio di stile: mettiamo che si metta a disposizione un fondo da 20 o 30 milioni. In base a quello verrà ritarato il massimale, che alla fine potrebbe non discostarsi da quello dei nidi”. Insomma, uno sconto fiscale effettivo di circa 120-130 euro a bambino per cui servono poco meno di cinquanta milioni: “In questo caso i soldi potrebbero saltare fuori”, dicono al Tesoro. E il gioco è fatto: alla chetichella si lascia passare il principio che non solo per gli asili –dove i privati suppliscono a una effettiva carenza dello Stato – ma anche per elementari, medie e licei la “libera scelta”confessionale della famiglia deve pagarla la collettività (e senza limiti di reddito). Risultato: decine di milioni che andranno ad aggiungersi ai circa 700 l’anno che già lo Stato spende per le paritarie tra sgravi e finanziamenti diretti. E tanti saluti al “senza oneri per lo Stato” scritto in Costituzione.

LE ASSUNZIONI sono l’altro elemento rilevante del decreto Renzi/Giannini: si tratta della stabilizzazione dei precari della scuola, vale a dire i vincitori e gli idonei del concorso bandito nel 2012 (circa12mila sono senza cattedra) e i nomi presenti nelle Graduatorie provinciali (Gae) chiuse nel lontano 2007. Questi ultimi sono il grosso della truppa: circa 140mila, ventimila dei quali però, secondo un recente censimento del governo, non insegnano da anni. È per queste due categorie, comunque, che viene varato il “piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato” per l’anno scolastico 2015/2016: circa 120 mila cattedre che purtroppo lasceranno senza un posto – oltre ai 20mila ex insegnanti –anche oltre 10 mila docenti in attività. I ricorsi, ovviamente, pioveranno, ma nell’intento del governo il “piano straordinario” chiude un ciclo. D’ora in poi nella scuola si entra per concorso: il bando 2016-2018, per dire, riguarderà 60 mila unità. Altri 15 mila invece – soprattutto tra gli insegnanti di materie scientifiche (che scarseggiano) – saranno presi dalle graduatorie di istituto e “premiati” con un contratto ponte e una corsia preferenziale per il concorso. Il costo di 120 mila assunzioni (tre miliardi a regime) nel 2015 sarà inferiore al miliardo stanziato: 650 milioni secondo la bozza, il resto sarà usato per altri programmi come la formazione obbligatoria o il piano digitale.

Due libri per bambini sulle famiglie omosessuali. E Carate Brianza si divide

di Marcoi Mologni da il Corriere della sera del 23/02

CARATE BRIANZA (MB) Due libri per bambini stanno facendo litigare 18 mila abitanti. Con tanto di interpellanza in consiglio comunale. Il caso, che ha «spaccato» in due Carate Brianza, è scoppiato quando sugli scaffali della biblioteca sono spuntati due nuovi volumi: «Ho due mamme» e «Qual è il segreto di papà». Entrambi i libri affrontano, con parole adatte ai bambini, il tema delle famiglie omosessuali. E tanto è bastato perché nella cittadina si riaprisse una autentica «guerra santa». Da una parte la giunta di centrosinistra e l’assessore alle Politiche giovanili, Beatrice Rigamonti: «In Italia — sottolinea — sono circa 100 mila i minori con almeno un genitore omosessuale, quasi tutti a loro insaputa, perché nati all’interno di una precedente relazione eterosessuale. In un Paese in cui l’omosessualità è ancora un tema eluso, in particolare con i bambini, parlarne mi pare un motivo di crescita».

Sul fronte opposto l’ala di «Comunione e Liberazione» del Pdl, molto forte a Carate, che nell’interrogazione consiliare ha scritto: «Risulta evidente l’intento di legittimare le famiglie omosessuali, sulla base della constatazione che è sufficiente l’amore per costituire una famiglia. Pensiamo che sia stato violato l’articolo 29 della Costituzione, che definisce la famiglia una società naturale fondata sul matrimonio». Il «verdetto» è rinviato a giovedì sera, in consiglio comunale, dove si deciderà se i libri saranno rimossi o potranno restare al loro posto.

Milano - Prete accusato di pedofilia: era al convegno sulla famiglia

di Andrea Galli e Simona Ravizza da il Corriere della sera

Già sacerdote di riferimento di Comunione e Liberazione. Ex presidente del Banco alimentare. Ma espulso dalla Chiesa con delibera di Papa Francesco inviata al vescovo di Crema per abusi sessuali su minori e sotto indagine dalla Procura di Cremona. Sabato il 64enne don Mauro Inzoli era a Milano. Nel Palazzo della Regione. Al convegno sulla famiglia promosso da Regione Lombardia, Alleanza Cattolica e Fondazione Tempi, e definito omofobo per le tesi sostenute.

Don Inzoli non era nella primissima fila affollata di autorità, tra cui l’ex governatore Roberto Formigoni (del quale si dice sia stato uno dei confessori) e l’attuale presidente Roberto Maroni. Era subito dietro. In seconda fila. E nella stessa aula dove un ragazzo gay veniva allontanato dopo aver preso la parola. Adesso c’è imbarazzo, nelle file di Comunione e Liberazione. Il moderatore del convegno, Luigi Amicone, fondatore di Tempi (rivista vicina a Cl), si limita a dire: «Ci han fatto uno scherzo da preti...». Il convegno non finisce mai di provocare polemiche. Don Inzoli l’ha invitato qualcuno oppure la sua è stata una decisione autonoma? Il professor Stefano Zecchi era il vicino di «posto» del sacerdote. Racconta: «Non c’erano posti pre-assegnati. Quest’uomo non lo conosco. È rimasto zitto tutto il tempo. Applaudiva molto, sì, me lo ricordo. E alla fine mi ha parlato di una storia strana, del fatto che i bimbi down non esistono più in Danimarca perché non li fanno nascere...».

