pgt

Meda: le valutazioni di Sinistra e Ambiente sull'approvazione di Pd e Pdl del piano attuativo sull'area ex-Medaspan

Nel Consiglio Comunale del 25-01-016, il PD, a supporto della giunta Caimi e con l'aiuto del fedele alleato Molteni del PdL/Ncd hanno "entusiasticamente" approvato la delibera del piano attuativo sulla Variante Parziale per l'ambito di trasformazione AT1 ex Medaspan dove è prevista la realizzazione di un CENTRO COMMERCIALE, di un albergo e connessi servizi.
Con il suo, ormai consueto "stile" che lo contraddistingue, il sindaco Caimi ha rimarcato la granitica certezza che quest'operazione porterà "benessere" e "occupazione" a Meda. 
Abbiamo anche appreso che lì, si proprio lì, "si farà anche cultura" e che gli ambientalisti sono ..... "affetti da una qualche patologia", si, insomma, sono malati, visto che insistono nell'indicare confusione nella VAS e a evidenziare analisi ambientali poco garantiste poichè fatte in modo incompleto e senza il coinvolgimento di ARPA nonchè ad avere seri dubbi per i problemi trasportistici e di viabilità che saranno ingenerati dalla realizzazione del centro commerciale nell'AT1.
Tutto su:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2016/01/meda-lat1-ex-medaspan-approvato-da-pd-e.html

Meda: perchè Sinistra e Ambiente ha votato No al piano attuativo sull'ex Medaspan

Un dettagliato articolo che spiega le motivazioni del No di Sinistra e Ambiente all'insediamento di terziario + commerciale sull'area dismessa dell'ex Medaspan.
Vedi tutto su;
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/08/perche-sinistra-e-ambiente-ha-votato.html

Meda: Sinistra e Ambiente sull'ambito di trasformazione At1 (ex Medaspan)

I numeri, la documentazione sull'ambito di trasformazione At1 (ex Medaspan).
Un progetto di un privato su un'area dismessa dove prevale l'attività commerciale.
Un progetto ambiguo che l'amministrazione di Caimi sponsorizza fortemente.

Meda: cosa si vuole fare sull'area ex Medaspan ?

Una determina riaccende l'attenzione sull'area ex-Medaspan, classificata nel PGT vigente (quello della Lega - votato dal PD) come Ambito di Trasformazione AT1.
Ma a Meda, c'è in elaborazione anche una variante al PGT. L'AT1 rientrerà o no nella variante ? Qual'è il significato della determina che affida  l'incarico a un professionista per la VAS per "approvare il piano di attuazione" ?
Si tratta di una scelta verticistica dell'amministrazione di Caimi che aveva parlato con la stampa (ma non in commissione) di albergo + servizi ? E i "servizi comprendono anche quelli di tipo commerciale ?
Sinistra e Ambiente ne parla qui:
http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/01/variante-al-pgt-at1-ex-medaspan-e.html

Desio - Il Pgt disegnato dai corrotti diventa un titolo accademico

di Gianni Barbacetto da il Fatto quotidiano del 28/11

Per ottenere una cattedra universitaria, contano più gli studi e i titoli accademici, o aver firmato piani urbanistici, magari citati (negativamente) in atti giudiziari antimafia? La domanda circola al Politecnico di Milano, dopo un concorso che ha bocciato gli uni e premiato gli altri, quelli che firmano piani (magari a rischio). E dopo che, proprio per questo, un professore si è dimesso, rendendo pubblico il suo disaccordo con scelte ritenute non rigorose. Per comprendere quella che parrebbe, a prima vista, solo una noiosa vicenda accademica, bisogna percorrere i 20 chilometri che separano il Politecnico dal municipio di Desio. Lì, negli anni scorsi, si era insediata una cricca che ha varato il Pgt (Piano di governo del territorio), strumento urbanistico che permetteva di costruire e cementificare, non senza regali a operatori ritenuti vicini alla ’ndrangheta. Le scelte di fondo erano, come sempre in questi casi, dei politici e degli amministratori.

Ma ogni strumento urbanistico ha bisogno anche del contributo dei tecnici. Ecco dunque, in calce al Pgt di Desio, le firme di due stimati docenti del Politecnico: la professoressa Maria Cristina Treu e il ricercatore Carlo Peraboni. Per quello del paese vicino, Giussano, ecco la firma di un altro urbanista del Politecnico, Pierluigi Paolillo. “Noi siamo tecnici”, reagiscono i docenti, “non abbiamo alcuna responsabilità delle scelte dell’amministrazione”. Hanno dialogato con i politici, non certo con i boss. Questo però non li salva da quattro righe di fuoco contenute nell’ordinanza del giudice di Monza che nel gennaio 2012 dispone gli arresti dell’ex assessore regionale Massimo Ponzoni , dell’ex direttore dell’ufficio tecnico del Comune di Desio Rosario Perri, dell’ex sindaco di Giussano Franco Riva, dell’ex assessore all’urbanistica di Desio Antonino Brambilla, oltre che dell’imprenditore Filippo Duzioni. Riferendosi a Treu e Peraboni, il giudice scrive che il loro “modus operandi, seppure non integri condotta penalmente rilevante, non fa certo onore alla professionalità dei tecnici, che si sono limitati a recepire le scelte degli amministratori coinvolti nel procedimento e predisporre il Pgt a misura di quelle”.

Un piano tecnico su misura, sottolinea dunque il magistrato: modellato secondo i desideri degli amministratori coinvolti in una brutta storia di corruzione, contigua per di più a una vicenda di mafia, visti i contatti di Ponzoni e Perri con esponenti della famiglia di ’ndrangheta insediata a Desio, il clan Moscato. La storia s’interrompe con la caduta della giunta di Desio, che naufraga nello scandalo del Pgt su misura e delle relazioni pericolose con i mafiosi. Arriva un nuovo sindaco, Roberto Corti, e un nuovo vicesindaco, Lucrezia Ricchiuti, che per prima cosa troncano i rapporti con i mafiosi e bloccano il Pgt. A questo punto succede una cosa inedita: un professore del Politecnico arriva a offrire la sua consulenza gratuita, sentendosi in dovere di dare il suo contributo tecnico per “riparare” in qualche modo all’intervento precedente dei suoi colleghi. È Arturo Lanzani , ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica, che collabora a riscrivere il piano, alleggerendolo di ben 1 milione e mezzo di metri quadri. È lo stesso professore che si è ora dimesso dalla commissione scientifica del Dipartimento di architettura e studi urbani (Dastu).

