Euro

“L’Europa, l’Euro… e noi!”

Martedì 17 dicembre ore 21 Sala Consiliare del Comune di BRUGHERIO piazza Cesare Battisti, 1 “L’Europa, l’Euro… e noi!” con ANDREA DI STEFANO Direttore della rivista di finanza, etica ed economia sociale “Valori” e ALESSANDRO BRAGA Giornalista di Radio Popolare

L'euro non basta. C'è il Lombard per creare lavoro

di Rossella Minotti da Il Giorno

L’euro non basta
C’è il Lombard per creare lavoro
Milano, l’idea del leghista Gibelli

MILANO
NON È l’ennesima provocazione leghista, anche se qualche nostalgico fa circolare delle monete da due o un euro con l’effigie di Bossi. Il progetto c’è, ed è talmente serio che ieri al confronto sulla «Moneta complementare» nell’auditorium di Palazzo Lombardia, c’erano eminenti docenti ed economisti. L’idea portata avanti da mesi dall’assessore all’Industria Andrea Gibelli ora è più concreta. «Contesti di crisi economica come quello attuale - spiega il leghista Gibelli - devono essere gestiti con strumenti innovativi. La moneta complementare che stiamo studiando in maniera definitiva non è un attacco agli istituti di credito alle banche e all’euro. È un’operazione territoriale di natura complementare, che Regione Lombardia deve avviare per aiutare le imprese paralizzate dal blocco del credito». Può sembrare un’utopia, invece è già realtà. A testimoniarlo ci sono Carlo Mancosu col suo Sardex e lo svizzero Yves Wellauer con la Banca Wir.
In Sardegna, spiega Mancosu aiutato da numerosi grafici, la moneta complementare nasce nel 2009, e oggi conta su un circuito di 800 imprese che la usano. «Eravamo quattro ragazzi con un’idea - racconta tra gli applausi - alle prese con una crisi che somigliava molto a quella del 1929. Il lavoro c’era, ma c’era anche il problema dei pagamenti. I nostri ristoratori ad esempio non compravano più prodotti locali per i termini di pagamento troppo stretti che non riuscivano a rispettare. Allora abbiamo pensato: perché non inserire le imprese in un circuito di credito reciproco?». Ecco allora per gli aderenti a Sardex.net conto, carta di credito e linea di credito a zero interessi, con l’obiettivo di arrivare, in dieci anni, a generare l’1% del Pil sardo. Possibile? Sì, seguendo gli schemi ottimamente spiegati dal professor Massimo Amato della Bocconi.

«LA MONETA complementare non deve essere accumulabile né convertibile in euro - spiega -. Bisogna poterla creare quando serve e poi distruggerla. Tutto possibile grazie alla Camera di compensazione, che tiene i conti dei propri aderenti. La moneta circola tra le imprese del territorio e può aiutare anche il sistema bancario a cui consegna clienti meno rischiosi. Soprattutto può finanziare scambi che con l’euro non si farebbero del tutto, riattivando una domanda locale latente». Obiettivo strategico: fare con le imprese accordi di secondo livello per cui i lavoratori abbiano parte della busta paga in moneta complementare. Impossibile? In Svizzera le aziende aderenti al circuito Wir già lo fanno, e c’è un comune ticinese che sta addirittura pensando di accettare parte del pagamento delle tasse in Wir.
rossella.minotti@ilgiorno.net

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