Al convegno non poteva partecipare chiunque. C’era anche il ministro Maurizio Lupi e bisognava vigilare sugli ingressi. Se don Inzoli si è «registrato», possibile che nessuno se ne sia accorto? Un ruolo importante nell’organizzazione l’ha avuto Comunione e Liberazione: all’interno del movimento il sacerdote è figura ben nota. Certamente don Inzoli può andare ovunque, non ha limitazioni alla sua libertà. Però va ricordata la lettera che, dopo il «messaggio » papale del giugno scorso, il vescovo di Cremona, monsignor Oscar Cantoni indirizzò ai fedeli: «In nome della verità, in questi anni sono state eseguite rigorose ricerche che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse responsabilmente riparare le ferite causate dal suo comportamento ».

Fonti interne al Pirellone rivelano al Corriere che don Inzoli è stato accreditato dalla segreteria del presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo. Un altro di quei politici nella primissima fila nel convegno di sabato ed esponente di spicco di Cl. Un altro a pochi centimetri di distanza dal sacerdote ribattezzato nel corso dei suoi anni turbolenti «don Mercedes», per la costosa macchina con la quale girava.

Monza - Tempi da Lupi per il Cittadino. Nel gruppo editoriale entrano uomini vicini al Ministro e la Fondazione della rivista ciellina

di k.ts.

Cambia la compagine sociale della Editoriale Il Cittadino srl.  Il gruppo Sesaab dopo sette anni cede il passo ai nuovi arrivati: imprenditori legati al ministro Maurizio Lupi e giornalisti della rivista Tempi, punto di riferimento dell’ala più strettamente politica di Comunione e Liberazione.

Sabato  scorso, il direttore del settimanale il Cittadino, Giorgio Bardaglio, in un editoriale aveva preso congedo dai propri lettori (vedi I direttori passano, il Cittadino (e la passione) resta), l’altro ieri sempre con un editoriale il suo successore - Luigi Losa - ha salutato i lettori ritrovati. 
Losa è stato, infatti, direttore  de il Cittadino dal 1994 al 2011 quando venne sostituito proprio da Bardaglio.

In settimana, l’assemblea dei soci dell’Editoriale il Cittadino ha votato l’aumento di capitale portandolo da 1,5 a 4 milioni di euro con il contestuale ingresso nella società  di Monza Brianza Edizioni srl che acquisisce il 50% delle azioni. Le restanti azioni sono divise fra Sesaab con il 35% e la “Beato Talamoni Luigi: presenza” della Curia di Monza con il 15% (in precedenza: Sesaab al 70% e Beato Talamoni-Curia di Monza al 30%).

L’ingresso dei nuovi soci è servito a immettere nuova linfa finanziaria in un gruppo editoriale - oltre al settimanale il Cittadino c’è anche la rete televisiva Monza e Brianza tv - che nel biennio 2011-2012 ha registrato perdite per più di un milione e mezzo di euro (- € 861.301 nel 2011 e - € 696.906 nel 2012). I dati del  bilancio 2013 non sono ancora stati depositati in Camera di Commercio ma dovrebbero essere in linea con i precedenti esercizi.

La Sesaab (Società editrice SS Alessandro Ambrogio Bassiano spa) é editrice dei quotidiani: Eco di Bergamo, la Provincia di Como, La Provincia di Lecco, la Provincia di Sondrio. Dopo la cessione a dicembre de La Provincia di Varese, perdendo il controllo anche de il Cittadino, ha rotto quell’asse di testate prealpine lombarde da Bergamo a Varese che aveva costruito negli ultimi anni.

La società bergamasca era entrata nel 2006  nella proprietà de il Cittadino con un'operazione di lease-back delle testate, operazione estinta anticipatamente nel 2010.
Negli anni hanno cercato di contenere i costi riducendo anche il personale passato dai 19 dipendenti del 2011 ai 15 del 2013. 
La maggior parte dei giornalisti che lavorano per la testata, infatti, sono collaboratori che vengono pagati di media tra i € 5 e i € 12 in base alla lunghezza degli articoli, € 0,50 per ogni foto, € 12 per le riprese video (la videocamera non gli viene, però, passata dal giornale e devono acquistarla in proprio).

Sotto la direzione di Bardaglio il settimanale ha cercato di alzare il livello dei contenuti considerato dai “bergamaschi” molto al di sotto degli standard della testata di riferimento, l’Eco di Bergamo.  E’ stata anche innovata l’impostazione grafica del settimanale e sono scomparse quelle notizie sul mondo ecclesiastico e sulla vita degli oratori che nella precedente gestione di Luigi Losa erano una presenza fissa del settimanale.

Con il ritorno di Losa alla direzione del giornale non si sa se ci sarà un ritorno al passato, è anche vero che non saranno più lui e la curia di Monza a condurre le danze.