Perché, spenti gli echi della storiaccia di Desio, Peraboni è stato premiato: era ricercatore e ha vinto il concorso per diventare professore associato. Presidente della commissione che lo ha promosso: Paolillo, quello del piano di Giussano. Con le regole, oltretutto, cambiate a partita aperta: nei concorsi, è stato assegnato un peso minore alla produzione scientifica e maggiore alla produzione di piani. Sono stati così di fatto puniti coloro che (come la ricercatrice Elena Granata) avevano sottolineato sulla rivista del dipartimento di Urbanistica, Territorio , la necessità di considerare i piani non neutri strumenti tecnici, ma materia sensibile che inesorabilmente finisce per incrociare la politica, la corruzione, la mafia. Lanzani non ci sta e scrive: “Rassegno la mia dimissioni dalla commissione scientifica. Gli esiti dei concorsi smentiscono infatti i principi che avevamo delineato per la selezione dei docenti e non possono essere da me avallati. Tra chi ha vinto vi è chi appare francamente impresentabile e vi sono diverse esclusioni incomprensibili. È mancata in molti casi una corretta valutazione dei titoli, della rilevanza del profilo scientifico e della capacità di costruirsi con autonomia un originale e articolato percorso di riflessione. La responsabilità civile che deriva dal rigore scientifico e l’autonomia di pensiero e d’azione”, conclude Lanzani, “sono diventate una colpa, il basso professionismo e l’asservimento a qualunque forma di potere sono diventate un merito”.

Carate Brianza - Emma Boldrin, estensore del PGT, sfila sul banco dei testimoni

di Pier Attilio Trivulzio

Monza- Processo Carate Nostra.
Per un'ora l'hanno tenuta a fuoco alto sulla graticola e lei, Emma Boldrin, architetto estensore del Piano di Governo del Territorio del Comune di Carate, cresciuta politicamente in Alleanza Nazonale, ha mostrato un pizzico di disagio adattando il suo corpo, schiena e fondoschiena, alla seggiola riservata ai testimoni.

Processo “Carate Nostra” venerdì 7 novembre davanti al Collegio3, giudici Pansini, Centonze e Colella.
Pantatoli color crema, golfino in tinta, caschetto di capelli neri alla Valentina di Crepax, su domanda del pubblico ministero Donata Costa dichiara: “Non ho mai lavorato col Comune di Carate e non conosce nessuno in quel Comune. Ero simpatizzate di Alleanza Nazionale, ho ricevuto l'incarico relativo al bando a fine giugno, primi di luglio 2006 e per il lavoro ho percepito 140mila euro. A parte mi è stata pagata la parcella relativa alle osservazioni al Pgt. Fino al disciplinare il mio rapporto è stato con l'architetto Parma, poi con l'assessore Sisler e quindi dalla prima riunione della Commissione urbanistica che era presieduta da Camisasca con il signor Altobelli e l'avvocato Brambilla. Il signor Altobelli mi era stato indicato come persona della maggioranza”.

Con riferimento alle aree agricole vicino alla Valassina – chiede il pm – era già stata decisa la destinazione?”.
A livello di analisi sì. Non ci sono state richieste di modifica”.

Riguardo alle altre aree, sapeva che Altobelli era socio?”.
No, l'ho saputo dai giornali”.

Può spiegarci i suoi rapporti professionali con Altobelli?”.
Ho iniziato a collaborare con lui un anno dopo la preparazione del Pgt. Mi aveva chiesto se ero disponibile, se ero interessata. Mi parlò di portare avanti il lavoro ed ho dato l'assenso. Abbiamo avuto due piccoli incontri per verificare la cosa poi...”.

Rapporti con Aldeghi?”.
Mi è stato presentato dal signor Altobelli in occasione di incontri pubblici. Non ho avuto rapporti di lavoro”.

Ha avuto indicazioni per quanto riguarda le aree del Parco Valle Lambro?”.
Il Parco aveva un suo piano. Ho fatto valutazioni ed incontrato i dirigenti in quanto c'erano richieste documentali”.

Relativamente all'area di via Tagliamento?”.
Il nostro piano prevedeva un indice diffuso su tutti e quattro i lati, su parte delle aree c'era il vincolo.... Nel Parco non era vietata la edificabilità anche se veniva sottolineato che si trattava di parco agricolo. La edificabilità non si poteva fare fino a quando non ci sarebbero stati tutti gli strumenti”.

L'avvocato Silvestro che difende Angelo Miceli chiede alla teste dei terreni di via Padova su cui è già stata edificata una palazzina quando al catasto risultava in realtà ancora area agricola.
Come per via Tagliamento non si è deciso di riproporla area a verde. C'era vincolo del vecchio Pgt che resisteva da 25 anni e nessuna amministrazione l'aveva considerata. Per il Comune di Carate sarebbe stato redditizio trasformare anche perché le aree vicine erano già state urbanizzate. Non ho avuto nessuna pressione per modificare”.

E' Ivan Colgiago, legale di Antonino Brambilla a svolgere il controesame della teste Emma Boldrin. Come un cobra eretto, pronto a mordere la preda, l'avvocato pone la domanda: “Le mostro una email dell'11 febbraio 2009 da lei mandata ad Altobelli, vorrei delucidazioni. E' agli atti. Lei dice ad Altobelli: anche se le nostre modifiche saranno accolte diversamente. Perchè le nostre?”.
Questa email esula dal discorso del Pgt. E' riferita ad un documento di Altobelli per inserire tre osservazioni che a quella email sono allegate. Professionisti di Carate riuniti nell'Associazione Archingeo avevano presentato osservazioni già discusse con parte della Commissione urbanistica. C'era stato un incontro anche con Brambilla e tutti avevano suggerito modifiche”.

Il legale insiste. Legge: “Troverai note in azzurro di Brambilla che so che non condividi, valuta tu. Cosa intendeva con queste parole?”.
Non si voleva togliere Archingeo dalle discussioni che aveva chiesto sulla distanza di alcuni edifici che tutta la maggioranza aveva salvaguardato. Il fatto stesso che Altobelli non condividesse le idee di Brambilla era un po' una sorta di partito preso. C'era un po' di astio tra loro”.

Lei ha detto d'essere simpatizzante di Alleanza Nazionale, chi le ha detto del bando di Carate?”.
Mi è stato suggerito dalla segreteria”.

La segreteria di AN? Perchè AN ha interesse per quel bando e la chiama per informarla?” - insiste il legale - “Chi la chiama?”.
Era la voce di una donna”.

Ivan Colciago, il cobra, scuote la testa evidentemente insoddisfatto della risposta ma continua ad attaccare. “Lei ha detto di non aver avuto pressioni per quanto riguarda alcune aree. Bene, le leggo un passo della trascrizione di un verbale di Altobelli. Venni avvisato da Pirovano che per l'edificazione di via Padova dovevo chiedere a Sisler. Sisler mi disse che avrebbe chiesto alla Boldrin”.