Socio forte della nuova compagine sociale è, infatti, Monza Brianza Edizioni srl
La società costituita il 15 maggio 2014 (amministratore unico Samuele Sanvito),  è controllata al 60% da Alessio Barbazza, amministratore delegato della Magazzini Generali Brianza srl (20.000 mq di magazzini doganali a Concorezzo). 
Barbazza, presidente del Comitato piccola industria di Confindustria Monza e Brianza dal 2011 al 2014, oltre ad amministrare la società  di famiglia è stato presidente per due mandati di Cancro primo aiuto, la onlus creata in memoria di Walter Fontana (lo scomparso senatore della Democrazia Cristiana e patron della Fontana Luigi spa), dove con l'occasione della lotta al cancro si incontra e si riunisce il mondo politico ed economico che in Brianza conta.

Gli stessi che sono ospiti fissi alle cene organizzate a cadenza quasi settimanale nella sua residenza di Renate da Carlo Edoardo Valli,  il gran ciambellano della politica e dell’economia brianzola (Valli era presidente del consiglio di amministrazione de il Cittadino fino al dicembre 2013, ma se ne è andato, a suo dire, in dissidio con la linea editoriale di Giorgio Bardaglio). 

Nell’assetto societario di Monza Brianza Edizioni srl, oltre a Barbazza, compare con il 40% delle azioni l’Editoriale Tempi duri srl (amministratore delegato Samuele Sanvito) a sua volta controllata dalla Fondazione Tempi (57.78%), Editoria e Sviluppo srl (31,11%) e Lomafin spa (11,11%).

La Lomafin è riferibile all’imprenditore Lorenzo Manca proprietario di Sicuritalia, ex Istituto di Vigilanza Lariano, società che opera nel settore sicurezza e vigilanza (guardie armate, videosorveglianza, ecc..), mentre Editoria e sviluppo srl (amministratore unico Samuele Sanvito) vede nella compagine sociale, oltre allo stesso Sanvito, una serie di imprenditori.

- Giuseppe Brivio, proprietario della Pierino Brivio di Besana Brianza, azienda che costruisce spazzatrici e mezzi per la raccolta dei rifiuti. Brivio possiede anche un 2,9% di azioni di Biancamano la holding che controlla Aimeri Ambiente (società con sede a Rozzano operante nella raccolta e smaltimento dei rifiuti) e siede nel consiglio di amministrazione della Fondazione Costruiamo il Futuro di Maurizio Lupi.

- Luciano e Claudio Milanese della Econord, società di raccolta e smaltimento rifiuti che gestisce le due discariche di Mozzate (Como) e Gorla Maggiore (Varese): in pratica un’unica grande discarica visto che a dividerle c’è solo il confine comunale e provinciale. 
Questa straordinaria concentrazione di discariche “di confine” si realizzò mentre dominus della zona era Giancarlo Galli, parlamentare della Dc dal 1986 al 1994 (numerose le sue iniziative legislative in campo ambientale tra cui la famosa legge Galli del 1994).
Galli siede nel consiglio comunale di Mozzate quasi ininterrottamente dal 1988 a oggi, vuoi come sindaco (due volte), vuoi come assessore o come semplice consigliere. 
Il comune di Mozzate, nonostante i soldi della discarica, è in completo dissesto finanziario con un buco da 71 milioni di euro e il patrimonio immobiliare pignorato (vedi Mozzate e il debito record. Vale 7 volte le sue entrate).  Recentemente Econord ha chiesto l’ampiamento delle discarica di Gorla Maggiore/Mozzate. 
Il fondatore della Econord Gianluigi Milanese (fratello di Luciano Milanese), scomparso nel 2005, è stato condannato nel 2002 a cinque anni di reclusione nel processo sulla tangentopoli a Varese.

Gli altri soci di Editoria e sviluppo srl sono il salumificio Baldo di Cantù, un imprenditore tessile comasco e un viticoltore del trevigiano.

La società Editoria e sviluppo srl (costituita nel 2006) ha come oggetto sociale la raccolta di pubblicità per periodici, radio e televisioni, ma non sembra molto attiva se nel 2012 ha registrato un fatturato di € 21.500. In compenso ha una quota di partecipazione nella Fondazione Costruiamo il Futuro Brianza di Maurizio Lupi.

Infine in Edizioni Tempi duri srl con il 57,78%, c’è la Fondazione Tempi - l’unica in questa cordata di nuovi soci entrati ne il Cittadino che si occupi di editoria e giornalismo.
La Fondazione Tempi è stata costituita nel 2013 dal settimanale Tempi.

Il settimanale viene pubblicato dalla Tempi società cooperativa
Tra i soci giornalisti della cooperativa Tempi si trovano nomi conosciuti: l’onorevole Maurizio Lupi (Ministro delle Infrastrutture degli ultimi due governi: Letta e Renzi), Nicola Bonaduce (consigliere agli affari regionali al Ministero delle Infrastrutture), Claudio Del Bianco (direttore relazione esterne di Sea - Aeroporti di Milano), Antonio Simone ( a processo per lo scandalo Sanità in Lombardia insieme a Pierangelo Daccò e a Roberto Formigoni. Simone, per questa vicenda è stato anche arrestato nel 2012, vedi Sanità, sei arresti in Lombardia c'è anche l'ex assessore Simone), Samuele Sanvito ( ex vicecoordinatore del Pdl in Brianza, ex consigliere comunale del Pdl a Carate Brianza nella Giunta Pipino mandata a casa dall’inchiesta della Procura di Monza, Carate nostra) e  Luigi Amicone (direttore di Tempi, per un periodo consigliere molto ascoltato da Silvio Berlusconi).

La rivista non naviga in buonissime acque, nel 2012 ha avuto un calo di 800mila euro sui 2,8 milioni  di euro di ricavi da vendite e prestazioni del 2011.
Nel triennio 2010-2012 ha ricevuto € 1.135.347,23 come contributo pubblico per l'editoria.