Mai avuto richieste da Sisler”, dichiara l'architetto con voce ferma irrigidendo la schiena contro la spalliera della sedia.
Non ho avuto altri incarichi prima del Pgt. Quello di Carate è stato uno dei primi Pgt della legge marzo 2009”.

Insiste il legale sul rapporto con Maurizio Altobelli.
Era componente della Commissione Urbanistica ed era identificato come referente della maggioranza...Mi rapportava anche col presidente della Commissione..Qualcuno mi ha detto di fare riferimento ad Altobelli...”.

Avvocato Colciago: “Quali sono stati i suoi rapporti con Altobelli dopo l'estensione del Pgt?”.
Mi aveva chiesto di collaborare ma poi non c'è stato alcun proseguio”.

Il legale non demorde. “Un'altra email. E' del 17 dicembre 2010 inviata ad Aldeghi e Altobelli. Ciao Mauro come da bozza pe comè è impostato il comparto A2 e A3 quello che dobbiamo fare è chiedergli quello che dobbiamo fare.. e cosa voleva fare?”.
Era la richiesta di un rapporto di collaborazione”.

Altra email: “〈Ciao Mauro ti allego Consonni. Prosegue altro progetto?Si evince quindi che in discussione è il disciplinare Consonni...ti volevo chiedere dell'appartamento di Milano di via Gallarate”.

La presidente chiede alla teste di spiegare.
Erano lavori che non sono andati in porto. Per quanto riguarda l'appartamento di Milano mi è stato chiesto il suo intervento perché l'appartamento era da vendere. Anche per quanto riguarda gli atti con le richieste del disciplinare non sono andati a buon fine”.

Altra email del 16 maggio 2011. “...〈Ciao Mauro, questi quanti metri quadrati di superficie commerciale vogliono fare?...”.
Non ricordo”.
Pdf del 21 maggio 2010 con “〈brevi note che serve aggiungere. A quale lavoro si riferivano?”.
Quando qualcuno chiede un lavoro si preparano le note, se il privato accetta si passa al disciplinare. Si tratta di delucidazioni che servono per chiudere la trattativa”.

Vuole spiegarci i suoi rapporti professionali con Altobelli?”.
Non si è attivato alcun lavoro”.

Prima del Pgt lei conosceva l'attività che Altobelli svolgeva? Le mostro un altro documento, è del 15 aprile 2009. E' dell'architetto Rigamonti per la indivuazione delle aree da sottoporre a vincolo”.
A titolo informativo io ho mandato il fax. Non ho redatto alcun documento”.

Come mai il 24 aprile lei lo manda all'avvocato Brambilla? Il documento è del 7 aprile (redatto all'indomani della riunione della Commissione Regionale – ndr). Il Comune di Carate l'ha ricevuto il 19 maggio. Come mai lei l'aveva?”.

Meravigliata interviene Donata Costa: “Sono documenti nuovi”.

Insisto nel chiederle per quale motivo lei era in possesso di quel documento del 7 aprile 2009 che il Comune di Carate ha ricevuto dopo”. “La email è mia?”, chiede Emma Boldrin.

Sì, dica chi l'ha inviata a Brambilla”.
Il mio computer non lo usa nessuno. Non ricordo d'avere mai visto quel documento”.

Ivan Colciago recita una litania di nomi di quanti erano il 7 aprile in Commissione Regionale. Al nome di Simone Munari la Boldrin ammette: “Lo conosco”.
A suo giudizio – chiede il legale di Brambilla – l'area di via Tagliamento era soggetta a vincolo?”.
Quando ho redatto il Pgt ho preso atto del documento depositato riguardante il vincolo precedente. C'era anche la proposta del 2004. Non c'era il vincolo dell'edificabilità”.

 

«Così Monza cancella la sua storia». L’accusa di associazioni e comitati: edifici nuovi autorizzati per incassare gli oneri

di Riccardo Rosa da il Corriere della sera

MONZA «Monza sta svendendo la sua memoria storica per fare cassa». L’accusa arriva dal Coordinamento delle associazioni e dei comitati cittadini di Monza, autore di uno studio sull’attuale stato dell’urbanistica locale che mette sul banco degli imputati l’attuale giunta di centrosinistra (ma anche quelle che l’hanno preceduta). La «colpa» sarebbe l’aver concesso la costruzione di case, supermercati e uffici per oltre 700 mila metri cubi nella more della variante al Pgt varata nel 2012: alcuni edifici sorgeranno su comparti di archeologia industriale come l’ex Cotonificio Cederna, considerato come una piccola Crespi d’Adda. Il Coordinamento, oltre a una mezza dozzina di comitati di quartiere, raggruppa alcune associazioni ambientaliste come il circolo monzese di Legambiente e il Comitato per il Parco.

Dal loro dossier emerge come, in attesa di una variante al Pgt che sembra avere smarrito la strada verso l’approvazione, vengano rilasciate concessioni per migliaia di metri cubi: fra dicembre 2012 e luglio 2014 sono stati approvati ben nove piani attuativi (Esselunga, Aruba ed ex cinema Maestoso i più noti), che si sommano ai sette piani di lottizzazione approvati fra il 2011 e il 2012 e ai quattro il cui iter è ancora in corso. Totale metri cubi: 750 mila, metà dei quali residenziale. Un dato che, secondo il Coordinamento, cozza contro il dato relativo a circa 4 mila appartamenti sfitti e al 75% dei monzesi proprietari dell’alloggio. «Come è possibile autorizzare la costruzione di così tante case in una fase di crisi del mercato immobiliare come questa? — si chiede Giorgio Maioli, portavoce del Coordinamento —. In realtà stiamo assistendo a una vera e propria speculazione, che oltre a pregiudicare alcune delle ultime aree verdi rimaste, sacrifica anche gioielli architettonici come l’ex Cotonificio Cederna ».

Si tratta di una delle aziende storiche di Monza: un appezzamento di oltre 40 mila metri quadrati alla periferia est della città dove, al posto dei capannoni a «shed», con la tipica copertura dal profilo seghettato, costruiti alla fine dell’ 800, sorgerà un nuovo isolato dotato di case, supermercato, centro civico e giardini pensili. In cambio il Comune guadagnerà gli oneri di urbanizzazione, migliaia di euro utili per far quadrare un bilancio sempre più anemico. I responsabili del Coordinamento sottolineano però come «gli oneri di urbanizzazione si paghino solo quando viene rilasciato il titolo abilitativo». Ovvero: quando partono effettivamente i lavori. Da qui la duplice richiesta del Coordinamento alla giunta: sbloccare l’iter della variante al Pgt e, in attesa che il documento venga approvato, congelare qualsiasi nuova edificazione.