Tempi viene distribuito con il Giornale, il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi.

L’arrivo di persone molto vicine a Maurizio Lupi  nella proprietà de il Cittadino, viene interpretato da alcuni osservatori come il tentativo di ricostruire il centrodestra(-ciellino) ripartendo dalla Brianza, culla di Comunione e Liberazione, contando sulla diffusione del settimanale di Monza. 

Una Brianza da riprendere dopo che alle ultime europee il Partito Democratico ha conquistato il 41,42% dei consensi.

Dal punto di vista economico, l’ingresso di nuovi soci con una forte presenza di industriali dovrebbe garantire quel flusso di pubblicità fondamentale per tenere in piedi il giornale. Si è parlato anche del fatto che Confindustria Monza e Brianza sarebbe pronta a garantire a Il Cittadino 200mila euro di pubbblicità all’anno, così come la Camera di Commercio e alcune municipalizzate tra cui il gruppo AEB-Gelsia. 

Tra gli industriali che si sono stretti attorno al progetto Lupi-Tempi, non c’è Carlo Edoardo Valli (presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza) smentendo per il momento le voci che lo davano come socio. 

Siedono nel consiglio di amministrazione de il Cittadino: Massimo Manelli, consigliere della Camera di Commercio di Monza e direttore di Confindustria, e Giovanni Barzaghi,  presidente di Apa-Confartigianato ma le due confederazioni di categoria che rappresentano non sono entrate nell’assetto societario come era stato ventilato.

Apa-Confartigianato ha altri problemi. In questi mesi è alle prese con le difficoltà economiche di Sinvest, il consorzio fidi di Apa Confartigianato operante a Monza e Milano, messo in liquidazione il 30 ottobre 2013 dopo che la Banca d’Italia lo ha cancellato dall’elenco speciale degli intermediari finanziari, sembra per problemi patrimoniali. 

Nel bilancio approvato in data 31 marzo 2014, Sinvest ha chiuso il 2013 con una perdita di esercizio di quasi 12milioni di euro, dopo una serie di annate chiuse con perdite milionarie (€ - 1.775.507  nel 2012, € - 1.112.036  nel 2011,  € - 2.024.052  nel 2010, € -1.373.740  nel 2009). 

Sempre nel bilancio 2013 si legge: “ Le attività disponibili e vincolate detenute da Sinvest non sono in grado di coprire interamente le passività al momento in essere. Si renderà pertanto necessario, nell’ottica di assicurare una ordinata liquidazione, procedere prioritariamente alla valutazione della fattibilità di un accordo transattivo con le banche”.
Sinvest ha, però, recentemente ricevuto una boccata d’ossigeno grazie al prestito condizionato da 2milioni di euro di Regione Lombardia.

Delle difficoltà di Sinvest in Brianza non si parla, eppure in un momento in cui gli imprenditori e gli artigiani si lamentano della loro difficoltà ad accedere al credito, la messa in liquidazione del consorzio fidi di Apa-Confartigianto sarebbe dovuta finire sulle prime pagine dei giornali, e invece…

Tra le novità prospettate dall’ingresso della Fondazione Tempi nella proprietà de il Cittadino, ci sarebbe anche l’ipotizzato  trasferimento della redazione del settimanale di CL, dalla sede di Milano in corso Sempione all’edificio che ospita la redazione de il Cittadino a Monza.
 

Da Cl a Legacoop, ci pensa Ferlini

di Giorgio Meletti da il Fatto quotidiano

La coincidenza è sorprendente. Proprio il 7 maggio scorso, appena 24 ore prima dell'arresto dei furbetti dell'Expo, Massimo Ferlini è uscito dopo sei anni dal consiglio d'amministrazione della Manutencoop Facility Management, la cooperativa rossa coinvolta nello scandalo della Città della Salute per il quale è indagato Claudio Levorato, da trent'anni monarca assoluto dell’azienda bolognese. Ferlini è un personaggio chiave dell'incrocio padano tra Compagnia delle Opere (le imprese di area Comunione e Liberazione) e Legacoop. Anzi, si può quasi dire che quell'incrocio lo incarna.

SOPRA CI SONO I POLITICI. Lo scorso 25 novembre proprio a Milano un ambizioso convegno targato Italianieuropei (Massimo D'Alema/Giuliano Amato) sul futuro delle infrastrutture ha visto la celebrazione di una sorta di “patto di cemento” tra l'inamovibile ministro del settore Maurizio Lupi (CL-Nuovo centrodestra) e l'aspirante commissario europeo D'Alema: “Mi fa piacere che ci sia un comune sentire sulle cose da fare”.