Monza - Caso Ponzoni, i perché dei giudici «Sgominato un comitato d’affari»

di Federico Berni da il Corriere della sera del 18/10

MONZA Un «comitato d’affari», che agiva contro tutte le regole «del buon andamento della pubblica amministrazione». Di più: «Un esempio di ciò che la politica e l’imprenditoria non dovrebbero mai essere». Giudizi netti, quelli espressi dai magistrati del tribunale collegiale, presieduto da Patrizia Gallucci (con giudici a latere Pierangela Renda, ed Emanuela Corbetta), nelle motivazioni della sentenza che, ad aprile di quest’anno, ha condannato l’ex coordinatore provinciale Pdl Massimo Ponzoni a 10 anni e mezzo di reclusione per concussione e bancarotta, l’ex assessore all’urbanistica di Desio Antonino Brambilla (5 anni), l’ex direttore dell’ufficio tecnico dello stesso comune Rosario Perri (5 anni e mezzo), l’imprenditore Filippo Duzioni (3 anni), e l’ex sindaco di Giussano Franco Riva (2 anni e 6 mesi). Quest’ultimo, è stato riconosciuto colpevole solo per bancarotta, ma assolto dal reato di concussione per aver «manovrato » il Pgt di Giussano, come sosteneva il pm. «Non ci sono prove che fosse a conoscenza di patti corruttivi», scrivono i giudici in proposito. Condizionamenti dettati «dal potere di Ponzoni», al contrario, ci furono per le vicende del Piano di governo del territorio di Desio.

In particolare, per favorire l’insediamento di un grosso centro commerciale in un’area agricola tra Desio, Lissone e Muggiò (progetto poi non realizzato). Si assecondavano i desideri del privato, sull’asse Ponzoni-Duzioni, in cambio non di classiche mazzette, ma di «sistemi più sofisticati di percepimento di vantaggi illeciti». Per esempio lavori di consulenza, favori vari, o poltrone e incarichi assegnati, grazie all’influenza di Ponzoni, nella formazione della prima giunta provinciale di Monza, nel 2009. Brambilla, che era stato nominato vicepresidente, viene dipinto come «una persona molto interessata all’ottenimento della sua poltrona, e non il politico idealista, come lui stesso ha voluto descriversi nel corso del suo esame in aula».

Stesso discorso per Perri, che aveva ottenuto un assessorato: «Sul suo interesse non vi è mai stato alcun dubbio; stava per andare in pensione ed è facilmente intuibile che volesse restare nell’entourage di Ponzoni, per non finire nell’ombra». Ponzoni, invece, era colui che «aveva visibilità per essere riconosciuto come l’uomo che poteva segnare il successo o l’insuccesso di un progetto, solo spendendo la sua parola con gli uomini che politicamente facevano a lui riferimento, e che da lui speravano di ottenere favori ». Ruolo chiave, poi, quello giocato dal faccendiere Duzioni per conto del privato costruttore: «Dice di essere un semplice mediatore tra i clienti e i politici; ma la Pam, colosso alimentare (…), paga somme ingentissime solo per garantirsi un “accompagnatore” che li porti ai politici del caso?», si domanda il tribunale. Con il loro comportamento, concludono i giudici, «gli imputati alterano pesantemente il corretto andamento della pubblica amministrazione, con schiaccianti ricadute sul futuro del Paese».

Omicidio Vivacqua e tangenti per il PGT di Carate Brianza. I processi corrono paralleli

di Pier Attilio Trivulzio

Per la Procura di Monza l'omicidio a Desio del rotamat Paolo Vivacqua è stato un delitto commissionato dalla ex moglie gelosa.

E se invece fosse stata la ‘ndrangheta?
In Brianza comanda la 'ndrangheta e quel fiume di denaro che Vivacqua raccoglieva da banche ed uffici postali faceva gola a molti. E la 'ndrangheta lo sapeva. Conosceva i suoi affari e tutti i suoi movimenti.

Quando poi Vivacqua, cedendo a Bricoman Italia i terreni di via Marengo a Carate Brianza, si è ritrovato in un sol colpo tra le mani 6,171 milioni di euro in assegni circolari che subito il suo braccio destro e prestanome nelle società Loviro ed Edil VLB, Calogero Licata Caruso, ha provveduto a tramutare in moneta sonante, qualcuno ha deciso che andava eliminato.
E, 64 giorni dopo, gli ha mandato il killer che lo ha freddato con sette colpi di pistola calibro 7,65.

Era il 14 novembre 2011. Un lunedì. Da tempo Vivacqua non metteva piede nell'ufficio di via Bramante a Desio. Quella mattina ci arriva, parcheggia la Bmw davanti al palazzone grigio e s'appresta a programmare la giornata. Attorno alle 11.30 è cadavere. Nessuno vede il killer o i killer; nessuno sente gli spari.

Chiamati da Lavinia Mihalache, la nuova e giovane compagna che da cinque mesi gli ha dato un figlio, Nicolas, i carabinieri arrivano e constatano il decesso. Nel portafoglio oltre a poco più di mille euro, alcuni “pizzini” rivelano “che Vivacqua ha prestato denaro ed intrattenuto rapporti con appartenenti ad associazioni malavitose soggetti ad indagine da parte dell'Autorità giudiziaria di Milano, come “Domenico Zema, Mimmo o Zema (arrestato su ordine del giudice Simone Luerti, operazione Tibet - ndr)”.

Oltre a Zema vengono messi sotto controllo dai carabinieri una decina di pregiudicati. E tra questi Gino Guttuso. Uomo cardine del processo che lunedì si apre al Tribunale di Monza e vedrà alla sbarra l'ex moglie di Vivacqua, Germania Biondo, Antonino Giarrana, Antonino Radaelli, Salvino La Rocca e Diego Barba.
Le indagini, in ogni direzione e le intercettazioni telefoniche e ambientali – scrivono nel rapporto i carabinieri di Desio – hanno dato esito sempre negativo”.

Nulla emerge dai controlli e dalle intercettazione su Gino Gattuso che però poi diventa supertestimone indicando in Giarrana e Radaelli i killer, salvo poi ritrattare tutto davanti al giudice Alfredo De Lillo nel corso dell'incidente probatorio.
A far cambiare obiettivo ai militari di Desio è un rapporto dei colleghi di Campobello di Licata che riferiscono due episodi avvenuti nell'agosto 2010 a Ravanusa: i figli di Paolo Vivacqua, Davide e Antonio e, un paio di giorni dopo lo stesso Paolo, affrontano a muso duro l'investigatore privato Diego Barba chiedendogli conto della sua relazione con Germania Biondo.

Sulla scorta di questi episodi gli inquirenti scoprono telefonate intercorse tra Guttuso – che avrebbe prestato il suo scooter ai killer - La Rocca, Barba e Giarrana il 13 e il 14 novembre 2011.

Quelle telefonate – coincidenti, secondo la Procura, con l'orario dell'uccisione di Vivacqua– e alcune intercettazioni “piccanti” tra Germania Biondo e Diego Barba sono i capisaldi del processo che inizierà lunedì al Tribunale di Monza, presidente del collegio giudicante Giuseppe Airò, giudice a latere Alessandro Rossato.

Fu davvero una esecuzione – secondo Gattuso preparata per sei mesi – voluta da Germania Biondo per gelosia con la promessa al killer di 60mila euro in realtà mai versati? E' possibile che gli stessi personaggi, Giarrana e Radaelli, che a sangue freddo e senza commettere errori hanno eliminato Paolo Vivacqua, sette mesi dopo si trasformano invece in un'armata Brancaleone e sgozzano in un box Franca Lo Jacono, consuocera di Paolo Vivacqua, per rubare una valigia con i 6milioni di euro pagati da Bricoman Italia, seminando prove?

Valigia che poi in realtà esiste soltanto in una telefonata intercettata di Lavinia Mihalache, ultima compagna di Paolo Vivacqua.

A novembre 2011 un terzo dei soldi di Bricoman Italia (2.343.840 euro), in realtà, finisce su due conti della banca cinese Agricultural Bank of China.

La restante cifra non è stata mai trovata dalla Guardia di finanza che sta ancora indagando.

Intanto venerdì in aula è ripreso il processo per le tangenti pagate da Paolo Vivacqua ai politici dell'amministrazione Pipino per trasformare i terreni agricoli di Carate in edificabili.

In aula era presente soltanto Antonino Enrico Brambilla (difeso dall'avvocato Ivan Colciago), assenti Calogero e Angelo Miceli, Giorgio Giussani e Walter Longoni. A difendere le società Loviro srl, 3I srl e Bre srl gli avvocati Alessandro D'Adda e Ghezzi.

Martino Muzio, maresciallo della Guardia di finanza di Seregno, ha ripercorso l'iter delle indagini nell'ufficio di Desio di Paolo Vivacqua, la scoperta dei fogli excel con i pagamenti a persone che indicava come la “cooperativa” non soltanto per i terreni di via Marengo ceduti a Bricoman Italia ma anche per quelli di via Padova, via Tagliamento e per il fabbricato di piazza Risorgimento.
Nell'ufficio abbiamo trovato prospetti e annotazioni che facevano ipotizzare pagamenti corruttivi per rendere edificabili i terreni agricoli di Carate”, spiega il maresciallo definendo Felice Tagliabue “socio occulto del Vivacqua il quale da subito si è assunto la paternità dei documenti trovati dando un nome ai soci della “cooperativa”: Maurizio Altobelli, Giorgio Aldeghi e Giampietro Gerosa”.

Elenca quel prospetto con i pagamenti per un totale di 391.500 euro versati il 26 giugno, 28 e 30 luglio 2009, l'11 ottobre 2009 ed i risultati dei riscontri bancari sul conto n. 385 della BPM filiale di Seregno intestato alla società Loviro (con la Edil VLB aveva acquistato terreni via Marengo – ndr) sul quale solo Calogero Licata Caruso aveva la firma.

Riferisce dell'appunto manoscritto trovato nel portafogli del Vivacqua “31.7.2011 ac euro 50.000 Giorgio Cooperativa”. Dove Giorgio è riferito a Giorgio Aldeghi. Dall'esame dello stesso conto le Fiamme gialle risalgono a tre pagamenti di 10.000 euro ciascuno effettuati il 9, 10 e 11 giugno 2009, di 12.500 il 12 giugno ed altri due prelievi di 10.000 euro il 24 e 25 dello stesso mese. Tutti girati alla “cooperativa”.

Il maresciallo ricorda che dalla documentazione rinvenuta in via Bramante d'Urbino si risale al terreno seminativo di via Lombardia di proprietà dei fratelli Viganò che alla data del 31 marzo 2006 passa con il preliminare a Claudio Riva. “La parte più consistente dei terreni di via Marengo della Loviro srl – spiega - viene ceduta a Bricoman Italia, un'altra porzione più piccola alla società 3I srl “.
Soci della 3I srl sono Massimo Pirovano, Walter Longoni, Giorgio Giussani e attraverso la Emmetre Immobiliare srl Maurizio Altobelli, consigliere comunale e presidente della commissione edilizia a Carate Brianza.

Dalle perquisizioni e dall'ispezione dei computer degli indagati Massimo Pirovano, Felice Tagliabue, Giorgio Aldeghi, Gerosa Giampietro e Maurizio Altobelli, ed in particolare dal documento-testamento rinvenuto in casa di Massimo Pirovanonel caso dovesse succedermi qualcosa” gli inquirenti risalgono alle mazzette pagate ed ai corrotti. Per l'insediamento di via Tagliamento ai politici vengono pagati 150mila euro.
Nell'hard disk di Pirovano abbiamo trovato un file aggiornato al 6 gennaio 2012 dal quale erano scomparse le cifre pagate ai politici”, dice il maresciallo.

Spiega che “il prospetto trovato nell'hard disk di Pirovano è molto dettagliato. Ci sono le spese in una colonna uscite e poi in altra colonna, usciteB, il pagamento di 150mila euro per cambio destinazione terreno via Tagliamento; una scheda cantiere con l'operazione di 30mila euro pagati ad un politico e poi i prospetti per i terreni di via al Valà il cui insediamento è stato portato avanti dalla Art Edificare di Pirovano con la cifra di 60mila euro nella colonna usciteB ed un prospetto leggermene diverso riguardante la 3I srl che fa capo ad Altobelli, Pirovano e Longoni con l'annotazione 50mila euro cambio uso forfait”.

Il teste, maresciallo Muzio, sollecitato dal pubblico ministero Donata Costa riferisce che a seguito di perquisizioni, accertamenti, intercettazioni e ascolto di persona informate dei fatti come Altobelli, Pirovano, Tagliabue, Gerosa e Licata è pervenuta documentazione dai colleghi della Gdf di Paderno Dugnano.

Risultano pagamenti personali ad Altobelli?”, chiede il pubblico ministero. “Altobelli deteneva quote nella Emmetre Immobiliare e nella 3Isrl”, risponde il teste e precisa “Altobelli era socio anche in altra operazione immobiliare con 150mila euro di dazione al politico”.