SOTTO CI SONO QUELLI come Ferlini, gente che viene dalla politica ma che se n'è allontanata per dedicarsi agli affari, facendo magari leva sulle relazioni politiche ereditate dalla vita precedente. Ferlini, oggi 58enne, aveva 36 anni il 6 maggio 1992, quando fu arrestato dal pool Mani pulite – insieme a un pezzo importante del cosiddetto “migliori - smo” milanese - per una storia di tangenti al partito di cui era dirigente a Milano, il Pds. Tra assoluzioni e prescrizioni è uscito indenne dai processi e ha cambiato vita, passando dalla militanza comunista alla Compagnia delle Opere. Dal diavolo all’acqua santa? Mica tanto. È' lo stesso Ferlini a spiegare che nel 2008, quando Levorato voleva portare in Borsa la Manutencoop, fu chiesto a lui, vicepresidente nazionale della Cdo, di andare nel consiglio di gestione della coop rossa a interpretare la parte del consigliere “indipendente”. “Sono due mondi diversi ma con radici e valori comuni”, argomenta Ferlini. Quasi le stesse parole usata dieci anni fa da Pier Luigi Bersani al Meeting ciellino di Rimini: “Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di Cl. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell'800”. Ci sono le chiacchiere e ci sono gli affari. Gianstefano Frigerio, uno degli arrestati per l'Expo, area Ncd, dice in un’intercettazione: “Anche Maurizio Lupi è amico di quelli di Manutencoop”. Scrive la Guardia di Finanza: “Frigerio sostiene di conoscere bene i legami che ci sono tra Manutencoop e i ciellini tanto che negli ultimi anni, con Formigoni, sempre a dire dell'indagato, Manutencoop avrebbe già ottenuto importanti lavori”. Il diavolo e l'acqua santa sono soci di fatto, e Ferlini ha la biografia giusta per fare l'anello di congiunzione. Quando Legacoop e Cdo hanno fatto insieme Obiettivo Lavoro, società per il lavoro interinale i cui intrecci con gli ideali cooperativi sfuggono ai più, c'era Ferlini nel consiglio d'amministrazione. Quando è nata Italia Lavoro, società pubblica attiva sul mercato del Lavoro, c'era Ferlini di mezzo.

L'ALTRA SUA SPECIALITÀ è l'immondizia, come recita il curriculum ufficiale: “Dal 1995 è impiegato in attività di consulenza ambientale presso varie società”. Nel 2003 il ministro berlusconiano dell'Ambiente, Altero Matteoli, lo volle a capo dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti. Ormai imprenditore affermato, è da anni membro della giunta della Camera di Commercio milanese. Ma soprattutto non si è voluto privare della sua competenza Francesco Colucci, uno dei tanti piccoli re lombardi delle bonifiche, che l’ha voluto alla presidenza della Daneco Impianti. È la società che, secondo le accuse dei magistrati milanesi, ha pagato 700 mila euro per corrompere il capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente, Luigi Pelaggi, e ottenere l'appalto da 36 milioni di euro per la bonifica della ex Sisas di Pioltello. Daneco Impianti vinse l'appalto senza disporre della certificazione antimafia, benché la stessa prefettura avesse segnalato la “permea - bilità dei Colucci ai condizionamenti delle organizzazioni criminali”. Per tutto questo Colucci e Pelaggi sono stati arrestati nello scorso gennaio e adesso sono avviati verso il giudizio immediato. Ferlini intanto presiede.

Twitter@giorgiomeletti

Lombardia - Inchiesta sanità. Il braccio destro di Formigoni e l’incontro «molto riservato» con il presidente di Cl

di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella da il Corriere della sera

MILANO - Un incontro «molto riservato » tra il presidente di Comunione e Liberazione, don Juliàn Carròn, e il braccio destro di Formigoni e più alto burocrate in Regione Lombardia, Nicola Sanese, segretario generale della Presidenza: il 2 giugno 2012 l’inchiesta ne coglie i preparativi sui telefoni del direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina (che all’ultimo non ci va «adducendo che una vecchia zia si è fatta male»), secondo quanto si ricava dalla richiesta di proroga l’11 giugno 2012 delle intercettazioni a carico di Lucchina, «invitato su indicazione di Sanese da Marco Carabelli».

Chi è? Il vicario di Sanese, cioè del segretario generale della Presidenza della Lombardia al quale i pm ora contestano l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione insieme a Formigoni-Daccò-Simone- Lucchina. Ex parlamentare dc e sottosegretario all'industria, Sanese con la prima elezione nel 1995 di Formigoni alla guida della Regione ne diventa il capo di gabinetto e coordinatore della Presidenza, anche per spinte che ricorderà nella deposizione ai pm del 21 novembre scorso: «Formigoni insistette molto perché io assumessi l'incarico, aveva soprattutto l'esigenza di avere al suo fianco qualcuno esperto nella materia amministrativo-istituzionale. Naturalmente ci furono anche insistenze di altri amici o persone legate al Movimento Popolare ed a Comunione e Liberazione, anche don Luigi Giussani mi chiese in un incontro di accettare l'incarico in Regione».

Sempre nell’interrogatorio del 21 novembre 2012, quando cioè Formigoni avrà già ricevuto l’invito a comparire, Sanese, oltre a definire «non consone al suo ruolo pubblico» le vacanze di Formigoni pagate da Daccò, incrinerà uno dei baluardi difensivi del governatore, e cioè la tesi per cui Formigoni avrebbe ignorato che il munifico amico di vacanze rappresentasse nella Regione da lui presieduta gli interessi economici di ospedali privati dai quali riceveva fior di compensi: «Daccò è l’unico che io abbia mai conosciuto come lobbista in Regione, prima del Fatebenefratelli e dal 2002/2003 del San Raffaele e della Maugeri ». Lobbista accreditato da chi? «Sicuramente Formigoni lo accreditava come interlocutore presso Lucchina, al quale ha chiesto più volte di riceverlo».

Altri alti dirigenti della Regione, come l’ex direttore generale vicario della sanità Maurizio Amigoni, indicano però un ruolo di Sanese più compromesso nel concorrere a predisporre delibere su misura degli interessi degli ospedali privati: «So in ragione del mio ruolo – ha detto Amigoni ai pm - che le esigenze economiche e finanziarie della Maugeri, del San Raffaele, del Fatebenefratelli e anche di altri venivano portate all'attenzione del segretario generale Sanese e che, quando vi era un riscontro positivo da parte di Sanese e quindi c'era la volontà di accogliere le istanze, il direttore generale della Sanità dava all'ufficio le indicazioni affinché venisse trovata una veste tecnica per soddisfare tali richieste: veniva cioè domandato di predisporre le delibere in modo tale da assecondare le esigenze, per questo parlo di soluzioni tecniche su misura». Che periodo era quello dell’incontro Sanese- Carròn? Un mese prima, dopo aspre polemiche sul rapporto di molti degli indagati con Cl, proprio Carròn aveva scritto una lettera a «Repubblica» nella quale, rifiutando l’accostamento del movimento ecclesiale alle malversazioni, si diceva però «invaso da un dolore indicibile nel vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto», e constatava che, «se il movimento di Cl è continuamente identificato con l'attrattiva del potere e dei soldi, qualche pretesto dobbiamo averlo dato ».

Richiamo che Formigoni aveva accolto definendo «le parole di Carron un aiuto per purificarci e ripartire». Ma l’incontro programmato c’è poi stato? Nelle carte non c’è risposta. Così ieri il «Corriere» ha interpellato Carròn, chiedendogli se vi sia stato l’incontro e, se sì, su richiesta di chi, con quali partecipanti e argomenti. Il presidente di Cl, tramite il portavoce, ha risposto di «non intendere fare alcuna dichiarazione in proposito». Negli atti c’è un altro riferimento a Carron, ma indiretto e risalente all’agosto 2011. Mario Cal, il vice di don Verzè, si è ucciso da un mese, l’inchiesta sul San Raffaele è agli inizi, i giornali cominciano a mettere a fuoco figure di rilievo nella macchina regionale. Così a Ferragosto le intercettazioni segnalano che il segretario particolare di Formigoni, Mauro Villa, spiega agli interlocutori che, «mentre il governatore è in vacanza in Sardegna», lui «sta facendo una vita ritirata come consigliato da Carron»: e «per le ferie è rimasto a casa sua» in provincia di Milano «in quanto Carron, a seguito degli articoli sul Corriere, gli ha consigliato di non farsi vedere in giro insieme al presidente Formigoni

lferrarella@corriere.it
gguastella@corriere.it

Lombardia - La ‘ndrangheta puntava su Compagnia delle opere. Lampada, fiduciario del clan Condello, voleva agganciare Gaetano Giussani, fratello del fondatore di CL

di Davide Milosa da il Fatto quotidiano

Lombardia terra di 'ndrangheta. Lo sa bene Giulio Lampada, colletto bianco vicino alla potente cosca reggina dei Condello, oggi a processo per mafia davanti ai giudici di Milano. Fiuto da businessman e dialogo brillante, Lampada sa che per far girare i dané bisogna puntare sui centri di potere. E così nel 2009 il fiduciario della 'ndrangheta, sceglie la Compagnia delle opere e scommette sull’influenza di Gaetano Giussani - che non risulta coinvolto nell'inchiesta - fratello di don Luigi, fondatore del movimento cattolico Comunione e liberazione, che ha come braccio finanziario proprio la Cdo. Naturalmente, nel capoluogo lombardo Cl conta su un quotato capofila: l'ex presidente della Regione, Roberto Formigoni. Il quadro emerge dagli atti del processo milanese alla cosca Valle-Lampada.

LA CERCHIA è potente. Politica e impresa corrono assieme. E Lampada già nel novembre 2007 esprime il suo gradimento per il Celeste ex governatore. In auto discute con il politico calabrese Alberto Sarra. Racconta Lampada: “Sono stato a cena con Formigoni (…) Eravamo tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali”. Al tavolo c'era anche il parlamentare europeo Mario Mauro, altro illustre rappresentante di Cl. Due anni dopo questa intercettazione, messa agli atti dell'indagine Meta della procura di Reggio Calabria, Lampada svela le carte. È il novembre del 2009 e l'uomo dei clan parla con il suo commercialista R. L. I due discutono di nuove strategie per fare denaro. Tra le varie ci sono le fatture gonfiate. “Io non sono quel tipo – dice Lampada –, quei tempi sono finiti, gente come noi non può fare questi discorsi”. La strada maestra è quella della Cdo. “L'ho imparato pure io – dice Lampada – significa Compagnia delle opere”. Dopodiché aggiunge il carico da novanta: il nome di Gaetano Giussani. “Siamo in ottimissimi rapporti”, dice l'uomo della 'ndrangheta. Quindi aggiunge: “L'ho conosciuto per un leasing”. Dall'intercettazione si comprende come il boss sia stato accompagnato da Giussani nell'ufficio di un broker che gli ha chiesto 1.000 euro per attivare una pratica. Denaro che però Lampada non pagherà “perché Giussani si è offerto di garantire”. Il presunto riciclatore dei boss dimostra di avere le conoscenze giuste. E del resto il nome di Gaetano Giussani è una garanzia. Attualmente è presidente del cda della Sems, una srl specializzata nel noleggio di autovetture e in stretti rapporti con la Regione. La società è detenuta per il 68,5% dalla spa pubblica Ferrovie Nord Milano. Il restante 31,5% di Sems sta in mano alla Kaleidos, una srl legata alla Cdo di Saronno. La Kaleidos, nel marzo 2012, è finita sotto i riflettori della Procura di Milano.