Donata Costa passa a chiedere al teste in merito alla posizione dell'indagato Antonio Brambilla. “Ha percepito 30mila euro per consulenze relative a Bricoman”. Ricorda il pm che presso l'abitazione di Brambilla è stata sequestrata documentazione, il teste ricorda che il Brambilla in veste di consigliere comunale ha partecipato al Pgt.

Si parla di una email mandata dall'architetto Fabio Conca (non indagato) a Giorgio Aldeghi e da questi inviata ad Antonio Brambilla nella quale è detto “al fine di accelerare i tempi di approvazione e poter dare atto alla convenzione...la nostra squadra...”.

Relativamente alla posizione di Brambilla, Donata Costa precisa che a seguito di interrogatorio del luglio 2012 ed al sequestro di documentazione Brambilla viene indagato con riferimento al pagamento di una tangente di 150mila euro relativa all'operazione della 3I srl in via Tagliamento, terreno agricolo su cui insiste un vincolo del Parco della Valle del Lambro diventato edificabile col Pgt nel 2009.

Riferendosi al pm Donata Costa interviene l'avvocato Colgiaco: “L'interrogatorio del mio assistito Brambilla è del luglio 2012, il pm è andato avanti con le indagini fino al luglio 2013 oltrepassando i vincoli di sei mesi senza avere prorogato e quindi il teste non può riferire”.

La replica del pm: “Tutta la mia attività investigativa è depositata con gli atti 36/37/38 del 17, 18 e 23 ottobre 2012. Il 4 ottobre per delega si autorizza la Gdf a esaminare la documentazione acquisita da altro processo e riferire”.

Il Tribunale decide “l'acquisizione della documentazione fino al 13 ottobre 2012 e che l'informativa redatta successivamente non costituisce pertanto adozione”.

Si torna a parlare dell'area di via Tagliamento, del vincolo paesaggistico della Valle del Lambro risalente al 1994, dell'incarico avuto nel 2008 da Brambilla dal Parco Valle Lambro liquidato con 20mila euro; dell'inedificabilità di quel terreno che resta agricolo, della revisione delle norme tecniche del Parco Valle Lambro affidata al professor Pierluigi Paolillo del Politecnico di Milano, della pratica che giace fino al 2010 quando la Regione Lombardia pubblica sul suo bollettino che su quell'area “non sono ammesse edificazioni salvo quelle ospedaliere”.

Si approfondisce la questione del terreno agricolo di via Padova che una tangente di 30mila euro ha trasformato in edificabile. E qui il giallo. Il 5 marzo 2012 la Gdf accede alla banca dati e scopre che l'area di via Padova è “terreno seminativo”. Però quando i militari arrivano sul posto trovano che c'è in costruzione una palazzina con appartamenti di lusso già quasi finita.

L'udienza si chiude con la deposizione spontanea di Antonino Brambilla che si difende dalle accuse dicendo che “per aver fatto richieste in qualità di capogruppo ero il più malvisto da An e Lega perchè nel 2004 avevo fatto cadere la Giunta... Nella redazione sulla convenzione attuativa del piano ero consulente, la responsabile era Emma Boldrin. Ho redatto il testo sulle base fornitami dall'Amministrazione Comunale. E il mio testo era di puro accertamento e non decisionale”.

Aggiunge: “Una commissione aveva deciso l'edificabilità di via Tagliamento – confina con l'ospedale di Carate - per la realizzazione di un pronto soccorso, laboratori e comunque per esigenza pubblica... Ho iniziato a redigere le norme per il Parco Valle Lambro che comprende 35 Comuni e per predisporre il piano ho impiegato 17 anni, dall'83 al 2000. Poi però, per la variante si sono rivolti al professor Paolillo. Io mandai solo una bozza col disciplinare. Il Parco decise poi di fare un bando e se ne appropriò”.

Si torna in aula tra una settimana. Sono stati convocati come testi Maurizio Altobelli, Giorgio Aldeghi, Massimo Pirovano, Felice Tagliabue e Calogero Licata Caruso, unico detenuto.

Nella foto il Sostituto Procuratore, la Dott.ssa Donata Costa
 

Carate Brianza - Tre aziende in guerra sul nuovo Pgt si aggiudicano il primo round al Tar

di Laura Ballabio da il Giorno del 26/09

UNO a zero per le ricorrenti, ma la diatriba legale è appena iniziata e bisognerà aspettare il 9 aprile 2015, quando il Tar si pronuncerà sui tre ricorsi presentati sul Pgt. I giudici hanno accolto la prima istanza del ricorso di un terreno di via Della Valle che si affaccia sulla Valassina. I proprietari dell’appezzamento sono la Canali di Sovico e altre due aziende (Edilpalosco e Mla selectionche) che ritengono di essere state danneggiate - per nove milioni di euro - dalla mancata proroga del Documento di piano del Pgt da parte dell’Amministrazione comunale. A far ricorrere al Tar i tre proprietari brianzoli la decisione dell’esecutivo di centrosinistra di cambiare il Piano di governo del territorio varato nel 2009 dall’Amministrazione di centrodestra: una decisione che ha mandato in frantumi il progetto dalle società Canali, Edilpalosco e Mla selection. In buona sostanza, il Comune ha comunicato alle tre che, essendo decaduto il 20 maggio il Documento di piano (il cuore di ogni Pgt), gli ambiti di trasformazione in essi contenuti non sono più approvabili. L’area al centro della contesa è un campo, edificabile, che si affaccia sulla Valassina. La Canali di Sovico, rinomata azienda di abiti sartoriali da uomo, la Edilpalosco di Bergamo e la Mla Selection di Carate Brianza si sono rivolte all’avvocato Jacopo Recla, che a Milano divide lo studio legale con l’avvocato Paolo Bertacco, assessore nella Giunta guidata da Marco Pipino che aveva licenziato il documento urbanistico del Pgt. La presentazione del ricorso non ha trovato impreparati Giunta e funzionari, che hanno predisposto le carte per la controffensiva, difesi dall’avvocato Maurizio Boifava di Monza.
«SE DOVEVA essere la Giunta – ha spiegato l’assessore Marino Valtorta – e non il funzionario responsabile di settore a comunicare ai lottizzanti che il piano non era stato approvato, ora lo abbiamo fatto. Prendiamo atto dell’ordinanza del Tar e andiamo avanti con serenità sulla nostra strada, convinti che se avessimo prorogato il Documento di piano saremmo stati incoerenti».  