L'INCHIESTA a carico di ignoti, gira attorno a un appalto Aler (l'Agenzia lombarda per l'edilizia residenziale). 200 mila euro per il noleggio di sette auto. La Finanza, durante una perquisizione negli uffici di Kaleidos, ha copiato file informatici che, stando al pm, dimostrerebbero poca trasparenza nelle procedure. Insomma, per entrare nel gioco grande oggi bisogna essere accreditati. Come spiega, a proposito di Lampada, l'ex consigliere regionale della Calabria, Franco Morelli. Il politico del Pdl finirà in carcere nel novembre 2011 assieme al faccendiere dei clan e ad altre nove persone. Morelli conosce Lampada nel 2008. Gli viene presentato da Mimmo Logoteta, plenipotenziario del Pdl calabrese e dal medico Vincenzo Giglio, professionista vicino alle cosche e ai servizi segreti. Morelli, peraltro, farà di più: entrerà in società con Lampada. Un comitato d'affari raccontato ai pm da R. L. , lo stesso a cui Lampada spiega il progetto Cdo. “Giovedì sono andato con il fratello di Giussani buonanima (…) e pare che (...) problemi non ci sono”. In sintesi, ecco cosa si aspetta Lampada dal rapporto con Giussani: “Tutto ciò che vogliamo”.

Lombardia - Fra i tre delle primarie è scontro sugli intrecci tra Regione e Cl

di Oriana Liso da la Repubblica

IL TEMA è delicato, soprattutto in Lombardia dopo 17 anni di formigonismo che, da sempre, vuol dire Cl che, a sua volta, vuol dire Compagnia delle Opere. Ragionano di gestione del potere, i tre candidati alle primarie del centrosinistra: ma se il punto di caduta è simile – «No alla cooptazione, sì al merito» – la polemica nasce a monete. «Kustermann e Ambrosoli hanno timore reverenziale quando parlano di Cdo, io no», attacca Di Stefano.

«LA COMPAGNIA delle opere è un problema, come ammettono anche in Cl. È un gruppo economico» puro, senza traccia della originaria missione: questa è la traduzione che fa Di Stefano del braccio operativo del movimento di don Giussani finito, in questi ultimi mesi, nel vortice di inchieste, scandali, descrizioni più o meno colorite, sempre accanto al nome del governatore uscente Roberto Formigoni. Una realtà ormai di lunga data che Di Stefano vorrebbe cancellare, se diventasse presidente della Regione. Il dito è puntato contro la stretta connessione tra Pirellone e Cdo: precisa infatti Di Stefano di non avere «niente contro Cl come movimento, né contro le persone che ne fanno parte, ma in questi anni ha piegato l’amministrazione agli interessi della Compagnia», la cui connessione strettissima con la Regione «è resa evidente dal fatto che le sedi di rappresentanza regionale all’estero coincidono con l’impianto di espansione della Cdo». È convinto, il giornalista candidato, di essere quello più duro nei confronti del sistema di potere che ha imperato in Regione. «Mi sembra abbiano timore reverenziale verso la Cdo», è l’attacco diretto che fa arrabbiare Kustermann. «Come fa a dire di me una cosa del genere? Non ho mai avuto timore reverenziale, ho detto apertamente che alcuni bandi della Regione sono stati fatti su misura per far vincere la Compagnia, ho sempre combattuto il sistema di potere che ha determinato gravi danni non solo nella sanità lombarda, ma nell’assegnazione di quasi tutti i contratti», spiega, senza “morbidezze”, Kustermann, che però ricorda: «Non ho nulla contro i singoli individui, ovviamente ».

Quello che accomuna i candidati — che ieri sera hanno fatto il loro ultimo confronto diretto, a Como — è un basta alle lobby, insomma, riassumibile con lo slogan: «No cooptazione, sì competenza». Se dovesse essere eletto, Di Stefano pensa a una «verifica della legittimità degli incarichi e all’applicazione della legge Bassanini: spoils system, concorsi pubblici a evidenza europea, vincolo del 50 per cento di donne e curriculum pubblici». Diversa la prospettiva per Kustermann: «Sono contraria allo spoils system, di ogni funzionario andrà valutato il merito, mentre vanno smantellate le cupole che si sono formate in diciassette anni attraverso trasferimenti interni: non c’è bisogno di licenziare nessuno, se ci sono reati ci penserà la magistratura ». Ricordando però il suo lavoro di medico, Kustermann aggiunge: «Siccome però credo nella prevenzione, voglio creare un board di amministrativisti, forze dell’ordine, esperti di lotta alla mafia dei colletti bianchi e magistrati in pensione per controllare ogni atto della Regione».

Già qualche giorno fa Umberto Ambrosoli aveva precisato: «Conosco realtà rimaste libere, anche all’interno di Cl e Cdo, ma ad entrambe è stato dato un peso dominante nel Pirellone ». Ieri, rifiutando anche lui l’accusa di morbidezza, aggiungeva: «La chiarezza con cui dichiaro la mia contrarietà al sistema dell’affiliazione, eletto in Regione a criterio di selezione a favore di questo e quel gruppo o sistema, ha radici profonde negli anni». Da lui, una stoccata a Di Stefano: «Non amo slogan e proclami, non mi rivolgo alla pancia delle persone. Indico un metodo per me imprescindibile: scegliere solo — solo! — per il merito, non per l’appartenenza politica, sindacale, associazionistica. Quello che è fuori da questo metodo è semplicemente patologia ».