Stop cemento, recuperi e sottopasso. Varedo studia la Variante al Pgt

di Veronica Todaro da il Giorno del 17/07

L’IDEA DI BASE è quella di limitare il consumo del territorio, anche perché Varedo, secondo una recente indagine commissionata da Ersaf, l’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, è risultato uno dei Comuni più urbanizzati della provincia di Monza e Brianza. È partendo da questa premessa che l’Amministrazione comunale ha delineato le linee di indirizzo e gli obiettivi della variante generale del Piano di governo del territorio, con l’approvazione unanime del Consiglio comunale. Tre i punti principali della variante, illustrati dall’assessore alla Pianificazione territoriale Fabrizio Figini: «Non costruiamo ma riconvertiamo le aree degradate, facciamo rivivere il nucleo storico e diamo nuovo slancio alla viabilità con la sfida del sottopasso».
Secondo Figini, negli anni passati gli interventi sul territorio sarebbero stati fatti «fuori linea». «Intendo dire – sottolinea l’assessore – che ci sono state edificazioni esagerate, basta guardare per le vie di Varedo, tante costruzioni e pochi parcheggi. Oggi dobbiamo far progredire il paese senza intaccare il verde e far rivivere le attività, come le imprese artigianali non più operanti o gli spazi espositivi chiusi, recuperandoli e riconvertendoli perché diventino nuovamente parte del tessuto urbano consolidato, trasformandoli da edifici magari degradati a spazi per attrezzature pubbliche». Basta poi a insediamenti di grandi dimensioni a favore di esercizi di vicinato. Il grosso punto di domanda del Pgt resta l’area dell’ex Snia Viscosa, che da sola occupa il 10 per cento del territorio cittadino. «È già stato redatto da Ferrovie Nord un progetto – conferma Figini - che prevede il sottopasso veicolare all’interno del comparto Snia. Ma finora i proprietari non hanno le disponibilità per far decollare l’area. Il Pgt precedente è stato un fallimento e la situazione economica contingente ha fatto il resto. Noi vogliamo pensare in grande, con grandi idee. Questo non vuol dire redigere un Pgt dei sogni, ma un Piano realizzabile, funzionale e di ampio respiro, altrimenti non servirebbe a nessuno».

PER QUESTO MOTIVO l’Amministrazione comunale ha scelto di coinvolgere i cittadini: «Fino al 30 settembre – conclude Figini – tutti possono presentare le proprie idee per contribuire alla redazione della variante, sia per la trasformazione di residenze private sia per consigliare sull’utilizzo più generale di siti pubblici». Intanto Figini ha dato la propria disponibilità per la creazione di cinque Tavoli di lavoro con la partecipazione dei consiglieri comunali per discutere di mobilità, ambiente, insediamenti produttivi, servizi pubblici e sviluppo della attività commerciali e terziarie.

Desio - Giù le palazzine dei Moscato. Sottotetti abusivi «insanabili»

di Stefania Totaro da il Giorno del 12/07

POTREBBERO essere abbattute le palazzine con i sottotetti abusivi dei Moscato in via Pallavicini abitate da 46 famiglie.
La notizia choc è emersa ieri alla ripresa del processo al Tribunale di Monza che vede Rosario Perri imputato per abuso in atti d’ufficio e omessa denuncia da parte di pubblico ufficiale.

L’EX CAPO dell’ufficio edilizia privata e urbanistica del Comune di Desio ed ex assessore provinciale monzese (condannato a 5 anni e mezzo di reclusione nel processo al Tribunale di Monza per corruzione per le modifiche sospette al Pgt di Desio insieme all’ex assessore regionale Massimo Ponzoni e a 1 anno di reclusione per abuso in atti d’ufficio per la convenzione siglata con il gruppo Addamiano nel 2007 per la torre incompiuta da 22 piani) è accusato a vario titolo insieme al funzionario responsabile dell’ufficio edilizia privata e urbanistica Marino Arienti e al comandante della polizia locale di Desio Giuseppe Zuccalà. Al processo si è costituito parte civile il Comune di Desio. Sotto accusa gli interventi edilizi ritenuti abusivi relativi al 2007 (per cui i relativi reati di abuso edilizio e di falso sono già prescritti) come quelli in via Pallavicini a Desio di proprietà della società «La Capriola srl», i cui soci erano all’epoca i fratelli Natale, Annunziato e Giovanni Moscato, nipoti di Natale Iamonte dell’omonimo clan calabrese. Natale è stato per quasi vent’anni consigliere comunale Psi a Desio, ricoprendo anche l’incarico di assessore all’Urbanistica, invece Annunziato è stato arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Infinito sulla ’ndrangheta in Brianza ed è stato condannato in primo e secondo grado per associazione di stampo mafioso.
Secondo l’accusa, rappresentata dai pm Salvatore Bellomo e Donata Costa, gli imputati, pur sapendo delle false dichiarazioni contenute nelle domande di condono edilizio presentate dagli imprenditori e a seguito dei provvedimenti di diniego del permesso di costruire, omettevano ognuno per quanto di sua competenza di effettuare gli opportuni accertamenti tecnici e di denunciare i reati di abuso edilizio all’autorità giudiziaria. Accuse contestate da tutti gli imputati.

DAL CANTO suo Rosario Perri si difende sostenendo che nel 2007 al Comune di Desio c’era il commissario prefettizio, che aveva dato alla polizia locale il compito di procedere. Ieri dai funzionari successori di Perri, sentiti come testimoni al processo, la notizia che sarebbe in corso con la Prefettura il progetto di demolizione delle palazzine perché gli abusi risulterebbero insanabili. Il processo riprende il 18 luglio con le ultime testimonianze, poi il 2 ottobre la discussione.

Lentate sul Seveso - Area Schiatti, l’inchiesta fa slittare il nuovo Pgt

di Sonia Ronconi da il Giorno del 05/07

IL NUOVO Pgt slitterà a novembre in attesa della decisione sul rinvio a giudizio per tentata concussione sull’area Schiatti. Nell’inchiesta risultano coinvolti Paolo Favole * (vedi sotto comunicato stampa), l’architetto di Milano che ha redatto il Pgt, e il suo presunto intermediario, l’ingegner Giuseppe Farina, residente a Lentate, ma proprietario di un’impresa edile a Desio.Nei giorni scorsi era attesa l’udienza preliminare sulla vicenda che aveva portato l’ex sindaco Sasso a presentare un esposto in Procura su presunte pressioni dell’architetto tramite il suo intermediario all’imprenditore titolare dell’area per un aumento di volumetria. L’udienza è però slittata al 5 novembre solo per Favole. Mentre per Farina, il gip Giovanni Gerosa ha accolto l’eccezione di nullità della richiesta di rinvio in giudizio della Procura. Eccezione presentata dai suoi legali sostenendo che il loro assistito non è mai stato interrogato dal pm come era stato richiesto dopo le indagini. Così la posizione di Farina è stata al momento stralciata.

LA VICENDA dell’ex area Schiatti era caduta come una bomba sulla giunta Sasso nel novembre del 2011 con l’inchiesta del pubblico ministero Salvatore Bellomo. Il magistrato nel febbraio di quest’anno aveva chiesto il rinvio a giudizio.

Comunicato stampa
*L’ARCH. FAVOLE ASSOLTO
04/06/2015

Ieri all’udienza con rito abbreviato avanti il GUP di Monza, l’Arch. Paolo Favole è stato assolto perché “il fatto non sussiste” dall’accusa di tentata concussione a suo tempo ipotizzata con riferimento ad un colloquio tra Giuseppe Farina e un imprenditore circa il piano di governo del territorio di Lentate sul Seveso.
Attese le prove e la documentazione di cui all’ampio fascicolo, è emerso che, rispetto all’iniziativa del Farina, il Favole era del tutto estraneo come è emerso, tra l’altro, dall’assenza di riscontri nelle intercettazioni telefoniche disposte a suo tempo e dalla intera documentazione amministrativa.
La volumetria dell’area Schiatti, al centro del processo, è risultata una scelta dell’Amministrazione assunta con precise delibere che il redattore del PGT aveva eseguito.  “Tale scelta, del resto – hanno osservato i suoi difensori Giammarco Brenelli e Federico Riboldi del foro di Milano – era già definitiva ed il PGT era stato già reso pubblico al tempo dell’improvvida iniziativa del Farina, il quale, per parte sua, che aveva già patteggiato la pena in altra udienza.
Così, dopo quattro anni di esposizione mediatica per un fatto altrui – hanno osservato gli Avvocati Giammarco Brenelli e Federico Riboldi – l’Arch. Favole (che ha voluto definire la propria posizione con rito abbreviato facendosi così giudicare sulla base delle prove acquisite dalla Procura) viene riconosciuto totalmente innocente, rispetto alla redazione di un PGT cui la stessa consulenza tecnica del Pubblico Ministero non aveva mosso critiche”.

Seregno - Al traguardo tra le polemiche la maratona sul Piano del territorio

di Laura Ballabio da il Giorno

CONCLUSA la maratona di quattro sedute in cinque giorni, con la discussione di 413 osservazioni, il Piano del governo del territorio di Seregno è stato approvato.

L’APPROVAZIONE dell’atto urbanistico arriva a nove anni dall’avvio del procedimento e nelle ultime settimane ha preso un’improvvisa accelerazione: una vera e propria lotta contro il tempo perché sulla testa del Consiglio comunale pendeva la scadenza del 30 giugno, per evitare il blocco delle attività edilizie. È stato approvato con 10 voti della maggioranza di Giacinto Mariani e 2 contrari (Fds e Idv), non presenti invece i consiglieri di Scelta Civica, Amare Seregno e del Pd, che hanno abbandonato l’aula consiliare prima del termine. Anche l’ultima sessione di consiglio prima dell’approvazione non è stata indolore. Dopo la discussione delle oltre 400 osservazioni pervenute da privati, enti e aziende, è servita un’ora di stop per alcuni emendamenti e questioni tecniche risolte all’ultimo minuto. Una settimana storica per il Comune, che vede maggioranza e opposizione schierate su posizioni diametralmente opposte, con la conclusione dell’iter del documento che tirerà le fila per i prossimi anni, del territorio seregnese. La maggioranza con Lega e Forza Italia plaude alla conclusione del lungo cammino fatto. «Siamo arrivati alla meta rispettando le linee guida nell’interesse di tutti i seregnesi - ha sintetizzato Leo Servidio (Fi) -. L’approvazione del Pgt è sicuramente il più bel regalo che l’Amministrazione comunale potesse fare alla città». «Si tratta di un piano che riduce l’edificabilità e tutela la vocazione al commercio e alle attività del centro storico cittadino - ha sottolineato l’esponente del Carroccio Stefano Casiraghi -. La decisione di mantenere il Plis è sicuramente un importante risultato».
Contro il nuovo Pgt Giusi Minotti (Fds) e Mauro Ballabio (Pd). «Il Pgt è un fallimento per la città. Manca un progetto più collettivo che dia modo di superare le difficoltà - ha tuonato Ballabio -. Avete scelto di aggravare lo stato di entropia e disordine e quindi avete messo in crisi il sistema». Non le ha mandate a dire nemmeno la consigliera della Federazione della Sinistra. «Si doveva partire dai quartieri e dalle persone bisognose - è stato il commento della Minotti –. Le osservazioni respinte sono dettate da imposizioni normative. Un piano edilizio che non aiuta a migliorare la vivibilità della città». 

Seregno - Pgt nella mani di una maggioranza sfilacciata

di Gigi Baj da il Giorno del 28/06

UN PGT che non ha trovato quel consenso unanime che le forze di maggioranza avrebbero voluto. Pesante infatti le critiche espresse dai partiti che siedono sui banchi delle minoranze e in modo particolare dal Partito Democratico che durante la maratona consigliare di questi giorni ha più volte stigmatizzato i contenuti del documento. Difficilmente il Pgt troverà appoggi al di fuori delle sfliacciate forze politiche del centrodestra. Molto ironica anche la posizione espressa dall’architetto Franco Galavotti che ha fatto parte del Tavolo del Territorio del Pd: «Una volta approvato - ha affermato il professionista - ci penserà il Pgt a “cavarci le castagne dal fuoco”, rimediando agli scempi perpetrati sul territorio dagli uomini “cattivi” delle generazioni passate. Finalmente metteremo ordine alle aree ed immobili dismessi da anni, creeremo molto più verde, rinnovando l’ambiente e i nostri figli potranno crescere in un ambiente più sano; i servizi previsti da questo strumento alla comunità ci sono garantiti a oltranza da progetti e sicuri reperimenti finanziari; si garantisce con tutto questo una ambita crescita culturale».

UN PGT bocciato su tutta la linea: «Quale miglior regalo - ha aggiunto Galavotti - potevamo ricevere prima di andare in ferie da questa amministrazione che sta per completare il proprio mandato. Poco conta se ci è negata l’espansione edificatoria, pensiamo invece che finalmente si è reso attuabile la riconversione di palazzi disabitati, fabbriche abbandonate, con una assicurata e prossima richiesta di addetti nel settore manifatturiero. Ci sono garantiti collegamenti con le zone sino ad oggi emarginate della città, adeguamento di trasporti. Tutto questo credetemi è felicità. Piazza “Decadimento” (una volta Risorgimento) è un errore di percorso che può starci dopo tutti i risparmi dei mancati investimenti previsti nel bilancio». Approvato nel dicembre 2013 con i soli voti della maggioranza di centrodestra, il documento è stato ufficialmente depositato nel gennaio scorso. Ben 430 le osservazioni, ora in discussione, presentate con oltre 1800 quesiti sollevati da associazioni, enti e cittadini.

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