Il monsignore con la Mercedes che confessava anche Formigoni accusato di abusi su minorenni. L’esponente di Comunione e liberazione, ridotto allo stato laico, è stato per 15 anni a capo del Banco alimentare

di Luigi Corvi da il Corriere della sera

CREMA—Lo chiamavano «il prete in Mercedes». Auto di lusso, sigari, ristoranti alla moda, frequentazioni politiche importanti. Monsignor Mauro Inzoli, 62 anni, era uno dei boss di Comunione e liberazione. Presidente per 15 anni della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni. Una vita sulla cresta dell’onda, con base a Crema dove per 17 anni è stato parroco della Santissima Trinità. Poi, improvviso, il declino. Don Inzoli nel 2010 ha lasciato la parrocchia, nel maggio scorso la carica al Banco, e a Crema non lo hanno più visto. Due anni di silenzio totale, sino a lunedì, quando la Curia ha scritto un comunicato di otto righe in cui si dice che il vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, su mandato della Congregazione per la dottrina della Fede, ha emesso un decreto che dispone la dimissione dallo stato clericale di don Inzoli.

Il potente uomo di Cl non è più sacerdote, ma la pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Quel comunicato non per tutti è stato un fulmine a ciel sereno. Da tempo si mormorava di un’inchiesta per presunti abusi su minori e qualcuno sul web aveva anche scritto che don Inzoli era stato agli arresti domiciliari. Non a Crema, dove ha ancora la residenza, ma forse a Milano dove si sarebbe stabilito negli ultimi tempi con madre e sorella. Nessuna di queste voci ha però trovato conferma e la Curia ovviamente mantiene il più stretto riserbo. Un riserbo assoluto che ha protetto per due anni l’uomo di Cl e che ancora ieri, qui a Crema, teneva le bocche cucite. Tuttavia nel comunicato della Diocesi si fa riferimento a un «procedimento canonico a norma del canone 1720 del Codice di diritto canonico».

I «delicta graviora » di competenza della Congregazione per la dottrina della fede sono i più gravi: profanazione dell’eucarestia, attentato al Pontefice, assoluzione del complice in confessionale, induzione ad atti turpi in confessionale, abusi suminori e acquisizione, detenzione e divulgazione a fini di libidine di immagini pornografiche di minori di 14 anni. Le accuse contro don Inzoli sarebbero tra le ultime due, e il provvedimento preso confermerebbe la linea di intransigenza voluta dal Papa sui reati sessuali riguardanti i minori. Il silenzio su tutta la vicenda tiene comunque avvolto nel mistero il fatto all’origine delle accuse, che non sarebbe stato comunque compiuto nella provincia di Cremona e non si sa neppure quale sia la Procura che se ne occupa per competenza.

Don Inzoli da lunedì non risponde al telefono. Chi lo conosce dice comunque di averlo sentito sereno e poco propenso a fare appello, anche se le persone che gli sono vicine lo spronano a non arrendersi e a cercare un bravo avvocato per fare ricorso. A quanto pare, dopo essere stato allontanato da Crema, in attesa del processo davanti alla Congregazione, è approdato in una parrocchia della provincia di Alessandria. Nel 2010 aveva confidato a un amico che si sarebbe preso un anno sabbatico per curare una forte depressione e che sarebbe andato per qualche tempo a San Marino, dove avrebbe anche preparato la visita di Benedetto XVI, ospite del vescovo Luigi Negri, che pochi giorni fa è stato nominato vescovo di Ferrara.  

lcorvi@corriere.it

IL PAPA RE (Regione Lombardia & Formigoni, ecc..)

di Alberto Nerazzini da Report Rai3

Roberto Formigoni, il presidente di Regione più longevo d’Italia, cade dopo quasi diciott’anni di governo ininterrotto perché un’onda giudiziaria senza precedenti travolge lui, la sua giunta e il Consiglio. È l’epilogo di una legislatura sciagurata, nata con lo scandalo delle firme false per la presentazione della lista Formigoni e che in soli due anni e mezzo è riuscita a offrire un compendio davvero variegato di inchieste e accuse di reato, «una sorta di olimpiade della corruzione, o comunque della malversazione e della cattiva politica», per usare le parole del consigliere di opposizione Civati. Ma la fine dell’ennesima legislatura formigoniana segna anche l’epilogo dell’uomo politico? Oppure Formigoni è già pronto per una nuova stagione? Magari con un nuovo partito?

L’inchiesta «Il Papa Re» racconta il fenomeno politico Formigoni, tornando alle origini del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fondato da Don Giussani e racconta il suo braccio politico, il Movimento Popolare creato proprio da Formigoni. Parla dei rapporti poco noti tra CL e Berlusconi, con testimonianze inedite. Racconta gli sviluppi delle nuove inchieste che lo riguardano o lo sfiorano, ritorna su quelle chiuse del recente passato. Perché «Il Papa Re» indaga anche sull’entourage di Formigoni, sugli uomini del Presidente che erano indagati ieri e sono indagati oggi; esplora il riservato e misterioso mondo dei memores domini, l’associazione di monaci laici a cui da 42 anni appartiene Formigoni e che raggruppa i ciellini dedicati totalmente a Dio, nel rispetto della promessa di obbedienza, povertà e verginità.

L’inchiesta di Report in onda domenica 4 novembre, realizzata da Alberto Nerazzini, indaga su un sistema politico e di potere che supera i confini della Lombardia, con le sue ramificazioni nel sistema economico, nell’educazione, e con la sua decennale trasversalità. Con interviste inedite, per esempio, svela i protagonisti dell’ultima inchiesta della Procura di Milano che coinvolge i vertici della Compagnia delle Opere di Bergamo e, ancora una volta, sfiora il «Papa Re».

VIDEO: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8b9bfe25-7513-4ca...

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